Il mondo di Capplé: crochet, amore e fantasia

C’è una diatriba che va avanti da tempo nel mondo dei fashion blog: da una parte ci sono quelli di outfit, dall’altra quelli letterari. Io sono tra coloro che hanno un blog soprattutto per raccontare le storie degli altri: trovo gratificante dare questo tipo di senso a uno spazio che vorrei potesse avere un’utilità non solo per me stessa.

Post dopo post, ho maturato un pensiero: chi scrive con lo scopo di donare visibilità a coloro che lo meritano, deve lasciare spazio. Non deve rendere protagonista sé stesso, ma deve cedere tale ruolo mettendo in luce coloro di cui parla: è come se chi scrive fosse un presentatore che fa il suo lancio per poi ritrarsi nel buio e lasciare che sia l’artista a esibirsi. Ovviamente il racconto avviene attraverso voce, cuore, testa, pancia e occhi che sono i miei, quindi qualcosa di “mio” c’è, sempre e comunque, tuttavia i protagonisti veri devono restare loro: i designer, i creativi e gli stilisti dei quali parlo.

Non pretendo che tutto ciò sia una verità assoluta: è solo il mio punto di vista. Cerco di essere una testimone, una voce narrante e tutto questo esattamente per un motivo: il mio sogno più grande è che la moda e i suoi protagonisti suscitino interesse ed emozione. Questo è il mio scopo. Amo talmente tanto moda e creatività che mi succede quello che avviene quando si ama davvero una persona: si preferisce il bene dell’altro al proprio. Per questo non amo particolarmente comparire e per questo il mio non è un blog di outfit: se a volte compaio, è solo per dire che io per prima scelgo per me queste creazioni, prima ancora che proporle a tutti voi.

Questo post è dedicato a Capplé ed è uno di quei casi in cui metto la mia faccia, in senso figurativo (come sempre) ma anche in senso… fotografico: entrare nel mondo di Elisa Savi Ovadia ed Elena Masut è entrare in una dimensione fatta di passione, di manualità, di infinita fantasia ed è praticamente impossibile resistere alla tentazione di provare tutti i loro cappelli – cosa che ho ampiamente fatto, come vedrete qui sotto. Mi è sembrato che apparire potesse avere un senso. Leggi tutto

La moda che verrà # 19: Misuraca primavera / estate 2014

Si dice che le prime volte importanti non si dimentichino mai: mi vengono in mente la prima volta che ci si innamora e che si dà un bacio, il primo esame all’università, il primo colloquio di lavoro, la prima volta che si va in vacanza da soli, la prima volta in cui si guida.

Ricordo tante mie prime volte, in effetti, e ricordo con particolare intensità quelle legate al mondo della moda, per esempio la prima volta in cui mi sono imbattuta in Gianfranco Fenizia e nel suo brand Misuraca: era il novembre del 2012 e Stefano Guerrini mi aveva proposto di scrivere un pezzo sulla collezione autunno / inverno 2012 – 2013 da pubblicare su WBIS.

Rammento molto bene la mia sorpresa di allora davanti al percorso dello stilista: Gianfranco Fenizia ha studiato architettura allo IUAV di Venezia laureandosi con una tesi sulla progettazione urbana.

Ha collaborato con diversi studi e ha creato collezioni di mobili e accessori per la casa che hanno avuto grande successo, tanto da essere pubblicati sulle maggiori riviste di arredamento.

Si è avvicinato al mondo della moda progettando allestimenti per le boutique Fendi e Mila Schön, poi ha lavorato per marchi importanti come Valentino, Dolce & Gabbana, Kenzo e ha collaborato anche con Capucci.

