C’è quasi un paradiso (o forse no) in mostra al Museum Rietberg di Zurigo

È aperta al pubblico al Museum Rietberg di Zurigo, fino al 6 settembre 2026, la mostra intitolata Quasi un paradiso – Fotografia dell’era coloniale nell’arte contemporanea. Si tratta di una esposizione collettiva con la curatela di Nanina Guyer e comprende le opere di artisti di fama internazionale provenienti o appartenenti alle diaspore di Africa, Americhe, Asia, Australia e Oceania.

Tali artisti hanno lavorato con materiale visivo dell’era coloniale per raccontare quali storie sono nascoste nelle fotografie storiche e in che modo gli artisti contemporanei le hanno portate alla luce.

Le loro opere – poetiche, critiche, visionarie – indagano come tali immagini definiscano identità, storia, senso di appartenenza e come possano essere reinterpretate. Non solo: rivelano anche un potere di guarigione che trascende i contesti storici specifici e che può toccare ciascuno di noi. Leggi tutto

22 marzo, Giornata dell’Acqua, l’attrice e cantante Kaze e Amref raccontano “il peso dell’acqua”

La Giornata dell’Acqua, formalmente Giornata mondiale dell’acqua o World Water Day, è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. Si celebra ogni 22 marzo per ricordare che, nel mondo, 2,2 miliardi di persone non hanno ancora accesso ad acqua potabile gestita in modo sicuro. Solo in Africa sono 845 milioni (Joint Monitoring Programme – OMS/UNICEF).

In Africa Sub-Sahariana, tra il 70% e il 76% del carico della raccolta d’acqua è affidato a donne e bambine. La mancanza di servizi igienici sicuri nelle scuole è la causa principale dell’abbandono scolastico delle ragazze adolescenti, costrette a lasciare la scuola anche a causa delle mestruazioni.

Ogni giorno, circa 1.000 bambini e bambine sotto i cinque anni muoiono globalmente a causa di malattie diarroiche legate ad acqua e igiene non sicure. Leggi tutto

Photo Grant Deloitte 2025 mette in mostra i Contrasti in Triennale Milano

Triennale Milano presenta – fino al 25 gennaio 2026 – la mostra della terza edizione di Photo Grant Deloitte.

L’esposizione accoglie due progetti fotografici. Il primo è Hero, Father, Friend di Carlos Idun-Tawiah (classe 1997), fotografo e regista ghanese vincitore dell’edizione 2025, categoria Segnalazioni. Il secondo progetto è Reinas di Fabiola Ferrero (classe 1991), fotografa venezuelana vincitrice dell’edizione 2024, categoria Open Call. Viene presentata anche un’anteprima del progetto Go Live di Atefe Moeini (classe 1998), artista iraniana vincitrice dell’edizione 2025, categoria Open Call.

Istituito nel 2023, Photo Grant Deloitte si colloca tra i principali concorsi fotografici a livello internazionale. Si pone l’obiettivo di testimoniare visivamente le battaglie quotidiane legate al miglioramento dei diritti dell’uomo e al rifiuto di ogni forma di discriminazione. È promosso da Deloitte Italia con il patrocinio di Fondazione Deloitte, in collaborazione con Triennale Milano, la direzione artistica di Denis Curti e il team di BlackCamera.

Photo Grant Deloitte prevede ogni anno due sezioni distinte. Leggi tutto

Kyla, il viaggio in dahabiya attraverso le epoche del Nilo

Ci sono tre ambiti in cui sono pericolosamente propensa a investire il mio denaro. Mi riferisco alla tavola e al buon cibo, ai libri e ai viaggi.

I soldi spesi in tali ambiti sono investimenti di cui non mi pento mai, contrariamente a quanto avviene nella moda che è (o sarebbe) la mia grande passione e il mio lavoro. Lo ammetto, ci sono capi e accessori che, se potessi tornare indietro, non ricomprerei. Ma non esiste un viaggio che io mi sia pentita di aver fatto. Semmai mi rammarico di non aver denaro sufficiente per tutti i viaggi che mi piacerebbe fare.

