Frankie fabrics & thoughts: pensieri in ordine (quasi) sparso

Credo agli incontri, quelli belli. Credo ai feeling, quelli immediati. Credo alle alchimie, quelle speciali. Credo che Elisa Scavazza sia un bellissimo incontro e che tra noi sia nato un feeling immediato che si è poi tramutato in un’alchimia di teste e cuori.

Ci siamo conosciute la scorsa estate, in un posto speciale qui a Milano (la Balera dell’Ortica e se non la conoscete ve la consiglio), ma non era la serata giusta per approfondire, troppo caldo e troppe zanzare. Da quella sera è poi passato un po’ di tempo ma alla fine ci siamo ritrovate e lei mi ha invitata a casa sua in un pomeriggio di febbraio: stavolta il tempo era uggioso, freddo, anzi, soprattutto diluviava ed entrambe, Elisa e io, detestiamo l’inverno. Ma lei mi ha accolta con un grande sorriso, mi ha aperto le porte del suo mondo e della sua casa, calda, accogliente, luminosa: aveva già preparato tutto per il caffè, dolcetti inclusi, in una bella cucina arancione di un piccolo appartamento sito in uno di quei meravigliosi stabili stile vecchia Milano. Ho dimenticato l’inverno e la pioggia: credo che siano passate 4 o forse 5 ore, non lo so di preciso, so che ci sono state tantissime chiacchiere, sorrisi, discorsi seri e altri piacevolmente leggeri, scambi osmotici. E alla fine abbiamo suggellato il tutto anche con l’aperitivo, con una birra e cose buone da sgranocchiare. Leggi tutto

Milano Fashion Week, i ricordi: giorno 2, è di scena il colore

Oggi continuo il viaggio tra i miei ricordi di Milano Moda Donna.

Giorno 2, giovedì 20 febbraio: finalmente la pioggia ci ha dato tregua e io, dopo la scorpacciata di sfilate e presentazioni del giorno precedente, ho deciso di rallentare il ritmo. Gli impegni della giornata sono stati due, molto carichi di premesse e promesse: due inviti diversi tra loro, eppure con alcune caratteristiche in comune. Prima di tutto il colore, anche se giocato e incentrato su materiali differenti, pellicceria e maglieria. E poi il fatto di essere un ritorno e un esordio, quindi in un certo senso due prime volte.

Ho dedicato il mio secondo giorno a Giuliana Teso, nome storico nel campo della pellicceria, tornata dopo qualche stagione di assenza dalla settimana della moda milanese con una capsule collection che rende omaggio all’arte, e a Silvia Gallà, brand che ha presentato la sua prima collezione di maglieria. Leggi tutto

Milano Fashion Week, i ricordi: giorno 1, bellezza batte pioggia 1 a 0

Settimana scorsa, avevo iniziato un post dichiarando che, durante la fashion week, non riesco ad assimilare tutto immediatamente, probabilmente per il sovraccarico di stimoli concentrati nell’arco di pochi giorni. Raccontavo di aver bisogno di un po’ di tempo per digerire quanto visto, per farlo mio, per ricostruire il quadro d’insieme e per riuscire a mettere ogni tassello al suo posto.

Beh, direi che ci siamo: sono pronta. E allora andiamo con ordine.

Giorno 1, mercoledì 19 febbraio: la settimana non è partita benedetta dai migliori auspici, visto che la città si è svegliata sotto una pioggia incessante che non ci ha dato tregua nemmeno per un attimo. Ma, in fondo, ha avuto poca importanza: se il meteo ci è stato avverso, Milano ha invece voluto regalarci tanta bellezza, sia attraverso le collezioni presentate, sia attraverso i palazzi che ci hanno aperto le loro porte (cito Palazzo Visconti, Palazzo della Ragione e Palazzo Clerici).