Nel 2004, Fenizia ha incontrato lo stilista Albino D’Amato, incontro che ha segnato il suo passaggio decisivo alla moda, tanto che nel 2009 ha fondato Misuraca, il suo brand. Leggi tutto

La moda che verrà # 18: Marani.G primavera / estate 2014

Oggi ho voglia di tornare a parlare di Giulia Marani, perché secondo me lei sta alla moda come una fresca pioggerellina primaverile sta alla natura che torna a nascere. La pioggia estiva può essere violenta e improvvisa; quella invernale è uggiosa e interminabile. Quella primaverile, invece, bagna il terreno portando fuori profumi e colori: ecco, io Giulia la vedo così, come una pioggia di inizio primavera, fresca, che si lascia dietro l’arcobaleno e che ti fa venire voglia di sorridere.

La stilista del brand Marani.G mi aveva già dato una mano a sfatare un luogo comune, quello che vuole che i figli di genitori famosi abbiano a tutti i costi la tendenza a sedersi sugli allori e che abbiano la strada spianata dal loro cognome. Credo, al contrario, che talvolta portare un cognome importante sia più che altro un peso gravoso: si deve dimostrare qualcosa più degli altri, quasi come se fosse una colpa da espiare quella di essere figli di una persona celebre.

In Angelo e Giulia Marani alberga lo stesso amore per la moda e la giovane stilista non vive affatto come un peso il cognome importante: oltre ad essere un ottimo esempio di come una figlia di padre celebre possa rimboccarsi le maniche al pari di qualsiasi altra persona, dà la netta impressione di aver brillantemente trovato una dimensione sua, con una identità forte e indipendente. Leggi tutto

Clash Collection: Debora Zavaglia fa convivere aborigeni e giapponesi

Ieri sera girovagavo per il web e, tra mille spunti, mi sono imbattuta in questo pensiero: “I sincerely believe that energy grows from itself and the more energy you expand the more you create within yourself”. Sono parole della grande Diana Vreeland, uno dei miei punti di riferimento. Mi è sembrato naturale accostarle alla persona della quale desidero parlarvi stamattina: Debora Zavaglia.

A lei ho già dedicato un precedente post, presentando la sua collezione The Wolf’s Choice: trovo che l’affermazione di Mrs. Vreeland – l’energia cresce da sé e più la spargi più si crea dentro di te – sia semplicemente perfetta per descrivere la vitalità e la voglia di fare che animano Debora la quale è riuscita a sorprendermi ancora una volta con una capsule collection dedicata al freddo inverno che stiamo affrontando. Leggi tutto

La moda che verrà # 17: Chicca Lualdi BeeQueen primavera / estate 2014

Ieri sera mi sono ritrovata a parlare con un medico molto importante, uno che salva vite praticamente ogni giorno. Parlavamo del suo lavoro e io ero molto ammirata e quasi intimorita. Lui, invece, era incuriosito dal mio mondo e mi ha fatto un sacco di domande: era sinceramente entusiasta e ha esclamato “che bello il tuo lavoro”. Ecco, ci sono rimasta: sono rimasta colpita dal fatto che una persona che fa un lavoro tanto importante come lo è il suo apprezzi il mio. Dico spesso che sono conscia del fatto di non salvare vite e l’ho detto anche a lui e lui, con semplicità, mi ha risposto che occuparsi di cose che contengono bellezza è un modo per migliorare l’esistenza. Mi si è aperto un sorriso, dentro. Sono andata a letto con questo pensiero e stamattina ho deciso di condividerlo con voi e ho anche deciso di parlare di qualcosa e qualcuno che mi stia particolarmente a cuore: ho scelto Chicca Lualdi.

Credo che il suo lavoro sia un esempio perfetto del concetto “le cose che contengono bellezza sono un modo per migliorare l’esistenza”. Seguo il suo percorso da diverse stagioni, ho la fortuna di conoscerla personalmente e vi dico che sono convinta che un certo tipo di bellezza che si esprime attraverso una collezione viene principalmente da ciò che uno stilista ha dentro: Chicca possiede la stessa grazia che vedo sfilare, stagione dopo stagione, sulle sue passerelle. Leggi tutto

I Tubini di Valeria Bosco e la tecnica Shibori

Amo da impazzire la moda quando è modalità d’espressione e di linguaggio. Lotto ogni giorno per portare avanti questa visione e dunque mi emoziono davanti a chi non smette mai di sperimentare e di mettersi in discussione.

