100 happy days: sfida con me stessa / parte 1

Probabilmente, se siete dei vagabondi del grande web quanto lo sono io, vi siete già imbattuti in 100 happy days, o magari vi è capitato di notare che qualche vostro amico tagga le sue foto in questo modo. Io mi sono accorta di tale progetto o sfida – definitelo come preferite – un paio di mesi fa: vedevo gli hashtag su Instagram, mi sono incuriosita e ho cercato su Google, trovando un sito semplice, chiaro e diretto.
“Viviamo in un’epoca in cui avere un’agenda piena è diventato qualcosa di cui vantarsi”, spiega il sito, “e mentre la vita diventa sempre più frenetica, abbiamo sempre meno tempo per approfittare del momento presente. Per ogni essere umano, la capacità di apprezzare sé stessi nel momento e nell’ambiente circostante in cui ci si trova è il primo passo per raggiungere uno stato di felicità duratura.”
Le persone (geniali, secondo me, perché hanno creato un fenomeno virale) dietro questo progetto lanciano dunque una sfida: provare a essere felici per 100 giorni di fila, o meglio, trovare in ogni giorno un momento che ci abbia resi felici e rappresentare il tutto attraverso delle foto. “Può essere qualsiasi cosa: da un appuntamento con un tuo amico a un buonissimo tiramisù al ristorante; dalla piacevole sensazione di rientrare a casa dopo una giornata di duro lavoro a un favore fatto a uno sconosciuto.” Leggi tutto

Sodini: quando sono i sogni a dare forma al mondo

Ve lo dico subito: mettetevi comodi perché oggi ho un sacco di cose da dire. Lasciatemi riordinare le idee e regalatemi un po’ del vostro tempo, perché il blogger day organizzato da Sodini, celebre e stimato brand italiano specializzato in bijou, ha scatenato in me un sacco di sentimenti e pensieri.
Ho parlato tantissime volte della mia grande passione per il mondo del bijou. Tutto è iniziato quando avevo circa 15 anni: ricordo benissimo, per esempio, che all’epoca passai un’estate a studiare in Inghilterra, precisamente a Canterbury. Lì c’era un negozietto delizioso, che mi affascinava, pieno di oggetti provenienti da tutto il mondo. Conservo ancora due paia di orecchini che comprai in quel posto, sacrificando alcuni dei pochi spicci che avevo in tasca: se li guardo ora li trovo un po’… da figlia dei fiori (sono in legno dipinto, stile naïf) eppure allora mi piacevano tanto e oggi non oso buttarli. Stanno lì, anche se non li uso più, e sono un caro ricordo.
Da allora, la mia collezione è cresciuta a dismisura, tanto che non ho un normale portagioie, ma alcuni mobili atti a conservare tutti i pezzi che possiedo. Il primo di questi mobili è una cassettiera dell’Ikea, alta e stretta, con 18 cassetti, 12 bassi e 6 alti: era in legno grezzo ed Enrico, mio marito, l’ha dipinta in bianco e azzurro (i colori della nostra camera da letto). Poi c’è un’altra cassettiera, cinese, un vecchio mobile da farmacia: è un regalo di Enrico, uno dei primi da fidanzati (ha capito tutto fin da subito) e contiene orecchini e anelli. È venuto quindi il turno di un altro mobile a cassettoni, in questo caso grandi e profondi: un cassettone contiene delle scatole, larghe e piatte, dove tengo i pezzi più ingombranti; l’altro cassettone contiene la maggior parte dei bracciali che possiedo. Leggi tutto

Dima-Design ospita 5 interpreti del gioiello contemporaneo

Questo spazio che mi sono ritagliata sul web riassume un po’ tutto il mio mondo: posso concentrarmi sui concetti di personalità e unicità a me tanto cari nonché su due aree tematiche che possono sembrare agli antipodi ma che non lo sono, ovvero la tradizione da una parte e i designer emergenti dall’altra. Sono convinta che occorra conoscere il passato per camminare verso il futuro: a mio avviso, i designer emergenti sono degli ottimi rappresentanti di questa linea di pensiero. Li amo perché non dimenticano il passato e perché sono capaci di dargli un nuovo valore, proponendo linfa nuova e fresca.

