FUORIPISTA arte, sport e inverno a Bergamo, per andare oltre la retorica

Curiosità, entusiasmo, attesa: sono i sentimenti associabili ai XXV Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, l’evento che catalizzerà l’attenzione mondiale dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026. Ed è proprio vivendo tale attesa che il centro gres art 671 presenta una mostra dedicata agli sport invernali.

Nato a Bergamo nel 2023, gres art 671 (scritto proprio così, tutto minuscolo) si pone l’obiettivo di restituire alla cittadinanza una ex area industriale di oltre 3.000 mq, conservandone e trasmettendone la memoria e la storia. Il risultato è uno spazio di produzione culturale in cui si tengono mostre, incontri e attività che diventano occasioni per coniugare bellezza e impatto sociale.

È un luogo in cui andare, scoprire, sperimentare, stare. Risulta dunque molto coerente la scelta di ospitare un evento espositivo che possa dare evidenza ai Giochi Invernali non solo come momento sportivo, ma anche nelle mille implicazioni culturali, sociali e ambientali.

La mostra si intitola FUORIPISTA arte, sport e inverno ed è aperta fino all’8 febbraio 2026.

Il progetto è curato da 2050+ (studio milanese che sviluppa progetti di curatela, scenografia e architettura) con gres art 671 e celebra il legame tra arte e sport, a diverse altitudini e con diverse prospettive. Gli artisti raccontano vette, neve, perseveranza, fatica, vittorie, sconfitte, geografie e molto altro.

In esposizione ci sono opere contemporanee e lavori storici: dipinti, installazioni, fotografie, video, materiali d’archivio raccontano lo sguardo dell’arte sugli sport invernali e sul mondo della montagna come luogo di desiderio, esplorazione e scoperta. Ma anche come campo di indagine tecnologica, sociale e ambientale, raccontando la crisi climatica e l’adattamento.

<em><strong>FUORIPISTA arte, sport e inverno</strong></em> – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)
FUORIPISTA arte, sport e inverno – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)

LA MOSTRA IN DETTAGLIO

A Bergamo, a poca distanza dalle montagne dove il 2 febbraio 2026 passerà la torcia olimpica, FUORIPISTA riflette su come i paesaggi e i gesti dello sport invernale possano essere riletti attraverso una narrazione in movimento. Sci, hockey, pattinaggio sul ghiaccio, bob vengono presentati al di là della pura performance, come indicatori di valori sociali ed estetici e come forme di espressione artistica.

Attraverso una lente interdisciplinare, FUORIPISTA indaga l’inverno come un campo in trasformazione, sospeso tra l’ambizione sportiva, il turismo, le mutazioni climatiche e le percezioni culturali del paesaggio alpino. E analizza come neve, competizione e gesto sportivo siano stati costruiti, reinventati e oggi ridefiniti dalle innovazioni tecnologiche e dalle nuove modalità di partecipazione, sempre più ampie e trasversali.

Il percorso è organizzato in cinque capitoli: Olympics +, Sport Invernali, Micro-storie, Inverno Artificiale, Criosfera. Questo percorso intreccia opere contemporanee e alcune storiche che ampliano l’orizzonte culturale ed emotivo degli sport invernali. Dipinti, installazioni, lavori di ricerca, fotografie, sculture, immagini in movimento, videogiochi, materiali d’archivio e strumenti tecnologici provenienti da tempi e geografie differenti compongono un paesaggio in cui immaginazione e adattamento si intrecciano.

L’elenco degli artisti in mostra è molto ricco. Comprende Todd Antony, Ludwig Berger, Pieter Brueghel il Giovane, Ise Chonosuke, Giorgio De Marco, Eric Erbe & Victoria Weeks, The Invisible Mountain (Katharina Fleck & Giovanni Betti), Studio Folder, Vittore Grubicy De Dragon, Andreas Gursky, Barrie Jones, Randa Kherba (RKTIC), Armin Linke, Emilio Longoni, Marino Marini, MASBEDO, Kari Medig, Ondřej Mestek, Laura Millard, Carlo Mollino, James Niehues, Numechi.studio (Giulia Bertolazzi e Cosimo Maffione), Marc-Antoine K. Phaneuf, James Robertson, Fulvio Roiter, Françoise Sullivan, Paolo Troubetzkoy, Peter Waldner, Walter Niedermayr.

