Corti Milano: ho portato Emmina nel (mio) Paese dei Balocchi

Stamattina mi sono svegliata con un pensiero in testa. Come al solito, era un pensiero arzigogolato e conteneva almeno tre idee: parlare di borse (è un po’ che non lo faccio), sostenere nuovi talenti (come mi piace fare ogni volta che posso) e abbattere un mio limite (sapete che li detesto in generale e soprattutto che detesto i miei). Ho quindi deciso che è il giorno perfetto per parlarvi di Corti Milano e della borsa Emmina Killer.

Corti Milano è un brand di borse e foulard nato nel capoluogo meneghino nel 2013. L’idea nasce da un incontro, quello tra Yusun Jang e Alessandro Corti, dall’unione delle loro personalità e diverse culture: nasce dalle esplorazioni dei due designer fatte durante viaggi avventurosi, loro grande passione. Le loro creazioni sono contemporanee, glamour e giocose. Leggi tutto

Sine Modus, i turbanti vintage lontani dalle tendenze passeggere

Diversi anni fa, intercettai un paio di leggings in un negozietto: da brava figlia degli anni ’80 che li ricordava col nome di pantacollant, non me li feci scappare.
Un giorno me li vide un’amica forse troppo giovane (beata lei) e, sgranando gli occhi, mi chiese “hai tagliato i piedi a un paio di collant?”: chissà se si è ricordata di questo episodio quando i leggings sono poi tornati prepotentemente in tutti i negozi qualche stagione dopo.
La stessa cosa mi accadde con i turbanti: li amo da sempre e parecchie stagioni fa ne trovai uno nero, semplicissimo e in jersey, da H&M, precisamente nella linea Divided. Divenne un fedele compagno.
Sapete meglio di me che, adesso, il turbante è il copricapo più desiderato.
Insomma, ciò che voglio dire è che, proprio io che detesto i trend, riesco spesso a captare – in modo assolutamente casuale o forse istintivo – capi che poi diventano must have, come piace scrivere a molti.
Ve lo confesso: è a quel punto che mi vien voglia di escludere il capo in questione dal mio armadio e non perché io sia una snob, ma perché vorrei che non si adottasse pedissequamente tutto ciò che la moda ci propina e si pensasse di più a ciò che i capi raccontano di noi. Pretendo che un capo mi rappresenti e credo che questa pretesa dovrebbe appartenere a tutti noi. Leggi tutto

LEEK Handmade Jewellery: distinguersi senza farsi notare

Ve lo confesso: sono in un momento in cui non riesco a riconoscere grandi lati positivi nel tempo che passa. Eppure, ammetto una cosa: diventare grandi consente di avere più consapevolezza di sé stessi. Cerco di ascoltarmi di più, soprattutto per quanto riguarda impressioni e sensazioni: mi concedo il lusso di fidarmi di me stessa e mi regalo il coraggio di scegliere. Cerco di farlo nella sfera personale e sul lavoro e mi è successo qualche settimana fa, a una mostra della quale vi ho già parlato qui sul blog: giunta allo Spazio Buttafava per Frammenti sul gioiello contemporaneo, in mezzo a tante meraviglie che riempivano quel luogo, ho scelto lei, Francesca Porro, e il suo brand, LEEK Handmade Jewellery.

Dovete sapere che, considerato che mi muovo tra due grandi passioni, la moda e il bijou, ultimamente sto sviluppando un forte interesse verso tutti quei designer che usano materiali di origine tessile per dare vita ai cosiddetti gioielli contemporanei. Trovo stimolante che tali materiali siano usati non per produrre abiti ma monili, esplorando nuove strade, dimensioni, forme e tecniche. Leggi tutto

Non riesco ad aspettare l’autunno: Giuliette Brown by Giulia Bruni

Oggi sento il bisogno di leggerezza. Per una come me (che pensa sempre troppo, diciamolo pure) la leggerezza è un gran dono: uso questa parola con enorme rispetto, nel suo senso più puro, ovvero come sinonimo di scioltezza, immediatezza, spontaneità. Ho bisogno di un momento di piacevole bellezza che arrivi dritta al cuore tanto da rendere superflue le parole. E così mi è venuta in mente Giuliette Brown.

