Be green, be Olmo: che ne dite di un orologio in legno?

Ben prima di diventare il titolo di una nota trasmissione televisiva, l’espressione cotto e mangiato è sempre stata usata per dare l’idea di qualcosa di immediato, pensato e fatto all’istante. E così queste parole mi sono tornate in mente stamattina, quando ho deciso di parlare degli orologi Olmo: sabato sono stata alla presentazione, mi sono innamorata e ho voglia di condividere subito questa scoperta.

Olmo è il nuovo progetto di Lowell, azienda modenese nata nel 1972 come produttrice di orologi da parete: negli anni ha ampliato la sua attività a tutti i settori della misurazione del tempo, fino alle collezioni di orologi da polso. La capacità di rinnovamento, l’attenzione alle tendenze contemporanee e la passione per il made in Italy sono gli elementi che caratterizzano l’azienda e tutti i suoi articoli: qui nel blog vi avevo già parlato di un’altra loro idea che porta il nome Pensieri Felici, una linea di gioielli in argento.

Olmo è un eco-orologio da polso, rivoluzionario e dal cuore green: è il primo a essere automatico e in legno naturale, completamente made in Italy, con cinturino in poliestere riciclato.

L’idea è quella di fare riscoprire il fascino e la semplicità del legno, uno dei materiali più antichi che l’uomo abbia mai plasmato: Lowell propone cinque essenze differenti – ebano, palissandro, mogano, ulivo, noce – e ogni segna tempo risulta unico, così come unico e irripetibile è ogni albero. Leggi tutto

Origin Passion and Beliefs: a Vicenza si punta sul talento

Uno dei motivi per i quali ho fondato questo blog è il mio amore verso il talento: non possiedo, purtroppo, la meravigliosa capacità di creare, quindi la ammiro negli altri. Visto, però, che ho tanta passione e che con le parole qualcosa riesco a combinare, ho pensato che il mio talento potesse essere (forse) quello di raccontare le capacità altrui: sono affascinata dalle mille forme che il talento può assumere e sono ammirata davanti ai risultati estremamente diversi ai quali può giungere. Sono stata dunque molto felice quando la direzione della Fiera di Vicenza mi ha invitata a prendere parte alla prima edizione di Origin Passion and Beliefs, manifestazione che si è svolta in maggio in concomitanza con VicenzaOro.

Origin Passion and Beliefs è prima di tutto un’idea: si concretizza in un innovativo laboratorio espositivo dedicato all’universo dell’accessorio moda. L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con Not Just A Label (NJAL), una piattaforma inglese di scouting di talenti internazionali nata nel 2008 da un’idea di Stefan Siegel.

Ma qual è l’idea di base, secondo me innovativa e vincente? Quella di mettere in mostra non solo il talento, ma anche di dargli possibilità concrete e strumenti effettivi. All’interno di Origin, i 100 designer selezionati, provenienti da 38 paesi, hanno incontrato il saper fare made in Italy, cogliendo opportunità commerciali e di networking: accanto ai designer emergenti e ai brand indipendenti, il salone ha infatti ospitato i super supplier, ossia fornitori specializzati, produttori, fondazioni che promuovono arte e artigianato, istituti di formazione. Origin è diventata così una piattaforma di interconnessione che ha unito in maniera sinergica tutte le diverse competenze e i diversi aspetti del mondo della moda e dell’accessorio: idee, creatività, tecnica, materiali, diffusione. Leggi tutto

Corti Milano: ho portato Emmina nel (mio) Paese dei Balocchi

Stamattina mi sono svegliata con un pensiero in testa. Come al solito, era un pensiero arzigogolato e conteneva almeno tre idee: parlare di borse (è un po’ che non lo faccio), sostenere nuovi talenti (come mi piace fare ogni volta che posso) e abbattere un mio limite (sapete che li detesto in generale e soprattutto che detesto i miei). Ho quindi deciso che è il giorno perfetto per parlarvi di Corti Milano e della borsa Emmina Killer.

