Superfails è la serie sui più grandi fallimenti del genere umano e si guarda su Arte.tv
In un recente articolo, ho fatto una riflessione su come giovani e giovanissimi di oggi sappiano ammettere le loro paure e il loro malessere. Un malessere che è alimentato da fattori come i social network, la precarietà lavorativa, la crisi ambientale. La vita quotidiana dei ragazzi è costellata di aspettative, confronti, ansie da prestazione: si deve eccellere in tutto e subito, nello studio, nelle relazioni, nella cura di sé.
Eppure, l’aumento dei casi di ansia e depressione non è soltanto un segnale negativo; racconta anche come la Gen Z abbia – appunto – il coraggio per dichiarare se e quando non si sente bene. Parlare di ansia, depressione, burnout non è più un tabù. Se siamo fragili – sembrano dirci i ragazzi – è perché viviamo in un mondo che richiede troppo e offre poco. Anche perché, diciamolo chiaro e forte, non sono solo i ragazzi, oggi, a nutrire ansia da prestazione e paura del fallimento.
Ne è prova anche il fatto che una piattaforma come Arte.tv, canale europeo gratuito di streaming dedicato alla cultura, abbia deciso di presentare SuperFails, la serie sui retroscena di alcuni dei più grandi fallimenti del genere umano tra scienza, cultura pop, politica, business e tecnologia.
Ci sono esperimenti e invenzioni che meritano un posto d’onore nei libri di storia. E poi ci sono successi “al contrario”: benvenuti nella Hall of Shame presentata da SuperFails. Dalla disputa tra Kanye West e Adidas, al metaverso di Zuckerberg, passando per il videogioco Cyberpunk 2077 e il mansplaining in formato prodotto: ecco a voi i racconti di nove insuccessi epici in puntate da cinque minuti l’una.
Parliamo, per esempio, del Metaverso, il mondo parallelo fatto di avatar e realtà virtuale. Infinite possibilità per gli utenti, innumerevoli dati per le aziende. Una classica situazione win-win, almeno questo è ciò che pensava il celeberrimo Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e non solo. Ma a distanza di un anno (!) dalla conversione (avvenuta nel 2021) della sua creatura in Meta, il progetto del mondo parallelo era già considerato un fallimento da molti osservatori.
E cosa dire di quando adidas ha avviato una collaborazione con Kanye West? Nel 2016, lo scopo principale era quello di scalfire finalmente il potere del super nemico Nike nel mercato delle sneaker. All’epoca, però, nessuno poteva immaginare che la partnership si sarebbe rivelata un disastro epico tra mille provocazioni (per usare un eufemismo) del celeberrimo rapper…
Uno degli episodi più emblematici è quello di Eugen e Andre, anno 2021.
Quando i due, durante il programma tedesco Die Höhle der Löwen, hanno presentato i loro Pinky Gloves, ovvero dei guanti rosa contro gli odori provocati dagli assorbenti femminili, alcuni investitori hanno creduto di vedere all’orizzonte milioni di incassi. Si è invece scatenata una delle più grande shitstorm nella storia della televisione – e non solo teutonica. Avete presente il mansplaining, ovvero quando un uomo spiega qualcosa a una donna in modo accondiscendente, paternalistico o presuntuoso, partendo dal presupposto che lei non sappia di cosa si tratti o non possa comprenderlo? Peccato che ad avere le mestruazioni affrontandone gioie e dolori… siano le donne.
Insomma, se ansia da prestazione e paura del fallimento sono il vostro pane quotidiano, provate a dare un occhio a questa serie. E vi passerà… almeno un po’.
Perché se Zuckerberg è serenamente sopravvissuto a un epic fail della portata del Metaverso, anzi, se è andato verso nuovi successi… beh, nel nostro piccolo possiamo farcela anche noi. Diciamolo pure, è ora di smontare quella certa narrazione quasi epica attorno al successo ed è ora di smettere di demonizzare l’insuccesso che è invece naturale. È naturale proprio perché siamo esseri umani, quindi imperfetti. Dobbiamo comprendere che è dagli insuccessi che, molto spesso, si impara. E si riparte.
La serie è disponibile fino all’11 gennaio 2026 tramite la piattaforma Arte.tv (qui).
Ricordo nuovamente che il canale è gratuito. E la durata di cinque minuti permette la fruizione di un contenuto breve ma di qualità – e la qualità è per me una caratteristica fondamentale.
Io vi regalo intanto già qui sotto l’episodio su adidas e Kanye West. Sorry, in realtà bisognerebbe scrivere Ye. Ecco, lo vedete, fallimenti ed errori sono sempre dietro l’angolo.
Emanuela Pirré
Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.