Fiorella Ciaboco ospita Ridefinire il Gioiello

Non mi stanco mai di ripeterlo: mi piacciono i rapporti che crescono nel tempo andando a tracciare un filo sottile che unisce momenti e persone.

E mi piace ancor di più se questo filo che io immagino essere di colore rosso – rosso come la passione – unisce donne in gamba con tante energie da condividere: immaginate la mia gioia quando Sonia Patrizia Catena ha voluto coinvolgermi ancora una volta in Ridefinire il Gioiello e in particolar modo nella terza tappa del progetto del quale è ideatrice e curatrice.

Grazie alla sua formula itinerante, il progetto è ora ospite della Sartoria Fiorella Ciaboco in corso Como 9 a Milano con l’esposizione dei gioielli di tre delle 51 finaliste: le creazioni di Elena De Paoli, Erminia Catalano e Nelly Bonati sono in mostra presso l’atelier fino a venerdì 26 febbraio.

I gioielli premiati sono espressione di un viaggio in senso fisico e metaforico e sono frutto di suggestioni paesaggistiche secondo il tema della V edizione del progetto-concorso: sono stati premiati da Fiorella Ciaboco per l’alta artigianalità, per la fattura, per l’accostamento particolare dei tessuti e per il loro spirito di autentico made in Italy. Leggi tutto

Il Gattopardo e la collezione Sergio Daricello SS 2016

Per alcune persone e per alcuni amori sono in grado di identificare il momento esatto nel quale sono nati.

Lo stilista Sergio Daricello è uno di questi casi: posso indicare con precisione chirurgica l’esatto momento in cui mi sono innamorata di lui e del suo modo di vedere, fare e intendere la moda.

Era il 24 giugno 2012 e allora Sergio era il direttore creativo di Giuliano Fujiwara: presentava la collezione uomo primavera / estate 2013, la prima da lui firmata per il brand italo-giapponese, e mi sono innamorata dei capi al primo sguardo nonché di lui appena i nostri occhi si sono incrociati. Da allora, ho sempre seguito Sergio, dalle sue successive collezioni per Fujiwara fino a una importantissima e fondamentale decisione: dare vita al marchio che porta il suo nome.

Siciliano di origini, Sergio ha frequentato giurisprudenza, ma ha poi deciso di dedicarsi alle arti grafiche e visive studiando pittura e restauro pittorico: successivamente, ha preso la decisione di trasferirsi a Milano per seguire il corso di design di moda presso l’Istituto Marangoni conseguendo il diploma nel 2002 col massimo dei voti.

Ha subito iniziato il suo percorso professionale con una forte attenzione verso il sistema del made in Italy: il suo esordio da stilista è avvenuto grazie alla maison Etro dove ha affiancato Kean Etro nella creazione delle collezioni uomo. In seguito, ha lavorato presso l’ufficio stile uomo di Dolce&Gabbana prima linea con il ruolo di fashion designer ed è poi approdato in Versace: dopo aver ricoperto per breve tempo la funzione di assistente stilista per la prima linea, è diventato responsabile stile uomo apparel & accessories per le linee Versace Jeans e poi Versus. Leggi tutto

Bellezza e poesia nei gioielli di Chiara Lucato

Oggi concludo un viaggio, quello intrapreso per presentarvi alcune delle designer che ho incontrato grazie a Ridefinire il Gioiello, il bellissimo concorso curato da Sonia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo.

Ridefinire il Gioiello è un progetto che si pone l’obiettivo di diffondere una nuova estetica del monile contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: edizione dopo edizione, il concorso ha coinvolto più di 2.000 creativi tra artisti, designer e orafi e per l’edizione 2015 si è posto una nuova sfida, ovvero riuscire a creare un Gioiello dell’Altrove in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto.

Anche per questa edizione, ho avuto il piacere e l’onore di essere media partner del progetto e ho analizzato i 51 progetti finalisti allo scopo di attribuire un premio a un vincitore da me scelto: come ho spiegato nei precedenti post dedicati a Loana Palmas e Alessandra Pasini, la qualità dei lavori presentati è stata tanto alta da indurmi a nominare tre vincitrici, tre giovani donne dotate di grande talento.

Loana è stata la prima ed è poi toccato ad Alessandra: completo il percorso con Chiara Lucato e col suo pendente Il Cantastorie.

La sua creazione ha saputo catturare la mia attenzione grazie a originalità, bellezza e poesia nonché grazie all’idea intrinseca di movimento e alla volontà di rappresentare una cultura diversa e solo apparentemente lontana: il Giappone. Leggi tutto

Alessandra Pasini e il suo viaggio con Moku

Beato chi sa coltivare un proprio mondo interiore riuscendo ad alimentare il lato più poetico della vita; beato chi sa conservare il proprio lato fanciullesco risultando capace di trattenere il bambino che è in ognuno di noi.

