Roberto Lucchi Hats & Art, indossa con fierezza l’estensione della tua personalità

Roberto Lucchi al lavoro

Il web è diventato ormai una sorta di realtà parallela in grado di amplificare le nostre possibilità: io vivo internet esattamente così, come amplificatore di opportunità, ma ammetto che la mia preferenza continua ad andare – e sempre andrà – alla vita reale.

Perché, per quanto mi piaccia intrecciare amicizie e conoscere cose nuove via web, è quando stringo una mano e quando guardo negli occhi una persona che capisco quanta verità e concretezza vi sia dietro il virtuale. A conquistarmi definitivamente sono la spontaneità e l’empatia che scattano oltre la tastiera e oltre lo schermo di un cellulare.

Così è stato con la persona della quale desidero parlarvi oggi: avevo visto i cappelli di Roberto Lucchi via Instagram e attraverso gruppi Facebook dei quali faccio parte, ma è stato quando l’ho incontrato in occasione di un recentissimo press day che è scattata la voglia di raccontare di lui che è persona spontanea, empatica, eclettica e, naturalmente, talentuosa.

Dopo il diploma da geometra, Roberto Lucchi, classe 1995, ha spaziato per un periodo tra diverse facoltà universitarie (scienze motorie, economia, accademia musicale…) e tra diversi lavori (pubbliche relazioni, vendita diretta, bar e ristorante, animazione…), apparentemente in maniera casuale: in realtà, stava cercando sé stesso e un modo per esprimere il suo mondo.

Roberto era infatti alla ricerca di un punto in comune tra tutto ciò che aveva sperimentato, qualcosa che riuscisse a esprimere la sua creatività e il suo lato artistico, che potesse creare armonia e allo stesso tempo economia, qualcosa che fosse un punto di contatto tra il sé e gli altri, rispondendo a una domanda che tutti noi abbiamo dentro: come posso io distinguermi in una società che tende all’omologazione?

Roberto ha trovato la sua risposta… nel cappello, letteralmente. Ed è lui stesso a spiegare come e perché.

«Il potere del cappello è qualcosa di incredibile poiché permette di completare un look o di stravolgerlo interamente. Non bisogna dunque lasciarlo morire ma al contrario rinnovarlo, di volta in volta, esattamente come una persona rinnova sé stessa.»

E così, nella calda estate del 2017, stanco dei soliti – e per lui noiosi – cappelli in paglia e colpito dalla difficoltà di trovare un oggetto dal quale si sentisse ben rappresentato, a Roberto viene l’idea di creare da sé un cappello artigianale e totalmente personalizzato.

Parte quindi alla volta di Firenze con qualche informazione di base sul processo di creazione del cappello, informazioni recuperate attraverso forum internet, e si dirige verso quella che è considerata un’autentica patria dei cappellifici: Signa.

Dopo giorni di incessante ricerca, il giovane incappa in una serie di attività purtroppo cessate prima del passaggio ai sistemi di ‘stampaggio’ moderni, ritrovandosi circondato da affascinanti forme in legno e avendo l’opportunità di incontrare alcuni maestri delle tecniche artigianali.

Da quel giorno, osservando un mondo in parziale estinzione, nasce in lui una grande passione: trascorrono quattro mesi di intensissima ricerca, di formazione e studio, di ritrovamento di antichi strumenti tradizionali, come per esempio dei conformatori, strumenti che risalgono all’Ottocento e permettono di creare un cappello su misura registrando la conformazione esatta del cranio di una persona, oppure i formiglioni, parte complementare che serve allo scopo di adattare il cappello.

Grazie a questi suggestivi strumenti e partendo da zero, Roberto riesce a recuperare e imparare tecniche e conoscenze sufficienti per iniziare una piccola produzione quasi professionale.

Alla fine dello stesso 2017, nasce la Roberto Lucchi Hats & Art, «un progetto – racconta Roberto – che punta tutto sul connubio personalità – cappello poiché quest’ultimo viene inteso come un accessorio necessario per persone che vogliano comunicarsi».
Ed è per questo che sceglie di aggiungere Art, ovvero l’arte di comunicare noi stessi.

Per oltre un anno e mezzo, il suo brand ha come scopo principale il miglioramento del prodotto offerto e lo sviluppo della sua struttura insieme all’ambizioso scopo, più a lungo termine, di diventare un brand di riferimento d’eccellenza per quanto riguarda il cappello artigianale in Italia.

L’idea di Roberto Lucchi è quella di proporre un accessorio intramontabile rendendolo originale e moderno, trasformandolo in un simbolo efficace per veicolare l’unicità che ognuno di noi ha dentro di sé: come ho narrato, dopo aver ritrovato e recuperato strumenti antichi, dopo aver appreso lavorazione manuali e tradizionali, il giovane artigiano ha aggiunto il tocco definitivo e decisivo, ovvero ha fuso tutto ciò con tecniche innovative e sperimentali e ha iniziato così a dare vita a pezzi unici su misura e a tirature limitatissime.

Oggi, la Roberto Lucchi Hats & Art offre un prodotto di alta qualità a partire dalle materie prime, completamente artigianale e lavorato a mano, destinato a durare nel tempo; offre un prodotto al 100% personalizzabile ma, nonostante ciò, sempre riconoscibile; punta su una incessante ricerca che permette di creare dettagli raffinati oppure eccentrici, per un effetto che mira a ricercare costantemente la novità e l’inconsueto.

Il suo lavoro appassionato obbedisce a un unico, grande desiderio: dare risposta a quella domanda che Roberto si è posto fin dal principio offrendo il suo «metodo per distinguersi e farsi notare con grande stile estendendo la propria personalità».

Volete sapere la mia opinione?

Roberto Lucchi ha creato un ottimo connubio tra il cappello e l’arte di essere sé stessi: è riuscito tanto bene da convincermi a sposare con entusiasmo il suo motto, ovvero «indossa con fierezza l’estensione della tua personalità».

A ulteriore riprova del raggiungimento del suo intento vi è il fatto che diverse personalità del mondo dell’arte e dello spettacolo indossano i loro Roberto Lucchi personalizzati, tra i quali J-Ax, Joe Bastianich, Giuliano Sangiorgi, Andrea Bocelli, Manuel Agnelli, Andrea Appino; oltre ai nomi noti a tutti, i cappelli di Roberto sono amati e indossati anche da tanti busker, ovvero gli artisti di strada.

Insomma, lo ribadisco, Roberto Lucchi ha conquistato questa glittering woman solleticando ciò che sostengo a mia volta da sempre: i capi e gli accessori che indossiamo comunicano e parlano di noi.

E allora, ben volentieri, vi lascio il sito, la pagina Facebook, l’account Instragram e il canale YouTube di Roberto Lucchi Hats & Art affinché possiate lasciarvi ispirare da ciò che il nostro artigiano ha già creato; e vi lascio anche i suoi contatti (348 0983645 e robertolucchi@hotmail.it) se volete parlargli e sottoporgli le vostre richieste e le vostre idee.

Buon lavoro, caro Roberto.

Manu

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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