Conoscere Valeria Bosco e innamorarmi del suo progetto Tubini è stato immediato e naturale: per lei ogni donna deve godere di una totale libertà d’espressione e deve poter giocare con la moda. La sua proposta è quella di abbinare i desideri e le necessità del momento ai tagli e ai colori unici delle sue collezioni.

Ho incontrato Valeria lo scorso settembre, in occasione del suo press day: la prima cosa dalla quale sono stata attirata è stata la sua personalità, ferma e tranquilla, nonostante si intuisca tutta la bruciante passione che la anima. Mi piacciono le persone che hanno occhi espressivi e che ti guardano dritto in faccia e lei è proprio così: nei suoi occhi si può scorgere un mondo sfaccettato che si appoggia su talento, passione, gusto innato nonché sul percorso di tutto rispetto compiuto nell’universo moda. Leggi tutto

Barber’s Closet: sei t-shirt e l’amore per moda e pittura

Fare ricerca è una cosa che mi appassiona da sempre: soddisfa il mio lato curioso, quello innamorato della vita e di tutte le sue innumerevoli manifestazioni e sfaccettature. Quando andavo alle elementari e la maestra ci assegnava le ricerche, ero felice: avevo l’opportunità di farmi accompagnare in biblioteca e perdermi in quel mondo di carta che tanto mi incuriosiva. Nel tempo non sono cambiata: è cambiato solo il fatto che le ricerche ora le faccio sul web e andando in giro per tanti eventi e che le faccio sulla moda anziché farle sui dinosauri o sulle farfalle di un paese lontano. Tuttavia, da quando ho aperto il blog, ho scoperto un altro piacere: quello di essere trovata. Mi capita sempre più spesso, infatti, che siano tanti creativi meravigliosi a scrivermi per sottopormi il loro mondo: mi rende felice che qualcuno apprezzi ciò che faccio e che bussi alla mia porta dicendomi “ciao, piacere, mi presento, conosciamoci”. È così che ho conosciuto Barbara Cavallo e il suo mondo che si chiama Barber’s Closet.

“T-shirts are the uniform of this generation. If you are going to wear something every day, it should be the best”: questa è la dichiarazione di intenti di Barbara e io non potrei essere più d’accordo. Vi confesso una cosa: le camicie mi piacciono ma, personalmente, non le ho mai portate molto. Amo da sempre le magliette e le porto sia in estate che in inverno, a maniche corte e a maniche lunghe: a volte porto quelle abbondanti, altre volte quelle più aderenti e alterno tinte unite e stampe. A mio avviso c’è una t-shirt adatta per ogni occasione. Leggi tutto

La moda che verrà # 16: Sergei Grinko primavera / estate 2014

Ho voglia di iniziare la settimana con bellezza e pensieri positivi, dunque ho deciso di raccontarvi una collezione che per me è amore allo stato puro: il mio amore per colui che la disegna e che seguo da diverse stagioni e l’amore che lui mette in ogni sua collezione. E che è ben visibile: le sue creazioni sono passione, estrema cura, entusiasmo, ricerca, conoscenza. Mi riferisco a Sergei Grinko e alla sua collezione per la primavera / estate 2014.

Sergei è a mio avviso uno degli stilisti più affascinanti, interessanti e audaci tra coloro che attualmente calcano il palcoscenico della moda. È un autentico visionario, un poeta, uno che non ha paura di osare e sperimentare. Uno che non ha paura di seguire nuove idee.

Grinko chiama la sua collezione “RULE & DIVIDE” con un doppio significato. Da una parte, infatti, fa un chiaro riferimento al motto latino “divide et impera” (ovvero “dividi e conquista”), con cui si vuole significare che la divisione, la rivalità e la discordia dei popoli giova a chi voglia dominarli; dall’altra, Sergei propone una visione diametralmente opposta, assecondando la visione proposta da Goethe. Fu infatti il grande poeta tedesco a scrivere “Divide et impera è un principio fondato; ma unisci e guida è ancora meglio”. Leggi tutto

Knitwits: contro il freddo, l’arma dell’ironia e del divertimento

Ho cercato di ignorarlo fino a quando ho potuto e devo ammettere che lui, a oggi, è stato magnanimo: di chi sto parlando?

