Armani e il suo Silos che contiene sogni, successi, storia, futuro della moda

Armani è uno dei motivi per cui mi occupo di moda.

Questo post inizia così, con un’affermazione forte che non lascia spazio a dubbi.

Giorgio Armani, classe 1934, e la sua prestigiosa maison fondata nel 1975 figurano tra i miei ricordi di bambina, ricordi che profumano di tenerezza, calore e divertimento nonché dei primissimi approcci con la moda.

Ricordo molto bene quando mia sorella e io trascorrevamo interi pomeriggi a disegnare figurini, immaginando anche di frequentare gli stilisti che erano famosi in quegli anni, Maestri del calibro di Giorgio Armani, Valentino, Gianni Versace, Ottavio Missoni, Franco Moschino, Gianfranco Ferré.

Ebbene sì, eravamo due bambine dotate di grande fantasia ed ecco perché, quando mi chiedono di parlare di me, affermo che la moda è una malattia con la quale sono nata – una malattia meravigliosa.

Armani è lo stilista che ha forgiato i miei primi sogni di moda: vi è entrato quando ero solo una bambina con gli occhi pieni di meraviglia e curiosità e lì è rimasto per sempre, stagione dopo stagione, anno dopo anno.

Sono cresciuta, ho studiato, ho coltivato tante passioni: il bello, la moda, la comunicazione sono diventati sempre di più poli di irresistibile attrazione e si sono infine fusi nel mestiere che faccio oggi, con amore, passione, devozione e quella stessa curiosità che – per fortuna – non si è mai affievolita ma che al contrario è cresciuta, diventando più matura e profonda. Nonché più consapevole, mi piace pensare, anche se ciò che avevo colto da bambina, in modo istintivo come spesso accade ai giovanissimi, continua a essere il nucleo di tutto. Leggi tutto

Chagall, quando il sogno è quello di una notte d’estate

Sono felice di condividere con voi, cari amici, un’esperienza che ho avuto modo di fare ultimamente e della quale riesco oggi finalmente a raccontare.

Risale allo scorso 13 ottobre, quando sono stata all’inaugurazione della mostra Chagall – Sogno di una notte d’estate rimanendone completamente conquistata.

Di cosa si tratta?

Per la prima volta in Italia, è arrivata la mostra-spettacolo (questa è la definizione più giusta) dedicata al grande Marc Chagall (1887 – 1985), il pittore che rappresentava un mondo colorato così come se lo osservasse attraverso le vetrate di una chiesa.

Fino al 28 gennaio 2018, il Museo della Permanente in via Turati a Milano ospita Chagall – Sogno di una notte d’estate ovvero una nuova forma di conoscenza dell’arte: a mio avviso, è una forma particolarmente adatta in quanto riporta l’arte a quella che è una delle sue funzioni primarie, ovvero stupire ed emozionare.

Arte, spettacolo, musica e tecnologia si fondono andando oltre le cosiddette mostre immersive: in questo caso, infatti, non parliamo solo di proiezioni di immagini, ma di una regia sapientemente costruita da Gianfranco Iannuzzi (le cui realizzazioni utilizzano l’immagine, il suono e la luce come supporti di comunicazione sensoriale), Renato Gatto (docente di tecnica vocale, vocalista, attore) e Massimiliano Siccardi (artista che studia il corpo e con il corpo fin da bambino) con una colonna sonora curata da Luca Longobardi (pianista e compositore) per un risultato complessivo capace di coinvolgere e travolgere. Leggi tutto

Mario Giansone, se l’arte si trasforma in gioielli da indossare

Mercoledì 11 ottobre sono stata a Torino per un viaggio stampa che mi ha dato l’opportunità di assistere all’anteprima della mostra dedicata al Maestro Gianfranco Ferré e ai suoi gioielli presso Palazzo Madama (qui trovate il mio racconto e tutti i dettagli).

Oltre a tale mostra (meravigliosa!), il viaggio mi ha dato la possibilità di visitare una seconda esposizione ospitata nella stessa sede e dedicata ancora una volta al gioiello: ho potuto così rimediare a una mia precedente assenza (nonostante avessi ricevuto il gentile invito anche per quell’anteprima non ero infatti riuscita ad andare) e ne sono stata felice poiché tale mostra mi incuriosiva molto, visto che presenta il lavoro di un artista e designer che – lo confesso – non conoscevo.

