Uomini e tacchi, dal Re Sole fino a Diego Dolcini a Venezia 80
Uomini e tacchi: è un binomio che sorprende? È considerato un ossimoro?
In realtà, la storia d’amore tra uomini e tacchi è lunga e ricca di esempi.
E, come molti altri capi di abbigliamento, i tacchi alti non hanno genere. Anzi, a indossarli in passato sono stati spesso gli uomini, un po’ come accadde per il colore rosa: oggi è considerato femminile da tanti, ma per molto tempo è stato invece associato alla virilità.
Non voglio tediarvi con lunghi racconti storici e quindi mi limiterò a citare pochi esempi.
Il primo è Luigi XIV di Borbone. Il Re Sole ha regnato per ben 72 anni e 110 giorni dal 14 maggio 1643, quando aveva meno di 5 anni, fino alla morte avvenuta nel 1715.
Come ci hanno raccontato a scuola, Luigi XIV era un monarca assoluto. Tutti i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) venivano da lui esercitati nella convinzione che la sua autorità derivasse direttamente da Dio. E anche l’abbigliamento era espressione del suo potere: tra le altre cose, faceva ampio uso di scarpe con il tacco.
La moda dell’epoca voleva meravigliare e, nel suo caso specifico, voleva anche elevare la figura, letteralmente. Le sue calzature erano decorate da ricche fibbie e il tacco era rosso, colore considerato simbolo di potere. Se vi capita, cercate un suo ritratto, soprattutto quello firmato da Hyacinthe Rigaud nel 1702, e potrete vedere il Re Sole con i tacchi rossi.
Il secondo esempio è relativo al Far West, ovvero il periodo dell’occupazione dei territori a ovest del Mississipi, negli USA. Siamo nel XIX secolo e ai piedi dei cow-boy compaiono stivali con tacco. Servivano a cavalcare in maniera più stabile, permettendo di avere una presa solida sulla staffa.
I tacchi ai piedi degli uomini tornano poi negli Anni Settanta del Novecento, quando le icone della musica salgono sul palco con calzature dotate di tacco e zeppa, dagli ABBA all’indimenticabile David Bowie passando per i Kiss.
E anche oggi tanti artisti indossano i tacchi, sul palco e fuori, da Achille Lauro ai Måneskin. Un altro esempio? Mi viene in mente Harry Styles.
Naturalmente sono tanti gli stilisti che, nelle loro collezioni, giocano costantemente con le contaminazioni tra guardaroba maschile e femminile, scarpe incluse, e non mancano gli stilisti che hanno adottato in prima persona i tacchi. Penso subito a Marc Jacobs (che ama anche le ballerine) e a Rick Owens.
Ma non solo sono divi e celebrità a osare il tacco.
Cito Mark Bryan, 63 anni, ingegnere, marito e padre, eterosessuale e cisgender: sostiene che l’abbigliamento non abbia genere e infatti nel suo guardaroba la metà dei capi è femminile, tacchi a pillo inclusi (lo potete vedere qui). «Il modo in cui mi vesto non riguarda il genere o la sessualità», dice.
Stessa cosa per l’italiano Stefano Ferri, 55 anni (lo trovate qui), che si definisce «scrittore, marito e padre crossdresser».
Il crossdressing è l’atto di indossare abiti associati a un genere diverso, per tradizione o stereotipo.
«Quando parliamo di uomini che fanno crossdressing – dice Stefano – si ricollega subito tutto, erroneamente, all’omosessualità o alla transessualità. Invece non è così e io ne sono la prova visto che sono etero e felicemente sposato».
In definitiva: gli uomini hanno portato – e portano – i tacchi in varie epoche e per svariate motivazioni.
Cosa ne penso io di tutto ciò?
È molto semplice: desidero che le persone possano essere libere di indossare ciò che le fa sentire a proprio agio e ciò che la fa sentire ben rappresentate. E vorrei che imparassimo a non giudicare il nostro prossimo per questo motivo, cioè per ciò che si indossa.
Ma veniamo a un uomo che ha indossato i tacchi né per motivi politici o di potere né per parlare di crossdressing: mi riferisco a Diego Dolcini.