Immaginate la mia gioia quando mi è stato proposto di essere ospite e madrina di un evento bellissimo in una galleria d’arte: Dima-Design accoglie fino al 31 luglio cinque straordinarie artiste del gioiello contemporaneo d’autore, ognuna specializzata nell’esprimersi attraverso un diverso materiale. La sera del 28 giugno abbiamo festeggiato questa unione di talenti e ho avuto l’onore di fare una piccolissima presentazione.

Tra i designer emergenti, coloro che si muovono nell’ambito del gioiello contemporaneo richiamano sicuramente e fortemente la mia attenzione. Sanno esplorare strade alternative per giungere a soluzioni inconsuete e originali e il loro scopo non è il puro esercizio estetico né la dimostrazione di uno status symbol: le loro creazioni si discostano dal concetto di preziosità commerciale come caratteristica indispensabile e discriminante per arrivare a comunicare attraverso materiali fantasiosi, talvolta di recupero oppure presi in prestito da altri campi. Leggi tutto

Origin Passion and Beliefs: a Vicenza si punta sul talento

Uno dei motivi per i quali ho fondato questo blog è il mio amore verso il talento: non possiedo, purtroppo, la meravigliosa capacità di creare, quindi la ammiro negli altri. Visto, però, che ho tanta passione e che con le parole qualcosa riesco a combinare, ho pensato che il mio talento potesse essere (forse) quello di raccontare le capacità altrui: sono affascinata dalle mille forme che il talento può assumere e sono ammirata davanti ai risultati estremamente diversi ai quali può giungere. Sono stata dunque molto felice quando la direzione della Fiera di Vicenza mi ha invitata a prendere parte alla prima edizione di Origin Passion and Beliefs, manifestazione che si è svolta in maggio in concomitanza con VicenzaOro.

Origin Passion and Beliefs è prima di tutto un’idea: si concretizza in un innovativo laboratorio espositivo dedicato all’universo dell’accessorio moda. L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con Not Just A Label (NJAL), una piattaforma inglese di scouting di talenti internazionali nata nel 2008 da un’idea di Stefan Siegel.

Ma qual è l’idea di base, secondo me innovativa e vincente? Quella di mettere in mostra non solo il talento, ma anche di dargli possibilità concrete e strumenti effettivi. All’interno di Origin, i 100 designer selezionati, provenienti da 38 paesi, hanno incontrato il saper fare made in Italy, cogliendo opportunità commerciali e di networking: accanto ai designer emergenti e ai brand indipendenti, il salone ha infatti ospitato i super supplier, ossia fornitori specializzati, produttori, fondazioni che promuovono arte e artigianato, istituti di formazione. Origin è diventata così una piattaforma di interconnessione che ha unito in maniera sinergica tutte le diverse competenze e i diversi aspetti del mondo della moda e dell’accessorio: idee, creatività, tecnica, materiali, diffusione. Leggi tutto

LEEK Handmade Jewellery: distinguersi senza farsi notare

Ve lo confesso: sono in un momento in cui non riesco a riconoscere grandi lati positivi nel tempo che passa. Eppure, ammetto una cosa: diventare grandi consente di avere più consapevolezza di sé stessi. Cerco di ascoltarmi di più, soprattutto per quanto riguarda impressioni e sensazioni: mi concedo il lusso di fidarmi di me stessa e mi regalo il coraggio di scegliere. Cerco di farlo nella sfera personale e sul lavoro e mi è successo qualche settimana fa, a una mostra della quale vi ho già parlato qui sul blog: giunta allo Spazio Buttafava per Frammenti sul gioiello contemporaneo, in mezzo a tante meraviglie che riempivano quel luogo, ho scelto lei, Francesca Porro, e il suo brand, LEEK Handmade Jewellery.

Dovete sapere che, considerato che mi muovo tra due grandi passioni, la moda e il bijou, ultimamente sto sviluppando un forte interesse verso tutti quei designer che usano materiali di origine tessile per dare vita ai cosiddetti gioielli contemporanei. Trovo stimolante che tali materiali siano usati non per produrre abiti ma monili, esplorando nuove strade, dimensioni, forme e tecniche. Leggi tutto

Frammenti sul gioiello contemporaneo: un libro e una mostra a Milano

Sempre più spesso, qui sul blog, parlo del mondo del gioiello contemporaneo e do spazio a nuovi designer. Dico di essere malata di moda da sempre, da quando ero nella pancia di mia madre: il bijou mi caratterizza allo stesso modo, colleziono monili da quando avevo 15 anni e prediligo gli oggetti particolari, con un significato intrinseco. Amo i materiali più disparati e il mio criterio di scelta è lontano dall’essere la preziosità commercialmente attribuita.

