SubbuteoLab ovvero un ponte tra passato e futuro

Ricevo e volentieri condividoFirenze, Torino e Roma sono le tre città in cui è possibile trovare i negozi SubbuteoLab, realtà fondata da Daniele Mancuso per portare nel nostro tempo l’omonimo gioco da tavolo. Lab perché in questi negozi si compra, si gioca, si crea aggregazione.

In pochissime parole, per chi non lo sapesse. Il Subbuteo è un gioco da tavolo nato nel 1947 e nel quale viene riprodotto, in miniatura, lo sport del calcio. Nasce da un’idea di Peter Adolph che, essendo ornitologo, pensa di dargli il nome di un uccello della famiglia dei falconidi, ovvero il falco subbuteo. Perché? Pare che il becco dell’animale ricordasse ad Adolph la posizione del dito quando colpisce il mini-calciatore.

Il Subbuteo ha avuto grande diffusione durante gli anni Settanta e Ottanta. Negli anni Novanta l’azienda produttrice, la Waddingtons Games, viene acquisita dalla statunitense Hasbro la quale interrompe poi la produzione del gioco considerandolo non più competitivo rispetto ai nuovi videogiochi a tema calcio. Che – come sa chi mi conosce bene – non è certo il mio sport preferito.

Qualcuno si chiederà quale sia allora la connessione tra me e SubbuteoLab e perché io abbia deciso di parlarne. Lo spiego volentieri.

Il fatto che io abbia un’anima vintage non è un mistero tanto quanto la mia poca simpatia verso il calcio. Lo dichiaro anche nel mio profilo Instagram: «mi occupo di moda e comunicazione ma sono fuori moda, diciamo… vintage». Aggiungo qui che il mio essere vintage va ben oltre la moda.

Ho anche spiegato che tutto ciò non significa né che io non ami presente e futuro né che io sia una nostalgica. Tutt’altro. Non sono affatto nostalgica. Se amo il passato è perché credo – semplicemente – che possa darci forza e chiavi per vivere meglio il presente e proiettarci nel futuro.

Non sono una nativa ma una immigrata digitale. Sono cioè una persona che si è approcciata alle tecnologie digitali da giovane adulta e oggi le uso per tutto, dal lavoro alla sfera personale. Ma ho una forza, quella a cui mi riferisco quando parlo dell’importanza del passato: so com’era il mondo prima di ciò che tutti viviamo quotidianamente oggi. Ecco perché alle letture web alterno i libri in carta. Perché allo shopping online alterno quello in negozi e mercatini fisici. E perché credo (o spero) fermamente che i social – pur da me molto amati – non sostituiranno mai amici e affetti reali.

È come se prendessi il meglio delle due dimensioni, del passato e del presente, del prima e del dopo, dell’analogico e del digitale. Ed ecco perché mi piacerebbe vedere le nuove generazioni crescere non solo con tecnologia, smartphone, web, social e intelligenza artificiale, ma anche prendendo familiarità con usi e giochi vecchio stampo. Perché il mondo non è solo quello dietro uno schermo. E perché – lo ripeto – il passato non è un nemico, ma una risorsa in più.

Capite perché ho sorriso quando Daniele Mancuso mi ha scritto? Leggete qui sotto come racconta il suo progetto e concorderete su un fatto. Ha trovato in me una persona molto adatta, ben oltre la specifica passione (o meno) per il calcio.

Auguro tutto il meglio al team SubbuteoLab. E appena mi troverò a Torino, Firenze o Roma… beh, senza dubbio passerò a respirare un po’ di atmosfera anni Ottanta – Novanta.

Emanuela Pirré

 

 

Subbuteo
[sub-bù-te-o]
s.m. (pl. -tei)

«Gioco da tavolo nel quale, su un panno verde che riproduce un campo di calcio in miniatura, sono disposte sagome di giocatori, mosse con le dita da due avversari che simulano una partita di calcio».

Così il dizionario italiano descrive quello è che uno dei giochi da tavolo preferiti da tanti bambini degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.

Per Daniele Mancuso, però, non è semplicemente questo. Tant’è che è il fondatore degli store SubbuteoLab, una realtà che si pone come ponte tra passato e futuro, un luogo in cui potersi emozionare e far sognare grandi e piccini.

«Nei nostri negozi – racconta Mancuso – si torna indietro nel tempo, si ha la possibilità di acquistare e divertirsi ancora con un gioco che non esiste più. Un gioco che, nei primi anni Duemila, è collassato con l’imporsi dell’elettronica. Da noi entrano i papà e i nonni che vogliono far conoscere il Subbuteo a figli e nipoti, ma c’è anche chi entra per caso e resta affascinato da questo mondo».

Il primo negozio è nato nel 2016 in Toscana, a Firenze. Il progetto si è poi ampliato: a Torino, nel 2022, e a Roma, nel 2023.

Il protagonista indiscusso è, naturalmente, il gioco del Subbuteo.

Per un totale di 250 mq tra panni verdi, squadre assortite, coppe e accessori, il mondo del Subbuteo è tornato a vivere. Nei tre negozi si può non solo acquistare pezzi da collezione, ma si può anche giocare in uno dei tavoli messi a disposizione per tutti i clienti.

SubbuteoLab non è solo un negozio. È un punto di aggregazione tra appassionati, collezionisti e neofiti. Per chiunque sia curioso di rispolverare un vecchio gioco del passato, ma non solo.

«In un mondo dove la velocità di fare qualunque cosa, di scoprire il mondo attraverso uno schermo, di essere sempre meno presenti e attenti a quello che è il vero senso di un gioco da tavolo, ho cercato – spiega Mancuso – di rompere questi schemi e di far rinascere la passione per la pazienza, per la strategia e per il rispetto degli avversari. Proprio in virtù di questo pensiero, la nostra realtà non è solo un connettore tra chi già conosce il mondo del Subbuteo, ma soprattutto si pone l’obiettivo di far conoscere il gioco ai più piccoli».

Sono quindi tante le iniziative che i tre negozi propongono (per esempio laboratori con le scuole materne), sono tante le persone coinvolte, sono tanti i sogni che si vogliono raggiungere. Insomma, grazie a una passione rispolverata, è stato possibile riportare in vita un pezzo di storia del gioco da tavolo per metterlo a disposizione di tutti.

Semplice, divertente, coinvolgente. Questo è il Subbuteo, questo è SubbuteoLab.

I tre negozi si trovano a Firenze in Via Francesco Baracca 23, a Torino in Corso Dante 79 D, a Roma in Via Veturia 98.

Non mancano il sito e il profilo Instagram attraverso il quale si posso seguire anche gli aggiornamenti sulle varie iniziative portate avanti da Daniele Mancuso e dal suo team. Perché mondo virtuale e reale possono convivere.

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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