Importante sottolineare che, per la prima volta, gres art 671 ha commissionato un’opera inedita a MASBEDO, un lavoro a Numechi.Studio e un lavoro di ricerca a Studio Folder.

<em><strong>FUORIPISTA arte, sport e inverno</strong></em> – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)
FUORIPISTA arte, sport e inverno – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)

LE CINQUE SEZIONI DI FUORIPISTA

Olympics + apre il percorso indagando l’evoluzione dei Giochi Olimpici Invernali come specchio del proprio tempo. Dalle prime edizioni di Chamonix e Garmisch-Partenkirchen fino a Milano Cortina 2026, la sezione riflette su come il grande evento sportivo abbia trasformato i territori alpini in scenari mediatici, simbolici e geopolitici. Tra le opere, il nuovo progetto di Studio Folder che analizza l’impatto delle infrastrutture e delle narrazioni visive legate ai Giochi.

Sport Invernali esplora il parallelismo tra gesto atletico e gesto artistico. Le discipline – dal pattinaggio al bob, dal curling al salto con gli sci – diventano metafore di equilibrio, rischio e grazia. Le due opere commissionate a Numechi.studio si concentrano sull’IceLab di Bergamo (centro di eccellenza internazionale per il pattinaggio di figura e laboratorio sportivo innovativo), indagando le relazioni tra corpo, movimento e temperatura.

Micro-storie prosegue il viaggio attraverso geografie e narrazioni inaspettate in cui lo sport invernale diventa strumento di emancipazione. La sezione racconta, per esempio, il debutto della squadra giamaicana di bob alle Olimpiadi di Calgary del 1988, simbolo della sfida ai confini climatici e culturali, o la vicenda degli sciatori hazara dell’Afghanistan che trasformano la neve in terreno di libertà e resistenza. Queste storie tracciano un atlante alternativo dell’inverno. Le latitudini si mescolano e la neve diventa spazio di possibilità.

Nella sezione Inverno artificiale c’è la trasformazione del freddo in tecnologia. Dalle prime macchine per la neve artificiale alle infrastrutture per sci indoor costruite nel deserto, la sezione analizza come l’uomo abbia riprodotto e simulato l’esperienza della neve, fino alle sue versioni virtuali e digitali. Una storia di infrastrutture, energia e desiderio che svela l’altra faccia del paesaggio invernale contemporaneo. E che permette anche a chi non vive in luoghi con neve e ghiaccio di praticare gli sport invernali.

Criosfera è la conclusione del percorso in cui la neve e il ghiaccio diventano tracce di un mondo in trasformazione. Frammenti di ghiacciai, suoni glaciali e dipinti compongono un paesaggio sospeso tra presenza e scomparsa, un luogo di riflessione sull’impermanenza del freddo e sulla persistenza del suo immaginario.

<em><strong>FUORIPISTA arte, sport e inverno</strong></em> – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)
FUORIPISTA arte, sport e inverno – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)

FOCUS SU ALCUNE OPERE

Accanto ai lavori storici e alle narrazioni d’archivio, gres art 671 presenta tre nuove opere nate, per la prima volta, da tre committenze dirette. E questo amplia ulteriormente la prospettiva contemporanea della mostra.

Protagonisti di questo importante capitolo sono MASBEDO, Studio Folder e Numechi.studio.

MASBEDO presenta una video installazione intitolata The Wanderer [Il viandante] che racconta la figura di Andrea Lanfri, ex atleta paralimpico della nazionale italiana di atletica leggera, oggi avventuriero e alpinista, detentore del Guinness World Record per il miglio corso in quota più veloce e primo pluri-amputato al mondo a salire in autonomia su Everest. Il video affronta il tema dell’inclusione nello sport.

Studio Folder presenta un progetto di ricerca che reinterpreta e permette di visualizzare, attraverso una coreografia di pattinaggio di figura, dati spaziali, ambientali e statistici dei Giochi Olimpici Invernali.

Numechi.studio presenta due opere di Giulia Bertolazzi e Cosimo Maffione dedicate a IceLab Bergamo, centro di eccellenza internazionale per il pattinaggio di figura, situato proprio accanto allo spazio espositivo. Le opere trasformano il gesto atletico della campionessa Carolina Kostner (foto qui sopra) in un’esperienza immersiva tra lo spazio e il corpo.

Sono molto interessanti anche le Micro-storie che ampliano la geografia della neve.

