Juergen Teller e il bisogno di vivere in mostra alla Triennale di Milano
Ieri, presso quel luogo meraviglioso che è la Triennale di Milano, è stata inaugurata una mostra importante dedicata al fotografo tedesco Juergen Teller.
Aperta al pubblico da oggi, sabato 27 gennaio, la mostra si intitola Juergen Teller i need to live ed è curata da Thomas Weski, autorevole esperto in ambito fotografia e arti visive, in collaborazione con lo stesso Juergen Teller e con Dovile Drizyte, moglie nonché partner creativa del fotografo.
Dopo essere stata presentata al Grand Palais Éphémère di Parigi (dal 16 dicembre 2023 al 9 gennaio 2024), l’esposizione arriva ora a Milano. È la più ampia retrospettiva finora dedicata al lavoro di Teller e infatti attraversa il suo intero percorso dalla prima metà degli Anni Novanta fino a oggi.
Classe 1964, Juergen Teller è considerato uno dei nomi di riferimento nel panorama della fotografia internazionale. È molto apprezzato nell’ambito della fotografia commerciale come in quello dell’arte contemporanea. È noto in tutto il mondo per i suoi ritratti molto schietti di personaggi celebri, per gli editoriali di moda provocatori e per le originali campagne realizzate per vari stilisti.
La mostra, realizzata con il supporto di Saint Laurent by Anthony Vaccarello, presenta oltre 1000 opere e riunisce lavori personali, opere su commissione, immagini note, nuove serie fotografiche e video installazioni. La selezione delle opere è in parte differente rispetto a quella del Grand Palais Éphémère e si tratta quindi a tutti gli effetti di un progetto espositivo inedito, progettato per gli spazi di Triennale Milano.
Il progetto architettonico della mostra è stato affidato alla 6a architects che ha progettato anche lo studio fotografico dell’artista a West London, completato nel 2016. La loro specifica conoscenza del lavoro di Teller, acquisita grazie alla precedente collaborazione, ha ispirato il progetto di allestimento creando singoli settori all’interno dello spazio espositivo di Triennale.
Ed è proprio questo allestimento a permettere a noi visitatori di apprezzare al meglio la ricchezza, la varietà e le numerose sfaccettature della produzione creativa di Teller. L’allestimento prevede la suddivisione in stanze contraddistinte da lettere, dalla A alla K.

Sono stata all’anteprima di presentazione alla stampa e desidero raccontarvi perché, secondo me, la mostra dedicata a Juergen Teller è imperdibile.
Prima di tutto… non aspettatevi la classica mostra dedicata a moda e fotografia entrambe in versione super patinata, perfetta, irraggiungibile.
Lo scopo principale della mostra è contenuto nel titolo.
“I need to live” si riferisce alle sensazioni di Teller di fronte degli incidenti esistenziali che hanno segnato la sua vita, talvolta in modo tragico (come il suicidio del padre). L’artista affronta questi temi nello stesso modo in cui pratica la fotografia, con uno stile diretto e realistico, del tutto personale, in modo intimo eppure allo stesso tempo senza timore di condividere ogni cosa o quasi. Con le sue immagini uniche, Teller celebra il bisogno e il desiderio di vita e riconosce contemporaneamente la fragilità dell’esistenza umana.
L’allestimento ben sottolinea – come dicevo – ognuno degli aspetti della pratica artistica di Teller e ogni stanza affronta un tema.
Azzardo un consiglio: all’ingresso della mostra c’è un cartello con un qrcode. Usatelo per scaricare la guida che conduce tra le varie stanze e i vari temi.
La stanza D, per esempio, racconta di un progetto collaborativo realizzato con i bambini della scuola elementare che lo stesso Teller aveva frequentato. Gli alunni hanno visitato una sua mostra e ne hanno tratto ispirazione per rivisitare alcune fotografie iconiche. Non dico altro, lascio a voi la scoperta.


Juergen Teller ha prodotto anche importanti opere personali in cui esplora sé stesso, la sua famiglia, le sue radici e la sua identità.
Negli ultimi cinque anni, ha collaborato con la moglie Dovile Drizyte a progetti comuni che riflettono vari aspetti del loro rapporto e dell’essere genitori.
La stanza H racconta del matrimonio di Juergen e Dovile nonché di Iggy Teller, la loro bambina nata nel 2023. La piccola si chiama così in onore del grande Iggy Pop, autentica icona della musica e protagonista di un lavoro del fotografo.
Con la sua personalità, il leggendario artista ha colpito Juergen e Dovile fino al punto di scegliere di dare il suo nome alla figlia. Anche qui non voglio aggiungere di più, ma vi dico di non perdere, in questa stanza, una serie di fotografie davvero particolari (e divertenti) attraverso le quali Teller ha reinterpretato alcuni suoi scatti più famosi. E ricreandoli proprio con la piccola Iggy.
Va detto che la fotografia di Juergen Teller ha, a volte, risvolti spiazzanti. Altre volte, invece, il suo lavoro fa sorridere, come nel caso della figlia Iggy.
Le sue immagini possono risultare irriverenti e perfino dissacranti, ma non sono mai (mai!) distruttive o irrispettose. Dissacranti nel senso che tolgono la patina del divismo per riconsegnarci i protagonisti in tutta la loro disarmante umanità.
Impossibile citare le tantissime celebrità immortalate tra cui modelle, stilisti, attori e attrici, tutti ritratti in modo inedito.
Penso, per esempio, a Stephen Jones, notissimo modista creatore di iconici cappelli, ritratto da Teller con un sacchetto di plastica in testa a mo’ di copricapo. Ecco cosa intendo quando parlo di sguardo dissacrante eppure mai irrispettoso. E, peraltro, applicato in primis a sé stesso.
A proposito di celebrità. Juergen Teller è il fotografo della campagna Loewe con la celeberrima e ultra premiata attrice Maggie Smith, quella campagna che ha mandato in visibilio il web lo scorso ottobre. E indovinate un po’ chi c’era come creative partner? Naturalmente Dovile Drizyte.