Beato chi sa fare tutto ciò, beati coloro che riescono a mantenere vive le speranze e intatti i sogni.

Sono i pensieri che ha fatto nascere in me Alessandra Pasini, una delle designer che ho incontrato grazie a Ridefinire il Gioiello, il bellissimo concorso curato da Sonia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo.

Ridefinire il Gioiello è un progetto che promuove la creatività e che si pone l’obiettivo di diffondere una nuova estetica del monile contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: edizione dopo edizione, il concorso ha coinvolto più di 2.000 creativi tra artisti, designer e orafi.

I monili hanno sempre raccontato e documentato usi e costumi, spesso con una valenza sociale e antropologica: l’edizione 2015 si è dunque posta proprio questa sfida, ovvero riuscire a creare un Gioiello dell’Altrove in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto.

Anche quest’anno, ho avuto il piacere e l’onore di essere media partner del progetto e ho analizzato i 51 progetti finalisti allo scopo di attribuire un premio a un vincitore da me scelto: come ho spiegato recentemente nel caso di Loana Palmas, la qualità dei lavori presentati è stata tanto alta da indurmi a nominare tre vincitori, anzi, tre vincitrici, tre giovani donne dotate di grande talento. Leggi tutto

Ekko Jewels e la stampa 3D tra futuro e tradizione

C’è così tanta incredibile bellezza in questo nostro Paese.

Di una delle sue forme – la bellezza della Natura – non abbiamo alcun merito: al contrario, abbiamo talvolta la colpa di usarla impropriamente, mentre dovremmo capire quanto siamo fortunati a poterne godere, noi e tutti coloro che vengono a visitarci. Di altre forme, invece, possiamo assumerci a ragione il merito ed esserne orgogliosi: mi riferisco alla bellezza dell’Arte, dell’Architettura, della Letteratura, della Cucina, dell’Artigianato.

Sì, ho scritto tutto quanto con le iniziali maiuscole perché più passa il tempo e più mi convinco del fatto che queste meravigliose espressioni siano perle uniche e pregiatissime, da diffondere con passione e da tutelare con convinzione.

Faccio questi pensieri ogni volta in cui ho la fortuna di viaggiare per l’Italia riempiendo il cuore e vivendo incontri speciali come quelli fatti in occasione del mio recente viaggio in Toscana e in particolar modo ad Arezzo.

Durante quel breve viaggio, in una domenica pomeriggio di sole, ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino la realtà di Ekko Jewels, un brand dinamico, innovativo e rigorosamente made in Italy.

Ekko Jewels propone una collezione di gioielli realizzati e rifiniti con cura proprio come insegna la prestigiosa tradizione orafa insita nella città di Arezzo: le loro creazioni sono moderne e sono preziose, sì, eppure sono da vivere ogni giorno. Leggi tutto

Loana Palmas e le storie d’Africa in un anello

Negli ultimi tempi, mi succede spesso di incontrare progetti e creazioni che traggono origine e ispirazione dall’Africa: mi è capitato ancora una volta col concorso Ridefinire il Gioiello.

Come avevo raccontato nei miei articoli precedenti, anche quest’anno sono stata media partner di questo bellissimo progetto curato da Sonia Catena, storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo: dal 2010, il suo Ridefinire il Gioiello promuove la creatività e ha come obiettivo la diffusione e la valorizzazione di una nuova estetica del monile contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali.

L’obiettivo è – a mio avviso – ampiamente raggiunto e realizzato: edizione dopo edizione, il concorso ha infatti coinvolto più di 2.000 creativi tra artisti, designer e orafi che hanno spinto la loro ricerca ben oltre i confini usuali.

Gioielli e abbigliamento sono in grado di raccontare luoghi e popoli: i monili hanno sempre raccontato e documentato usi e costumi, spesso con una valenza sociale e antropologica. L’edizione 2015 si è posta dunque proprio questo tema e questa sfida, ovvero riuscire a creare un Gioiello dell’Altrove in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto.

In qualità di media partner del concorso, sono stata chiamata ad analizzare i 51 progetti finalisti allo scopo di attribuire un premio a un vincitore da me scelto: quest’anno, la qualità dei lavori presentati è stata talmente alta da impedirmi di fare un’unica scelta e ho preferito nominare tre vincitori, anzi, tre vincitrici visto che si tratta di tre giovani donne dotate di grande talento. Leggi tutto

Compleanno, stavolta non ti temo perché penso al kintsugi

Questo è il terzo compleanno che festeggio qui sul blog.
Festeggio si fa per dire: in realtà, in occasione del mio compleanno, avete sempre letto riflessioni un po’ malinconiche.
Quest’anno, però, si cambia regime: desidero tornare a festeggiare davvero il mio compleanno e non perché la mia vita sia diventata perfetta tutto d’un tratto.