Il primo giorno è stato per me quello di Chicca Lualdi, Angelo Marani, Simonetta Ravizza, Paola Frani e Via Delle Perle VDP. Leggi tutto

Un pomeriggio con Vella & Cecconi e la Scuola Comica di Cucina

Lunedì è stato l’ultimo giorno della settimana della moda e vi faccio una confessione: dopo un’overdose lunga sei giorni, ho proprio voglia di occuparmi di altri argomenti, anzi, ne ho bisogno. Con questo desiderio e con una certa dose di curiosità, ho accettato l’invito di un’amica scrittrice e giornalista, Irene Vella: ho fatto bene, perché mi sono divertita e proprio lunedì pomeriggio, subito dopo l’ultima sfilata, mi sono immersa in un mondo completamente diverso. Ho più volte dichiarato di avere molte passioni e una di queste è la buona tavola: ai fornelli sono un’inetta ma in compenso a mangiare sono una campionessa. Il nuovo progetto di Irene coinvolge proprio il cibo, affrontato col buonumore e usato per raggiungere un obiettivo assolutamente condivisibile: combattere le stronzamiche!

Se il nome di Irene non vi suona nuovo è perché la mia simpatica amica toscana è l’autrice di un libro che si intitola “Credevo fosse un’amica e invece era una stronza”, con sottotitolo “10 modi per sopravvivere alle stronzamiche” (ne avevo già parlato qui sul blog). Irene è una delle persone più vulcaniche che abbia mai conosciuto, dunque si è già imbarcata in una nuova avventura collegata a codesta sua fatica letteraria, la più recente (ha precedentemente scritto e pubblicato altri quattro libri): dalla sua favella e dalle abili mani di Daiana Cecconi, una delle concorrenti più amate della seconda edizione di MasterChef nonché autrice del volume “La cucina dei ricordi”, nasce un progetto di show cooking unico nel suo genere, in quanto la meravigliosa arte della cucina viene sapientemente mescolata con quella delle parole. Lo scopo? Insegnare a tutte noi come difenderci, combattere e soprattutto vincere le detestabili stronzamiche, ovviamente con stile e col sorriso. Leggi tutto

Viaggio in Italia: 30 illustrazioni di Rebecca Moses per Marie Claire

Ci siamo: da ieri, Milano vive la sua settimana della moda. Amo questo momento soprattutto perché la mia città si anima di eventi che vanno oltre le tanto ambite sfilate.

Ho una caratteristica che forse è un limite, me ne rendo conto: durante detta settimana, non riesco ad assimilare tutto immediatamente. Non so, credo dipenda dal sovraccarico di stimoli che si concentrano nell’arco di pochi giorni: è come se andassi in una sorta di corto circuito o di indigestione. Ad ogni edizione, necessito di un po’ di tempo per digerire tutto ciò che ho visto, per farlo mio, per ricostruire il quadro d’insieme e mettere ogni tassello al suo posto.

Stamattina non voglio dunque parlarvi di nessuna delle sfilate alle quali ho assistito ieri: preferisco invece introdurre una mostra, a mio avviso bellissima, voluta da Marie Claire. Ieri sono stata al vernissage e desidero darle precedenza rispetto ad altri eventi perché la mostra è già in corso e proseguirà fino al 24 febbraio: spero possiate goderne a vostra volta – se siete o se sarete a Milano.

Sapete che sono sincera quando dico di essere una sostenitrice convinta di tutti quegli eventi che rappresentano una contaminazione tra moda e arte: l’ho dimostrato più volte qui sul blog. Sapete che sono altrettanto sincera nel dichiarare il mio amore incondizionato per gli accessori: spesso i miei post vertono proprio su tale settore specifico. Sapete infine che amo le illustrazioni tanto quanto amo la fotografia, tant’è che non molto tempo fa ho presentato quelle di Maurizio Andreuccetti. Ecco, mettete insieme queste cose e otterrete un sunto della mostra che ha acceso il mio entusiasmo. Leggi tutto

Keep Out: il ditale gioiello portafortuna

Anche se non sono superstiziosa, mi piacciono i talismani e gli amuleti. Credo sia perché amo le cose che hanno un senso, un contenuto, una storia da raccontare: mi affeziono agli oggetti non per il loro valore economico bensì per il carico affettivo ed emozionale che assumono per me.

