Si vede il marsupio? Ricordi Anni Ottanta – Novanta alla riscossa!

Io e il marsupio in un ritratto firmato da Valentina Fazio – grazie

Se, come me, avete vissuto in prima persona gli Anni Ottanta e gli Anni Novanta, sicuramente ricorderete anche voi un accessorio che riporterà subito alla mente quel periodo, nel bene e nel male: il marsupio.

Già, se siano ricordi positivi o negativi, se fosse successo oppure flop, lascio che siate voi a deciderlo: io mi limito a confermarvi ciò che sicuramente avrete già notato da soli.
Ebbene sì, la moda si è innamorata del marsupio ed è grande amore tra un accessorio sicuramente controverso e i marchi dell’industria moda, da quelli più blasonati a quelli del fast fashion.

Ed era controverso soprattutto il marsupio dei già citati Anni Ottanta – Novanta: era un aggeggio un po’ ingombrante e goffo, pensato più per assolvere a una funzione pratica che non per averne una estetica e dunque veniva spesso proposto in tessuti tipo nylon non esattamente accattivanti nonché in colori spesso esageratamente vistosi… Leggi tutto

Portatelovunque, creazioni sorridenti per viaggiatori controcorrente

Vi va di venire con me?
Desidero raccontarvi una storia speciale che coniuga moda – etica e sostenibile – e impegno sociale attraverso un progetto di crowdfunding in grado di aiutare le donne.

La storia è quella di Portatelovunque​, un progetto che nasce da un’idea della giovane Chiara Di Cillo, designer e “viaggiatrice seriale”, come lei stessa si definisce.

Il nome è buffo, è quasi uno scioglilingua, e già solo a pronunciarlo scappa un sorriso – ciò che è capitato a me leggendolo e che spero sia capitato anche a voi.

Il verbo portare ha molti significati: indica spostare in altro luogo, prendere con sé durante un viaggio, fare un dono, accompagnare e anche indossare.
Il progetto Portatelovunque è esattamente tutto ciò ed è creare oggetti artigianali che propongono un connubio tra etica ed estetica; Chiara ha così immediatamente conquistato la mia attenzione, visto che da tempo immemore auspico e ricerco proprio tale genere di connubio.

Estetica, apparenza, etica, contenuti, sostanza ed essenza per me possono – e devono – convivere, come nel progetto di Chiara che ha scelto di utilizzare tessuti e materiali dismessi: la designer dà loro una nuova forma, trasformando in risorse quelli che per altri sono semplici rifiuti. Leggi tutto

Brandina The Original, il mare è felicità e si può mettere in una borsa

Questa settimana, precisamente lunedì, sono stata alla presentazione della nuova campagna pubblicitaria di Brandina The Original, un marchio di borse e accessori tutti realizzati con il tessuto dei lettini da mare.

L’idea alla base di questo marchio nasce durante la realizzazione da parte di Marco Morosini di un libro fotografico dedicato alla Riviera Adriatica, pubblicato nel 2004 da Electa Mondadori.

Visto che si parla di Riviera Adriatica, il designer e fotografo Morosini decide di fare qualcosa che evochi immediatamente uno dei tratti più caratteristici del luogo: pensa dunque di utilizzare il materiale di cui sono composti i tradizionali lettini (o brandine) da mare per realizzare delle originali sovraccoperte per il libro e, nel fare ciò, scopre le potenzialità del tessuto, tanto da decidere di utilizzarlo per creare borse e accessori attraverso una produzione rigorosamente artigianale.

Così, dal 2005, il marchio Brandina unisce il fascino dell’omonima seduta da spiaggia della solare Riviera Italiana con la creatività di Marco Morosini e della sua compagna, l’architetto Barbara Marcolini che cura e disegna tutti i modelli.

E questo è il primo motivo per il quale ho scelto di parlarvi del marchio: mi piacciono le idee fuori dagli schemi e mi piace che un materiale venga estrapolato dal contesto abituale (fare lettini da spiaggia) per essere portato in un altro mondo (quello delle borse).
Mi piace chi sa vedere oltre e, se di tanto in tanto leggete A glittering woman, avrete ormai capito che nutro questo tipo di passione. Leggi tutto

La ricetta delle borse MamaMilano, fatte a mano in Italia in vera pelle

Da diversi anni, sono cliente di un’azienda a conduzione familiare che si chiama MamaMilano.

