Pillole per la prossima bella stagione: Simon Cracker SS 19 #TEENDRAMA

Backstage della collezione Simon Cracker SS 19 #TEENDRAMA (photo credit Elisa Campesato)

Lunedì 22 ottobre sono stata a una sfilata… fuori.
Fuori tempo (riferendomi ai tempi della moda che vogliono che la stagione primavera / estate si presenti in settembre durante Milano Moda Donna) e fuori dai soliti luoghi (una location quasi segreta in zona Ripamonti).
Fuori da un certo sistema, insomma.

Mi sembrava di andare a un ritrovo semi clandestino, cosa da temerari della moda dato che, invece, attualmente si tende a sbandierare ai quattro venti eventi spacciati come super cool e super esclusivi… e per questo ho subito accettato, incuriosita e stimolata.

E ho avuto pane per i miei denti, in effetti.

A proporre la sfilata è stato Simone Botte, fondatore del brand Simon Cracker; a essere presentata è stata #TEENDRAMA, la sua collezione SS 2019 no gender.

No gender, gender fluid, agender, genderless, ungendered, co-ed: sono tutti i termini con cui oggi si tende a definire una certa estetica a sesso unico, ovvero quella moda che non prevede rigide distinzioni tra capi femminili e capi maschili.

Conoscevo già Simone, c’eravamo conosciuti lo scorso maggio a una precedente presentazione, quindi conoscevo la sua filosofia e il suo orientamento stilistico.

Con la collezione #TEENDRAMA, Simone propone un percorso fatto di ricordi d’infanzia che molti adulti vogliono rivivere, vogliono sentire nuovamente sulla pelle, ingannando il tempo con un cocktail di cliché e stereotipi incorniciati e messi in mostra come in un museo.

La passerella è diventata così una sorta di macchina del tempo grazie alla quale dalla nascita (rappresentata da tessuti e modelli infantili) si arriva a tutte le fasi dell’adolescenza: la ribellione e l’anarchia dapprima e il ballo del diploma e l’ingresso nell’età adulta poi.

La collezione SS 2019 Simon Cracker trae ispirazione da tutti quei giovani che hanno faticato o faticano a staccarsi dalla mamma, a partire dalla cosiddetta Generazione X (con i nati tra il 1965 e il 1980) fino a comprendere la Generazione Y (o Millennial, 1981-1996) e parzialmente la Generazione Z (dopo il 1997).

Tre generazioni che, in circa cinquant’anni, hanno vissuto la caduta del muro di Berlino (costruito nel 1961 e caduto nel 1989), la fine della guerra fredda, l’incubo delle Torri Gemelle (2001) e del nuovo terrorismo, la fine dell’epoca analogica e l’avvento di quella digitale: complice la crisi, la ricerca di un lavoro che spesso non c’è nonché diversi altri fattori, in molti hanno avuto e hanno paura di lasciare la casa in cui sono cresciuti, hanno il timore di diventare adulti.

Altalenante è quindi questa doppia personalità, la parte adulta e quella bambina che, per Simone, giocano in passerella, sfidandosi a vicenda.

Anche la palette cromatica si focalizza sui toni pastello che riportano al ricordo dei giocattoli in gomma dei neonati, alle copertine dei quaderni di scuola, ai libri illustrati da colorare.
L’attaccamento del figlio alla mamma e l’attaccamento della mamma al figlio (entrambi a livelli quasi ossessivi come nel rapporto tra Norma e Norman, madre e figlio nel celeberrimo film Psycho prima e nella serie tv Bates Motel dopo) sono stati d’ispirazione per creare dei capi che uniscano le due figure, la madre e il figlio, nella stessa silhouette e in un percorso che porta alla realizzazione di abiti perfettamente interscambiabili tra lui e lei.

E l’intenzione di Simone, in fondo, è chiara già dal nome scelto per la collezione: con l’espressione teen drama si definiscono tutte quelle serie televisive incentrate principalmente su figure di adolescenti e giovani adulti.
Il genere teen drama è diventato particolarmente rilevante all’inizio degli Anni Novanta, soprattutto con la popolarità raggiunta dalla serie Beverly Hills, 90210: da quel momento, scrittori e produttori televisivi si sono resi conto del potenziale che questo genere poteva avere, fino ad arrivare alla viralità di serie attuali come Tredici (13 Reasons Why in lingua originale).

