A Torino c’è una mostra per interrogarsi circa la Prima Monna Lisa

I trend non esistono solo nell’abbigliamento. Ci sono le tendenze anche nel linguaggio, per esempio, e ci sono momenti in cui vanno più o meno di moda determinate parole, esattamente come accade a un certo capo o a un certo accessorio.

Ricordate, per esempio, il momento di petaloso, neologismo che nel 2016 è stato accettato perfino dalla prestigiosa Accademia della Crusca, sebbene con lo sdegno di tanti? Ecco, oggi si direbbe che petaloso è un aggettivo divisivo, giusto per usare un altro termine che è molto in voga in questo momento. E molte cose, oggigiorno, risultano essere divisive.

È decisamente divisiva anche la mostra che vi presento oggi. A cosa mi riferisco?

Da oggi, 24 novembre 2023, e fino al 26 maggio 2024, la Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, situata all’interno del parco del Valentino, ospita la Prima Monna Lisa, dipinto che ritrae Lisa Gherardini, sposa del ricco mercante fiorentino Francesco del Giocondo. L’opera – come tutti ben sanno – è al Louvre di Parigi: quello ora in mostra a Torino è il ritratto che si reputa sia stato realizzato circa dieci anni prima.

Siete confusi? Avete ragione. Permettetemi allora di spiegare meglio e di spiegare perché dico che questa è una mostra divisiva.

Parto dicendo che La Gioconda è l’unico ritratto di Leonardo da Vinci di cui non sia stata messa in dubbio la paternità.

L’opera è comunemente conosciuta con due denominazioni: Monna Lisa (abbreviazione di madonna ovvero signora) e Gioconda. La prima risale a Giorgio Vasari (1511-1574), pittore, architetto e storico dell’arte italiano. La seconda denominazione risale invece a Cassiano dal Pozzo (1588-1657), intellettuale e collezionista d’arte.

La storia dell’arte ci dice che, nel 1503, Leonardo si trovava a Firenze e, stando al Vasari, iniziò a dipingere quest’opera. Sull’identità della donna ritratta sono state fatte molte ipotesi. All’inizio del Novecento, alcuni critici sostennero che la donna non fosse mai esistita o, addirittura, che il quadro fosse un ambiguo autoritratto di Leonardo stesso.

Oggi si è ritornati ad accogliere le indicazioni di Vasari che aveva identificato la donna ritratta in Lisa Gherardini, nata nel 1479 e sposa nel 1495 di Francesco del Giocondo, ricco mercante di seta fiorentino, fornitore dei Medici e cliente di Ser Piero, notaio nonché padre di Leonardo. Vasari scrive che l’artista continuò a lavorare al dipinto per ben quattro anni, lasciandolo incompiuto.

E pare che, nel 1507, Leonardo lo portò con sé a Milano. Il dipinto non venne mai consegnato ai due coniugi e seguì poi il suo autore in Francia. Leonardo lo portò infatti con sé quando accettò, nel 1517, l’ospitalità offertagli da Francesco I nel castello di Cloux presso Amboise. Lì morì il 2 maggio del 1519. Va sottolineato che Francesco I aveva acquistato, oltre a Sant’Anna e San Giovanni Battista, anche La Gioconda.

Vi ho detto che La Gioconda è l’unico ritratto di Leonardo da Vinci di cui non sia stata messa in dubbio la paternità. Esiste tuttavia una questione aperta: ci sarebbero due versioni del dipinto. E già nel lontano 1584, Giovanni Paolo Lomazzo (1538-1592), pittore e trattatista tra i più rispettati del suo tempo, aveva parlato dell’esistenza di due Monna Lisa.

Quali sono (o sarebbero) le due versioni di Monna Lisa?

Il primo ritratto (quello ora in mostra a Torino) raffigura una giovane Lisa poco più che ventenne: è (o sarebbe) quello commissionato dal marito nel 1503 e lasciato incompiuto. L’altro ritratto, un’opera completamente finita, sarebbe stato invece commissionato (sarebbe se si accetta la tesi delle due versioni) da Giuliano de’ Medici, fratello di papa Leone X. E sarebbe stato dipinto durante il periodo trascorso a Roma circa un decennio dopo. Ed è il quadro che si trova oggi al Louvre.

Questa teoria nasce da diversi fatti. In primis, la donna ritratta nel quadro al Louvre sembra abbastanza matura. Eppure, nel 1503, Lisa aveva solo 25 anni. E poi c’è il discorso della tecnica. Molti esperti affermano che la tecnica utilizzata per quel ritratto fu sviluppata da un Leonardo già maturo, sicuramente dopo il 1503. È da questi punti (ma non solo da questi) che trae forza la tesi che vuole l’esistenza di due dipinti originali fatti a dieci anni di distanza l’uno dall’altro.

A questo punto sorge però una domanda.

La storia dei passaggi di proprietà della Monna Lisa del Louvre è nota, dalla nazionalizzazione dei beni della monarchia, nel 1797, all’approdo al museo in cui ha un ruolo Napoleone Bonaparte.

