Deesup, quando il design più iconico è di seconda mano

Due dei miei post più recenti qui in A glittering woman parlano di sostegno a talento e cultura (a 360°) e di come anche la second hand economy possa contribuire a un sistema di consumi più equilibrato soprattutto in ambito moda.

Visto che si tratta di argomenti che mi stanno particolarmente a cuore, oggi vorrei aggiungere un nuovo capitolo condividendo il racconto di un incontro interessante: durante la recente Milano Design Week, ho avuto l’opportunità di ammirare alcuni bei pezzi di design senza tempo e ciò è avvenuto grazie al primo marketplace online italiano dell’arredo firmato di seconda mano.

Il marketplace si chiama Deesup ed è stato ideato e realizzato da Valentina Cerolini e Daniele Ena: chiacchierando con Valentina mi sono innamorata del progetto perché è completamente in linea con la mia fiducia nella second hand ecomony come risposta a molte questioni e problematiche. Inoltre, dimostra ancora una volta come talento e capacità possano essere declinati in soluzioni originali e coraggiose.

Parto raccontando cos’è Deesup in poche parole: nato nel 2017, è un marketplace – online e italiano, mi piace ribadire entrambe le caratteristiche – per vendere e acquistare arredi usati di design firmato; seleziona solo pezzi iconici e autentici proposti da venditori privati e professionisti, li promuove presso il pubblico, incassa e coordina la logistica post vendita.

Come funziona?

Chi desidera vendere il proprio pezzo di design firmato può registrarsi alla piattaforma e caricare il proprio prodotto, allegando fotografie che riflettano il valore e le condizioni e indicando il prezzo  di vendita; se considerato in linea con i criteri di qualità e pregio attesi, Deesup pubblica il prodotto nello shop.

Il potenziale acquirente può acquistare online il prodotto consultando l’area shop o fare un’offerta: l’obiettivo è rendere la compravendita semplice, trasparente e sicura.

Il venditore riceve gratuitamente il servizio di pubblicazione e promozione del prodotto e il ritiro diretto a casa una volta realizzata la vendita; l’acquirente può compiere l’acquisto in tranquillità sapendo di scegliere da una selezione di design autentico, effettuando una transazione sicura e avendo la garanzia dell’eventuale rimborso.

L’idea di Deesup ha preso forma da un’esigenza concreta dei due fondatori, Valentina e Daniele, coppia nella vita e negli affari, alle prese con l’avvio della loro prima casa.

«Siamo entrambi amanti del design – spiega Valentina – e sognavamo di arredare il nostro appartamento con pezzi che ci rappresentassero, senza però spendere una fortuna.»

È facile immedesimarsi in questa premessa poiché i pensieri di Valentina e Daniele (che vedete nella foto qui sotto) accomunano molte persone: amore per il bello, desiderio di avere una casa che parli di noi e che sia adatta alle nostre esigenze, budget a disposizione spesso non molto elevato.

«Abbiamo intuito – prosegue Daniele – che dall’ostacolo poteva nascere un’opportunità: c’era chi il design lo desiderava e chi, possedendolo, voleva venderlo. Dovevamo farli incontrare.»

Ecco l’idea geniale, ecco il talento nonché la capacità di concretizzarlo nel marketplace Deesup.

Oggi la piattaforma Deesup ospita uno shop con centinaia di prodotti (suddivisi in arredamento, complementi, illuminazione, outdoor) di soli marchi di alta gamma (tra i quali Cassina, Zanotta, Foscarini, Poltrona Frau, Flos, Artemide), oggetti che hanno una storia da raccontare, proprio come desideravano Valentina e Daniele e proprio come piace a me, che si parli degli abiti che indossiamo o degli oggetti dei quali decidiamo di circondarci.

«Il nostro obiettivo – aggiunge Valentina – è trasformare il riuso in una nuova esperienza di consumo del design: viviamo in un’epoca attenta alla sostenibilità e l’economia circolare rappresenta un’opportunità per tutti.»