A fasi alterne, abbiamo assistito al dilagare di talismani e portafortuna di ogni tipo e genere. Personalmente, trovo divertente tutto ciò che simboleggia il lavoro sartoriale (che sorpresa, vero?): sono stata una delle prime a indossare il famoso bracciale col metro da sarta. Me ne sono innamorata subito, quando ancora non era diffuso, e in quel caso non è stato solo per il mio attaccamento alla moda: il metro, quello giallo e flessibile, mi ricorda la scatola del cucito della mia mamma. Quand’ero piccina, quella scatola era per me una sorta di paese dei balocchi: ero affascinata dai bottoni spaiati e dalle spolette dai mille colori e mi incuriosivano i ditali, allora troppo grandi per le mie manine. Leggi tutto

Michele Massaro alias Gaio il Calzolaio: lo Sciuscià è tornato

Mi piace chi ha spirito di iniziativa, intraprendenza ed energia e chi, in un frangente storico ed economico non facile, costruisce un’attività che è anche poetica.

Ci vuole coraggio per rispondere alla durezza di momenti simili con un sogno che profuma di passato, ci vuole ottimismo e un’anima romantica. “Sei un’inguaribile romantica”, diceva una canzone del grande Vasco: lo sono, sono un’inguaribile romantica e il post di oggi parla di un mestiere che è un po’ favola e un po’ sogno. Parla di Michele Massaro alias Gaio il Calzolaio alias lo Sciuscià.

L’ho detto diverse volte, ma credo che ripeterlo una volta di più non faccia male: la moda nella quale credo è una forma di espressione personale e confina con l’arte, dunque è ricca di sfaccettature ed è fondata su passione, inventiva e creatività.

Non credo nel consumismo, non apprezzo l’usa&getta, non mi piacciono le cose appositamente (e maliziosamente) pensate per durare lo spazio di una stagione. Questo è anche uno dei motivi per i quali amo il vintage, perché il vero vintage tratta oggetti capaci di valicare il tempo.

In questo blog mi piace parlare di persone e dei loro percorsi: alcuni sono molto dentro il mondo della moda, altri invece sono più trasversali, un po’ ai margini, un po’ sospesi. Mi piace dare spazio a storie inconsuete e meno famose, fuori dal grande circuito e dal coro.

Quando Michele Massaro mi ha scritto per raccontarmi la sua attività, mi sono incuriosita, perché fa un mestiere che va un po’ scomparendo: il calzolaio o il ciabattino, se preferite.

Voi direte: ma come, basta andare nei centri commerciali per trovarli. No, non è al servizio tacco rapido di oggi che mi riferisco: parlo invece delle vecchie botteghe, quelle che profumavano di pelle appena ci si entrava, quelle situate nelle vie e nei quartieri delle nostre città, quelle in cui c’erano artigiani capaci di fare qualsiasi intervento su scarpe, borse e accessori di pelletteria. Quelle botteghe in cui dicevano “torni a ritirare le sue scarpe tra una settimana”; quelle botteghe, spesso a carattere e conduzione familiare, in cui gli scaffali erano sempre pieni di articoli in riparazione e in lavorazione. Leggi tutto

Vans Ink Art: il tatuaggio si trasferisce dalla pelle alle sneakers

Cosa pensate dei tatuaggi? Siete tra coloro che li amano o tra coloro che li detestano? Ne avete qualcuno, lo vorreste fare, non lo fareste mai?

A me piacciono, molto, e sono tra coloro che pensano che i tatuaggi, se ben fatti, siano opere d’arte, un modo per raccontare la propria storia attraverso la pelle. La pelle che diventa una tela: è un concetto che mi intriga, sì.

Ho tre tatuaggi.

Il primo è stato un piccolo carattere cinese sulla spalla sinistra, fatto in un momento molto strano della mia vita, un momento in cui ero in lotta con me stessa prima che con gli altri. Infatti il tatuaggio simboleggiava (tra qualche riga capirete l’uso del verbo al passato) lo spirito guerriero (a questo proposito… se vi va, andate poi a vedere un pensiero in fondo a questo post).

Il secondo tatuaggio è arrivato quando ho fatto pace con me stessa: è un po’ sopra la caviglia destra e rappresenta due farfalle che volteggiano tra segni un po’ grafici e un po’ tribali.

Il terzo tatuaggio è un simbolo di puro amore: è un fiore, precisamente una calla, sotto al quale ci sono tre lettere, la A (iniziale di Alissa, mia nipote), la C (iniziale di Cinzia, mia sorella nonché mamma di Alissa) e la E (iniziale di Emanuela, il mio nome). Rappresenta noi tre legate per sempre, all’ombra del fiore più amato dalla mia sorellina. Dimenticavo la cosa più importante: Cinzia e io ce l’abbiamo identico e nello stesso punto, un po’ sopra il polso destro.