Perché ve lo racconto? Chi è e che cosa fa questa azienda?
Ve lo dico subito, senza preamboli o giri di parole, anche perché scommetto che catturerò in un attimo la vostra preziosa attenzione, soprattutto quella del pubblico femminile: MamaMilano produce borse in vera pelle e totalmente Made in Italy.

Le formula magica e le parole chiave sono dunque queste: se sono diventata una loro affezionata cliente è perché amo le borse e perché le loro sono tutte in pelle, fatte a mano rigorosamente qui in Italia, anzi, in provincia di Milano.

Devo però anche confessarvi che, ormai da tempo, mi ponevo un interrogativo, visto che l’ulteriore caratteristica di MamaMilano è che le creazioni hanno prezzi abbordabili, adatti a tutte le tasche.
Non servono investimenti stratosferici per appropriarsi di una delle loro borse e – giusto per intenderci – sarò estremamente diretta e maledettamente sincera, come al mio solito: le cifre equivalgono grosso modo a quelle delle borse in pura plastica in vendita nelle varie grandi catene di fast fashion (diretta, sincera e anche un filino scomoda, mi ero dimenticata di aggiungere, e tanto per cambiare mi attirerò qualche antipatia).
Dunque, essendo persona curiosa di natura (in senso buono) e che ama andare in fondo alle questioni, ciò che mi chiedevo è come MamaMilano riesca a vendere borse in pelle a prezzi tanto contenuti. Leggi tutto

Ultra Violet, dice Pantone per il 2018: ecco la mia wishlist in 6 punti

Si chiama Ultra Violet e corrisponde al codice 18-3838: è il colore che il Pantone Color Institute ha scelto per il 2018 e che influenzerà ambiti tra i quali figurano moda e design.

Il mio articolo più recente per ADL Mag inizia con queste parole e così, ancora una volta, torno a parlare di un argomento che mi affascina molto: il colore con il suo ricco potenziale comunicativo e la sua articolata psicologia.

Lo scorso febbraio, direttamente qui nel blog, avevo raccontato come Pantone avesse scelto il Greenery per rappresentare il 2017, una sfumatura di verde a forte componente di giallo: quel colore mi piaceva parecchio ma, se posso esprimere la mia opinione, dichiaro la mia netta e decisa preferenza per il neo eletto Ultra Violet.

Sarà che il viola è sempre stato uno dei miei colori preferiti e che non sono minimamente superstiziosa, così come ho raccontato quando Hillary Clinton scelse un tailleur di tale tinta in un’occasione decisamente importante, episodio che riprendo anche nel pezzo per ADL Mag così come torno a raccontare il motivo per il quale il viola viene considerato un colore di cattivo auspicio.

Oppure sarà che la sfumatura scelta da Pantone è esattamente quella che preferisco io, ovvero un viola particolarmente intenso grazie alla forte predominanza di blu. Leggi tutto

Milan Fashion Week, con le collezioni SS 2018 va in scena molto di più…

Lunedì è stato l’ultimo giorno della Milan Fashion Week e dell’edizione dedicata alle collezioni primavera / estate 2018 o SS 2018, come dicono gli addetti ai lavori.
Volete sapere se sono triste per la fine della MFW, visto che la moda è un po’ il mio pane e un po’ la mia malattia?
Certo, un po’ mi dispiace che termini perché amo ciò che faccio.
Però penso anche che ci siano belle cose da fare in tanti ambiti interessanti, non solo nella moda, quindi no, non sono affatto triste.

Chi legge più o meno abitualmente A glittering woman (non guasta mai ripetere il mio sentito e sincero grazie ) sa che, al termine delle settimane dedicate alla moda, pubblico un mio reportage con le riflessioni scaturite da sfilate e presentazioni alle quali ho assistito nonché da tutto ciò che fa da contorno. Leggi tutto

Tra curiosità storiche e dritte preziose, siete pronti a fare le valigie?

Ricordo che, lo scorso anno, introducendo un brand di borse al quale tengo molto (Demanumea – qui), partii facendo un excursus sulla nascita dell’oggetto borsa che, in realtà, non nasce per le donne ma per gli uomini.

La borsa nasce infatti per un uso semplice ed estremamente pratico, ovvero come contenitore destinato a custodire il denaro: la sua origine è dunque legata alla nascita della moneta e, in un tipo di società in cui era l’uomo a svolgere attività legate al commercio e dunque all’uso del denaro, la borsa era soprattutto un accessorio maschile.