Ho iniziato a pensarci una sera, seguendo un dibattito in televisione: una giovane donna affermava che se c’è una cosa che non ha mai aiutato nessuno a ottenere qualcosa è il fatto di piangersi addosso.
Non importa di cosa si dibattesse nello specifico e non importa nemmeno che, a parte questa (inconfutabile) affermazione, la giovane non avesse in verità particolarmente ragione e che fosse anche un po’ supponente e antipatica: importa che quelle parole mi hanno colpita con forza, come se fossero rivolte proprio a me.
Non sono abituata a piangermi addosso, questo no, ma mi capita di sfogarmi su Facebook e in alcuni post qui sul blog, come quelli del compleanno, appunto.
Ecco, ascoltando quelle parole, ho ammesso che in effetti lamentarmi non mi aveva aiutata e non mi aiuta né a ottenere ciò che voglio né a rendermi più simpatica sebbene vi prego di credermi, non è la simpatia ciò che volevo ottenere: non ho mai pensato che piagnucolare sia un modo per ottenere pacche sulle spalle tanto quanto non serve a cambiare le cose.

Ho poi riflettuto anche su altre questioni.
Il 2015 è stato un anno durissimo per tutti quanti e mi riferisco ai fatti che stanno insanguinando il mondo, non ultimi quelli di Parigi.
Non solo, la morte mi è passata accanto colpendomi molto da vicino e portandosi via Emanuele, una persona (giovanissima) alla quale ero affezionata e che desidero ricordare nuovamente proprio oggi, nel giorno del mio compleanno. Leggi tutto

Altrove secondo Ridefinire il Gioiello

Ho parlato spesso di Ridefinire il Gioiello, il bellissimo progetto curato da Sonia Catena, bravissima storica e ricercatrice d’arte esperta in design del gioiello contemporaneo: a giugno, avevo lanciato il bando del nuovo concorso annunciando che, così com’era già accaduto per l’edizione 2014, anche quest’anno sarei stata media partner del concorso attribuendo un premio a un vincitore da me scelto.
Dal 2010, Ridefinire il Gioiello promuove la creatività e ha come obiettivo la diffusione e la valorizzare di una nuova estetica del gioiello contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: nel corso degli anni, il progetto ha coinvolto più di 2.000 creativi tra artisti, designer e orafi che hanno spinto la loro ricerca ben oltre i confini usuali.
Per l’edizione 2015, il concorso è andato nella stessa direzione di Expo, la grande manifestazione che ha portato a Milano il tema del cibo tra cultura, colori e tradizioni: così come lo sa fare il cibo, anche abbigliamento e monili sono in grado di raccontare luoghi e popoli e dunque il tema e la sfida sono stati proprio questi, riuscire a creare un Gioiello dell’Altrove in grado di racchiudere in sé l’esperienza del lontano e dello sconosciuto. D’altro canto, il gioiello ha sempre raccontato e documentato usi e costumi, spesso con una valenza sociale e antropologica.
Le candidature arrivate sono state moltissime e le selezioni sono terminate il 15 settembre: giovedì sera, è stata inaugurata la fase espositiva.
La prima tappa si svolge fino a sabato 31 ottobre al MUMI: l’Ecomuseo di Milano ospita i 51 pezzi selezionati, creati da altrettanti artisti. La mostra è inoltre arricchita da un interessante programma di workshop, incontri e performance musicali, eventi tutti legati al tema del viaggio e delle sue implicazioni.
Vi segnalo tre degli eventi in calendario: la mostra “Frammenti d’Etiopia, il Sud e Harar” della fotografa Chiara Del Sordo, un’affascinante rappresentazione del paese africano attraverso colori, volti e situazioni di una realtà lontana; il workshop di artigianato artistico di sabato, dalle ore 17; e infine “Una pausa a colori” di Martino Vergnaghi, spettacolo che racconta i dipinti di Kandinsky, Van Gogh e Rousseau attraverso musica e dialoghi che rievocano i viaggi – reali o immaginari – di questi grandi pittori (sabato alle ore 19).
Giovedì sera, ho avuto il grande piacere di partecipare alla serata inaugurale annunciando non una bensì tre vincitrici: il tema è stato molto ben sviluppato da tutti i partecipanti e ho voluto estendere ad altre due persone il mio premio che consisterà in monografie dedicate qui su A glittering woman. Si partirà con la vincitrice assoluta e se siete curiosi vi invito a continuare a leggere il blog.
Intanto, non voglio influenzarvi e non anticipo nulla, andate a vedere voi stessi questa prima tappa dell’esposizione: troverete molti spunti tutti sviluppati in maniera estremamente personale.
E se non potete andare, vi segnalo già la seconda tappa: dopo le tre giornate al MUMI, la mostra proseguirà in un’altra sede milanese. L’appuntamento è presso Circuiti Dinamici, in via Giovanola 19/21, dal 15 al 28 novembre.
Continuerò a tenervi informati circa le successive tappe di questo progetto itinerante: il viaggio non finisce.

