L’approccio profondo di Luigi Ghirri a viaggio e fotografia è in mostra al MASI

Siamo agli sgoccioli dell’estate 2024, un’estate in cui si è parlato di vacanze e di viaggi, naturalmente. E anche di tematiche tristemente attuali, come l’overtourism ovvero l’impatto negativo generato dal turismo quando diventa eccessivo.

Anche in questa ottica, mi pare interessante che un’istituzione museale del calibro del MASI Lugano abbia deciso di dedicare una mostra al fotografo italiano Luigi Ghirri (1943 – 1992) e al suo lavoro attorno al tema del viaggio.

Ghirri rappresenta una figura pionieristica e influente. Tra gli Anni Settanta e Ottanta, ha creato un corpus di opere senza eguali nell’Europa del suo tempo riflettendo sulla fotografia e sul ruolo della stessa nella cultura moderna. La sua riflessione è giocosa e allo stesso tempo poetica, profonda e anche delicata – mai invasiva.

Il progetto espositivo presentato al MASI racconta la fascinazione di Ghirri per il viaggio, sia reale che immaginario.

Attraverso un’accurata selezione di circa 140 fotografie a colori, per lo più stampe vintage provenienti principalmente dall’archivio detenuto dagli eredi e dalla collezione dello CSAC di Parma, la mostra offre l’occasione di scoprire non solo gli scatti più noti, ma anche quelli meno conosciuti.

SOPRA: Luigi Ghirri, Rifugio Grosté, 1983. Lambda print, new print (2013). Eredi di Luigi Ghirri, Courtesy Eredi di Luigi Ghirri © Eredi di Luigi Ghirri / SOTTO: Luigi Ghirri, Scandiano, presso la Rocca di Boiardo, 1985. C-print, vintage print. Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano. Collezione Città di Lugano. Crediti fotografici: Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano. Collezione Città di Lugano.
SOPRA: Luigi Ghirri, Rifugio Grosté, 1983. Lambda print, new print (2013). Eredi di Luigi Ghirri, Courtesy Eredi di Luigi Ghirri © Eredi di Luigi Ghirri / SOTTO: Luigi Ghirri, Scandiano, presso la Rocca di Boiardo, 1985. C-print, vintage print. Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano. Collezione Città di Lugano. Crediti fotografici: Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano. Collezione Città di Lugano.

Fin dai suoi primi progetti, Luigi Ghirri si è ispirato al viaggio, come concetto e come fonte di immagini.

Si va dalle gite domenicali nei dintorni della sua città natale, Modena, che egli definiva “avventure minime”, fino ai viaggi verso le mete turistiche più frequentate. Ghirri ha inoltre indagato l’idea stessa di viaggio attraverso fotografie di mappe, atlanti, pubblicità per il turismo e cartoline. E di turisti che si godono il panorama in vacanza.

I suoi scatti suscitano così una riflessione sul modo in cui la fotografia sia arrivata sempre più a inquadrare e condizionare l’esperienza di un luogo.

«La realtà in larga misura si va trasformando sempre più in una colossale fotografia e il fotomontaggio è già avvenuto».

Così scriveva Ghirri nel 1979. Evidenziava già allora, con un’analisi precorritrice dei tempi odierni, il rischio di uno svuotamento di senso, «una strana forma di depauperazione sensoriale» legata alla sovrapproduzione di immagini.

La mostra ha molteplici chiavi di lettura e questa è quella che è particolarmente piaciuta a me in occasione della visita che ho fatto il giorno dell’anteprima stampa.

Ed è il motivo per cui penso che Ghirri meriti pienamente l’appellativo pioniere. Ai suoi tempi, nessuno parlava di overtourism eppure lui già parlava di depauperazione sensoriale e di realtà che si trasforma in fotomontaggio.

SOPRA: Luigi Ghirri, Capri, 1981. C-print, new print (2008). Eredi di Luigi Ghirri. Courtesy Eredi di Luigi Ghirri © Eredi di Luigi Ghirri / SOTTO: Luigi Ghirri, Arles, 1979. C-print, vintage print. Collection Massimo Orsini, Mutina for Art. Crediti fotografici: Massimo Orsini, Private Collection.
SOPRA: Luigi Ghirri, Capri, 1981. C-print, new print (2008). Eredi di Luigi Ghirri. Courtesy Eredi di Luigi Ghirri © Eredi di Luigi Ghirri / SOTTO: Luigi Ghirri, Arles, 1979. C-print, vintage print. Collection Massimo Orsini, Mutina for Art. Crediti fotografici: Massimo Orsini, Private Collection.

Proprio la fotografia – o meglio la sovrapproduzione di immagini e la loro continua condivisione – è oggi, purtroppo, tra le cause alla base del fenomeno overtourism. Chi indaga su tali fenomeni afferma che sia la sovraesposizione di certi luoghi attraverso i social network uno dei motivi per cui certi luoghi vengono presi letteralmente d’assalto da turisti e viaggiatori.

Credo che la mostra del MASI possa aiutare a fare una riflessione anche su questo.

Il percorso espositivo si dipana attraverso un allestimento tematico fluido. Il pubblico è invitato a stabilire liberamente pause, collegamenti e connessioni tra pensieri e immagini. Ed è una scelta in cui risuona l’approccio di Ghirri verso un’opera fotografica concepita come viaggio che continua oltre la singola fotografia. E che richiede il pensiero critico e l’interpretazione di chi la osserva.

