Un Cuore di Maglia per i neonati in Terapia Intensiva Neonatale

Speranza è una parola importante. Mi rendo conto di quanto io la usi spesso, di quanto tutti noi la usiamo spesso. L’ho appena usata per parlare di un progetto di reinserimento dei detenuti nella società. L’ho usata un paio di settimane fa per dare notizia di MAMI, un progetto decisamente agli antipodi.

Messo a punto da Mainetti Italia, MAMI nasce dal desiderio di portare conforto ai neonati prematuri nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Consiste in speciali guanti che hanno la funzione di avvolgere i piccoli e di farli sentire protetti e coccolati, soprattutto quando i genitori non possono essere presenti. Per realizzare il progetto, Mainetti ha realizzato uno studio attento ai minimi dettagli: è stato usato il tessuto migliore ed è stata attuata una politica di realizzazione a chilometro zero.

Un prodotto veramente e totalmente Made in Italy, insomma, che può essere realizzato anche grazie alla collaborazione con l’associazione di volontariato Cuore di Maglia. Ed è proprio di loro che desidero parlare oggi. Leggi tutto

Lamberto Losani SS 2025 e Saverio Palatella, eredità emotiva tradotta in tessuti e filati

Immaginate un marchio d’eccellenza che fa maglieria Made in Italy fin dal 1940. E immaginate un designer eclettico con una expertise immensa proprio nell’ambito della maglieria. Quando marchio e designer si incontrano, nasce qualcosa come la collezione Lamberto Losani SS 2025 con la direzione artistica di Saverio Palatella.

Milanese di nascita, Saverio Palatella ha trovato il suo codice espressivo nella maglieria. La sua carriera nella moda è iniziata nei primi Anni Ottanta, quando ha frequentato a Parigi la École Berçot, prestigiosa scuola internazionale di fashion design. Oggi, Palatella è uno degli esperti più rispettati. È riconosciuto dalla stampa di settore e dai buyer più importanti per aver saputo trasformare la maglieria al punto da proporre quella che possiamo chiamare a pieno titolo tricot couture. Ha collaborato con vari artisti sviluppando progetti teatrali, musica, cortometraggi e video arte.

I suoi prodotti sono un esempio di design e artigianalità e incarnano il valore del vero Made in Italy. Sempre all’avanguardia, la sua raffinata cifra stilistica è data dall’utilizzo di fibre pregiate e dall’attenzione estrema per i dettagli. Ed è noto per le sue consulenze di design per vari marchi tra cui Lamberto Losani.

Lamberto Losani è un nome che è sinonimo di esperienza, manualità, tradizione ma anche innovazione, sperimentazione e contaminazioni creative. Questi elementi hanno portato l’azienda a esportare il cashmere Made in Umbria in tutto il mondo. Leggi tutto

Quattro chiacchiere a proposito dei maglioni Aran tra verità, miti e icone

Lo dico sempre, detesto l’inverno, eppure amo i maglioni e li amo quanto più sono caldi e avvolgenti.
In fondo, sono coerente (in questo, almeno): visto che non mi piace il freddo, mi rifugio in capi che siano in grado di farmi sentire protetta e coccolata.

E allora, oggi, vorrei parlarvi di un tipo di maglione che apprezzo molto, un maglione che ha un’origine precisa e una bella storia da raccontare, ricca di aneddoti e perfino di qualche leggenda, mito e mistero.

Mi riferisco ai maglioni Aran, quelli che spesso vengono definiti semplicemente ‘maglioni con le trecce’, maglioni nati per assolvere precise funzioni e poi diventati anche trendy (come spesso accade nella storia del costume), amati da personaggi famosi che ne sono in un certo senso diventati testimonial – e non mi riferisco a nomignoli di poco conto.

Iniziamo il nostro viaggio delineando il contesto geografico. Leggi tutto

Silvia Stein Bocchese è stata insignita del titolo di Cavaliere del Lavoro

Silvia Stein Bocchese (ph. courtesy of press office)

Ci sono valori che considero assoluti, solide pietre miliari.

