Buon compleanno Heidi! 50 anni della serie animata in mostra a Lugano

Cinquant’anni e non sentirli. Di chi parlo? Di Heidi!

Ebbene sì, la celeberrima serie animata è stata trasmessa per la prima volta in Giappone nel 1974 e quindi compie cinquant’anni.

E va detto: la bambina svizzera più conosciuta e più amata del mondo dell’animazione ha tenuto compagnia con le sue avventure a milioni di persone e a diverse generazioni. Heidi è dunque una piccola icona, possiamo affermarlo senza tema di smentita, e fa parte dei ricordi di infanzia di tante persone, sottoscritta inclusa.

Un’ulteriore prova? Perfino WindTre, noto gestore telefonico, ha scelto alcune immagini e la canzone del cartone animato per uno dei propri spot interpretato dal brand ambassador Rosario Fiorello.

Dal desiderio di celebrare un personaggio tanto amato e una ricorrenza così speciale nasce anche una mostra che si intitola Buon compleanno Heidi – 50 anni della serie animata.

E quale luogo migliore, per una celebrazione, della casa di Heidi? La mostra è ospitata in Svizzera a Lugano negli spazi della Sala San Rocco fino al 12 gennaio 2025.

Prima del cartone animato, però, Heidi nasce tra le pagine del romanzo per ragazzi che Johanna Spyri, autrice elvetica, pubblica nel 1880. Il suo successo è enorme e per questo viene tradotto in oltre 70 lingue, arrivando in Giappone nel 1920. È lì che, nel 1974, una squadra di creativi capitanata dal regista Isao Takahata decide di trarne una versione animata che entra nei cuori di tutti.

La serie è composta da 52 episodi usciti nell’arco di un anno. Un lavoro enorme visto che, per ciascun episodio, venivano realizzati dai 6000 agli 8000 disegni.

In Italia, uno dei Paesi dove ha avuto maggior successo, la serie venne trasmessa per la prima volta su Rai 1 nel 1978. Da allora, grazie al grande successo riscosso, è stato replicato frequentemente e fino all’inizio degli anni Duemila.

Nel 1978 uscì anche il 45 giri della sigla cantata da Elisabetta Viviani, con testo di Franco Migliacci su musica originale di Christian Bruhn. Registrò un record di vendite arrivando a superare il milione di copie e ottenendo ottime posizioni in classifica.

L’esposizione di Lugano contiene una vasta selezione di materiali originali: dagli schizzi preparatori agli sfondi dipinti a mano passando per i fogli di acetato di cellulosa con i personaggi della serie. Queste opere, di cui molte mai esposte finora, permettono di scoprire e riscoprire l’incantevole mondo di Heidi. Qui sotto vi do tutti i dettagli e le informazioni per visitare la mostra.

Ancora tanti auguri, cara Heidi! E mi raccomando, resta sempre «tenera, piccola, con un cuore così».

Emanuela Pirré

 

 

Buon compleanno Heidi! 50 anni della serie animata

In corso fino al 12 gennaio 2025
Luogo: Sala San Rocco, Piazza San Rocco 1, Quartiere Maghetti, Lugano, Svizzera
Orari: dalle 10 alle 18 con chiusura il martedì nel mese di novembre. In dicembre aperta tutti i giorni con chiusura solo 8, 25 e 31 dicembre

Direttrice: Cristina Rogna Massanero
Curatore e coordinatore progetto: Luigi Paolo Zeni
Co-curatore: Christian Esposito

Sopra: la locandina della mostra <em><strong>Buon compleanno Heidi! 50 anni della serie animata</strong></em> © Studio 100 International. Sotto: l’allestimento della mostra © Luigi Paolo Zeni.
Sopra: la locandina della mostra Buon compleanno Heidi! 50 anni della serie animata © Studio 100 International. Sotto: l’allestimento della mostra © Luigi Paolo Zeni.

Dalle origini…

Per dar vita alla serie animata ci sono volute approfondite ricerche sul campo da parte di Zuiyo Eizo, rinomato studio d’animazione giapponese che, nell’estate del 1973, ha inviato il suo team creativo dal Giappone fino in Svizzera.

Durante quell’estate, la squadra di artisti, capitanata dal regista Isao Takahata, si è lasciata ispirare dai maestosi paesaggi alpini della città di Maienfeld ed è entrata in contatto con le usanze dei contadini e degli allevatori locali. Tra i membri del team c’era Hayao Miyazaki, stimatissimo esponente dell’animazione giapponese che ha partecipato al progetto in qualità di scenografo e animatore.

È anche grazie a questo viaggio alla scoperta della natura svizzera e di alcune delle sue città – tra le tappe c’erano Zurigo e Francoforte – se a partire dall’anno seguente, quando la serie è arrivata in tv, Heidi ha avuto un successo immenso. Isao Takahata e il suo staff hanno saputo raccontare con la giusta sensibilità e profondità la storia della bambina svizzera e dei suoi cari, rendendo giustizia al romanzo originale scritto dall’elvetica Johanna Spyri nel 1880.

… alla mostra

L’esposizione di Lugano è promossa dall’Associazione Nona Arte e contiene una vasta selezione di materiali originali.

Sono esposte oltre 90 opere provenienti da collezioni private giapponesi e svizzere. Grazie a questi preziosi materiali è possibile esplorare l’universo di Heidi da un punto di vista del tutto nuovo. Dai disegni legati alla produzione degli episodi fino alle foto storiche del viaggio del team giapponese a Maienfeld nel 1973, la mostra riserva tante sorprese.

Ad accogliere i visitatori è un allestimento immersivo e nostalgico, principalmente realizzato con materiali naturali come legno e cartone. L’idea è di riportare il pubblico nelle atmosfere incantate della natura di Heidi con una struttura che richiama le maestose Alpi e il limpido cielo azzurro del cartone animato.

Il percorso espositivo

La mostra si struttura su tre temi che il visitatore potrà approfondire in autonomia, senza un percorso prestabilito.

Il primo tema riguarda la produzione della serie animata a partire dal viaggio dei creativi giapponesi in Svizzera del 1973 fino ad arrivare alla realizzazione degli episodi.

Il secondo tema è dedicato alle curiosità sul cartone animato, per esempio mettendo a confronto gli ambienti reali e quelli disegnati, le differenze con il romanzo di Johanna Spyri e scoperte sorprendenti come il fatto che Heidi, in origine, dovesse avere le treccine anziché la chioma selvaggia e arruffata che ben conosciamo.

Il terzo tema, infine, descrive i membri più importanti del team creativo dello studio Zuiyo Eizo e offre un focus sugli animali, elemento ricorrente nella serie.

Segnalo anche che, a corredo alla mostra, è stata allestita una casetta del tutto simile a quella del nonno di Heidi, adagiata su un prato che diventa luogo di gioco e di richiamo alla mostra stessa. L’ingresso alla casetta è gratuito.

 

Per maggiori informazioni e per i biglietti, trovate qui il sito dedicato.

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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