E così, Palazzo Madama conferma ancora una volta la sua vocazione: essere un Museo di Arte Antica interessato a documentare il nesso stringente esistente tra scultura e pittura da una parte e le cosiddette Arti Decorative o Applicate dall’altra (tra le quali il gioiello), mai considerando queste ultime quali arti minori, come ha ben spiegato lo stesso direttore Guido Curto proprio in occasione della presentazione della mostra dedicata a Ferré.

Detta vocazione viene confermata presentando fino al 29 gennaio 2018, al secondo piano in Sala Atelier, un’esposizione dedicata ai gioielli in oro forgiati dall’artista torinese Mario Giansone (1915-1997), uno dei più valenti scultori italiani del Novecento: i suoi erano capolavori concepiti per essere indossati dalle tante signore che Giansone frequentava e ammirava, ricambiato grazie al suo fascino un po’ misterioso. Leggi tutto

Gioielli e Ornamenti di Gianfranco Ferré visti Sotto un’altra Luce

È grazie ai miei genitori che ho avuto una bella infanzia, felice al punto tale che le esperienze di quegli anni si sono poi trasformate in splendidi ricordi e sono diventate le basi delle mie odierne sicurezze di persona adulta.

Tra i tanti ricordi pieni di tenerezza, calore e divertimento, figurano anche i primissimi approcci con la moda: per esempio, ricordo la mia prima borsetta (ero davvero piccina e a testimoniarlo ci sono alcune foto negli album di famiglia) e ricordo altrettanto bene quando mia sorella e io trascorrevamo interi pomeriggi a disegnare figurini, immaginando anche di frequentare gli stilisti che erano famosi in quegli anni, Maestri del calibro di Giorgio Armani, Valentino, Gianni Versace, Ottavio Missoni, Franco Moschino, Gianfranco Ferré.

Ebbene sì, eravamo due bambine dotate di grande fantasia e di idee già chiare ed ecco perché affermo che la moda è una malattia con la quale sono nata.

Immaginate dunque la gioia che provo oggi ogni volta in cui ho la possibilità, il piacere e l’onore di essere testimone di eventi che celebrano la vita e il lavoro di coloro che – da sempre – sono per me modelli e icone.

Immaginate l’emozione che ho provato mercoledì mentre, seduta in una delle meravigliose sale di Palazzo Madama a Torino, ascoltavo con estrema attenzione grandi professionisti impegnati a presentare una mostra importantissima che si intitola Gianfranco Ferré – Sotto un’altra Luce: Gioielli e Ornamenti. Leggi tutto

Mente Captus di Marcella Milani, spazi e silenzi all’ex manicomio

Mi piace pensare che quello che stiamo vivendo possa essere un settembre all’insegna della cultura, di come e quanto essa possa avere un impatto positivo sulle nostre vite arricchendole di bellezza e magari abbattendo qualche nostro pregiudizio – come ho raccontato nel post precedente.

Mi piace anche pensare che sia un settembre ricco di attesi ritorni e piacevoli riconferme: è il caso di Marcella Milani.

Pavese DOC, classe 1974, fotografa professionista freelance: grazie alla sua bravura tecnica, alla spiccata sensibilità e alla capacità di cogliere dettagli che sfuggono a molti, Marcella collabora con le più importanti testate nazionali.

Ho il privilegio di godere della sua amicizia e, tra i moltissimi ritratti che mi sono stati fatti nel corso degli anni, i suoi sono puntualmente tra quelli in cui maggiormente mi riconosco, tant’è che la mia foto profilo di Facebook è un suo scatto che lì resiste da più di quattro anni.

Perché parlo di cultura, di ritorni e di riconferme collegando il tutto a Marcella?

Perché avevo già raccontato di lei in un precedente post qui nel blog, presentando un suo importante progetto culturale con forti valenze sociali e storiche, ovvero la mostra intitolata URBEX PAVIA – Viaggio fotografico nelle aree dismesse. Leggi tutto

Riparto da Prato dove arte, tradizione e culto sono “Legati da una Cintola”

Ci siamo, A glittering woman riparte: alla fine, sono tornata sebbene la tentazione di restare in Grecia e precisamente a Samos sia stata forte (ma ne parleremo in un prossimo post).

