Milano Fashion Week: Chicca Lualdi FW 2015-16

Se c’è una cosa che mi infastidisce è il moderno bisogno di creare clamore, soprattutto quando è inutile e vuoto: a mio avviso, non è necessario creare nessuno strano artificio per sottolineare ciò che è destinato a brillare.

E, forse, scalpore e sensazionalismo nascono proprio dal bisogno di evidenziare cose che non riuscirebbero a brillare in altro modo.

Devo ammettere, purtroppo, che tale atteggiamento appartiene spesso al mondo della moda: alcuni credono che, per decretare il successo di una collezione, sia necessario creare attesa, scandali, eccessi oppure spettacolo a tutti i costi.

Non sono d’accordo, perché la vera eleganza, la vera bellezza, il vero talento attirano gli sguardi per loro stessa natura e non hanno bisogno di essere urlati: chi urla, talvolta, non ha in realtà nulla da dire.

Per questo l’esistenza di Chicca Lualdi mi consola: stagione dopo stagione, la stilista è ormai una certezza e non mi delude mai quanto a classe, buon gusto e charme. Leggi tutto

Fresh ‘n Rebel e Rockbox: Pump Up the Volume!

Ci sono cose che mettono facilmente d’accordo tutti, senza troppe discussioni.

Mi viene in mente la pizza: conoscete qualcuno a cui non piaccia? Oppure il cioccolato: devo proprio concentrarmi per riuscire a pensare a qualcuno che non lo mangi.

E poi c’è la musica: non importa quale genere si ascolti, la musica è un linguaggio universale che unisce e sono pochi coloro i quali non le riservano uno spazio nella propria vita.

Per quel che mi riguarda, l’amore per la musica è uno dei tanti doni ricevuti attraverso i miei genitori.

Ho raccontato in un’altra occasione un ricordo ben nitido della mia infanzia: la domenica mattina, soprattutto durante la bella stagione, mia mamma amava aprire tutte le finestre di casa nostra lasciando entrare l’aria fresca e in quelle mattinate non mancava mai la musica diffusa attraverso un giradischi.

A riecheggiare di stanza in stanza erano spesso le note delle opere liriche: è da allora che Madama Butterfly di Giacomo Puccini è una delle mie preferite. Ricordo anche i dischi di Riccardo Cocciante e di Mario Del Monaco.

Da ragazzina prima e da adulta poi, i miei gusti sono diventati molto ampi: sono una consumatrice appassionata e onnivora. Leggi tutto

Da Damiani sono tutti diamanti quelli che luccicano

Ci sono inviti sui quali non ho bisogno di riflettere nemmeno per un secondo: quando si parla di gioielli, accetto con gioia, entusiasmo e curiosità, soprattutto se si tratta di maison storiche.

Ho sempre subito il fascino dei monili preziosi, oggetti che considero opere d’arte ricche di maestria e fantasia: quando Damiani mi ha invitata presso lo showroom di Milano, sul mio viso è nato un sorriso immediato perché il marchio, nato nel 1924, si distingue portando avanti l’eccellenza della migliore tradizione orafa italiana.

La loro storia nasce a Valenza dove Enrico Grassi, capostipite della famiglia, cominciò a disegnare e produrre gioielli con diamanti, piccoli capolavori destinati alle nobili famiglie dell’epoca: da allora, creatività e capacità imprenditoriale hanno sempre guidato e caratterizzato la famiglia Damiani, unitamente alla profonda passione per un’arte che viene tramandata di padre in figlio.

A mio avviso, il punto di forza di Damiani è il fatto di mantenere questo DNA di azienda familiare: oggi, dopo quasi un secolo dalla nascita, è guidata dalla terza generazione. Guido, Giorgio e Silvia Grassi Damiani sono i nipoti del fondatore Enrico e portano avanti una realtà che ha saputo conservare i tratti d’origine, tra i quali indipendenza e italianità. Leggi tutto

Il meglio (e il peggio) della mia Settimana della Moda

Viene preparata a lungo da tutti gli addetti al settore, poi arriva e passa in un attimo: mi riferisco alla Settimana della Moda.

