Spunti di viaggio sulla scia delle mostre sulla moda in Italia e nel mondo

A volte mi sembra che sia passato un secolo da quando ho deciso di fondare un mio sito. Non è così, naturalmente, ma sono comunque trascorsi ben tredici anni e, soprattutto, è passata tanta acqua sotto i ponti, come si suol dire.

Quando ho fondato l’allora A glittering woman pensavo infatti di condividere più che altro il mio personale amore per la moda; oggi A glittering magazine è invece un progetto che definirei plurale. Dà voce a tante persone e a tante passioni in vari ambiti.

Eppure, nonostante la moda non sia più così centrale rispetto al progetto originario e nonostante il sistema moda all’interno del quale mi muovo da circa quindici anni sia stato una delusione cocente, devo essere sincera e devo fare una confessione che risulterà forse banale. Leggi tutto

IME del Gruppo Carvico e la visione contemporanea del jersey naturale

Ime, azienda del Gruppo Carvico, porta in scena una visione contemporanea del jersey naturale, unendo ricerca tessile, sviluppo tailor made e una nuova estetica dedicata ai marchi premium e luxury. A glittering magazine dà qualche anticipazione sui tessuti presentati per le collezioni FW 2027-28.

 

Una manifattura con quasi sessant’anni di esperienza che oggi si propone come laboratorio di innovazione per il jersey naturale di alta gamma. È questa l’identità con cui IME, azienda del Gruppo Carvico, si è presentata a Milano Unica, forte di un patrimonio tecnico consolidato e di competenze che le consentono di affiancare i principali marchi internazionali nella creazione di tessuti esclusivi.

Nata nel 1969 a Borgonovo Val Tidone, in Emilia-Romagna, IME è specializzata nello sviluppo e nella produzione di tessuti a maglia destinati all’abbigliamento premium e luxury. Nel 2021, l’azienda è entrata in Carvico, gruppo leader di mercato nella produzione di tessuti tecnici per swimwear, sportswear, underwear, outerwear e fashion. Leggi tutto

Codici di Stile è la nuova uniform identity di Triennale Milano

Qualche mese fa, durante Milano Cortina 2026, ho scritto un articolo sull’incrocio tra moda e sport. In tale occasione, molti importanti brand hanno infatti firmato le uniformi dei vari team olimpici. L’abbigliamento è così diventato una sorta di racconto visivo di ogni Paese, un intreccio tra performance e identità culturale.

Il mio articolo si è poi concentrato su ulteriori casi di connessioni e incroci, in particolare tra moda e arti. Il primo è la collaborazione tra Giorgio Armani e il Wiener Staatsballett. La Maison ha vestito i ballerini per la cerimonia di apertura del Ballo dell’Opera di Vienna 2026. Il secondo è l’esordio di Jonathan William Anderson come costumista d’opera. Lo stilista ha creato i costumi per il personaggio protagonista di Complications in Sue, spettacolo che ha debuttato in prima mondiale all’Opera di Philadelphia. Leggi tutto

Fondazione Dries Van Noten inaugura la sua prima esposizione The Only True Protest Is Beauty

Due anni fa, precisamente in marzo 2024, Dries Van Noten aveva annunciato il suo ritiro dalla carica di direttore creativo della casa di moda da lui fondata. Essendo riconosciuto universalmente come uno dei designer più originali degli ultimi quattro decenni, tale decisione aveva destato grande sorpresa.

Belga, classe 1958, Dries Van Noten era entrato a 18 anni nel corso di fashion design della prestigiosa Royal Academy di Anversa. È stato parte del gruppo soprannominato The Antwerp Six insieme a Dirk Bikkembergs, Ann Demeulemeester, Walter Van Beirendonck, Dirk Van Saene e Marina Yee. Nel 1986, i sei designer erano riusciti a portare Anversa sulla mappa della moda, presentando ciascuno la propria collezione al British Designer Show di Londra.

Le creazioni degli Antwerp Six continuano ancora oggi a influenzare la moda internazionale, tant’è che il MOMu – Fashion Museum di Anversa sta presentando una mostra dedicata al celeberrimo gruppo.  Leggi tutto

A Milano, la mostra Abitare il Nero ci interroga sulle infinite sfumature del nero

Si fa presto a dire nero. Spesso lo menzioniamo come se fosse un unico colore con un unico significato. Ma non è così. Ha innumerevoli sfumature e declinazioni, esattamente come gli altri colori. E ha accompagnato e sottolineato le umane vicissitudini, mutando significato in base al frangente storico, politico, sociale, culturale.