Chi come me fa il redattore moda vive un po’ fuori tempo: a settembre (quando ormai la prospettiva è la stagione fredda) pretenderemmo di parlarvi della moda primavera / estate dell’anno dopo, mentre tra febbraio e aprile (quando finalmente si dovrebbe pensare alla bella stagione) vorremmo propinarvi i capi del prossimo autunno / inverno. Qui sul blog tendo a seguire la stagione e faccio un’eccezione solo nei periodi delle sfilate, tuttavia ci sono scoperte così belle che mi risulta impossibile tenerle per me: ecco perché ho deciso di intitolare questo articolo “non riesco ad aspettare l’autunno”. E poi la collezione che sto per presentarvi è perfetta per lo stato d’animo in cui mi trovo oggi, quel bisogno di una bellezza leggera e spontanea. Leggi tutto

GRAZIOSIanelli o anelli graziosi? Scegliete voi!

Le cose succedono per caso, sostiene qualcuno: le cose succedono quando, dove e come devono succedere, preferisco pensare io. Ovvero sì, ammetto l’esistenza di una certa casualità, ma di una casualità che ha un suo senso: mi piace pensare che certe persone siano predestinate a incontrarsi per una serie di forze che esse stesse muovono. Chiara e io ci siamo conosciute passeggiando lungo le strade virtuali della grande rete: qualche scambio su Instagram e ci siamo andate a genio. Lei ha scoperto me e il blog, io ho scoperto lei e il suo progetto GRAZIOSIanelli.

Partiamo proprio dal nome: sono andata in brodo di giuggiole – come si suol dire – quando ho scoperto che il nome nascondeva un giochetto arguto. GRAZIOSIanelli perché tali sono, anelli davvero deliziosi, ma anche GRAZIOSIanelli perché la loro creatrice si chiama Chiara Graziosi. E questo non è l’unico gioco di parole di Chiara: guardate le foto che seguono, il rito del buongiorno sulla sua pagina Facebook. Good morning diventa good moring, da ring ovvero anello (e volendo anche da more… more ring… moring… più anelli!). Leggi tutto

Frankie fabrics & thoughts: pensieri in ordine (quasi) sparso

Credo agli incontri, quelli belli. Credo ai feeling, quelli immediati. Credo alle alchimie, quelle speciali. Credo che Elisa Scavazza sia un bellissimo incontro e che tra noi sia nato un feeling immediato che si è poi tramutato in un’alchimia di teste e cuori.

Ci siamo conosciute la scorsa estate, in un posto speciale qui a Milano (la Balera dell’Ortica e se non la conoscete ve la consiglio), ma non era la serata giusta per approfondire, troppo caldo e troppe zanzare. Da quella sera è poi passato un po’ di tempo ma alla fine ci siamo ritrovate e lei mi ha invitata a casa sua in un pomeriggio di febbraio: stavolta il tempo era uggioso, freddo, anzi, soprattutto diluviava ed entrambe, Elisa e io, detestiamo l’inverno. Ma lei mi ha accolta con un grande sorriso, mi ha aperto le porte del suo mondo e della sua casa, calda, accogliente, luminosa: aveva già preparato tutto per il caffè, dolcetti inclusi, in una bella cucina arancione di un piccolo appartamento sito in uno di quei meravigliosi stabili stile vecchia Milano. Ho dimenticato l’inverno e la pioggia: credo che siano passate 4 o forse 5 ore, non lo so di preciso, so che ci sono state tantissime chiacchiere, sorrisi, discorsi seri e altri piacevolmente leggeri, scambi osmotici. E alla fine abbiamo suggellato il tutto anche con l’aperitivo, con una birra e cose buone da sgranocchiare. Leggi tutto

Keep Out: il ditale gioiello portafortuna

Anche se non sono superstiziosa, mi piacciono i talismani e gli amuleti. Credo sia perché amo le cose che hanno un senso, un contenuto, una storia da raccontare: mi affeziono agli oggetti non per il loro valore economico bensì per il carico affettivo ed emozionale che assumono per me.

