Ritmi sostenibili, sostenibilità verso innovazione, cultura e intrattenimento

La parola sostenibilità è una delle più utilizzate – e oserei aggiungere abusate – degli ultimi anni.

È però necessario utilizzarla bene, comprendendo fino in fondo quanto sia preziosa: riconduce a temi estremamente importanti e comporta rispetto e consapevolezza.

Come anticipavo nel post precedente e nell’ottica di essere sempre più attiva sul fronte sostenibilità sociale e ambientale, ho accettato molto volentieri l’invito a partecipare a un talk intitolato Ritmi Sostenibili.

Il talk è stato pensato e organizzato da Demood, collettivo che si pone un preciso obiettivo: celebrare creatività e bellezza in ogni forma.

Sempre in evoluzione, Demood ha le sue radici nelle Marche, regione in cui si incontrano natura e genio umano: ogni membro mette a disposizione il proprio talento e le proprie esperienze per realizzare progetti caratterizzati da sperimentazione e dinamismo.

Il loro progetto di punta è il Mood Festival e lo scorso anno ho raccontato (qui) che si tratta di un evento che nasce con l’idea di portare le atmosfere delle grandi rassegne musicali nel cuore delle colline marchigiane.

Mood Festival giunge quest’anno alla sua nona edizione: si terrà il 21 e 22 luglio al Castello della Rancia di Tolentino (qui tutti i dettagli) ed è accompagnato da una serie di novità tra le quali in primis il talk Ritmi Sostenibili che si è tenuto il 10 giugno presso il Campus Simonelli. Leggi tutto

Perché ho partecipato al talk “Ritmi Sostenibili” voluto da Demood

Oggi vorrei condividere alcune riflessioni riguardo moda e abbigliamento con voi, cari amici che mi fate l’onore di leggere questo spazio web, e vi spiegherò poi anche il motivo di questa condivisione.

Parto da un presupposto.

Il rapporto con l’abito accompagna l’uomo (e gli antenati più prossimi) da sempre perché risponde a un’esigenza di tipo primario, ovvero correlata alla nostra sopravvivenza: fin dai tempi delle caverne, abbiamo compreso di aver bisogno di coprirci per proteggerci e difenderci poiché siamo gli unici esseri a non essere dotati di un bagaglio protettivo e difensivo intrinseco che è invece proprio di altri animali.

Non abbiamo pelo o pelliccia, corazza, artigli e la nostra pelle non è da sola sufficiente a difenderci dalle intemperie, dal freddo e dal caldo: l’uomo ha dunque compreso velocemente di avere bisogno di completare ed equipaggiare il proprio corpo con qualcosa di esterno.

Ben presto, però, l’abito ha assunto ulteriori e numerose connotazioni, andando a raccontare la posizione sociale piuttosto che un ruolo professionale, come per esempio avviene nel caso delle divise, da quelle militari fino a quelle del personale medico. Leggi tutto

La mia client interview per Bivio Milano che compie 10 anni

Il fatto che io ami e sostenga la moda circolare non è un mistero: ne parlo in questo sito, in vari articoli per altre testate, attraverso i social.

La moda circolare si innesta naturalmente nel concetto di economia circolare: è un cerchio nel quale i materiali continuano a girare senza mai perdere la loro utilità, attraverso riciclo (recycle) oppure rigenerazione (upcycle), ovvero quel tipo di riciclo che permette al nuovo prodotto di valere perfino di più rispetto a prima.

Nell’idea di circolarità, possiamo far rientrare vintage e second hand, due formule che amo particolarmente e che permettono che gli oggetti restino in circolo nella loro completezza.

Dopo decenni di sfrenato consumismo e in un momento storico in cui gira meno denaro rispetto al passato (per esempio rispetto ai goderecci Anni Ottanta), penso che allungare il ciclo di vita di oggetti e capi sia un’ottima idea, a beneficio delle nostre tasche, appunto, e a beneficio dell’ambiente.