Quella appena terminata ha visto andare in scena (anzi, in passerella) le collezioni relative al prossimo autunno / inverno 2015 – 2016 e così ora sappiamo come ci vestiremo o almeno come gli stilisti ci vestirebbero: non solo, come ormai puntualmente accade a ogni stagione, la settimana è stata accompagnata da un carico di polemiche e discussioni di ogni genere e grado.

Quanto a questo clima di critica, prendo la mia parte di colpa: abitualmente preferisco essere costruttiva e dare spazio a ciò che mi piace, ma oggi desidero spendere anch’io qualche parola su alcuni comportamenti e atteggiamenti che mi hanno lasciato un’impressione molto negativa, purtroppo.

Già, confesso che è stata una settimana dolce e amara allo stesso tempo, ricca di luci ma anche di ombre: nonostante lo scorso ottobre abbia già scritto un altro articolo piuttosto dettagliato sulla questione accrediti, non riesco a stare zitta e desidero tornare a evidenziare un paio di concetti che esulano da qualsiasi distinzione di settore e che dovrebbero appartenere a tutti, qualsiasi mestiere si faccia.

Partiamo dalle ombre, perché preferisco occuparmi subito della parte brutta e riservarmi quella bella alla fine: spero che, mandato giù il boccone amaro, mi rimanga in bocca soltanto il dolce. Leggi tutto

Azzurra Di Lorenzo SS 15: omaggio a Giovanni Boldini

Le attività che svolgo attraverso il blog hanno diversi risvolti e quello che amo di più è avere l’opportunità di seguire la crescita di persone che stimo profondamente: assistere ai loro successi mi gratifica.

Settimana scorsa, ho partecipato alla presentazione della collezione primavera / estate 2015 di Azzurra Di Lorenzo ed è stato un momento di grande gioia.

In primo luogo, perché apprezzo la stilista e infatti ho già parlato di una delle sue precedenti collezioni; poi, perché la serata ha segnato il suo debutto ufficiale qui a Milano, sua città adottiva, dopo i successi riscossi nelle scorse stagioni ad AltaRoma, la kermesse capitolina dedicata alla Haute Couture.

Azzurra è nata a Catanzaro e si è trasferita a Milano per studiare moda, la sua grande passione. Ha frequentato l’Istituto Burgo specializzandosi in disegno, modellistica e sartoria: terminati gli studi, ha collaborato con varie aziende in qualità di designer.

Dopo aver messo insieme un buon bagaglio di esperienze, la stilista si è sentita pronta per il grande passo e ha aperto il suo atelier nel capoluogo meneghino, in viale Sabotino, nel cuore di Porta Romana, una delle zone più vivaci della città: è uno spazio confortevole ed accogliente, è il luogo in cui disegna e realizza a mano, su commissione e su misura, abiti Haute Couture esclusivi che portano la sua firma.

“Ogni donna è unica, per il suo genere, per il suo stile, per il suo gusto e soprattutto per la propria anima”, dice Azzurra. E aggiunge: “Per questo i miei capi sono esclusivi e non hanno né tempo né età. Ogni mia creazione aspetta la propria donna.” Leggi tutto

Dalla lite Veronesi-Clio a Winnie Harlow e Jamie Brewer

Mi sorprendo ogni volta in cui mi capita di avere la testimonianza evidente di quanto ancora oggi siamo assurdamente schiavi di certi luoghi comuni.

Noi esseri umani siamo riusciti a compiere imprese grandiose, siamo andati sulla Luna e abbiamo combattuto malattie che erano autentici flagelli, eppure ciò che ci riesce tuttora difficile è abbattere quei limiti e quelle barriere che costruiamo dentro le nostre teste.

Vi chiederete il perché di un esordio tanto diretto: forse avete sentito parlare della polemica nata da un’infelice esternazione di Giovanni Veronesi, sceneggiatore, regista e attore, ai danni di Clio Zammatteo, truccatrice famosa con lo pseudonimo di Clio Make Up, titolo della trasmissione televisiva che conduce con successo e nome di un seguitissimo blog.

