TELESCOPE – racconti da lontano: l’edizione 69 parla di Afghanistan

Il 15 marzo 2020, nel pieno della prima fase della pandemia, ricevetti una newsletter capace di catturare tutto il mio entusiasmo e tutto il mio interesse nel giro di pochi istanti: si trattava dell’annuncio di TELESCOPE – racconti da lontano, un progetto voluto dal team di Lara Facco Press&Communication, importante ufficio stampa, comunicazione e pubbliche relazioni in ambito arte.

TELESCOPE veniva presentato come un appuntamento settimanale pensato per parlare di progetti culturali, «mostre, collezioni, singole opere protagoniste di un racconto a più voci, per non fermare la cultura, alimentare il confronto culturale, esplorare nuovi modi di comunicare».

Così come il telescopio è lo strumento che consente la visione di oggetti distanti, allo stesso modo TELESCOPE si proponeva dunque come un insieme di «parole di giornalisti, curatori, direttori, artisti e critici per raccontare quello che per un po’ non potremo vedere di persona, tante voci per comporre un mosaico complesso che, senza la presunzione di sostituirsi a una visita dal vivo, restituisca “da lontano”, almeno in parte, l’emozione della fruizione culturale».

La promessa è stata mantenuta e la newsletter TELESCOPE è arrivata all’edizione numero 70: da assetata di cultura, arte e conoscenza quale sono, non ne ho persa nemmeno una.

Ma ciò che desidero sottoporre ora alla vostra attenzione è l’edizione numero 69 di TELESCOPE interamente dedicata all’Afghanistan, un’uscita speciale per il Paese oggi tristemente al centro dell’attenzione mondiale.

Quanto sta accadendo in Afghanistan mi tiene in ansia costante e mi toglie il fiato quando penso ai civili e in particolare alle donne e ai bambini; mi costringe a cercare nella mia libreria i libri di Khlaed Hosseini che lessi più di dieci anni fa, libri che mi aiutano a mettere a fuoco pensieri dei quali parleremo in un’altra occasione.

Accogliendo l’invito di Lara Facco e del suo team, non posso e non voglio restare indifferente e pertanto ricevo e volentieri condivido questo numero speciale di TELESCOPE, numero i cui contenuti sono anticipati qui sotto.

Credo fortemente che l’indifferenza sia uno dei peccati più gravi di cui ci possiamo macchiare: girare la testa dall’altra parte, infilare la testa sotto la sabbia, provare e ostentare disinteresse sono atteggiamenti che mi danno la nausea. Esiste un solo mondo nel quale viviamo tutti insieme e nulla è sufficientemente lontano o estraneo da meritare indifferenza e disinteresse, soprattutto se si tratta di vite e di diritti che dovrebbero essere fondamentali e inalienabili.

Purtroppo, al momento, (a parte donare e anche di questo si parla nella newsletter) non possiamo che osservare l’Afghanistan da lontano con i nostri telescopi e questi telescopi sono giornali, libri, web & social, radio e televisione: è fondamentale non spegnere l’attenzione. Oggi e in futuro.

Buona lettura, allora.

Manu

 

Questa sessantanovesima edizione di TELESCOPE è un’uscita speciale, un piccolo gesto dedicato all’Afghanistan visto da lontano.
Non ci troverete mostre e progetti culturali di cui siamo portavoce, ma racconti e testimonianze che con l’arte e la cultura hanno a che fare: Manuela Gandini, curatrice e critica d’arte, collaboratrice della Stampa, ci parla dell’Afghanistan di Alighiero Boetti; Alba Solaro, giornalista freelance firma del Venerdì di Repubblica, ripercorre il suo viaggio a Kabul con Pangea; Antonio Mancinelli, giornalista di moda già caporedattore di Marie Claire, ci parla del valore della cultura e dell’istruzione per coltivare libertà e indipendenza.
Le immagini sono quasi tutte tratte dalla mostra La Terra Inquieta, a cura di Massimiliano Gioni, organizzata nel 2017 dalla Fondazione Nicola Trussardi con La Triennale di Milano.

Nella sezione EXTRA, riportiamo i link per donare a due organizzazioni che hanno a cuore l’Afghanistan e che da anni lavorano in quel territorio per migliorare la vita dei suoi abitanti: Pangea, attiva con progetti di microcredito e autonomia femminile, ed Emergency, anche per ricordare il suo fondatore Gino Strada che ci ha lasciati lo scorso 13 agosto e che proprio in Afghanistan ha trascorso i primi lunghi anni del suo impegno umanitario.

Non restiamo indifferenti.

Buona lettura,

Lara Facco

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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