In Memory of Lynn Dell, The Countess of Glamour

Lynn Dell fotografata da Ari Seth Cohen per Advanced Style

Seguo Ari Seth Cohen da anni e stimo molto il suo progetto Advanced Style.
Nel tempo, ho imparato a conoscere le sue muse e ad apprezzare le caratteristiche di ognuna: le amo come le nonne che avrei voluto avere, le ammiro come delle vere icone.
Mi è dispiaciuto leggere della morte di Lynn Dell, una delle mie preferite, soprannominata The Countess of Glamour: Ari le ha dedicato un articolo commovente, un ricordo bello e vibrante, completato da un video anch’esso pieno di vita. Dopo aver letto il primo e guardato il secondo, ho infine sorriso: ho pensato che questa vulcanica donna ha avuto un’esistenza davvero piena e meravigliosa.
Tra le sue citazioni preferite, ce n’erano due in particolare: “You must dress for the theater of your life EVERYDAY” e “Fashion says ME TOO… Style says ONLY ME”.
Ecco perché l’amavo (e continuerò ad amarla) particolarmente, per la sua personalità magnetica e perché vedeva lo stile come forma di linguaggio in grado di raccontare molto di noi: se mi chiedessero chi e come vorrei diventare da grande, credo che il suo sarebbe un ottimo modello.
Ari ha proprio ragione, “Heaven just got a little more glamorous”.

Ciao Lynn 

Manu

Se volete leggere il bellissimo post di Ari Seth Cohen su Lynn Dell e vedere il video, trovate tutto qui.
Se volete conoscere meglio Lynn Dell: qui trovate il sito di Off Broadway, la boutique della quale era fondatrice e proprietaria (e sul sito trovate tutti i canali social, in particolare la pagina Facebook), qui trovate una sua piccola biografia e qui la sua pagina Facebook.

Milano Fashion Week: Nicholas K FW 2015-16

Tra i tanti aspetti insiti nel curare questo blog ce ne sono due che amo in particolar modo.

Il primo è il fatto di poter essere ogni giorno una persona diversa, o meglio, poter essere la stessa persona con tante diverse sfaccettature. E credo che questo sia un autentico lusso, perché noi donne siamo così, sfaccettate, ed è bello non doverci nascondere (vi immagino intente ad annuire).

Il secondo è la fortuna di poter incontrare ed esplorare infiniti pianeti, tanti quanti sono i brand dei quali parlo, tante quante sono le mie – e le vostre – sfaccettature, appunto.

Ho iniziato con queste riflessioni perché, nel post precedente, ho parlato di un marchio capace di dare un’ottima interpretazione del prêt-à-porter: ho sorriso accingendomi a scrivere il pezzo di oggi perché ho realizzato che vi parlerò di una collezione diametralmente opposta.

Eppure, dal mio punto di vista, non è una contraddizione né un contrasto stridente: è semplicemente l’essere sfaccettati di cui parlavo.

Amo Hanita, protagonista del post precedente, perché fa una moda quotidiana dalla quale mi sento rappresentata; amo Nicholas K, protagonista di oggi, perché mi fa sognare.

Entrambi hanno qualcosa che per me è fondamentale e imprescindibile, nella dimensione del quotidiano così come in quella del sogno: avere carattere e personalità. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Hanita FW 2015-16

Da un po’ di tempo, osservando la moda con attenzione, mi ronza in testa una certa idea: credo che il prêt-à-porter possa essere complicato, per alcuni versi, quanto la haute couture.

Ritenete che sia un’assurdità? E allora desidero spiegarvi un po’ meglio la mia teoria.

La haute couture è cosa per poche maison perché è la manifestazione di grandi capacità tecniche e creative: è un volo libero e meraviglioso che spesso avvicina il risultato all’arte tra genio e sregolatezza. Penso soprattutto a certi couturier, di ieri e di oggi, e a collezioni capaci di anticipare i tempi se non, addirittura, in grado di creare vere e proprie rivoluzioni del costume.