Veronesi conduce invece insieme a Massimo Cervelli Non è un paese per giovani, noto programma radiofonico della Rai, precisamente di Radio 2.

Erano i giorni dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica e i due conduttori avevano lanciato il quesito “Quale donna vorresti in quel ruolo?”: sentendo nominare proprio Clio, Veronesi ha risposto: “Non sapevo neanche chi era se non me lo spiegavano adesso. È una cicciona.”

Naturalmente, dopo questa affermazione, sono stati versati fiumi di inchiostro e oggi mi aggiungo anch’io: il fatto si commenta da solo talmente è – a mio avviso – tristemente evidente, una figuraccia epica, tuttavia desidero esprimere un quesito e un rammarico. Leggi tutto

#BreakUpandMove, riflessioni su reciprocità e cattive abitudini

Non sono una da lista dei buoni propositi.
Conosco molte persone che, a settembre o a gennaio, i due momenti che consideriamo come nuovi punti di partenza, redigono tali liste.
Io non l’ho mai fatto: servirebbe solo a mettermi davanti alle mie inadeguatezze una volta di più, perché, si sa, i buoni propositi sono fatti per essere disattesi. O almeno questo è ciò che capita a me.

Volete qualche esempio pratico? Quante volte ho detto “Da domani mi metto a dieta”? “Da domani torno in palestra”? “Da domani mi metto la crema sul viso tutte le sere prima di andare a letto”?
E ancora: “Voglio avere più tempo per me stessa”? “Voglio vedere più spesso i miei amici”?
Potrei proseguire all’infinito.
La verità è che le abitudini, piccole o grandi che siano e specialmente quelle peggiori, sono dure a morire: non è facile cambiare modo di vivere, abbattere schemi consolidati.
E sapete qual è la cosa più brutta? Deludere sé stessi. Per questo non faccio liste, è questa la verità.

Un’altra verità nella quale credo è che nulla avvenga per caso.
Con questo non intendo affatto dire che tutto sia già scritto, anzi, ritengo che ognuno di noi abbia una grande responsabilità nel gestire in prima persona la propria vita.
Sono spesso affascinata dal concatenarsi degli eventi: più passa il tempo, più sono convinta che quelle che noi chiamiamo combinazioni siano in realtà eventi che mettiamo in moto col nostro stesso agire.
Nulla, quindi, è predeterminato, lo ripeto, ma, allo stesso modo, nulla avviene per caso e soprattutto siamo noi a decidere come intrecciare e annodare i fili di questo enorme telaio che è la vita.

In questi giorni, la mia teoria del “nulla è per caso” è stata confermata ancora una volta e, curiosamente, proprio sul fronte “buoni propositi”: vi racconto come e perché. Leggi tutto

Anna e Alex, gioielli che sono opere d’arte da portare con sé

C’era una volta una ragazza nata nel sud dell’Italia e poi trasferita all’estero: tra Los Angeles e Pittsburgh, Anna – questo il suo nome – aveva trascorso anni pieni di vita e allegria, laureandosi nel frattempo in Business Administration e specializzandosi in Marketing Internazionale.

C’era una volta un’altra ragazza nata invece a New York e chiamata Alessandra, cresciuta tra la Grande Mela, Torino, Verona e Ginevra. L’amore per il nuovo e un pizzico di destino avevano portato Alessandra, dopo aver studiato storia e giurisprudenza, a intraprendere una carriera nel settore delle pubbliche relazioni.

Tutte le favole più belle iniziano col classico c’era una volta, inclusa quella che desidero raccontarvi oggi e che non fa eccezione, tuttavia questa non è solo una storia di fantasia.

Sì, ha il profumo e il fascino delle migliori favole, però è una storia reale, solida e concreta, ed è attuale e contemporanea: c’erano una volta due ragazze e oggi sono diventate due donne di successo in molti ambiti.

