Landscape Festival 2025, Sarah Price interpreta il tema New Urban Ecosystem
«Mi piace l’idea che le persone possano avere l’occasione di rallentare. Che possano sedersi. Che non si limitino semplicemente a passare attraverso la piazza e il giardino, ma che si soffermino a osservarne i dettagli». È l’auspicio espresso da Sarah Price durante la conferenza stampa che ha inaugurato Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio, la manifestazione che torna a Bergamo Alta per la sua quindicesima edizione in corso fino al 21 settembre 2025.
Come già racconta il nome stesso, Landscape Festival è un appuntamento dedicato alla cultura e alla progettazione del paesaggio. La città si trasforma in un laboratorio a cielo aperto, accogliendo installazioni e incontri promossi dall’Associazione Arketipos e dal Comune di Bergamo in partnership con Accademia Carrara.
Il tema scelto per l’edizione 2025 è New Urban Ecosystem e offre un focus dedicato alle città del futuro. E alla necessità di ripensare gli spazi urbani come ecosistemi sostenibili, inclusivi e resilienti.
Sarah Price, britannica, è la garden designer chiamata a interpretare il tema, trasformando la Piazza Vecchia di Bergamo Alta, cuore simbolico del Festival, in una vera e propria Green Square.
Nota a livello internazionale per la sua visione profondamente artistica del paesaggio (non per nulla ha una laurea in Belle Arti) e per la capacità di dar vita a giardini poetici ed emotivamente coinvolgenti, la designer ha un curriculum di tutto rispetto. Ha co-progettato i giardini olimpici di Londra 2012, ha firmato interventi di prestigio per istituzioni come il New York Botanical Garden ed è stata tre volte medaglia d’oro al Chelsea Flower Show. È, insomma, una delle voci più apprezzate e autorevoli nel panorama del garden design contemporaneo.
Durante una visita in Accademia Carrara, museo bergamasco che conserva capolavori dal Trecento all’Ottocento, Price si è lasciata ispirare dai dipinti dei grandi maestri rinascimentali. Per esempio, da Lorenzo Lotto (1480 – 1556) e dai drappi e dalle cromie vibranti che animano le sue celebri tele. Da queste suggestioni prende forma il concept per la nuova Green Square in Piazza Vecchia: l’installazione della garden designer intreccia arte e natura urbana. E si configura come un paesaggio immersivo fatto di cromie, texture e biodiversità.
Price ha scelto soprattutto piante, erbe e fiori spontanei, con affioramenti di tronchi e rami. A incorniciarli ci sono strutture che sorreggono scenografici teli dipinti. A questi teli è affidato il compito di evocare la tavolozza dei grandi maestri del Rinascimento.
Il risultato è un invito a immaginare la città come organismo fertile, vivo, in armonia con la cultura, la natura e il futuro. L’opera reinterpreta lo spazio urbano come luogo in cui estetica e funzione ecologica convivono in perfetto equilibrio.
Non solo: il giardino di Sarah Price (purtroppo solo temporaneo) è anche una riflessione sull’identità vegetale bergamasca, su profumi e colori che da secoli accompagnano la vita quotidiana cittadina. È dunque un modo per riscoprire la funzione del verde che non è mai solo estetica, ma anche sociale e culturale.


C’è un ulteriore aspetto che trovo molto interessante.
Mi riferisco al dialogo tra il lavoro di Sarah Price e quello di Paolo Chiasera con Orti Tintori, il suo progetto attualmente ospitato all’Accademia Carrara fino al 6 gennaio 2026.
Orti Tintori, a cura di Maria Luisa Pacelli ed Elena Volpato, si compone di due installazioni, collocate tra interno ed esterno della Carrara.
L’opera in interno si intitola I Giardini di Sardegna, Cipro, Gerusalemme e Bergamo. È una pittura a olio di grandi dimensioni, di oltre 26 metri, un giardino notturno dipinto a trompe-l’œil, una sorta di architettura mobile che è paesaggio e cornice. L’artista lo allestisce dal 2014 in vari musei: in Carrara, accoglie lungo la sua superficie alcune opere del museo di solito custodite nei depositi. Tra le opere selezionate: Guercino, Andrea Fantoni, Carlo Antonio e Giulio Cesare Procaccini.
