I Giochi olimpici™ – Una storia lunga tremila anni alla Fondazione Rovati a Milano
La Fondazione Luigi Rovati di Milano ha inaugurato la mostra I Giochi Olimpici™ – Una storia lunga tremila anni, realizzata in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026.
Aperta fino al 22 marzo 2026, l’esposizione ripercorre la lunga vicenda dello sport. Dalla civiltà greca attraverso il mondo etrusco e romano per arrivare al presente, i principi e i valori olimpici hanno accompagnato l’evoluzione della società e rappresentano il filo conduttore di questa mostra.
I Giochi sono molto più di una competizione agonistica. Fin dalle origini, sono stati ricchi di connotati religiosi, politici, culturali, sociali e hanno consentito di celebrare valori quali la forza del corpo, la dignità della sfida, il dialogo interculturale.
La mostra è in coproduzione con due importanti istituzioni di Losanna, in Svizzera: il Museo Olimpico e il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire. I curatori sono Anne-Cécile Jaccard e Patricia Reymond (Museo Olimpico), Giulio Paolucci (Fondazione Luigi Rovati) e Lionel Pernet (Musée cantonal d’archéologie et d’histoire).
A confermare l’importanza dell’evento c’è un riconoscimento prestigioso: la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana. Tale onorificenza viene attribuita esclusivamente a iniziative di particolare interesse culturale, scientifico, artistico, sportivo o sociale.
IL PERCORSO
Nell’antica Grecia, le Olimpiadi celebravano la pace attraverso un periodo di sospensione dei conflitti che permetteva ad atleti e spettatori di viaggiare in sicurezza verso Olimpia. Le città-stato greche si univano dunque in una tregua e in una celebrazione religiosa, culturale e atletica in onore di Zeus.
Dopo molti secoli di interruzioni, le Olimpiadi moderne nacquero grazie a Charles Pierre de Frédy, barone di Coubertin (1863 – 1937).
Pierre de Coubertin era affascinato dalla Grecia e dai suoi miti e riuscì a concretizzare il sogno di realizzare le Olimpiadi moderne. Nacque il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e nel 1896 fu compito della città di Atene organizzare i Giochi della I Olimpiade. A quella prima edizione, parteciparono 241 atleti provenienti da 14 Paesi.
L’esposizione di Fondazione Rovati ripercorre le origini e l’evoluzione dell’ideale olimpico, nella continuità nei valori di eccellenza, rispetto e amicizia, ovvero i principi che animano ancora oggi il Movimento Olimpico.
Articolata in cinque sezioni tematiche tra piano nobile e ipogeo, la mostra affianca reperti archeologici e materiali dei Giochi moderni, mettendo in relazione pratiche sportive, ruolo dell’atleta, disciplina, premi e cerimoniali. Le competizioni antiche come anche quelle contemporanee ben raccontano il legame dello sport con la cultura e la ritualità collettiva.
Il percorso si apre nell’atrio con due icone dello sport italiano. Si tratta della tuta da sci autografata da Alberto Tomba per Nagano 1998 e del costume Scintille di Passione, indossato alla cerimonia inaugurale di Torino 2006.


Nella Sala Azzurra, vari strigili (strumenti in metallo usati nell’antichità per detergere il corpo dal sudore e dall’olio) e unguentari greci ed etruschi sono posti accanto ai kit distribuiti agli atleti del XX secolo, da Helsinki 1952 a Innsbruck 1964. Questi reperti documentano la persistenza di gesti e rituali legati alla preparazione atletica.
Le rappresentazioni di giovani atleti su vasi, lucerne e monete illustrano la costruzione dell’immagine pubblica del campione, anticipando le dinamiche mediatiche contemporanee.
Un ambiente specifico è dedicato alla torcia olimpica, da Berlino 1936 a Milano Cortina 2026, simbolo introdotto proprio nel 1936. Oggi è un elemento centrale dei Giochi e la sua storia rimanda alle lampadoforie greche, delle corse a squadre a staffetta con fiaccole. Non mancano manifesti ufficiali e divise nazionali che documentano la costruzione dell’identità visiva di ciascuna edizione.
Ampio spazio è riservato alle discipline dell’antichità – corsa, salto, disco, giavellotto, lotta, pugilato – presentate attraverso un confronto diretto tra iconografie vascolari (i soggetti rappresentati sulle ceramiche antiche) e attrezzi moderni. Si possono ammirare la maglia di Usain Bolt, le scarpe da corsa di Michael Johnson, i guantoni dello stesso Pierre de Coubertin, le scarpe di Mijaín López Núñez, il giavellotto autografato di Jan Železný. Ogni cimelio testimonia la straordinaria durata dei valori sportivi. Molti di questi oggetti, donati da grandi campioni, lasciano per la prima volta il Museo Olimpico.
Nel piano ipogeo, la sezione dedicata alla vittoria approfondisce il significato culturale del trionfo.
Si parte dalle corone di ulivo consacrate a Zeus e dalle anfore panatenaiche. Queste ultime venivano prodotte per contenere l’olio sacro che, nell’antica Grecia, veniva consegnato come premio agli atleti vincitori. Ci sono poi le medaglie moderne introdotte nel 1896, pensate come vere opere d’arte. L’accostamento mette in luce la continuità di un gesto che attraversa le epoche e restituisce alla vittoria una dimensione simbolica condivisa.
Il percorso si conclude nel Padiglione d’arte. Una grande timeline con foto e reperti ripercorre i momenti chiave della storia olimpica, dal 776 a.C. fino a Milano Cortina 2026.
Qui si scopre (o riscopre) che le donne hanno potuto partecipare alle gare a partire dal 1900, con l’edizione di Parigi.
Si scopre anche che soltanto nel 2012, a Londra, ogni nazione partecipante ha (finalmente) inviato almeno un’atleta donna. E che, sempre nello stesso anno, si sono tenute gare maschili e femminili in ogni disciplina olimpica.
Viene infine sottolineato come nel 2024 sia stato raggiunto un altro traguardo: ai Giochi di Parigi hanno partecipato atleti e atlete nello stesso numero.