Tra questi valori metto il lavoro, il talento, il Made in Italy e la mia ferma volontà di sostenerli; altrettanto importante per me è dare valore, luce e voce a persone interpreti e testimoni di questi valori, che siano uomini o donne, perché credo nelle pari opportunità (nonostante sia consapevole di quanta strada ci sia ancora da percorrere per raggiungere davvero la parità).

Per questo, nei giorni scorsi, la mia attenzione è stata attirata da una notizia: il Presidente Sergio Mattarella ha nominato 25 nuovi Cavalieri del Lavoro, onorificenza conferita ogni anno in occasione della Festa della Repubblica a imprenditori italiani che si sono distinti in cinque settori (agricoltura, industria, commercio, artigianato, attività creditizia e assicurativa).

Tra questi Cavalieri, rientrano quest’anno alcuni nomi della moda, della gioielleria e del beauty, ovvero Ferruccio Ferragamo (presidente di Salvatore Ferragamo S.p.A., attiva nella creazione, produzione e vendita di calzature, capi di abbigliamento e accessori di lusso), Guido Roberto Grassi Damiani (presidente del Gruppo Damiani, attivo nella creazione, realizzazione e distribuzione di gioielli di alta gamma), Giuseppe Maiello (fondatore e vicepresidente esecutivo di Gargiulo & Maiello S.p.A., attiva nel commercio all’ingrosso di prodotti per l’igiene e la bellezza) e Silvia Stein Bocchese (presidente del Maglificio Miles S.p.A., attiva nella ideazione e produzione di capi di maglieria di alta gamma per conto terzi).

Lo dico apertamente: nutro stima e rispetto per Mattarella e mi emoziona profondamente il fatto che, in un momento storico in cui tutto il mondo si confronta con la crisi profonda causata dalla pandemia COVID-19, il Presidente abbia voluto riconoscere anche la moda tra le attività che contribuiscono a dare lustro al nostro Paese.

E mi emoziona che, attraverso questa onorificenza, il Presidente abbia sottolineato il valore di una donna che, da sola, ha creato un’attività che onora la manifattura italiana nel mondo e che ha dimostrato, con la sua storia, una capacità imprenditoriale e una volontà di riuscita che possono essere di esempio alle nuove generazioni.

E allora vorrei condividere con voi, cari amici, la bella storia di Silvia Stein Bocchese che, anticipando i tempi, ha saputo trasformare una piccola azienda da lei creata nel 1962 a Vicenza in un punto di riferimento internazionale per la produzione di maglieria di alta gamma.

L’avventura professionale di Silvia Stein Bocchese inizia appunto a Vicenza nel 1962.

A fianco del marito Giuseppe Bocchese, imprenditore della seta, fonda l’azienda Miles e, con quattro operaie e poche macchine, la signora Silvia comincia a realizzare capi di maglieria in organzino di seta, la materia prima del setificio di famiglia. Leggi tutto

SS 2020 cosa ho visto, vissuto, amato / 3° parte: Simona Marziali e MRZ

Esistono persone, cose, luoghi, situazioni – o collezioni – delle quali è facile innamorarsi in un istante: è ciò che mi è successo lo scorso 19 settembre, quando ho assistito alla sfilata con la quale Simona Marziali ha presentato la sua collezione primavera / estate 2020 al Circolo Filologico nell’ambito della Milano Fashion Week.

Per Simona Marziali la passione per la moda è arrivata presto e, dopo il diploma al liceo scientifico, si è laureata a Roma presso l’Accademia Internazionale di Alta Moda e Arte del Costume Koefia: ha poi conseguito un master in maglieria a Firenze.

A soli 21 anni, Simona ha iniziato la sua carriera professionale lavorando come knitwear designer per diverse aziende (fra le quali Gilmar e Diesel): lo ha fatto per oltre 12 anni e, grazie alla sua incessante voglia di affrontare nuove sfide, ha percorso varie tappe fino a creare nel 2012 il suo brand MRZ, in partnership con l’azienda di famiglia, il maglificio Tomas che vanta 40 anni di esperienza produttiva nel settore.

Nel 2018, Simona è stata la vincitrice del concorso Who Is On Next, promosso da Vogue Italia e AltaRoma, e a gennaio 2019 ha presentato la sua collezione proprio nell’ambito della prestigiosa manifestazione nella capitale.