Touché, ecco tutti i concetti che guadagnano immediatamente la mia attenzione: il riuso diventa mezzo e opportunità per trasformare il sistema dei consumi in un’economia finalmente circolare nella quale qualcuno che ha amato un oggetto e che oggi non ne ha più bisogno lo vende ad altri che invece lo desiderano e che danno a tale oggetto una seconda vita, evitando che se ne producano di nuovi, spesso inutili o ridondanti.

Deesup vuole essere un’opportunità per i privati, ma anche per i professionisti del settore e il 2019 rappresenta infatti un anno di svolta: arriva il KM zero del design.

«Abbiamo scelto – puntualizza Daniele – di focalizzarci su distributori e showroom per garantire un approvvigionamento più rapido e uno standard qualitativo equivalente al nuovo. Entro giugno il 50% dei prodotti in vendita sullo shop online avrà l’etichetta del venditore professionista.»

Questa scelta sta spingendo le vendite anche a livello internazionale: il 40% degli ordini arriva attualmente dall’Europa (Germania, Belgio e Regno Unito in testa), un trend in costante crescita.

Perché – a mia volta – credo in Valentina e Daniele e ho scelto di appoggiare Deesup?

Per esempio perché i risultati di varie ricerche raccontano che il mercato dell’arredo a livello globale vale circa 380 miliardi di dollari e che la sola nicchia del lusso vale 35 miliardi, di cui un terzo circa è generato in Europa (fonte Bain & Company, 2017).

Oppure perché ulteriori studi dicono che, in questo contesto, è proprio il second hand a rappresentare uno dei principali driver di crescita del business del lusso nei prossimi anni a livello globale: solo in Italia, il design usato ha registrato nel 2017 un’impennata del 164%, per un valore stimato in 2,6 miliardi di euro (fonte Doxa 2017).

E infatti Deesup ha già ricevuto importanti riconoscimenti.

La piattaforma è stata premiata dalla Camera di Commercio di Milano-Monza-Brianza in occasione dei Digital Awards 2017 e, a gennaio 2018, è entrata nel programma di accelerazione dedicato al lifestyle di LUISS ENLABS, acceleratore d’impresa della holding di partecipazione LVenture Group.

E tra l’altro, recentemente, è stata rilasciata la prima app dedicata a Deesup, app oggi disponibile sull’Apple Store (iOS) e Google Play (Android).

Concludo con una riflessione.

Oggi più che mai è necessario chiederci quali caratteristiche debba avere il design e, soprattutto, il buon design.

Molte scuole di pensiero hanno sostenuto che il buon design debba essere funzionale, bello e in qualche maniera innovativo: io credo che, esattamente come vorrei che avvenisse sempre più per la moda, vi sono altre domande che dobbiamo porci oltre a funzionalità, estetica e innovazione.

Ovvero: come è stato fatto l’oggetto che desideriamo acquistare?
È accessibile? Se sì, in quale modo e in quale senso? È inclusivo?
È rispettoso del lavoro delle persone e della loro dignità? (Come mi sono interrogata in modo parallelo per la moda nel mio recente post sul documentario “Fashion Victims”…)
È rispettoso dell’ambiente? Durerà? Quanto tempo?

Viviamo in un’epoca che richiede sempre più non solo estetica e funzionalità e l’innovazione deve essere veicolo di sensibilità e pensiero: design e moda, in quanto opere creative e d’ingegno, devono essere buoni e devono esserlo sotto diverse declinazioni.

Deesup cerca di contribuire a rendere il design buono e giusto, rendendolo più accessibile, prolungando il suo ciclo di vita e abbattendo lo spreco.

E allora mi fa piacere lasciarvi il loro sito, la loro pagina Facebook, il loro account Twitter e l’account Instagram.

Manu

 

 

 

 

 

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Emanuela Pirré

Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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