Lego dunque l’amore verso vintage e second hand anche a motivazioni etiche tra le quali la sostenibilità, ambientale e sociale poiché la conseguenza di ogni forma di circolarità in ambito abbigliamento è infatti una moda più sostenibile, più etica e più responsabile. E, visto che lavoro proprio in tale ambito, sono particolarmente conscia di quanto sia necessario produrre meglio e meno, per rispetto verso le persone e verso il nostro pianeta.

Ho scritto “anche” parlando di motivazioni in quanto, in aggiunta al lato etico e responsabile, apprezzo il fatto che capi e oggetti godano di una seconda vita perché mi piace la Storia, quella con la S maiuscola, e mi piacciono le storie, quelle piccole e quotidiane di ogni giorno; sono dunque affascinata da tutto ciò che è appunto testimone di Storia, storie e significati e auspico che non vada perso. Leggi tutto

Oxfam Italia sostiene la moda inclusiva – e circolare – di I was a Sari

Ricevo e volentieri condivido – Tengo molto ai concetti di economia circolare e moda sostenibile, non solo in un’ottica ambientale, naturalmente importantissima, ma anche dal punto di vista sociale, altrettanto importante: per questo do volentieri spazio all’iniziativa di Oxfam Italia che prosegue il suo impegno con I was a Sari.

I was a sari è un’impresa sociale indiana che offre accessori e capi contemporanei realizzati donando nuova vita – come racconta il nome stesso – a sari di seconda mano: il capo di abbigliamento tradizionale femminile considerato fonte di orgoglio culturale passa attraverso una rigenerazione che consente la creazione di un nuovo capo unico.

Proprio il progetto I was a Sari sarà illustrato in uno dei tavoli di Creiamo un futuro di uguaglianza, la seconda edizione di Oxfam Festival in Italia, in programma dal 12 al 13 maggio a Firenze.

Qui sotto trovate tutti i dettagli incluso il link al sito e-commerce attraverso il quale si possono fare scelte doppiamente positive, perché aiutano le comunità più vulnerabili a combattere povertà e disuguaglianze economiche e di genere e perché ci permettono di fare nostri oggetti belli e anche veramente sostenibili.

Manu Leggi tutto

Piccolo omaggio al Maestro Issey Miyake, da Pleats Please a Bao Bao

Quanto dispiacere ho provato lo scorso agosto, quando si è diffusa la notizia della scomparsa di Issey Miyake.

Quanto sono onorata di essere stata invitata, lo scorso 16 novembre, al press day per la presentazione delle collezioni SS 2023 della Maison che il Maestro Miyake aveva fondato più di cinquant’anni fa (se volete qui trovate il post che ho pubblicato in Instagram).

Miyake era nato a Hiroshima il 22 aprile 1938 ed era sopravvissuto alla bomba atomica sganciata sulla sua città durante la Seconda Guerra Mondiale, quando era solo un bambino, un’esperienza alla quale io non so nemmeno attribuire un aggettivo e che lui si è portato dentro per sempre trasformandola però in bellezza e gentilezza.

Dopo la laurea, dopo aver girato il mondo e lavorato a Parigi e a New York, era ritornato a Tokyo per fondare il Miyake Design Studio: alla fine degli Anni Settanta, insieme a Rei Kawakubo e a Yohji Yamamoto, aveva contribuito all’onda di rinnovamento della moda europea e mondiale.

Durante la sua fertile carriera nella moda, ha disegnato capi genderless, ha applicato la tecnologia ai materiali, ha introdotto argomenti quali sostenibilità e riciclo molto prima che diventassero un trend sulla bocca di tutti (e talvolta, in certi casi e su certe bocche, del tutto a sproposito…).

Tra i miracoli sartoriali che ha realizzato, figura anche una tecnica fra le più impegnative – ovvero il plissé – che lui ha applicato a capi di uso quotidiano.

