Lusso, passione e dramma in Casa Gucci, il nuovo documentario di Arte.tv
Lo scrivo chiaramente: detesto che una storia vera venga romanzata. O meglio, lo detesto quasi sempre. Se ci si ispira a qualcosa di vero e si crea poi un’opera di fantasia e tale la si considera e la si dichiara, allora sì, posso accettarlo. Se però si lascia il dubbio tra verità e finzione, affastellando magari anche inesattezze, beh, allora siamo tra i casi che non apprezzo.
Per esempio, non mi è piaciuto House of Gucci, il film drammatico del 2021 diretto e co-prodotto da Ridley Scott. E non sono l’unica. Potrei citare un lungo elenco di testate e giornalisti che non hanno apprezzato affatto. All’uscita del film, qualcuno scrisse che «House of Gucci è la perfetta rappresentazione di hot mess cinematografico». Attraverso una lettera aperta, anche la famiglia Gucci accusò la produzione di «una narrazione tutt’altro che accurata».
A ogni modo: io preferisco di gran lunga i documentari. Ed è per questo motivo che, volentieri, condivido la notizia della messa in onda di Lusso, passione e dramma, il docu-film che ripercorre ascesa, rivoluzioni e segreti (indovinate?) di Gucci.
A proporlo è Arte.tv, piattaforma europea gratuita di streaming dedicata alla cultura. In vista dell’imminente Milano Fashion Week, propone un lungometraggio (52 minuti) che ripercorre la saga della celeberrima maison, un impero del lusso fondato su pilastri quali pelletteria, identità solida e creatività senza freni.

Attraverso la regia di Olivier Nicklaus, il documentario racconta l’evoluzione del marchio e come ha saputo resistere a ogni tempesta.
Si parte dalla fondazione a Firenze da parte di Guccio Gucci, nel 1921, come piccola bottega specializzata in valigie, fino a raggiungere una clientela internazionale. Il tutto conquistando Hollywood, ribattezzando una borsa in onore di Jackie Kennedy e lanciando la linea prêt-à-porter. Non mancano gli episodi tragici: il più noto è l’omicidio di Maurizio Gucci, avvenuto a Milano nel 1995, e per il quale fu condannata l’ex moglie Patrizia Reggiani come mandante.
L’evoluzione arriva negli anni Novanta grazie a Domenico De Sole e Tom Ford, rispettivamente CEO del Gruppo Gucci e Direttore Creativo. I due decidono di puntare su una nuova fascia di pubblico: si lasciano alle spalle l’immagine di una borghesia austera per abbracciare una sensualità glamour, il cosiddetto “porno chic”. Una mossa audace che porta il brand a entrare nell’era dell’alta finanza e in una dimensione fatta di direttori creativi geniali ma sacrificabili, a partire dallo stesso Ford. Nel 2004, infatti, si consuma la separazione tra lo stilista e la Maison.
Con il passare degli anni, il marchio si evolve e i direttori creativi si alternano in un susseguirsi di visioni e stili differenti. Come nel caso di Alessandro Michele che nel 2015, anche grazie a una visione orientata verso un’estetica gender fluid, riesce a riportare il marchio al vertice. Tocca poi a Sabato De Sarno, ma è una breve parentesi. In marzo 2025, il designer lascia il posto a Demna Gvasalia, ex Balenciaga, chiamato a reinventare nuovamente il mito Gucci.
Con il contributo di professionisti della moda tra cui Carine Roitfeld (editrice, giornalista, direttrice dell’edizione francese di Vogue per una decina d’anni), Salomé Dudemaine (storica della moda e co-fondatrice del magazine Griffé) e Sara Gay Forden (giornalista, scrittrice, autrice del saggio House of Gucci – date un occhio qui sotto), Olivier Nicklaus ripercorre con ritmo e precisione la storia della maison, dagli esordi fiorentini al più recente valzer di creativi. Nicklaus è anche giornalista e critico cinematografico ed è autore del documentario Fashion! del 2012.
Il documentario Lusso, passione e dramma è disponibile fino al 27 marzo 2026 sulla piattaforma arte.tv/it.
Emanuela Pirré
Post scriptum – una curiosità
Come ho scritto, Sara Gay Forden è autrice di House of Gucci. È un saggio impeccabilmente documentato da cui Ridley Scott ha tratto il suo omonimo adattamento cinematografico. Il passaggio da un medium all’altro (dal saggio al film) e le scelte autonome e indipendenti del regista hanno comportato (inevitabilmente) modifiche agli elementi dell’opera originaria. Per completezza di informazione, segnalo anche che, al contrario della famiglia, la Maison Gucci ha collaborato con Scott. Ha dato accesso all’archivio storico per guardaroba e oggetti di scena. E Salma Hayek, attrice e moglie di François-Henri Pinault, proprietario di Kering e di Gucci, ha recitato nel noir interpretando il ruolo di Pina Auriemma, amica e confidente di Patrizia Reggiani, condannata per concorso nell’omicidio di Maurizio Gucci.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.