Il prêt-à-porter, invece, è (o dovrebbe essere) strettamente connesso con la quotidianità e ha (o dovrebbe avere) una regola fondamentale: essere portabile.

Ed è qui, a mio avviso, che arriva il nodo complicato per lo stilista chiamato a disegnare una collezione di questo tipo: deve essere capace di creare moda che sia sì quotidiana ma anche attraente, perché molte persone, oggi, non si accontentano più di capi funzionali pensati solo per coprire e proteggere il nostro corpo. Leggi tutto

Quando il talento risiede nel saper Ridefinire Cose

Quando incontro un progetto che mi colpisce, mi fa molto piacere continuare a seguirlo, vedere come procede e in che direzione si sviluppa.

È come se si creasse un filo sottile tra me e l’autore, al punto che veder crescere la sua idea mi dà una sorta di soddisfazione personale.

Circa un anno fa, ho avuto il piacere di conoscere Sonia Patrizia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo: tra le tante cose delle quali questa giovane donna si occupa, c’è anche la manifestazione Ridefinire il Gioiello di cui è fondatrice e curatrice insieme a Lorenzo Argentino.

Il loro progetto è nato nel 2010 col desiderio di delineare un percorso di ricerca in un panorama assai frammentato, quello del gioiello contemporaneo, una dimensione nella quale manca una definizione consolidata così come manca una storia strutturata e organica: è un ambito ancora soggetto a studio, un territorio ricco di possibilità. Leggi tutto

Vinoperfect by Caudalie, dal vigneto al beauty case

Prima di conoscere Mathilde Thomas e il suo marchio Caudalie, l’uva era per me solo uno splendido frutto.

Solo si fa per dire: sono un’amante del buon bere, del vino e anche delle bollicine, quindi i grappoli godono di tutta la mia appassionata ammirazione.

Amo l’uva anche dal punto di vista puramente estetico: quando mi capita di ammirare i vigneti e di osservare gli acini blu intenso o verde acido, penso che la Natura è davvero una fonte di ispirazione meravigliosa. Anzi, unica.

Scommetto che questa è un’affermazione che riceverebbe il benestare e la benedizione di Mathilde Thomas, visto che l’uva è alla base di tutto il suo lavoro e di un’intuizione geniale da lei avuta a seguito di un incontro speciale.

Mathilde, membro di una famiglia di importanti viticoltori francesi, incontra Joseph Vercauteren nel 1993: il professore è un ricercatore nonché un esperto di chiara fama mondiale e le fa capire il grande potenziale racchiuso nella tenuta di famiglia dei Thomas. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Orciani FW 2015-2016

Provo grande soddisfazione ogni volta in cui, dopo aver tanto ammirato un prodotto nelle vetrine dei negozi più belli o attraverso le pagine delle riviste patinate, ho infine la possibilità di incontrare l’azienda che l’ha realizzato.

Il dietro le quinte è uno degli aspetti che preferisco e, ovviamente, quando riesco a incontrare creativi, stilisti, designer, il mio primo pensiero è quello di condividere l’esperienza con chi mi fa il dono di leggere questo spazio: credo che sapere esattamente cosa compriamo sia importante e credo che sia importante oggi più che mai, in un momento in cui soppesiamo con estrema cura tutti i nostri acquisti.

Durante Milano Moda Donna dello scorso febbraio, ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino Orciani, marchio di eccellenza nel campo della pelletteria: ho spesso ammirato le loro creazioni, dalle borse alle cinture, e finalmente ho avuto l’opportunità di essere accolta nello showroom dove hanno presentato in anteprima la collezione per il prossimo autunno / inverno 2015 – 16. Ho potuto conoscere meglio la loro storia, una di quelle che piacciono a me, tutta italiana e basata sull’ingegno. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Angelo Marani FW 2015-16

Ho raccontato in precedenti occasioni il mio atteggiamento verso la cartella stampa che viene distribuita in occasione delle sfilate: difficilmente la apro prima di aver visto la collezione sulla passerella, preferisco osservare e ammirare i capi senza influenze, cercando di ascoltare ciò che essi mi suggeriscono. Poi, dopo lo show, apro la cartellina e leggo il comunicato per fare un confronto tra ciò che ho colto e tutti gli spunti effettivi dello stilista.