Cito, per esempio, le esperienze delle Cholitas Escaladoras (fotografate da Todd Anthony nel 2019), gruppo di donne indigene Aymara che riscrive il significato dell’alpinismo sulle vette delle Ande boliviane. La testimonianza di Zahra Lari, prima pattinatrice artistica emiratina a gareggiare con l’hijab, divenuta simbolo di emancipazione per le atlete musulmane. Ci sono poi le fotografie (2007 – 2025) di Kari Medig, realizzate all’interno di una stazione sciistica, Afriski Mountain Resort, arroccata sui monti Maloti del Lesotho, che sovverte l’immaginario eurocentrico dello sci come pratica esclusivamente occidentale.

<em><strong>FUORIPISTA arte, sport e inverno</strong></em> – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)
FUORIPISTA arte, sport e inverno – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)

LE TEMATICHE AMBIENTALI E LA SCENOGRAFIA

Dal punto di vista delle tematiche ambientali e del racconto di crisi climatica e adattamento, sono rimasta particolarmente impressionata da due opere.

La prima è del duo The Invisible Mountain alias Katharina Fleck e Giovanni Betti. Si chiama Void ed è un telo in geotessile di grandi dimensioni, circa 15 x 5 x 3 metri.

Il geotessile è un materiale permeabile: dal 2008, grandi teli in geotessile a base di polipropilene vengono usati ogni estate per rallentare lo scioglimento del ghiacciaio Presena in Trentino-Alto Adige. Sospeso nello spazio espositivo, una parte di geotessile di recupero – un tempo parte dei 100.000 metri quadrati di teli protettivi di quel ghiacciaio – evoca la silhouette della montagna che un tempo copriva. Noi visitatori camminiamo dunque sotto. Polvere, pieghe e scoloriture rivelano il paradosso di una plastica usata per “salvare” il ghiaccio, mentre la montagna continua a essere sfruttata come meta turistica. Poetica e disorientante, l’opera del duo berlinese dimostra come i paesaggi nell’Antropocene siano sempre più progettati e mediati dalla tecnologia.

La seconda opera è di Ludwig Berger e Vadret da Morteratsch. Si chiama Crying Glacier ed è un’installazione sonora.

A partire da oltre un decennio di registrazioni sul ghiacciaio del Morteratsch, nelle Alpi svizzere, Crying Glacier [Il ghiacciaio che piange] cattura la lenta trasformazione del ghiaccio attraverso il suono. Utilizzando microfoni subacquei inseriti nelle fenditure colme d’acqua, l’artista e compositore Ludwig Berger registra il rilascio di antiche bolle d’aria – minuscole tracce ritmiche di secoli passati – insieme al suono di ruscelli, ai crepitii e alle risonanze sotterranee che rivelano la vita interna del ghiacciaio. Considerando il ghiacciaio Vadret da Morteratsch un vero e proprio co-autore, Berger lascia che il ghiaccio stesso scriva la composizione attraverso il proprio comportamento acustico. L’opera trasforma così il cambiamento ambientale in un’esperienza sonora, rendendo udibile la voce fragile di un paesaggio in ritirata.

Sono due esperienze davvero molto intense.

Segnalo infine un aspetto di particolare rilevanza in tutti i progetti gres art: la scenografia della mostra.

Progettata da 2050+, prevede una serie di muri di mattoni prefabbricati in cemento, lascito della mostra precedente, modificati in ottica di sostenibilità e utilizzo circolare degli allestimenti. Convivono con elementi tratti dalla cultura materiale dell’alpinismo – corde, moschettoni e ganci – per evocare l’intreccio tra corpo, tecnica e immaginazione che lega l’essere umano al paesaggio montano.

<em><strong>FUORIPISTA arte, sport e inverno</strong></em> – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)
FUORIPISTA arte, sport e inverno – gres art 671, Bergamo (photo Diego De Pol – cortesy press office)

CONCLUSIONE: PERCHÉ ANDARE A VIVERE DI PERSONA FUORIPISTA 

FUORIPISTA riesce a portare la prospettiva oltre la retorica. È un invito a scoprire, riscoprire o sentire ancora di più la montagna come luogo di relazione, adattamento e immaginazione condivisa. Al centro ci sono la visione e la direzione artistica di gres art 671, con un approccio capace di indagare il multidisciplinare e il dialogo prezioso che nasce affiancando opere antiche e contemporanee.

FUORIPISTA diventa così un viaggio che attraversa secoli e geografia nell’immaginario dello sport e dell’inverno. Arte, design, tecnologia e costume si intrecciano in una narrazione caleidoscopica.

