Sopra il Sotto: 24 tombini raccontano arte e moda a Milano

Ieri pomeriggio ero seduta alla mia scrivania quando Enrico, mio marito, è venuto a chiamarmi dicendo “vieni a vedere di cosa stanno parlando in televisione”.
Incuriosita, l’ho raggiunto in salotto: stava iniziando un programma incentrato sulla Bretagna, bellissima regione francese che noi amiamo molto e della quale ho anche parlato qui sul blog attraverso alcuni post pubblicati la scorsa estate.
Sono rimasta colpita dalla parte su Brest, città che noi abbiamo visitato nel 2012: il programma raccontava che, nella zona del porto commerciale, molti muri prima tristemente bianchi o grigi sono oggi ornati da bellissime opere firmate dai cosiddetti street artist.
Le opere sono autentiche pitture murali spesso di dimensioni importanti: in un certo senso, sono la versione moderna degli antichi affreschi e sono stati incoraggiati dalle autorità. Il giornalista spiegava che l’Ufficio del Turismo della città propone, tra i vari tour possibili, anche un itinerario che permette di scoprire questi capolavori d’arte a cielo aperto.
Sapete che sono una grande amante dell’arte e non vi nascondo che mi piace che essa serva a riqualificare le città non restando chiusa in musei e gallerie bensì andando incontro alle persone.
E così, innamorata dell’esempio di Brest, città che come altre ha deciso di dare spazio a questo tipo di creatività, oggi ho pensato di raccontarvi un progetto che riguarda la mia Milano con un altro esempio piuttosto curioso di open air art: le opere non si ammirano ai muri ma… sotto i nostri piedi.
Mi riferisco a Sopra il Sotto – Tombini Art raccontano la Città Cablata, un’iniziativa culturale promossa e realizzata da Metroweb, azienda titolare della più grande rete di fibre ottiche d’Europa.
Il progetto Sopra il Sotto nasce dalla volontà di guardare oltre, cosa che mi piace molto. Sotto l’asfalto e sotto i tombini si nasconde la rete in fibra ottica, una sorta di sistema di vene delle metropoli: grazie a questa rete, viaggiano informazioni preziosissime delle quali usufruiamo attraverso telefono, televisione e Internet.
Metroweb ha fatto da mecenate a questo progetto visionario che racconta la rete in un modo diverso grazie a una mostra unica nel suo genere: dal 24 febbraio di quest’anno, via Monte Napoleone e via Sant’Andrea ospitano 24 tombini artistici, pezzi unici e originali, cesellati a rilievo e dipinti a mano, pensati e ideati appositamente da numerosi stilisti, brand e maison che hanno aderito con entusiasmo.
Tra i tombini ce ne sono due progettati da altrettante giovani promesse dello stile: è stato infatti indetto un contest in collaborazione con l’Istituto Marangoni di Milano e una giuria (composta da rappresentanti di Metroweb, di Camera Nazionale della Moda Italiana e della celebre scuola di moda) ha selezionato tra gli studenti i due giovani fashion designer che hanno meglio interpretato il concetto di base. Alessandro Garofolo e Santi – questi i loro nomi – hanno così avuto la soddisfazione di veder realizzato il loro tombino che resterà in mostra fino a gennaio 2016, così come tutte le altre opere.
Questa è la terza edizione di Sopra il Sotto: come già avvenuto nel 2009 e nel 2010, a chiusura della mostra open air i Tombini Art, dopo un attento restauro, saranno battuti all’asta da Christie’s. Il ricavato sarà interamente devoluto a favore di Oxfam Italia, organizzazione non a scopo di lucro che è anche Civil Society Participant di Expo 2015.
Il tombino, oggetto che fa parte dell’arredo urbano, diventa dunque soggetto e lo fa attraverso la moda: il progetto fonde i due lati di Milano, affari ed estro creativo, in una mostra che riesce a portare l’amore per il bello e per il ben fatto dalle passerelle alla strada.
Se vivete a Milano o se avete occasione di visitarla magari proprio per Expo 2015, regalatevi un giro in via Monte Napoleone e via Sant’Andrea, stavolta a testa in giù e non in su come di solito si fa per ammirare le bellezze architettoniche delle città: in questo caso, l’arte viene messa ai nostri piedi, non solo metaforicamente, e dunque occhio a dove camminiamo 😉
Lo so, i tombini sono fatti per essere calpestati, eppure vi confesso che io non ho avuto il coraggio di camminarci sopra.