Non è un gioco per vedere se e quanto sono brava, non è un indovinello né un quiz: percepire le esatte sensazioni e ispirazioni di uno stilista può significare sintonia, estrema bravura da parte di lui / lei nel comunicare e sensibilità / preparazione da parte di chi coglie, tuttavia trovare propri significati e ulteriori riferimenti non è un male, anzi, è un’ulteriore dimostrazione del mio teorema preferito (la moda è linguaggio e comunicazione, dunque può essere soggetta a molteplici interpretazioni).

Scommetto che, proprio in quest’ottica, le interpretazioni aggiuntive non disturbano affatto la maggior parte degli stilisti.

Nel caso di Angelo Marani, le ispirazioni che guidano ogni nuova collezione e sfilata mi arrivano forti e chiare: credo che ciò dipenda dalla sua ottima capacità di comunicare e anche dalla stima che provo per lui e che permette che io sia molto ricettiva, pronta a cogliere i messaggi lanciati attraverso i capi. Leggi tutto

Maria Vittoria Albani, vorrebbe adottarmi?

Ci sono momenti in cui amo follemente ciò che faccio, senza alcuna riserva; ci sono regali che hanno un inestimabile valore e non mi riferisco certo a cose materiali.

Questi momenti e questi regali sono rappresentati dal fatto di poter incontrare persone che svolgono il loro lavoro facendone un’opera d’arte: la scorsa settimana, per esempio, sono andata a fare visita a Maria Vittoria Albani, anima di Ornella Bijoux, maison storica fondata dalla mamma Piera nel lontano 1944.

Ho già pubblicato un post a proposito di Ornella Bijoux qui sul blog in occasione dell’inaugurazione di una bellissima mostra attualmente in corso al Museo del Bijou di Casalmaggiore (e che è stata prolungata fino al 2 giugno): la mostra è curata da Bianca Cappello, storica del gioiello, e ripercorre tutta la storia dell’italianissima griffe, raccontandone l’evoluzione dagli albori a oggi.

Scrivo non a caso che la signora Maria Vittoria è l’anima di Ornella Bijoux perché, dopo aver iniziato a lavorare appena quattordicenne affiancando la mamma, è ancora oggi lei a studiare, progettare e spesso realizzare tutti i pezzi: è coadiuvata dalla figlia, Simona, e da pochi e fidati collaboratori.

I conti li avrete già fatti da soli, immagino, attraverso un paio di numeri che ho menzionato, ma ci tengo a metterlo nero su bianco: la signora Albani ha 85 anni. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Maison About FW 2015-16

Dovete sapere che, da ragazzina, ho letto alcuni libri di Konrad Lorenz rimanendo colpita dai suoi studi attorno al fenomeno chiamato imprinting: il termine deriva dall’inglese imprint (impronta) ed è stato coniato dal famoso etologo per definire una particolare modalità di apprendimento che può avvenire in molti animali, soprattutto uccelli e mammiferi.

L’imprinting è legato sia al mondo esterno sia alla predisposizione genetica: è una sorta di finestra temporale durante la quale il sistema nervoso del nuovo nato è sensibile a stampare l’immagine del genitore o di chi viene riconosciuto come tale.

Ciò che tanto colpiva la mia fantasia di adolescente era un particolare episodio raccontato dal grande studioso austriaco: per verificare le sue teorie, si era fatto letteralmente adottare da alcuni anatroccoli che, vedendolo fin dalla loro nascita, lo consideravano come il loro legittimo genitore. Devo dire che l’immagine di Lorenz accovacciato nell’erba intento a fare da chioccia ai piccoli pennuti mi incuriosiva e mi inteneriva.

