Agatha Ruiz de la Prada, un incontro speciale

Se, anni fa, mi avessero detto che un giorno avrei incontrato di persona Agatha Ruiz de la Prada, stilista che ammiro da sempre, credo che sarei scoppiata in una risata di vero cuore, chiedendomi divertita come e dove le nostre strade avrebbero mai potuto incrociarsi, lei professionista apprezzata e affermata, io semplice innamorata della moda.

E invece è accaduto, ci siamo incontrate: ha ragione chi dice che non bisogna mai smettere di credere nei propri sogni né di lottare per essi.

Oggi, grazie a studio, impegno e sacrifici, la moda è diventata la dimensione in cui mi muovo e lavoro (mi emoziona sempre così tanto affiancare questo verbo a quella che è prima di tutto un’enorme passione) e dunque mi capita di incontrare coloro dei quali ho letto su libri e riviste: con alcuni, ho brevi incontri, nulla più, magari, di una stretta di mano attraverso la quale continuare a nutrire i miei sogni; con altri, invece, ho l’opportunità di avere scambi più significativi.

Il merito dell’incontro con Agatha Ruiz de la Prada va ad Accademia Del Lusso, scuola di moda che si occupa di formazione in modo innovativo e creativo e che si propone come luogo d’incontro tra le esigenze del mercato del lavoro e le aspirazioni di chi intende intraprendere una carriera in un settore che è alla ricerca di profili professionali sempre più specifici.

Proprio basandosi su un approccio concreto e prossimo a quella che è la realtà lavorativa quotidiana, Accademia del Lusso crea continue occasioni di collaborazione col mondo delle imprese e con professionisti del calibro della celebre stilista: Agatha Ruiz de la Prada è stata la protagonista di un contest che ha messo alla prova il talento degli studenti dei corsi di Marketing, Retail Management e Visual Merchandising ed è stata l’ospite d’onore della cerimonia di premiazione. Leggi tutto

Stonecycle, 5 oggetti di design (in marmo) per i 5 sensi

A cosa pensate se vi dico che desidero parlare di marmo?

Io penso immediatamente alla sculture di Antonio Canova nonché a Michelangelo Buonarroti col suo Mosè. Sono sempre rimasta impressionata dall’aneddoto legato a questa splendida opera marmorea: si dice infatti che Michelangelo, contemplandola al termine delle ultime rifiniture e stupito egli stesso dal realismo delle sue forme, abbia esclamato “Perché non parli!?”.

Devo dire che, quando ho visto coi miei occhi la statua nella basilica di San Pietro in Vincoli, ho compreso in pieno lo stupore del grandissimo artista: all’imponente opera manca in effetti solo la parola, in quanto il marmo sapientemente lavorato ha una veridicità che lascia senza fiato. Ci si aspetta da un momento all’altro che Mosè si animi e si alzi.

Ed è proprio a questo, alla capacità di dare emozione, che si affida oggi, circa 500 anni dopo, un progetto che rende protagonista ancora una volta il marmo: partendo dall’idea che questo materiale sia in grado di far scaturire tutta una serie di sensazioni, un gruppo di giovani talenti ha dato vita a 5 Senses Marble Design Collection, la prima collezione firmata Stonecycle.

Stonecycle è un brand che nasce da un’idea di quattro amici carraresi, l’architetto e designer Francesco Mottini, il progettista navale Davide Rossi e i fratelli Marco e Nicola Borghini, imprenditori nel settore della lavorazione della pietra: insieme hanno deciso di riciclare il marmo risultante dagli scarti di lavorazione e di trasformarlo in oggetti di pregio e in qualche caso un po’ inconsueti, come vi racconterò. Leggi tutto

Gli Avengers, supereroi Marvel, in mostra a Milano

I libri occupano da sempre uno spazio molto importante nella mia vita: leggere è una passione che ho coltivato fin dai primissimi anni delle elementari.