E su questo lasciatemi fare un piccolo approfondimento.

Chi conosce e ama la storia della moda sa che, quando si parla di plissettatura, non si può non menzionare, anzi, si devono menzionare Mariano Fortuny y Madrazo (1871 – 1949) e la moglie Henriette Negrin (1877 – 1965): figura assolutamente eclettica, Fortuny è stato pittore, scenografo e designer, spagnolo di nascita ma naturalizzato italiano, e ha costantemente lavorato a stretto contatto con la moglie, francese, con la quale ha concepito numerose innovazioni. Leggi tutto

Endelea, bellezza e concretezza di un brand davvero etico e sostenibile

Durante la MFW, ho avuto modo di incontrare Francesca De Gottardo, fondatrice di Endelea:
vi racconto perché questo è un brand davvero etico e sostenibile.

Si è da poco conclusa l’edizione di Milano Moda Donna con cui stilisti e marchi hanno presentato le loro proposte per la prossima primavera / estate 2023.

Devo fare una confessione: a parte i marchi emergenti, non ho visto gran cose che mi abbiano fatto venire voglia di investire tempo per raccontarle oppure cose che mi abbiano fatto nascere il desiderio di possederle.

È vero, sono stata contenta di aver potuto osservare che (finalmente) è tornata l’atmosfera frizzante che caratterizzava la fashion week prima della pandemia (e la mia città ne aveva bisogno), ma sono altrettanto scontenta di dover prendere nota del rovescio della medaglia, ovvero di un’occasione perduta: dopo un intero mese di sfilate (il discorso non vale quindi solo per Milano) si è vista sicuramente tanta ricchezza, a volte al limite dell’ostentazione, ma pochissima creatività intesa come reale innovazione e cambiamento.

Insomma, dopo le sperimentazioni (se vogliamo imperfette e in alcuni casi anche abbastanza azzardate) delle stagioni di pandemia, la moda si sta nuovamente richiudendo in sé stessa, tra clienti super facoltosi e occhio costantemente (se non unicamente) puntato al fatturato. Leggi tutto

The Franca Fund, in vendita – per la ricerca – il guardaroba della Sozzani

«Non so mentire: provavo una simpatia alquanto tiepida nei confronti di Franca Sozzani.»

Iniziava così, con queste parole, il pezzo che avevo dedicato a Franca Sozzani in occasione della sua scomparsa avvenuta nel 2016.

«A non farmi sentire a mio agio, io eternamente scomposta e con infinite imperfezioni, era in parte la sua aria eterea, – avevo continuato – il suo aspetto quasi serafico: sembrava sempre essere appena uscita da un quadro, i capelli (lunghissimi e ondulati) e lo sguardo mi ricordavano immancabilmente la perfezione della Venere di Botticelli.»

E avevo aggiunto di sapere di meritare eventuali insulti per essere stata «poco delicata a scrivere tali pensieri a pochi giorni dalla sua dipartita», preferendo però essere sincera.

E in nome di quella sincerità avevo poi elencato tutti i motivi per i quali, ben oltre la tiepida simpatia, rispettavo, stimavo e ringraziavo la signora Sozzani (se volete rileggere il tutto, trovate l’articolo qui).

Rispetto e stima sono invariati e sono dunque onorata di poter – nel mio piccolo – contribuire a dare voce alla Fondazione che porta il suo nome e che prosegue il cammino nell’ambito delle iniziative volte a unire moda circolare, sostenibilità e impegno sociale guardando verso il futuro. Leggi tutto

Gentile Catone SS 2022, il floreale in chiave decisamente contemporanea

È da poco terminata una nuova Milano Fashion Week, un’edizione che, si dice, ha riportato il settore moda a una certa normalità rispetto all’inizio della pandemia, anche se ormai questa parola, normalità, è sempre più priva di una definizione universalmente valida.