Manu

Sopra il Sotto – Tombini Art raccontano la Città Cablata, mostra di 24 tombini ideati dai grandi protagonisti della moda: in ordine di percorso, Giorgio Armani, Just Cavalli, Etro, Missoni, Larusmiani, Laura Biagiotti, Costume National, Moschino, 10 Corso Como, Prada, Trussardi, DSquared2, Versace, Iceberg, Brunello Cucinelli, Hogan, Alberta Ferretti, Valentino, Salvatore Ferragamo, Emilio Pucci, Giuseppe Zanotti Design, Ermenegildo Zegna e con la partecipazione di Istituto Marangoni.
Un progetto di Metroweb da un’idea di Monica Nascimbeni col patrocinio del Comune di Milano. In collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italiana e in partnership con Oxfam Italia.
Dove: Via Monte Napoleone e via Sant’Andrea, Milano
Quando: fino a gennaio 2016, a cielo aperto e sempre visibile night & day
Maggiori informazioni sul sito, sulla pagina Facebook, su Twitter e sul canale YouTube. Qui potete vedere il catalogo e qui il video di presentazione.

Il sito di Oxfam Italia: qui.

A proposito di Brest e dei suoi graffiti: qui potete ammirare uno dei murali opera dell’artista Pakone.

L’arte fuori dai musei, in giro per la città: qui ho raccontato la mostra Milan and the Magic Accessories, qui la riqualifica del sottopassaggio della Stazione Garibaldi e qui la mostra Viaggio in Italia.

La foto che illustra questo articolo mostra uno dei tombini del progetto Sopra il Sotto: è stata scattata il 27-02-2015 dalla mia amica Valentina Fazio e mostra (da sinistra in senso orario) me, la stessa Vale e Alessia Foglia (o meglio i nostri piedi!) attorno al tombino “Walk in Progress” firmato Giuseppe Zanotti Design.

Chi ha svelato tutti i segreti di Zio Paperone?

Ci sono giorni in cui mi sento indisciplinata, scapestrata e birichina come una bambina un po’ monella: forse non sono mai cresciuta del tutto.

Eppure vi dico che tutto ciò, in fondo, non mi dispiace: non è poi un male conservare un lato fanciullesco e la capacità di provare stupore e meraviglia; trovo positivo evitare di prendermi troppo sul serio e riuscire a divertirmi anche con poco.

Al contrario, ci sono cose in cui sono cresciuta fin troppo: il senso della responsabilità e del dovere, per esempio, mi caratterizza da sempre e credo che mi perseguiti, in un certo modo, fin da quando andavo all’asilo.

Quindi, per me la leggerezza è un gran dono: mi tengo stretto il mio lato infantile perché mi serve a riprendere fiato e a rendere sopportabile il lato serioso e cerco di fare andare d’accordo la parte burlona e quella seria. Un giorno, sarò una nonnetta sprint (si fa per dire, visto che non ho figli), magari con le sneaker ai piedi.

A ogni modo: ci sono giorni in cui la parte burlona e quella seria si mettono subito d’accordo e si stringono la mano soddisfatte com’è accaduto sabato scorso, giorno in cui sono stata all’inaugurazione di una mostra capace di rendere felici bambini e adulti. Leggi tutto

Milano dalle app di Art Stories ai libri di Ada Cattaneo

In questi giorni, sono letteralmente galvanizzata dall’atmosfera che respiro: non solo sento la primavera in me, ma la noto attorno, la osservo invadere Milano, la mia città.