Dell’inverno, il momento dell’anno che più detesto: abbiamo avuto un principio di stagione clemente, ma da qualche giorno l’aria si è fatta più pungente, preannunciando il grande freddo.

Sono freddolosa da morire, detesto la neve, soffro a causa delle giornate corte e per la mancanza di luce, non scio e non pratico sport invernali: se mi copro troppo mi sento un piccolo Omino Michelin, se non mi copro abbastanza tremo come una foglia.

Non ho pace, insomma, e sì, sono una di quelle persone che d’inverno hanno le mani perennemente gelate (non vi dico come sono ora che sono seduta qui al pc, le mie dita sembrano dei ghiaccioli).

Mi tocca dunque cercare motivi per amare l’inverno, o quanto meno per cercare di sopravvivere fino al disgelo – sigh: stamattina ne ho trovato uno meraviglioso e si chiama Knitwits.

Conoscete già questo brand americano che sta conquistando grandi e piccini in giro per il mondo?

Tutto è cominciato con la creazione di marionette da dito e il successo è arrivato quando l’azienda ha deciso di portare gioco e divertimento su prodotti moda: è così che sono nati cappelli, paraorecchie e guanti, ognuno animato da personaggi che compongono un vastissimo cast.

Lo zoo KnitWits passa dagli animali della savana a quelli polari: non mancano personaggi di fantasia come lo yeti, il Bigfoot e l’unicorno. Leggi tutto

Paola Frani Heritage: la tradizione guarda al futuro

Credo che ormai sia chiaro: amo le cose che profumano di tradizione. E mi fa piacere costruire percorsi, come quello che pian piano si sta sviluppando con Paola Frani, un brand che seguo sempre molto volentieri: sapete perché? Perché, oltre ad apprezzare molto ciò che la stilista e il suo team creano, mi piace il fatto che si parli di un’azienda che sa trattare gli altri come persone e non come numeri: mi fanno sentire un essere umano e mi convocano per le sfilate, per i press day e per tutte le iniziative che organizzano. Questo è un vero rapporto bilaterale (se avete colto una vena di sottile critica mi scuso, sapete che abitualmente non mi appartiene, ma quando ci vuole ci vuole). L’ultima iniziativa in cui mi hanno coinvolta insieme a tanti colleghi blogger mi piace proprio tanto, perché vede il reimpiego del loro archivio storico.

La tradizione è per Paola Frani un territorio fertile: è il filo rosso che spinge l’innovazione e la stilista lavora con questo concetto da sempre, scegliendo per ogni sua collezione ciò che potrà essere portato oggi e sempre, senza mai perdere la sua allure contemporanea. Ed è proprio con questo spirito che nasce il progetto Paola Frani Heritage, un vero e proprio percorso che si sviluppa attraverso il saper fare del marchio e il suo know how strettamente legato al mondo della sartoria, alla conoscenza delle forme, all’esperienza coi tessuti che nascono per avvolgere il corpo di donne vere, reali. Le donne sono coloro per le quali ogni capo Paola Frani è pensato, abiti confezionati con la precisa intenzione di esaltare l’eleganza e la bellezza naturale del corpo, senza eccessi spesso inutili. Leggi tutto