Buffo, vero?

La sua storia, però, si è poi evoluta con risvolti più vivaci e frivoli rispetto a quelli meramente economici, rendendo così la borsa un accessorio costantemente in bilico tra utilità e vezzo, tra funzione contenitiva ed esteriorità.

Un’evoluzione interessante e ricca di curiosità è quella dalle borse destinate al viaggio: in questo caso, la funzione contenitiva diventa chiaramente fondamentale e si declina in bauli, cappelliere, sacche, borsoni, zaini, valigie, trolley e altri involucri ancora, tutti destinati a ospitare ciò che vogliamo portare con noi in occasione di uno spostamento fisico e geografico.

Visto che siamo in piena estate e l’argomento valigie è particolarmente in auge, ho pensato di rispolverare uno studio che ho condotto lo scorso anno per SoMagazine.

Avete voglia di venire con me? Leggi tutto

Le mie scelte in pillole: Demanumea e l’Art-à-porter anche nelle tracolle

Affermo da sempre e con vigore che sono i dettagli a creare e a costruire un insieme vincente.
Perché esordisco così? Regalatemi cinque minuti del vostro tempo e ve lo racconto.

Da tempo e con grande convinzione, ho sposato il progetto Demanumea, un team capitanato dalla brava Silvia Scaramucci e composto da giovani talenti tra i quali designer, artisti, scultori, pittori, ricamatori, orafi, tutti pieni di passione e grinta.
Demanumea ha scelto di unire borse (uno dei grandi amori di noi donne) e arte, proponendo creazioni fatte con le mani e con il cuore. Tant’è che il nome Demanumea deriva dal latino e significa dalle mie mani.

Amo questo loro progetto ambizioso (ambizioso nel senso buono e che avevo raccontato qui) e vedere come e quanto cresca sempre più è cosa che mi riempie di orgoglio.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: vedere che le persone nelle quali ho creduto e che i progetti sui quali ho puntato riescono a riscuotere il meritato successo è per me motivo di gioia. E di orgoglio, appunto. Leggi tutto

Second hand economy: i miei tre negozi preferiti a Milano

Oggi desidero parlare con voi di un argomento che mi sta molto a cuore: il second hand.

In un momento storico in cui circola meno denaro rispetto al passato (penso, per esempio, ai più goderecci Anni Ottanta), una delle soluzioni possibili è quella di allungare il ciclo di vita degli oggetti: così, dopo decenni di consumismo e di filosofia usa e getta, è il momento d’oro del riuso, dal vintage ai negozi second hand (o seconda mano), dai mercatini delle pulci alla pratica dello swap party.

Prima di tutto, però, occorre fare una doverosa distinzione tra vintage e second hand.

Il termine vintage indica espressamente oggetti prodotti almeno vent’anni prima del momento attuale e dunque si differenzia dal second hand che di solito è più recente. La caratteristica principale di un oggetto o di un capo vintage non è dunque soltanto quella di essere stato utilizzato in passato, bensì il valore che ha acquisito nel tempo per le sue doti di irripetibilità e irriproducibilità: rappresenta una testimonianza dello stile di un’epoca passata e magari ha anche segnato un particolare momento storico o un passaggio importante della moda o del design.

Tutto ciò è intrinseco già nel nome stesso: vintage deriva infatti dal francese antico vendenge, termine inizialmente coniato per i vini vendemmiati e prodotti nelle annate migliori e poi diventato sinonimo dell’espressione d’annata. Leggi tutto

Il potere di immagine e loghi: dal caso Ikea vs Balenciaga fino a Reilly

Vi sarà forse capitato di leggere qualche articolo a proposito della vicenda che, nelle scorse settimane, ha avuto come protagonisti Ikea, noto colosso svedese dell’arredamento, e Balenciaga, storico brand di moda.

Riassumo brevemente: quest’ultimo ha lanciato una borsa, una Carry Shopper chiamata Arena (con un esoso prezzo a quattro cifre…) che assomiglia (per usare un eufemismo…) nel colore, nel design e nelle dimensioni a Frakta, la (mitica) borsa blu Ikea pensata per lo shopping e per tante altre applicazioni (e venduta a 0,60 centesimi…).

