La moda che verrà # 14: Ludovica Amati primavera / estate 2014

Sono un’istintiva e – purtroppo – non dissimulo nemmeno bene. Se una persona non mi piace, mi irrigidisco: si capisce e si vede subito – dal mio viso e dai miei occhi – e non è una buona cosa, almeno non sempre. Occorrerebbe un po’ più di diplomazia, lo so, anche perché non sono una ragazzina. Se al contrario scatta quella scintilla che mi fa innamorare, la persona in questione cattura immediatamente tutta la mia attenzione: questo è altrettanto visibile. Insomma, per me è difficile mascherare i miei veri sentimenti, anche quando si tratta di rapporti indiretti e non strettamente personali. Per la designer Ludovica Amati, ho provato un’immediata simpatia: ho percepito la sua emozione e la sua passione quando l’ho sentita parlare in occasione della conferenza stampa d’apertura del White (il mio articolo qui) e da quel momento sono stata assolutamente impaziente di assistere al suo fashion show.

Da più di dieci anni, White Milano è una delle fiere leader a livello internazionale nel campo della moda contemporanea: lo scorso settembre, ha riconfermato il proprio impegno a favore dei nuovi talenti del design italiano inserendo la sfilata di Ludovica Amati all’interno del calendario milanese del prêt-à-porter. L’evento, patrocinato dall’assessorato alla Moda e Design, ha rappresentato l’esordio sulle passerelle della giovane designer, entrata nell’orbita di White tramite la collaborazione con A.I. Artisanal Intelligence, fucina di creatività romana impegnata nel portare al salone milanese le nuove promesse dell’artigianato italiano.

La sfilata primavera / estate 2014 di Ludovica ha avuto uno sfondo d’eccezione, il Castello Sforzesco, e un carattere assolutamente non convenzionale: è stata una vera e propria performance trasversale, arricchita da musica e da un’installazione vivente che si è via via composta sorgendo dall’acqua. La performance ha attinto ad antiche credenze e suggestioni cabalistiche, ponendo al centro la figura della Matronita, regina di luce e madre di tutte le madri, espressione della bellezza interiore ed esteriore: una struttura di legno di pino ha rievocato la Merkavà, il Cocchio Celeste allusivo di una ricostruzione armonica del mondo e dell’energia costruttiva. Ad animare ulteriormente la suggestiva presentazione, c’è stata anche la voce intensa e bellissima di Joana Preiss, attrice, artista, cineasta e musicista che ha recitato in molti film e collaborato alle opere visive e sonore di Nan Goldin: la sua esibizione dal vivo mi ha dato grande emozione.

La moda di Ludovica esalta il corpo femminile e lo rivela delicatamente e con rispetto attraverso abiti leggeri, pizzi, giacche e cappotti a vestaglia, scialli che sembrano ispirati ai mantelli ebraici maschili: nei suoi capi non c’è alcuna traccia di esibizione. Ho ascoltato la voce di Joana usata quasi come se fosse un prezioso strumento, ho osservato le ragazze vestite con gli abiti di Ludovica e ho seguito la costruzione della Merkavà immersa nel blu – quello dell’acqua e quello del cielo sopra al Castello: ho sentito vibrare in me le parole che la stilista stessa aveva pronunciato durante la conferenza stampa. Il suo è un omaggio a tutte le donne, nella speranza di recuperare un po’ di quella compostezza e di quel candore forse un po’ smarriti ma non definitivamente perduti: non potrei essere più d’accordo.

Per approfondire: qui il sito e qui la pagina Facebook.

Manu

Ringrazio l’ufficio stampa per le foto di sfilata inserite qui sopra nel testo

P.S.: questo è il secondo articolo in collaborazione con la testata Italia Post. È un magazine che si occupa di cose serie, dalla politica alla cronaca passando per l’attualità e i diritti, ma hanno deciso di dare spazio anche ai blogger con una rubrica che – con tocco assolutamente e volutamente ironico – è stata chiamata “Divisione Futilità”. Potete quindi leggere un estratto di questo articolo qui.

 

Qualche mio scatto della serata

Prima di iniziare…
Prima di iniziare…
La costruzione è quasi compiuta…
La costruzione è quasi compiuta…
La struttura di legno di pino che ha rievocato la Merkavà è stata eretta.
La struttura di legno di pino che ha rievocato la Merkavà è stata eretta.
Il Castello Sforzesco in tutta la sua magia, col percorso di luce preparato per gli ospiti di Ludovica.
Il Castello Sforzesco in tutta la sua magia, col percorso di luce preparato per gli ospiti di Ludovica.
Dettagli della serata: dopo la sfilata, siamo stati invitati a un light dinner.
Dettagli della serata: dopo la sfilata, siamo stati invitati a un light dinner.
Lasciando il Castello…
Lasciando il Castello…

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, cliché, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta (e supporta) con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso, mi occupo di consulenze sempre in ambito moda e/o comunicazione e infine porto avanti con entusiasmo questo blog. Detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo - uno dei miei comfort food - oppure potete propormi la visione del film “Ghost”: da sognatrice, inguaribile romantica e ottimista quale sono, riesco ancora a sperare che la scena finale triste si trasformi miracolosamente in un lieto fine.

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