Il suo MRZ è un brand capace di interpretare le tendenze più attuali in una dimensione originale e raffinata: introduce una proposta (e una visione) estremamente contemporanea nella quale gli elementi sportswear incontrano il femminile e il sartoriale, insieme a un inedito uso della maglieria che è il DNA e l’essenza del brand.

Qualità, dettagli, colori, forme, Made in ltaly in chiave internazionale, capacità di parlare al presente con lo sguardo rivolto verso il futuro: queste sono le caratteristiche di MRZ. Leggi tutto

Dunia Algeri beachwear, il crochet ci fa belle (senza bisogno di prove)

La vita è strana, passano anni senza che io parli di beachwear e poi mi capita di imbattermi in ben due nomi interessanti nel giro di poco tempo: deve essere l’anno dei costumi da bagno…

Ho scritto ‘nomi interessanti’: lo sono dal punto di vista della mia passione per talento e qualità, in quanto i brand in questione hanno trovato la loro strada proponendo due diverse soluzioni, ognuna originale e personale a proprio modo.

Se da una parte ho raccontato la storia di un brand che è riconoscibile grazie a bellissime grafiche di propria progettazione e realizzazione, oggi torno a parlare di un brand che è diventato riconoscibile grazie alla propria interpretazione di una lavorazione artigianale di grandissima tradizione: mi riferisco alla maglieria (che diventa in questo caso uncinetto) e mi riferisco a Dunia Algeri.

Dunia realizza splendidi maglioni con un filato molto particolare che si chiama baby alpaca: l’alpaca (Vicugna pacos) è un simpatico mammifero della famiglia dei camelidi, addomesticato e allevato per utilizzarne la lana; insieme al lama, è una delle due specie domestiche di camelidi diffusa in Sudamerica.

La baby alpaca è la lana del dorso dell’animale, ovvero la parte più pregiata (poiché non tocca mai terra e dunque non si contamina con sporcizia e impurità) e l’appellativo baby si riferisce alla sua finezza, visto che la fibra è eccezionalmente sottile: specifico che la tosatura non arreca alcun danno all’animale in quanto viene fatta rigorosamente a mano, nel periodo primaverile, in modo che il vello ricresca in tempo per l’inverno.

Ho raccontato come e perché Dunia abbia pensato alla baby alpaca (nonché in cosa si concretizzi il suo lavoro) in un post che potete leggere qui: oggi vi racconto invece a cosa ha pensato per la stagione estiva. Leggi tutto

Dunia Algeri e la lana baby alpaca, dal Perù alla lavorazione in Italia

Tra le belle scoperte che ho avuto modi di fare durante queste settimane di presentazione delle collezioni autunno / inverno 2019 – 2020 a stampa e blogger, figura senza alcun dubbio Dunia Algeri.

Dunia… siete incuriositi – come me – da questo nome?

Ebbene, partiamo proprio da questo: viene da Delitto e castigo, il romanzo pubblicato nel 1866 dallo scrittore russo Fëdor Dostoevskij e ambientato a San Pietroburgo.

Protagonista del romanzo è Rodiòn Romànovič Raskòl’nikov il quale ha una sorella di nome Avdot’ja Romànovna Raskol’nikova, chiamata anche Dunja o Dùnečka, personaggio di elevato valore morale e descritta come donna molto bella.

I Romani dicevano Nomen omen, sostenendo che nel nome di una persona sia già indicato il suo destino: devo dire che, anche questa volta, la locuzione si conferma come esatta.

Ma torniamo alla nostra Dunia che (brava e bella) è partita da un’idea precisa e virtuosa: rendere omaggio alla nonna paterna Giulia e alla sua expertise.

A Pedrengo in provincia di Bergamo, negli Anni Sessanta, nonna Giulia (le cui foto si trovano anche nell’atelier che ho avuto il piacere di visitare lo scorso 20 marzo, eccone una qui sotto) realizzava maglioni con il suo telaio manuale (anch’esso presente in atelier): Dunia ha deciso di fare la stessa cosa – ovvero splendidi maglioni – ma con un filato molto particolare che si chiama baby alpaca. Leggi tutto

40anni di tesori MF1 svelati da un archivio ora digitale, una mostra, un libro

Lo racconto sempre agli studenti dei miei corsi in Accademia del Lusso: siamo così abituati a pensare alla moda italiana come a un elemento costitutivo dell’identità del nostro Paese da dimenticarci spesso che essa è, al contrario, una realtà abbastanza recente.