Ma andiamo avanti e torniamo alle nostre protagoniste.

Dopo gli anni trascorsi a studiare e a conoscere il mondo, Anna Neri e Alessandra Sales (detta Alex) ritornano in Italia, precisamente a Roma.

Anna comincia la sua carriera lavorando per grandi aziende internazionali e, mentre sta lavorando in uno dei massimi brand mondiali del lusso, incontra Alex: entrambe hanno ruoli manageriali di grande responsabilità e lavorano per la stessa azienda. Chiamatelo destino o caso, scegliete voi. Leggi tutto

IOMA Paris, cosmesi e tecnologia passando per Marte

È inutile negarlo, ognuno di noi ha le sue piccole manie o fissazioni: io non ne sono esente, anzi, diciamo che le mie assumono spesso il carattere di veri e propri tarli.

Vi do tre esempi.

Mi fido di tutti, in generale e fino a prova contraria: sono così di natura, eppure, se in una cosa ci devo mettere la faccia e farmene sostenitrice, sono implacabile. Sono peggio di San Tommaso: devo a tutti i costi metterci il dito e sperimentare in prima persona.

Detesto quando mi vengono promessi i miracoli: non li fa nessuno, quindi preferisco che un prodotto mi venga presentato in tutta onestà e se mi aspetto un miracolo, al limite, scrivo la letterina a Babbo Natale.

Sono convinta che il futuro risieda nelle cose fatte ad hoc, su misura: penso che i tempi siano maturi affinché possa avvenire un’inversione di tendenza, ovvero affinché non si ragioni più solo in base ai grandi numeri bensì tornando a mettere l’essere umano al centro. Personalizzazione e bespoke sono due delle mie parole preferite.

Ecco, oggi vi parlo di un’esperienza vissuta in prima persona, senza alcuna promessa di miracoli perché basata su criteri scientifici e inoltre fatta su misura per me (e potrà essere su misura per voi): tre miei tarli soddisfatti in un colpo solo, quindi IOMA ha passato il mio personale test e sì, merita di essere raccontata.

Andiamo con ordine: IOMA è un’azienda che si occupa di cosmesi ed è stata creata da Jean Michel Karam, dottore in microelettronica, insieme a un team di esperti in dermatologia e tecnologie, con uno scopo ben preciso, quello di offrire prodotti cosmetici su misura. Leggi tutto

Sei artisti esplorano la Metamorfosi dei Corpi

A come Arte. Quattro lettere, solo quattro, per racchiudere un mondo.
Un mondo ampio, articolato, sfaccettato perché è espressione dell’animo umano, è espressione della nostra parte immateriale, quella che sfugge a confini e definizioni.
Come ho già avuto modo di affermare, per me bellezza e cultura non conoscono genere, non possono essere intrappolate in strutture rigide e devono scorrere liberamente mescolando forme che sono solo apparentemente diverse.

Amo l’Arte perché è modalità d’espressione trasversale.
Perché regala emozioni e sensazioni che spesso sono soggettive, anche se è vero che esistono criteri universali e che esiste la critica degli esperti.
Perché può annullare le distanze di qualsiasi tipo, di epoche, di luoghi geografici, di classi sociali.

Sapete quali sono le mie mostre preferite?
Quelle in grado di creare un dialogo, una convivenza, un ponte, un’armonia.
Quelle che non seguono necessariamente un ordine cronologico bensì tracciano affinità più sottili, mescolando epoche vicine e lontane.
Quelle che riescono ad affiancare nomi celebri e meno conosciuti, evitando di partire da un pregiudizio di superiorità in base alla fama.
Quelle che attribuiscono uguale dignità al lavoro di qualsiasi artista sia che si esprima attraverso un dipinto, una scultura, un’installazione, una foto, un abito.
Un abito, sì. Gli stilisti, il loro lavoro e le loro creazioni sono sempre più spesso i protagonisti di mostre in grandi musei in tutto il mondo. Leggi tutto

A proposito di matrimonio, che ne dite di… 10 per un sì?