Paolo Chiasera, classe 1978, porta così un dispositivo che accoglie il visitatore come un “teatro delle meraviglie” e rende eterna la bellezza fuggevole del giardino.
All’esterno, nei Giardini PwC, c’è la seconda installazione intitolata Orto tintorio di Bergamo. È stata realizzata seminando due piante storicamente utilizzate per la produzione di pigmenti pittorici, utilizzati anche nei dipinti presenti in Carrara. In prossimità della semina, per propiziarne la crescita, è stato interrato anche un piccolo bronzo. È segnalato da due stendardi dipinti a olio su tela, realizzati con colori ricavati dalle stesse essenze.
Il lavoro di Chiasera è dunque un’opera viva e in divenire, in perfetta sintonia con l’intervento di Sarah Price in Piazza Vecchia. E consolida il legame tra Landscape Festival e Accademia Carrara.


Prima di lasciare spazio al programma di Landscape Festival, vorrei condividere una riflessione.
Quanto è importante questa manifestazione? E quanto è importante che abbia un tema come New Urban Ecosystem?
Per rispondere, cito un fatto storico.
Benedetto Croce (1866 – 1952), importantissimo filosofo, storico, politico, scrittore, fu già ai suoi tempi un convinto sostenitore di una legge per la tutela delle bellezze naturali e storiche italiane. Portò al successo l’approvazione della legge 778 dell’11 giugno 1922, la cosiddetta Legge Croce, che per prima istituì la protezione delle cose immobili di interesse pubblico per la loro bellezza naturale o per il legame storico-letterario. Questa legge, poi integrata dalla successiva Legge Bottai del 1939, si basava sulla filosofia di Croce che considerava il paesaggio come la rappresentazione visibile della patria e un elemento fondamentale dell’identità nazionale.
La Legge Croce fu promulgata in risposta a un crescente degrado del territorio italiano e alla necessità di preservare le sue bellezze naturali e artistiche. Rappresentò il culmine di un movimento di mobilitazione che comprendeva intellettuali, giuristi, studiosi, giornali. Il tutto si inquadrava in un contesto culturale che, agli inizi del Novecento, vide la diffusione di numerosi movimenti per la difesa e la conservazione del paesaggio in tutta Europa.
Dobbiamo ammettere – ed è sotto gli occhi di tutti noi – che, più di 100 anni dopo, resta ancora molta strada da fare. Il degrado del territorio e la necessità di preservare le bellezze naturali e artistiche sono temi non solo attuali, ma ancora più attuali che nel 1922. Sono emergenze.
Quindi ecco la mia opinione. Sì, Landscape Festival è molto importante. E sì, è importante che ci si interroghi circa la possibilità di avere spazi urbani più sostenibili, inclusivi e resilienti.
Lo racconta meglio di me Vittorio Rodeschini, presidente di Arketipos, l’associazione nata per promuovere a livello nazionale e internazionale i temi del paesaggio attraverso l’organizzazione di Landscape Festival.
«Parlare di paesaggio oggi non è una questione tecnica o decorativa. Parlare di paesaggio è parlare di noi stessi, del nostro modo di abitare il mondo, di come possiamo farlo con intelligenza, con grazia, con consapevolezza».
Emanuela Pirré
DETTAGLI E PALINSESTO DELLA XV EDIZIONE DI LANDSCAPE FESTIVAL
Quest’anno, Landscape Festival e AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio festeggiano insieme i rispettivi anniversari, in uno spirito di apertura, confronto e condivisione tra competenze diverse. Il Landscape Festival ospita quindi le celebrazioni dei 75 anni di AIAPP, confermandosi come punto di riferimento per la cultura del progetto del paesaggio. In programma appuntamenti speciali, come quello del 10 settembre, dedicato alle donne paesaggiste di ieri e di oggi, e l’incontro del 20 settembre con l’attore Alessio Boni, bergamasco doc.