A fasi alterne, abbiamo assistito al dilagare di talismani e portafortuna di ogni tipo e genere. Personalmente, trovo divertente tutto ciò che simboleggia il lavoro sartoriale (che sorpresa, vero?): sono stata una delle prime a indossare il famoso bracciale col metro da sarta. Me ne sono innamorata subito, quando ancora non era diffuso, e in quel caso non è stato solo per il mio attaccamento alla moda: il metro, quello giallo e flessibile, mi ricorda la scatola del cucito della mia mamma. Quand’ero piccina, quella scatola era per me una sorta di paese dei balocchi: ero affascinata dai bottoni spaiati e dalle spolette dai mille colori e mi incuriosivano i ditali, allora troppo grandi per le mie manine. Leggi tutto

La moda che verrà # 20: Mauro Gasperi primavera / estate 2014

Rifletto spesso su quanto sia bizzarra la vita: capita di ricevere quando invece si vorrebbe dare e capita di donare senza saperlo o senza rendersene conto. Prendete, per esempio, questo mestiere che cerco di fare con tanto entusiasmo: dovrei essere io a dare il mio (microscopico) contributo a designer e stilisti cercando di metterli in luce e invece, spesso, capita il contrario e sono loro a donare qualcosa a me in termini di accrescimento personale, culturale e artistico.

Stamattina, tirando fuori una cartella col materiale relativo a Mauro Gasperi, mi sono accorta che è tra coloro che hanno dato qualcosa a me: ricordo bene la prima volta in cui vidi sfilare le sue creazioni perché era il momento di transizione tra la mia vecchia e nuova vita.

Era il 27 settembre del 2011 e lui era uno stilista emergente: i suoi capi sfilavano nell’ambito del progetto N.U.DE (acronimo di  New Upcoming Designers, sostenuto dalla Camera Nazionale della Moda Italiana con lo scopo di promuovere i giovani stilisti), nella tensostruttura appositamente eretta accanto al Duomo, insieme a quelli di Francesca Liberatore e Sergei Grinko, altro designer che amo e che continuo a seguire.

Guardando le creazioni di quei giovani, pensai che quello era il mestiere che volevo fare: raccontare l’incanto infinito di chi riesce a lasciarmi a bocca aperta. Oggi come allora, la moda a me fa quell’effetto ed è per questo che devo dire grazie a Mauro Gasperi: è tra coloro che sono motivo del mio grande amore per la moda.

Dopo quel primo incontro, ho continuato a seguire il suo percorso: lo scorso ottobre sono stata ospite del press day in cui è stata presentata la collezione che aveva da poco sfilato in passerella e oggi voglio condividere con voi un po’ di sensazioni. Leggi tutto

Caolina: ceramica e gioielli, dallo stile biker al granchio Sebastian

Vedo il web come una sorta di grande mare: così come un tempo gli uomini avventurosi solcavano le distese d’acqua in cerca di nuove terre, oggi chi è curioso naviga la rete virtuale in cerca di cose nuove e di interpretazioni inedite. È così che mi sono imbattuta in Silvia Zampa e nel suo brand Caolina: sono felice di parlarvi di lei, mi dà gioia, perché incarna le caratteristiche che più amo trovare in un creativo.

Dovete sapere che leggo moltissimo e una delle mie letture abituali è quella di un magazine che è online fin dal 2006, ovvero Frizzifrizzi di Simone Sbarbati: ve lo consiglio vivamente. È stato lì che ho sentito nominare per la prima volta Silvia: mi sono incuriosita e ho fatto qualche ricerca in rete. Ho trovato il suo sito, la sua pagina Facebook e, infine, la scorsa settimana l’ho contattata, perché più vedevo le sue creazioni in giro per il web e più mi incuriosiva e mi piaceva.

Silvia vive e lavora a Faenza, città nota per essere un’eccellenza nel campo della ceramica che è anche – guarda caso – la passione principale della nostra artista e designer. Il suo curriculum è di tutto rispetto: dopo l’Istituto d’Arte a San Sepolcro e la laurea in interior design, non si è mai fermata, continuando a formarsi e a studiare: è stata in Spagna, a Dublino e ha ottenuto un’ulteriore specializzazione in design e tecnologia della ceramica proprio a Faenza. Leggi tutto

Il mondo di Capplé: crochet, amore e fantasia

C’è una diatriba che va avanti da tempo nel mondo dei fashion blog: da una parte ci sono quelli di outfit, dall’altra quelli letterari. Io sono tra coloro che hanno un blog soprattutto per raccontare le storie degli altri: trovo gratificante dare questo tipo di senso a uno spazio che vorrei potesse avere un’utilità non solo per me stessa.