Dicono che noi donne sogniamo e programmiamo il giorno del nostro matrimonio fin da piccine.

Non so, sinceramente non ricordo di aver mai avuto questa fissazione, in nessuna fase della mia vita.

È vero, da piccola, giocando con la mia Barbie, mi è capitato di vestirla da sposa, ma era più che altro per quel desiderio di emulazione che quasi tutte le bambine nutrono, soprattutto in tenera età, nei confronti della propria mamma: ero affascinata dall’album di nozze dei miei genitori e, davanti alle immagini nelle quali lei era radiosa, sognavo di essere come lei. Tutto qui: la mamma è il primo modello, il primo punto di riferimento, la prima grande icona e volerla imitare è cosa naturale, dal rossetto alle scarpe passando per l’abito nuziale.

Vedo oggi lo stesso incanto nella mia nipotina: è innamorata della sua mamma, ha voluto un velo per giocare eppure dichiara di non volersi sposare – e ha solo 6 anni. State tranquilli, non soffre di nessun trauma né turbamento: è solo perché vuole stare per sempre con la sua mamma, come dichiara.

Tornando a me, posso dire di essere sempre stata una persona autonoma e indipendente, anche dai miei genitori: non ho mai cercato un’altra persona alla quale appoggiarmi né ho mai cercato un principe azzurro che mi scarrozzasse in giro. Ho fatto tantissime cose da sola, anche andare in giro per il mondo: sono partita per il Brasile, per esempio, senza portarmi nemmeno un’amica.

Non aspettavo, insomma, un uomo per fare cose che avevo rimandato o andare nei posti che avevo sognato: aspiravo all’amore semplicemente perché intuivo che le cose condivise sono più belle, diventano migliori, hanno un sapore speciale.

Già, perché ho sempre creduto all’amore, anche se ho impiegato parecchio tempo per trovarlo: non ho mai negato la sua esistenza né l’ho denigrato, nemmeno quando per me era quasi una chimera. Leggi tutto

I tatuaggi oggi, da AltaRoma alla Milano Tattoo Convention

Ci sono argomenti capaci di sollevare vivaci controversie: i tatuaggi, per esempio, dividono nettamente coloro che sono a favore da coloro che sono contro l’idea di tracciare segni indelebili sulla propria pelle.

Ho già dichiarato altre volte quale sia la mia posizione: io li amo e li considero vere e proprie forme d’arte, a patto che siano realizzati da professionisti seri e secondo le più severe regole igieniche.

Penso inoltre che i tatuaggi non siano solo ornamenti, ma costituiscano anche e soprattutto un linguaggio che attinge da culture, filosofie ed epoche diverse.

Il tatuaggio è stato adottato da molti popoli antichi e contemporanei; a seconda degli ambiti e dei periodi storici, ha rappresentato una sorta di carta d’identità del singolo individuo oppure ha incarnato una pratica volta ad accomunare le persone. Poteva essere un segno di appartenenza, ma anche un rito di passaggio, per esempio quello all’età adulta: poteva simboleggiare un legame relativo a convinzioni religiose, spirituali e magiche.

Si trovano tracce di tatuaggi risalenti a ben prima di Cristo: prima che il Cristianesimo divenisse religione lecita, molti fedeli si tatuavano sulla pelle simboli religiosi a mo’ di suggello del proprio credo. Nel Medioevo, i pellegrini avevano l’usanza di tatuarsi coi simboli dei santuari visitati. Leggi tutto

