Il rapporto tra Arte e Natura come fil rouge dell’autunno in Accademia Carrara a Bergamo
Il rapporto che intercorre tra Arte e Natura: è questo il tema che caratterizza tutta la nuova stagione espositiva di Accademia Carrara di Bergamo. Un autunno dedicato a un progetto composito, nato anche in relazione ai Giardini PwC, lo spazio verde riqualificato (è stato inaccessibile fino al 2024) di 3.000 metri quadrati che si configura come un’estensione del museo. Prende così sempre più corpo la stretta relazione tra i Giardini e il programma culturale della Carrara.
In occasione di Landscape Festival, avevo già parlato (qui) di Orti Tintori, il progetto di Paolo Chiasera che ha inaugurato la stagione. Il suo lavoro comprende due installazioni, collocate tra interno ed esterno di Accademia Carrara.
L’opera in interno si intitola I Giardini di Sardegna, Cipro, Gerusalemme e Bergamo. È una pittura a olio di grandi dimensioni, oltre 26 metri. Chiasera la allestisce dal 2014 in vari musei, come una sorta di architettura mobile che accoglie sulla sua superficie le collezioni museali che incontra. In Carrara, accoglie alcune opere di solito custodite nei depositi. Tra le opere selezionate figurano quelle di Guercino, Andrea Fantoni, Carlo Antonio e Giulio Cesare Procaccini.
All’esterno, nei Giardini PwC, c’è invece l’installazione intitolata Orto tintorio di Bergamo che è stata realizzata seminando due piante storicamente utilizzate per la produzione di pigmenti pittorici. In prossimità della semina, per propiziarne la crescita, è stato interrato un piccolo bronzo segnalato da due stendardi dipinti a olio su tela, realizzati con pigmenti ricavati dalle stesse essenze.
Il programma, iniziato con Chiasera, si completa ora grazie a una grande mostra intitolata Arte e Natura – Pittura su pietra tra Cinque e Seicento. La mostra è a cura della storica dell’arte Patrizia Cavazzini con la collaborazione di Maria Luisa Pacelli, anche lei storica dell’arte e direttrice di Accademia Carrara. La mostra ha anche un’estensione dedicata ai più piccoli. Si intitola Arte e Natura Kids ed è un percorso espositivo ed esperienziale.
Ho avuto l’opportunità di visitare entrambe le mostre in occasione dell’anteprima stampa. E le ho trovate particolarmente interessanti per vari motivi.

LA PITTURA SU PIETRA TRA CINQUE E SEICENTO: UNA TECNICA AFFASCINANTE CHE OFFRE MOLTEPLICI OPPORTUNITÀ
Fino al 6 gennaio 2026, Accademia Carrara presenta una esposizione incentrata sulla pittura su pietra, una tecnica artistica raffinata che fiorì – come narra il titolo – tra il 1525 e il Seicento. La pittura su pietra sembrava promettere l’eternità e pittori e committenti ne rimasero dunque sedotti. Si pensava infatti che il supporto potesse offrire, per sua stessa natura, una permanenza paragonabile a quella della scultura.
Non solo: in queste opere si manifestava un gioco sottile tra arte e Natura. A sfidarsi erano infatti la mano dell’artista e la bellezza e le caratteristiche intrinseche del materiale, per esempio venature e inclusioni. Qual era, dunque, il confine tra l’intervento dell’uomo e quello di Madre Natura? In che modo il supporto partecipava alla composizione dell’opera? La mostra in Carrara risponde a questi e ad altri quesiti.
Dalla Roma dei Papi alla Firenze dei Medici, da Genova a Verona, la tecnica della pittura su pietra, oltre a Sebastiano del Piombo che per primo la riscoprì rilanciandola, coinvolse tanti artisti. Qualche nome? Paolo Veronese, Jacopo Bassano, Palma il Giovane, l’Orbetto, Antonio Tempesta, Orazio Gentileschi, Lavinia Fontana, Salvator Rosa. Sono tutti rappresentati in mostra grazie a prestiti provenienti da importanti collezioni pubbliche e private. Tra queste, figurano Galleria Borghese, Opificio delle Pietre Dure, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Barberini, Musei Reali di Torino, Museo e Real Bosco di Capodimonte.
In oltre 60 opere, la mostra ripercorre le fasi salienti dell’avvento e dell’evoluzione della pittura su pietra. Si inizia con l’invenzione della tecnica e la sua diffusione. Seguono tre sezioni dedicate allo sviluppo del linguaggio nel corso del Seicento, ciascuna incentrata sui diversi materiali di supporto: pietre scure (lavagne, marmi neri), pietre venate (paesina, diaspro), pietre di lusso e preziose (alabastro, ametista, lapislazzuli).
Lo ammetto: la seconda e la terza sezione sono le mie preferite. Ho particolarmente ammirato come pietre che vanno dalla paesina al lapislazzuli (come lo splendido dipinto che mostro qui sopra) abbiano stimolato il processo creativo dei vari artisti. Le venature e le inclusioni delle pietre venivano sapientemente sfruttate per suggerire profili di città oppure cieli attraversati da nuvole. O, ancora, si trasformavano in paesaggi, rocce, deserti, grotte, onde del mare. Rami che, a un primo sguardo, sembrano essere stati dipinti si rivelano in realtà inclusioni della pietra.
Il percorso espositivo giunge poi fino agli anni Venti del Seicento, epoca in cui i materiali preziosi presero il sopravvento sull’eccellenza pittorica. Quest’ultimo capitolo è documentato con manufatti di grande qualità e raffinatezza. Tabernacoli, reliquiari, cornici mostrano come in questa nuova fase pittori, scalpellini e gioiellieri lavorarono scambiandosi i propri saperi, in un momento storico in cui le botteghe e le maestranze artigiane scrissero una pagina importantissima della storia dell’arte.
In questa sezione, segnalo un’autentica meraviglia. Si tratta di Orfeo, mosaico di Marcello Provenzale del 1618, proveniente dalla Galleria Borghese di Roma. Lo vedete qui sotto, anche se la foto non rende giustizia alla bellezza di «100mila minutissime pietre (…) dotate di vaghissimi e non più visti colori».

