Il secolo d’oro di Scavia è in mostra al Museo Bagatti Valsecchi

Mi fa piacere, cari amici, parlarvi della mostra intitolata Il secolo d’oro di Scavia, una bellezza che incanta.

Si tratta di un’incursione nel mondo dell’arte orafa ospitata dal Museo Bagatti Valsecchi. Si tiene da oggi, 8 novembre, fino a domenica 12, inserendosi perfettamente nel percorso permanente della Casa Museo meneghina.

La mostra sigla una partnership tra la Casa Museo e la nota maison di gioielli che – a cent’anni dall’apertura del primo negozio milanese – continua a incantare il mondo con creazioni senza tempo.

La storia di Scavia è un esempio di alto artigianato artistico milanese che ha visto alternarsi ben quattro generazioni di una famiglia dedita alla creazione di gioielli. E la loro vicenda ha grandi affinità con il Museo Bagatti Valsecchi, dimora voluta da due fratelli, i baroni Fausto e Giuseppe.

A partire dagli anni ottanta del XIX secolo, i fratelli si dedicarono alla ristrutturazione della casa di famiglia inserendo al suo interno dipinti e manufatti che avevano iniziato a collezionare. Un progetto incredibilmente attuale, il loro, anche per il desiderio di concentrare nella dimora tutto ciò che di avveniristico nel mondo dell’epoca potesse esserci – riscaldamento, acqua corrente e luce elettrica.

Dopo la morte di Fausto e di Giuseppe, la casa continuò a essere abitata dagli eredi sino al 1974, anno in cui venne costituita la Fondazione Bagatti Valsecchi alla quale venne donato il patrimonio delle opere d’arte raccolto dai fratelli. Vent’anni dopo, nel 1994, apriva al pubblico il Museo Bagatti Valsecchi, una delle case museo meglio conservate d’Europa e una delle prime grandi espressioni del design milanese.

Scavia e il Museo Bagatti Valsecchi sono dunque due realtà che condividono lo stesso bagaglio di eccellenza e bellezza.

E condividono anche il contesto, ovvero il cosiddetto Quadrilatero della moda, cuore meneghino che nel corso del Novecento è diventato un distretto del lusso.

Scavia ha oggi la sua boutique milanese in via Luigi Rossari 5 (oltre a Lugano, Tokyo, Dubai, Bangkok e Almaty in Kazakistan). Il Museo Bagatti Valsecchi anima la vita culturale del Quadrilatero in via del Gesù 5.

Ma permettetemi di raccontare qualcosa di Scavia.

È il 1911 quando Domenico Scavia, abile orafo, si trasferisce da Valenza a Milano insieme alla moglie Maria per aprire un laboratorio di gioielli, tutt’oggi attivo, in un edificio in corso XXII Marzo.

Pochi anni dopo, nel 1923, inaugura il primo negozio sulla stessa strada. Alla morte di Maria e Domenico, è la figlia Sara, affiancata dal figlio Fulvio, a prendere in mano il destino della famiglia, facendo prosperare l’attività e distinguendosi come una delle poche donne protagoniste nel settore orafo italiano.

Dalla mostra <em><strong>Il Secolo d’oro di Scavia, una bellezza che incanta.</strong></em> Sopra: Fulvio e Sara Scavia nel laboratorio con gli artigiani. Sotto: l’anello <em>Due Coni</em> (photo courtesy of Scavia and press office)
Dalla mostra Il Secolo d’oro di Scavia, una bellezza che incanta. Sopra: Fulvio e Sara Scavia nel laboratorio con gli artigiani. Sotto: l’anello Due Coni (photo courtesy of Scavia and press office)

Oggi, la quarta generazione guarda al futuro continuando a distinguersi nell’arte dell’alta gioielleria per la profonda innovazione.

La mostra vuole rendere omaggio a questa appassionante vicenda familiare.