In passato ho spesso scritto post scomodi a mo’ di sunto di tante cattive abitudini e di tanti pessimi comportamenti che riscontravo (e riscontro) durante le settimane della moda (l’ultima volta lo feci un anno e mezzo fa, marzo 2020, a proposito di Philipp Plein e del suo discutibile omaggio a Kobe Bryant); ho poi smesso di farlo, per diversi motivi.

Questa volta, però, torno ad andare controvento nel momento di questo cosiddetto ritorno alla normalità perché ho da dire una cosetta o due nonostante il mio spirito ribelle e controcorrente sia stato ultimamente un po’ domato dagli eventi e sfiancato da un sistema decisamente più grande di me.

E per dire tali cose userò la collezione del brand Gentile Catone come esempio virtuoso nella piccola polemica che innesco. Leggi tutto

IKEA presenta EFTERTRÄDA che arriva in autunno in Italia

Riceviamo e volentieri condividiamo – Arriva anche in Italia la prima collezione streetwear di IKEA, ovvero la capsule collection EFTERTRÄDA. Riuscirà a diventare un nuovo fenomeno nell’ambito del design democratico?

***

Arriva anche in Italia la prima collezione streetwear di IKEA: la capsule collection EFTERTRÄDA sarà disponibile nei punti vendita del nostro Paese a partire dall’autunno 2021.

Semplici e funzionali, i pezzi EFTERTRÄDA nascono direttamente dai valori fondanti della filosofia IKEA.

Lo sviluppo di EFTERTRÄDA è avvenuto attraverso una stretta collaborazione fra la casa madre svedese e la filiale giapponese di Tokyo: la collezione nasce «ispirata da e fatta per gli abitanti di Tokyo», ma con l’ambizione di trasformarsi in un fenomeno globale. Leggi tutto

The Sewing Crew, amore per il cucito in chiave contemporanea

Non ho creduto – nemmeno per un istante – alla favoletta che voleva che ne saremmo usciti migliori.
Sì, mi riferisco alla pandemia.

Siamo forse usciti migliori dalle tragedie che hanno costantemente costellato la storia dell’umanità?

L’essere umano dimentica e se, da una parte, ciò è la nostra maledizione (non impariamo…), dall’altra è forse anche ciò che in un certo senso ci preserva, che ci spinge avanti facendoci affrontare il futuro e l’ignoto come se fosse la prima volta, con slancio e con intonsa fiducia, come se non avessimo mai vissuto drammi e sventure, come se non avessimo dolorose cicatrici.

In fondo, il motto «andrà tutto bene» è figlio di questa nostra predisposizione che oserei definire genetica, insita nel DNA umano…

Ma se non ho creduto al fatto che saremmo stati migliori e poco al fatto che sarebbe andato tutto bene (il prezzo che abbiamo pagato non è certo poca cosa), ho invece sempre sperato nel fatto che avremmo comunque trovato la forza di andare avanti, dimostrando quella propensione verso il futuro che da sempre salva l’umanità.

Questo è il momento di guardare avanti, di creare nuove opportunità, di credere in chi ha l’energia di imbarcarsi in nuove avventure. Leggi tutto

Quattro chiacchiere a proposito dei maglioni Aran tra verità, miti e icone

Lo dico sempre, detesto l’inverno, eppure amo i maglioni e li amo quanto più sono caldi e avvolgenti.
In fondo, sono coerente (in questo, almeno): visto che non mi piace il freddo, mi rifugio in capi che siano in grado di farmi sentire protetta e coccolata.

E allora, oggi, vorrei parlarvi di un tipo di maglione che apprezzo molto, un maglione che ha un’origine precisa e una bella storia da raccontare, ricca di aneddoti e perfino di qualche leggenda, mito e mistero.

Mi riferisco ai maglioni Aran, quelli che spesso vengono definiti semplicemente ‘maglioni con le trecce’, maglioni nati per assolvere precise funzioni e poi diventati anche trendy (come spesso accade nella storia del costume), amati da personaggi famosi che ne sono in un certo senso diventati testimonial – e non mi riferisco a nomignoli di poco conto.