Post dopo post, ho maturato un pensiero: chi scrive con lo scopo di donare visibilità a coloro che lo meritano, deve lasciare spazio. Non deve rendere protagonista sé stesso, ma deve cedere tale ruolo mettendo in luce coloro di cui parla: è come se chi scrive fosse un presentatore che fa il suo lancio per poi ritrarsi nel buio e lasciare che sia l’artista a esibirsi. Ovviamente il racconto avviene attraverso voce, cuore, testa, pancia e occhi che sono i miei, quindi qualcosa di “mio” c’è, sempre e comunque, tuttavia i protagonisti veri devono restare loro: i designer, i creativi e gli stilisti dei quali parlo.

Non pretendo che tutto ciò sia una verità assoluta: è solo il mio punto di vista. Cerco di essere una testimone, una voce narrante e tutto questo esattamente per un motivo: il mio sogno più grande è che la moda e i suoi protagonisti suscitino interesse ed emozione. Questo è il mio scopo. Amo talmente tanto moda e creatività che mi succede quello che avviene quando si ama davvero una persona: si preferisce il bene dell’altro al proprio. Per questo non amo particolarmente comparire e per questo il mio non è un blog di outfit: se a volte compaio, è solo per dire che io per prima scelgo per me queste creazioni, prima ancora che proporle a tutti voi.

Questo post è dedicato a Capplé ed è uno di quei casi in cui metto la mia faccia, in senso figurativo (come sempre) ma anche in senso… fotografico: entrare nel mondo di Elisa Savi Ovadia ed Elena Masut è entrare in una dimensione fatta di passione, di manualità, di infinita fantasia ed è praticamente impossibile resistere alla tentazione di provare tutti i loro cappelli – cosa che ho ampiamente fatto, come vedrete qui sotto. Mi è sembrato che apparire potesse avere un senso. Leggi tutto

La moda che verrà # 19: Misuraca primavera / estate 2014

Si dice che le prime volte importanti non si dimentichino mai: mi vengono in mente la prima volta che ci si innamora e che si dà un bacio, il primo esame all’università, il primo colloquio di lavoro, la prima volta che si va in vacanza da soli, la prima volta in cui si guida.

Ricordo tante mie prime volte, in effetti, e ricordo con particolare intensità quelle legate al mondo della moda, per esempio la prima volta in cui mi sono imbattuta in Gianfranco Fenizia e nel suo brand Misuraca: era il novembre del 2012 e Stefano Guerrini mi aveva proposto di scrivere un pezzo sulla collezione autunno / inverno 2012 – 2013 da pubblicare su WBIS.

Rammento molto bene la mia sorpresa di allora davanti al percorso dello stilista: Gianfranco Fenizia ha studiato architettura allo IUAV di Venezia laureandosi con una tesi sulla progettazione urbana.

Ha collaborato con diversi studi e ha creato collezioni di mobili e accessori per la casa che hanno avuto grande successo, tanto da essere pubblicati sulle maggiori riviste di arredamento.

Si è avvicinato al mondo della moda progettando allestimenti per le boutique Fendi e Mila Schön, poi ha lavorato per marchi importanti come Valentino, Dolce & Gabbana, Kenzo e ha collaborato anche con Capucci.

Nel 2004, Fenizia ha incontrato lo stilista Albino D’Amato, incontro che ha segnato il suo passaggio decisivo alla moda, tanto che nel 2009 ha fondato Misuraca, il suo brand. Leggi tutto

La moda che verrà # 18: Marani.G primavera / estate 2014

Oggi ho voglia di tornare a parlare di Giulia Marani, perché secondo me lei sta alla moda come una fresca pioggerellina primaverile sta alla natura che torna a nascere. La pioggia estiva può essere violenta e improvvisa; quella invernale è uggiosa e interminabile. Quella primaverile, invece, bagna il terreno portando fuori profumi e colori: ecco, io Giulia la vedo così, come una pioggia di inizio primavera, fresca, che si lascia dietro l’arcobaleno e che ti fa venire voglia di sorridere.

La stilista del brand Marani.G mi aveva già dato una mano a sfatare un luogo comune, quello che vuole che i figli di genitori famosi abbiano a tutti i costi la tendenza a sedersi sugli allori e che abbiano la strada spianata dal loro cognome. Credo, al contrario, che talvolta portare un cognome importante sia più che altro un peso gravoso: si deve dimostrare qualcosa più degli altri, quasi come se fosse una colpa da espiare quella di essere figli di una persona celebre.