A quel punto, è arrivata l’evoluzione del primo tatuaggio: l’ideogramma ormai non mi apparteneva né mi rappresentava più. Non ho mai pensato nemmeno per un istante di cancellarlo eliminandolo col laser: ho preferito che si trasformasse, che si evolvesse, che cambiasse così com’ero cambiata io. È diventato un fiore: mi fa sorridere l’idea che lo spirito guerriero sia sbocciato e che batta ancora lì sotto. C’è e io lo so. Perché combattiva lo sono sempre, però non sono più arrabbiata: per questo ho voluto che quel piccolo carattere vivesse un’evoluzione. Ma cancellarlo… mai.

Al momento escludo di fare altri tatuaggi, tuttavia non mi sentirei di giurarlo. Non penso mai a quando invecchierò né mi importa: credo che quando sarò anziana saranno altre cose a preoccuparmi. Leggi tutto

La moda che verrà # 20: Mauro Gasperi primavera / estate 2014

Rifletto spesso su quanto sia bizzarra la vita: capita di ricevere quando invece si vorrebbe dare e capita di donare senza saperlo o senza rendersene conto. Prendete, per esempio, questo mestiere che cerco di fare con tanto entusiasmo: dovrei essere io a dare il mio (microscopico) contributo a designer e stilisti cercando di metterli in luce e invece, spesso, capita il contrario e sono loro a donare qualcosa a me in termini di accrescimento personale, culturale e artistico.

Stamattina, tirando fuori una cartella col materiale relativo a Mauro Gasperi, mi sono accorta che è tra coloro che hanno dato qualcosa a me: ricordo bene la prima volta in cui vidi sfilare le sue creazioni perché era il momento di transizione tra la mia vecchia e nuova vita.

Era il 27 settembre del 2011 e lui era uno stilista emergente: i suoi capi sfilavano nell’ambito del progetto N.U.DE (acronimo di  New Upcoming Designers, sostenuto dalla Camera Nazionale della Moda Italiana con lo scopo di promuovere i giovani stilisti), nella tensostruttura appositamente eretta accanto al Duomo, insieme a quelli di Francesca Liberatore e Sergei Grinko, altro designer che amo e che continuo a seguire.

Guardando le creazioni di quei giovani, pensai che quello era il mestiere che volevo fare: raccontare l’incanto infinito di chi riesce a lasciarmi a bocca aperta. Oggi come allora, la moda a me fa quell’effetto ed è per questo che devo dire grazie a Mauro Gasperi: è tra coloro che sono motivo del mio grande amore per la moda.

Dopo quel primo incontro, ho continuato a seguire il suo percorso: lo scorso ottobre sono stata ospite del press day in cui è stata presentata la collezione che aveva da poco sfilato in passerella e oggi voglio condividere con voi un po’ di sensazioni. Leggi tutto

Caolina: ceramica e gioielli, dallo stile biker al granchio Sebastian

Vedo il web come una sorta di grande mare: così come un tempo gli uomini avventurosi solcavano le distese d’acqua in cerca di nuove terre, oggi chi è curioso naviga la rete virtuale in cerca di cose nuove e di interpretazioni inedite. È così che mi sono imbattuta in Silvia Zampa e nel suo brand Caolina: sono felice di parlarvi di lei, mi dà gioia, perché incarna le caratteristiche che più amo trovare in un creativo.

Dovete sapere che leggo moltissimo e una delle mie letture abituali è quella di un magazine che è online fin dal 2006, ovvero Frizzifrizzi di Simone Sbarbati: ve lo consiglio vivamente. È stato lì che ho sentito nominare per la prima volta Silvia: mi sono incuriosita e ho fatto qualche ricerca in rete. Ho trovato il suo sito, la sua pagina Facebook e, infine, la scorsa settimana l’ho contattata, perché più vedevo le sue creazioni in giro per il web e più mi incuriosiva e mi piaceva.

