Dunia Algeri e la lana baby alpaca, dal Perù alla lavorazione in Italia
Tra le belle scoperte che ho avuto modi di fare durante queste settimane di presentazione delle collezioni autunno / inverno 2019 – 2020 a stampa e blogger, figura senza alcun dubbio Dunia Algeri.
Dunia… siete incuriositi – come me – da questo nome?
Ebbene, partiamo proprio da questo: viene da Delitto e castigo, il romanzo pubblicato nel 1866 dallo scrittore russo Fëdor Dostoevskij e ambientato a San Pietroburgo.
Protagonista del romanzo è Rodiòn Romànovič Raskòl’nikov il quale ha una sorella di nome Avdot’ja Romànovna Raskol’nikova, chiamata anche Dunja o Dùnečka, personaggio di elevato valore morale e descritta come donna molto bella.
I Romani dicevano Nomen omen, sostenendo che nel nome di una persona sia già indicato il suo destino: devo dire che, anche questa volta, la locuzione si conferma come esatta.
Ma torniamo alla nostra Dunia che (brava e bella) è partita da un’idea precisa e virtuosa: rendere omaggio alla nonna paterna Giulia e alla sua expertise.
A Pedrengo in provincia di Bergamo, negli Anni Sessanta, nonna Giulia (le cui foto si trovano anche nell’atelier che ho avuto il piacere di visitare lo scorso 20 marzo, eccone una qui sotto) realizzava maglioni con il suo telaio manuale (anch’esso presente in atelier): Dunia ha deciso di fare la stessa cosa – ovvero splendidi maglioni – ma con un filato molto particolare che si chiama baby alpaca.

L’alpaca (Vicugna pacos) è un simpatico mammifero della famiglia dei camelidi, addomesticato e allevato per utilizzarne la lana: è, insieme al lama, una delle due specie domestiche di camelidi diffusa in Sudamerica.
All’aspetto ricorda molto una pecora, sebbene rispetto a essa abbia in realtà dimensioni maggiori e un collo molto lungo: la baby alpaca è la lana del dorso dell’animale, ovvero la parte più pregiata poiché non tocca mai terra e dunque non si contamina con sporcizia e impurità.
Questa lana non deriva dunque dal cucciolo di alpaca: l’appellativo baby si riferisce esclusivamente alla sua finezza, visto che la fibra è eccezionalmente sottile (21.5 micron, mi hanno detto).
Ma com’è successo che Dunia Algeri abbia pensato all’alpaca?
Suo fratello ha fatto un viaggio in Perù e le ha parlato di questo animale meraviglioso, lei ha fatto ricerche e se n’è a sua volta innamorata.
È andata in Perù dove è entrata in contatto con un fornitore che segue tutto l’iter, dall’allevamento degli animali (con grande cura per l’alimentazione) fino alla tosatura per arrivare alle successive operazioni di mondatura e cardatura.
Specifico subito che la tosatura non arreca alcun danno all’animale in quanto viene fatta rigorosamente a mano, nel periodo primaverile, in modo che il vello ricresca in tempo per l’inverno.
In Perù esiste una grande tradizione in tutto ciò e l’allevamento degli alpaca è una cultura che viene tramandata di generazione in generazione: pensate che presso la civiltà Inca la lana di alpaca era riservata, per la sua preziosità, alla famiglia imperiale.
E pensate che il know-how delle donne peruviane è tuttora unico nel suo genere: solo loro sono in grado di separare le diverse tipologie di fibra d’alpaca distinguendole al solo tatto.
Ma torniamo ai nostri simpatici alpaca: sono allevati in grandi greggi che pascolano a un’altitudine compresa fra i 3500 e i 5000 metri sulle Ande del Perù meridionale, della Bolivia settentrionale e del nord del Cile.
Al contrario dei lama, gli alpaca sono allevati non per farne animali da soma ma per la loro lana pregiata: vengono tosati una volta all’anno, in primavera, come dicevo, e un’alpaca femmina produce circa 2,5 kg di lana, mentre un alpaca maschio può arrivare a produrre anche 4 kg di lana all’anno.