I miei genitori furono obbligati a farmi l’abbonamento alla biblioteca di zona perché comprare libri era cosa più dispendiosa del provvedere ad altre mie esigenze quali abbigliamento e cibo: divoravo infatti volumi di centinaia di pagine in pochi giorni e quindi la biblioteca era l’unica soluzione per evitare il salasso economico.

Durante quegli anni, ho conosciuto tanti classici della cosiddetta letteratura per ragazzi e, essendo onnivora già allora, spaziavo agilmente da generi più intimisti come Cuore e Piccole Donne a generi avventurosi come Ventimila leghe sotto i mari e Il libro della giungla: l’antipatia che provo verso i compartimenti stagni è una caratteristica che fa decisamente parte del mio DNA.

La mia passione non si fermava – e non si ferma – ai libri, estendendosi a tutta la carta stampata: non mi vergogno a raccontarvi che mi perdevo perfino a leggere i vecchi quotidiani che mia mamma stendeva sul tappeto davanti ai fornelli per parare gli schizzi quando friggeva… Capite perché i miei mi fecero l’abbonamento in biblioteca?

Oltre a libri e giornali, un altro mio grande amore è sempre stato il fumetto e questo lo devo a mio padre: ricordo ancora la sua collezione di Tex pazientemente messa insieme e gelosamente custodita.

Ovviamente, sono partita con fumetti come Topolino: negli anni, mi sono poi spostata verso la fantascienza e il fantasy, anche in questo caso amori ereditati attraverso il mio papà che è un grande estimatore di tali generi (ricordo i film di Star Wars guardati insieme). È stato così che ho conosciuto la Marvel e il suo mondo popolato di incredibili personaggi, da Hulk a Captain America, da Iron Man a Daredevil, da Wolverine a Thor. Leggi tutto

La primavera (in tutti i sensi) di Giulia Rositani

Giorni fa, varcando il portone di casa per iniziare una nuova giornata, ho avuto una sensazione ben precisa: l’aria era cambiata e le mie narici si sono riempite di un odore diverso, più leggero e sottile.

Non so spiegare bene quell’odore né so dargli un nome: è semplicemente l’odore che, per me, segnala l’arrivo della primavera.

Ogni anno, lo percepisco e lo annuso come se fossi una bestiola che si risveglia dopo il lungo letargo.

Ogni anno, da quel momento, qualcosa cambia: la primavera e la rinascita che essa porta con sé è così forte che è ben identificabile perfino a Milano e, tra asfalto e cemento, sbucano prepotenti i segnali della nuova vita, come la forsizia che fiorisce gialla in cespugli disseminati per tutta la città.

Immancabilmente, mi tornano in mente versi di poesie studiate a scuola e ce n’è una alla quale sono particolarmente affezionata.

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico: io vivo altrove e sento che sono intorno nate le viole”: sono i versi iniziali di una poesia di Giovanni Pascoli, L’aquilone. La sento talmente mia che, ancora oggi, a distanza di anni, la ricordo distintamente.

Voglia di poesia, di leggerezza, di spensieratezza; voglia di colore, di rinnovata bellezza, di gioia di vivere; per me la primavera è questo e mi porta al bisogno di circondarmi di persone come Giulia Rositani. Leggi tutto

La primavera di Van Cleef & Arpels: nuova boutique e una mostra

Da sempre, ho la tendenza a dimenticare le cose brutte e a ricordare solo quelle belle.

Credo che questa memoria selettiva sia dovuta alla mia natura ottimista e che, conseguentemente, il mio subconscio faccia un’operazione ben precisa: tutelo me stessa e non spreco energie – e spazio di memoria – con la negatività. Privilegio la bellezza e riesco a far sbiadire le cose spiacevoli come se fossero vecchie fotografie: tengo gli insegnamenti, se ci sono stati, e cerco di liberarmi del resto e delle inutili zavorre.

Giorni fa, non ricordo nemmeno come, mi è tornato in mente un dolcissimo ricordo del periodo delle scuole elementari: non so se fosse una mania solo della mia maestra, ma la signora Gabriella Consolandi (mi ricordo il suo nome perfettamente) ci dava da fare i pensierini.