Il nero può essere il colore dell’eleganza più ineccepibile e anche dell’autorevolezza e del potere. Altre volte è il colore di chi non vuole farsi notare, di chi vuole passare inosservato e quasi sparire. È il colore del cordoglio e del lutto. Eppure, può essere anche il colore della ribellione, di chi va contro corrente. Credo dunque di poter fare un’affermazione: proprio perché così indefinibile e misterioso, il nero è probabilmente il colore più adatto per descrivere la complessità di noi esseri umani. Leggi tutto

La moda riscopre le sue icone

Diciamolo subito: nella moda, la novità è sopravvalutata. Per anni ci hanno raccontato che il futuro era soltanto avanti, sempre avanti. Nuovi designer, nuovi modelli, nuove tendenze che nascono al mattino e muoiono la sera su Instagram. Una corsa continua, quasi affannata, verso qualcosa che doveva essere necessariamente diverso da ciò che era venuto prima. E invece eccoci qui, nel 2026, a guardare, con un certo stupore, proprio nella direzione opposta.

Negli archivi. Perché improvvisamente tornano loro: le It-Bag, le borse che nei primi anni Duemila erano molto più di accessori. Erano simboli. Status. Piccoli trofei di stile. Leggi tutto

Anatomia di una icona, dal rosso Valentino all’eternità

Chi è colui o colei che usiamo definire icona? È una persona che fa qualcosa di così emblematico, di così unico da diventare rappresentativo di quel qualcosa stesso. Significa dunque essere capaci di incarnare, di impersonare quel qualcosa fino a diventare quasi un tutt’uno, sfidando anche il tempo. È proprio per questi motivi che Valentino Ludovico Clemente Garavani, noto semplicemente come Valentino, può essere definito una icona. Perché ha fatto cose che lo hanno reso unico e inconfondibile, tanto da creare un tutt’uno tra ciò che è stato e ciò che ha fatto. Un esempio? Il colore che porta il suo nome, il rosso Valentino.

Quel rosso è una sfumatura ben precisa e che ha una storia diventata mitica. Accade che, mentre si trovava a teatro per vedere un’opera lirica, l’attenzione di un giovane Valentino ancora studente venne completamente catturata da una donna avvolta in un abito in velluto rosso. Lo sguardo del couturier rimase affascinato dall’intensità di una sfumatura così accesa, intensa, fuori dagli schemi. Leggi tutto

Il 2025, l’anno in cui la moda ha salutato Giorgio Armani

In questi giorni, archiviando definitivamente l’anno appena terminato, non si può fare a meno di ricordare che il 2025 è stato l’anno in cui la moda e il mondo intero hanno salutato Giorgio Armani.

Gli articoli su di lui sono stati innumerevoli, ovunque, e molti erano ciò che in giornalismo viene definito coccodrillo. Credo che non tutti sappiano che i tempi dell’informazione sempre più stretti costringono tante redazioni giornalistiche a tenere archivi di articoli commemorativi già pronti da usare all’occorrenza, i cosiddetti coccodrilli, appunto. Può sembrare una cosa di dubbio gusto, me ne rendo conto. Eppure questo è solo l’ennesimo segno di quanto chi si occupa di informazione viva nel terrore di arrivare tardi sulla notizia. Leggi tutto

Il 2025 della moda, un bilancio tra tante domande e poche risposte

Il 2025 è stato un anno complesso e turbolento.

La moda è da sempre uno specchio della società e dunque non fa altro che restituirci il riflesso della situazione globale, perché è molto più di ciò che indossiamo. Per esempio, è un’industria che dà lavoro a moltissime persone in ogni parte del mondo.

Anche per il sistema moda, dunque, è stato un anno particolarmente impegnativo e segnato da stravolgimenti strutturali, tra vendite e acquisizioni più o meno inaspettate e continui cambiamenti di direttori creativi. Non mancano poi i peccati capitali, dal caporalato al greenwashing passando per questioni come l’appropriazione culturale.

In questo editoriale di fine anno, provo a ricapitolare le questioni lasciate aperte da un 2025 che ha posto molte domande e offerto poche risposte.

Il 2026 eredita un compito: cercare le risposte a queste e altre domande. Leggi tutto

Milano accoglie la nuova boutique Celine e il Celine Art Project

Il Quadrilatero della Moda, il quartiere milanese in cui si concentrano boutique di abbigliamento, gioielli e design, si arricchisce di un nuovo indirizzo prestigioso. Si tratta della boutique Celine situata in Via Monte Napoleone 10.

Aperto lo scorso 16 ottobre e situato all’angolo tra Via Monte Napoleone e Via Sant’Andrea, il nuovo negozio Celine si estende su oltre 600 m² e si sviluppa su due piani, esponendo le collezioni donna, uomo e accessori.