Moda e bijou, dunque, sono passioni che coltivo da molto prima che diventassero le mie occupazioni principali: muovermi nell’ambiente mi aiuta a coltivare l’amore per il gioiello con intensità sempre maggiore e soprattutto mi dà la possibilità di approfondire sempre più. Lungi da me l’idea di considerarmi un’esperta nel campo del monile: resto una semplice collezionista ed estimatrice, un po’ più consapevole e informata. Il mio approccio a un bijou continua e essere di tipo emozionale: se mi comunica qualcosa, ho voglia di conoscerlo.

In quest’ottica di cammino nel mondo del gioiello, sono stata molto felice dell’invito per un evento interessante che si svolge in questi giorni a Milano. L’evento è stato organizzato da Deleyva Editore per presentare il libro Frammenti sul Gioiello Contemporaneo nonché l’omonima mostra sul monile d’autore e d’artista che si svolge fino al 13 aprile presso l’affascinante Spazio Buttafava di via Vigevano. Leggi tutto

Design Week ’14: Nir Lagziel ospita Some of Mine

Mi piace raccontarvi la verità, senza fronzoli inutili, quindi sarò sincera ancora una volta: a me del Salone del Mobile non è che importi più di tanto, senza offesa per nessuno. I mobili mi piacciono, molto, ma non ho tempo sufficiente per approfondire l’argomento come meriterebbe: siccome non ho particolare simpatia per i tuttologi, evito di esserlo e preferisco occuparmi di ciò in cui ho un pochino più di competenza, ovvero la moda. Ma, essendo un’amante delle contaminazioni, non posso ignorare che questa è la settimana del Fuori Salone e qui viene la parte che a me interessa: la contaminazione di generi. È in questa fascia che a mio avviso risiedono le cose più interessanti e martedì sera ho avuto modo di osservare un’interessante contaminazione tra moda, gioiello, arte nel segno del design.

Ho infatti partecipato al vernissage dell’evento Some of Mine presso l’atelier del fashion designer Nir Lagziel che per l’occasione ospita Natsuko Toyofuku, jewelry designer, Paolo Mezzadri, scultore e Ariel De Boni, light designer. Sculture in metallo e giochi di luce, creati per l’occasione, reinventano lo spazio della boutique creando un nuovo spazio contaminato da arte e design, arricchito da gioielli che sembrano piccole sculture da indossare. Leggi tutto

GRAZIOSIanelli o anelli graziosi? Scegliete voi!

Le cose succedono per caso, sostiene qualcuno: le cose succedono quando, dove e come devono succedere, preferisco pensare io. Ovvero sì, ammetto l’esistenza di una certa casualità, ma di una casualità che ha un suo senso: mi piace pensare che certe persone siano predestinate a incontrarsi per una serie di forze che esse stesse muovono. Chiara e io ci siamo conosciute passeggiando lungo le strade virtuali della grande rete: qualche scambio su Instagram e ci siamo andate a genio. Lei ha scoperto me e il blog, io ho scoperto lei e il suo progetto GRAZIOSIanelli.

Partiamo proprio dal nome: sono andata in brodo di giuggiole – come si suol dire – quando ho scoperto che il nome nascondeva un giochetto arguto. GRAZIOSIanelli perché tali sono, anelli davvero deliziosi, ma anche GRAZIOSIanelli perché la loro creatrice si chiama Chiara Graziosi. E questo non è l’unico gioco di parole di Chiara: guardate le foto che seguono, il rito del buongiorno sulla sua pagina Facebook. Good morning diventa good moring, da ring ovvero anello (e volendo anche da more… more ring… moring… più anelli!). Leggi tutto