Iniziamo il nostro viaggio delineando il contesto geografico. Leggi tutto

WearMe30Times, quando un gioco è molto più di un gioco

L’etichetta del progetto WearMe30Times su una maglia

Da diverso tempo, ormai, mi interesso di moda (mia immensa passione da sempre) non solo dal punto di vista del processo creativo, ma anche e soprattutto per quanto riguarda le sue interazioni con ogni settore della nostra vita – e in particolare dal punto di vista della sostenibilità sociale e ambientale.

Desidero pertanto condividere con voi, cari amici, il racconto di un evento al quale ho partecipato recentemente e che si è tenuto presso il quartier generale di H-Farm qui a Milano per lanciare una innovativa campagna di sensibilizzazione contro gli sprechi nel settore moda: mi riferisco al progetto WearMe30Times.

L’evento – in formato fisico e digitale – ha visto presenti in sala i due partner promotori dell’iniziativa, ovvero Walfredo della Gherardesca, CEO di Genuine Way, e Aurora Chiste, CEO di Maakola; era inoltre presente in collegamento web Holly Syrett di Global Fashion Agenda.

L’evento si è aperto proprio con l’intervento di Holly che ci ha esposto uno studio – realizzato da Global Fashion Agenda insieme a McKinsey – che analizza nel dettaglio l’impatto ecologico globale dell’industria della moda, andando a identificare e dividere le varie voci di tale impatto, dalla produzione al consumo: da questa analisi deriva una riflessione importante, ovvero che una rilevante parte del problema non risiede solo nell’ambito produttivo, ma nelle abitudini di consumo, ovvero negli sprechi legati al poco utilizzo dei capi acquistati e della rapida sostituzione degli stessi. Leggi tutto

Mario Dice e il suo sguardo a Marsha P. Johnson per la SS 2021

Avete mai sentito parlare di Marsha P. Johnson?

Scomparsa nel 1992 in circostanze tuttora non del tutto certe, è stata un’attivista per i diritti LGBTQI+ ed è nota per aver partecipato alle rivolte dello Stonewall Inn del 1969, quelle che hanno poi dato inizio al Pride Month.

Era nata il 24 agosto del 1945 a Elizabeth, nel New Jersey, con il nome di Malcolm Michaels Jr.: dopo aver ottenuto il diploma, si trasferì a New York con pochi dollari in tasca, andando a vivere nel Greenwich Village dove iniziò a lavorare in un locale come performer.
A New York cambiò legalmente il suo nome in Marsha P. Johnson: la lettera P era una risposta, secondo il suo stesso racconto, a coloro che chiedevano quale fosse il suo genere sessuale, ovvero stava per «pay it no mind», «non pensarci».
Da drag queen iniziò ad allestire spettacoli che, date le sue ristrettezze economiche, non erano caratterizzati né da grandi costumi né da trovate scenografiche: molti ricordano però come si adornasse spesso il capo con fiori freschi.

Arrivò il 28 giugno 1969, quando alcuni poliziotti fecero irruzione nello Stonewall Inn, bar del Greenwich Village la cui clientela era composta soprattutto da gay, lesbiche e transgender.
Le irruzioni della polizia nel locale non erano una novità ed erano abbastanza frequenti: era infatti un’epoca in cui l’omosessualità era considerata diffusamente come un comportamento deviato ed era illegale in 49 stati americani.
Quella sera, però, molte persone si opposero all’arresto e, in poco tempo, fuori dal locale si riunì una folla e dalle urla si passò agli scontri fisici.
Sul posto arrivò un gruppo più numeroso di agenti, ma anche la folla aumentò fino a raggiungere migliaia di persone: lo scontro continuò fino alle prime ore del mattino e poi a intermittenza per altre cinque notti. Leggi tutto

Bsamply mette le sue tecnologie a disposizione del settore tessile

Giusto un paio di giorni fa, nel post precedente, ho dettagliatamente parlato di come ci sia e ci sarà bisogno di una riorganizzazione dell’intero sistema moda, tenendo presente la necessità di ottemperare al distanziamento sociale che (ormai è del tutto evidente…) ci accompagnerà per molto tempo.