Dimensione Danza: dal contest Lose Control alla collezione GoAskGinger

Sono una che si butta, quindi ho pochissimi rimpianti legati a cose che avrei voluto fare: sono piuttosto un tipo da rimorsi, quelli sì, perché a volte ho fatto proprio delle gran stupidaggini, lo ammetto. I pochi rimpianti che ho sono legati all’adolescenza, età in cui dovevo sottostare a quanto veniva deciso dai miei (severissimi) genitori. Volete conoscere due miei rimpianti legati a quell’epoca? Non aver imparato a suonare uno strumento (il piano) e non aver studiato danza. Quanto ho fantasticato attorno a tutù, calzamaglie, cache-cœur, scarpette con la punta di gesso… Avrei voluto avere l’allure delle ballerine classiche, vestirmi di quei colori pastello che mi facevano sembrare tutto così etereo, avere le gambe affusolate e muscolose e il collo del piede perfetto: invidiavo perfino le dita dei piedi spesso massacrate e incerottate. Sono e sono sempre stata goffa, un eterno brutto anatroccolo mai diventato cigno, altro che eterea, eppure non so cosa avrei dato per condividere il sudore, il sacrificio, la fatica di cui si alimentavano le amiche che danzavano (sono un po’ contorta, lo so, a me le cose non danno soddisfazione se non sono guadagnate con impegno). Avete presente il film “A Chorus Line”? Ecco, io mi ci immedesimavo quasi fino alle lacrime. Provate dunque a indovinare quale fosse all’epoca uno dei miei brand preferiti… Dimensione Danza, un vero must!

A distanza di tanti anni, proprio Dimensione Danza mi ha invitata a una sua giornata fatta per diffondere un paio di progetti speciali. Apoteosi! Il brutto anatroccolo ha avuto la sua piccola rivincita: chi l’avrebbe mai detto quando, a 14 anni, appiccicavo il naso alle vetrine del negozio? Leggi tutto

La moda che verrà # 15: Debora Zavaglia primavera / estate 2014

Sono una persona che non ha particolari problemi di socializzazione: il mio prossimo mi incuriosisce e mi piace chiacchierare. Ho una predilezione per le persone di mente aperta: facilitano la comunicazione e mi invogliano ad aprirmi. Questo è esattamente quanto mi è successo lo scorso 30 ottobre, quando ho avuto l’opportunità di conoscere Debora Zavaglia, creative designer come si definisce lei stessa – e quel creative fa la differenza, credetemi.

Debora e io ci siamo conosciute in occasione della presentazione della sua collezione per la primavera / estate 2014, collezione che incuriosisce fin dal suo nome: The Wolf’s choice, La Scelta del Lupo, quello di una delle favole più famose, ovvero Cappuccetto Rosso.

Come è già stato ampiamente sottolineato sia da critici letterari che da esperti del mondo dell’infanzia (in parole povere… non scopro nulla di nuovo), le favole contengono spesso argomenti o momenti cruenti: in Cappuccetto Rosso, il Lupo divora la nonna e il Cacciatore gli squarta la pancia per salvarla. Un giorno Debora racconta tale favola alla sua bambina più piccola la quale in effetti si spaventa: attaccatissima alla propria nonna, la piccina rimane impressionata davanti all’episodio del pasto inconsueto. Ma la nostra intraprendente stilista non si perde d’animo: il giorno dopo torna a casa con un libro, finge di leggerlo e dà alla bimba una nuova versione della fiaba. Leggi tutto

Dudalina e le sue camicie, dal Brasile con amore

Quando mi hanno parlato per la prima volta di Dudalina e mi hanno spiegato che è un brand brasiliano, mi è immediatamente suonato un campanellino dentro alla testa: primo perché il Brasile è da tempo un paese da tenere d’occhio, in quanto è una delle potenze economiche emergenti, con un potenziale elevatissimo; secondo perché questo meraviglioso paese sudamericano sarà anche lo scenario di due dei più grandi appuntamenti sportivi dei prossimi anni, il campionato mondiale di calcio del 2014 e i Giochi della XXXI Olimpiade che si terranno a Rio de Janeiro nel 2016. Il Brasile cresce e punta in alto, insomma.