Se un giorno mi sveglio col cuore in Vietnam

Ci sono giorni in cui mi guardo attorno e mi sembra di essere fuori posto, fuori tempo, fuori tutto.
Mi guardo e non mi riconosco né riconosco ciò che mi circonda.
Penso che, almeno una volta, sia capitato a tutti di provare questo senso di estraniamento, di distacco, di mancata appartenenza.
Quando mi capita, mi viene voglia di mettere quattro cose in uno zaino e partire, staccare fisicamente e mentalmente.
Mi capita di provare piuttosto spesso questa sensazione, ultimamente, ma non posso partire, per tanti motivi. Come antidoto, ripenso allora ai tanti viaggi fatti e talvolta tiro fuori vecchie foto.
Stamattina, mi sono svegliata pensando al Vietnam, un viaggio che ho fatto nel 2005 e che ha un posto molto speciale tra i miei ricordi. Mi sono svegliata con il corpo qui e il cuore là. Tirare fuori le foto è stato inevitabile.
In quella occasione, ho portato davvero solo uno zaino con poche cose. Enrico, io e due nostri amici avevamo preparato un itinerario di massima, tutto da soli, e non avevamo prenotato nulla, era una vera avventura un po’ allo sbaraglio. Siamo riusciti ad attraversare tutto il Paese, da nord a sud.
Quando prima di partire comunicavamo alle persone la nostra meta e i nostri progetti, molti ci guardavano straniti, chiedendo cosa andassimo a fare in Vietnam. Quando siamo tornati, con la luce negli occhi e con racconti pieni di magia, quelle stesse persone rimanevamo a bocca aperta.
Molti collegano ancora oggi il Vietnam alla guerra, ma in realtà c’è infinitamente di più. C’è una bellezza struggente – nei luoghi, nelle persone – che entra dentro, in profondità, una bellezza un po’ decadente e per questo, forse, quasi disarmante. Leggi tutto

Milano Fashion Week: Vladimiro Gioia SS 2015

Con questo post, completo il ciclo dedicato agli eventi ai quali ho partecipato in occasione dell’edizione di Milano Moda Donna dello scorso settembre: chiudo in bellezza raccontandovi la collezione Vladimiro Gioia SS 2015.

Last but not least, direbbero gli inglesi in questo caso e io prendo volentieri in prestito l’espressione. Lo stilista arriva in effetti ultimo in ordine di tempo tra i miei racconti di quei giorni di sfilate e presentazioni, ma non per questo è meno importante, anzi, tutt’altro: gli riservo infatti tutta la mia stima e tutto il mio apprezzamento.

Ho scritto stilista, ma potrei aggiungere anche altre definizioni, per esempio artigiano e artista, e vi assicuro che ben calzerebbero su di lui, persona che sa lavorare con mani, testa e cuore, che sa usare tutti i sensi, dal tatto alla vista; una persona abituata a lavorare sodo, con impegno e devozione.

Vladimiro, quarto di cinque fratelli, conosce perfettamente i segreti delle tecniche di lavorazione di pelli pregiate e pellicce: è cresciuto nell’ambito dell’azienda di famiglia nata nel 1989 a Rovello Porro, vicino a Como, col nome Gioia Pellicce, una realtà che fin dagli albori si è distinta per le caratteristiche insolite delle sue proposte. Le lavorazioni fatte con intarsi e incisioni a laser hanno attirato l’attenzione di brand importanti tra i quali Valentino, Burberry e Christian Dior.

Vent’anni più tardi, è nata la decisione di lanciare il marchio Vladimiro Gioia caratterizzato da un connubio ancora più stretto con l’arte: la svolta decisiva è avvenuta tra il 2009 e il 2010, quando Vladimiro è stato scelto da Domenico Dolce e Stefano Gabbana per il progetto Spiga 2, la boutique ubicata al civico 2 di via della Spiga a Milano, lo store multibrand nel quale si possono trovare le proposte dei nomi più promettenti del panorama moda. Leggi tutto

Miss Gocce e il profumo di certi ricordi

“Gocce di Napoleon su di me / un gatto mi guarda e mi fa un sorriso / gocce su di me / sul mio corpo / penso a te e mi innamoro / mi innamoro di te…”

State tranquilli, non sono impazzita, è solo che, da qualche giorno, questo motivetto è entrato prepotentemente nella mia testa e non vuole uscire: tutta colpa (o merito) di un comunicato stampa che ho ricevuto e che ha fatto sì che io ripescassi musica e parole dai famosi cassetti della memoria.