Sono felice di inaugurare una nuova stagione con un evento che ha tutto il sapore e il profumo di conoscenza e cultura, ambiti che tanto mi stanno a cuore; tuttavia, devo in realtà iniziare con un’ammissione di (mia) forte ignoranza e non per confondervi le idee, giuro.

Ora vi racconto tutto con ordine.

Dovete sapere che, già prima della pausa e delle vacanze, avevo ricevuto un invito tanto gradito da inserirlo subito in agenda con grande piacere e curiosità: mercoledì 6 settembre, insieme a un nutrito gruppo di giornalisti, ho pertanto preso un treno Frecciarossa da Milano per raggiungere Firenze e poi Prato, destinazione finale del nostro viaggio stampa.

Siamo stati infatti ospiti del Comune di Prato per la conferenza stampa e la visita in anteprima di una mostra intitolata Legati da una Cintola – L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città che si svolge al Museo di Palazzo Pretorio da oggi, venerdì 8 settembre, fino a domenica 14 gennaio 2018 (aggiornamento – estesa fino al 25 febbraio 2018 per il grande successo di pubblico).
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Handmade Dreams, i sogni che luccicano sono fatti a mano

Ieri sera, sono stata all’inaugurazione di una mostra a Palazzo Morando: visto che è molto interessante (con ingresso gratuito, tra l’altro) e che dura purtroppo solo fino a domenica 21 maggio, ho voluto scrivere e pubblicare questo post subito, senza perdere nemmeno un prezioso istante.

La mostra si chiama Handmade Dreams, Contemporary Czech Fashion Jewellery e nasce dal Museo del vetro e del bijoux della città di Jablonec nad Nisou per portare a Milano una significativa selezione di importanti pezzi artistici che illustrano la tradizione boema antica di 400 anni e che continua ancora oggi.

Se qualcuno è un lettore davvero assiduo di A glittering woman ricorderà forse che la produzione della Repubblica Ceca è già stata oggetto di un altro mio post grazie a una precedente mostra curata da Bianca Cappello e Giorgio Teruzzi a Casalmaggiore. Ed è stata proprio Bianca, bravissima storica e critica del gioiello, a presentare ieri sera la mostra a tutte le persone intervenute a Palazzo Morando.

Dovete sapere che, all’epoca della mostra a Casalmaggiore, io – molto incuriosita – avevo avuto l’occasione di fare alcuni approfondimenti (grazie Bianca!), apprendendo per esempio che Jablonec nad Nisou è un’importante culla dell’industria del vetro.

Pensate che le prime tracce di gioielli in vetro – perline e braccialetti – risalgono addirittura a 300 anni prima di Cristo a opera dei Celti. Leggi tutto

Space Girls, Space Women: lo sguardo e il contributo femminile allo Spazio

Per gentile concessione del Museo da Vinci, dalla mostra Space Girls, Space Women: l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti

L’ho scritto tante volte: non potrei vivere di sola moda perché i miei interessi sono molteplici e variegati.

Sono curiosa verso la vita e occuparmi esclusivamente di moda equivarrebbe a sedermi a tavola e gustare un solo tipo di pietanza, ignorando tutti gli altri sapori: lo considererei noioso e monotono.

È vero, ho alcuni piatti preferiti e ai quali non rinuncerei mai ma, visto che sono una buongustaia, non potrei nutrirmi solo di quelli: parallelamente, nonostante io ami follemente la moda che considero una potente forma di linguaggio, non potrei mai limitarmi a essa ignorando altre modalità di comunicazione altrettanto capaci di raccontare i molteplici aspetti della storia umana, del costume e della società.

Sono dunque molto felice ogni volta in cui prestigiose istituzioni quali il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci mi invitano alle anteprime stampa, dandomi l’opportunità di incontrare e ascoltare esperti di diversi ambiti culturali: mercoledì scorso, sono stata invitata all’anteprima che ha introdotto Space Girls, Space Women – Lo Spazio visto dalle Donne, ovvero una splendida mostra che racconta lo sguardo e il contributo femminile all’esplorazione dello Spazio.

Per raccontare il ruolo delle donne nella ricerca spaziale, un gruppo di fotografe ha realizzato una serie di scatti in tutto il mondo: sono stati raccolti in una mostra voluta in Italia dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e inaugurata il 20 aprile al Museo da Vinci, qui a Milano. Seguirà una seconda inaugurazione a Roma, nel mese di maggio, proprio nella sede dell’ASI.

