Gentile Catone SS 2022, il floreale in chiave decisamente contemporanea
È da poco terminata una nuova Milano Fashion Week, un’edizione che, si dice, ha riportato il settore moda a una certa normalità rispetto all’inizio della pandemia, anche se ormai questa parola, normalità, è sempre più priva di una definizione universalmente valida.
In passato ho spesso scritto post scomodi a mo’ di sunto di tante cattive abitudini e di tanti pessimi comportamenti che riscontravo (e riscontro) durante le settimane della moda (l’ultima volta lo feci un anno e mezzo fa, marzo 2020, a proposito di Philipp Plein e del suo discutibile omaggio a Kobe Bryant); ho poi smesso di farlo, per diversi motivi.
Questa volta, però, torno ad andare controvento nel momento di questo cosiddetto ritorno alla normalità perché ho da dire una cosetta o due nonostante il mio spirito ribelle e controcorrente sia stato ultimamente un po’ domato dagli eventi e sfiancato da un sistema decisamente più grande di me.
E per dire tali cose userò la collezione del brand Gentile Catone come esempio virtuoso nella piccola polemica che innesco.
«Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.»
Ricordo a memoria l’incipit del sonetto di Dante Alighieri dai tempi delle scuole, non l’ho mai dimenticato, e sono le parole che mi sono tornate in mente spontaneamente giovedì 23 settembre mentre giravo tra i manichini che indossavano gli abiti Gentile Catone nella suggestiva corte interna del Senato Hotel a Milano.
Certo, Gentile Catone narra una versione assolutamente moderna della donna ammirata e narrata da Dante; eppure quella gentilezza (sinonimo in Dante di nobiltà d’animo) io l’ho ritrovata tutta proprio nei loro capi, forse trasmessa per osmosi direttamente dal nome che il brand porta.
Gentile Catone è un marchio creato da Francesco Gentile e Chiara Catone (nel ritratto qui sotto), due designer che sono anche una coppia nella vita reale nonché reciproca fonte di motivazione e reciproco innesco di idee l’uno per l’altro: hanno lanciato la loro linea nel settembre 2017 in un affascinante connubio tra intuizioni personali e tradizione Made in Italy.
Dimostrazione del fascino e dell’interesse che i due riescono a sollecitare è anche il fatto che, proprio quest’anno, siano stati finalisti a Who is on Next?, il prestigioso concorso di scouting di Altaroma e Vogue Italia.

Gentilezza e grinta in chiave 4.0: così mi è apparsa la collezione Gentile Catone primavera / estate 2022 intitolata A butterfly utopia.
A raccontare come la fonte di ispirazione della collezione sia la poetessa statunitense Emily Dickinson (1830 – 1886) sono gli stessi designer.
«A un’umanità che esce prostrata da mesi di segregazione forzata, la collezione è un messaggio di speranza, ispirata alla figura delicata ma volitiva di Emily Dickinson, la poetessa che scelse volontariamente di vivere la sua esistenza quasi esclusivamente nel perimetro ristretto della casa e del giardino, ma che fu capace di abbracciare l’intero universo con il potere visionario della sua immaginazione.
Come la poetessa, catalogando con minuzia i fiori che coltivava nella sua serra, riusciva ad attraversare il mondo, a intessere relazioni, a oltrepassare il limite di uno spazio angusto scoperchiando davanti ai suoi occhi l’infinito, così la collezione invita, in questo conflitto odierno tra prigionia e aspirazione alle illimitate possibilità che la vita offre, a godere del conforto che l’arte, col suo slancio creativo e immaginifico, è in grado di suscitare. Nel microcosmo si nascondono i segni del macrocosmo, nell’io interiore si aprono le strade per giungere al tutto.
Il lascito della Dickinson è appunto il superamento delle barriere, che siano le mura di casa che non permettono di vedere l’orizzonte o gli stereotipi e le convenzioni ai quali la società continua a conformarsi, per assegnare un ruolo o formulare un’opinione. Il riscatto nasce dalla capacità acuta di vedere la realtà senza i veli del pregiudizio, nella sua nudità essenziale, di scarnificarla, per affermare sé stessi. La donna cui la collezione è dedicata è proprio colei che, pur essendo “una goccia che combatte l’oceano”, secondo la Dickinson, pur avendo la fragilità e la leggerezza delle ali di una farfalla, è impegnata nello sforzo titanico di superare i limiti, di realizzare i propri obiettivi e combattere per l’affermazione delle sue idee.»
(Microscopico inciso… e poi qualcuno ancora sostiene che la moda sia cosa superficiale… chapeau a Francesco e Chiara per il loro concept!)
Il titolo scelto, A butterfly utopia, esprime la strenue resilienza dell’insetto contro un destino già segnato, nella speranza che un giorno possa smettere di lottare per conquistare i propri diritti.