StarDust: cose preziose al femminile raccontate da Silvia Valenti

I luoghi comuni mi fanno venire voglia di grattarmi, come se avessi l’orticaria: scusate l’immagine colorita, ma credo che esprima bene il fastidio che provo davanti a ovvietà e banalità. C’è un luogo comune che mi dà particolarmente fastidio, quello che vuole che le donne non sappiano fare gruppo, non sappiano solidarizzare e sappiano solo litigare. È vero, noi figlie di Eva siamo fortemente competitive e abbiamo il brutto vizio di mettere i puntini su tutte le i che ci capitano a tiro, ma da qui a dire che l’amicizia tra donne non esista o sia cosa rara… beh, ce ne vuole. Ho amiche che tali sono da moltissimi anni e che mi hanno accompagnata in tutte le fasi cruciali della mia vita: ne ho tante trovate attraverso il web e che, attraverso una sintonia di interessi, sono diventate amiche con le quali condivido tante cose e con le quali ci si spalleggia. Ecco, sarò stata fortunata ma devo dire che io nelle altre donne ho sempre trovato aiuto e supporto: per questo sostengo che siamo una forza inarrestabile, soprattutto se facciamo gruppo. Leggi tutto

Frankie fabrics & thoughts: pensieri in ordine (quasi) sparso

Credo agli incontri, quelli belli. Credo ai feeling, quelli immediati. Credo alle alchimie, quelle speciali. Credo che Elisa Scavazza sia un bellissimo incontro e che tra noi sia nato un feeling immediato che si è poi tramutato in un’alchimia di teste e cuori.

Ci siamo conosciute la scorsa estate, in un posto speciale qui a Milano (la Balera dell’Ortica e se non la conoscete ve la consiglio), ma non era la serata giusta per approfondire, troppo caldo e troppe zanzare. Da quella sera è poi passato un po’ di tempo ma alla fine ci siamo ritrovate e lei mi ha invitata a casa sua in un pomeriggio di febbraio: stavolta il tempo era uggioso, freddo, anzi, soprattutto diluviava ed entrambe, Elisa e io, detestiamo l’inverno. Ma lei mi ha accolta con un grande sorriso, mi ha aperto le porte del suo mondo e della sua casa, calda, accogliente, luminosa: aveva già preparato tutto per il caffè, dolcetti inclusi, in una bella cucina arancione di un piccolo appartamento sito in uno di quei meravigliosi stabili stile vecchia Milano. Ho dimenticato l’inverno e la pioggia: credo che siano passate 4 o forse 5 ore, non lo so di preciso, so che ci sono state tantissime chiacchiere, sorrisi, discorsi seri e altri piacevolmente leggeri, scambi osmotici. E alla fine abbiamo suggellato il tutto anche con l’aperitivo, con una birra e cose buone da sgranocchiare. Leggi tutto

Keep Out: il ditale gioiello portafortuna

Anche se non sono superstiziosa, mi piacciono i talismani e gli amuleti. Credo sia perché amo le cose che hanno un senso, un contenuto, una storia da raccontare: mi affeziono agli oggetti non per il loro valore economico bensì per il carico affettivo ed emozionale che assumono per me.

A fasi alterne, abbiamo assistito al dilagare di talismani e portafortuna di ogni tipo e genere. Personalmente, trovo divertente tutto ciò che simboleggia il lavoro sartoriale (che sorpresa, vero?): sono stata una delle prime a indossare il famoso bracciale col metro da sarta. Me ne sono innamorata subito, quando ancora non era diffuso, e in quel caso non è stato solo per il mio attaccamento alla moda: il metro, quello giallo e flessibile, mi ricorda la scatola del cucito della mia mamma. Quand’ero piccina, quella scatola era per me una sorta di paese dei balocchi: ero affascinata dai bottoni spaiati e dalle spolette dai mille colori e mi incuriosivano i ditali, allora troppo grandi per le mie manine. Leggi tutto

Caolina: ceramica e gioielli, dallo stile biker al granchio Sebastian

Vedo il web come una sorta di grande mare: così come un tempo gli uomini avventurosi solcavano le distese d’acqua in cerca di nuove terre, oggi chi è curioso naviga la rete virtuale in cerca di cose nuove e di interpretazioni inedite. È così che mi sono imbattuta in Silvia Zampa e nel suo brand Caolina: sono felice di parlarvi di lei, mi dà gioia, perché incarna le caratteristiche che più amo trovare in un creativo.