Forse vi state chiedendo perché io abbia iniziato questo post con un simile racconto e soprattutto dove desideri andare a parare: il punto è che l’imprinting influenza il comportamento e la vita di relazione non solo negli animali. Già, il fenomeno è presente, seppure con un peso inferiore, anche nell’uomo: siamo anche noi dei mammiferi, in fin dei conti. Leggi tutto

Spring Fantasy, festa di primavera dalla Contessa Garavaglia

Sono sempre stata un’estimatrice della bella stagione, così come ho sempre detestato il freddo e lungo inverno.

Ogni anno, quando iniziano i primi sentori di primavera, vivo puntualmente le stesse sensazioni: sento scorrere linfa nuova nelle vene e posso finalmente togliermi di dosso un’immaginaria e pesante coltre di torpore.

È come se, durante l’inverno, io congelassi una parte di me in una sorta di letargo per concentrare tutte le risorse verso lo sforzo di sopravvivere: terminata quella che per me è una vera e propria emergenza, le energie mentali e le emozioni tornano a fluire liberamente.

Quando andavo a scuola, sebbene fossi un’alunna piuttosto diligente, l’inizio della bella stagione coincideva con una certa insofferenza a stare chiusa fra quattro mura, costretta su banchi che improvvisamente diventavano stretti: ricordo anche che pregavo mamma affinché facesse il cambio dell’armadio consentendomi di indossare le gonne più leggere, il blazer blu coi bottoni dorati, i mocassini.

Non sono cambiata poi molto da allora e, ancora oggi, il tepore primaverile continua a darmi quella sensazione di solletico dei sensi che mi rende quasi insopportabile l’abituale routine e mi fa venire voglia di spazi liberi e di orizzonti più ampi: mi viene voglia di scappare dal traffico congestionato, dal cemento, dagli angoli di cielo ritagliati tra un palazzo e l’altro. Leggi tutto

Milano dalle app di Art Stories ai libri di Ada Cattaneo

In questi giorni, sono letteralmente galvanizzata dall’atmosfera che respiro: non solo sento la primavera in me, ma la noto attorno, la osservo invadere Milano, la mia città.

Stavolta non mi riferisco solo al risveglio della natura, ai cespugli e agli alberi fioriti che punteggiano ogni aiuola spezzando allegramente il ritmo monotono di cemento e asfalto: mi riferisco maggiormente al fermento culturale che sta animando le ultime settimane (e voglio escludere certi brutti episodi dei quali non ho alcuna voglia di parlare in questa sede).

Prima è stata la volta della Design Week, adesso è in corso l’Expo: inoltre, sono finalmente stati terminati i lavori sulla Darsena e nella Galleria Vittorio Emanuele II. Giorgio Armani e Miuccia Prada, due stilisti da sempre fortemente legati al capoluogo lombardo, hanno inaugurato i loro spazi dedicati ad arte, moda e cultura, l’Armani/Silos e la nuova sede della Fondazione Prada.

Amo da sempre il luogo in cui sono nata e cresciuta e trovo che, pur in mezzo a innegabili limiti e difetti, offra moltissimo: non apprezzo chi se ne lamenta a vanvera, soprattutto chi qui è stato accolto e ha trovato un lavoro, ma ammetto che, nell’ultimo decennio, anch’io ho sofferto di una certa negatività che si era impossessata della città e di noi abitanti.

Mi sembra che ora le cose stiano cambiando e che ci siano elementi concreti affinché Milano torni a essere una delle capitali della vita culturale e sociale italiana. Sono orgogliosa di stare qui e cercherò di godere di tutto ciò, di avere una parte attiva e di dare il mio piccolo contributo, nella speranza che questo fermento non si arresti.