Simon Cracker SS 19 (photo credit Elisa Campesato)
Simon Cracker SS 19 (photo credit Elisa Campesato)

«Immagino una squadra di mammoni ed eterni ragazzini – racconta Simone – e dunque ho lavorato su alcune caratteristiche infantili: tute da neonato, pannolini e vestiti troppo grandi per essere indossati da un bambino. Da qui prende forma la collezione in cotone naturale e popeline stampato, con texture e grafiche infantili, personaggi come le Tartarughe Ninja, imperdibili gadget per eterni bambini e collezionisti. Proprio in collaborazione con Nickelodeon, ho voluto celebrare i 30 anni delle Teenagers Ninja Mutant Turtles che si ritrovano su diversi capi della collezione.»

Nickelodeon (abbreviato in Nick) è un’emittente televisiva internazionale che trasmette una programmazione dedicata ai bambini e ai ragazzi: dal 2012, l’emittente manda in onda le Tartarughe Ninja (nate nel 1984) in una serie realizzata in computer grafica.

Punto cardine della nuova stagione del brand Simon Cracker è infine il consolidamento del progetto NORMAL PEOPLE che ha l’obiettivo di vestire tipologie di persone dalle taglie differenti con lo stesso capo, grazie alla particolare costruzione degli abiti.

Per questo hanno calcato la passerella persone selezionate tramite street casting, ovvero normal people che indossano con nonchalance i capi eccentrici e artistici, ma al contempo easy to wear, della collezione Simon Cracker.

A questo punto, desidero condividere alcune riflessioni con voi.

So – me ne rendo conto – che il lavoro di Simone può risultare inusuale, insolito, controcorrente.
So che, per certi versi, è spiazzante.

Lo è almeno in due delle cose che fa.

È spiazzante quando propone capi non rigidamente destinati a un uomo o a una donna, quando mescola le carte (e forse anche certe nostre certezze), quando va deciso verso un’estetica sempre più fluida per quanto riguarda il genere.

È spiazzante quando cambia destinazione d’uso a oggetti che per noi tutti hanno un’altra applicazione, come quando prende un accappatoio e lo fa diventare un cappotto oppure quando prende il flacone di un farmaco e lo fa diventare gioiello (trovate entrambi nella foto qui sotto e guardate gli orecchini fatti con l’inalatore di un noto farmaco che ho subito riconosciuto perché è usato da una persona della mia famiglia…).

Simon Cracker SS 19 (photo credit Dario Raimondi)
Simon Cracker SS 19 (photo credit Dario Raimondi)

So che Simone è uno stilista contro.
In tutto, in ogni sua singola scelta.

È contro per i modelli e le modelle che ha mandato in passerella, alcuni molto rappresentativi proprio dell’estetica agender, alcuni di età di solito non classica per un/a modello/a (qui un mio video della serata del 22 ottobre), tutti (o quasi) non professionisti.

È contro per la location che ha scelto, industriale e spoglia.
Scelta apposita, a mio avviso: per non rubare la scena alle creazioni.
Per non fare quello show, per non creare quel contorno oggi tanto caro a molti (troppi) – e che poi finisce puntualmente che nessuno parla dei capi e tutti parlano (solo) della spettacolarità dell’evento…
Lui ha scelto un’atmosfera e una dimensione diverse.
Una location perfino un po’ fuori mano, sicuramente fuori dai soliti giri e dai soliti indirizzi delle location modaiole.

È contro perfino per le sue tempistiche.
Sceglie (lo ripeto) di presentare la sua collezione una sera di fine ottobre, ignorando la settimana della moda di settembre, quando gli altri hanno presentato le collezioni primavera / estate 2019 che lui ha fatto sfilare quella sera.

Simon Cracker SS 19 05 (photo credit Elisa Campesato)
Simon Cracker SS 19 05 (photo credit Elisa Campesato)

Tutto vero, dunque: Simone Cracker è inusuale, insolito, controcorrente, spiazzante – ma…

Ebbene sì, ho una bella serie di “ma”

Ma…
Se andando oltre lo spiazzamento, provassimo invece a concentrarci sul lato divertente e soprattutto sfidante ed estremamente stimolante di queste sue diversioni?

Ma…
La moda ha sempre avuto bisogno di visionari e sabotatori più che di bravi ripetitori seriali che servono solo fin quando non c’è bisogno di un cambiamento.

Ma…
La moda ha sempre avuto bisogno di persone più capaci di infrangere che di eseguire.
Ha sempre avuto bisogno di pirati più che di meri esecutori – penso a tutti gli enfant terrible e a tutti gli enfant prodige che talvolta hanno fatto gridare allo scandalo e che oggi sono invece osannati per ciò che in realtà sono stati, ovvero geniali quanto coraggiosi precursori.

Ma…
La moda ha sempre avuto bisogno di persone che hanno infranto le regole, che hanno stracciato canoni estetici, che hanno riscritto codici, che hanno detto addio a regole sartoriali che sembravano dogmi irrinunciabili.

