Respiro, il murale di Gianluca Patti porta l’arte sostenibile alla Cittadella degli Archivi
Ricevo e volentieri condivido – A Milano c’è ora un nuovo murale d’autore per ridare respiro alla città: l’arte sostenibile di Gianluca Patti arriva alla Cittadella degli Archivi.
La Cittadella degli Archivi è uno spazio cruciale, un luogo di memoria storica cittadina. Proprio lì è stato inaugurato il murale Respiro realizzato dall’artista Gianluca Patti. E io ne do volentieri notizia per un preciso motivo.
Il suo è un intervento artistico capace di dimostrare un pensiero che condivido appieno: unendo arte e sostenibilità si può migliorare la qualità della vita, trasformando lo spazio urbano in un manifesto di consapevolezza ambientale.
Patti lascia la sua impronta attraverso un’opera che non solo racconta la sua visione personale e i suoi ricordi d’infanzia, ma guarda anche a un futuro più verde attraverso una scelta precisa. Quella di utilizzare vernici ecosostenibili le quali, grazie a una speciale nanotecnologia di ultima generazione, sono capaci di disgregare in modo naturale i principali agenti inquinanti presenti nell’aria.
Qui sotto trovate tutti i dettagli.
Buona lettura,
Emanuela Pirré

Ripensare gli spazi urbani in un’ottica più verde. È un dibattito aperto e sentito, oggi più che mai.
Soprattutto per una città come Milano che ha – purtroppo – il triste primato di essere tra le metropoli maggiormente toccate dalle tematiche legate all’inquinamento. Eppure è, allo stesso tempo, molto sensibile al tema ambientale.
È opportuno rendere gli spazi urbani più verdi, sostenibili e accessibili. L’artista Gianluca Patti lo fa con un murale dal titolo Respiro che è stato inaugurato proprio nel luogo che ha ispirato l’opera, ovvero la Cittadella degli Archivi di Milano.
Il suo è un intervento artistico che, sin dal titolo, vuole richiamare la funzione vitale per eccellenza, ma anche e soprattutto agire come un invito a prendere coscienza della questione ambientale. Insomma, una vera e propria call to action indirizzata a cittadini e istituzioni.
È la voce stessa dell’artista a parlarci per mezzo del colore: «torniamo a trascorrere tempo di qualità all’aperto, a respirare aria pulita, a muoverci, a socializzare, a riappropriarci di quegli spazi che ci appartengono e che non devono necessariamente essere divorati dal cemento».
La realizzazione dell’opera appare estremamente coerente con il titolo.
In ogni pennellata c’è una riflessione profonda sulla nostra responsabilità verso l’ambiente e su come scelte individuali e professionali possano contribuire a un futuro più verde. La scelta di Patti è infatti quella di adoperare le vernici fotocatalitiche brevettate da REair, azienda di ricerca, sviluppo e produzione nel campo delle eco-tecnologie.
Per questo murale è stata usata una nanotecnologia capace di disgregare in modo naturale i principali agenti inquinanti presenti nell’aria per un equivalente di cinque nuovi alberi piantumati. Dunque, oltre ad avere una funzione estetica e a fungere da catalizzatore per la consapevolezza ambientale, Respiro contribuisce attivamente al disinquinamento. E dimostra come arte ed ecosostenibilità possano coesistere e rinforzarsi virtuosamente a vicenda.
L’opera è personale e insieme universale. Da un lato, le macchie di colori echeggiano le corse e i giochi nel parco, i profumi della primavera e i colori accesi e vividi dell’autunno lombardo. Dall’altro lato, l’artista si rivolge alle nuove generazioni, raccontando loro di ciò che è stato e che potrebbe divenire.
L’opera, una donazione da parte dello Studio Bastianelli&Calloni, diventa così un invito a fermarsi e a prendere coscienza dello stato dell’arte e, allo stesso tempo, a non smettere di guardare oltre i limiti, ad attraversarli e andare in profondità, a non avere paura di sognare un futuro diverso. A fare da ponte tra una dimensione e l’altra è un simbolo: quello del muro, limite architettonico per eccellenza.
«La mia generazione è cresciuta e si è confrontata con il Muro di Berlino e con ciò che ha significato per tutti noi. Mi guardo attorno e vedo la mia città ricca di murali e penso che in fondo siano tante storie che raccontano la vita di tutti noi. Ora tocca a me farlo. Lascio la mia impronta in un luogo così importante come la Cittadella degli Archivi, un luogo magico che racconta la storia della città custodendo documenti che risalgono al 1800».
Così racconta Patti nel testo critico-curatoriale scritto da Giorgia Ligasacchi ed Ester Candido (e io vi consiglio di leggerlo, lo trovate qui).
In questo senso, l’opera di Gianluca Patti non solo arricchisce, ma educa e ispira facendosi punto di riferimento e modello. E dimostrando che l’arte può essere una forza positiva e trasformativa nella nostra società.
Respiro è una dichiarazione d’intenti e un atto di impegno verso un mondo più verde.
Gianluca Patti
Nasce nel 1977 a Monza dove attualmente vive e lavora.
La sua ricerca è incentrata sullo studio del colore e della materia quali strumenti di narrazione del vissuto personale e della dimensione temporale.
Lo studio da autodidatta della storia dell’arte ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della sua ricerca artistica.
All’inizio del proprio percorso, Patti si appassiona al lavoro pittorico di grandi artisti quali Pollock, Vedova e Basquiat. Ne approfondisce l’equilibrio cromatico cercando un proprio approccio unico al colore, nell’ambito di una personale ricerca in continua evoluzione. È attratto poi dalle correnti artistiche dell’Arte Povera e dall’approccio del Readymade, affascinato dalla decontestualizzazione e dalla nuova vita attribuita a oggetti di uso comune. Inizia così a studiare i materiali maggiormente evocativi del proprio vissuto, rappresentati, data la propria formazione e il contesto familiare legato al settore edile, dai materiali da costruzione. Li utilizza però quali elementi di costruzione del proprio processo artistico. Ne conseguono opere stratificate in cui prodotti cementizi, resine, reti e pigmenti si fanno metafora di ricordi sedimentati e tracce del passato.
Il lavoro di Gianluca Patti è stato esposto in molteplici mostre personali e collettive. È anche entrato a far parte di collezioni di arte contemporanea di rilievo.
L’approccio trasversale dell’artista l’ha portato inoltre a collaborare alla realizzazione di scenografie nel settore pubblicitario e dell’interior design. È stato selezionato per progetti arte e impresa.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.