Dovete sapere che leggo moltissimo e una delle mie letture abituali è quella di un magazine che è online fin dal 2006, ovvero Frizzifrizzi di Simone Sbarbati: ve lo consiglio vivamente. È stato lì che ho sentito nominare per la prima volta Silvia: mi sono incuriosita e ho fatto qualche ricerca in rete. Ho trovato il suo sito, la sua pagina Facebook e, infine, la scorsa settimana l’ho contattata, perché più vedevo le sue creazioni in giro per il web e più mi incuriosiva e mi piaceva.

Silvia vive e lavora a Faenza, città nota per essere un’eccellenza nel campo della ceramica che è anche – guarda caso – la passione principale della nostra artista e designer. Il suo curriculum è di tutto rispetto: dopo l’Istituto d’Arte a San Sepolcro e la laurea in interior design, non si è mai fermata, continuando a formarsi e a studiare: è stata in Spagna, a Dublino e ha ottenuto un’ulteriore specializzazione in design e tecnologia della ceramica proprio a Faenza. Leggi tutto

Homi, ovvero il nuovo Macef: all that glitters… isn’t gold!

Il mio rapporto con la Fiera di Milano profuma di ricordi: rammento bene di aver assistito da piccina alle ultime edizioni della Fiera Campionaria o Fiera d’Aprile. L’aspettavo ogni anno con impazienza: era una tradizione un po’ come il Natale, il compleanno e le vacanze al mare d’estate e i miei organizzavano una sorta di gita, per far vedere cose nuove a me e a mia sorella (la curiosità è un’eredità di famiglia, una sorta di destino). Da grande, ho iniziato a frequentare la Fiera per motivi professionali, attraverso le tantissime manifestazioni e i settori che oggi copre: il Macef è sempre stata una delle mie preferite e sono stata felice di vedere come si sia rinnovata trasformandosi quest’anno in Homi.

Dopo mezzo secolo durante il quale ha dettato gusto, mode e abitudini del pianeta casa, il Macef ha infatti cambiato nome, moltiplicando le sue ambizioni: punta a diventare una tra le più importanti rassegne dedicate agli stili di vita o lifestyle (parola oggi molto in voga), unendo tutti coloro che sono attenti alle tendenze e che sono aperti a una cultura sfaccettata, variegata e internazionale. Homi sta per Home Milano, ma ha anche un significato più simbolico: la “O” allude al cerchio che avvolge simbolicamente la persona, i suoi spazi e le sue abitudini, mentre il “MI” finale omaggia la città di Milano. Leggi tutto

C’è tempo per un altro desiderio? Anzi… per un Desirù!

Lo confesso: il fatto che la mia passione per gli accessori inizi ad essere conosciuta mi fa piacere e sono contenta quando vengo interpellata per testare nuove creazioni che poi posso presentare qui sul blog. È una passione sincera, quindi sono felice di condividerla.

Sono curiosa, ormai lo sapete, e, da buona collezionista quale sono, esiste sempre un nuovo pezzo da desiderare e da aggiungere a quelli che già ho, soprattutto quando si parla di bijou. Recentemente mi hanno presentato una nuova linea di bracciali: si chiamano Desirù e credo che io abbia impiegato giusto un paio di minuti per innamorarmene.

Adesso vi racconto perché. Leggi tutto

Mara Garbin: gioielli unici, dall’alluminio alle forme in estinzione

Da quando ho aperto il blog, ho un solo rammarico: vorrei che le giornate fossero fatte di 48 ore. Sono un’iperattiva di natura e quindi, da sempre, ho l’idea che il tempo non mi basti mai, ma il blog ha aumentato questa percezione: tante cose che mi piacciono e che mi incuriosiscono, tempo insufficiente per parlarne. Sempre più spesso passa del tempo – troppo per i miei gusti – tra il momento in cui conosco qualcuno e il momento in cui riesco a parlarne. Oggi, per esempio, riesco finalmente a parlarvi di Mara Garbin: figuratevi che ci siamo conosciute lo scorso giugno al Fashion Camp.

In realtà, Mara era tra i designer che ho selezionato in quell’occasione e dunque anche lei era inclusa nel reportage che avevo scritto e pubblicato: tuttavia, è da allora che desideravo dedicarle una piccola monografia esclusiva, in quanto penso che il suo lavoro sia ricco di spunti interessanti. Leggi tutto

Sofia Rocchetti e CHARTEGO, piccole sculture da indossare

Fin da piccoli ci vengono inculcate nella testa tutta una serie di idee, linee e regole da seguire e ci viene insegnato cosa è bene e cosa è male: davanti ai nostri occhi, vengono tracciate delle linee ben precise e ci sono cose che stanno da una parte o dall’altra.