Silvia vive e lavora a Faenza, città nota per essere un’eccellenza nel campo della ceramica che è anche – guarda caso – la passione principale della nostra artista e designer. Il suo curriculum è di tutto rispetto: dopo l’Istituto d’Arte a San Sepolcro e la laurea in interior design, non si è mai fermata, continuando a formarsi e a studiare: è stata in Spagna, a Dublino e ha ottenuto un’ulteriore specializzazione in design e tecnologia della ceramica proprio a Faenza. Leggi tutto

Io, fifona, in pista con Michela Cerruti (e sono sopravvissuta)

Prevedono da giorni che nevicherà abbondantemente su tutto il nord Italia e ieri, in effetti, qui da me c’è stato un primo assaggio. Per fortuna, la neve all’inizio intensa si è presto trasformata in pioggia.
Se pensate che mi lanci in un’ode romantica, siete fuori strada: non amo l’inverno e non amo la neve, soprattutto in città.
Al limite, è bella in montagna, sempre che si ami sciare o sempre che si abbia l’opportunità di starsene davanti a un caminetto acceso, in buona compagnia e con qualcosa di caldo da sorseggiare.
Proprio l’inverno, tra l’altro, è una delle cause dell’incidente che ho avuto qualche anno fa: persi il controllo dell’auto su una lastra di ghiaccio. Capite, dunque, perché io non gioisca nel vedere la neve fuori dalla finestra.
Forse la mia paura verso neve e ghiaccio dipende anche dal fatto che io sia una guidatrice per necessità e non per passione. Mi colloco infatti tra coloro che guidano per essere liberi e per non dipendere da nessuno, ma non per inclinazione naturale.
Ho preso la patente tardi, a 22 anni: abitando in centro a Milano, non ho sentito l’esigenza di guidare e avere l’auto fino al momento in cui i miei hanno invece deciso di prendere casa fuori città.

Queste riflessioni in ordine più o meno sparso mi hanno portato alla mente un’esperienza della quale non ho mai parlato qui nel blog. La scorsa estate ho avuto l’opportunità di conoscere Michela Cerruti, grande campionessa automobilistica, e di salire al suo fianco, in pista, su un’auto da corsa.

Avete voglia di sentire una storia che, per una volta, non parla nemmeno lontanamente di moda? Leggi tutto

Azzurra Di Lorenzo, una grinta dolcemente sofisticata

Non so come la pensiate voi, ma più divento grande (o vecchia) e più sento l’esigenza di cose positive.

Sì, lo so, c’è la crisi. Sì, lo so, il mondo è diventato un posto difficile e spesso pericoloso. Ma non siete stufi anche voi di sentire sempre le stesse lamentele e il solito pessimismo? Io lo sono e ho voglia e bisogno di guardare avanti, così come ho bisogno di persone che riescano a vedere un po’ di rosa, anche se è inverno e la primavera è ancora lontana, anche se fa freddo, anche se restare ottimisti e positivi non è sempre facile.

Ho bisogno di gente che sappia vedere questo mondo con occhi ancora puliti e pieni di speranza, come la stilista Azzurra Di Lorenzo, una bella ragazza mora dai grandi occhi scuri e intensi.

Avrete ormai capito che per me gli occhi sono importanti, perché sono tra coloro che pensano che siano lo specchio dell’anima e che, spesso, dicano molte più cose di quante ne dicano le nostre bocche: ho sempre diffidato di coloro che non mi guardano negli occhi o che hanno lo sguardo vuoto e purtroppo il tempo ha (quasi) sempre confermato i miei timori. Azzurra guarda il proprio prossimo in viso e ha quel tipo di sguardo, vivace e in perenne movimento, che a me tanto piace.

Si vede subito, è un’entusiasta, una persona pulita, ama quello che fa e ha tanti sogni che difende con dolcezza e grinta: è tosta, come si suol dire, e credo che sia una alla quale nessuno ha mai regalato niente, eppure riesce a conservare quello sguardo limpido che me l’ha fatta andare subito a genio. Leggi tutto

Il mondo di Capplé: crochet, amore e fantasia

C’è una diatriba che va avanti da tempo nel mondo dei fashion blog: da una parte ci sono quelli di outfit, dall’altra quelli letterari. Io sono tra coloro che hanno un blog soprattutto per raccontare le storie degli altri: trovo gratificante dare questo tipo di senso a uno spazio che vorrei potesse avere un’utilità non solo per me stessa.