La verità è che, fino all’Ottocento, a dettare legge in ambito moda è stata la Francia e gli stessi creatori di casa nostra hanno guardato i cugini d’Oltralpe cercando esempi e ispirazione.
Pensate alla celebrità della quale ha goduto Maria Antonietta d’Asburgo Lorena, moglie di Luigi XVI e nota semplicemente come Maria Antonietta (1755-1793): tutto ciò che la sovrana fece creare o scelse e poi indossò divenne moda non solo in Francia, bensì presso tutte le corti europee dell’epoca.
E pensate che, proprio per quanto riguarda il nostro Paese, ho scoperto che la stessa parola «moda» apparve per la prima volta solo nell’edizione del 1691 del dizionario italiano: la definizione era quella che fotografa tuttora la caratteristica fondamentale della moda, ovvero «ciò che riguarda le abitudini mutevoli».
Già, perché la moda indica comportamenti collettivi con criteri mutevoli: non solo, anche se usiamo spesso questo termine in relazione al modo di abbigliarci, dobbiamo ricordare che in realtà la moda non è solo nei vestiti.
Così come è utile ricordare che la moda nasce solo in parte dalla nostra necessità di sopravvivere, coprendoci prima con pelli e poi con materiali e tessuti lavorati per essere indossati; gli abiti assunsero infatti ben presto anche precise funzioni sociali, atte per esempio a distinguere le varie classi e le mansioni – e questo occorrerebbe ricordarlo soprattutto a chi continua a considerare la moda come cosa futile e sciocca.

Ma torniamo alla moda italiana. Leggi tutto

20.52 e la maglieria bella (e buona) autunno/inverno 2016-17

Non esistono più quei bei capi caldi che si facevano invece una volta. Non ci sono capi moderni in vera lana di qualità.
Quante volte sentiamo ripetere frasi di questo tipo? Mettiamoci anche un bel “Non ci sono più le mezze stagioni” e il quadretto è completo.
Ma io, francamente, non ci sto, miei cari amici.
Perché, in realtà, a essere cambiate sono le nostre abitudini di acquisto: i capi di qualità ci sono ancora, noi però ci siamo abituati a un consumo vorace e continuo agevolato da alcuni dei moderni modelli di produzione, promozione e vendita.
Una volta, acquistavamo con modalità e tempi diversi: la filosofia era quella di selezionare poche cose ma buone. E siamo onesti: non è solo o tutta una questione di prezzo, perché se mettiamo insieme tutti i capi di poca qualità che acquistiamo in continuazione… quanto spendiamo davvero?
Sia ben chiaro: non sto facendo la paternale a nessuno né mi chiamo fuori da tutto ciò. Me ne guardo bene, in quanto sono la prima a cadere nel tranello.

Ma se cercate ancora qualità e durata, se cercate filati di eccellenza e capi davvero caldi, allora oggi vi presento 20.52, un brand del quale mi sono innamorata lo scorso settembre: in tale occasione, ho avuto modo di toccare (letteralmente!) le loro straordinarie proposte frutto di sapienza artigianale, tra lavorazioni sofisticate e dettagli curati con estrema attenzione.
La presentazione riguardava un’anticipazione della collezione primavera / estate 2017 ma, visto che la bella stagione è per ora un lontano miraggio, oggi inizio a raccontarvi e mostrarvi l’attuale collezione autunno / inverno 2016-17. Leggi tutto

Basta un poco di… HONEY e anche l’inverno va giù!

Ogni anno, puntualmente, l’inverno riesce a cogliermi impreparata.

Non chiedetemi come ciò sia possibile, vi prego: non so rispondere, non capisco se sia io a essere sciocca e a illudermi che il fatidico momento del suo palesarsi possa essere procrastinato (possibilmente all’infinito) o se sia lui, l’inverno, tanto bravo (o piuttosto subdolo!) da non farmi intuire il suo imminente arrivo.