Juergen Teller risponde anche alle critiche sul suo lavoro.
Sempre nella stanza D, per esempio, presenta Notes About My Work, risposta ironica ai commenti controversi ricevuti relativamente ai suoi ritratti dei candidati agli Oscar 2021 realizzati per W Magazine. Teller ha immortalato, per le strade di Los Angeles, una serie di attori famosi ed emergenti. Mentre il magazine era entusiasta del risultato, le reazioni online sono state contrastanti. Teller è stato considerato come “la scelta ideale” per la sua “avversione per l’eccesso di glamour”. Ma è stato anche oggetto di critiche da parte di chi ha frainteso il suo tono e i suoi metodi, fino a dare luogo a una serie di meme. Questa sezione rappresenta una riflessione a proposito dei social media e un audace richiamo al fatto che la bellezza è ciò che vogliamo che sia. Argomenti quanto mai attuali, direi…
C’è anche un video che si sofferma sulla natura della paternità di un’opera. Protagonista è Kate Moss, modella di fama mondiale che ci porta a chiederci a chi appartengano le immagini, in una riflessione collegata al desiderio e alla libertà. Le riprese quasi intime di Kate associate alla sua voce ci offrono un’altra visione di questo personaggio pubblico.
È per tutti questi motivi che la mostra è imperdibile. Perché parla di Juergen Teller e della sua visione, ma questa visione dipinge non solo il suo mondo, ma anche il nostro. E il nostro tempo.
Una cosa è certa: il suo lavoro non lascia mai indifferenti. E se l’indifferenza è uno dei peccati più grandi, con Teller non corriamo il rischio di incapparvi.
Emanuela Pirré
Tutte le immagini che corredano il testo
sono miei scatti
con la sola eccezione della foto che mi ritrae
e per la quale ringrazio
una gentile (e brava) sconosciuta
Foto in mostra © Juergen Teller, all rights reserved
Juergen Teller – i need to live
A cura di Thomas Weski in collaborazione con Juergen Teller e Dovile Drizyte
Progetto di allestimento 6a architects, Londra
Location Triennale Milano, Viale Emilio Alemagna 6
Dal 27 gennaio al 1° aprile 2024
Biglietto intero: 15 euro / ridotto 12 euro / studenti 7.50 euro
Orari di apertura: dal martedì alla domenica, 11 – 20
Juergen Teller
È nato a Erlangen, in Germania, nel 1964. Ha studiato alla Bayerische Staatslehranstalt für Photographie di Monaco di Baviera.
Nel 1986 si è trasferito a Londra. Attraversando diversi generi fotografici, ha firmato campagne di moda per numerosi marchi di lusso e ha realizzato editoriali per importanti pubblicazioni d’arte e di moda.
Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo. Si possono ricordare le mostre personali allestite alla Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi (2006), al Daelim Museum di Seoul (2011), all’Institute of Contemporary Art di Londra (2013). E ancora al Garage Museum of Contemporary Art di Mosca (2018) e alla T-10/SKP-S di Pechino (2021).
Le sue fotografie sono entrate a far parte di numerose collezioni internazionali. Sono state acquisite dal Centre Pompidou e dalla Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi, dall’International Center for Photography di New York e dalla National Portrait Gallery di Londra.
È stato docente di fotografia presso l’Akademie der Bildenden Künste Nürnberg dal 2014 al 2019.
Ha pubblicato oltre cinquanta libri. Un’ampia selezione di questi volumi è presente in mostra insieme ad altre pubblicazioni, riviste e materiale stampato.
In occasione della mostra al Grand Palais Éphémère e alla Triennale, è stata realizzata da Juergen Teller e Dovile Drizyte la pubblicazione i need to live. Edita da Steidl, ha testi di Leïla Slimani, Anthony Vaccarello, Rick Owens, Roni Horn, Thomas Weski, Tom Emerson e Alistair O’Neill.
Parallelamente sono stati pubblicati quattro libri d’autore dedicati a Juergen Teller ovvero Fashion Photography for America 1999–2016; Jurgaičiai; More Handbags; The Myth. Tutte le pubblicazioni sono disponibili online e allo store di Triennale.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.