Post dopo post, ho maturato un pensiero: chi scrive con lo scopo di donare visibilità a coloro che lo meritano, deve lasciare spazio. Non deve rendere protagonista sé stesso, ma deve cedere tale ruolo mettendo in luce coloro di cui parla: è come se chi scrive fosse un presentatore che fa il suo lancio per poi ritrarsi nel buio e lasciare che sia l’artista a esibirsi. Ovviamente il racconto avviene attraverso voce, cuore, testa, pancia e occhi che sono i miei, quindi qualcosa di “mio” c’è, sempre e comunque, tuttavia i protagonisti veri devono restare loro: i designer, i creativi e gli stilisti dei quali parlo.

Non pretendo che tutto ciò sia una verità assoluta: è solo il mio punto di vista. Cerco di essere una testimone, una voce narrante e tutto questo esattamente per un motivo: il mio sogno più grande è che la moda e i suoi protagonisti suscitino interesse ed emozione. Questo è il mio scopo. Amo talmente tanto moda e creatività che mi succede quello che avviene quando si ama davvero una persona: si preferisce il bene dell’altro al proprio. Per questo non amo particolarmente comparire e per questo il mio non è un blog di outfit: se a volte compaio, è solo per dire che io per prima scelgo per me queste creazioni, prima ancora che proporle a tutti voi.

Questo post è dedicato a Capplé ed è uno di quei casi in cui metto la mia faccia, in senso figurativo (come sempre) ma anche in senso… fotografico: entrare nel mondo di Elisa Savi Ovadia ed Elena Masut è entrare in una dimensione fatta di passione, di manualità, di infinita fantasia ed è praticamente impossibile resistere alla tentazione di provare tutti i loro cappelli – cosa che ho ampiamente fatto, come vedrete qui sotto. Mi è sembrato che apparire potesse avere un senso. Leggi tutto

Homi, ovvero il nuovo Macef: all that glitters… isn’t gold!

Il mio rapporto con la Fiera di Milano profuma di ricordi: rammento bene di aver assistito da piccina alle ultime edizioni della Fiera Campionaria o Fiera d’Aprile. L’aspettavo ogni anno con impazienza: era una tradizione un po’ come il Natale, il compleanno e le vacanze al mare d’estate e i miei organizzavano una sorta di gita, per far vedere cose nuove a me e a mia sorella (la curiosità è un’eredità di famiglia, una sorta di destino). Da grande, ho iniziato a frequentare la Fiera per motivi professionali, attraverso le tantissime manifestazioni e i settori che oggi copre: il Macef è sempre stata una delle mie preferite e sono stata felice di vedere come si sia rinnovata trasformandosi quest’anno in Homi.

Dopo mezzo secolo durante il quale ha dettato gusto, mode e abitudini del pianeta casa, il Macef ha infatti cambiato nome, moltiplicando le sue ambizioni: punta a diventare una tra le più importanti rassegne dedicate agli stili di vita o lifestyle (parola oggi molto in voga), unendo tutti coloro che sono attenti alle tendenze e che sono aperti a una cultura sfaccettata, variegata e internazionale. Homi sta per Home Milano, ma ha anche un significato più simbolico: la “O” allude al cerchio che avvolge simbolicamente la persona, i suoi spazi e le sue abitudini, mentre il “MI” finale omaggia la città di Milano. Leggi tutto

DUAL-ISM Project by Descente: ingegneria sartoriale e continuità

C’è un pensiero che diventa sempre più chiaro nella mia testa a mano a mano che continuo questo percorso: mi piacerebbe se si potesse superare il concetto “moda = tendenza” e che questa non fosse più considerata come l’unica equazione possibile. Mi piacerebbe se si potesse invece dare più spazio al concetto “moda = personalità che va oltre la stagione e oltre il consumo”. Come dite? È un concetto strano in bocca a una fashion blogger? Forse. Fin dall’esordio di questo blog, però, ho sempre cercato di portare avanti il concetto di moda come espressione personale e raramente ho usato espressioni come “trend di stagione”. Inoltre, anche a livello personale, quando scelgo qualcosa che è considerato in voga (sempre che io trovi qualcosa che mi piace davvero e che davvero possa sentire mio), ho l’abitudine di affiancarlo comunque a capi o ad accessori che sono pezzi storici del mio guardaroba, cose che possiedo da molti anni e che per me diventano punti fermi.