E, in chiusura del post, avevo anticipato che avrei parlato dell’iniziativa messa in campo dalla startup Bsamply per aiutare le imprese a fare fronte comune proprio contro il coronavirus: oggi onoro la promessa fatta.

Bsamply ha scelto di offrire gratuitamente la propria piattaforma a tutte le aziende italiane del mondo del tessile: tale piattaforma permette di digitalizzare le collezioni online e di non fermare la produzione nonostante il momento difficile che l’Italia sta attraversando.

La piattaforma permette di esporre le proprie collezioni attraverso la creazione di private showroom e permette di richiedere campioni e inviare ordini. Rappresenta dunque uno strumento di vitale importanza in questo momento: in un periodo nel quale si è obbligati alla lontananza, l’interconnessione digitale tra fornitori e clienti è l’unico mezzo per non fermarsi.

Non solo: Andrea Fiume, CEO della piattaforma, l’ha ulteriormente ampliata con Bsamply Tradeshow Project, progetto che permetterà di partecipare a vere e proprie fiere del tessile online.

Sapendo che questo mio spazio gode della fiducia di tanti designer nonché di tanti professionisti del settore tessile e moda (grazie con profonda gratitudine ) e apprezzando l’iniziativa di Andrea, condivido volentieri il comunicato che ho ricevuto: credo nella solidarietà e nel sostegno al talento e dunque spero che la condivisione possa risultare utile per qualcuno. E, nel frattempo, sostengo volentieri lo stesso Andrea e il suo talento, poiché riuscire a creare a una simile piattaforma… sì, equivale decisamente ad avere talento.

Buona lettura,

Manu

 

Riuscire ad accorciare le distanze che in questo momento separano clienti e fornitori, far incontrare domanda e offerta senza spostamenti così da consentire alle imprese di non fermarsi: è questa una delle esigenze che stanno emergendo in un periodo particolarmente difficile per il Paese. Leggi tutto

Hope vs COVID-19: Simona Corsellini per Fondazione Policlinico Sant’Orsola

Poco tempo fa, qui nel blog, ho raccontato di Simona Corsellini e della sua collezione autunno / inverno 2020 – 21 presentata a Milano il 24 gennaio alla Palazzina Appiani, splendido edificio di napoleonica memoria.

Quel giorno (freddissimo!) mi sono innamorata di Simona e del suo lavoro.

Stilista e imprenditrice, nata a Bologna nel 1979, della sua splendida regione, l’Emilia-Romagna, Simona Corsellini sa trasmettere le caratteristiche migliori: l’ottimismo, l’entusiasmo, l’energia, l’operosità, la creatività, la capacità comunicativa.

È cresciuta in una famiglia da sempre presente e attiva nel settore della moda, una vera palestra in cui ha iniziato a muovere i primi passi fino alla creazione della linea che ha deciso di firmare con il suo nome.

«Il mio ruolo è quello di guidare lo sviluppo del brand perché voglio stare in prima persona vicino alle mie donne»: così dichiara Simona conquistandomi definitivamente poiché ‘vicinanza’ è – oggi più che mai – una parola dal significato sfaccettato, complesso, ricco e intenso…

Ho affermato che Simona ben incarna le belle qualità della sua terra: oltre, per esempio, alla creatività rappresentata dai capi che ho visto sfilare quel 24 gennaio, la brava stilista mi ha dato prova anche della sua capacità comunicativa, per esempio accettando immediatamente di rispondere a qualche mia ulteriore curiosità (se vi va, trovate il nostro scambio qui).