La lana di alpaca non infeltrisce e non dà allergie, non attira né trattiene la polvere: ecco perché è considerata molto pregiata.
È il filato perfetto: si può lavorare manualmente, con i ferri (contrariamente al cashmere, per esempio, che è troppo sottile per la lavorazione manuale) e riassume il meglio di tante altre fibre, dalla morbidezza del già citato cashmere alla lucentezza del mohair, dalla setosità dell’angora alla resistenza della lana merino.
Ha inoltre ottime capacità di termoregolazione: mantiene la temperatura ed evita la dispersione del calore corporeo, quindi non è adatto solo ai mesi più freddi, ma anche a quelli intermedi.
Si può inoltre affermare che la baby alpaca è una lana sostenibile, mentre altri filati (e qui torniamo nuovamente al cashmere) stanno iniziando a diventare un problema per l’ambiente a causa dei metodi di lavorazione e dell’alimentazione degli animali: inoltre serve la lana di quattro capre per ottenere il cashmere necessario alla produzione di un solo maglione, mentre la lana di un singolo esemplare di alpaca basta a produrre fino a cinque capi.
Dunia Algeri acquista lana solo da fornitori che hanno fatto della cura dell’allevamento la loro ragione d’essere: si tratta di fattorie di grande tradizione, che hanno iniziato la loro attività nell’Ottocento e che, nel tempo, sono divenute una vera e propria istituzione, anche dal punto di vista didattico, nello specifico allevamento dell’alpaca.
La lana viene poi lavorata qui in Italia rigorosamente a mano nell’atelier fondato da Dunia nel 2015.
Dunia e i suoi collaboratori credono nell’esclusività e non nella serialità: unendo la preziosità del baby apaca e l’inarrivabile know-how italiano nella maglieria artigianale, producono pezzi unici, realizzati a mano da vere artiste della maglieria.
Creano capi made to order, perché ogni maglione sia personalizzabile nelle misure e nei colori: ogni capo necessita di almeno 30 ore (arrivando fino a 46) per essere lavorato e ultimato dalla stessa mano, con il risultato di una inconfondibile armonia estetica.
I laboratori produttivi, dove sono impiegati due team di sapienti knitter (complessivamente una decina), si trovano a Monza e nella bergamasca, proprio dov’era iniziata l’avventura di nonna Giulia.
La collezione autunno / inverno 2019 – 2020 è la terza per l’atelier Dunia Algeri: ogni capo ha un nome e molti capi sono tessuti a 4 o 5 fili, fatto che garantisce una morbidezza straordinaria e una consistenza particolarmente soffice e confortevole.




La collezione autunno / inverno 2019 – 2020 Dunia Algeri Atelier comprende capi che vogliono far uscire la maglieria dai suoi schemi più classici: viene proposta in una versione molto avvolgente declinata in nuove lunghezze tipo crop top, con trame leggere e traforate.
Se la collezione racconta di una maglieria senza tempo, i capi sono molto contemporanei come il modello Noveotto che viene arricchito da frange sul lato esterno delle maniche a campana.
Il cappotto Rosi, capo evergreen del brand, viene rivisitato in chiave più leggera, perché realizzato a 2 fili invece che a 5, e viene proposto in due lunghezze differenti: quella classica, al polpaccio, e un maxi coat fino alle caviglie.
Ogni capo della collezione ha un nome, come accennavo, nome che ricorda in qualche modo Mia Maddalena, la figlia di Dunia nata ad agosto dello scorso anno: abbiamo per esempio il mini abito Leone, dal segno zodiacale, oppure August, il maglione taglio crop top a manica corta.
Con la nuova collezione c’è anche la possibilità di personalizzare il capo con scritte realizzate a mano e di inserire una fodera all’interno dei capi, sempre grazie all’opera di sarte italiane.



Come potete vedere dalle foto qui sopra, in occasione della visita all’atelier Dunia Algeri, mi sono immedesimata anch’io nel lavoro delle abili magliaie.
Quand’ero bambina, mia nonna e mia mamma mi avevano insegnato i rudimenti di questa arte meravigliosa ed è proprio vero, il nostro corpo ha memoria, ovvero ricordiamo le attività fisiche e manuali che ci sono state insegnate soprattutto nell’infanzia, anche se non le pratichiamo da tanti anni.
Come non si dimentica mai come si va in bicicletta, ho scoperto che non si dimentica come si lavora a maglia, sebbene fossi molto arrugginita in tale attività: ne sanno qualcosa le due pazienti signore che mi hanno mostrato un po’ di dritto e di rovescio.
Le ringrazio molto e, sebbene non sarò mai un’abile knitter, ho potuto saggiare quanto bello sia il filato baby alpaca e quanta soddisfazione possa dare il fatto di vedere un capo crescere pian piano sui ferri (ecco il mio lavoro qui sotto).

Chiudo con una confessione: Dunia Algeri e il suo team lavorano così bene che mi è venuta voglia di indossare subito i capi della collezione autunno / inverno 2019 – 2020.
Chi mi conosce bene e sa della mia decisa avversione nei confronti dell’inverno capirà quanto Dunia possa essermi piaciuta se arrivo ad affermare di nutrire quasi nostalgia dell’inverno…
E in fondo, visto che i capi godono di termoregolazione automatica grazie al filato baby alpaca, sono assolutamente adatti a questa primavera un po’ pazzerella.
Manu
Le foto della lavorazione della lana e dei capi FW 19-20
vengono dalla pagina Facebook di Dunia Algeri
Per seguire Dunia e il suo lavoro
Dunia Algeri Atelier
Via Terraggio 9 – Milano
Qui trovate il sito, qui trovate la pagina Facebook e qui l’account Instagram.
Mi fa piacere segnalare che Dunia Algeri partecipa al progetto PINK IS GOOD della Fondazione Umberto Veronesi per finanziare progetti di ricerca per sconfiggere il tumore al seno. Dall’acquisto di ogni capo della linea BUBBLEGUM PINK, il 5% viene donato a sostegno del progetto: trovate tutte le informazioni qui.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.
Glittering comments
Mi piace lavorare a maglia. Mi rilassa molto.
Buongiorno Anna.
Capisco ciò che scrive a proposito del lavoro a maglia.
Mia nonna era una grandissima maestra del lavoro a maglia e conservo ancora oggi capi che lei confezionò con le sue mani d’oro. Sono un caro ricordo.
Io, invece, purtroppo non ho appreso questa arte. Come ha letto qui sopra, ho riprovato in bottega da Dunia ma di certo sono lontana da mia nonna…
Un saluto,
Emanuela