I viaggi incarnano tutti i valori che amo e ne ho fatti alcuni che considero davvero indimenticabili. Non voglio fare elenchi o classifiche, quindi ne cito solo due tra quelli che porto maggiormente nel cuore: il Vietnam e l’Egitto.

Al Vietnam ho dedicato un articolo anni fa. Dell’Egitto, invece, non ho mai scritto ed è arrivato il momento di farlo. Leggi tutto

In dialogo con il Benin, uno sguardo alla mostra aperta a Zurigo fino al 16/2/25

Sono appena stata a Zurigo, in Svizzera, per visitare due mostre attualmente ospitate dal Museo Rietberg. La prima di cui desidero parlarvi è aperta fino al 16 febbraio 2025 e si intitola In dialogo con il Benin – arte, colonialismo, restituzione.

Vi dico subito perché ho deciso di parlarne.

Si tratta di un importante progetto espositivo che vuole illustrare il passato, il presente e il futuro del patrimonio culturale del Regno del Benin, un tempo collocato nell’attuale Nigeria. E, seguendo la missione che contraddistingue la sua ricerca espositiva, il Museo Rietberg non vuole mostrare la storia dell’Africa esclusivamente da una prospettiva occidentale. L’esposizione è infatti stata organizzata in stretta collaborazione con studiosi residenti in Nigeria e rappresentanti della diaspora panafricana.

L’arte del Benin viene dunque considerata in una prospettiva di confronto storico-culturale che mette in luce il valore e l’importanza di queste opere per il Paese africano. Al tempo stesso, la mostra affronta il tema del saccheggio dei beni artistici e della loro vendita sul mercato internazionale, affrontando la questione della restituzione. Leggi tutto

Endelea SS 2024 on demand, il perfetto connubio tra moda e sostenibilità

Quando un progetto è autentico e sincero, quando mantiene nel tempo le sue premesse e promesse; quando avviene tutto ciò, sono felice di tornare a parlarne.

Nel 2022 ho pubblicato un articolo intitolato “Endelea, bellezza e concretezza di un brand davvero etico e sostenibile”.

In quell’articolo raccontavo di Endelea e della sua moda veramente etica e sostenibile partendo dai pensieri, dai valori e dal coraggio della fondatrice Francesca De Gottardo.

Perché sottolineo così fortemente i concetti di moda etica e sostenibile? Beh, perché oggi queste parole sono diventate quasi un trend e non tutto ciò che viene spacciato come etico e sostenibile lo è veramente.

Come avevo raccontato, Endelea è un progetto di natura economica, certo, ma prima di tutto è un progetto sociale e culturale. Non priva un popolo (i Masaai della Tanzania) dei propri elementi identitari. Non depaupera, non spoglia, non si appropria. Rispetta, crea dialogo e crea vantaggio economico alla fonte. Per tutti questi motivi affermo che Endelea è un brand etico. Veramente.

Ma attenzione… Leggi tutto

Daniele Tamagni Style Is life ovvero quando lo stile diventa vita e identità

Palazzo Morando, il Museo milanese dedicato a Costume, Moda e Immagine, sta attualmente ospitando la mostra intitolata Daniele Tamagni Style Is life.

Si tratta della prima grande retrospettiva dedicata al fotografo milanese prematuramente scomparso nel 2017 a soli 42 anni. La mostra è curata da Aïda Muluneh e Chiara Bardelli Nonino ed è promossa e organizzata dalla Daniele Tamagni Foundation in collaborazione con il Comune di Milano.

Gli scatti di Tamagni che ritraggono le subculture metropolitane hanno fatto il giro del mondo. E, grazie al suo talento, Daniele è stato il vincitore di prestigiosi premi internazionali. Cito il Canon Young Photographer Award nel 2007, l’ICP Infinity Award nel 2010 e il World Press Photo Award nel 2011.

Ma Tamagni è stato un fotografo rilevante ben oltre i premi che ha vinto. È stato rilevante perché il suo sguardo innovativo (e sensibile) ha ben amalgamato fotogiornalismo, fotografia di strada e moda in uno stile che è diventato la sua cifra caratteristica.