Manu

Ridefinire il Gioiello 2015 – Il Gioiello dell’Altrove
MUMI – Ecomuseo di Milano
Alzaia Naviglio Grande 16, Milano
La mostra resterà aperta nelle giornate del 29-30-31 ottobre dalle 10 alle 20
Col patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano, ExpoinCittà, Consiglio di zona 5, Consiglio di zona 6, Accademia di Brera

Qui trovate il sito del MUMI e qui la pagina Facebook.
Qui trovate il sito di Ridefinire il Gioiello, qui la pagina Facebook e qui Twitter.
Qui trovate la photogallery dell’evento di inaugurazione (dalla quale è tratta la foto in alto).
Io & Ridefinire il Gioiello: qui trovate il mio articolo sul bando di concorso 2015, qui quello sulla manifestazione 2014 e qui quello su Alessandra Vitali, la designer che ho deciso di premiare lo scorso anno.

Keep Out mette fuori combattimento la sfortuna

Tempo fa, ho parlato qui su A glittering woman di un brand che ha saputo trasformare il ditale da cucito in una linea di monili.

Il brand in questione si chiama Keep Out e ha avuto un’idea che si rifà a un antico costume: pare infatti che in America Latina, per tradizione, le donne anziane regalassero un ditale in argento a figlie, nipoti e nuore per proteggerle da ogni sorta di pericolo e per tenere lontano malocchio e magie. Il ninnolo veniva anche tramandato di generazione in generazione portando avanti il suo potere protettivo.

Rivisitato ai giorni nostri, il ditale di Keep Out vuole essere proprio questo, un piccolo e gioioso portafortuna, un oggetto piacevole da indossare e capace di regalare sorriso e buonumore – cose che in effetti non bastano mai.

I monili sono interamente realizzati a mano, in Italia: il progetto nasce da un’azienda che vanta una solida tradizione orafa, cosa che ben traspare osservando la manifattura, delicata e precisa. Leggi tutto

Il talento trova casa con webelieveinstyle.maison

Ci sono persone che occupano un ruolo importante nella nostra vita e che sono capaci di influenzarci e di esercitare un forte ascendente: è bellissimo quando tutto ciò è in positivo, quando ci porta a non fermarci mai e a migliorarci, sempre.

Stefano Guerrini è per me una di queste persone: è un amico, è stato un mio docente e continua a essere un grande modello, dal punto di vista umano e professionale.

Dovete sapere che, prima ancora di conoscere il suo nome, sono rimasta colpita da lui: lo vedevo alle sfilate ed ero attratta dall’aria di autorevolezza che emanava. Un giorno, ho avuto una grande sorpresa: l’ho ritrovato in IED, la scuola di moda che stavo frequentando. Non solo, ho scoperto che lui sarebbe stato uno dei miei docenti.

Il mondo è straordinariamente piccolo e spesso cose, fatti, persone e momenti si incastrano alla perfezione: ben presto ho scoperto che quella sensazione di autorevolezza che Stefano mi ispirava era più che fondata. Attenzione, ho scelto l’aggettivo accuratamente: Stefano è autorevole ma non autoritario e c’è una bella differenza.

Fare lezione con lui è un’esperienza straordinaria, perché è vulcanico ed entusiasta: la sua cultura e la sua memoria sono enciclopediche e sono pari solo alla sua passione. Leggi tutto

Il sapore dei gioielli di gusto? Un po’ serio e un po’ surreale

Un paio di settimane fa, qui su A glittering woman, ho parlato di un rapporto particolare e molto creativo, quello tra moda e cibo.

Concludendo il post, ho accennato a una mostra importante: oggi torno a parlarne con gioia poiché giovedì sono stata all’inaugurazione e vi dico subito che l’esposizione è bellissima e che merita una visita.

Si intitola Gioielli di gusto e si tiene a Palazzo Morando, a Milano: l’intento è chiaro anche grazie al sottotitolo, offrire racconti fantastici tra ornamenti golosi.