Stavolta non mi riferisco solo al risveglio della natura, ai cespugli e agli alberi fioriti che punteggiano ogni aiuola spezzando allegramente il ritmo monotono di cemento e asfalto: mi riferisco maggiormente al fermento culturale che sta animando le ultime settimane (e voglio escludere certi brutti episodi dei quali non ho alcuna voglia di parlare in questa sede).

Prima è stata la volta della Design Week, adesso è in corso l’Expo: inoltre, sono finalmente stati terminati i lavori sulla Darsena e nella Galleria Vittorio Emanuele II. Giorgio Armani e Miuccia Prada, due stilisti da sempre fortemente legati al capoluogo lombardo, hanno inaugurato i loro spazi dedicati ad arte, moda e cultura, l’Armani/Silos e la nuova sede della Fondazione Prada.

Amo da sempre il luogo in cui sono nata e cresciuta e trovo che, pur in mezzo a innegabili limiti e difetti, offra moltissimo: non apprezzo chi se ne lamenta a vanvera, soprattutto chi qui è stato accolto e ha trovato un lavoro, ma ammetto che, nell’ultimo decennio, anch’io ho sofferto di una certa negatività che si era impossessata della città e di noi abitanti.

Mi sembra che ora le cose stiano cambiando e che ci siano elementi concreti affinché Milano torni a essere una delle capitali della vita culturale e sociale italiana. Sono orgogliosa di stare qui e cercherò di godere di tutto ciò, di avere una parte attiva e di dare il mio piccolo contributo, nella speranza che questo fermento non si arresti.

Sapete, questa atmosfera ritornata vivace mi porta a un’ulteriore considerazione: non occorre andare dall’altra parte del mondo per scoprire cose nuove, spesso è sufficiente guardare con occhi diversi ciò che è sempre stato attorno a noi. Basta attingere alla bellezza che ci circonda, cosa in fondo non difficile in Italia. Leggi tutto

Gli Avengers, supereroi Marvel, in mostra a Milano

I libri occupano da sempre uno spazio molto importante nella mia vita: leggere è una passione che ho coltivato fin dai primissimi anni delle elementari.

I miei genitori furono obbligati a farmi l’abbonamento alla biblioteca di zona perché comprare libri era cosa più dispendiosa del provvedere ad altre mie esigenze quali abbigliamento e cibo: divoravo infatti volumi di centinaia di pagine in pochi giorni e quindi la biblioteca era l’unica soluzione per evitare il salasso economico.

Durante quegli anni, ho conosciuto tanti classici della cosiddetta letteratura per ragazzi e, essendo onnivora già allora, spaziavo agilmente da generi più intimisti come Cuore e Piccole Donne a generi avventurosi come Ventimila leghe sotto i mari e Il libro della giungla: l’antipatia che provo verso i compartimenti stagni è una caratteristica che fa decisamente parte del mio DNA.

La mia passione non si fermava – e non si ferma – ai libri, estendendosi a tutta la carta stampata: non mi vergogno a raccontarvi che mi perdevo perfino a leggere i vecchi quotidiani che mia mamma stendeva sul tappeto davanti ai fornelli per parare gli schizzi quando friggeva… Capite perché i miei mi fecero l’abbonamento in biblioteca?

Oltre a libri e giornali, un altro mio grande amore è sempre stato il fumetto e questo lo devo a mio padre: ricordo ancora la sua collezione di Tex pazientemente messa insieme e gelosamente custodita.

Ovviamente, sono partita con fumetti come Topolino: negli anni, mi sono poi spostata verso la fantascienza e il fantasy, anche in questo caso amori ereditati attraverso il mio papà che è un grande estimatore di tali generi (ricordo i film di Star Wars guardati insieme). È stato così che ho conosciuto la Marvel e il suo mondo popolato di incredibili personaggi, da Hulk a Captain America, da Iron Man a Daredevil, da Wolverine a Thor. Leggi tutto

Cartoline da Milano al tempo di Instagram / PARTE 3

A volte ritornano: capita con le persone, coi ricordi… e anche coi post. Come in questo caso.