In Angelo e Giulia Marani alberga lo stesso amore per la moda e la giovane stilista non vive affatto come un peso il cognome importante: oltre ad essere un ottimo esempio di come una figlia di padre celebre possa rimboccarsi le maniche al pari di qualsiasi altra persona, dà la netta impressione di aver brillantemente trovato una dimensione sua, con una identità forte e indipendente. Leggi tutto

C’è tempo per un altro desiderio? Anzi… per un Desirù!

Lo confesso: il fatto che la mia passione per gli accessori inizi ad essere conosciuta mi fa piacere e sono contenta quando vengo interpellata per testare nuove creazioni che poi posso presentare qui sul blog. È una passione sincera, quindi sono felice di condividerla.

Sono curiosa, ormai lo sapete, e, da buona collezionista quale sono, esiste sempre un nuovo pezzo da desiderare e da aggiungere a quelli che già ho, soprattutto quando si parla di bijou. Recentemente mi hanno presentato una nuova linea di bracciali: si chiamano Desirù e credo che io abbia impiegato giusto un paio di minuti per innamorarmene.

Adesso vi racconto perché. Leggi tutto

La moda che verrà # 17: Chicca Lualdi BeeQueen primavera / estate 2014

Ieri sera mi sono ritrovata a parlare con un medico molto importante, uno che salva vite praticamente ogni giorno. Parlavamo del suo lavoro e io ero molto ammirata e quasi intimorita. Lui, invece, era incuriosito dal mio mondo e mi ha fatto un sacco di domande: era sinceramente entusiasta e ha esclamato “che bello il tuo lavoro”. Ecco, ci sono rimasta: sono rimasta colpita dal fatto che una persona che fa un lavoro tanto importante come lo è il suo apprezzi il mio. Dico spesso che sono conscia del fatto di non salvare vite e l’ho detto anche a lui e lui, con semplicità, mi ha risposto che occuparsi di cose che contengono bellezza è un modo per migliorare l’esistenza. Mi si è aperto un sorriso, dentro. Sono andata a letto con questo pensiero e stamattina ho deciso di condividerlo con voi e ho anche deciso di parlare di qualcosa e qualcuno che mi stia particolarmente a cuore: ho scelto Chicca Lualdi.

Credo che il suo lavoro sia un esempio perfetto del concetto “le cose che contengono bellezza sono un modo per migliorare l’esistenza”. Seguo il suo percorso da diverse stagioni, ho la fortuna di conoscerla personalmente e vi dico che sono convinta che un certo tipo di bellezza che si esprime attraverso una collezione viene principalmente da ciò che uno stilista ha dentro: Chicca possiede la stessa grazia che vedo sfilare, stagione dopo stagione, sulle sue passerelle. Leggi tutto

Mara Garbin: gioielli unici, dall’alluminio alle forme in estinzione

Da quando ho aperto il blog, ho un solo rammarico: vorrei che le giornate fossero fatte di 48 ore. Sono un’iperattiva di natura e quindi, da sempre, ho l’idea che il tempo non mi basti mai, ma il blog ha aumentato questa percezione: tante cose che mi piacciono e che mi incuriosiscono, tempo insufficiente per parlarne. Sempre più spesso passa del tempo – troppo per i miei gusti – tra il momento in cui conosco qualcuno e il momento in cui riesco a parlarne. Oggi, per esempio, riesco finalmente a parlarvi di Mara Garbin: figuratevi che ci siamo conosciute lo scorso giugno al Fashion Camp.

In realtà, Mara era tra i designer che ho selezionato in quell’occasione e dunque anche lei era inclusa nel reportage che avevo scritto e pubblicato: tuttavia, è da allora che desideravo dedicarle una piccola monografia esclusiva, in quanto penso che il suo lavoro sia ricco di spunti interessanti. Leggi tutto

Sofia Rocchetti e CHARTEGO, piccole sculture da indossare

Fin da piccoli ci vengono inculcate nella testa tutta una serie di idee, linee e regole da seguire e ci viene insegnato cosa è bene e cosa è male: davanti ai nostri occhi, vengono tracciate delle linee ben precise e ci sono cose che stanno da una parte o dall’altra.