Aperta dal 18 settembre all’8 dicembre 2015, la mostra si propone come un punto di incontro fra cibo e ornamenti: sono esposti circa 200 affascinanti pezzi d’autore, in un fantastico mix di gioiello, bijou e accessorio moda.

Il tutto propone una riflessione seria ma anche divertente, perché se nell’ambito del gioiello prezioso il cibo è presente da sempre (esistono testimonianze e reperti risalenti al IV secolo avanti Cristo) con significati spesso allegorici (mi viene subito in mente il melograno), con l’avvento del bijou il rapporto è diventato invece surreale, ironico e talvolta anche provocatorio. Leggi tutto

Quando moda e cibo se ne vanno a braccetto

Forse, leggendo il titolo di questo post, avete pensato all’eccessiva magrezza di alcune modelle e magari avete pensato che l’accostamento tra moda e cibo sia un paradosso evidente e una stridente contraddizione.

Forse, se un pochino mi conoscete e se avete letto qualche mio precedente post, sapete che ho preso posizione altre volte su quella magrezza e quindi ora temete di sorbirvi l’ennesima filippica.

Nulla di tutto ciò: stavolta desidero trattare il lato più ludico, creativo e divertente di questo rapporto perché stilisti e brand si sono spesso ispirati al cibo e non solo oggi, sull’onda di Expo 2015.

Le ispirazioni gastronomiche si sono spesso intrecciate non solo con l’abbigliamento ma anche col gioiello e tutto ciò per un motivo molto semplice: il cibo è sempre stato sinonimo di vita e molti alimenti (mi viene in mente il melograno) hanno assunto significato di buon auspicio, diventando portafortuna in grado di augurare salute e ricchezza.

Nel ‘900, il secolo che ci siamo lasciati alle spalle, molti stilisti e designer hanno creato abiti e bijou divertenti portando avanti il connubio moda e cibo: penso per esempio a Moschino e poi a Ken Scott, Sharra Pagano, Ornella Bijoux (ricordate, ho parlato di tutti e tre qui sul blog). Leggi tutto

Cose che capitano con le creazioni di Sophie Cochevelou

Ieri sono stata in giro per Milano con un caro amico, Stefano Guerrini.

Le ore sono volate così piacevolmente che, solo poco prima di tornare a casa, ho realizzato di essermi completamente dimenticata di fare una cosa importante, ovvero passare dal mio medico di base per farmi prescrivere alcuni farmaci dei quali avevo bisogno: era ormai troppo tardi per rimediare, così ho deciso di fare un tentativo in una farmacia in cui sono sempre gentili.

Entrando, ho visto un giovane uomo il cui volto non mi era noto: mi sono comunque avvicinata al banco e ho fatto la mia richiesta con gentilezza. Il suo volto si è fatto dubbioso e allora, per rassicurarlo, ho aggiunto “so che sarebbe necessaria la prescrizione e le prometto che non verrò più senza, ma come vede sono grandicella e le assicuro che è un farmaco che prendo abitualmente, non farò sciocchezze”.

A questo punto, nonostante il suo atteggiamento fosse serio e professionale, la sua mimica facciale lo ha tradito per un istante e io ho colto un rapidissimo guizzo divertito accompagnato da uno sguardo quasi impercettibile in direzione del mio petto: non ho abbassato a mia volta gli occhi, ero certa di non avere addosso nulla di scollato. Ma se non erano le mie grazie a divertirlo, però, cos’altro poteva essere? Leggi tutto