I pensierini erano piccole frasi molto semplici e infatti erano legati alle prime classi, credo fino alla terza. Costituivano spesso il compito che la maestra Gabriella ci dava da svolgere a casa: “per domani fate 10 pensierini sulla vostra famiglia”, ci diceva per esempio.

Non vi dirò nemmeno sotto tortura quanti anni sono passati da allora (accontentatevi di sapere che sono troppi, per i miei gusti), però, visto che è un ricordo molto tenero, oggi voglio cimentarmi in questo gioco e provare a mettere giù qualche pensierino. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Philippe Model Paris FW 2015-16

Entrare in uno showroom e trovare un arcobaleno fatto di borse e scarpe è il genere di sorpresa che a me regala istantaneamente il sorriso.

È successo durante la Milano Fashion Week di febbraio, mentre giravo tra sfilate e presentazioni relative alle collezioni per l’autunno / inverno 2015 – 2016: l’arcobaleno è quello immaginato e creato dal brand Philippe Model Paris.

Philippe Model, classe 1956, è un designer francese che ha esordito facendo cappelli.

Non aveva ancora 20 anni quando si è trovato a collaborare con grandi couturier come Claude Montana, Jean Paul Gaultier, Issey Miyake e Thierry Mugler, poi, agli inizi degli anni ’80, ha fondato il suo marchio: è diventato famoso per le sue sneaker originali e per una particolare collezione.

Le calzature di quella collezione oggi storica erano realizzate completamente in elastico e gli valsero il soprannome di Monsieur Elastique: per molti, da allora, è diventato il “miglior artigiano di Francia”. Leggi tutto

Stefano Bressani e le Skultoshoes, una camminata tra arte e moda

Sono una persona piuttosto ostinata: se mi metto in testa qualcosa, non mi faccio distrarre o distogliere facilmente. Non per nulla, ai tempi della scuola, alcuni insegnanti mi definivano cocciuta.

Negli ultimi anni, sono alquanto determinata per quanto riguarda la moda: mi ostino a concepirla secondo la visione ben precisa che ho in testa.

Chiamatemi illusa o folle, ma fino a quando ci saranno persone come Stefano Bressani, non cambierò idea; fino a quando artisti del suo calibro vedranno nella moda un ambito di interesse e sperimentazione, continuerò a sostenere che non esistono solo le tendenze e le collezioni di stagione; fino a quando artisti, stilisti e designer firmeranno collaborazioni che danno vita a contaminazioni interessanti, continuerò a credere che la moda è in primo luogo una forma di comunicazione e che è dotata della stessa dignità di altri linguaggi.

Per sostenere questo pensiero, oggi mi faccio forte di un bellissimo incontro, quello tra Stefano Bressani e Silvia Fabiani, designer specializzata in calzature: insieme hanno creato le Skultoshoes, un connubio perfetto tra arte e scarpe, accessori moda da sempre molto amati dalle donne e spesso anche dagli uomini.

Stefano e Silvia hanno dato vita a scarpe-scultura in tessuti innovativi e dalle forme ardite: per presentare la loro collezione artistica, realizzata rigorosamente a mano e ça va sans dire in Italia, hanno scelto Vigevano, la città che forma un binomio indissolubile col mondo della calzatura. Qui, nel tempo, si sono sperimentate innovazioni che hanno portato a invenzioni come quella del tacco a spillo (anno 1953): la bella città lombarda è anche la sede di un importante museo interamente dedicato alla scarpa. Leggi tutto

Lush e la bellezza della coerenza tra furoshiki e solidarietà

Quando frequentavo le scuole superiori, oltre a pensare ai ragazzi, ai trucchi e ai cantanti in voga, ero anche una di quelle studentesse che credo si possano definire socialmente impegnate: leggevo moltissimo, mi informavo, andavo alle manifestazioni per la pace nel mondo e per i diritti delle donne e mi arrabbiavo se i miei compagni le riducevano a occasioni per bigiare (o marinare) e andare a fare un giro in centro.