Prima di raccontarvi i principali fatti e dettagli della mostra, desidero però dirvi perché ho scelto di parlarne qui nel blog.

E partirò affermando di essere cresciuta con il mito della scoperta, dell’ignoto e dello Spazio.

Da ragazzina, ho divorato i libri di Jules Verne, uno dei padri della fantascienza moderna: i suoi romanzi – da Viaggio al centro della Terra a Ventimila leghe sotto i mari passando per Dalla Terra alla Luna, scritto nel 1865, più di 100 anni prima dell’allunaggio del 1969 – mi tenevano con il fiato sospeso, mi trasportavano in mondi lontani e mi facevano sognare.

In seguito, è toccato a Isaac Asimov e a diversi dei romanzi e racconti con i quali il celebre scrittore ha ipotizzato la storia futura dell’umanità.

Lo Spazio, dunque, è uno degli interessi più grandi che ho e il Museo da Vinci ha già in passato dato piena soddisfazione a questa mia sconfinata passione come quando, il 28 ottobre 2014, mi sono ritrovata ad ascoltare il grande astronauta Eugene Cernan, completamente affascinata dal suo carisma.

L’occasione di incontrarlo mi è stata data grazie alla serata di inaugurazione dell’Area Spazio, esposizione permanente del Museo.

Tale area è pensata come un viaggio interattivo tra oggetti, luoghi, personaggi, curiosità e tecnologie relative all’astronomia e all’esplorazione del cosmo: Eugene Cernan – comandante della missione Apollo 17 nel 1972 e tutt’oggi ultimo uomo ad aver lasciato la Luna – è stato l’ospite d’onore dell’inaugurazione.

Il secondo motivo per cui ho scelto di parlare di Space Girls, Space Women è altrettanto importante: sono migliaia le donne che operano nel settore spaziale, poche quelle che guidano i vertici di enti e società del settore.

La ricerca è un ambito in cui la crescita della presenza femminile ha segnato un forte incremento: eppure, se dalla prima donna nello spazio nel 1963 tanta strada è stata fatta (l’astronauta sovietica Valentina Vladimirovna Tereškova, classe 1937, oggi 80enne), è altrettanto vero che molta, ancora, ne resta da fare. Leggi tutto

Carlo Zini, il grande bigiottiere che ha avuto la fortuna di fare ciò che sognava di fare

È con grande tristezza che condivido la notizia
della scomparsa di Carlo Zini che si è spento il 3 novembre 2021.
Vorrei poter chiudere gli occhi e fingere che non sia vero,
perché persone come lui sono eterne – o almeno tali mi piace pensarle…
E così, oggi più che mai, questo articolo diventa per me prezioso,
il ricordo indelebile di un incontro con un uomo speciale.
Riposa in pace, Carlo. A tutti noi resta il dono della tua arte.

 

Sono molto felice di segnalare una mostra stupenda che è stata inaugurata lo scorso sabato.

Ancora una volta, si tratta di una mostra che riguarda il bijou e il bijou di altissima qualità; ancora una volta, si parla di Made in Italy, uno dei miei argomenti del cuore; ancora una volta, la mostra è curata da Bianca Cappello, preparatissima esperta del gioiello della quale scrivo sempre con grande piacere; ancora una volta, lo scenario è quello offerto dallo splendido Museo del Bijou di Casalmaggiore, uno dei luoghi in cui mi sento a casa.

Fino al prossimo 4 giugno, tale Museo ospita infatti la prima antologica interamente dedicata a Carlo Zini, uno degli storici bigiottieri italiani.

E io vi consiglio di non perderla: vale davvero la pena di vederla.

Per fare il pieno di bellezza, talento, capacità; per essere orgogliosi una volta di più del nostro splendido Paese che ha talenti come Zini, professionisti come Bianca e luoghi dove si fa cultura. Vera. Reale. Concreta. Senza spocchia, senza paletti, senza compartimenti stagni. Perché la bellezza è educazione e cultura. Perché quando parliamo di moda e gioiello parliamo a tutti gli effetti di arti applicate.