Sapete, questa atmosfera ritornata vivace mi porta a un’ulteriore considerazione: non occorre andare dall’altra parte del mondo per scoprire cose nuove, spesso è sufficiente guardare con occhi diversi ciò che è sempre stato attorno a noi. Basta attingere alla bellezza che ci circonda, cosa in fondo non difficile in Italia. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Capucci e il prêt-à-porter FW 15-16

Occorre essere dotati di un cuore indomito e coraggioso per rimettersi in gioco dopo aver dato moltissimo, dopo aver scritto pagine indelebili della storia della moda, dopo aver meritato a pieno titolo l’appellativo di Maestro.

O, forse, non si tratta di coraggio, bensì dell’ordine naturale delle cose: può una grande e sincera passione fermarsi?

Guardando Roberto Capucci, classe 1930, posso dire che la risposta è un deciso no: colui che tanto ha dato e tanto ha osato non può spegnere il fuoco che l’ha sempre animato né può mettere a tacere l’imperitura passione che lo ha condotto lungo la strada di una continua sperimentazione.

In fondo, non potrebbe essere in altro modo se non così e credo che il Maestro abbia un’eterna primavera nel cuore, sentimento che lo porta a mettersi in gioco ancora oggi esattamente come nel 1950, quando aprì il suo primo atelier a Roma dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti.

Nel giro di pochi anni, Roberto Capucci ideò abiti geniali capaci di fondere sguardo attento sulla natura e gusto per la geometria: aveva solo 26 anni quando Christian Dior elogiò pubblicamente lui e il suo lavoro, definendolo “il miglior creatore di moda italiano”. Leggi tutto

Hawaiian Tropic, una serata tra nuove app e chef stellati

Vi ho mai detto che in cucina sono una completa frana?

In verità, non sono perfetta in nessuna delle faccende di casa, però, mentre so stirare e rigovernare (diciamo decorosamente), sono davvero un’assoluta incapace ai fornelli: non so preparare più di un piatto di pasta o di un uovo fritto. E dire che mia madre è una cuoca provetta e che anche mio padre sa cucinare bene (poveretti, che figlia degenere).

A ogni modo, a dispetto della mia inettitudine, oggi desidero darvi un paio di ricette vincenti, la prima per una serata e la seconda per un piatto (state tranquilli, in questo caso non è mia).

Partiamo con la serata: siete pronti? Ecco gli ingredienti fondamentali.

Prima di tutto, prendiamo un’amica speciale, perché condividere le cose belle è il mio credo; poi, pensiamo a un luogo affascinante: infine, aggiungiamo voglia d’estate e di sole. Le ricette, di solito, usano la formula q.b., quanto basta.

Queste sono state le basi di una serata organizzata da Hawaiian Tropic, il marchio che pensa a tutti gli amanti dell’abbronzatura fin dal lontano 1969.

La loro formula, diventata poi un enorme successo, nacque ispirandosi al mix di oli naturali che i nativi hawaiani si spalmavano sulla pelle per proteggersi da sole, acqua e vento: nel 1974, la miscela divenne così amata e popolare da dare inizio alla produzione su larga scala. Leggi tutto