Corti Milano è un brand di borse e foulard nato nel capoluogo meneghino nel 2013. L’idea nasce da un incontro, quello tra Yusun Jang e Alessandro Corti, dall’unione delle loro personalità e diverse culture: nasce dalle esplorazioni dei due designer fatte durante viaggi avventurosi, loro grande passione. Le loro creazioni sono contemporanee, glamour e giocose. Leggi tutto

Sine Modus, i turbanti vintage lontani dalle tendenze passeggere

Diversi anni fa, intercettai un paio di leggings in un negozietto: da brava figlia degli anni ’80 che li ricordava col nome di pantacollant, non me li feci scappare.
Un giorno me li vide un’amica forse troppo giovane (beata lei) e, sgranando gli occhi, mi chiese “hai tagliato i piedi a un paio di collant?”: chissà se si è ricordata di questo episodio quando i leggings sono poi tornati prepotentemente in tutti i negozi qualche stagione dopo.
La stessa cosa mi accadde con i turbanti: li amo da sempre e parecchie stagioni fa ne trovai uno nero, semplicissimo e in jersey, da H&M, precisamente nella linea Divided. Divenne un fedele compagno.
Sapete meglio di me che, adesso, il turbante è il copricapo più desiderato.
Insomma, ciò che voglio dire è che, proprio io che detesto i trend, riesco spesso a captare – in modo assolutamente casuale o forse istintivo – capi che poi diventano must have, come piace scrivere a molti.
Ve lo confesso: è a quel punto che mi vien voglia di escludere il capo in questione dal mio armadio e non perché io sia una snob, ma perché vorrei che non si adottasse pedissequamente tutto ciò che la moda ci propina e si pensasse di più a ciò che i capi raccontano di noi. Pretendo che un capo mi rappresenti e credo che questa pretesa dovrebbe appartenere a tutti noi. Leggi tutto

LEEK Handmade Jewellery: distinguersi senza farsi notare

Ve lo confesso: sono in un momento in cui non riesco a riconoscere grandi lati positivi nel tempo che passa. Eppure, ammetto una cosa: diventare grandi consente di avere più consapevolezza di sé stessi. Cerco di ascoltarmi di più, soprattutto per quanto riguarda impressioni e sensazioni: mi concedo il lusso di fidarmi di me stessa e mi regalo il coraggio di scegliere. Cerco di farlo nella sfera personale e sul lavoro e mi è successo qualche settimana fa, a una mostra della quale vi ho già parlato qui sul blog: giunta allo Spazio Buttafava per Frammenti sul gioiello contemporaneo, in mezzo a tante meraviglie che riempivano quel luogo, ho scelto lei, Francesca Porro, e il suo brand, LEEK Handmade Jewellery.

Dovete sapere che, considerato che mi muovo tra due grandi passioni, la moda e il bijou, ultimamente sto sviluppando un forte interesse verso tutti quei designer che usano materiali di origine tessile per dare vita ai cosiddetti gioielli contemporanei. Trovo stimolante che tali materiali siano usati non per produrre abiti ma monili, esplorando nuove strade, dimensioni, forme e tecniche. Leggi tutto

Roberto Ferrari e le maschere che (talvolta) portiamo

Ho deciso fin da subito quale sarebbe stata la linea di questo blog: la sincerità, esattamente come in un diario, esattamente come nelle Smemoranda che riempivo da ragazzina e che facevo diventare monumentali tanto le riempivo di ricordi e cose raccolte. Non voglio avere bisogno di indossare una maschera o di mettermi il mio vestito migliore per mostrarmi a voi: voglio solo essere me stessa.
Per questo non ho paura di confessarvi di aver avuto un macigno sul cuore: negli ultimi giorni, avevo dei brutti pensieri in testa, cose che riguardano il lavoro e che mi lasciano l’amaro in bocca, tanto da appannare perfino la voglia di scrivere.
Poi, ieri ho partecipato a un workshop su comunicazione e giornalismo di moda: una persona speciale ha detto cose che mi hanno profondamente colpita. Per esempio, che dobbiamo essere i primi sostenitori di noi stessi. E che la cultura deve essere il primo amore di chi fa moda con un’apertura a 360° verso tutto ciò che ci circonda. Condivido questi concetti, profondamente, e riascoltarli ha riacceso in me la voglia di lottare, quella voglia che per un paio di giorni si era un po’ appannata esattamente come un vetro sopra al quale qualcuno aliti.
In omaggio a quella persona speciale nonché contro coloro che tentano di distruggere la fiducia in noi stessi, riparto oggi da un post che non parla né di abiti né di accessori ma che tenta di abbattere – ancora una volta – quegli stupidi compartimenti stagni che tanto detesto. Leggi tutto