L’idea di neve si muove da una dimensione romantica e ottocentesca a quella altamente tecnologica e artificiale della contemporaneità. Si parla di un paesaggio complesso e in continua trasformazione, dalle Alpi al deserto. Senza (inutili) nostalgie e restituendo uno spaccato in cui gli sport invernali spinti dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico sono diventati orizzonte condiviso, con un linguaggio che permea la nostra quotidianità.

Gli sport invernali vengono indagati da prospettive non canoniche, spesso escluse dalle narrazioni ufficiali, e che invece questa mostra si sforza di rimettere al centro. Emergono racconti visivi che ricalibrano il nostro sguardo allontanandoci dalle geografie classiche della neve e portandoci in Bolivia o in Lesotho.

Se amate la montagna, ma anche se non ne siete particolarmente appassionati, questa mostra fa per voi. Io appartengo al secondo gruppo e l’ho sempre ammesso. Eppure ho capito una cosa molto importante proprio mentre mi aggiravo tra le opere di FUORIPISTA.

Ho capito qualcosa di molto prezioso mentre ascoltavo la voce dei ghiacciai grazie all’installazione sonora Crying Glacier, muovendomi lentamente sotto il telo dell’installazione Void. Mentre guardavo la video installazione The Wanderer, quasi respirando all’unisono con Andrea Lanfri. E ancora mentre sorridevo ammirata davanti alle meravigliose donne boliviane che avevo già incontrato l’anno scorso grazie alle fotografie di Daniele Tamagni. E se Tamagni ha immortalato le lottatrici di wrestling ovvero le Cholitas Luchadoras o Fighting Cholitas, a Bergamo vediamo – come già detto – le Cholitas Escaladoras. Tutte, Luchadoras ed Escaladoras, sono unite da una forza incrollabile che le porta a cercare affermazione, indipendenza, emancipazione. E sono unite dalla pollera, ovvero la gonna tradizionale che indossano e che si trova esposta anche in mostra (foto qui sopra), simbolo di orgogliosa appartenenza.

Qual è la cosa che ho compreso? Ho capito che l’Olimpiade invernale è davvero un’occasione preziosissima, non solo dal punto di vista sportivo e agonistico, ma anche (soprattutto?) da un punto di vista culturale, sociale e ambientale.

A livello personale, è un’occasione d’oro per cambiare definitivamente il mio rapporto con le vette. Ho sempre adorato il mare e l’ho sempre considerato fondamentale, nella mia vita e in generale. Deve valere esattamente lo stesso per la montagna che, con ogni sua singola sfaccettatura, è pura vita. Esattamente quanto il mare.

Le Olimpiadi sono un’occasione d’oro per tutti proprio in tal senso. La montagna e l’uomo hanno un legame indissolubile e siamo piccoli, anzi, minuscoli davanti alle vette, così come lo siamo davanti alle profondità. E quindi dovremmo capire meglio – e rispettare di più – entrambi. Prima che sia troppo tardi. Non sono io a dirlo: basta guardare e ascoltare. Anche visitando la mostra di gres art 671.

Emanuela Pirré

 

 

FUORIPISTA arte, sport e inverno

A cura di 2050+ (Ippolito Pestellini Laparelli, Erica Petrillo) con gres art 671 (Francesca Acquati)
Exhibition design: 2050+

12 novembre 2025 – 8 febbraio 2026

gres art 671
Bergamo, via San Bernardino 141

Orari:
Mercoledì – domenica: ore 10 – 21
Aperto 8 dicembre 2025 e 6 gennaio 2026
Chiuso 24, 25 , 31 dicembre 2025 e 1 gennaio 2026

 

IL PUBLIC PROGRAM DI FUORIPISTA

A completare il percorso espositivo e in collaborazione con Fondazione Pesenti Ets, gres art 671 propone un programma di incontri e attività collaterali. Il public program coinvolgerà artisti e atleti olimpici e paralimpici, protagonisti di discipline legate alla neve e al ghiaccio, che condivideranno le proprie esperienze di competizione, sfida e trasformazione personale. Le loro testimonianze dialogheranno con le opere in mostra, restituendo una dimensione viva e contemporanea dello sport invernale come spazio di valori, inclusione e innovazione. Il calendario prevede talk e proiezioni, visite e una serie di incontri aperti al pubblico dedicati ai temi della montagna, della sostenibilità e della cultura sportiva.

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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