Identità precisa, grande carattere, forti radici territoriali e familiari, capacità di metterci la faccia, maniacale attaccamento alla qualità, appassionata difesa del Made in Italy: ci sono tutti gli elementi perché io ami Simona decidendo di portare il suo marchio tra queste mie pagine virtuali.

E, oggi, si aggiunge un altro elemento importante perché io apprezzi il cammino della stilista: la capacità di vivere i tempi con piena consapevolezza e coscienza, dimostrando di essere parte di una comunità.

Nel difficile periodo che ci troviamo ad affrontare, la capacità di unirsi ed essere solidali è la nostra più grande forza: in questa ottica, Simona Corsellini sceglie di dare appoggio alla raccolta fondi attivata dalla Fondazione Policlinico Sant’Orsola a sostegno degli ospedali di Bologna e degli operatori sanitari che ogni giorno sono in prima linea nell’emergenza COVID-19.

Già a partire da lunedì 23 marzo, ogni acquisto effettuato sul sito viene in parte devoluto all’ente non profit nato per supportare l’ospedale che è punto di riferimento nazionale e internazionale, polo di eccellenza in una città, Bologna, che è anche quella della designer; e se volete sapere di più del progetto ‘più forti INSIEME’ di Fondazione Policlinico Sant’Orsola, cliccate qui.

Sostengo da sempre e con convinzione l’idea che la bellezza – intesa in senso ampio – possa salvare noi uomini: in questo caso, l’idea diventa estremamente concreta e tangibile.

Manu

 

Martino Midali FW 2020-21, capi per sentirsi elegantemente seduttive H24

L’amore per la moda mi accompagna da sempre.

Credo sia parte del mio DNA e credo che un grande ruolo l’abbia giocato mia mamma che ha vestito me e mia sorella non solo pulite e in ordine ma anche carine, pur non sperperando i soldi, così come l’ho sempre vista a sua volta ben vestita, pettinata e con un filo di rossetto anche quando doveva restare in casa.

Ci si alza, si fa colazione, ci si mette in ordine e poi si iniziano le attività giornaliere: questa è sempre stata – ed è tuttora – la sua filosofia.

Negli album della nostra famiglia ci sono foto in cui lei è una giovanissima ragazza dal bel sorriso e dai maglioncini perfetti per gli Anni Sessanta e Settanta; gli stessi album proseguono poi con le foto nelle quali io e mia sorella Cinzia siamo piccine, sempre con qualcosa di carino addosso. Ricordo certi foulard legati sotto il mento e qualche piccola borsetta fiorata in cui magari mettevo anche i coriandoli per il Carnevale…

Quando dunque scrivo che per me la moda è una sorta di malattia, non parlo certo di una malattia maligna bensì di qualcosa che, al contrario, mi ha sempre tenuto compagnia, una sorta di febbre leggera che un po’ stordisce: per me la moda è allegria, espressione personale, gioia di prendersi cura di sé e di chi amiamo (come la mia mamma faceva con noi piccine), è colore, è sogno, è gioco come quando alle elementari sempre io e mia sorella disegnavamo figurini e modelli (outfit, come diciamo oggi) fingendo anche di essere fidanzate con gli stilisti in auge in quegli anni…

Sapete una cosa? Io non voglio che questa febbre leggera passi.

Ed ecco perché, ora che mi muovo lavorativamente parlando nell’ambito moda, mi reputo una persona fortunata: perché ho trasformato una cosa che ho sempre amato in una professione.

Ecco perché, ogni volta in cui ho il piacere e l’onore di conoscere dall’interno un brand o uno stilista che ho sempre ammirato, sento di vivere un privilegio.