L’aggressività, per esempio, è da sempre considerata un sentimento negativo, da tenere il più possibile lontano da noi: se un bambino la manifesta si tende a punirlo. Io credo invece che l’aggressività faccia parte di ogni essere umano e credo che quella linea di demarcazione che tanti vorrebbero tracciare non sia poi così netta: anche le cose giuste possono diventare sbagliate e viceversa. L’aggressività è un sentimento col quale dobbiamo imparare a convivere: c’è chi la nasconde, chi la sa governare, chi riesce a dominarla e a trasformarla in una forza, in una spinta positiva. Come riesce a fare Sofia Rocchetti.

Di lei vi ho già parlato in un altro articolo, per via di una sua collaborazione con Sabrina Carbone di Sati Bibò: ho conosciuto entrambe a Milano lo scorso settembre e oggi voglio dedicare questo articolo a Sofia, perché trovo che sia una persona interessante nonché una vera artista a 360°.

“Sono nata a Città di Castello nell’anno tot, mese tot e giorno tot, di venerdì: la tradizione vuole che in quel dì nascano streghe e folli. Sono figlia di una coppia tollerante e paziente che mi lasciò imbrattare le pareti di casa”: così si presenta sul suo sito. Leggi tutto

Pensieri Felici… in testa, nel cuore e addosso

Una volta mi hanno detto una cosa che mi ha fatto rimanere piuttosto male. Suonava pressapoco così: “devi essere una che ha pochi problemi, sorridi sempre”. Vi dirò che questa persona non aveva capito granché di me: i problemi li ho, come tutti, però non mi piace andare in giro con la faccia triste. Secondo me, avere la faccia triste è inutile per due motivi: nessuno può comunque risolverci quelli che restano nostri problemi e inoltre, se abbiamo l’aspetto di persone sempre problematiche, non facciamo altro che allontanare gli altri. Credo, invece, che sfoderare un sorriso ci faccia stare meglio e predisponga meglio sia noi che gli altri. C’è bisogno di ottimismo e di positività, non mi stanco di dirlo, e c’è bisogno di pensieri felici ogni qualvolta sia possibile. Come avrei potuto, dunque, lasciarmi sfuggire una linea di gioielli che fa propria la filosofia del pensiero felice?

Pensieri Felici by Lowell mi piace per tre ottimi motivi: primo, perché si basa su un concept emozionale; secondo, perché parliamo di made in Italy e di preziosi realizzati artigianalmente secondo i dettami dell’antica tradizione orafa aretina; terzo, perché include gioielli per tutte le tasche. Leggi tutto

Eleonora Ghilardi: sculture da indossare, tra natura e arte

Quando posso e quando si riesce, preferisco conoscere di persona coloro dei quali parlo qui sul blog. Mi piacciono le persone in generale e nello specifico amo molto conoscere i designer, osservare come parlano, si muovono, gesticolano, si raccontano. Ho scoperto un sacco di cose interessanti in queste occasioni. Per esempio, ho scoperto che molti creativi fanno fatica a parlare di loro stessi: subentra una sorta di pudore, quasi fossero intimoriti da ciò che fanno, più che altro intimoriti nel doverlo raccontare in prima persona. Li comprendo: nel descrivere qualcosa di proprio si teme che l’entusiasmo prevalga tanto da farci apparire immodesti; meglio, dunque, che a parlare di ciò che facciamo siano gli altri. Eleonora Ghilardi e io ci conosciamo da un po’ di tempo attraverso Facebook: eravamo entrate in contatto tramite amici comuni ma è dovuto passare del tempo prima che riuscissimo ad incontrarci di persona.

È successo recentemente al salone Natura Donna Impresa, presso lo Spazio Asti 17 di Milano, dove lei esponeva e dove io sono andata a trovarla. Eleonora è una di quei creativi che riescono a raccontarsi: lo fa con grande semplicità, spontaneità, umiltà. Le ho sentito raccontare i suoi pezzi e ho notato l’interesse che è riuscita a sollevare in alcune persone, assolutamente catturate ed affascinate dalle sue parole. Tutto ciò mi è molto piaciuto. Leggi tutto

error: Sii glittering... non copiare :-)