Non riesco ad aspettare l’autunno: Giuliette Brown by Giulia Bruni

Oggi sento il bisogno di leggerezza. Per una come me (che pensa sempre troppo, diciamolo pure) la leggerezza è un gran dono: uso questa parola con enorme rispetto, nel suo senso più puro, ovvero come sinonimo di scioltezza, immediatezza, spontaneità. Ho bisogno di un momento di piacevole bellezza che arrivi dritta al cuore tanto da rendere superflue le parole. E così mi è venuta in mente Giuliette Brown.

Chi come me fa il redattore moda vive un po’ fuori tempo: a settembre (quando ormai la prospettiva è la stagione fredda) pretenderemmo di parlarvi della moda primavera / estate dell’anno dopo, mentre tra febbraio e aprile (quando finalmente si dovrebbe pensare alla bella stagione) vorremmo propinarvi i capi del prossimo autunno / inverno. Qui sul blog tendo a seguire la stagione e faccio un’eccezione solo nei periodi delle sfilate, tuttavia ci sono scoperte così belle che mi risulta impossibile tenerle per me: ecco perché ho deciso di intitolare questo articolo “non riesco ad aspettare l’autunno”. E poi la collezione che sto per presentarvi è perfetta per lo stato d’animo in cui mi trovo oggi, quel bisogno di una bellezza leggera e spontanea. Leggi tutto

Yuliya, Michela, Marcella: Color Spots tra moda, arte e fotografia

Tu chiamale se vuoi emozioni, cantava Lucio Battisti in una sua famosissima canzone. Io mi emoziono quando scopro talento e bellezza, quando i luoghi comuni vengono infranti: mi emoziona vedere tre giovani donne piene di talento che si uniscono mescolando il loro entusiasmo e le loro capacità, dando luce a un bellissimo progetto che le fa brillare, tutte insieme, e che smentisce ancora una volta quello stupido luogo comune che vuole che le donne non sappiano fare gruppo. Mi riferisco a whYoU Art Project della stilista Yuliya Udod e alla collezione Color Spots che vede protagoniste lei stessa con la pittrice Michela Mombelli e la fotografa Marcella Rallo.

Martedì sera, 15 aprile, si è svolta l’inaugurazione della loro esposizione che sarà aperta al pubblico fino al 27 aprile presso PopUpDesignGallery in via Pontaccio 2: sono andata a curiosare e voglio raccontarvi un matrimonio decisamente riuscito, nato da tre personalità diverse e distinte, amalgamate alla perfezione in una comune visione e in un comune sentire.

Con whYoU Art Project, Yuliya ha voluto creare un laboratorio di sperimentazione nel quale talenti, personalità e discipline creative diverse si confrontano e lavorano insieme: la giovanissima promessa della moda ha dato il via al progetto con Marcella e Michela e insieme presentano Color Spots, 36 pezzi unici finiti a mano. Leggi tutto

GRAZIOSIanelli o anelli graziosi? Scegliete voi!

Le cose succedono per caso, sostiene qualcuno: le cose succedono quando, dove e come devono succedere, preferisco pensare io. Ovvero sì, ammetto l’esistenza di una certa casualità, ma di una casualità che ha un suo senso: mi piace pensare che certe persone siano predestinate a incontrarsi per una serie di forze che esse stesse muovono. Chiara e io ci siamo conosciute passeggiando lungo le strade virtuali della grande rete: qualche scambio su Instagram e ci siamo andate a genio. Lei ha scoperto me e il blog, io ho scoperto lei e il suo progetto GRAZIOSIanelli.