Il percorso di Dudalina inizia nel 1957 e combacia con una grande storia d’amore, quella tra Duda e Adelina, i due fondatori: dalla fusione dei loro nomi nasce il nome del brand (e io a queste cose non so proprio resistere, mi fanno impazzire!). L’amore tra Duda e Adelina è stato estremamente fertile, sotto tutti i punti di vista: ha dato i natali a ben 16 figli nonché alla più grande fabbrica di camicie di tutta l’America Latina. Facendo ricerche, ho scoperto che la signora Adelina è mancata nel 2008, a 82 anni, dopo una vita dedicata alla famiglia e all’azienda. Leggi tutto

La moda che verrà # 14: Ludovica Amati primavera / estate 2014

Sono un’istintiva e – purtroppo – non dissimulo nemmeno bene. Se una persona non mi piace, mi irrigidisco: si capisce e si vede subito – dal mio viso e dai miei occhi – e non è una buona cosa, almeno non sempre. Occorrerebbe un po’ più di diplomazia, lo so, anche perché non sono una ragazzina. Se al contrario scatta quella scintilla che mi fa innamorare, la persona in questione cattura immediatamente tutta la mia attenzione: questo è altrettanto visibile. Insomma, per me è difficile mascherare i miei veri sentimenti, anche quando si tratta di rapporti indiretti e non strettamente personali. Per la designer Ludovica Amati, ho provato un’immediata simpatia: ho percepito la sua emozione e la sua passione quando l’ho sentita parlare in occasione della conferenza stampa d’apertura del White (il mio articolo qui) e da quel momento sono stata assolutamente impaziente di assistere al suo fashion show.

Da più di dieci anni, White Milano è una delle fiere leader a livello internazionale nel campo della moda contemporanea: lo scorso settembre, ha riconfermato il proprio impegno a favore dei nuovi talenti del design italiano inserendo la sfilata di Ludovica Amati all’interno del calendario milanese del prêt-à-porter. L’evento, patrocinato dall’assessorato alla Moda e Design, ha rappresentato l’esordio sulle passerelle della giovane designer, entrata nell’orbita di White tramite la collaborazione con A.I. Artisanal Intelligence, fucina di creatività romana impegnata nel portare al salone milanese le nuove promesse dell’artigianato italiano. Leggi tutto

Alice Tamburini: così materica, così poetica

Durante la settimana della moda, ho ricevuto un messaggio da un amico: mi invitava ad andare a curiosare alla presentazione di una sua ex-compagna di studi. Mi fido molto di lui e quindi gli ho dato ascolto: sono felice di averlo fatto, perché è grazie a Roberto Neri che ho scoperto Alice Tamburini e la sua Collezione Materica.

Alice ha una formazione da architetto (e sempre più spesso, ultimamente, mi capita di incontrare persone che si muovono ai confini tra moda e architettura): la passione per la materia, soprattutto quella dei tessuti ricercati, e per le forme strutturate si può rintracciare in queste sue origini. Per lei l’abito è una sorta di moderna armatura, una struttura che conferisce identità alla figura e le piace definire il suo lavoro “aggressione della materia”: a emozionarla sono soprattutto gli artisti e tra loro chi riesce a deformare la forma e chi sa creare opere senza tempo. È questo ciò che vuole a sua volta realizzare, ovvero abiti senza tempo, vere opere in movimento: vuole dare voce a un desiderio umano, quello di rendere concreto ciò che è friabile ed eterno ciò che è transitorio e vuole applicarlo alla moda per farla passare da cosa effimera e stagionale a cosa duratura e senza tempo. Le sue ispirazioni? “Alberto Burri coi suoi Cretti, Antoni Gaudí con la Sagrada Família (simbolo delle magnifiche cattedrali gotiche ma anche simile ai castelli di sabbia costruiti dai bambini in riva al mare), i giardini di Roberto Burle Marx (architetto paesaggista e botanico brasiliano) e gli abiti scultorei di Roberto Capucci”. Devo dire che il nome di Capucci in mezzo a grandi artisti e architetti non mi sorprende affatto. Leggi tutto

Happiness back to Milano: Pantera Rosa & felicità

Mi piace essere considerata una persona seria, ma non credo di essere seriosa: mi piace un sacco ridere, divertirmi, svagarmi e fare cose leggere.