A quei tempi, avevo molti sogni e quando qualche adulto mi diceva che, col tempo, avrei imparato a essere più indulgente, a considerare le mezze misure, a smussare certi angoli, mi irritavo con l’intransigenza tipica degli anni dell’adolescenza.

Allora, adottare mezze misure equivaleva per me a scendere a compromessi: per questo trovavo il tutto inaccettabile e trovavo orribile anche solo l’idea di poter cambiare. Oggi, sono adulta anch’io, so che quelle persone avevano ragione e capisco anche che il cambiamento di alcuni miei punti di vista non è necessariamente un peggioramento.

Ancora oggi non amo i compromessi e spesso (per non dire sempre) li trovo inaccettabili: pur in mezzo al mare di errori che ho compiuto, posso affermare con orgoglio di non essere mai scesa a compromessi, soprattutto negli ambiti che reputo questioni di principio inderogabili.

Ho pagato il prezzo in prima persona, sempre: ho però anche imparato a smussare alcuni angoli che erano assai aguzzi quand’ero adolescente e che mi portavano solo a inutili conflitti. La ragazzina che sognava di cambiare il mondo è ancora in me, ma ha imparato che tra il tutto e il niente ci sono mille sfumature. Leggi tutto

Milano Fashion Week: HORO FW 2015-16

Quanto tempo occorre affinché ci si possa innamorare di una nuova idea? Vi dico quanto ci impiego io nel momento in cui me ne viene esposta una che reputo geniale: 5 minuti.

Ebbene sì, a Luca Micco sono bastati esattamente 5 minuti perché riuscisse a farmi innamorare del suo progetto: quando l’eclettico fondatore e designer di HORO ha iniziato a raccontarmi in che modo l’oro possa trasformarsi in capi di abbigliamento (non metaforicamente, ma realmente), ho impiegato poco a capire quando la sua idea fosse innovativa e accattivante.

Luca Micco è nato a Moncalvo, una piccola cittadina nel cuore del Monferrato, in Piemonte, e si è laureato in relazioni pubbliche allo IULM di Milano: fin da bambino, è sempre stato affascinato dalla moda che è diventata un sogno nonché l’obiettivo della sua vita.

Durante la carriera accademica, la grande passione per la moda ha portato Luca ad avere diverse esperienze e stage presso designer famosi, ma la svolta è avvenuta grazie all’amicizia con l’artista Clelia Cortemiglia, allieva del grande Lucio Fontana, pittrice rinomata per le sue opere con linee e globi che si muovono su sfondi bianchi o neri, realizzate con intagli in oro zecchino: osservando i dipinti, Luca ha avuto un’intuizione d’oro, ovvero fondere l’arte di Clelia con la sua passione per la moda. Leggi tutto

Ornella Bijoux, un’autentica icona italiana

Da tempo penso che oggigiorno abusiamo di alcuni termini: icona e mito sono due esempi e c’è addirittura chi si attribuisce questi titoli da solo, cosa – a mio avviso – alquanto bizzarra.

È solo il tempo a dire chi resterà, a decretare chi ha carisma autentico e duraturo.

Quando incontro una persona come Maria Vittoria Albani mi chiedo quanti dei cosiddetti miti di oggi resisteranno col vigore, la grinta, l’energia, la capacità e l’entusiasmo che questa donna straordinaria dimostra ancora oggi, a 85 anni e dopo circa 70 anni di fulgida carriera.

Maria Vittoria Albani è una vera icona che ha contribuito a scrivere pagine importantissime della storia del made in Italy attraverso Ornella Bijoux, l’azienda di famiglia nata nel lontano 1944, griffe di costume jewellery mondialmente riconosciuta e che viene considerata una tra le più ricercate ed apprezzate da intenditori e appassionati. Leggi tutto

Milano Fashion Week: CO|TE FW 2015-16

Mi sembra sia passato un secolo dal mio primo incontro con CO|TE, il brand fondato da Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari.

Il merito fu di Stefano Guerrini, mio mentore, maestro e amico: ricordo ancora che mi disse “devo parlarti di un marchio che so ti piacerà moltissimo” e fu così che pubblicammo sul suo magazine WeBelieveinStyle un articolo su alcuni zaini inseriti dai due stilisti nella collezione di quella stagione.