Ma procediamo con ordine. Leggi tutto

Transformers Art a Milano per difendere ambiente e speranza

Quando io e mia sorella eravamo piccine ci veniva permesso di guardare pochissima televisione: mia mamma esigeva che prima facessimo fronte ai nostri impegni scolastici e comunque, anche una volta terminati i compiti, continuava a preferire che ci dedicassimo ad altre attività quali il gioco oppure lo sport.

Vi confesso che oggi sono felice della scelta di mia mamma: guardo la televisione raramente in quanto non mi diverte né mi incuriosisce particolarmente e ho sempre preferito la lettura, per esempio. E sapete perché, oggi, trovo la televisione meno interessante del web? Perché permette un livello di interazione a mio avviso troppo basso: qualcuno dà e qualcun altro – noi spettatori – riceve senza possibilità di intervento o di inversione dei ruoli. Trovo sia un intrattenimento un po’ passivo, insomma, e a me piace invece ciò con cui posso interagire.

Tornando alla mia infanzia: tra i pochi programmi che io e mia sorella potevamo guardare figuravano i programmi per i bambini, alcuni selezionatissimi programmi di prima serata (quando la prima serata era davvero tale e iniziava presto) e, naturalmente, i cartoni animati. Non tutti, in verità.

Ricordo, però, che mi era consentito guardare Ufo Robot alias Goldrake, uno dei primissimi cartoni animati di genere fantascientifico e forse tale permesso era merito di mio papà che è sempre stato un appassionato delle avventure spaziali e futuristiche. Fu con lui che mi appassionai anch’io al genere e fu sempre con lui che, qualche anno dopo, iniziai a guardare film e telefilm ambientati in quel futuro immaginario che da sempre ha affascinato scrittori e registi: amerò per sempre la saga di Star Wars, riguarderò sempre con piacere Star Trek, soprattutto i vecchi episodi.

(Altro inciso: immaginate la mia gioia quando, alcuni mesi fa, per lavoro, ho avuto l’immenso onore di conoscere di persona il grande Luigi Albertelli. Importantissimo paroliere e autore televisivo, Albertelli è colui che ha scritto innumerevoli, bellissime e indimenticabili canzoni per tanti interpreti e ha fatto felici anche i bambini come me scrivendo le sigle di Ufo Robot, Capitan Harlock, Daitan III.)

La mia passione per fantascienza e robot si è nutrita anche con i Transformers: negli Anni Ottanta, con la serie animata e il primo film; poi, in tempi più recenti, a partire dal 2007, con la prima pellicola d’azione diretta da Michael Bay che ha poi avuto ben quattro sequel, l’ultimo dei quali in arrivo il prossimo giugno. Leggi tutto

Una mostra letteralmente… Scatenata (!) a Homi

Ci sono appuntamenti che per me sono irrinunciabili: un esempio è Homi, la fiera che ruota intorno alla persona, ai suoi stili, ai suoi spazi.

Due volte all’anno, Homi rappresenta una buona occasione per incontrare designer dalle grandi capacità: toccare il talento (metaforicamente e fisicamente) equivale per me a respirare aria pulita, a dare ossigeno a cuore e cervello. E questo è il motivo per il quale non manco mai.

Inoltre, ogni nuova edizione è caratterizzata da un evento espositivo di grande qualità, ulteriore ottimo motivo di attrazione: stavolta, è toccato alla mostra Scatenata, con sottotitolo La catena tra funzione e ornamento.

La mostra è stata curata dalla professoressa Alba Cappellieri, stimatissima esperta dell’ambito gioiello e professore ordinario del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano: il suo nome è sinonimo e garanzia di elevata qualità nonché di un evento dai risvolti sicuramente ricchi e interessanti.

Venerdì scorso, dunque, ero a Homi, puntuale, per ascoltare la professoressa Cappellieri che ha aperto ufficialmente la mostra. Leggi tutto

Manolo Blahník a Milano per la mostra The Art of Shoes

Mercoledì, mentre ero seduta nella sala conferenze di Palazzo Morando intenta ad ascoltare un uomo meraviglioso e un favoloso couturier, continuavo a pensare a Sex and the City.