Il Divertissement secondo Agnese Del Gamba

Ci sono parole che mi affascinano, mi incuriosiscono e mi divertono per la loro capacità di disegnare scenari molto ampi: prendete, per esempio, divertissement.
È presa in prestito dal francese e significa divertimento: dal punto di vista storico, il termine indicava danze o canzoni inserite in opere e balletti francesi del XVIII secolo. Il divertissement era collocato tra gli atti o alla fine dello spettacolo ed era connesso al soggetto del lavoro: era quindi propriamente un momento di divertimento intelligente.
In seguito, il termine è passato ad indicare composizioni letterarie o artistiche di tono leggero che nascono come divertimento dell’autore; oggi, si utilizza per indicare un’attività anche impegnativa ma fatta per piacere o per svago e divertissement è anche il prodotto che ne deriva.
Non potrebbe dunque esistere nome più adatto per il lavoro di Agnese Del Gamba.
Gli ingredienti del suo lavoro e del suo brand sono l’estro, la creatività e l’abilità delle sue mani: da questo mix nascono i suoi Divertissement, oggetti da indossare o fatti per arredare.
Agnese idea e costruisce bracciali, anelli, collane, orecchini, cerchietti per capelli e fascinator ma anche lampadari, talvolta su ordinazione: in ogni sua creazione, filati e tessuti di pregio, bottoni e passamaneria di antiquariato prendono vita in modo sempre diverso e suggestivo sposando materiali di riciclo come il PET, ovvero il materiale del quale sono fatte le bottiglie che usiamo e che la maggior parte di noi butta, senza pensarci due volte, nei rifiuti (spero almeno differenziati).
Il suo Divertissement è un piccolo piacere, un oggetto unico nella forma e nel materiale: cose che avrebbero terminato il loro ciclo vitale – accantonate e talvolta bollate come inutili, la peggiore onta nella società moderna – assumono una nuova dignità e una nuova funzione.
A mio avviso, c’è grande poesia nel saper creare oggetti capaci di innalzare il morale e di riempire di letizia la nostra vita partendo da cose umili, semplici, antiche oppure scartate. E mi piace il fatto che Agnese onori in pieno il nome che ha scelto per il suo brand, mi piace che si diverta e che sappia far divertire.
Come accennavo, lavora anche su ordinazione e per me ha pensato a un tocco di Toscana (la sua regione) e ai prati, ricordando quelli della sua infanzia.
È nata così una parure che porta il mio nome, Emanuela, composta da collana e anello – quelli che vedete qui sopra. La collana è un prato con papaveri e fiordaliso, con la base in plexiglas, francobolli di antiquariato e piccole murrine: i fiori, molto realistici, sono stati realizzati lavorando il PET. Tra foglie e petali, ci sono perfino una coccinella e una lumachina. L’anello è un papavero che orna graziosamente di rosso la mano.
Quando indosso la mia parure, chiudo gli occhi e vedo Agnese bambina, felice nell’orto del nonno, intenta a osservare piante e fiori.
Ho sempre pensato che il divertimento sia fondamentale: quello firmato Divertissement è intelligente, equilibrato e pieno di garbo.

Manu

Qui trovate la pagina Facebook di Divertissement e qui il profilo Instagram.
Potete trovare Agnese anche alla Fiera Antiquaria di Arezzo, ogni prima domenica del mese e sabato precedente.
E proprio lì, Agnese ha recentemente incontrato Veronika Richterová, artista di origine ceca che crea sculture col PET e che partecipa a mostre in tutto il mondo (le più recenti a Cuba e Taiwan). Indovinate un po’? Veronika si è fermata a osservare il lavoro di Agnese e chissà che presto una delle sue creazioni non finisca nella collezione dell’artista che, oltre alle sue opere, ha raccolto oltre 3.000 oggetti in plastica da 76 paesi diversi (se siete curiosi, date un occhio qui e qui).

Giorà by Giovanna Raspini, amore e gioielli

Mi sono sempre ingegnata in tanti modi per soddisfare il mio amore verso il bello.

Anni fa, per esempio, quando mi occupavo d’altro e la moda non era la mia occupazione principale, consumavo tonnellate di riviste: il verbo consumare non è usato a sproposito, era proprio così, consumavo le pagine a furia di sfogliarle innumerevoli volte.

Avevo anche un’altra piccola mania, ritagliavo le foto che mi piacevano di più e conservavo quei pezzi di carta (o di sogno) con cura: sono certa del fatto che la cartelletta dove riponevo il tutto sia ancora da qualche parte, nascosta tra libri e riviste, e un giorno la cercherò.

Tra i gioielli che colpivano maggiormente il mio immaginario c’erano quelli firmati Giorà, il brand creato dalla designer Giovanna Raspini: ero affascinata dal loro stile molto particolare e infatti quei pezzi guadagnavano spesso spazi su pubblicazioni prestigiose come Vogue Accessory. Leggi tutto