Rileggendo ora quel pezzo datato settembre 2012, mi viene un brivido di emozione, soprattutto per le mie parole di chiusura.

“Di sicuro Tomaso Anfossi e Francesco Ferrari sono lontani anni luce da un’idea di facile consumismo. Entrambi diplomati all’Istituto Marangoni di Milano, hanno fondato insieme il marchio CO|TE pensando ad una donna curiosa, che non ha paura di sperimentare e che non vuole essere ordinaria. Il corpo femminile è il pensiero centrale e viene valorizzato senza mai essere volgare. Questa centralità priva di esibizionismo è un punto di partenza prezioso e sarà senza dubbio un concetto vincente.”

Ecco perché mi sembra che sia passato un secolo da allora, in particolare per le parole “sarà senza dubbio un concetto vincente”: oggi CO|TE è a pieno titolo un brand che si contraddistingue per il design raffinato e contemporaneo, con capi interamente prodotti in Italia all’insegna della migliore tradizione, apprezzati dalla stampa italiana e internazionale. Il marchio si sta facendo strada nel mondo della moda a passi decisi, tanto che è venduto nei concept store più all’avanguardia. Leggi tutto

Natale con i tuoi, Pasqua… con Lush!

Ci sono cose che colpiscono la nostra fantasia, catturano la nostra attenzione e rimangono impresse a lungo nei nostri ricordi: ciò può accadere per vari motivi, per esempio ricordo lo stupore che provai, parecchi anni fa, davanti a un negozio Lush a Londra.

Allora, il brand specializzato in cosmetici freschi fatti a mano non era ancora arrivato in Italia e dunque per me era una novità assoluta: assetata già allora di cose nuove e particolari, mi innamorai della formula del tutto diversa di quel negozio in cui regnavano colore e creatività, nei prodotti, nella loro presentazione e perfino nei nomi, un luogo dove i saponi potevano essere acquistati a porzione.

A colpirmi fu anche il profumo intenso che riempiva la via e, visto che la memoria olfattiva è un meccanismo assai potente, da allora quel profumo è per me inconfondibile: quando lo sento, so che c’è un negozio Lush nelle vicinanze e so che lo troverò a naso, in qualsiasi parte del mondo io mi trovi.

Già, perché, da quel mio primo incontro, Lush è decisamente cresciuta: oggi conta circa 900 negozi monomarca nel mondo e ben 40 sono in Italia.

Il segreto del loro successo sta in una formula inconfondibile, uguale solo a sé stessa: io parlerei di un approccio gentile che riguarda ogni singolo aspetto, dalla produzione al consumo con un occhio di riguardo per l’ambiente. Leggi tutto

Perché io non sto né con Dolce & Gabbana né con Elton John

Credo che molti, leggendo il titolo, abbiano già capito di cosa io desideri parlare oggi, tuttavia riassumo i fatti a beneficio di chi – magari – era in vacanza e si è perso la polemica planetaria.
Planetaria, sì, quindi credo si sia salvata solo la nostra astronauta Samantha Cristoforetti che attualmente si trova nella Stazione Spaziale Internazionale: forse, standosene lassù, si è risparmiata il tutto (a proposito, avete visto le sue foto pazzesche dell’eclissi solare di venerdì?).

Venendo a noi: Domenico Dolce e Stefano Gabbana, anime dell’omonima maison Dolce & Gabbana, hanno rilasciato un’intervista al settimanale Panorama.

Nell’intervista, i due stilisti hanno parlato della loro infanzia, del rapporto coi genitori, del legame affettivo tra di loro, dell’amore, della famiglia e dei figli, inclusa la seguente dichiarazione di Domenico.
“Non abbiamo inventato mica noi la famiglia. L’ha resa icona la Sacra Famiglia, ma non c’è religione, non c’è stato sociale che tenga: tu nasci e hai un padre e una madre. O almeno dovrebbe essere così, per questo non mi convincono quelli che io chiamo i figli della chimica, i bambini sintetici. Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. Ma lei accetterebbe di essere figlia della chimica? Procreare deve essere un atto d’amore, oggi neanche gli psichiatri sono pronti ad affrontare gli effetti di queste sperimentazioni.”