Basta mettere vicino le due borse – vedere qui sopra – per verificare quanto si assomiglino: stesso colore, anzi, addirittura stessa sfumatura di colore, stesso doppio manico, stesso formato maxi, stessa silhouette. Leggi tutto

Lucio Costa, quando la moda racconta qualcosa di bello e speciale

Ci sono momenti in cui è necessario avere l’intelligenza e l’umiltà di fare un passo indietro.

Perché oggi esordisco con questa affermazione? Ora ve lo spiego.

Lo scorso 23 settembre, durante Milano Moda Donna, ho avuto il grande piacere di partecipare a un evento speciale dedicato a Lucio Costa.

Si è trattato di un momento suggestivo pensato per parlare di un capitolo interessante della moda italiana e di un protagonista che ha contribuito a scriverne la storia: da una parte, è stato presentato So Lucio!, ovvero il libro dedicato allo stilista prematuramente scomparso; dall’altra, è stato presentato il rilancio del marchio con la nuova capsule collection primavera / estate 2017 disegnata da Roberto Pelizzoni, socio e compagno storico di Lucio Costa.

Il libro presenta il percorso personale e professionale di Lucio Costa attraverso immagini iconiche tratte dalle più importanti riviste di moda, dalle sfilate e dagli scatti fotografici delle sue proposte stilistiche dal 1987, anno del suo debutto internazionale, al 2012, anno della sua scomparsa.

I testi sono di chi ha amato e stimato Lucio, le giornaliste Giusi Ferré, Renata Molho, Gisella Borioli, Cinzia Brandi, Dominique Muret; la presentazione dello spaccato storico e sociale di Milano negli Anni Ottanta è curata dal critico e giornalista Matteo Ceschi.

Alice Gentilucci ha invece coordinato il fashion editing del libro So Lucio! e l’immagine dello shooting con la guest model Soo Joo Park, fotografata da Federico Garibaldi.

Potrei andare avanti citando altri bravi professionisti che hanno collaborato a questo progetto straordinario: straordinario perché racconta un uomo e un professionista che merita di essere raccontato e ricordato; straordinario perché non è poi così consueto – nella moda così come in altri settori – che tante persone si riuniscano con un unico scopo che vada oltre qualsiasi singolo interesse personale.

E, in questo caso, il desiderio è quello di rendere unico protagonista Lucio Costa, desiderio che riconferma quanto lui sia stato una persona speciale in grado di lasciare una grande eredità in termini di affetto e di stima. Leggi tutto

A glittering woman… e siamo arrivati a quota quattro :-)

Talento, capacità, creatività, estro, passione: sono i termini più ricorrenti in questo blog.
Eppure, come per una sorta di beffarda legge del contrappasso, devo ammettere di non avere nessun talento né artistico né creativo.
Questa consapevolezza si trasforma in un grande rammarico, anche se non sono una persona che vive di rimpianti.
Il rimpianto è in effetti un sentimento che non mi appartiene: sono per l’azione, penso, decido e agisco, e quindi capita raramente che io mi rimproveri per non aver fatto quel che avrei dovuto fare.
Soffro invece ogni tanto di rimorsi, proprio per il fatto di essere spontanea, istintiva e talvolta impulsiva: agisco spesso di pancia e di cuore e ammetto, quindi, che ci sono cose che non rifarei. Leggi tutto

Enrico Mazza FW 17-18, ode a uno sfarzo lontano dalla visione tradizionale

Chi si somiglia si piglia, dice la saggezza popolare.

Voi ci credete?

Io sì e non solo per quanto riguarda amore e amicizia: mi piace pensare che questa attrazione tra simili funzioni in tutti gli ambiti.

In qualità di libera professionista posso (quasi sempre) scegliere di seguire proprio questo principio decidendo di lavorare con chi ha la mia stessa visione. Ho messo quel quasi sempre tra parentesi perché non sono un’illusa né un’ingenua e dunque so perfettamente che nessuno di noi è libero al 100%, nemmeno quando siamo capi di noi stessi, e io non faccio eccezione – purtroppo.

Ma questo, per fortuna, è uno di quei giorni in cui posso raccontare di uno splendido incontro nato dalla grande libertà di poter scegliere: desidero parlarvi di un uomo che mi è piaciuto immediatamente perché ho ritrovato in lui tanti dei miei stessi ideali uniti a grinta, energia, entusiasmo.

Quest’uomo si chiama Enrico Mazza e posso definirlo un creativo a tutti gli effetti e a tutto tondo, un visionario (nel senso migliore del termine) delle forme e del lifestyle a 360 gradi.