Chimajarno, aggregare ricordi sotto forma di bottoni

Bottoni.
Piccoli, grandi, bianchi, colorati, di tante forme e materiali diversi.
Tutti con un unico scopo: unire ciò che nasce diviso. E lo fanno da molto prima che nascesse la zip.
Ricordo la scatola dei bottoni di mia mamma: quand’ero piccina, mi incuriosiva indicibilmente e non perdevo occasione di sbirciarci all’interno e di toccare con delicatezza quelli che mi apparivano come piccoli tesori.
Quella scatola mi affascinava a tal punto che oggi ne possiedo a mia volta una tutta mia, nonostante io non sia particolarmente incline al cucito: all’interno, i bottoni sono suddivisi per colore – è una mia piccola mania quella di fare la suddivisione per colori, la faccio anche negli armadi.
Ma, evidentemente, quella per i bottoni non è solo una mia passione.
Tra i tanti libri che hanno accompagnato la mia fanciullezza, ne rammento distintamente uno, La guerra dei bottoni (La Guerre des boutons), romanzo dello scrittore francese Louis Pergaud nel quale i bottoni diventano il bottino della guerra tra due gruppi di bambini in un piccolo paese.
In tempi recenti, sono rimasta colpita dall’esistenza di un Museo del Bottone a Vigorovea, in provincia di Padova, e di un altro a Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini.
Esistono modi di dire, come attaccare bottone.
E poi ci sono persone come Chiara Trentin, una creativa che ha fatto dei bottoni la materia prima della propria arte.
Chiara ha dato vita al brand Chimajarno e fa gioielli o meglio aggregazioni indossabili di bottoni, come le chiama lei, come quella che potete ammirare qui sopra.
Sono attratta dalle creazioni di Chiara fin dalla prima volta in cui ho potuto ammirarle da vicino: ora, resto incantata davanti a un suo progetto al quale ha dato il nome di Aggregare ricordi sotto forma di bottoni.
Ecco come lo racconta lei stessa: “Ci sono percorsi, passi… Ci sono incontri, occhi… Ci sono racconti, storie… Ci sono sensazioni, emozioni… Ci sono idee, sogni, oggetti… E  ci sono forme differenti per tenere legato il nostro vissuto e i ricordi che non vogliamo perdere… Mi ritrovo tra le mie scatole e i miei vasi colmi di tutto ciò che ha suscitato qualcosa in me, piccole cose, sassi, conchiglie, oggetti trovati a terra e, dopo 10 anni dalla nascita di Chimajarno, provo a mettere assieme ricordi che prendono forma nella mia familiarità: il bottone”.
Il progetto di Chiara mira a coinvolgere gli altri: “Provo a chiedere il vostro intervento/partecipazione per aggregare quanti più ricordi possibili: vi chiederei di consegnarmi un bottone o più e se volete aggiungete una parola, una storia, un aneddoto, una cosa o quant’altro legato o meno al bottone”.
“A fine anno tutto ciò che avrò raccolto – assieme a bottoni, oggetti e ricordi già da tempo “catalogati” – sarà esposto in una prima mostra presso un museo: mi piacerebbe poi che tutto ciò continuasse e trovasse spazio in altri luoghi”, conclude Chiara.
A me è sembrato un progetto meraviglioso e così ho deciso di parlarne nella Pillola di oggi: amo l’idea di aggregare ricordi in questo modo perché – come ho scritto in principio – il bottone nasce proprio per unire e poi trovo splendida l’idea di ricavarne una mostra.
E voi? Volete far parte di questo progetto condiviso?
Io sto già pensando a quale bottone e a quale ricordo consegnare a Chiara.

Manu

Qui trovate il blog e qui la pagina Facebook di Chimajarno.
Per partecipare ad Aggregare ricordi sotto forma di bottoni, trovate tutte le informazioni e i dettagli qui e qui.

Per curiosità: se vi capita, fate visita al Museo del Bottone di Vigorovea (qui e qui) oppure al Museo di Santarcangelo di Romagna (qui, qui e qui).