In effetti, la posizione (quella di Dolce, Gabbana ha rilasciato in realtà dichiarazioni un po’ diverse) era chiara fin dal titolo in copertina: “Viva la famiglia (tradizionale)”. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Vladimiro Gioia FW 2015-16

In un recente articolo, avevo annunciato che Vladimiro Gioia, stilista che apprezzo e che seguo ormai da parecchie stagioni, avrebbe aperto un suo spazio temporaneo ubicato in viale Piave, nel cuore di Milano.

E così è stato: mercoledì 25 febbraio, durante Milano Moda Donna, ho partecipato ai festeggiamenti insieme a tanti colleghi blogger. Sono stati presenti all’evento numerosi giornalisti, fashion editor, stylist e personaggi famosi, tutti arrivati col sorriso per lui, Vladimiro, professionista di grande talento e persona piacevolissima.

Lo spazio milanese non è stato l’unico a ospitare il suo lavoro e il suo estro creativo: a pochi giorni di distanza, precisamente il 6 marzo, lo stilista si è infatti spostato a Parigi per un’ulteriore inaugurazione e così anche la capitale francese ha avuto uno showroom firmato Vladimiro Gioia.

Sono molto felice di poter raccontare di questi due successi inanellati a brevissima distanza di tempo l’uno dall’altro, perché sono il frutto di un intenso periodo di lavoro: sono due aperture importanti in città che ben si collocano nel circuito internazionale della moda.

È stato un tam-tam rimbalzato da Milano a Parigi: pensare al made in Italy di eccellenza che si diffonde mi riempie di autentica gioia, anche perché devo dirvi che, con la collezione autunno / inverno 2015 – 16, lo stilista ha fatto un ulteriore passo avanti quanto a qualità e risultati estetici di grande carattere e forte impatto. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Stella Jean FW 2015-16

Confesso senza alcun imbarazzo un mio grande limite: non capisco – e non capirò mai, credo – certi meccanismi.

Vi faccio un paio di esempi.

Il primo è il debutto di Alessandro Michele in veste di direttore creativo per Gucci. La sfilata autunno / inverno 2015 – 16 da lui firmata ha segnato una svolta netta, un taglio deciso rispetto ai 10 anni di regno di Frida Giannini, colei che l’ha preceduto, e ha così scatenato le critiche di molti, soprattutto conservatori e nostalgici.

Il secondo esempio è quello di Stella Jean: il suo autunno / inverno 2015 – 16 conduce fino ai lontani altipiani dell’Himalaya, eppure i soliti criticoni (saranno gli stessi di Gucci?) se ne escono affermando che la stilista fa sempre le stesse cose e che ha solo cambiato paese.

È questo ciò che non capisco: se si rompe con la tradizione, c’è chi grida subito allo scandalo ma, contemporaneamente e in maniera diametralmente opposta, si critica anche chi rimane fedele a sé stesso.

Decidiamoci, signori miei: cosa vogliamo? Tradizione o innovazione? Rottura col passato o continuità?

Volete sapere cosa penso? Le due cose possano tranquillamente coesistere e la necessità dell’una o dell’altra può essere valutata a seconda del contesto.

Mi piace che un brand con una lunga storia alle spalle apra le finestre per fare entrare aria nuova; mi piace che una stilista giovane costruisca un percorso all’insegna della riconoscibilità, rimanendo fedele – almeno per ora – a quelli che sono diventati il suo stile e la sua impronta. Questo, a mio avviso, denota carattere, personalità, idee chiare e un progetto ben preciso.

Quindi non ditemi frasi tipo “Stella Jean è sempre uguale”, vi prego, anche perché il suo stile carico di riferimenti e commistioni a me piace da impazzire. Leggi tutto

Goût de France / Good France: la cucina d’oltralpe è servita

Se mai qualcuno dovesse chiedermi “qual è il Paese che conosci meglio dopo l’Italia?”, non avrei dubbi: la risposta è la Francia.