Irene Navarra e i due anni di A glittering woman

Venerdì 1° maggio, A glittering woman ha compiuto due anni.
Sono tanti o pochi? Sinceramente non so dirlo.
So che, in realtà, il progetto esisteva da parecchio tempo ma che solo due anni fa ho trovato l’ardire e lo slancio per concretizzarlo.
So che, recentemente, ho letto una statistica: ogni giorno vengono creati tantissimi nuovi blog, eppure la loro vita spesso non va oltre i 6 mesi, quindi Agw è quasi un veterano (scherzo).
So che, in questi due anni, sono successe molte cose, alcune belle e altre meno, diverse agevolate – nell’uno e nell’altro verso – dall’esistenza di tale spazio.
So, infine, che tenerlo vivo mi dà gioia, entusiasmo, energia.
Non ho intenzione di parlare né di abiti né di accessori né di mostre, oggi, né ho intenzione di auto-celebrarmi: sento che i pensieri vanno un po’ a briglie sciolte (sono spettinati, come direbbe Florisa, una mia cara amica) e così desidero raccontarvi di un incontro. I protagonisti sono Irene Navarra, poetessa; Emma, cane golden retriever; Akira, gattina persiana.
Come si collegano tra loro?
Diciamo che ci sono cose che mi toccano nel profondo e che una di queste è la gentilezza: la gentilezza fa da collegamento, parte dal blog e da Irene, passa per Emma e arriva fino ad Akira.
Ora vi spiego come. Leggi tutto

Se proviamo a mettere i sogni nel cappello

Supponete che qualcuno voglia fare una piccola ricerca qui sul mio blog allo scopo di verificare quali siano le parole più usate.

Sono pronta a fare una scommessa sulle prime tre: credo sarebbero talento, passione, condivisione.

Talento perché ne parlo spesso e perché amo tutte le sue possibili declinazioni e manifestazioni; passione perché credo che sia il sentimento che dovrebbe governare le nostre vite, perché credo che dovremmo amare ciò che facciamo e perché credo che essa sia un grande potere, uno strumento invincibile; condivisione perché mi piace che talento e passione circolino.

Il post che state leggendo contiene tutti e tre questi elementi e racconta un evento che mi sta molto a cuore: da domani, venerdì 1° maggio, fino a domenica 3 maggio, si terrà ad Arezzo la mostra I sogni nel Cappello, una vetrina nella quale saranno protagonisti i lavori di una trentina di creativi che provengono da tutta Italia e che gravitano attorno al mondo del cappello.

Desidero spiegarvi come questa bella mostra contenga tutte e tre le parole magiche di cui sopra. Leggi tutto

Elizabeth Arden, seduta di trucco e storia di una donna unica

Quale donna non ricorda con tenerezza i primi propri personali approcci col trucco?

Quale donna non ricorda i primi tentativi, spesso maldestri, di mettere il rossetto per bene o di fare la riga precisa sul contorno occhi?

E ricordate le incursioni nel beauty case della mamma, affascinate da boccette, flaconcini, vasetti e pennelli?

Ricordo anche le prime discussioni sul colore del lucidalabbra da adottare o sull’altezza di quella benedetta riga sugli occhi, così come ricordo quanto erano preziosi i primi prodotti tutti miei, mi sembrava di aver fatto una conquista importantissima.

Il make-up è un mondo che mi affascina da sempre, quindi sono stata molto felice quando Elizabeth Arden, nome storico e prestigioso, mi ha proposto di fare da modella per una sessione di trucco.

L’occasione è stata fornita dalla Milano Vintage Week, la kermesse milanese dedicata alla moda d’antan: lo scorso anno, avevo tenuto per loro un piccolo seminario intitolato Vintage con personalità, quest’anno abbiamo rinnovato la nostra collaborazione in un modo nuovo.

Grazie a un corner completamente dedicato alla celebre maison, ho avuto modo di interfacciarmi con Caterina Todde, bravissima make-up artist scelta da Elizabeth Arden, e ho potuto provare diversi prodotti.

Inoltre, grazie a una bellissima mostra ricca di documenti, fotografie, manifesti di campagne pubblicitarie e confezioni di prodotti originali, ho avuto la possibilità di approfondire la storia del brand e della sua mitica fondatrice, Miss Elizabeth Arden. Leggi tutto

Mukako e la scatola che restituisce tempo

Ultimamente, quando qualcuno mi chiede di dare una definizione del mio blog, sorrido.

Un po’ perché ho sempre provato antipatia per le definizioni, un po’ perché mi chiedo io stessa come si dovrebbe definire un blog che, piuttosto che di un genere unico e prestabilito, tende piuttosto a occuparsi del talento e del saper fare qualsiasi forma essi assumano.