Il gioiello crea dialoghi tra Italia e Giappone

Progetto Dialoghi: due creazioni e le rispettive ispirazioni degli artisti

L’amicizia è un ponte, mi disse una persona tanti anni fa.
Allora ero giovanissima e non so quanto in quel momento veramente compresi il significato profondo dell’affermazione: comunque mi colpì, tanto che me la ricordo con precisione ancora oggi, fase della mia vita in cui – credo – sono più pronta a coglierne la verità nonché le profonde sfumature.
Sì, l’amicizia crea ponti importanti e fa in modo che persone diverse tra loro per educazione, cultura e tradizioni possano costruire un dialogo: lo fa attraverso molti strumenti e stavolta è il gioiello contemporaneo a creare un nuovo legame tra Oriente e Occidente.
Talvolta, quando ci si trova a dialogare con persone di lingua diversa, viene spontaneo usare le mani muovendole in gesti riconoscibili: un maestro orafo spinge la propria gestualità ben oltre, le sue mani si muovono e creano oggetti capaci di parlare, abbattere barriere e gettare ponti. È da questa idea che è nato il progetto Dialoghi.
Frutto di anni di lavoro tra i direttivi di AGC (Associazione Gioiello Contemporaneo) e JJDA (Japan Jewellery Designers Association), il progetto riesce a legare due realtà apparentemente lontane – l’italiana e la giapponese – attraverso il potenziale artistico intrinseco nel gioiello contemporaneo.
Quaranta autori italiani (membri di AGC) e quaranta giapponesi (membri di JJDA) sono stati selezionati e gemellati: ogni coppia ha prodotto due pezzi e ciascun membro si è ispirato alla cultura del paese del proprio collega. Gli autori si sono dunque conosciuti e confrontati, si sono scambiati immagini d’arte e hanno avviato il processo creativo che culmina ora in una serie di eventi espositivi tra Italia e Giappone.
Al termine delle varie esposizioni, all’interno di ogni coppia ci sarà uno scambio: ogni partner donerà all’altro la propria creazione allo scopo di sottolineare ulteriormente l’intrecciarsi di una nuova conoscenza, di un legame intimo, di una nuova amicizia.
E a proposito di amicizia, mi piace sottolineare che il prossimo anno ricorrerà l’anniversario dei 150 anni di quella esistente proprio tra Italia e Giappone: il primo Trattato di Amicizia e Commercio fra il Regno d’Italia e l’Impero del Giappone fu infatti firmato nel 1866 e Dialoghi è anche uno splendido modo per portare avanti questo ormai storico rapporto.
Il progetto è stato inaugurato ufficialmente il 3 luglio presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo: sarà poi il Museo d’Arte di Kofu a ospitare la mostra dal 19 al 28 settembre, mentre a ottobre ci sarà la prima tappa italiana al Museo d’Arte Orientale di Roma.
Nel 2016, i lavori si sposteranno tra il Museo del Bijou di Casalmaggiore (del quale ho già parlato precedentemente), il Museo del Mediterraneo di Livorno e la Fondazione Cominelli di Cisano di San Felice, in provincia di Brescia: l’itinerario si chiuderà infine a Padova nella cornice dell’Oratorio di San Rocco.
Sono entusiasta di tutto ciò: il Giappone mi incuriosisce enormemente (e sogno di andarci) e sapete quanto io ami il gioiello e quanto apprezzi la sua dimensione contemporanea, quindi non vedo l’ora di avere l’occasione di visitare una o più delle tappe italiane. Sono curiosa di conoscere le ispirazioni e i riferimenti suggeriti dagli scambi e di vedere ciò che ne è nato.
E infine, concedetemi un piccolo moto d’orgoglio: tra gli artisti italiani selezionati, ce ne sono alcuni che conosco personalmente e qualcuno che è già apparso qui sul blog. Un applauso particolare ad Anna Maria Cardillo, Clara Del Papa, Lucilla Giovanninetti, Chiara Scarpitti e Silvia Valenti nell’attesa di conoscere presto tutti gli altri, di persona o attraverso i loro lavori che, sicuramente, saranno in grado di creare nuovi ponti. E nuova amicizia.

Manu

AGC Associazione Gioiello Contemporaneo: qui il sito e qui la pagina Facebook.
JJDA Japan Jewellery Designers Association: qui il sito e qui la pagina Facebook.
Tutti i dettagli del progetto Dialoghi: qui.
Per chi ha la fortuna di poter andare in Giappone: qui il sito Museo d’Arte di Kofu.
Per le tappe italiane: qui il Museo d’Arte Orientale di Roma, qui il Museo del Bijou di Casalmaggiore, qui il Museo del Mediterraneo di Livorno, qui la Fondazione Cominelli e qui l’Oratorio di San Rocco di Padova.

Qui trovate il mio incontro con Anna Maria Cardillo, qui quello con Chiara Scarpitti, qui quello con Lucilla Giovanninetti e qui trovate un guest post scritto da Silvia Valenti.

Zu Zu Zoo Collection, lo zoo felice firmato Tout Court Moi

Negli ultimi anni, ho sviluppato una certa allergia verso tutti quei posti in cui gli animali selvatici sono tenuti in cattività, prigionieri dell’uomo e obbligati a vivere fuori dal proprio habitat: l’allergia comprende gli zoo (inclusi gli zoo safari, un recinto è sempre un recinto per quanto grande possa essere), gli acquari, i parchi acquatici e i circhi.

Non metto in dubbio che in molti di questi posti gli animali siano trattati con attenzione: ciò che non sopporto è il fatto che creature che dovrebbero essere libere siano invece piegate al volere dell’uomo, soprattutto quando vengono soggiogate a certi nostri stupidi capricci, come far fare loro giochetti per divertirci.

Un paio di settimane fa, mi sono ritrovata in un parco acquatico: non citerò il nome né troppi particolari per rispetto, perché istruttori e biologi che vi lavorano mi sono sembrati animati da una grande passione. E poi la mia non vuole essere una crociata, è solo un punto di vista.

Beh, insomma, ero in questo parco ed ero triste per i delfini, ma quando siamo arrivati alla vasca delle orche ho toccato l’apice del dispiacere: ho rischiato di mettermi a piangere perché vedere una creatura tanto grande e fiera fare mosse e versi a comando è stato straziante. Altro che divertimento. Leggi tutto

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