L’aggressività, per esempio, è da sempre considerata un sentimento negativo, da tenere il più possibile lontano da noi: se un bambino la manifesta si tende a punirlo. Io credo invece che l’aggressività faccia parte di ogni essere umano e credo che quella linea di demarcazione che tanti vorrebbero tracciare non sia poi così netta: anche le cose giuste possono diventare sbagliate e viceversa. L’aggressività è un sentimento col quale dobbiamo imparare a convivere: c’è chi la nasconde, chi la sa governare, chi riesce a dominarla e a trasformarla in una forza, in una spinta positiva. Come riesce a fare Sofia Rocchetti.

Di lei vi ho già parlato in un altro articolo, per via di una sua collaborazione con Sabrina Carbone di Sati Bibò: ho conosciuto entrambe a Milano lo scorso settembre e oggi voglio dedicare questo articolo a Sofia, perché trovo che sia una persona interessante nonché una vera artista a 360°.

“Sono nata a Città di Castello nell’anno tot, mese tot e giorno tot, di venerdì: la tradizione vuole che in quel dì nascano streghe e folli. Sono figlia di una coppia tollerante e paziente che mi lasciò imbrattare le pareti di casa”: così si presenta sul suo sito. Leggi tutto

Eleonora Ghilardi: sculture da indossare, tra natura e arte

Quando posso e quando si riesce, preferisco conoscere di persona coloro dei quali parlo qui sul blog. Mi piacciono le persone in generale e nello specifico amo molto conoscere i designer, osservare come parlano, si muovono, gesticolano, si raccontano. Ho scoperto un sacco di cose interessanti in queste occasioni. Per esempio, ho scoperto che molti creativi fanno fatica a parlare di loro stessi: subentra una sorta di pudore, quasi fossero intimoriti da ciò che fanno, più che altro intimoriti nel doverlo raccontare in prima persona. Li comprendo: nel descrivere qualcosa di proprio si teme che l’entusiasmo prevalga tanto da farci apparire immodesti; meglio, dunque, che a parlare di ciò che facciamo siano gli altri. Eleonora Ghilardi e io ci conosciamo da un po’ di tempo attraverso Facebook: eravamo entrate in contatto tramite amici comuni ma è dovuto passare del tempo prima che riuscissimo ad incontrarci di persona.

È successo recentemente al salone Natura Donna Impresa, presso lo Spazio Asti 17 di Milano, dove lei esponeva e dove io sono andata a trovarla. Eleonora è una di quei creativi che riescono a raccontarsi: lo fa con grande semplicità, spontaneità, umiltà. Le ho sentito raccontare i suoi pezzi e ho notato l’interesse che è riuscita a sollevare in alcune persone, assolutamente catturate ed affascinate dalle sue parole. Tutto ciò mi è molto piaciuto. Leggi tutto

La moda che verrà # 15: Debora Zavaglia primavera / estate 2014

Sono una persona che non ha particolari problemi di socializzazione: il mio prossimo mi incuriosisce e mi piace chiacchierare. Ho una predilezione per le persone di mente aperta: facilitano la comunicazione e mi invogliano ad aprirmi. Questo è esattamente quanto mi è successo lo scorso 30 ottobre, quando ho avuto l’opportunità di conoscere Debora Zavaglia, creative designer come si definisce lei stessa – e quel creative fa la differenza, credetemi.

Debora e io ci siamo conosciute in occasione della presentazione della sua collezione per la primavera / estate 2014, collezione che incuriosisce fin dal suo nome: The Wolf’s choice, La Scelta del Lupo, quello di una delle favole più famose, ovvero Cappuccetto Rosso.

Come è già stato ampiamente sottolineato sia da critici letterari che da esperti del mondo dell’infanzia (in parole povere… non scopro nulla di nuovo), le favole contengono spesso argomenti o momenti cruenti: in Cappuccetto Rosso, il Lupo divora la nonna e il Cacciatore gli squarta la pancia per salvarla. Un giorno Debora racconta tale favola alla sua bambina più piccola la quale in effetti si spaventa: attaccatissima alla propria nonna, la piccina rimane impressionata davanti all’episodio del pasto inconsueto. Ma la nostra intraprendente stilista non si perde d’animo: il giorno dopo torna a casa con un libro, finge di leggerlo e dà alla bimba una nuova versione della fiaba. Leggi tutto

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