Situationist FW 17-18 e il vento di novità che viene dalla Georgia

Al termine di ogni edizione di Milano Moda Donna, ho in genere due diverse e quasi contrapposte reazioni.

Da un lato, sento il bisogno di creare una distanza allo scopo di riuscire a godere di un punto di vista complessivo, di un panorama completo.

È un po’ come se si guardasse un quadro o un arazzo: da vicino si possono vedere bene i dettagli, ma è solo allontanandosi un po’ che si può godere dell’opera nel suo insieme e comprenderne tutta la portata.

Qualcuno si scandalizzerà, forse, per il paragone con un’opera d’arte, ma in realtà il mio non vuole essere un paragone blasfemo: è esattamente il sentimento che provo dopo una settimana che si trasforma in un’overdose di stimoli. Sento il bisogno di regalarmi tempo e distanza per comprendere bene ciò che ho visto e per scegliere quelle che per me sono le collezioni davvero interessanti.

Subito dopo, però, nasce la seconda esigenza: dopo essermi regalata un po’ di tempo per la mia analisi, sento di non poter aspettare oltre e provo il desiderio di condividere ciò che ho amato con voi che mi fate il dono di frequentare questo spazio. Senza aspettare il prossimo autunno, in questo caso.

E così, oggi desidero parlarvi di Situationist, stilista georgiano che lo scorso febbraio ha catturato la mia attenzione per molti buoni motivi.

Il designer è stato lo special guest di White Milano, il salone costantemente sintonizzato sullo scouting internazionale: anche grazie al supporto di Camera Nazionale della Moda Italiana, White non solo ha ospitato il brand presso i propri spazi in via Tortona, ma ha anche fatto sfilare Situationist durante la Milano Fashion Week. Per la prima volta, sottolineo.

L’appuntamento è stato inserito nel calendario ufficiale: venerdì 24 febbraio presso la Sala delle Cavallerizze del Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci, ho avuto il piacere di essere tra coloro che hanno assistito alla sfilata e sento di poter affermare che tale evento ha portato una ventata di novità partita da un Paese che sembra avere molto da offrire – e da dire – attraverso alcuni designer che stanno giustamente guadagnando un posto nell’ambito della moda internazionale.

Dalla Georgia, per esempio, arriva Demna Gvasalia, stilista attualmente molto famoso, colui che ha creato ed è a capo del brand Vetements: ideato da Irakli Rusadze nel 2015, Situationist porta avanti un’estetica sicuramente in parte ispirata a Vetements, ma spinge su forme eleganti e sofisticate unite a un consistente uso di cromatismi basici.

Situationist si è distinto anche per aver introdotto un tocco di orgoglio nazionale attraverso la t-shirt stampata con la bandiera georgiana, presentata in passerella per la collezione primavera /estate 2017 e subito diventata oggetto di culto tra le influencer internazionali tra cui la top model Bella Hadid.

La t-shirt con la bandiera georgiana dalla collezione Situationist SS 17 (Photo Davit Giorgadze – Model Nino Devadze)
La t-shirt con la bandiera georgiana dalla collezione Situationist SS 17 (Photo Davit Giorgadze – Model Nino Devadze)

Situationist si caratterizza per il desiderio di differenziarsi e quasi porsi in antitesi rispetto a tutto ciò che oggi va per la maggiore, per esempio la propensione verso una certa abbondanza di dettagli (che in alcuni casi diventa perfino ridondanza): propone invece un’estetica fatta di forme essenziali e a tratti quasi rigorose che risultano raffinate e femminili.

Altra importante caratteristica del brand è l’utilizzo di materie prime naturali quali pelle, lana e cotone.

Tutto viene realizzato in Georgia e Irakli segue ogni fase dell’iter produttivo, disegno, progettazione, taglio: pensate che il designer, che ha adesso 25 anni, ha iniziato a lavorare imparando sul campo dall’età di 13.

Contrariamente a molti colleghi, non è diplomato in fashion design e dichiara di aver imparato le cose più importanti sedendo accanto a chi sa cucire, tagliare e modellare un tessuto: oggi non rinuncia comunque a continuare a imparare seguendo anche corsi e seminari.

Il nome del suo brand ha un doppio significato.

Da una parte prende spunto dal Situazionismo, movimento politico e culturale della seconda metà del Novecento che coinvolse molti intellettuali, artisti e pensatori.

Situationist, però, si collega anche alla visione personale del designer, una visione secondo la quale gli abiti derivano tutti da specifiche situazioni e vanno in determinate direzioni: sono connessi e interagiscono in contesti che li modificano e che riescono a influenzare a loro volta. Nascono, creano, modificano situazioni, insomma.

Quanto all’ispirazione della collezione autunno / inverno 2017 – 18 presentata il 24 febbraio a Milano, Irakli Rusadze racconta di essersi ispirato proprio alle donne della sua terra.

«Sono cresciuto circondato da donne georgiane che ogni giorno hanno affrontato le difficoltà di vivere in una nazione post sovietica, così il concetto di femminilità per me è strettamente legato alla forza interiore di queste figure. Questo è il motivo per cui tutti i miei vestiti non sono focalizzati sul corpo, ma vogliono mostrare la forma della personalità. Protagonista della collezione è la Madre Georgia, un simbolo della mia terra e un omaggio a tutte le donne».

Ed ecco che la sua collezione viene così costruita su silhouette forti dalle forme over, con spalle segnate che definiscono un look dall’animo anticonformista.

Si parte da forme e definizioni classiche che vengono però rinvigorite con dettagli, colori e inserti inaspettati: lo scopo è quello di spezzare e sovvertire l’armonia con l’inusuale.

Tra i pezzi più caratterizzanti figurano diversi modelli di tute declinate in pelle verde, in neoprene beige e in lana a effetto pelliccia tinta con un color burgundy (ovvero Borgogna).

Ci sono cappotti lunghi con revers doppi, cappe con maniche corte e bomber che si alternano a shorts e pantaloni lunghi.

A completamento dei look ci sono anche le calzature, come per esempio gli stivali lunghi effetto pantalone in camoscio e pelle che vedete proprio nell’ultima foto qui sopra.

E come si può vedere, la collezione è interamente giocata sui toni del nero, del blu e del grigio, ravvivati dal burgundy e dal verde; sono completamente assenti stampe di qualsiasi genere.

Restando fedele ai concetti che sono stati propri del movimento dal quale prende nome, Situationist propone così una moda che non asseconda i trend, ma va piuttosto contro l’oppressione e l’omologazione culturale (e conseguentemente politica).

È una moda che non accetta né controllo né conformismo e il cui slogan è «creare momenti straordinari nella vita di tutti i giorni».

Questi sono i motivi per i quali Irakli Rusadze ha attirato la mia attenzione, soprattutto in una fashion week che mi ha talvolta invece lasciata confusa dopo certe sfilate e presentazioni.

Il suo essere deciso e coerente, il suo voler lasciare spazio non solo al corpo ma anche alla personalità: questi sono gli argomenti che mi sono piaciuti.

Manu

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso e porto avanti con entusiasmo questo blog: detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo oppure potete propormi la visione di “Ghost”: inguaribile romantica (e ottimista), riesco ancora a sperare che il finale triste si trasformi in un "happy end".

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