Dopo gli studi in Architettura al Politecnico di Milano, Diego Dolcini vince nel 1989 una borsa di studio per il Master in Fashion Design presso la Domus Academy.
Inizia a disegnare calzature e, nel 1994, fonda il proprio marchio omonimo Diego Dolcini.
Ottiene un successo immediato e inizia a distribuire le sue creazioni nei migliori negozi del mondo. Diventa celebre per calzature sottili con tacchi vertiginosi.
Ha lavorato con importantissimi marchi tra cui Dolce&Gabbana, Trussardi, Casadei, Bruno Magli, Ermenegildo Zegna, Balmain, Emilio Pucci, Bvlgari, Gucci.
Le sue creazioni sono scelte da star del calibro di Julia Roberts, Charlize Theron, Monica Bellucci, Halle Berry, Madonna, Mariah Carey, Beyoncé, Anne Hathaway, Rihanna, Taylor Swift, Naomi Campbell.
Penso dunque di poter affermare senza tema di smentita che Diego Dolcini è un grande esperto nel campo della calzature.
Fin da bambino, è sempre stato attratto dall’arte classica con particolare attenzione alla curvatura dei piedi delle statue greche. Gli studi di architettura e arte hanno forgiato le sue abilità manuali.
Ma torniamo ai tacchi, anzi, ai tacchi a spillo.
Come vedete dalle foto che condivido, Diego Dolcini e Lucrezia Lante della Rovere hanno indossato lo stesso paio di sandali con 11 cm di tacco sul red carpet di The Palace di Roman Polański, film presentato fuori concorso sabato 2 settembre all’80sima Mostra del Cinema di Venezia.


Perché la scelta di Diego Dolcini di indossare i tacchi?
Alto 183 cm, da giovane giocatore di pallacanestro per 10 anni con il ruolo di playmaker, lo shoe designer ha voluto sperimentare di persona l’efficacia di GAIT-TECH®, ovvero il dispositivo brevettato per scarpe con tacchi alti, altissimi ma anche estremi che non fanno male.
Ha quindi fatto confezionare in taglia 43 un paio di sandali allacciati alla caviglia in pelle nera della collezione DIEGODOLCINI per GAIT-TECH® che verrà presentata a fine ottobre di quest’anno. Lo stesso modello in taglia 39 e in pelle laminata oro è stato preparato per l’attrice romana.
Dentro le solette di entrambi i sandali è stato inserito lo speciale dispositivo presentato lo scorso gennaio al CES (Consumer Electronic Show), la più grande fiera tecnologica al mondo dedicata all’elettronica di consumo, il paradiso delle invenzioni.
«Sto lavorando da quasi due anni con gli inventori di GAIT-TECH® per tradurre il sogno in realtà – ha raccontato Dolcini – e a Venezia ho provato sui miei piedi ciò che i dati di laboratorio e il vasto campione di donne su cui abbiamo testato il device ci dicono da mesi: i tacchi non fanno più male».
Ho massima stima per Diego Dolcini e mi piace molto il fatto che abbia voluto testare in prima persona i risultati del suo lavoro.
Chi mi conosce bene sa che ho abbandonato i tacchi da molti anni proprio perché ero stufa di soffrire. Cammino tanto anzi tantissimo e per me è fondamentale avere calzature stabili e che mi permettano di essere veloce e agile.
Ma mai dire mai: i tacchi comodi sono il sogno di ogni donna. Anzi, di ogni persona che li voglia indossare.
Ed è per questo che ho deciso di raccontare oggi questa storia.
Caro Diego, aspettiamo allora fiduciose – e fiduciosi – di vedere e provare la tua collezione a fine ottobre.
Intanto, chi vuole saperne di più può dare un occhio al profilo Instagram di Diego Dolcini e al sito in cui si parla della tecnologia GAIT-TECH®.
Posso permettermi di dire un’ultima cosa?
Caro Diego… hai anche dei bellissimi piedi, complimenti!
Manu
Ringrazio l’ufficio stampa per l’uso delle foto.
Lucrezia Lante della Rovere indossa un abito da sera in velluto di seta amaranto de La Jolie Fille, gioielli Lucia Odescalchi.
Diego Dolcini indossa uno smoking firmato Kiton.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.