L’esposizione di Palazzo Morando presenta un’ampia selezione di reportage realizzati in sette anni di produzione e resterà aperta fino al 1° aprile 2024. In mostra ci sono 90 fotografie, tra cui alcune del tutto inedite. Grazie alla sapiente regia delle curatrici, viene quindi offerta un’ottima panoramica dei suoi lavori più importanti.

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Endelea, bellezza e concretezza di un brand davvero etico e sostenibile

Durante la MFW, ho avuto modo di incontrare Francesca De Gottardo, fondatrice di Endelea:
vi racconto perché questo è un brand davvero etico e sostenibile.

Si è da poco conclusa l’edizione di Milano Moda Donna con cui stilisti e marchi hanno presentato le loro proposte per la prossima primavera / estate 2023.

Devo fare una confessione: a parte i marchi emergenti, non ho visto gran cose che mi abbiano fatto venire voglia di investire tempo per raccontarle oppure cose che mi abbiano fatto nascere il desiderio di possederle.

È vero, sono stata contenta di aver potuto osservare che (finalmente) è tornata l’atmosfera frizzante che caratterizzava la fashion week prima della pandemia (e la mia città ne aveva bisogno), ma sono altrettanto scontenta di dover prendere nota del rovescio della medaglia, ovvero di un’occasione perduta: dopo un intero mese di sfilate (il discorso non vale quindi solo per Milano) si è vista sicuramente tanta ricchezza, a volte al limite dell’ostentazione, ma pochissima creatività intesa come reale innovazione e cambiamento.

Insomma, dopo le sperimentazioni (se vogliamo imperfette e in alcuni casi anche abbastanza azzardate) delle stagioni di pandemia, la moda si sta nuovamente richiudendo in sé stessa, tra clienti super facoltosi e occhio costantemente (se non unicamente) puntato al fatturato. Leggi tutto

Alberto Zambelli SS 16 e l’Africa di Seydou Keïta

Qualche settimana fa, una persona mi ha fatto un’osservazione: parlando di una mia intervista ad Alberto Zambelli, mi ha fatto notare che lo stilista “è uno sconosciuto per il grande pubblico”.

Sarà. Forse è vero, forse no.

Comunque, ho sorriso – e sorrido – perché resta il fatto che, in ogni caso, questo risulta essere un modo piuttosto limitato e ristretto di vedere la faccenda che è molto più ampia e sfaccettata.

Primo: ho molta stima del “grande pubblico” e credo molto nelle persone in generale. Credo nel mio prossimo e in coloro i quali mi fanno il dono di leggere ciò che scrivo. Credo nella loro – nella vostra! – curiosità e voglia di conoscere. Cosa dite, sbaglio? Faccio male?

Secondo: penso che da un professionista o da un cosiddetto insider, ovvero da uno che sta dentro un certo ambiente, occorra aspettarsi (e pretendere) che presenti delle autentiche novità alle quali chi fa altro nella vita non ha modo o tempo di arrivare. Faccio un esempio pratico: se vado dal dentista, pretendo che sia in grado di presentarmi l’avanguardia e le tecniche più nuove ed efficaci, quelle che io non conosco ma che a lui devono essere note. Idem per la moda: se io fossi nel lettore da “grande pubblico”, da un editor o da un blogger pretenderei autentiche chicche e primizie da ricercatore.

Terzo: a me non è mai piaciuto vincere facile perché conquistare una vetta considerata ostica mi dà maggior soddisfazione che camminare su una frequentatissima pianura già largamente battuta. Non ho mai scelto la via più comoda, nemmeno quando ho potuto.

Aggiungete che sono ostinata al limite della cocciutaggine: difendo le mie opinioni con forza e perseveranza. Mi metto in discussione, sì, ma cerco, alla fine, di ragionare e scegliere sempre e comunque con la mia testa.

E, infine, amo la bellezza e il coraggio.

Mettete insieme il tutto e otterrete ciò che mi sono messa in testa: sono convinta che Alberto Zambelli e un manipolo di altri talentuosi stilisti sappiano portare avanti la bellezza dimostrando di avere il coraggio delle proprie idee.