Partiamo proprio dal nome: sono andata in brodo di giuggiole – come si suol dire – quando ho scoperto che il nome nascondeva un giochetto arguto. GRAZIOSIanelli perché tali sono, anelli davvero deliziosi, ma anche GRAZIOSIanelli perché la loro creatrice si chiama Chiara Graziosi. E questo non è l’unico gioco di parole di Chiara: guardate le foto che seguono, il rito del buongiorno sulla sua pagina Facebook. Good morning diventa good moring, da ring ovvero anello (e volendo anche da more… more ring… moring… più anelli!). Leggi tutto

Frankie fabrics & thoughts: pensieri in ordine (quasi) sparso

Credo agli incontri, quelli belli. Credo ai feeling, quelli immediati. Credo alle alchimie, quelle speciali. Credo che Elisa Scavazza sia un bellissimo incontro e che tra noi sia nato un feeling immediato che si è poi tramutato in un’alchimia di teste e cuori.

Ci siamo conosciute la scorsa estate, in un posto speciale qui a Milano (la Balera dell’Ortica e se non la conoscete ve la consiglio), ma non era la serata giusta per approfondire, troppo caldo e troppe zanzare. Da quella sera è poi passato un po’ di tempo ma alla fine ci siamo ritrovate e lei mi ha invitata a casa sua in un pomeriggio di febbraio: stavolta il tempo era uggioso, freddo, anzi, soprattutto diluviava ed entrambe, Elisa e io, detestiamo l’inverno. Ma lei mi ha accolta con un grande sorriso, mi ha aperto le porte del suo mondo e della sua casa, calda, accogliente, luminosa: aveva già preparato tutto per il caffè, dolcetti inclusi, in una bella cucina arancione di un piccolo appartamento sito in uno di quei meravigliosi stabili stile vecchia Milano. Ho dimenticato l’inverno e la pioggia: credo che siano passate 4 o forse 5 ore, non lo so di preciso, so che ci sono state tantissime chiacchiere, sorrisi, discorsi seri e altri piacevolmente leggeri, scambi osmotici. E alla fine abbiamo suggellato il tutto anche con l’aperitivo, con una birra e cose buone da sgranocchiare. Leggi tutto

Keep Out: il ditale gioiello portafortuna

Anche se non sono superstiziosa, mi piacciono i talismani e gli amuleti. Credo sia perché amo le cose che hanno un senso, un contenuto, una storia da raccontare: mi affeziono agli oggetti non per il loro valore economico bensì per il carico affettivo ed emozionale che assumono per me.

A fasi alterne, abbiamo assistito al dilagare di talismani e portafortuna di ogni tipo e genere. Personalmente, trovo divertente tutto ciò che simboleggia il lavoro sartoriale (che sorpresa, vero?): sono stata una delle prime a indossare il famoso bracciale col metro da sarta. Me ne sono innamorata subito, quando ancora non era diffuso, e in quel caso non è stato solo per il mio attaccamento alla moda: il metro, quello giallo e flessibile, mi ricorda la scatola del cucito della mia mamma. Quand’ero piccina, quella scatola era per me una sorta di paese dei balocchi: ero affascinata dai bottoni spaiati e dalle spolette dai mille colori e mi incuriosivano i ditali, allora troppo grandi per le mie manine. Leggi tutto

Michele Massaro alias Gaio il Calzolaio: lo Sciuscià è tornato

Mi piace chi ha spirito di iniziativa, intraprendenza ed energia e chi, in un frangente storico ed economico non facile, costruisce un’attività che è anche poetica.

Ci vuole coraggio per rispondere alla durezza di momenti simili con un sogno che profuma di passato, ci vuole ottimismo e un’anima romantica. “Sei un’inguaribile romantica”, diceva una canzone del grande Vasco: lo sono, sono un’inguaribile romantica e il post di oggi parla di un mestiere che è un po’ favola e un po’ sogno. Parla di Michele Massaro alias Gaio il Calzolaio alias lo Sciuscià.