I PRESTITI
Uno dei focus principali della mostra è costituito dalla Tomba delle Olimpiadi di Tarquinia (530–520 a.C.), esposta per la prima volta al di fuori del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia.
Scoperta nel 1958, la Tomba prende il nome dalle scene sportive che ne decorano le pareti. Presenta pitture raffiguranti una movimentata corsa delle bighe e diverse gare di atletica ed è ricostruita al piano nobile della Fondazione. Grazie al progetto di realtà virtuale sviluppato da Skylab Studios, è possibile esplorarla anche in versione digitale con contenuti interattivi.
Dal Museo Olimpico di Losanna arrivano medaglie, attestati, fiaccole e attrezzi appartenuti a figure chiave della storia dei Giochi.
Tra i prestiti più significativi figurano i reperti greci, etruschi e romani provenienti dal Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, dai Musei Vaticani, dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, da altre importanti istituzioni italiane e dalla collezione della stessa Fondazione Luigi Rovati.
Un’attenzione particolare è dedicata al tema dell’inclusione.
Dal carattere elitario durante l’antichità alla piena parità di genere raggiunta a Parigi 2024: il percorso racconta l’apertura dei Giochi a una partecipazione sempre più universale.


IL DIALOGO INTERCULTURALE
Realizzata con il contributo di Regione Lombardia, la mostra si inserisce nell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
L’Olimpiade Culturale è il programma ufficiale che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali. Non è una rassegna centralizzata, ma un contenitore dinamico e diffuso che coinvolge territori, istituzioni e comunità.
Ha vari obiettivi. Valorizza il patrimonio culturale italiano; promuove i valori Olimpici attraverso arte e storia; sottolinea l’importanza dei Giochi come preziosa occasione di dialogo interculturale.
Cultura e conoscenza sono capaci di generare cambiamenti positivi: la speranza è che si crei una continuità capace di andare oltre il tempo dei Giochi.
«È per questo – scriveva Pierre de Coubertin – che ogni quattro anni i Giochi Olimpici devono diventare per i giovani del mondo un luogo d’incontro felice e di fratellanza, un luogo dove l’ignoranza reciproca che caratterizza la gente sparirà gradualmente. L’ignoranza alimenta l’odio, fa crescere l’incomprensione e fa precipitare gli eventi barbarici in lotte all’ultimo sangue.»
Cosa penserebbe de Coubertin del mondo di oggi? Probabilmente, che le Olimpiadi sportive e culturali sono quanto mai necessarie.
Emanuela Pirré
I GIOCHI OLIMPICI™ – UNA STORIA LUNGA TREMILA ANNI
26 novembre 2025 – 22 marzo 2026
Fondazione Luigi Rovati ETS
Corso Venezia 52, Milano
Orari
Aperto da mercoledì a domenica, ore 10-19 (ultimo ingresso ore 18)
Ingressi
16 € biglietto intero / 12 € ridotto / 11 € ridotto ATM / 8 € teen (dagli 11 ai 18 anni)
Ingressi gratuiti:
* bambini fino a 10 anni
* persone con disabilità e accompagnatore
* ogni prima domenica del mese
Iniziative Museo Gentile
La guida accessibile della mostra per bambini e adulti con disabilità intellettiva, redatta con linguaggio semplificato secondo le norme Easy to Read dell’Unione Europea, è disponibile in biglietteria e scaricabile dal sito della Fondazione.
La video-guida in LIS, realizzata in collaborazione con l’Ente Nazionale Sordi, è accessibile tramite app della Fondazione.
Nell’ambito del progetto Stare bene insieme, in collaborazione con la Cooperativa La Meridiana, è disponibile in biglietteria il libretto guida della mostra dedicato alle persone con patologie neurodegenerative e ai loro accompagnatori.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.