A consolidare il legame con il mondo del verde pubblico, si rinnova poi la collaborazione con l’Associazione Pubblici Giardini, storicamente impegnata nella promozione del verde urbano come patrimonio comune e bene collettivo.
Altra location strategica del Festival è quella dell’Antico Lavatoio di via Mario Lupo, nel cuore di Città Alta. Qui il festival propone un intervento che intreccia storia, natura e visione futura. Il progetto mira a restituire vitalità e biodiversità a un luogo carico di stratificazioni storiche: dall’impronta romana alle Mura Veneziane, dai palazzi ottocenteschi fino all’architettura contemporanea.
L’intervento introduce un nuovo ecosistema urbano che integra elementi paesaggistici e botanici in dialogo con il contesto storico. Alberi potati secondo geometrie classiche, in omaggio ai giardini formali, convivono con arbusti, graminacee ed erbacee capaci di attrarre insetti impollinatori e generare un microambiente vivo. Il Lavatoio si trasforma così in un piccolo giardino urbano che valorizza l’architettura circostante e offre uno spazio accogliente per la sosta, l’incontro e la socialità. È un segnale concreto di come il paesaggio possa diventare strumento di rigenerazione, anche nei centri storici, creando connessioni profonde tra passato e futuro, natura e comunità.
Landscape Festival propone inoltre un palinsesto ricco e trasversale, pensato per coinvolgere studenti, appassionati e professionisti.
Il 17 settembre è in programma la Garden Masterclass condotta da Henrik Sjöman (Swedish University of Agricultural Sciences), per la prima volta in Italia. Sarà un workshop focalizzato sulla selezione botanica nei contesti urbani, tra ricerca scientifica e adattamento climatico.
Il 18 settembre si svolgeranno due eventi complementari. International Seminar è un confronto tra giardinieri e paesaggisti attraverso casi studio internazionali. Urban Planning Ecosystem è un seminario gratuito sulla pianificazione e gestione delle popolazioni arboree urbane.
Come ogni anno, il programma sarà ricco di appuntamenti aperti al grande pubblico e agli specialisti del settore. Tra gli eventi di punta, figura l’atteso International Meeting of Landscape and Garden, in calendario il 19 e 20 settembre. È una due giorni che vedrà protagonisti progettisti di fama mondiale. Lo scopo è fare una riflessione dedicata alla sostenibilità e alla necessità di reintegrare la natura nel sistema urbano. Interverranno, tra gli altri, Sarah Price, Jon Hazelwood, Mariana Siqueira, Aniket Bhagwat, Kathryn Gustafson, Gioia Gibelli e altri autorevoli professionisti da tutto il mondo.
Anche quest’anno, il Festival è sostenuto da Pedrali, Mapei, Italtrans e Bellavista. Sono partner strategici nella promozione del progetto e nella valorizzazione dello spazio urbano attraverso il dialogo tra natura, architettura e sostenibilità. A sostenere la manifestazione anche Moez, attraverso tre iniziative aperte alla cittadinanza, alla scoperta delle installazioni e all’insegna della mobilità sostenibile.
Tutti i dettagli e le modalità di iscrizione sono disponibili sul sito ufficiale del festival.
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Emanuela Pirré
Mi chiamo Emanuela, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web. Sono nata a Milano un tot di anni fa con una malattia: la moda. Amo la moda perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che mi incuriosisce. Dal punto di vista lavorativo, mi occupo soprattutto di scrittura e creo contenuti in ambito editoriale, principalmente proprio per la moda. Insegno in due scuole materie tra cui Fashion Web Editing, Storytelling, Content Creation. Dal 2013 dirigo questo sito che ho creato e che, oggi, è orgogliosamente un piccolo magazine. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni. Per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) entrambe, me e la collezione, con pazienza e amore. Oltre a confessare un'immensa curiosità (in senso positivo), dichiaro la mia allergia a pregiudizi, cliché, luoghi comuni, conformismo e omologazione. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Moda a parte, amo i viaggi, i libri e la lettura, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, la buona tavola e la buona compagnia. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo, uno dei miei comfort food. Oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.