In Francia mi sento a casa e la considero una seconda patria: ho perso il conto di quante volte ci sia stata. Il mio amore dipende dal fatto che trovo sia ricca e variegata quanto la nostra bella Italia: ha mare, montagna, grandi città, piccoli villaggi, meraviglie naturali e architettoniche.

Nonostante l’abbia tanto girata, riesce sempre a sorprendermi e a regalarmi posti nuovi da scoprire. È il luogo ideale per chi ama l’arte, la storia, la cultura, per chi sa divertirsi e per chi apprezza i piaceri della buona tavola.

Ed è proprio della sua cucina che desidero parlarvi oggi, condividendo con voi un’interessante iniziativa che si chiama Goût de France / Good France.

In cosa consiste? È un omaggio alla cultura enogastronomica d’oltralpe: sarà celebrato la sera del 19 marzo e vedrà impegnati più di 1000 chef in 5 continenti.

Dall’alta gastronomia ai bistrot di qualità, gli chef parteciperanno a questa grande festa con menu appositamente studiati e proposti nei loro ristoranti seguendo un fil rouge comune. Leggi tutto

Manuela Pavesi e la malattia della Moda

Scrivere è uno tra i gesti più intimi che esistano. È come mettersi a nudo.
A volte si scrive pensando agli altri, altre pensando agli altri e a sé stessi, altre ancora si fa principalmente per sé stessi.
Oggi è un giorno da terzo caso e non è egoismo: è sopravvivenza. Ho bisogno di fermare i troppi pensieri che mi girano in testa.
Perché scrivere, talvolta, è la cura per certi dispiaceri – o almeno funziona da placebo, da palliativo.
Perché quando viene a mancare una grande personalità come lo era Manuela Pavesi, fotografa, redattrice di moda, stylist, mi sento un po’ più sola. Diminuiscono le persone con quella certa visione della Moda con la maiuscola, aumenta un nuovo modo (e un nuovo mondo) nel quale, purtroppo, non mi riconosco.
Perché quando viene a mancare una figura come la sua, mi sento quasi defraudata e un po’ più ignorante, perché non avrò mai più l’opportunità o anche solo la speranza di incontrare chi aveva tantissimo da insegnare.
Perché nel giorno dell’ultimo saluto a questa donna speciale, ho il coraggio di dire a voce alta che, forse, la Moda non salverà il mondo, eppure è un affare serio. È complessità, come l’aveva definita lei in occasione di una lezione allo IUAV.
Sicuramente è tale quella in cui credeva lei, la stessa nella quale credo io. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Simonetta Ravizza FW 2015-16

Quando, leggendo la cartella stampa di una collezione, mi capita di trovare omaggi a personaggi illustri di vario genere – pittori, scrittori, cantanti e altri ancora – mi chiedo sempre se la persona in questione avrebbe mai potuto immaginare di diventare, un giorno, fonte d’ispirazione per uno stilista.

E così, dopo la sfilata di Simonetta Ravizza e dopo aver letto il riferimento a Carly Simon, nota cantautrice americana, ho provato a calarmi nei suoi panni: sì, io sarei felice di aver ispirato la collezione autunno / inverno 2015 – 16 della maison, una collezione forte, lussuosa e al tempo stesso facile da indossare perché composta da tanti pezzi mixabili.

Carly Simon, classe 1945, è l’autrice di brani famosi come “You’re So Vain” (1972) e “Coming Around Again” (1986): ricordate quest’ultimo nel film “Heartburn – Affari di cuore”? Ha vinto anche un Oscar per la migliore canzone con “Let the River Run” (1988), colonna sonora di un’altra pellicola, “Working Girl – Una donna in carriera”.

Magari, tra coloro che stanno leggendo, alcuni non erano nemmeno nati quando la Simon rendeva celebri questi pezzi, eppure scommetto che tutti li hanno sentiti almeno una volta. Leggi tutto

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