Ma dov’è stata invece finora la cosiddetta Prima Monna Lisa?

Il quadro fu portato in Inghilterra nel 1773 e conservato in un maniero appartenente a un collezionista privato. Nel 1914 fu acquistato da Hugh Blaker, artista e mercante d’arte che viveva a Isleworth, cittadina a ovest di Londra. Da qui viene il nome con cui è anche conosciuto il dipinto, ovvero la Monna Lisa di Isleworth.

Il dipinto è poi diventato proprietà della Mona Lisa Foundation, una Fondazione senza scopo di lucro, con sede a Zurigo e disciplinata dalle leggi della Svizzera. La Fondazione si è posta l’obiettivo di indagare per dimostrare che Leonardo dipinse due versioni del ritratto della Gioconda. Per farlo, consulta e collabora con istituzioni museali, storici e studiosi dell’arte, esperti nei campi della ricerca scientifica.

La Prima Monna Lisa è diventata oggetto di attenzione a livello internazionale nel 2012, quando la Mona Lisa Foundation ha divulgato i risultati di oltre 35 anni di studi sul dipinto.

Attraverso la mostra di Torino, la Prima Monna Lisa viene presentata e raccontata in un percorso multimediale e interattivo che svela misteri e scoperte che circondano il dipinto. Filmati e ricostruzioni permettono di esaminare le prove scientifiche e storiche a supporto dell’attribuzione del dipinto a Leonardo da Vinci, immergendosi nel mondo del grande artista e del Rinascimento italiano.

Il percorso espositivo si snoda attraverso otto gallerie e culmina con la vista del dipinto, presentato in una stanza dedicata e custodito all’interno di una teca illuminata. A ciascun visitatore verrà dato un tablet contenente il tour audio-visivo e 30 brevi filmati che conducono attraverso le varie sezioni della mostra, indagando le evidenze storiche e gli esami scientifici, con interventi e interviste ai maggiori esperti internazionali studiosi di Leonardo.

La Facoltà di Architettura di Firenze, in collaborazione con la UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) Sezione di Firenze, ha inoltre realizzato per la mostra una doppia immagine in 3D che permette un accesso tattile al volto dei due dipinti.

Torniamo allora al discorso sulla definizione di mostra divisiva. Perché, quando sono arrivata a Torino per l’anteprima stampa, sapevo che qualcuno molto più autorevole di me aveva già praticamente demolito la mostra.

Mi riferisco al professor Vittorio Sgarbi, storico dell’arte e attuale Sottosegretario alla Cultura, e alla dichiarazione rilasciata ad Alessandro Martini e Maurizio Francesconi per il Corriere Torino.

«So tutto della cosiddetta Prima Monna Lisa che sarà esposta a Torino. È un’opera che, più che la prima, è la quinta, la sesta, l’ottava. Nel senso che non ha niente a che fare con Leonardo.»

Così ha dichiarato Sgarbi, aggiungendo «Leonardo ha già fatto fatica a realizzarne una, figuriamoci se ne faceva due».

Dico una cosa e la dico con tutto il rispetto che sta nelle parole che ho usato per definirlo – ovvero qualcuno molto più autorevole di me. Lo confermo, confermo che Sgarbi è uno storico dell’arte e io no, tuttavia dovete sapere che a me le posizioni estreme non piacciono, né in positivo né in negativo.

Difficilmente credo ciecamente a chi tesse lodi sperticate, esattamente come non credo a chi demolisce. Questo perché sono curiosa, infinitamente curiosa, quindi preferisco – se posso – sperimentare personalmente e farmi una mia personale opinione ascoltando le varie posizioni.

Userò lo stesso criterio nei vostri confronti e non vi dirò qual è la mia opinione sulla questione. Non è importante.

Mi limito a dirvi che questa è una storia interessante. Merita di essere conosciuta e approfondita proprio per farsi una propria opinione. Anche perché esistono studiosi che la pensano come Sgarbi e altri che la pensano diversamente.

La Prima Monna Lisa è davvero un’opera di Leonardo? È davvero la prima versione dell’opera esposta al Louvre? Cosa dimostrano esattamente gli studi? Danno certezze circa datazione e attribuzione? Come? Chi sono gli studiosi che sostengono la Prima Monna Lisa?

Sta a voi deciderlo. Quindi sì, se siete a Torino o se passate da Torino, la mostra vale una visita.

E questo è l’unico consiglio che vi do. Perché porsi domande e cercare risposte è una immensa possibilità.

Se vi servono informazioni pratiche per visitare lo mostra, le trovate qui nel sito dedicato.

Emanuela Pirré

 

 

 

 

 

A glittering woman è anche su Facebook | Twitter | Instagram

 

Sharing is caring: se vi va, qui sotto trovate alcuni pulsanti di condivisione

 

 

 

 

 

Spread the love

Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

Lascia un commento

Nome*

email* (not published)

website

error: Sii glittering... non copiare :-)