Esprime la propria creatività in molteplici e variegati ambiti: è curioso (come lo sono io), è affamato di stimoli quanto prolifero di idee e trae ispirazione da tutto ciò che lo circonda, come racconta lui stesso. Leggi tutto

E ora Pantone comanda colore… Greenery!

Mentre pensavo al titolo da dare a questo post, mi è venuto in mente un ricordo di infanzia: avete mai giocato a strega comanda colore?

Assomiglia a ce l’hai o a rimpiattino: la strega in questione è il giocatore che conduce e che ha l’obiettivo di catturare gli avversari. Pronuncia la frase strega comanda colore seguita dal nome di un colore: gli altri giocatori devono cercare un oggetto della tinta indicata e mettersi in salvo toccandolo.

Ho ripensato a tale gioco in riferimento a una delle tante attività portate avanti da Pantone, l’azienda statunitense che è sinonimo di un sistema di classificazione colore tra i più conosciuti e diffusi al mondo: ogni anno, l’ente indica infatti la tinta più rappresentativa, quella che influenza lo sviluppo di prodotti in settori tra cui moda e design.

Insomma, trasformerei il nome del gioco in Pantone comanda colore in quanto la tinta eletta diventa un simbolo, diventa l’istantanea di quello che avviene nel nostro tempo e nella nostra società: per il 2017, è la volta del Greenery, una tonalità verde-gialla, fresca e frizzante, capace di evocare rinascita, rinnovamento e rigenerazione.

Secondo Pantone «rievoca i primi giorni di primavera, quando le infinite sfumature di verde della natura si risvegliano, si riaccendono e tornano a essere più belle che mai. Tipico delle chiome verdeggianti e delle distese lussureggianti dei paesaggi naturali, Greenery richiama il bisogno di respirare aria pura, ossigenarsi e attingere nuova linfa.»

Risveglio, ossigeno, nuova linfa: ecco perché decido di parlarvi proprio ora della scelta fatta da Pantone, perché a questo punto, fatto fuori l’interminabile gennaio e approcciato febbraio, abbiamo davanti a noi la prospettiva della primavera che – speriamo! – inizierà a darci qualche cenno con l’arrivo del mese di marzo. Insomma, siamo pronti ad accogliere tutto ciò che parla di rinnovamento. Leggi tutto

Annalisa Caricato, quanta fantasia può stare dentro una minibag?

Sì, lo so: dovrei pensare all’autunno già in corso e all’inverno ormai imminente.

Dovrei pensare a castagne da arrostire e albero di Natale da allestire, presto, molto presto.

Non dovrei pensare alla primavera, ai tessuti leggeri, a colori e stampe vivaci, alle forme sinuose e accattivanti.

Non dovrei avere la testa piena di farfalle svolazzanti e fiori pronti a sbocciare.

Ma come si fa? Come si fa a non pensare a tutto ciò – farfalle, fiori, colori – dopo aver partecipato ai press day e dopo aver visto tante deliziose anticipazioni per la prossima primavera / estate 2017?

Come si fa a far finta di non aver visto nulla e a non condividere subito con voi almeno una piccola anticipazione?

Facciamo un patto: parlo di un brand sul quale non posso proprio tacere, poi metto la testa a posto (più o meno) e torno buona buona a occuparmi di collezioni autunno / inverno 2016 – 17. Affare fatto?

Ho sentito dei timidi sì, mi pare, e dunque parto: signore e signori, vi presento la poliedrica Annalisa Caricato della quale mi sono innamorata la scorsa settimana, dopo aver ammirato e toccato (anzi, accarezzato) le sue borse.

Annalisa Caricato nasce e frequenta i primi studi artistici nella città di Bari: compiuta la maggiore età, si trasferisce a Roma per formarsi come designer. Leggi tutto

Grinko FW 16-17, quando dubbio fa rima con buonsenso

Qualche giorno fa, conversando con una persona attraverso Facebook, mi sono ritrovata a esprimerle un mio pensiero ricorrente.

“Sono i dubbi a mantenerci vigili, curiosi, interessati.”

Non importa di cosa stessimo parlando, ciò che conta è che è un principio nel quale credo profondamente e fortemente: ho mie idee e opinioni che generalmente sono ben salde, eppure sono sempre disponibile a metterle in discussione, soprattutto quando incontro persone che, con buone argomentazioni, riescono a farmi cambiare punto di vista.