Ho fatto questa premessa anche per farvi capire perché mi sono molto incuriosita davanti a DUAL-ISM Project, un concept che fa proprio della continuità uno dei suoi punti di forza: un progetto di ingegneria sartoriale, in continua evoluzione e che va oltre la moda, riuscendo a unire ricerca e tradizione all’insegna della funzionalità. Leggi tutto

La moda che verrà # 19: Misuraca primavera / estate 2014

Si dice che le prime volte importanti non si dimentichino mai: mi vengono in mente la prima volta che ci si innamora e che si dà un bacio, il primo esame all’università, il primo colloquio di lavoro, la prima volta che si va in vacanza da soli, la prima volta in cui si guida.

Ricordo tante mie prime volte, in effetti, e ricordo con particolare intensità quelle legate al mondo della moda, per esempio la prima volta in cui mi sono imbattuta in Gianfranco Fenizia e nel suo brand Misuraca: era il novembre del 2012 e Stefano Guerrini mi aveva proposto di scrivere un pezzo sulla collezione autunno / inverno 2012 – 2013 da pubblicare su WBIS.

Rammento molto bene la mia sorpresa di allora davanti al percorso dello stilista: Gianfranco Fenizia ha studiato architettura allo IUAV di Venezia laureandosi con una tesi sulla progettazione urbana.

Ha collaborato con diversi studi e ha creato collezioni di mobili e accessori per la casa che hanno avuto grande successo, tanto da essere pubblicati sulle maggiori riviste di arredamento.

Si è avvicinato al mondo della moda progettando allestimenti per le boutique Fendi e Mila Schön, poi ha lavorato per marchi importanti come Valentino, Dolce & Gabbana, Kenzo e ha collaborato anche con Capucci.

Nel 2004, Fenizia ha incontrato lo stilista Albino D’Amato, incontro che ha segnato il suo passaggio decisivo alla moda, tanto che nel 2009 ha fondato Misuraca, il suo brand. Leggi tutto

La moda che verrà # 18: Marani.G primavera / estate 2014

Oggi ho voglia di tornare a parlare di Giulia Marani, perché secondo me lei sta alla moda come una fresca pioggerellina primaverile sta alla natura che torna a nascere. La pioggia estiva può essere violenta e improvvisa; quella invernale è uggiosa e interminabile. Quella primaverile, invece, bagna il terreno portando fuori profumi e colori: ecco, io Giulia la vedo così, come una pioggia di inizio primavera, fresca, che si lascia dietro l’arcobaleno e che ti fa venire voglia di sorridere.

La stilista del brand Marani.G mi aveva già dato una mano a sfatare un luogo comune, quello che vuole che i figli di genitori famosi abbiano a tutti i costi la tendenza a sedersi sugli allori e che abbiano la strada spianata dal loro cognome. Credo, al contrario, che talvolta portare un cognome importante sia più che altro un peso gravoso: si deve dimostrare qualcosa più degli altri, quasi come se fosse una colpa da espiare quella di essere figli di una persona celebre.

In Angelo e Giulia Marani alberga lo stesso amore per la moda e la giovane stilista non vive affatto come un peso il cognome importante: oltre ad essere un ottimo esempio di come una figlia di padre celebre possa rimboccarsi le maniche al pari di qualsiasi altra persona, dà la netta impressione di aver brillantemente trovato una dimensione sua, con una identità forte e indipendente. Leggi tutto

I colori del White, dal Giappone alle foto di Mustafa Sabbagh

Ci sono infinite sfumature di colore nel bianco del White Milano, il trade show delle novità, del talento e della moda contemporanea.

Queste sfumature non finiscono di sorprendermi, edizione dopo edizione, regalandomi piccole perle e momenti speciali.

Si è appena conclusa l’edizione di gennaio 2014: ecco cosa mi è rimasto negli occhi e nel cuore, dal Giappone creativo di JP Home alla moda cosmopolita e senza confini di Julian Zigerli, dall’eleganza di Cesare Cunaccia alle foto intriganti di Mustafa Sabbagh. Leggi tutto

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