Nelle sale del Museo sono esposti, in stretta sinergia con la collezione permanente, alcuni dei gioielli storici del brand affiancati da altri di fattura recente, frutto dell’estro creativo di Fulvio Scavia e del figlio Alessandro. Sono pezzi unici che rendono immediatamente riconoscibile la passione e la dedizione dei loro designer, molti dei quali insigniti di prestigiosi premi internazionali.

Cito, per esempio, i magnifici orecchini Sandra Dia, disegnati nel 1988 per Elizabeth Taylor e diventati ormai iconici grazie alla loro forma inconsueta e affascinante. O la meravigliosa collana in corno biondo e nero e oro, paradigma dei tagli più classici. O, ancora, l’anello Due coni illuminato da 2 diamanti, grazie al quale Fulvio Maria Scavia si è aggiudicato il primo Diamond Intemational Award nel 1976.

Ad affiancare i gioielli ci sono fotografie d’archivio che testimoniano oltre cent’anni di attività. Sono scatti del lavoro di oreficeria in laboratorio e immagini storiche del primo negozio di corso XXII Marzo, ma anche foto di famiglia, sfilate d’alta moda, eventi mondani e incontri con famosi volti internazionali.

Ieri mattina sono stata alla conferenza stampa e ho avuto l’immenso piacere di incontrare Fulvio Scavia e poterlo ascoltare.

La maison di gioielleria è tra le poche a occuparsi dell’intero processo: ogni pezzo è inventato, disegnato, interamente prodotto nei laboratori interni e infine venduto nei negozi di proprietà.

I loro sono prodotti sempre identificativi e riconoscibili per la ricerca meticolosa, l’innovazione tecnica, la perfezione d’esecuzione, la qualità elevatissima. Sono creazioni atemporali, che vanno oltre il tempo e mirano all’eternità.

E sono creazioni che danno gioia: «non mi interessa il gioiello come investimento da mettere in banca, mi interessa creare bellezza da indossare e vivere», ci ha detto Fulvio Scavia che ha un amore immenso per le gemme. Geologo (da qui la sua immensa conoscenza) prima ancora che orafo, Fulvio Scavia fa questo mestiere da 55 anni. Eppure afferma con passione che «ogni giorno è come il primo, non mi siedo sul passato né sui successi».

E sono proprio l’alto artigianato artistico (tale si considera Fulvio Scavia, un artigiano) nonché tutti questi concetti a legare Casa Bagatti Valsecchi e Scavia.

Costruendo la loro casa, Fausto e Giuseppe pensavano all’eterno. Scavia fa altrettanto con i suoi gioielli. Tutti loro hanno agito e agiscono all’insegna di bellezza, eccellenza, armonia, raffinatezza, eleganza, gioia.

Un’ultima cosa.

Nella Sala da Bagno, uno degli ambienti visitabili di Casa Bagatti Valsecchi, c’è una splendida vasca in marmo. A dispetto delle apparenze antiche, tale vasca funzionava ad acqua corrente, dotazione particolarmente all’avanguardia per la fine dell’Ottocento. Sulla parete si può leggere infatti l’incisione limpida fluit, “scorre limpida”, che sottintende l’acqua.

Sul bordo della vasca ci sono due salamandre intrecciate (potete vedere vasca e dettaglio in questo album insieme ad altre mie piccole anticipazioni): quando Fulvio Scavia le ha notate ha voluto ricavarne un gioiello realizzato insieme al figlio Alessandro con la tecnica a cera persa.

Ogni pezzo è unico e sarà in vendita nello shop del Museo. Il ricavato delle vendite andrà a sostenere le attività conservative e culturali del Bagatti Valsecchi.

La mostra ha breve durata, purtroppo, ma invito a non perderla per riempire gli occhi – e non solo – di un glittering touch, proprio come piace a me. Perché bellezza, maestria e scintillio nutrono, prima di tutto, testa e cuore.

Emanuela Pirré

 

 

Qui trovate il sito del Museo Bagatti Valsecchi.

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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