Penso insomma di essere una persona aperta al cambiamento e al confronto in un’ottica di crescita umana e professionale.

Se vi state (giustamente) chiedendo il perché di un simile esordio, ve lo spiego subito: stamattina, ben decisa a scrivere un post dedicato alla collezione autunno / inverno 2016-17 di Sergei Grinko, ho aperto il comunicato stampa e ho riscoperto il nome attribuito dallo stilista a detta collezione.

“Belief + Doubt = Sanity”, ovvero “Opinione + dubbio = Salute mentale”. Oppure buonsenso, se preferite.

Ho scritto riscoperto perché in realtà non è stata una sorpresa assoluta: avevo già notato il titolo (che è un vero e proprio manifesto programmatico) in occasione della sfilata alla quale avevo assistito lo scorso 24 febbraio. Confesso però che, nel frattempo, mi era passato di mente e devo dire che sono stata colpita dalla congruenza tra il pensiero di Sergei e il mio espresso attraverso parole affidate a Facebook. Leggi tutto

MFW: empatia (poca), metatarsi malconci e tanta bellezza, per fortuna!

Adoro girare la mia città – Milano – a piedi, anche quando si tratta di fare molti chilometri.
Trovo che, se il clima lo consente, muoversi a piedi sia il miglior modo per conoscere il luogo in cui si vive, senza contare i notevoli benefici per salute e spirito.
Datemi un paio di scarpe comode e per me camminare non solo non è un problema, ma è invece una gioia: in questi giorni, poi, Milano gode di un clima perfetto, né caldo né freddo, quel tempo che vorrei durasse tutto l’anno.

Dovete però sapere che mercoledì scorso, primo giorno di MFW (alias Milano Fashion Week alias Milano Moda Donna alias Settimana della Moda di Milano), ho sbagliato la fondamentale scelta delle scarpe.
Ho indossato un modello che di solito è piuttosto comodo, con una leggera zeppa interna: non avevo però immaginato di percorrere quasi 15 chilometri a piedi. Posso quantificarli con tanta precisione perché ho condiviso la giornata con un caro amico (che si chiama Andrea Tisci) il quale aveva un contapassi. Leggi tutto

Bakarà, dalla Sicilia al mio armadio passando per Instagram

Per curiosità personale (caratteristica che mi accompagna da sempre) e per esigenze lavorative, uso il web per informarmi, per studiare e per fare ricerca.

Passo in rassegna centinaia se non migliaia di immagini, vaglio nomi, persone, volti, marchi, prodotti alla ricerca del dettaglio che mi colpisca, che attiri la mia attenzione distinguendosi e catturando il mio cuore.

Sono talmente abituata a fare questo vaglio ed è cosa talmente naturale che a volte non smetto nemmeno nei momenti di relax, magari alla sera, sul divano, iPad alla mano.

Una delle risorse che preferisco utilizzare per condurre tali ricerche è Instagram e lo è per due motivi: se vedo qualcosa che mi piace ho l’opportunità di entrare in contatto veloce e diretto col marchio che mi interessa; è uno strumento sufficientemente democratico, nel senso che si trovano account con milioni di follower così come piccoli account con pochi seguaci e, magari, cose splendide. Tutti possono aprire un account su Instagram, tutti possono farne la propria vetrina: è facile e immediato e si può incontrare chi, come me, usa questo social come un mare nel quale fare una buona pesca (e questo è un suggerimento affettuoso che mi permetto di dare a tutti i creativi che stanno leggendo).

A volte, dunque, finisco con il contattare chi suscita il mio interesse e lo faccio – diciamo così – in via ufficiale, presentandomi e raccontando del mio lavoro da editor; a volte, invece, procedo in incognito, segretamente e silenziosamente.

Perché? Non esiste un criterio preciso e sempre valido, diciamo che entrambi i casi possono dipendere da un mix di motivi: questione di naso, sensazioni, gusto personale, umore del momento, tempo a disposizione e via discorrendo.

A volte faccio dei test o degli esperimenti, lo confesso, e, visto che non sono certa al 100% circa il buon esito, preferisco agire con molta discrezione. Oppure, molto semplicemente, vedo una cosa, me ne innamoro e decido di tenerla per me. Egoista? Forse, ma neanche una editor pur molto appassionata, in fondo, può sempre privilegiare l’aspetto lavorativo. Giusto? Leggi tutto

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