L’ho detto diverse volte, ma credo che ripeterlo una volta di più non faccia male: la moda nella quale credo è una forma di espressione personale e confina con l’arte, dunque è ricca di sfaccettature ed è fondata su passione, inventiva e creatività.

Non credo nel consumismo, non apprezzo l’usa&getta, non mi piacciono le cose appositamente (e maliziosamente) pensate per durare lo spazio di una stagione. Questo è anche uno dei motivi per i quali amo il vintage, perché il vero vintage tratta oggetti capaci di valicare il tempo.

In questo blog mi piace parlare di persone e dei loro percorsi: alcuni sono molto dentro il mondo della moda, altri invece sono più trasversali, un po’ ai margini, un po’ sospesi. Mi piace dare spazio a storie inconsuete e meno famose, fuori dal grande circuito e dal coro.

Quando Michele Massaro mi ha scritto per raccontarmi la sua attività, mi sono incuriosita, perché fa un mestiere che va un po’ scomparendo: il calzolaio o il ciabattino, se preferite.

Voi direte: ma come, basta andare nei centri commerciali per trovarli. No, non è al servizio tacco rapido di oggi che mi riferisco: parlo invece delle vecchie botteghe, quelle che profumavano di pelle appena ci si entrava, quelle situate nelle vie e nei quartieri delle nostre città, quelle in cui c’erano artigiani capaci di fare qualsiasi intervento su scarpe, borse e accessori di pelletteria. Quelle botteghe in cui dicevano “torni a ritirare le sue scarpe tra una settimana”; quelle botteghe, spesso a carattere e conduzione familiare, in cui gli scaffali erano sempre pieni di articoli in riparazione e in lavorazione. Leggi tutto

La moda che verrà # 20: Mauro Gasperi primavera / estate 2014

Rifletto spesso su quanto sia bizzarra la vita: capita di ricevere quando invece si vorrebbe dare e capita di donare senza saperlo o senza rendersene conto. Prendete, per esempio, questo mestiere che cerco di fare con tanto entusiasmo: dovrei essere io a dare il mio (microscopico) contributo a designer e stilisti cercando di metterli in luce e invece, spesso, capita il contrario e sono loro a donare qualcosa a me in termini di accrescimento personale, culturale e artistico.

Stamattina, tirando fuori una cartella col materiale relativo a Mauro Gasperi, mi sono accorta che è tra coloro che hanno dato qualcosa a me: ricordo bene la prima volta in cui vidi sfilare le sue creazioni perché era il momento di transizione tra la mia vecchia e nuova vita.

Era il 27 settembre del 2011 e lui era uno stilista emergente: i suoi capi sfilavano nell’ambito del progetto N.U.DE (acronimo di  New Upcoming Designers, sostenuto dalla Camera Nazionale della Moda Italiana con lo scopo di promuovere i giovani stilisti), nella tensostruttura appositamente eretta accanto al Duomo, insieme a quelli di Francesca Liberatore e Sergei Grinko, altro designer che amo e che continuo a seguire.

Guardando le creazioni di quei giovani, pensai che quello era il mestiere che volevo fare: raccontare l’incanto infinito di chi riesce a lasciarmi a bocca aperta. Oggi come allora, la moda a me fa quell’effetto ed è per questo che devo dire grazie a Mauro Gasperi: è tra coloro che sono motivo del mio grande amore per la moda.

Dopo quel primo incontro, ho continuato a seguire il suo percorso: lo scorso ottobre sono stata ospite del press day in cui è stata presentata la collezione che aveva da poco sfilato in passerella e oggi voglio condividere con voi un po’ di sensazioni. Leggi tutto

Caolina: ceramica e gioielli, dallo stile biker al granchio Sebastian

Vedo il web come una sorta di grande mare: così come un tempo gli uomini avventurosi solcavano le distese d’acqua in cerca di nuove terre, oggi chi è curioso naviga la rete virtuale in cerca di cose nuove e di interpretazioni inedite. È così che mi sono imbattuta in Silvia Zampa e nel suo brand Caolina: sono felice di parlarvi di lei, mi dà gioia, perché incarna le caratteristiche che più amo trovare in un creativo.