Ogni volta in cui scrivo di detestare la suddivisione per generi e i limiti che spesso ci imponiamo da soli sono serissima e gli articoli presenti su questo blog ne sono una prova lampante e concreta: qualche giorno fa, per esempio, ho parlato di un progetto di design che include perfino dei sex toy, oggi mi accingo a parlare di infanzia, anzi, di primissima infanzia, di tutti quei bambini che ancora necessitano dei pannolini.

So perfettamente che qualcuno si chiederà “pannolini su un blog che comunque parla principalmente di moda?” e so altrettanto bene che se qualcuno tra i miei amici di lungo corso, quelli che mi conoscono bene, sta leggendo queste righe, probabilmente esploderà in una sonora e fragorosa risata: la Manu e i neonati, tutto nello stesso articolo? Quasi più buffo della possibilità che i pannolini stiano su un blog di moda.

In effetti, tra gli amici, sono piuttosto nota per una certa allergia verso i bambini, allergia che ammetto di nutrire: non sono ai livelli di Erode, intendiamoci, ma in effetti non sono madre, non ho mai desiderato esserlo e non dimostro particolare pazienza o slancio verso i pargoli.

Però è altrettanto vero che sono zia e che ho una nipotina che adoro (e alla quale ho cambiato qualche pannolino) ed è vero che alcune mie care amiche sono mamme e che quindi so bene quanto sia difficile e non economico destreggiarsi tra pannolini, pappe e quant’altro. Leggi tutto

Al Castello di Belgioioso faccio incetta di immagini

Che io sia una persona alla quale piace chiacchierare è cosa nota a tutti coloro che mi conoscono: mia mamma mi ha raccontato due aneddoti che testimoniano come fossi affetta da questa inguaribile malattia fin da piccina.

Uno degli episodi risale al mio primo viaggio in aereo: avevo circa due anni e, mentre mia mamma era bloccata al suo posto dalla nausea, io passeggiavo tranquilla lungo il corridoio intrattenendo passeggeri e hostess, tutti divertiti da quel soldino di cacio sorridente e chiacchierino, per nulla intimorito dalla situazione nuova. L’altro episodio risale a poco tempo dopo, andavo all’asilo e mamma era in attesa di mia sorella: io raccontavo la cosa, con infantile sorpresa ma giudiziosa come un’adulta, tanto che le maestre mi mettevano a sedere in mezzo a loro e, anch’esse divertite, mi facevano domande.

Mia mamma lo scoprì perché una maestra le fece i complimenti per la gravidanza: lei, sorpresa, chiese come facesse a saperlo (era magrissima e non aveva ancora una pancia visibile) e la maestra le disse delle chiacchierate con la sottoscritta.

Da allora non ho mai smesso, parrebbe, di chiacchierare (ma sono molto più riservata, lo giuro) e, da quando ho aperto il presente blog, il mio essere logorroica è ormai un dato di fatto anche per tutti coloro che mi fanno il dono di leggere queste pagine virtuali.

A mia (parziale) discolpa, posso dire che i lunghissimi post sono dovuti esclusivamente alla passione: amo non fermarmi alla superficie delle cose, amo cercare di andare oltre e amo condividere il tutto con chi legge. Spero di trasmettere emozioni e suggestioni, spunti che possano essere poi approfonditi da ognuno secondo i propri interessi e secondo le proprie inclinazioni.

Per fortuna, però, ci sono cose che riescono a mettermi a tacere – o quasi: una di queste è la manifestazione Next Vintage al Castello di Belgioioso.

Per me, è un momento speciale e infatti è stato il soggetto del primo post qui sul blog due anni fa: è un luogo in cui incontro persone che sono diventate amiche e che sono guidate – come me – da una forte passione e da un istinto di ricerca che non conosce fine. Leggi tutto

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