E così, mentre ancora sono impegnata a lasciarmi pervadere dalla dolcezza dell’autunno (stagione che adoro) e dagli affascinanti fenomeni che lo accompagnano (come il foliage), vengo raggiunta dalla prima stoccata a tradimento del temibile Generale Inverno. Temibile per me, almeno, visto che detesto il freddo intenso; dunque incasso il colpo, d’un tratto risvegliata dai primi brividi.

In questi giorni, però, la mia proverbiale distrazione ha avuto uno scossone e mi sono ricordata di dare un occhio meno disattento al calendario. Chissà, forse sarà stata la prima mattinata di nebbia oppure sarà stato il cambio dell’ora e il ritorno all’ora solare: non so perché quest’anno tali eventi abbiano attirato la mia attenzione più del solito, ma il punto è che ho realizzato che l’autunno è ormai agli sgoccioli e lo è soprattutto qui a Milano, non tanto per ragioni di puro calendario (sempre più spesso le stagioni seguono ritmi che non combaciano necessariamente con le date ufficiali), ma piuttosto perché sento che l’aria sta cambiando.

Sì, l’aria si è già fatta più pungente e presto i meravigliosi tappeti di foglie – oro, arancioni, rosse – spariranno.

E quindi? È il panico, o almeno tale è per me! Leggi tutto

Sonia Rykiel, non solo la regina del tricot

Ammiro le persone che dimostrano di avere carattere e personalità.
Mi piace che una persona si distingua nel mestiere che fa, qualunque esso sia. Resto ancor più affascinata quando si tratta di donne in quanto diventano fulgidi esempi da seguire.
Per questo motivo ammiravo tanto Mariuccia Mandelli, la stilista che aveva scelto Krizia come proprio pseudonimo, nome preso in prestito dall’ultimo Dialogo incompiuto di Platone, quello incentrato sulla vanità femminile.
Nel 2013, dopo una sfilata, avevo avuto l’immenso onore di poterle stringere la mano: lo scorso dicembre, a 90 anni, se n’è andata. Nel mio cuore c’è un posto che sarà suo per sempre e ora, al suo fianco, ne riservo uno per Sonia Rykiel: appena ho saputo della sua morte, ho subito pensato alla signora Mandelli e mi è venuto istintivo unirle indissolubilmente nel fatto di essere donne di grande carattere e personalità, stiliste che hanno saputo diffondere e difendere la loro opinione a proposito della femminilità e dei possibili modi di interpretarla. Leggi tutto

Pensando alla primavera: Sunrise, l’aurora di Giulia Marani

Pare che, dopo un inverno finora mite, sia ora in arrivo il grande freddo: spero sia contento chi lo aspettava con tanta ansia. Non io, non sentivo affatto la mancanza del freddo rigido e non sono affatto contenta del suo arrivo: nel dubbio – e nel timore – che in effetti la previsione sia corretta, cerco di attrezzarmi con metodi di vario tipo.

Tra i più banali: mi sono comprata un delizioso cappellino con pompon oversize. Tra i più seri: dirigo i pensieri in direzioni per me piacevoli, per esempio verso l’idea della primavera.

Non potrebbe dunque esistere momento migliore per continuare a parlarvi delle collezioni per la prossima bella stagione: quella che ho scelto oggi ha un nome che è tutto un programma. Si chiama Sunrise, ovvero alba, aurora, sorgere del sole: un momento di rinascita, insomma, come quello che corrisponde all’arrivo della primavera.

Sunrise è la collezione primavera / estate 2016 della brava e talentuosa Giulia Marani, giovane stilista che seguo ormai da diversi anni e che, con grande gioia, vedo in costante crescita ed evoluzione.

Ciò che caratterizza fin dal principio il suo lavoro è la volontà di fondere moda e arte, un po’ come avveniva in un glorioso passato: cito come esempio supremo la mia adorata Elsa Schiaparelli e le sue collaborazioni con tanti artisti surrealisti. Giulia concretizza tale volontà scegliendo a sua volta di collaborare, stagione dopo stagione, con vari artisti tra i quali pittori e fotografi. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Giulia Marani e il suo Tetris

Quando ero studentessa, soffrivo spesso della cosiddetta ansia da prestazione e, tra l’altro, a impensierirmi di più erano le materie nelle quali avevo i risultati migliori. Sembra un paradosso ma non lo è.