Ed è alla luce di tutti questi “ma” che io voglio essere solleticata, stimolata, provocata.
Voglio che qualcuno giochi con i miei limiti, che li metta in discussione, che li disturbi e li scomodi.
Voglio che dia loro lo sfratto, se necessario.
Perché nel dubbio, nella provocazione, nel cambiamento io vedo evoluzione.
E l’evoluzione è vita.

Si continua a parlare di crisi come di una cosa negativa è invece la parola crisi contiene già in sé, etimologicamente, le radici della rinascita…

Criṡi (ant. criṡe) s. f. [dal lat. crisis, gr. κρίσις «scelta, decisione, fase decisiva di una malattia», der. di κρίνω «distinguere, giudicare»].
(Dal vocabolario Treccani)

Nell’uso comune, crisi ha assunto un’accezione negativa in quanto vuole significare un peggioramento di una situazione: se invece riflettiamo sull’etimologia della parola, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva, in quanto un momento di crisi – cioè di riflessione e di valutazione – può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorire. Per una scelta.

E se provassimo, allora, a raccogliere la sfida che ci lancia Simone?

Io l’ho accolta.
Andando alla sfilata, riflettendoci, raccontandovela.
A voi – come sempre – spetta infine la vostra decisione e la vostra scelta.

Manu

 

 

Chi è Simone Botte alias Simon Cracker:

Simon Cracker è il marchio di abbigliamento e accessori uomo/donna fondato nel 2010 dallo stilista Simone Botte: classe 1985, nato a Cesena, graphic designer di formazione, Simone è passato quasi subito alla moda, una moda intrisa di ispirazioni artistiche.
Fin dal 2006, Botte ha avuto varie collaborazioni con enti prestigiosi come la Central Saint Martins e la UAL – University of the Arts London: nel 2010, tornato in Italia, ha lanciato il suo marchio Simon Cracker alla Paris Fashion Week riscontrando l’interesse di molti buyer giapponesi (provenienti da Tokyo e da Osaka) e di Hong Kong.
Nel frattempo, ha lavorato come stylist, social media manager e art director per marchi del calibro di Jo No Fui, Who’s Who, Mariu De Sica, MSGM, Vivetta, Stella Jean, Sergio Rossi.
Simone punta molto sulle collaborazioni, da una con Kappa (ovvero la Simon Cracker Destroys Kappa per la primavera / estate 2018) a una con Thomas Mennell, stilista inglese che produce accessori (la collezione con la quale l’ho conosciuto e che avevo mostrato qui), fino ad arrivare a una capsule collection recentissima firmata per Bivio Milano (notissimo negozio di second hand del quale io ho parlato qui).

Ma, naturalmente, nessuno può raccontare meglio Simon Cracker dello stesso Simone Botte.

«Non voglio essere catalogato, come stilista, pittore, scultore.
Come non amo le etichette di nessun genere, orientamento sessuale, classe sociale, razza, non amo nemmeno etichettare il mio lavoro.
Quello che esce dalla mia mente e dalle mie mani è il modo personale che ho di esprimere quello che sento.
In passato chiesi di esporre una mia collezione in una galleria, una vecchia pescheria che sin da piccolo ho sempre ammirato, di un paese qualunque di una provincia qualunque…
Mi risposero che la ‘moda’ non era classificabile come ‘arte’, quindi sarebbe stato ‘non all’altezza dell’edificio storico’.
Queste frasi mi risuonano nella mente da anni.
Io non realizzo collezioni commerciali; quel fiume di emozioni che mi scivola via dal corpo quando riesco a rappresentare un mio ricordo, un mio dolore o una mia gioia attraverso una collezione di involucri mi fa sentire libero.
Finita una collezione, mi oltrepassa una sensazione di libertà, come se avessi buttato fuori un pianto infinito, come non avere più un nodo alla gola, come se avessi scritto tutto quello che mi tormenta, manca e rende felice, su un diario che durerà per sempre. Ogni mia collezione mi definisce, è un pezzo di me, del mio passato, parte della mia famiglia spesso e volentieri. Le mie muse e ispirazioni, sono personaggi incontrati nella vita anche solo per un attimo, che hanno contribuito a farmi crescere, conducendomi dove sono ora.»

Ecco perché mi piace Simone, ecco perché appoggio il suo lavoro.

Per seguire Simon Cracker:

Qui trovate il suo sito (con lo shop online), qui la sua pagina Facebook e qui il suo account Instagram.

 

 

 

 

 

A glittering woman è anche su Facebook | Twitter | Instagram

 

 

 

 

 

Spread the love

Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

Lascia un commento

Nome*

email* (not published)

website

error: Sii glittering... non copiare :-)