Quando guardavo i telefilm in tv e i film al cinema, quando invidiavo Carrie Bradshaw, Miranda Hobbes, Charlotte York, Samantha Jones per le loro vite spumeggianti e per i loro favolosi guardaroba, chi mai avrebbe potuto dirmi che, un giorno, io, proprio io, avrei incontrato Manolo Blahník, ovvero l’uomo che crea (nella finzione ma soprattutto nella realtà) le calzature oggetto del desiderio delle quattro amiche newyorchesi nonché di tutte le donne (reali) del pianeta?

Se qualcuno me lo avesse detto, magari qualche mese fa, non ci avrei mai creduto e credo avrei riso; invece è proprio vero che, talvolta, la realtà supera la fantasia e la finzione e così ho potuto conoscere il favoloso couturier spagnolo, scambiandoci anche quattro chiacchiere e scoprendo che è un uomo meraviglioso.

Colui che ha affermato «Shoes help transform a woman» è infatti il protagonista di una splendida mostra (scusate l’abbondanza di aggettivi iperbolici ma l’occasione lo merita) che si svolge dal 26 gennaio fino al 9 aprile 2017 presso Palazzo Morando, Museo del Costume, della Moda e dell’Immagine: l’incontro è avvenuto in occasione della conferenza stampa al quale era presente lui, Manolo Blahník (e sia benedetto il mio lavoro di editor!).

La mostra si intitola Manolo Blahník – The Art of Shoes, è curata da Cristina Carrillo de Albornoz ed è ospitata, appunto, a Palazzo Morando che è la sede deputata alla conservazione e alla valorizzazione del ricchissimo patrimonio di abiti e accessori, antichi e moderni, del Comune di Milano. La raccolta di calzature attualmente comprende circa 300 esemplari databili tra il XVI e il XX secolo, dalle scarpe rinascimentali ritrovate durante gli scavi intorno all’area del Castello Sforzesco fino all’alta moda.

The Art of Shoes si configura come un’occasione di reciproca valorizzazione, tra l’oggetto antico musealizzato e le moderne creazioni di Blahník: si tratta della prima esposizione in Italia dedicata all’iconico couturier spagnolo e mette in mostra una nutrita selezione di scarpe (ben 212 modelli) e di disegni (80) che coprono 45 anni di attività (anzi 46, come ha specificato il designer in conferenza stampa), a partire dal 1971. Leggi tutto

Gioielli alla Moda, la preziosità intangibile della creatività

Ci sono cose o eventi che sono capaci di trasmettermi un entusiasmo incontenibile e inarrestabile.

Un esempio? La conferenza stampa e l’anteprima di una mostra che riguarda una delle mie più grandi passioni: il gioiello.

Non posso, dunque, non nutrire il grande desiderio di condividere con tutti voi il racconto di un evento molto speciale che mette al centro piccoli capolavori, pezzi di storia, esemplari significativi della bellezza che la nostra Italia sa e può produrre.

La mostra in questione presenta 500 gioielli realizzati dai più celebri maestri bigiottieri, da giovani talenti del design, da piccoli artigiani, da maison e griffe internazionali della moda: sono creazioni che dal dopoguerra a oggi definiscono lo specchio estetico di una società in evoluzione, raccontano le conquiste e le ambizioni femminili, illustrano i cambiamenti e gli avvicendamenti dello stile e anche del progresso tecnologico.

Questi 500 pezzi (tantissimi, un lavoro di cernita enorme) sono i protagonisti assoluti di Gioielli alla Moda, mostra aperta fino a domenica 20 novembre a Palazzo Reale a Milano, nelle splendide Sale degli Arazzi, una delle sedi espositive più prestigiose della città – fatto che mi riempie di grande orgoglio.

Sono infatti felice che una tale sede dedichi attenzione al gioiello attraverso un evento unico (promosso e prodotto da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, salone Homi) completamente dedicato al rapporto esistente tra gioiello e moda nelle sue intersezioni con il costume, la manifattura e – come già accennavo – la bellezza italiana.

Desidero anche porre l’accento su un altro elemento di grande prestigio: la mostra è curata da Alba Cappellieri, docente di Design del Gioiello e dell’Accessorio al Politecnico di Milano, una delle massime esperte del settore. Ecco perché parlo di evento speciale ed ecco perché lo è sotto ogni punto di vista. Leggi tutto

MFW: empatia (poca), metatarsi malconci e tanta bellezza, per fortuna!