Si trattava di un profumo e forse, se qualcuno ha vissuto gli anni ’80 in presa diretta, ricorderà a sua volta: ero una bambina allora, ma questo breve jingle pubblicitario è entrato nel mio immaginario per riaffacciarsi oggi. Le immagini mostravano una bella ragazza che danzava nella notte sopra i tetti della città, accompagnata da un gatto in cartone animato: la canzone era la versione parodiata di Raindrops Keep fallin’ on My Head di Burt Bacharach e Hal David.

Lo spot terminava con un bacio dato dalla fanciulla al micio sornione, pudicamente nascosti dall’ombrello di lei, mentre una voce declamava le parole “Gocce per una pioggia di emozioni”.

Il profumo divenne molto popolare, la fragranza era gradevole e il prezzo era alla portata di tutte le tasche: ricordo che entrò anche in casa mia e ne conservo ancora un flaconcino tra le miniature che collezionavo allora. Leggi tutto

L’uomo secondo Alessandro Dell’Acqua e Julian Zigerli

Ve lo confesso apertamente: per quanto riguarda la moda, in genere non apprezzo le mezze misure. Mentre le sostengo fermamente in altri ambiti e in altri contesti, non mi piacciono se applicate al guardaroba, soprattutto a quello maschile: oggi desidero spiegarvi perché, secondo me, occorre fare una scelta netta.
Se uno stilista decide di fare quel tipo di moda che continua la grande tradizione sartoriale (Savile Row docet), occorre che padroneggi alla perfezione tagli, proporzioni, volumi e che sappia dosare sapientemente rigore e contemporaneità. Se decide invece di fare moda d’avanguardia, bisogna che prima di tutto studi quanto sopra e che poi si dedichi con passione a sovvertire le regole: occorre che osi e che lo faccia in grande stile, senza timori.
Ciò che sta in mezzo, per come la vedo io, è noia.
Visto che penso che la moda sia linguaggio e comunicazione, credo che stare a metà tra le due scelte crei un territorio in cui regna la confusione, qualcosa di ibrido che non è né carne né pesce, una sorta di macchia grigia e indefinita. Detesto quando una collezione comunica un senso di pretenziosità immotivata, così come detesto se trasmette un messaggio del tipo vorrei ma non oso.
Ciò che è certo è che occorre coraggio per entrambe le opzioni: se si segue la strada tracciata dai grandi sarti, si accetta un confronto che può risultare rischioso; se si decide di rompere con la tradizione, si tenta di scrivere nuovi codici che spesso risultano di non facile comprensione, soprattutto nell’immediato.
In entrambi i casi, occorre portare avanti la propria scelta con chiarezza, determinazione e decisione. Leggi tutto

È tempo di rinascita in casa Samas

Amo da sempre miti e leggende, forse perché sono una sognatrice.

Tra i miti che più mi affascinano, c’è quello della fenice e della sua rinascita dalle proprie ceneri: mi piace l’idea intrinseca, qualcuno o qualcosa capace di risollevarsi perfino quando sembra non esserci più speranza.

Oggi, oltre al concetto di rinascita personale, si fa strada quello di rinascita aziendale: sono felice di vedere che, finalmente, anziché limitarci esclusivamente a consumare rapidamente, si inizi piuttosto a pensare a come dare una seconda possibilità a ciò che è stato un successo.

L’idea di rilanciare un brand mi piace quanto quella di dare opportunità alle realtà emergenti: in entrambi i casi, si parla di talento, quello che risorge e quello che nasce vergine. E siccome penso che il talento non vada sprecato né buttato via, mai e in nessun caso, apprezzo decisamente il fatto che esistano persone in grado di mettere mano a un’azienda di valore facendo sì che storia ed eredità non vadano perse.

Ecco perché ho deciso di raccontarvi del rilancio del brand Samas: nato nel 1959 a Chiuro, in Valtellina, si è fatto conoscere specializzandosi in abbigliamento sciistico. Leggi tutto

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