Dunque, vale la pena di sostenerli e supportarli. Dunque, insisto e torno di nuovo a parlare di lui, di Alberto, scegliendo ancora una volta la strada meno facile, scontata e battuta. Leggi tutto

Loana Palmas e le storie d’Africa in un anello

Negli ultimi tempi, mi succede spesso di incontrare progetti e creazioni che traggono origine e ispirazione dall’Africa: mi è capitato ancora una volta col concorso Ridefinire il Gioiello.

Come avevo raccontato nei miei articoli precedenti, anche quest’anno sono stata media partner di questo bellissimo progetto curato da Sonia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo: dal 2010, il suo Ridefinire il Gioiello promuove la creatività e ha come obiettivo la diffusione e la valorizzazione di una nuova estetica del monile contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali.

L’obiettivo è – a mio avviso – ampiamente raggiunto e realizzato: edizione dopo edizione, il concorso ha infatti coinvolto più di 2.000 creativi tra artisti, designer e orafi che hanno spinto la loro ricerca ben oltre i confini usuali.

Gioielli e abbigliamento sono in grado di raccontare luoghi e popoli: i monili hanno sempre raccontato e documentato usi e costumi, spesso con una valenza sociale e antropologica. L’edizione 2015 si è posta dunque proprio questo tema e questa sfida, ovvero riuscire a creare un Gioiello dell’Altrove in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto.

In qualità di media partner del concorso, sono stata chiamata ad analizzare i 51 progetti finalisti allo scopo di attribuire un premio a un vincitore da me scelto: quest’anno, la qualità dei lavori presentati è stata talmente alta da impedirmi di fare un’unica scelta e ho preferito nominare tre vincitori, anzi, tre vincitrici visto che si tratta di tre giovani donne dotate di grande talento. Leggi tutto

Bags for Africa 2013: il cuore in una borsa

La borsa è sicuramente uno degli accessori più amati da noi donne: spesso mi sono chiesta perché e mi sono data alcune risposte. Da una parte ci sono quelle di ordine pratico: per esempio, trovo che la borsa sia in un certo senso democratica, perché non ci divide per taglie. Possiamo innamorarci di un pezzo senza domandarci – come capita invece per gli abiti – se riusciremo a starci dentro e se sarà disponibile nella nostra taglia. Dall’altra parte ci sono invece le risposte più intime, quelle che preferisco: la borsa è quel contenitore al quale affidiamo qualche segreto nonché il piccolo mondo che portiamo con noi ogni giorno. Il fatto che possano essere veicolo per un sogno è dunque logico e conseguente, per esempio diventando oggetto di iniziative di beneficenza: recentemente ve ne ho raccontata una e oggi vi racconto Bags for Africa, progetto al quale tengo molto.

Martedì 26 novembre, nel Salone d’Onore della Triennale di Milano, si è svolta la quarta edizione di Bags for Africa, l’asta di beneficenza nata nel 2010, voluta e organizzata da COOPI – Cooperazione Internazionale. Il 26 novembre era anche il giorno del mio compleanno e ho deciso che il modo migliore per festeggiarlo fosse proprio quello di partecipare alla serata, per ottimi motivi: fare ciò che amo dando il mio piccolo contributo, ovvero assistere, raccontare, testimoniare e spargere la voce; dare continuità a un progetto che ho già appoggiato in passato. Leggi tutto

Rokia Traoré e Saverio Palatella: musica e moda, Africa e Europa

Ho un debole per l’Africa e per la sua cultura. Mi piacciono i colori e i tessuti, la musica, le danze, le leggende, molte tradizioni ancestrali: mi piace l’anima piena di spiritualità di questo grande continente.

C’è una cantante che si chiama Rokia Traoré: viene considerata la nuova regina della musica africana e sa fondere in un incontro straordinario tradizione e modernità. In occasione della presentazione del suo ultimo album intitolato “Beautiful Africa”, la cantante vestirà alcuni capi della collezione primavera / estate 2013 di Saverio Palatella.

L’album verrà presentato in un tour che toccherà alcune città italiane.
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