Per la prima e la seconda puntata di questo post, occorre tornare rispettivamente al 30 luglio e al 24 dicembre 2013. È passato tanto tempo, dunque.

Tutto era scaturito da una riflessione: da ragazzina, soprattutto quando andavo alle medie, partivo per le vacanze estive con una lunga lista di indirizzi, lista che serviva a ricordarmi a chi dovessi mandare le cartoline. Guai a non mandarle e guai a non riceverle, era una sorta di rito.

A mio avviso, oggi è Instagram a svolgere in modo virtuale parte della funzione che le cartoline svolgevano allora fisicamente. Pensateci: Instagram non serve forse a condividere, attraverso immagini e fotografie, ciò che ci piace, ciò che facciamo e i posti in cui andiamo? Le stesse cose che facevamo con le cartoline.

È identica perfino la gara: allora vinceva chi raccoglieva più cartoline, attestandosi un po’ come il leader del gruppo, proprio come oggi accade coi like. Leggi tutto

Eugene Cernan, l’Uomo dello Spazio, al Museo Da Vinci

Era il 7 dicembre 1972 quando il vettore Saturn V venne lanciato da Cape Canaveral per compiere la missione Apollo 17.

A bordo, c’era l’equipaggio formato dai due piloti, Ron Evans e Harrison Schmitt, e dal comandante, Eugene Cernan.

Non ho memoria diretta di quel lancio, ma ne ho letto sui libri e, se anche solo un mese fa mi avessero detto che avrei conosciuto e ascoltato di persona la testimonianza di Eugene Cernan circa le sue avventure nello Spazio, credo che avrei riso di gusto e che mi sarei chiesta divertita dove e come le nostre strade avrebbero mai potuto incrociarsi, lui, temerario Uomo dello Spazio, e io, piccola sognatrice.

E dire che dovrei aver imparato che non bisogna mai dire mai: lo scorso 28 ottobre, mi sono ritrovata in una sala gremita ad ascoltare proprio questo individuo straordinario, completamente affascinata dal suo carisma.

L’occasione di incontrarlo mi è stata data grazie alla serata di inaugurazione dell’Area Spazio, nuova esposizione permanente del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci interamente dedicata allo Spazio e all’astronomia.

L’area è pensata come un viaggio interattivo tra oggetti, luoghi, personaggi, curiosità e tecnologie relative all’esplorazione del cosmo: Eugene Cernan è stato ospite d’onore della serata insieme a Claudie Haigneré, la prima donna astronauta europea, ex ministro in Francia e oggi presidente di Universcience, importante istituzione culturale preposta alla scienza e alla scoperta. Leggi tutto

Marie Claire presenta Milan and the Magic Accessories

A Milano è di nuovo tempo di Settimana della Moda o Fashion Week, per chi preferisce l’inglese. Come accade a ogni edizione, sto girando in cerca di talenti da raccontare, conoscenze da consolidare, nuovi incontri. Ho già adocchiato molte cose interessanti e – se vi andrà – nella prossime settimane troverete qui tanti racconti.

Intanto, però, sento il desiderio di raccontarvi subito un’iniziativa che è in corso, godibile da parte di chiunque stia o verrà a Milano fino al 22 settembre. Si tratta di una mostra open air voluta da Marie Claire e che incarna alla perfezione il mio concetto di moda: avvicina quest’ultima all’arte creando nuovi scenari e un’interessante commistione. È ricca di contenuti, suggestioni, rimandi, fantasia e conferma che la moda è un linguaggio, una forma espressiva.

Già lo scorso febbraio, proprio in occasione della precedente settimana della moda, Marie Claire aveva dedicato un numero speciale al meglio della moda e degli accessori: l’editore Hearst fa il bis e il numero di ottobre esce in questi giorni in due volumi. Il magazine sarà anche eccezionalmente disponibile in versione e-mag. Leggi tutto

Esco ad Isola perché lì trovo arte e colore

Sento dire spesso che Milano è una città incolore: esprimo il mio più vivace dissenso a tal proposito.

