Da Albrecht Dürer a Andy Warhol, l’arte grafica è in mostra a Lugano
ETH Zürich, ovvero il Politecnico di Zurigo, è un’istituzione molto nota e rinomata, in Svizzera e all’estero. Eppure, non tutti sanno (sottoscritta inclusa) della sua preziosa Collezione di Arte Grafica, la Graphische Sammlung.
Il MASI di Lugano, il Museo d’Arte della Svizzera Italiana, offre a noi tutti l’occasione di conoscerla.
Come? Grazie alla mostra Da Albrecht Dürer a Andy Warhol – Capolavori dalla Graphische Sammlung ETH Zürich.
Tecniche, motivi, stili e concezioni dell’arte grafica nei secoli si susseguono in un percorso che porta alla scoperta di esponenti molto noti – da Albrecht Dürer a Rembrandt van Rijn, da Francisco de Goya a Maria Sibylla Merian, da Pablo Picasso e Andy Warhol a Edvard Munch – accanto a opere di artiste e artisti viventi tra cui John M Armleder, Olivier Mosset, Candida Höfer, Susan Hefuna, Shirana Shahbazi e Christiane Baumgartner.
Da questo raro ed eccezionale confronto tra antichi maestri e creazioni più contemporanee emergono connessioni inaspettate e sorprendenti.
Temi come il processo di creazione dell’opera d’arte, il rapporto tra copia e originale, la trasmissione di motivi e iconografie, ma anche la collaborazione tra professionalità diverse in campo artistico attraversano la storia della grafica fin dalla sua nascita. E toccano aspetti ancora oggi attuali.
La mostra mette in luce l’ampio spettro delle tecniche grafiche, dalla xilografia all’incisione a bulino fino all’acquaforte e alla serigrafia. La mostra presenta anche disegni, fotografie e multipli. Offre inoltre informazioni e curiosità sulle origini, le funzioni e l’importanza delle opere attraverso i secoli.
La mostra, aperta dal 10 settembre 2023 al 7 gennaio 2024, è curata da Linda Schädler, Direttrice della Graphische Sammlung ETH Zürich.
Sono stata all’anteprima per la stampa e vi dico tre motivi per cui – secondo me – vale davvero la pena di visitare questa mostra.
Primo motivo: la natura stessa della Graphische Sammlung ETH Zürich e, conseguentemente, della mostra Da Albrecht Dürer a Andy Warhol
La collezione viene fondata nel 1867 a scopo di studio e insegnamento. Da allora si è sviluppata come istituzione che gode di reputazione a livello internazionale e promuove attivamente la mediazione e la comprensione dell’arte grafica, sia analogica che digitale.
Circa 160.000 opere su carta, dal XV secolo ad oggi, ne fanno una delle più grandi collezioni di arte grafica della Svizzera. Oltre a un focus sugli antichi maestri, la collezione segue e presenta gli sviluppi recenti.
Le opere che ne fanno parte sono solitamente conservate con cura in deposito o vengono esposte in piccole mostre temporanee. In occasione della mostra al MASI invece, circa 300 capolavori degli ultimi sei secoli vengono presentati per la prima volta insieme e a un vasto pubblico.


Secondo motivo: visitare la mostra Da Albrecht Dürer a Andy Warhol dà l’opportunità di conoscere meglio l’arte grafica.
L’arte grafica è forse meno conosciuta della scultura e della pittura con la quale però è fortemente imparentata. Questa è un’ottima occasione per conoscerla meglio, anche perché è una forma molto, molto importante.
Per esempio, la mostra dà l’occasione di riflettere sul fatto che, in un momento in cui la fotografia non era ancora stata inventata, la cosiddetta “incisione di traduzione”, che riproduceva dipinti e opere d’arte, era un mezzo fondamentale per far conoscere i capolavori a un ampio pubblico.
Non solo: la stampa veniva impiegata anche come strumento di rappresentazione scientifica e naturalistica, come testimonia in mostra la nota xilografia Rhinocerus di Albrecht Dürer (1471 – 1528) che vi mostro anch’io qui sopra. Nonostante l’artista non avesse mai visto l’esotico animale, ne fece una raffigurazione che a lungo venne considerata realistica e quindi ristampata in più edizioni.
La squisitezza, la precisione e la finezza dei dettagli nelle opere di artisti del calibro di Dürer è affascinante. E anche tra i lavori molto più recenti, alcuni sono tanto realistici da sembrare fotografie, proprio grazie alla perizia degli artisti.
Ho molto amato un gessetto nero di Rudolf Koller (1828 – 1905) che si intitola Pecore a riposo nella stalla. Sembra davvero di poter accarezzare il loro vello e incredibile è anche il loro sguardo rivolto verso noi spettatori.
Terzo motivo: Da Albrecht Dürer a Andy Warhol testimonia l’importanza della carta.
La carta è un mezzo tutt’altro che desueto. Oggi è in rilancio, un po’ come i dischi in vinile che sono tornati di moda.
E la carta non piace solo agli adulti, ma anche ai giovani. Posso dare testimonianza diretta attraverso i miei studenti che, oltre agli strumenti digitali offerti da web e canali social, comprano riviste e fanzine cartacee e le comprano con occhio particolarmente attento alla veste estetica e grafica.
Aggiungo infine due motivi bonus.
Il MASI è davvero un gran bel museo, di concezione moderna e con una posizione splendida proprio davanti al lago.
E – last but not least – da non dimenticare è il catalogo.
In occasione della mostra Da Albrecht Dürer a Andy Warhol viene infatti pubblicato un catalogo in tre edizioni separate (italiano, inglese e tedesco) edito da Scheidegger&Spiess + Edizioni Casagrande con un saggio introduttivo della curatrice Linda Schädler, schede di approfondimento su una selezione di opere e un glossario delle tecniche grafiche.
Insomma, portare a casa con sé una copia del catalogo dà l’opportunità di continuare a conoscere quest’arte meravigliosa.
E visto che oggi, venerdì 8 settembre 2023, è la Giornata mondiale dell’alfabetizzazione, mi fa ancora più piacere parlare di tutto ciò.
Conoscere il mondo che ci circonda non è – a mio avviso – una opzione facoltativa: è un obbligo in primis verso noi stessi.
E questo è un messaggio per tutte le generazioni, senza alcuna distinzione: mai smettere di studiare, di essere curiosi, di guardare in profondità, soprattutto in un mondo che offre tante opportunità.
Emanuela Pirrè
Da Albrecht Dürer a Andy Warhol.
Capolavori dalla Graphische Sammlung ETH Zürich
10 settembre 2023 – 7 gennaio 2024
MASI, Museo d’Arte della Svizzera italiana
Sede LAC
Piazza Bernardino Luini 6
Lugano
Qui trovate il sito del MASI
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.