Adoro girare la mia città – Milano – a piedi, anche quando si tratta di fare molti chilometri.
Trovo che, se il clima lo consente, muoversi a piedi sia il miglior modo per conoscere il luogo in cui si vive, senza contare i notevoli benefici per salute e spirito.
Datemi un paio di scarpe comode e per me camminare non solo non è un problema, ma è invece una gioia: in questi giorni, poi, Milano gode di un clima perfetto, né caldo né freddo, quel tempo che vorrei durasse tutto l’anno.

Dovete però sapere che mercoledì scorso, primo giorno di MFW (alias Milano Fashion Week alias Milano Moda Donna alias Settimana della Moda di Milano), ho sbagliato la fondamentale scelta delle scarpe.
Ho indossato un modello che di solito è piuttosto comodo, con una leggera zeppa interna: non avevo però immaginato di percorrere quasi 15 chilometri a piedi. Posso quantificarli con tanta precisione perché ho condiviso la giornata con un caro amico (che si chiama Andrea Tisci) il quale aveva un contapassi. Leggi tutto

Feeling like a princess, la quotidianità del lusso secondo MAD Zone

Un paio di settimane fa, ho pubblicato un articolo dedicato a MAD Zone, la creatura di Tania Mazzoleni.

Creatura è il termine giusto, credetemi: MAD Zone è uno spazio vivo, un po’ negozio, un po’ salotto (nel senso più autentico del termine), un po’ laboratorio di moda, arte e design.

L’avevo descritto come “in continua evoluzione”: sono tornata mercoledì scorso per un vernissage e ho avuto la prova che è davvero così, lo store cambia e si evolve continuamente proprio come una creatura vivente.

Ho trovato un allestimento completamente diverso rispetto alla mia precedente visita, sorprendente e – ancora una volta – favoloso: Tania ha infatti pensato che MAD Zone dovesse celebrare l’estate con un evento molto speciale intitolato Feeling like a princess, la quotidianità del lusso.

La volontà dell’iniziativa è quella di rappresentare il mondo del lusso contemporaneo come la possibilità di riconoscere e portare con sé la bellezza ogni giorno, con eleganza, naturalezza e un tocco di ironia: Tania ha voluto mettere in scena l’idea di una moderna principessa, anticonvenzionale e dalla personalità dirompente, e l’ha fatto attraverso le creazioni oniriche e visionarie della stilista inglese Mihaela Teleaga, attraverso lo storico marchio di borse e accessori Leu Locati e attraverso le opere del ritrattista e illustratore Roberto Di Costanzo.

Visto che l’idea di lusso contemporaneo di MAD corrisponde anche alla mia, sono felice di condividere con voi racconto e foto del vernissage di mercoledì 8 giugno. Leggi tutto

Urbex Pavia, viaggio nell’anima delle aree dismesse

Il racconto di oggi parte da lontano, precisamente dal 22 febbraio 2013. Un venerdì.

Lo ricordo con tanta precisione perché mi trovavo nel pieno di una Settimana della Moda piuttosto movimentata; ricordo altrettanto bene che c’era un tempo davvero terribile e che dal cielo veniva giù un miscuglio gelido fatto di pioggia e neve.

Di quella giornata, a distanza di anni, restano questi ricordi e, soprattutto, ne resta uno preciso, nitido come se fosse successo ieri: una persona, amica e fotografa, d’un tratto mi guarda e mi dice di stare ferma. Io protesto debolmente, ho freddo e sono stanca, ho il trucco mezzo sfatto, i capelli ammosciati da un berrettone di lana: mi nascondo un po’ dietro la maxi sciarpa su cui ho appuntato uno dei miei gioielli-feticcio, un’enorme spilla vintage firmata Larry Vrba, designer che adoro. Nascondo metà volto, eppure guardo dritto nell’obiettivo. E lei scatta.

Ne è uscita una foto che continua a togliermi il fiato, oggi come allora: quasi sempre detesto le foto che mi ritraggono, non mi piaccio mai ma, con quella immagine scattata senza particolare studio, Marcella Milani – così si chiama l’amica fotografa – è riuscita a cogliere tutta la mia essenza al punto tale che, dopo più di tre anni, quella è la foto che uso per ogni mio profilo social, da Facebook a Instagram passando per Twitter. Non l’ho mai cambiata, perché quella sono davvero e profondamente io.