In quelle materie, infatti, compiti in classe ed esami diventavano banchi di prova continui: sentivo di dover dimostrare di essere all’altezza delle aspettative e temevo di deludere me stessa, i miei genitori e i professori, esattamente in questo ordine.

Quell’ansia era una concomitanza di colpe: un po’ era dovuta al mio carattere e un po’ era causata dal forte senso di responsabilità che i miei mi hanno trasmesso fin da piccola, probabilmente in maniera direttamente proporzionale rispetto al cibo col quale alimentavano il mio corpo.

Oggi non sono molto cambiata e resto il giudice più severo di me stessa: capita che io venga promossa dal giudizio degli altri ma non dal mio che, generalmente, è sempre impietoso. Riservo tutta la mia indulgenza agli altri e a me perdono poco o niente.

Da una parte, tutto ciò è un vantaggio perché mi porta costantemente a tentare di migliorarmi; dall’altra, però, è uno svantaggio perché non mi do tregua né arriva mai il giorno in cui mi dico “brava”.

Quando mi rapporto con stilisti e designer, ho l’impressione che, in molti casi, essi appartengano alla mia stessa categoria: sono eternamente protesi verso il futuro e verso nuovi esperimenti, non si fermano né si concedono tregua. Leggi tutto

Milano Fashion Week SS 2015: Giulia Marani in un Click!

La mia simpatia verso la stilista Giulia Marani non è un mistero e l’ho manifestata più volte anche qui sul blog.

Quando scrivo simpatia alludo a un concetto ampio che include tutta una gamma di sentimenti, dalla carica empatica che Giulia ispira fin dal primo istante in cui la si conosce fino a una grande stima professionale che nutro nei suoi confronti. E non confondo affatto le due cose: se mi stesse semplicemente simpatica, mi limiterei a chiederle di prendere un caffè insieme, ma se ne parlo qui sul blog, invece, è perché il suo lavoro mi attrae fortemente e perché lo reputo estremamente interessante.

Lo scorso settembre, durante Milano Moda Donna, sono stata felice di andare a vedere la sua collezione per la primavera / estate 2015: si chiama Click e nasce dalla collaborazione col fotografo Andrea Tonellotto.

Giulia e Andrea condividono la passione per i dettagli apparentemente insignificanti che, colti e immortalati attraverso occhi sagaci, si trasformano in un tripudio di linee e colori fino a far nascere coloratissime composizioni geometriche che sfociano nell’astrattismo, pur essendo in realtà frammenti di vita reale. Click, dunque, come lo scatto delle macchine fotografiche: le Polaroid di Andrea ritraggono dettagli delle nostre città e dell’arredo urbano che vengono poi ulteriormente rielaborati da Giulia e introdotti nei suoi capi. Leggi tutto

Nir Lagziel: private sale per i lettori di A glittering woman

Penso che le parole siano importanti.
Sapete perché? Perché sono una persona concreta e quindi le parole per me hanno un significato ben preciso, un contenuto tangibile e devono corrispondere ai fatti.
Se non penso davvero qualcosa preferisco stare zitta; se spendo delle parole è perché mi partono da pancia, cuore e testa.
Se da più di un anno qui su A glittering woman parlo di talento e del mio crederci è perché ciò, per me, corrisponde a un pensiero e a una strada che ho deciso di percorrere.
Non è vuoto blaterare, è il mio credo nonché il mio progetto di ogni giorno: pensiero, parole e azione sono allineati in un’unica direzione. E quindi, non solo sul web ma anche nella vita reale, scelgo di affiancare il vero talento attraverso qualcuno di cui ho già raccontato, a ennesima riprova che credo fermamente in tutto ciò che vi presento in questo spazio.
Durante la recente Milano Design Week, vi avevo parlato dello stilista Nir Lagziel e dell’evento che ha ospitato nel suo atelier. Leggi tutto