Però, anche nel divertimento, amo trovare una logica, anche minima e semplice: mi sembra che non vi sia nulla di strano, così come non c’è nulla di strano se nella moda mi piacciono i brand che hanno un progetto, un sogno, una visione, un’idea, un percorso.

Il progetto può partire da un’ispirazione semplice, lo ripeto, non deve essere necessariamente legato a chissà che cosa, alla letteratura, all’arte o a qualcosa di estremamente elevato: non sono una snob, non sono in cerca dell’ago d’oro nel pagliaio né del pisello sotto strati di materassi di piume.

Premesso tutto ciò, vi voglio raccontare di un evento che ho avuto modo di apprezzare durante la settimana della moda: mi sono divertita, sono stata bene, mi sono rilassata in un’atmosfera piacevole e coinvolgente e mi è piaciuto il progetto che trovo molto trasversale, con spunti lievi e divertenti e altri più forti.

Mi riferisco all’evento “Happiness back to Milano” che ha voluto celebrare la Pantera Rosa, personaggio che adoro fin da quando ero piccina. Leggi tutto

La moda che verrà # 12: The Wandering Collective primavera/estate ’14

Dovete sapere che nutro enorme rispetto per tutti coloro che riescono ad avviare un processo creativo che ha come risultato un nuovo abito, una borsa, un gioiello e anche una macchina, un quadro, una foto, un libro, un palazzo. Per me essere capaci di creare qualcosa che prima non esisteva è la cosa più magica che esista e anche la più difficile. Il mio rispetto sale proporzionalmente quando il processo si moltiplica per tre e tre sono le persone che lavorano e creano in contemporanea: ho sempre creduto che sia difficile coordinarsi e intendersi, ma da qualche stagione seguo un trio a cui piace smentire questa mia idea, vista la grande naturalezza con la quale riescono a unire le loro tre fervide e diverse creatività in un unico progetto. Sto parlando di Valentina Brugnatelli, Gianluca Soldi e David Wyatt alias The Wandering Collective: tre persone, un collettivo, un’armonia unica nella quale ognuno dei tre mantiene la propria personalità, un concerto del quale si riesce a godere la sinfonia ma anche le singole note dei tre musicisti. Signore e signori, ecco la primavera / estate 2014 pensata da Valentina, Gianluca e David. Leggi tutto

La moda che verrà # 11: Sergio Daricello primavera / estate 2014

Come ho già raccontato, sono una blogger e anche una redattrice per alcune testate. Nonostante la mia scrittura sia fondata sempre e comunque su emozioni e sensazioni, quando scrivo per le testate che mi danno fiducia (grazie sempre!) cerco di rimanere più neutra e di adottare un codice più formale: diciamo che mi sento maggiormente legata al dovere di cronaca e di informazione.

Qui, invece, sono una blogger e posso auto-concedermi il lusso di sbilanciarmi e di lasciarmi andare all’entusiasmo. Questo è un blog personale, non una testata giornalistica: la scrematura è già alla fonte, dato che parlo solo di ciò che scelgo liberamente e personalmente. L’informazione c’è, spero, ma non riesco a slegarla dall’entusiasmo che provo nel condividere con voi tutto ciò che amo.

Tutto questo per dirvi che oggi vi racconto di uno stilista di cui mi sono innamorata fin dal primo istante in cui ci siamo guardati negli occhi: il suo nome è Sergio Daricello.

E a quel primo istante posso dare anche una data precisa: 24 giugno 2012. Allora Sergio era direttore creativo per Giuliano Fujiwara e presentava la collezione uomo primavera – estate 2013, la prima firmata per il brand italo-giapponese. Da allora ho seguito Sergio nelle sue successive collezioni per Fujiwara (qui la donna primavera / estate 2013 e qui l’uomo autunno / invero 2013-14), fino alla sua decisione cruciale: dare vita al brand che porta il suo nome. Leggi tutto

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