L’intero spazio è caratterizzato da pietre e materiali naturali pregiati, come i marmi Oyster Calacatta e Arabescato, abbinati al travertino grigio. I pavimenti in marmo Grand Antique sono posati su entrambi i livelli, impreziositi da lucidissimi specchi color oro anticato e pareti laccate nere. Leggi tutto

La principessa e il mare

L’atmosfera e l’arrivo della principessa

Durante l’ultima Milano Fashion Week, un angolo – o per meglio dire un intero piano – di Corso Venezia 47 è stato trasformato nel palazzo reale di Bangkok dove l’aria vibra di luce e d’incenso. È diventato il momentaneo atelier Sirivannavari, uno spazio dove i tessuti appesi ai manichini sembrano creature sospese, pronte a prendere vita.

Sirivannavari Nariratana Rajakanya, principessa della Thailandia, emana un’aura che si percepisce ancor prima che parli. Quando è entrata durante la presentazione della sua nuova collezione, i suoi movimenti hanno trasmesso una calma quasi monastica, ma si è intravista anche una qualità sorprendentemente concreta: la consapevolezza di aver scelto di dedicarsi con impegno a generare bellezza. Leggi tutto

Qual è il nome di battesimo di Dior?

Si sente dire spesso che la critica di moda è morta – o comunque moribonda. E che lo è soprattutto tra le pagine dell’editoria di sistema, ovvero in quei giornali e in quelle riviste che fanno capo ai grandi gruppi editoriali.

Posso dire il mio pensiero? Prima di tutto, anche nell’editoria di sistema, c’è qualcuno che fa ancora critica. E poi, parte del problema è la profonda crisi in cui versa tutta l’editoria e, in particolare, la carta stampata.

Non è bello da dire, ma molte testate non possono permettersi di contrariare un brand perché significa rischiare di perdere investimenti pubblicitari che permettono alla testata stessa di sopravvivere. È una verità scomoda e dolorosa, lo so, ma è una verità di cui occorre prendere atto, che piaccia o meno. È un controsenso, certo, un corto circuito, ma questo è il risultato del mondo che abbiamo costruito. Leggi tutto

Nel centenario di Fendi, esce il libro che racconta la fondatrice Adele Fendi

Ricorrono nel 2025 i cento anni della Maison FendiAdele Fendi, la fondatrice, è il personaggio al centro di un nuovo libro. Edito da Salani, il volume è uscito il 28 ottobre: racconta una delle storie più significative della moda italiana, un’avventura creativa e imprenditoriale al femminile. Si intitola Adele F. ed è firmato dalla nipote Maria Teresa Venturini Fendi.

Adele Fendi (1897-1978) è stata una donna intraprendente e visionaria, tenace e lungimirante, fuori dagli schemi dell’epoca. Ha lasciato un’impronta formidabile e, nel ruolo di madre, ha impartito un’educazione e una disciplina di acciaio alle sue cinque figlie: Paola (1931), Anna (1933), Franca (1935-2022), Carla (1937-2017) e Alda (1940). È riuscita a coinvolgerle nella costruzione di un progetto comune, portando il nome Fendi a raggiungere le vette dell’alta moda internazionale. E ha dato vita a una luminosa stagione del Made in Italy, costruendo un’azienda che continua a occupare un ruolo di grande rilevanza. Leggi tutto

Scultori della forma, Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga in mostra a Prato

La Fondazione Museo del Tessuto di Prato e la Fondazione Azzedine Alaïa di Parigi si sono unite per una collaborazione speciale. Il frutto di tale collaborazione è una mostra dedicata a due icone assolute della moda francese: si intitola Azzedine Alaïa e Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma ed è curata da Olivier Saillard, storico del costume.

Inaugurata a Prato solo pochi giorni fa e aperta fino al 3 maggio 2026, l’esposizione è stata appositamente pensata per gli spazi della ex fabbrica Campolmi, sede del Museo del Tessuto.

Il progetto si avvale del patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia nonché della partecipazione dei Balenciaga Archives di Parigi e giunge in Italia per la prima volta dopo essere già stato concretizzato nel 2020 nella capitale francese. A realizzare la mostra era stata, naturalmente, la Fondazione Azzedine Alaïa che aveva voluto ascoltare il desiderio espresso da un altro grandissimo della moda: il conte Hubert de Givenchy. Leggi tutto

Giorgio Armani, il Sarto dell’Immateriale: l’eredità di Armani Privé

Come Armani Privé ha scolpito l’eternità del minimalismo italiano

Ci sono stilisti che vestono i corpi, altri che vestono i sogni. Giorgio Armani ha fatto entrambe le cose, ma senza mai cedere all’effimero. A poche settimane dalla sua scomparsa, la mostra per i 20 anni di Armani Privé, allestita all’Armani/Silos di Milano, non si è rivelata soltanto una celebrazione della haute couture: è stata un testamento silenzioso, un ultimo atto d’amore verso un’estetica che ha ridefinito i confini della moda italiana.