Dovete sapere che leggo moltissimo e una delle mie letture abituali è quella di un magazine che è online fin dal 2006, ovvero Frizzifrizzi di Simone Sbarbati: ve lo consiglio vivamente. È stato lì che ho sentito nominare per la prima volta Silvia: mi sono incuriosita e ho fatto qualche ricerca in rete. Ho trovato il suo sito, la sua pagina Facebook e, infine, la scorsa settimana l’ho contattata, perché più vedevo le sue creazioni in giro per il web e più mi incuriosiva e mi piaceva.

Silvia vive e lavora a Faenza, città nota per essere un’eccellenza nel campo della ceramica che è anche – guarda caso – la passione principale della nostra artista e designer. Il suo curriculum è di tutto rispetto: dopo l’Istituto d’Arte a San Sepolcro e la laurea in interior design, non si è mai fermata, continuando a formarsi e a studiare: è stata in Spagna, a Dublino e ha ottenuto un’ulteriore specializzazione in design e tecnologia della ceramica proprio a Faenza. Leggi tutto

Il mondo di Capplé: crochet, amore e fantasia

C’è una diatriba che va avanti da tempo nel mondo dei fashion blog: da una parte ci sono quelli di outfit, dall’altra quelli letterari. Io sono tra coloro che hanno un blog soprattutto per raccontare le storie degli altri: trovo gratificante dare questo tipo di senso a uno spazio che vorrei potesse avere un’utilità non solo per me stessa.

Post dopo post, ho maturato un pensiero: chi scrive con lo scopo di donare visibilità a coloro che lo meritano, deve lasciare spazio. Non deve rendere protagonista sé stesso, ma deve cedere tale ruolo mettendo in luce coloro di cui parla: è come se chi scrive fosse un presentatore che fa il suo lancio per poi ritrarsi nel buio e lasciare che sia l’artista a esibirsi. Ovviamente il racconto avviene attraverso voce, cuore, testa, pancia e occhi che sono i miei, quindi qualcosa di “mio” c’è, sempre e comunque, tuttavia i protagonisti veri devono restare loro: i designer, i creativi e gli stilisti dei quali parlo.

Non pretendo che tutto ciò sia una verità assoluta: è solo il mio punto di vista. Cerco di essere una testimone, una voce narrante e tutto questo esattamente per un motivo: il mio sogno più grande è che la moda e i suoi protagonisti suscitino interesse ed emozione. Questo è il mio scopo. Amo talmente tanto moda e creatività che mi succede quello che avviene quando si ama davvero una persona: si preferisce il bene dell’altro al proprio. Per questo non amo particolarmente comparire e per questo il mio non è un blog di outfit: se a volte compaio, è solo per dire che io per prima scelgo per me queste creazioni, prima ancora che proporle a tutti voi.

Questo post è dedicato a Capplé ed è uno di quei casi in cui metto la mia faccia, in senso figurativo (come sempre) ma anche in senso… fotografico: entrare nel mondo di Elisa Savi Ovadia ed Elena Masut è entrare in una dimensione fatta di passione, di manualità, di infinita fantasia ed è praticamente impossibile resistere alla tentazione di provare tutti i loro cappelli – cosa che ho ampiamente fatto, come vedrete qui sotto. Mi è sembrato che apparire potesse avere un senso. Leggi tutto

Homi, ovvero il nuovo Macef: all that glitters… isn’t gold!

Il mio rapporto con la Fiera di Milano profuma di ricordi: rammento bene di aver assistito da piccina alle ultime edizioni della Fiera Campionaria o Fiera d’Aprile. L’aspettavo ogni anno con impazienza: era una tradizione un po’ come il Natale, il compleanno e le vacanze al mare d’estate e i miei organizzavano una sorta di gita, per far vedere cose nuove a me e a mia sorella (la curiosità è un’eredità di famiglia, una sorta di destino). Da grande, ho iniziato a frequentare la Fiera per motivi professionali, attraverso le tantissime manifestazioni e i settori che oggi copre: il Macef è sempre stata una delle mie preferite e sono stata felice di vedere come si sia rinnovata trasformandosi quest’anno in Homi.