Ecco perché desidero condividere tutto ciò con chi mi fa il dono di leggermi: non per vantarmi, ma per rendere partecipi gli altri portandoli a bordo della mia passione e restituendo, dividendo e moltiplicando quella che mi sembra una fortuna della quale non voglio essere gelosa perché – al contrario – desidero che il bello possa appartenere a tutti. Leggi tutto

Mario Dice FW 2020-21: bellezza ed emozione nella “Lettera a me stesso”

Qualche tempo fa, per un paio di stagioni consecutive, sono stata invitata alle sfilate di Mario Dice, designer di grande talento e fondatore dell’omonimo brand.

Mi sono innamorata del suo lavoro poi, lo scorso ottobre, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno Accademico 2019/20, Accademia del Lusso – scuola nella quale insegno – ha invitato e ospitato Mario anche perché, prima di dare vita alla sua Maison, lo stilista ha fatto un percorso di tutto rispetto basato su collaborazioni di alto profilo; risultava dunque perfetto per testimoniare come e quanto sia importante mantenere costantemente viva la fame di conoscenza, la curiosità intellettuale, la voglia di crescere e di migliorare – e io, quel giorno, mi sono innamorata di lui anche come persona.

Visto che, oltre a insegnare, in Accademia ho il piacere di essere anche collaboratrice di ADL Mag, il nostro magazine online, mi è stato chiesto di scrivere un articolo su di lui: con piacere, ho dunque cercato informazioni su di lui anche attraverso una piacevolissima chiacchierata che abbiamo intrattenuto a seguito dell’incontro con gli studenti.

E così che ho scoperto che, fin da giovanissimo, Mario ha manifestato una forte passione e inclinazione per la moda: l’occasione di entrare in questo mondo gli è arrivata grazie all’incontro con Kevin Carrigan, affermato professionista allora in carica presso Calvin Klein a New York.

A soli 14 anni, Dice si è in questo modo ritrovato a lavorare per un marchio celebre in tutto il mondo: questa esperienza ha segnato profondamente il suo percorso formativo, dandogli l’opportunità di sperimentarsi in diversi ambiti creativi e artistici. Leggi tutto

SS 2020 cosa ho visto, vissuto, amato / 3° parte: Simona Marziali e MRZ

Esistono persone, cose, luoghi, situazioni – o collezioni – delle quali è facile innamorarsi in un istante: è ciò che mi è successo lo scorso 19 settembre, quando ho assistito alla sfilata con la quale Simona Marziali ha presentato la sua collezione primavera / estate 2020 al Circolo Filologico nell’ambito della Milano Fashion Week.

Per Simona Marziali la passione per la moda è arrivata presto e, dopo il diploma al liceo scientifico, si è laureata a Roma presso l’Accademia Internazionale di Alta Moda e Arte del Costume Koefia: ha poi conseguito un master in maglieria a Firenze.

A soli 21 anni, Simona ha iniziato la sua carriera professionale lavorando come knitwear designer per diverse aziende (fra le quali Gilmar e Diesel): lo ha fatto per oltre 12 anni e, grazie alla sua incessante voglia di affrontare nuove sfide, ha percorso varie tappe fino a creare nel 2012 il suo brand MRZ, in partnership con l’azienda di famiglia, il maglificio Tomas che vanta 40 anni di esperienza produttiva nel settore.

Nel 2018, Simona è stata la vincitrice del concorso Who Is On Next, promosso da Vogue Italia e AltaRoma, e a gennaio 2019 ha presentato la sua collezione proprio nell’ambito della prestigiosa manifestazione nella capitale.

Il suo MRZ è un brand capace di interpretare le tendenze più attuali in una dimensione originale e raffinata: introduce una proposta (e una visione) estremamente contemporanea nella quale gli elementi sportswear incontrano il femminile e il sartoriale, insieme a un inedito uso della maglieria che è il DNA e l’essenza del brand.

Qualità, dettagli, colori, forme, Made in ltaly in chiave internazionale, capacità di parlare al presente con lo sguardo rivolto verso il futuro: queste sono le caratteristiche di MRZ. Leggi tutto

error: Sii glittering... non copiare :-)