La tesi è semplice, ma rivoluzionaria nella sua portata: Armani non ha inventato un look — ha fondato un linguaggio. Un codice sottile, essenziale, che ha attraversato decenni con la stessa forza di una poesia sussurrata. Una lingua dell’equilibrio e della sottrazione, dove l’abito non urla ma afferma. Se come suggeriva Coco Chanel: “La semplicità è la nota fondamentale di ogni vera eleganza”, Armani ha trasformato questa idea in sistema, in dottrina, in forma mentis. Leggi tutto

Armani: l’uomo che ha vestito l’Italia di sobrietà

C’è un’Italia che si riconosce in Armani. Non l’Italia delle pacchianerie, non l’Italia delle piazze urlanti, ma quella che cerca la bellezza nel silenzio, nella compostezza, nella misura. Giorgio Armani, da più di mezzo secolo, incarna questo volto discreto e raro del Paese: l’Italia che non ha bisogno di strepitare per farsi guardare.

L’eleganza come rivoluzione

Quando è apparso, Armani ha tolto peso alle spalle degli uomini e delle donne. Letteralmente.

La giacca destrutturata è stata una rivoluzione gentile: ha smontato i rigidi schemi maschili e, insieme, ha dato alle donne un’arma nuova. Non più il tailleur maschile cucito addosso alle donne per farle sembrare uomini: era ed è un abito che dice femminilità e potere allo stesso tempo. Armani è riuscito dove altri hanno fallito: liberare senza mascherare.

Un’etica dello stile

La sua grandezza non sta soltanto nel disegno. Sta nell’aver imposto un’etica. Armani ha insegnato che l’eleganza è sobrietà, che lo stile non ha bisogno di gridare, che la seduzione non passa dall’eccesso. In un mondo che da anni corre verso il fast fashion, tra le provocazioni inutili e il rumore dei social, lui è rimasto fedele alla sua idea: il bello dura, il bello resiste, il bello non si svende. Leggi tutto

Lusso, passione e dramma in Casa Gucci, il nuovo documentario di Arte.tv

Lo scrivo chiaramente: detesto che una storia vera venga romanzata. O meglio, lo detesto quasi sempre. Se ci si ispira a qualcosa di vero e si crea poi un’opera di fantasia e tale la si considera e la si dichiara, allora sì, posso accettarlo. Se però si lascia il dubbio tra verità e finzione, affastellando magari anche inesattezze, beh, allora siamo tra i casi che non apprezzo.

Per esempio, non mi è piaciuto House of Gucci, il film drammatico del 2021 diretto e co-prodotto da Ridley Scott. E non sono l’unica. Potrei citare un lungo elenco di testate e giornalisti che non hanno apprezzato affatto. All’uscita del film, qualcuno scrisse che «House of Gucci è la perfetta rappresentazione di hot mess cinematografico». Attraverso una lettera aperta, anche la famiglia Gucci accusò la produzione di «una narrazione tutt’altro che accurata».

A ogni modo: io preferisco di gran lunga i documentari. Ed è per questo motivo che, volentieri, condivido la notizia della messa in onda di Lusso, passione e dramma, il docu-film che ripercorre ascesa, rivoluzioni e segreti (indovinate?) di Gucci. Leggi tutto

Paola Baronio, giornalista, omaggio a Giorgio Armani

Giorgio Armani se n’è andato in una giornata di fine estate, di una bellezza luminosa, come è stata la sua moda.

L’ho sempre amato e, mentre leggevo gli articoli e i post che lo celebravano, sentendomi sempre più triste, ricordavo la frase di Marcel Proust secondo il quale «nella vita della maggior parte delle donne, qualsiasi cosa, anche il più grande dolore, fa sempre capo alla messa in prova di un abito nuovo».

Ho realizzato che, nel mio piccolo, gli abiti di Armani hanno vestito i momenti più importanti della mia vita, dal completo scelto per il mio matrimonio con la consulenza della mia migliore amica fino alla giacca con la quale avevo festeggiato il mio primo contratto da giornalista.

Quella giacca, poi, mi ha accompagnato in tante occasioni speciali, ma anche nella vita di tutti i giorni. Leggi tutto

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