Origin Passion and Beliefs: a Vicenza si punta sul talento

Uno dei motivi per i quali ho fondato questo blog è il mio amore verso il talento: non possiedo, purtroppo, la meravigliosa capacità di creare, quindi la ammiro negli altri. Visto, però, che ho tanta passione e che con le parole qualcosa riesco a combinare, ho pensato che il mio talento potesse essere (forse) quello di raccontare le capacità altrui: sono affascinata dalle mille forme che il talento può assumere e sono ammirata davanti ai risultati estremamente diversi ai quali può giungere. Sono stata dunque molto felice quando la direzione della Fiera di Vicenza mi ha invitata a prendere parte alla prima edizione di Origin Passion and Beliefs, manifestazione che si è svolta in maggio in concomitanza con VicenzaOro.

Origin Passion and Beliefs è prima di tutto un’idea: si concretizza in un innovativo laboratorio espositivo dedicato all’universo dell’accessorio moda. L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con Not Just A Label (NJAL), una piattaforma inglese di scouting di talenti internazionali nata nel 2008 da un’idea di Stefan Siegel.

Ma qual è l’idea di base, secondo me innovativa e vincente? Quella di mettere in mostra non solo il talento, ma anche di dargli possibilità concrete e strumenti effettivi. All’interno di Origin, i 100 designer selezionati, provenienti da 38 paesi, hanno incontrato il saper fare made in Italy, cogliendo opportunità commerciali e di networking: accanto ai designer emergenti e ai brand indipendenti, il salone ha infatti ospitato i super supplier, ossia fornitori specializzati, produttori, fondazioni che promuovono arte e artigianato, istituti di formazione. Origin è diventata così una piattaforma di interconnessione che ha unito in maniera sinergica tutte le diverse competenze e i diversi aspetti del mondo della moda e dell’accessorio: idee, creatività, tecnica, materiali, diffusione. Leggi tutto

Design Week ’14: Nir Lagziel ospita Some of Mine

Mi piace raccontarvi la verità, senza fronzoli inutili, quindi sarò sincera ancora una volta: a me del Salone del Mobile non è che importi più di tanto, senza offesa per nessuno. I mobili mi piacciono, molto, ma non ho tempo sufficiente per approfondire l’argomento come meriterebbe: siccome non ho particolare simpatia per i tuttologi, evito di esserlo e preferisco occuparmi di ciò in cui ho un pochino più di competenza, ovvero la moda. Ma, essendo un’amante delle contaminazioni, non posso ignorare che questa è la settimana del Fuori Salone e qui viene la parte che a me interessa: la contaminazione di generi. È in questa fascia che a mio avviso risiedono le cose più interessanti e martedì sera ho avuto modo di osservare un’interessante contaminazione tra moda, gioiello, arte nel segno del design.

Ho infatti partecipato al vernissage dell’evento Some of Mine presso l’atelier del fashion designer Nir Lagziel che per l’occasione ospita Natsuko Toyofuku, jewelry designer, Paolo Mezzadri, scultore e Ariel De Boni, light designer. Sculture in metallo e giochi di luce, creati per l’occasione, reinventano lo spazio della boutique creando un nuovo spazio contaminato da arte e design, arricchito da gioielli che sembrano piccole sculture da indossare. Leggi tutto

Milano Fashion Week, i ricordi: giorno 6, il futuro si fa strada

L’ultimo giorno di Milano Moda Donna è tradizionalmente dedicato al nuovo: giovani e giovanissimi, emergenti ed esordienti, felici conferme di talenti ormai in piena fioritura e debutti assoluti. È il futuro che si fa strada avanzando a grandi passi: inutile dire che è una delle mie giornate preferite.

Lunedì 24 febbraio, sesto e ultimo giorno di fashion week, ho avuto il piacere di essere testimone della freschezza e dell’entusiasmo di molti giovani talenti: protagonisti assoluti Giulia Marani, il progetto N.U.DE – New Upcoming Designers con Mauro Gasperi e Francesca Liberatore, il concorso Next Generation con Davide Grillo, Daniele Vigiani, Martina Cella, Marco Rambaldi e infine Heohwan Simulation. Leggi tutto

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