Palermo, la meta perfetta per uno, nessuno, centomila

Se cerchi ordine e perfezione, Palermo non fa per te.

Se hai bisogno di silenzio, Palermo non fa per te.

Se ti aspetti una città patinata ed artefatta, Palermo non fa per te.

Se, al contrario, sei disposto a perderti, farti mille domande, guardarti dentro, immergerti nel caos ed apprezzare l’autenticità, allora Palermo è esattamente ciò di cui hai bisogno.

Sì, perché Palermo è la meta ideale se la vita almeno un po’ ti ha spezzato e ti ha spinto a ricostruirti, senza darti il libretto di istruzioni. È una città colma di contraddizioni, talmente piena di bellezza e storia da far girare la testa. È un luogo che ti obbliga a guardarti costantemente attorno per scoprirne ogni tratto, per cogliere ogni sfumatura. È in grado di destabilizzarti e di farti ritrovare un equilibrio in pochissimi passi.

Ti fa innamorare con un immenso colpo di fulmine appena ti presenta la sua Cattedrale. Già dall’esterno ti invita tacitamente ad entrare per essere scoperta, sia internamente, sia dai suoi tetti imperdibili che regalano una vista unica sulla città.

Vista dai tetti della Cattedrale di Palermo
Vista dai tetti della Cattedrale di Palermo

Palermo ti fa decisamente perdere la testa ai Quattro Canti, dove è impossibile non volteggiare su stessi, fotografando con gli occhi ogni angolo. E ancora ti spinge ad andare avanti per scoprire l’immensa Fontana Pretoria, che ti incuriosisce inevitabilmente, guidandoti verso di lei. Lì gli occhi si riempiono di nuova meraviglia, quando si scorge Santa Caterina, con la sua dolceria imperdibile e quel chiostro che ti porta in un luogo lontano dal mondo.

Chiostro di Santa Caterina
Chiostro di Santa Caterina

Palermo non ti impone limiti e ti guida alla scoperta di ogni suo angolo, lasciandoti immergere nei vari quartieri, ognuno con la propria personalità. Non ti esime dal visitare i propri mercati: dalla Vucciria, a Ballarò, fino al mercato del Capo. Ognuno è un bagno di colori, di odori, di sapori. Ognuno è puro caos vitale che ti travolge e ti trasforma in regista sensoriale.

Questa città ti spinge oltre, per farti perdere nel quartiere della Kalsa, tra le sue viuzze e i magistrali pezzi di street art. Sì, perché Palermo non è solo un tuffo nel passato, bensì è un tripudio di arte contemporanea. Opere che convivono e si mischiano in un perfetto mélange culturale, che non stona, ma incanta. Tra chiese e musei storici, fioriscono murales che parlano la lingua del futuro.

Murales degli artisti Losk e Roste nel quartiere Kalsa
Murales degli artisti Losk e Roste nel quartiere Kalsa

Palermo è un richiamo costante a Santa Rosalia, la patrona della città. La percepisci ovunque, rappresentata in ogni modo possibile, dal più canonico al più attuale. La vedi, la senti, fino ad arrivare a sorriderle. Non la avverti solo per un senso religioso, ma ti arriva dritta dentro l’anima, senza spiegarti il perché. Ti lascia un senso di incanto e rispetto, una presenza che ti chiede di essere trovata passo dopo passo, in ogni cellula della città.

Santa Rosalia
Santa Rosalia

E questa città, il capoluogo siculo, non è solo arte, mare e caos vitale. Palermo è in grado di nutrirti in egual modo anima e corpo. Sì, perché senza cadere in alcun cliché, stimola costantemente il gusto. Qua non puoi non assaggiare la caponata preparata in modo impeccabile, come mai riuscirai a riprepararla a casa. Non puoi evitare lo sfincione o pane e panelle, perché il tuo stomaco ne ha bisogno. E non puoi in alcun modo evitare i dolci: dai cannoli, alle iris con la ricotta, alle cassatine. Nemmeno la granita sarà evitabile, ancor meno se è ai gelsi o alle mandorle. Tutto è la rappresentazione ideale della festa del gusto.

La verità è che Palermo non la spieghi, la devi vivere per capirla. Forse nemmeno così puoi riuscire a capirla totalmente. È viva, è vera, è spudorata. Non teme di mostrarsi com’è, non ha filtri né mezzi termini. È fiera delle proprie fragilità, le conosce bene e non le nasconde. Ti concede sempre di guardarla con sconcerto e meraviglia.

E l’ulteriore verità è che, tornando a casa, non le dirai mai addio, ma sarà sempre un arrivederci. Una volta sola non basta, perché ti entra dentro, ti fa innamorare, diventando come uno di quei sogni che, al risveglio, vorresti solo rivivere.

Federica Santini

 

 

Photo credit Federica Santini

 

 

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Federica Santini

Classe 1992. Nata nel giorno che spacca l'anno a metà. Creata per rompere ogni tipo di schema e per tendere volutamente all'imperfezione. Vedo i volti nelle case, resto senza fiato davanti agli edifici abbandonati andati in rovina, mi perdo nella bellezza dei fiori che nascono dalle crepe. Curiosa, resistente, determinata, piena, ribelle e caoticamente umana. La mia penna è viva, sincera ed irriverente.

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