A completare l’esposizione c’è anche una sezione dedicata alle litoteche antiche, ovvero raccolte di pietre e minerali. Non mancano manoscritti e volumi, come quello in cui vengono catalogati i vari disegni “visibili” nelle pietre, secondo la cosiddetta illusione pareidolitica che tende a ricondurre le forme casuali prodotte dalla natura a forme note. Come succede con le nuvole, per esempio, in cui vediamo volti o sagome di animali.
Tutto questo percorso fa sì che la mostra risulti estremamente interessante.
Viene offerta l’opportunità di conoscere una tecnica affascinante eppure ancora poco conosciuta. Anche perché, contrariamente a quanto inizialmente creduto, questa tecnica si rivelò in realtà non poi così… eterna. I supporti in pietra rivelarono la loro fragilità. Si fessuravano facilmente e potevano soffrire gravi danni a causa di cadute accidentali. E infatti molte opere pittoriche realizzate su supporti lapidei non sono sopravvissute ai secoli. Fu così che la tecnica decadde, anche perché si diffusero sottili lastre di rame, materiale più resistente e maneggevole che decretò la fine della pittura su pietra.
Non solo. Oltre alla fragilità, le pietre dipinte evidenziarono un’altra problematica: soffrivano molto l’umidità. Ed è qui che questa mostra ha offerto un’ulteriore opportunità, ad Accademia Carrara e a noi tutti, il pubblico.
Le opere in mostra sono state oggetto di accurati lavori di restauro, realizzati per tutelare le opere e per metterle in grado di essere trasportate ed esposte. Esposizioni come questa sono dunque anche importanti momenti di studio, approfondimento, conoscenza e tutela di quanto conservato nelle collezioni di un museo come la Carrara.
A trarne beneficio sono questi capolavori. Il loro fascino enigmatico ci invita a decifrarli tra simbologie e significati e attraverso i continui rimandi tra soggetti ritratti e materiali scelti come superficie e supporto. Naturalmente, il beneficio è anche per tutti coloro che amano la bellezza e amano nutrire la propria curiosità.

ARTE & NATURA KIDS: OSSERVAZIONE E SPERIMENTAZIONE PER COSTRUIRE IL PUBBLICO FUTURO
A completare il percorso c’è poi Arte & Natura Kids, uno spazio interamente dedicato a bambini e bambine dai 6 ai 12 anni. Voluto da Maria Luisa Pacelli e curato da Lucia Cecio, responsabile dei Servizi Educativi e Martina Moretti, lo spazio consente l’osservazione e la sperimentazione.
Si parte dall’osservazione. Alcune opere, provenienti dai depositi della Carrara, sono esposte a un’altezza accessibile al pubblico dei più piccoli. È importante segnalare che sono opere vere, autentiche, quindi non riproduzioni e nemmeno opere di serie B. E di queste opere è visibile anche il retro che dà il via alla parte di sperimentazione, permettendo di comprendere cosa si nasconde sotto la superficie pittorica e comprendere cosa c’è dietro il lavoro degli artisti, letteralmente.
Il legame con la mostra principale è proprio la sperimentazione dei supporti, pietra inclusa. Il progetto permette infatti di scoprire da vicino varie tecniche e materiali.
È possibile analizzare materiali quali pietra, rame, legno, tela e decidere di diventare artisti a propria volta. A ispirare sono anche i disegni appesi alle pareti delle due sale che compongono lo spazio. Sono i disegni dei bambini e delle bambine provenienti dalla Fondazione PInAC – Pinacoteca Internazionale dell’Età Evolutiva Aldo Cibaldi; rivolgono ai visitatori e alle visitatrici di ogni età l’invito a creare. Ed è così che, in realtà, questo spazio così stimolante diventa strumento di accesso anche per gli adulti e diventa importante per vari tipi di pubblico.
Oggi siamo sempre più spesso abituati a fruire il mondo attraverso lo schermo dei nostri dispositivi elettronici. Vale soprattutto per giovani e giovanissimi. In Carrara abbiamo invece l’opportunità di un incontro reale e ravvicinato con opere e oggetti che hanno una concretezza. Hanno matericità, peso, volume. L’intento è quello di creare i presupposti affinché gli spazi museali continuino ad avere rilevanza e affinché cresca un pubblico futuro, abituato non solo alla dimensione virtuale.
Siamo in un’epoca in cui si parla di analfabetismo empatico ed emotivo, di povertà educativa, di separazione sociale e di nuove forme di disuguaglianza. La trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale, per esempio, aprono scenari di grande opportunità eppure, al tempo stesso, sollevano nuove criticità.
Accademia Carrara dimostra appieno la volontà di intercettare richieste, bisogni e interessi. Ricerca la sintonia tra le proprie proposte e le esigenze e gli interessi del pubblico per riuscire a offrire un approccio che risulti sempre più mirato.
Trovo che avere la volontà di guardare avanti e di farlo in maniera concreta, senza fermarsi a lamentele o nostalgie sterili, sia esattamente il tipo di risposta di cui abbiamo bisogno.
Emanuela Pirré
ARTE E NATURA Pittura su pietra tra Cinque e Seicento
ARTE E NATURA KIDS
10.10.2025 – 6.01.2026
Accademia Carrara
Piazza Giacomo Carrara 82 – Bergamo
Maggiori info, biglietti e orari qui
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.