Marcella ha scattato molte altre foto in cui sono presente, da sola o con altri, prima e dopo quel giorno, e in ognuna mi sono sempre ritrovata e riconosciuta (qualcuna è presente anche qui nel blog), ma quel ritratto è davvero speciale (gli occhi che vi guardano dalla home page in alto a destra sono i miei in un ritaglio di quello scatto).

Se guardo la foto, se guardo in quegli occhi, vedo la mia anima e non mi stupisco.

Sapete perché? Perché Marcella è questo, è una fotografa dell’anima. Leggi tutto

Ogni vita è paese se troviamo la forza di un sorriso

“Regalami un sorriso / per i miei giorni tristi / per quando farà buio / se tu non ci sarai…”
Qualcuno ricorda questa canzone un po’ vintage di Drupi? Mi sono ritrovata a canticchiarla senza nemmeno accorgermene quando una persona che stimo mi ha chiesto di partecipare a un bel progetto che si chiama Ogni vita è paese.
Domenica 17 aprile presso il Chiosco del Parco Trapezio di Rogoredo Santa Giulia, a Milano, dalle ore 11 alle 19, l’Associazione La forza di un sorriso presenterà una mostra fotografica con un format particolare e che amo molto: immagini scattate durante viaggi in diverse città e luoghi dell’Africa verranno messe in dialogo con fotografie scattate in Italia e in Europa.
La mostra si configura come seconda parte di un progetto partito dal quartiere Rogoredo lo scorso autunno grazie a I volti dell’Africa, esposizione che ha riscosso grande successo tanto da essere ora in tour presso altre città d’Italia.
Dopo tale successo e a seguito della risposta positiva, l’Associazione ha voluto partire nuovamente dallo stesso quartiere in cui l’idea è nata e si è consolidata, continuando a puntare sullo spirito di condivisione e di solidarietà.
La nuova esposizione prevede foto di vari momenti, situazioni e volti africani – bambini, giovani e anziani – ai quali si affiancano ritratti di vita quotidiana tra Italia ed Europa: ne nasce un parallelo interessante. Da una parte, infatti, si evidenziano tante e diverse declinazioni; dall’altra, risaltano giochi di luci e di ombre del tutto simili e che vanno ben oltre le distanze geografiche e culturali.
Ogni Paese ha infatti i bambini che giocano all’aperto, il mercato di quartiere, i panni stesi al sole; in ogni Paese la natura crea scenari e paesaggi straordinari, dallo sbocciare di un fiore alle sfumature di un tramonto. Magari lo fa con forme differenti o altri colori, è vero, ma il punto è che uno solo è il mondo e una sola è la vita: che sia qui o che sia lì, che sia in Europa o in Africa, ogni luogo ha le sue bellezze, i suoi sorrisi e le risorse necessarie per inventarsi – e reinventarsi – ogni giorno. Ecco perché Ogni vita è paese. Leggi tutto

Il nuovo vocabolario della moda italiana e la contemporaneità

Il talento, il made in Italy e uno dei musei più interessanti di Milano: prendete questi tre elementi, metteteli insieme e mi fate felice. È ciò che sta succedendo alla Triennale che ospita una mostra unica nel suo genere, nata dal desiderio di celebrare l’Italia della moda contemporanea.

La mostra si chiama Il nuovo vocabolario della moda italiana e manda in scena – fino al 6 marzo 2016 – marchi e creativi che negli ultimi 20 anni hanno rinnovato e recuperato il DNA non solo culturale ma anche tecnico della nostra migliore tradizione, riuscendo a riscriverlo in un linguaggio originale e – appunto – estremamente contemporaneo.

Il nuovo vocabolario della moda italiana analizza la natura più recente della moda attraverso il lavoro dei suoi protagonisti: si va dal prêt-à-porter allo streetwear, dalle calzature alle borse, dai gioielli ai cappelli per scrivere un inedito vocabolario di stile nonché di laboriosità e produttività perché – non dimentichiamolo mai – la moda produce reddito e dà lavoro.

Il vocabolario racconta un tratto di storia del made in Italy, precisamente a partire dal 1998: perché proprio il 1998? Perché è l’anno che, convenzionalmente, segna il passaggio definitivo alle nuove forme della comunicazione, quelle digitali. Leggi tutto

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