Dopo mezzo secolo durante il quale ha dettato gusto, mode e abitudini del pianeta casa, il Macef ha infatti cambiato nome, moltiplicando le sue ambizioni: punta a diventare una tra le più importanti rassegne dedicate agli stili di vita o lifestyle (parola oggi molto in voga), unendo tutti coloro che sono attenti alle tendenze e che sono aperti a una cultura sfaccettata, variegata e internazionale. Homi sta per Home Milano, ma ha anche un significato più simbolico: la “O” allude al cerchio che avvolge simbolicamente la persona, i suoi spazi e le sue abitudini, mentre il “MI” finale omaggia la città di Milano. Leggi tutto

La moda che verrà # 19: Misuraca primavera / estate 2014

Si dice che le prime volte importanti non si dimentichino mai: mi vengono in mente la prima volta che ci si innamora e che si dà un bacio, il primo esame all’università, il primo colloquio di lavoro, la prima volta che si va in vacanza da soli, la prima volta in cui si guida.

Ricordo tante mie prime volte, in effetti, e ricordo con particolare intensità quelle legate al mondo della moda, per esempio la prima volta in cui mi sono imbattuta in Gianfranco Fenizia e nel suo brand Misuraca: era il novembre del 2012 e Stefano Guerrini mi aveva proposto di scrivere un pezzo sulla collezione autunno / inverno 2012 – 2013 da pubblicare su WBIS.

Rammento molto bene la mia sorpresa di allora davanti al percorso dello stilista: Gianfranco Fenizia ha studiato architettura allo IUAV di Venezia laureandosi con una tesi sulla progettazione urbana.

Ha collaborato con diversi studi e ha creato collezioni di mobili e accessori per la casa che hanno avuto grande successo, tanto da essere pubblicati sulle maggiori riviste di arredamento.

Si è avvicinato al mondo della moda progettando allestimenti per le boutique Fendi e Mila Schön, poi ha lavorato per marchi importanti come Valentino, Dolce & Gabbana, Kenzo e ha collaborato anche con Capucci.

Nel 2004, Fenizia ha incontrato lo stilista Albino D’Amato, incontro che ha segnato il suo passaggio decisivo alla moda, tanto che nel 2009 ha fondato Misuraca, il suo brand. Leggi tutto

La moda che verrà # 18: Marani.G primavera / estate 2014

Oggi ho voglia di tornare a parlare di Giulia Marani, perché secondo me lei sta alla moda come una fresca pioggerellina primaverile sta alla natura che torna a nascere. La pioggia estiva può essere violenta e improvvisa; quella invernale è uggiosa e interminabile. Quella primaverile, invece, bagna il terreno portando fuori profumi e colori: ecco, io Giulia la vedo così, come una pioggia di inizio primavera, fresca, che si lascia dietro l’arcobaleno e che ti fa venire voglia di sorridere.

La stilista del brand Marani.G mi aveva già dato una mano a sfatare un luogo comune, quello che vuole che i figli di genitori famosi abbiano a tutti i costi la tendenza a sedersi sugli allori e che abbiano la strada spianata dal loro cognome. Credo, al contrario, che talvolta portare un cognome importante sia più che altro un peso gravoso: si deve dimostrare qualcosa più degli altri, quasi come se fosse una colpa da espiare quella di essere figli di una persona celebre.

In Angelo e Giulia Marani alberga lo stesso amore per la moda e la giovane stilista non vive affatto come un peso il cognome importante: oltre ad essere un ottimo esempio di come una figlia di padre celebre possa rimboccarsi le maniche al pari di qualsiasi altra persona, dà la netta impressione di aver brillantemente trovato una dimensione sua, con una identità forte e indipendente. Leggi tutto

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