Ragamala, in mostra a Zurigo i dipinti per tutti i sensi

Sono appena stata a Zurigo, in Svizzera, per visitare due mostre attualmente ospitate dal Museo Rietberg. La seconda di cui desidero parlarvi è aperta fino al 19 gennaio 2025 e si intitola Ragamala – Dipinti per tutti i sensi.

Come ho già fatto nel caso della mostra dedicata al Benin, vi racconto le motivazioni che mi portano a parlare di questa mostra.

Vi sarà forse capitato di osservare dei particolari dipinti indiani senza sapere – a me sì, è capitato, lo ammetto – che si trattasse di un genere ben preciso e che ha un nome. Sono i Ragamala, una forma di pittura in miniatura che appartiene alla tradizione indiana.

I Ragamala hanno la particolarità di fondere musica, poesia e pittura in un’esperienza sensoriale a tutto tondo (spiego meglio questo concetto qui sotto). Colpiscono per la delicatezza e la notevole forza espressiva: suggestive scene narrano storie ed emozioni quali il dolore, la malinconia, il desiderio. E ogni immagine nasconde ricchi e minuscoli dettagli da scoprire e decifrare.

Sonika Soni, curatrice della mostra ospitata dal Museo Rietberg, ha esaminato centinaia di dipinti appartenenti alla collezione del museo presentando una selezione di circa cinquanta Ragamala.

La mostra permette dunque di conoscere meglio questa forma d’arte che ha, naturalmente, non solo una lunga storia, ma anche propri codici caratteristici.

In mostra, sono presenti filmati, qr code, postazioni interattive di vario tipo. Tutti questi strumenti accompagnano e guidano verso l’obiettivo: coinvolgere tutti i sensi.

Visto che ho avuto l’opportunità di visitare la mostra con Sonika Soni, vi lascio a mia volta qui di seguito alcune delle sue preziose indicazioni.

Emanuela Pirré

 

 

Ragamala – Dipinti per tutti i sensi

Museo Rietberg
Galblerstrasse 15 – Zurigo, Svizzera
Qui il sito – qui il profilo Instagram

Kishan Todi Ragini, Foglio tratto da una serie di ragamala. Hyderabad, 1775-1800. Pittura a pigmento su carta. Museo Rietberg, RVI 1059. Legato di Alice Boner.
Kishan Todi Ragini, Foglio tratto da una serie di ragamala. Hyderabad, 1775-1800. Pittura a pigmento su carta. Museo Rietberg, RVI 1059. Legato di Alice Boner.

Ragamala, una “ghirlanda di melodie”

I Ragamala sono una particolare forma d’arte che fonde musica, poesia e pittura.

Colpiscono per la delicatezza e la notevole forza espressiva: suggestive scene narrano storie d’amore ed emozioni quali il dolore, la malinconia, il desiderio. Raffigurano amanti ritratti nella natura, principi nelle loro sfarzose stanze, donne e uomini che combattono. Ogni immagine nasconde ricchi dettagli – spesso in miniatura – da scoprire e decifrare volta per volta.

Il genere si è sviluppato in India a partire dal XV secolo, quando i pittori di corte iniziarono a realizzare serie di dipinti raffiguranti melodie musicali. Il termine ragamala significa infatti letteralmente “sequenza di raga” e può essere tradotto anche come “ghirlanda di melodie”, definizione che sottolinea lo stretto legame tra le immagini e la musica.

I raga suscitavano stati d’animo precisi nello spettatore. E i pittori di ragamala riproducevano questi stati d’animo servendosi di un linguaggio visivo e facendo riferimento a versi. Ogni dipinto raccontava dunque una storia che univa musica, poesia e pittura.

I committenti reali godevano di queste opere d’arte nelle loro sontuose dimore insieme a ospiti d’eccezione. Circondati da prelibatezze culinarie, bevande e profumi raffinati, ascoltavano con attenzione le musiche e i versi. La contemplazione dei dipinti ragamala era pertanto un’esperienza multisensoriale in grado di stimolare ogni sfera della percezione.

Contemplando queste opere, possiamo assistere a nostra volta a una fusione di tonalità cromatiche e registri musicali. E possiamo usufruire di un’esperienza sensoriale a tutto tondo.

Jai Kishan Madhumadhavi Ragini, Foglio tratto da una serie di ragamala, poeta Govind. Malpura (Jaipur), ca. 1756. Pittura a pigmento su carta. Museo Rietberg, RVI 868. Dono della Società svizzero-indiana di Zurigo.
Jai Kishan Madhumadhavi Ragini, Foglio tratto da una serie di ragamala, poeta Govind. Malpura (Jaipur), ca. 1756. Pittura a pigmento su carta. Museo Rietberg, RVI 868. Dono della Società svizzero-indiana di Zurigo.

Viaggio in un mondo di immagini, suoni e fragranze

Protagoniste dell’esposizione sono circa cinquanta opere provenienti dalla collezione del museo e realizzate tra il XVII e il XIX secolo. Il percorso è inoltre arricchito dalle testimonianze di due importanti esponenti della pittura contemporanea dell’Asia meridionale. Dei video raccontano come questi pittori, Manish Soni e Murad Mumtaz, hanno realizzato i loro dipinti e reinterpretato due raga.

Composizioni musicali, fragranze e filmati consentono di immergersi nel mondo sensoriale di questo genere di pittura. Le visitatrici e i visitatori sono invitati a osservare attentamente le immagini, ma anche ad ascoltare le melodie e a scoprire i profumi che nascondono.

In occasione della mostra, sono state incise le nuove registrazioni di 30 raga in collaborazione con la musicista Tara Kini, mentre agli esperti di fragranze Bharti Lalwani e Nicolas Roth si deve la creazione di nuovi profumi concepiti per l’occasione.

Qual è il suono della nostalgia e che aspetto avrebbe se fosse una persona? Cosa significa il richiamo del pavone raffigurato nel dipinto? Che profumo sprigiona l’albero in fiore all’ombra del quale una giovane donna suona il liuto? L’esposizione invita a scoprirlo in una cornice che combina immagini, musica, poesia e fragranze.

Eventi collaterali

Per tutta la durata della mostra, il Museo Rietberg propone un ricco programma di eventi collaterali che prevede visite guidate, conferenze, workshop.

Musiciste e musicisti arricchiranno il palinsesto con concerti e incontri per dare vita e voce ai dipinti.

Postazioni ludiche all’interno dell’esposizione invitano alla scoperta e all’osservazione. Visitatrici e visitatori possono divertirsi con i suoni dei raga, cimentarsi nella scrittura di poesie, esplorare i dettagli delle opere come in un quiz.

Infine, Piazza Rietberg, ovvero lo spazio davanti al museo, ospita un progetto artistico dedicato alla musica, aperto al pubblico.

Trovate programma e dettagli degli eventi collaterali nel sito del museo.

 

 

 

 

 

Se vi va di leggere anche un approfondimento sull’altra mostra ospitata dal Museo Rietberg, quella dedicata al patrimonio artistico del Benin, lo trovate qui.

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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