Semplicemente, il capoluogo meneghino è una città dalla bellezza difficile, spesso non evidente, tanto che va ricercata: quando si cammina per strada, per esempio, basta provare ad alzare il naso e si resta incantati dalla bellezza di molti palazzi, di certi particolari e fregi. Allo stesso modo, il colore, in realtà, c’è e c’è perfino in metropolitana.

Non so quanti, tra coloro che leggono queste righe (e io sempre vi ringrazio), vivano a Milano. Non so quanti, tra milanesi e non, siano passati per la stazione Garibaldi, importante snodo di ferrovia e metropolitana, e quanti si siano avventurati verso quella zona che dalla stazione stessa conduce direttamente al quartiere Isola e più precisamente a via Pepe, passando attraverso un tunnel che serve a raggiungere anche alcuni binari. Ultimamente, a me è capitato di passarci spesso e di incuriosirmi davanti al progetto artistico che ha letteralmente invaso tale sottopassaggio, oggi molto usato, tranquillo e perfettamente illuminato a giorno proprio grazie all’influenza positiva del progetto stesso. La street art contribuisce dunque a cambiare il volto di Milanoesattamente come avviene in altre grandi metropoli: penso a Parigi, nella quale sono appena stata, e poi a Londra e a Berlino, città che sono sì ricche di arte e storia ufficiali, ma che sono diventate anche vere e proprie gallerie a cielo aperto per la cosiddetta arte urbana – talvolta clandestina – e per installazioni visionarie, siano esse poetiche o di protesta. Amo tutto ciò, amo l’arte di qualsiasi tipo esso sia e non potevo, quindi, che innamorarmi del progetto Esco ad Isola. Leggi tutto

Art Stories: la bellezza dell’Italia raccontata ai bambini

Sono profondamente convinta di un fatto: i presupposti per diventare adulti curiosi verso la vita e aperti verso il mondo si devono creare nell’infanzia e questo è un compito che spetta alle figure preposte all’educazione, ovvero famiglia e scuola. Se si vuole costruire una casa solida, a contare sono le fondamenta: allo stesso modo, quella infantile è l’età fertile durante la quale si pongono le basi per diventare gli adulti che saremo.

Tra i ricordi che serbo gelosamente, ci sono proprio quelli d’infanzia e devo dire che sono stata una bambina molto fortunata: sia i miei genitori sia gli insegnanti che ho incontrato hanno sempre coltivato e spronato in me fantasia, creatività, sete di conoscenza. Devo dire grazie a loro se sono cresciuta amando l’arte e i viaggi e se sono curiosa – anziché essere spaventata – verso tutto ciò che non conosco. Ricordo con gioia le gite, con mamma e papà e con la scuola, i musei e le mostre, l’abbonamento alla biblioteca di zona, i laboratori creativi, le prime volte al cinema e a teatro. Ricordo la sorpresa, lo stupore, l’entusiasmo.

Oggi i mezzi si sono fatti infiniti e sono favorevole a qualsiasi strumento venga usato con garbo, testa e misura.

Ho una nipotina che ha appena compiuto sei anni: la adoro e quindi, pur non avendo figli, sono molto sensibile su questo argomento. Mi sorprendo ogni volta che la vedo giocare con le bambole e costruire storie immaginarie, così come sorrido nel vedere le sue piccole dita scivolare leggere e sicure sullo schermo del tablet per giocare con le app a lei dedicate. Mia sorella e mio cognato sono genitori molto attenti e sono felice di vedere come sappiano dosare con intelligenza gli strumenti che mettono in mano ad Alissa. Lei, come tutti i suoi coetanei, sarà un’autentica nativa digitale e auguro a tutti i bimbi di avere familiari che sappiano amministrare per loro e insieme a loro libri, giochi classici e nuove opportunità. Leggi tutto