Un bouquet rigoglioso e vivido di fiori in un’opulenza di forme e colori, freschi e pastello, accesi e caldi, si trasla su tessuto nelle stampe SS 2022 di Gentile Catone: l’ispirazione proviene dunque dall’erbario accurato e minuzioso di Emily Dickinson che raccolse, classificò ed etichettò ben 424 varietà di fiori.
La scelta dei tessuti risponde all’immaginario bucolico e sognante della collezione: popeline e popeline elasticizzato sono i prescelti per abiti, camicie e gonne, mentre piquet e gabardina di cotone vengono utilizzati per pantaloni dal taglio culotte e palazzo.
Il twill di seta dà un tocco frusciante alle stampe floreali nei completi pigiama, camicia e pantalone, o nell’abbinamento camicia e gonna a pieghe, modellistica caratteristica del marchio. Il crêpe marocaine in viscosa, invece, è il tessuto selezionato per abiti fluidi, a vestaglia o dal taglio arricciato sotto il seno.
L’ariosità caratterizza le silhouette, per esempio in abiti ampi a balze dall’arricciatura sontuosa alle maniche e sul davanti, bilanciati armoniosamente dall’asciuttezza fluida dei vestiti in viscosa e dalle gonne a matita.


Ma arriviamo alla mia polemica che sarà piccola e breve – lo prometto.
«Floreale? Per la primavera? Avanguardia pura.»
Così diceva una durissima Miranda Priestly in una celebre scena de Il diavolo veste Prada e io che detesto cordialmente gli stereotipi, nella moda come in qualsiasi altro campo, non posso certo darle torto.
Eppure… posso dire una cosa?
Preferisco un floreale (peraltro nient’affatto banale né scontato, come ho raccontato) a certi incomprensibili orrori spacciati per modernità visti in altre collezioni.
Orrori che – a mio avviso – hanno due possibili spiegazioni: si ha poco da dire oppure non si ha la benché minima percezione della realtà, perché parlare a una piccolissima porzione di (possibile) pubblico non è certo avere percezione della realtà.
È vero, la moda è sempre stata generatrice di cambiamenti (come ben ricorda Simone Marchetti, direttore di Vanity Fair, in un suo articolo sulla ipocrisia della moda rispetto all’inclusività) ma per l’appunto non sono per niente sicura che il cambiamento di cui abbiamo bisogno sia quello proposto da certe passerelle e certe performance.
A cosa mi riferisco e con chi o con che cosa ce l’ho?
Diciamo con cosa ce l’ho: con la nudità esasperata e da chiunque venga proposta – e non mi riferisco certo a qualche minigonna.
E questo non perché sia scandalizzata dalla nudità, figuriamoci; al contrario, la trovo noiosa, riduttiva, ben poco nuova e innovativa né all’avanguardia, la trovo un déjà-vu trito e ritrito, visto che il nudo ha caratterizzato noi esseri umani fin dalla nostra apparizione sulla Terra e poi in varie fasi alterne della nostra storia.
E proprio per questo motivo, per quanto appunto considero la nudità poco innovativa, cambierei la freddura della Priestly in «Nudità? Oggi? Avanguardia pura».
Chi vuole la scelga pure, ci mancherebbe, ma vi prego, non fatelo perché proposta / imposta da stilisti e stiliste, ma se davvero vi ci sentite a vostro agio.
Quanto a me… io la vedo come Antonio Mancinelli che ha scritto «forse mi troverei più a mio agio in un abito che mostri la mia voglia di vivere più che il mio ombelico. O no?».
Inutile dire che la mia risposta è sì, mi sento più a mio agio in un abito che racconta la mia voglia di vivere, semplicemente perché lo trovo più interessante.
Dunque… Gentile Catone per sempre.
A patto che voi, carissimi Francesco e Chiara, mi promettiate che tra qualche stagione non mi farete strabuzzare gli occhi con qualche striscetta di stoffa spacciata per abito contemporaneo (si fa per sdrammatizzare un po’, concedetemi lo scherzo, voi e i gentili lettori).
Manu
Se volete seguire il brand Gentile Catone qui trovate l’account Instagram, qui la pagina Facebook e qui il sito.
Se volete leggere l’articolo di Cristiana Schieppati a proposito della (mancata) normalità di questa Fashion Week lo trovate qui.
Se volete leggere l’articolo di Simone Marchetti a proposito dell’ipocrisia della moda quanto a inclusività lo trovate qui.
Se volete leggere il post di Antonio Mancinelli circa abiti e nudità, lo trovate qui.
Se volete leggere il mio pezzo di marzo 2020 a proposito di Philipp Plein e del suo discutibile omaggio a Kobe Bryant lo trovate qui.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.