Terminata la visita, l’invito è a percorrere l’itinerario della mostra anche a ritroso sull’onda di quelli che il fotografo definiva gli «strani grovigli del vedere».

Invito che condivido anch’io sottolineando il concetto di pensiero critico. Non so, forse è proprio questo che oggi ci manca un po’. La rielaborazione e l’interiorizzazione, senza necessariamente dover comprare qualcosa perché ce l’hanno tutti. Oppure senza andare in un luogo solo perché ci vanno tutti.

«L’infinita ricerca di Ghirri – dice James Lingwood, il curatore – è un inquieto interrogarsi su come si guarda e su cosa si vede in un mondo già sommerso da immagini».

Avete presente quando guardiamo l’ennesima foto di un panorama arcinoto e ci rendiamo conto di averlo già visto – uguale – mille volte? Ecco, attraverso gli occhi di Ghirri si possono vedere invece sfumature diverse.

Se pensate che tutto ciò sia interessante, la mostra è aperta fino al 26 gennaio 2025.

Emanuela Pirré

 

 

 

Luigi Ghirri. Viaggi

Fotografie 1970-1991

8 settembre 2024 – 26 gennaio 2025

MASI, Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano

Sede LAC, Piazza Bernardino Luini 6

A cura di James Lingwood

Coordinamento del progetto Ludovica Introini

Qui trovate il sito del MASI

Qui trovate il sito dell’Archivio Eredi di Luigi Ghirri diretto dalla figlia Adele Ghirri

Fin nelle fotografie scattate nei primi brevi viaggi all’inizio degli Anni Settanta nelle città dell’Emilia-Romagna, in Italia settentrionale o in Svizzera, Luigi Ghirri è attratto da immagini “trovate” nell’ambiente quotidiano, come manifesti e cartoline. Una selezione di questi “Paesaggi di cartone” apre il percorso della mostra al MASI.

Alla profondità di un nitido pensiero critico, Ghirri associava l’attrazione verso i luoghi che esemplificano le complesse relazioni della fotografia con la realtà. Come nella serie di fotografie In Scala, realizzate a più riprese (tra il 1977 e il 1978 e nel 1985) nel parco a tema Italia in Miniatura a Viserba (Rimini). La sua fascinazione per le duplicazioni e le moltiplicazioni della realtà trova qui l’ambiente ideale. Le Dolomiti, il Grattacielo Pirelli, la Basilica di San Pietro possono essere visitati in un rapido tour in cui storia e geografia sono fortemente compresse.

In mostra, una selezione di immagini più esplicitamente dedicate al viaggio raffigura persone in vacanza: il panorama a Hergiswil in Svizzera, uno scivolo e una giostra vuoti al Lido di Spina, un ombrellone a Orbetello, piccoli specchi in cui controllare il proprio aspetto a Marina di Ravenna. Sono immagini di calma silenziosa, in cui raramente accade qualcosa. La fotografia di una coppia che gioca a tennis sulla spiaggia sarebbe insignificante se non fosse per la pallina poggiata proprio sulla linea dell’orizzonte, là dove il mare incontra il cielo.

«Ciò che è decisivo per Ghirri non è un momento nel tempo, ma la sua distillazione» osserva il curatore James Lingwood.

Una sezione intitolata Viaggi in casa comprende la serie Atlante (1973), con dettagli ravvicinati di mappe che Ghirri ha tratto dal suo atlante, “luogo” che per lui descrive tutti i viaggi possibili. A queste immagini si aggiungono quelle di Identikit (1976-1979), un autoritratto privato del fotografo composto da fotografie degli scaffali della sua libreria che mostrano i dorsi dei suoi libri, dischi, mappe, cartoline, ninnoli e souvenir.

Per tutti gli Anni Ottanta, Ghirri viaggia in quasi tutta Italia, realizzando diversi servizi per enti turistici e per il Touring Club Italiano. In questo periodo, il passaggio a una macchina fotografica di medio formato porta maggiore profondità e chiarezza e colori più vivaci alle sue fotografie, anche se continua a inquadrare i panorami nello stesso modo tranquillo e misurato.

Destinati a un vasto pubblico, questi lavori su commissione combinano le immagini stereotipate del genere divulgativo con altre più insolite e particolari. Così, per esempio, all’interno del libro Capri (1983), Ghirri ritorna più volte su un particolare ben noto ai turisti, i celebri Faraglioni. Dalla composizione classica alle vedute in cui le rocce si frammentano in specchi, fino alla loro riproduzione su una mappa dipinta su ceramica, i diversi modi in cui Ghirri fotografa questa immagine turistica simbolica rivelano la sua delicata sovversione del genere.

«Se le fotografie ‘di viaggio’ di Ghirri sembrano talvolta affini alle foto scattate dai turisti – dice Lingwood – sono tuttavia sempre diverse. Non mira a creare una raccolta di momenti memorabili, né a sottolineare la bellezza o l’importanza di un luogo, ma a costruire un quadro riflessivo di una cultura definita e modellata dalle immagini e dalla loro creazione».

 

… se vi va di vedere una piccola anticipazione della mostra, qui trovate qualche scatto che ho realizzato all’anteprima stampa

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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