Stresa, il lago e il lusso della lentezza

Questo è uno di quei post che mi va di scrivere ogni tanto, quelli che non hanno uno scopo ben preciso. Sono io e basta e un pezzo della mia vita.
Sono i post dell’altra Emanuela, quella che non è solo una fashion something ma che ha tante passioni. Sono i post che fanno di questo luogo virtuale anche un diario.
Sono sempre stata convinta che il viaggio, prima di essere uno spostamento fisico e geografico, sia una condizione mentale. Non conta solo la destinazione o quanto lontano possiamo andare o per quanto tempo, ma occorre prima di tutto spostare cuore e mente, essere disposti a distrarli dal solito e ad aprirli. Essere disposti a conoscere, ad apprendere.
Mi è capitato di sentirmi in viaggio perfino a pochi chilometri da casa. E soprattutto mi capita quando sono con Enrico, il mio amore. Con lui è tutto entusiasmo e scoperta e il solo pensiero di tre giorni via, insieme, mi riempie di gioia: non importa dove andiamo, l’importante è essere noi due, sempre disposti a divertirci, a entusiasmarci, a emozionarci, anche e soprattutto per le piccole cose.
Se il posto, poi, è bello come lo è Stresa… ancora meglio. Leggi tutto

Con Accademia Saint Mary alle Gallerie d’Italia

Vi racconto un piccolo aneddoto.
Tempo fa mi contattarono per portare alla mia attenzione un libro molto speciale e decisi con tutto il cuore di scrivere un post: ci misi tutta me stessa, sperando di dare un microscopico aiuto per qualcosa in cui credo molto. Quel post è stato – credo – il mio scritto più letto di sempre, come redattrice e come blogger, con centinaia di like, condivisioni, messaggi: insomma, l’ho concepito sperando di dare e di fare qualcosa di buono e invece sono stata io a ricevere moltissimo.
La stessa cosa mi accade sempre più spesso col blog: l’ho aperto sperando, desiderando e sognando di condividere tutto ciò in cui credo, ma per prima ricevo tanto da persone sensibili e ricettive, disposte ad accompagnarmi in tale avventura.
Tutto questo per dirvi che, quando facciamo le cose col cuore, in realtà riceviamo a nostra volta, proprio perché non c’è calcolo o aspettativa.
Da quando mi occupo di moda a tempo pieno, mi capita di essere ospite di diverse scuole per raccontare le mie esperienze: è stato così che ho scoperto che insegnare mi sarebbe piaciuto moltissimo. Quello che si crea tra chi insegna (nel mio caso è una grossa parola, ovviamente, più che altro chiacchiero) e chi apprende è uno scambio potentissimo e ha un elevato tasso di reciprocità, tanto da ridurre le distanze o talvolta capovolgere i ruoli. Avere davanti a sé persone curiose e disposte ad accogliere ciò che si dice è elettrizzante: fa venire voglia di dare tutto. Quando frequentavo lo IED, una docente mi disse che è proprio questo il motivo per cui insegna: ora lo capisco profondamente, perché l’ho provato sulla mia pelle. Peccato averlo scoperto un po’ tardi. Leggi tutto

L’arte di Giovanni Bellini e il desiderio di trasparenza di Civicum

Sono la prima a sostenere il fatto che non si possa essere competenti in ogni campo, tuttavia rifiuto i compartimenti stagni e faccio volentieri incursioni in campi diversi dalla moda. Rifiuto, insomma, di avere i paraocchi: dovrei forse fingere di non vedere né sentire ciò che accade solo perché ho grande passione per la moda?

Non credo: questo non è certo il momento giusto per chiudersi dentro alla propria piccola gabbia, che sia più o meno dorata. Non si può non guardarsi attorno, non si può ignorare la necessità che si respira oggi nel nostro Paese, quella di un cambiamento e di una svolta.

Credo che, in questo frangente, a ognuno di noi tocchi la propria parte, per quanto possiamo e nella misura in cui siamo in grado di offrire il nostro contributo. Amo molto l’arte e ho quindi risposto con gioia a un invito speciale: sono felice di raccontare questa esperienza, perché mi consente di condividere bellezza ma anche di porre l’accento su un progetto che riguarda la trasparenza nell’ambito dei conti pubblici, argomento sicuramente di gran moda (perdonate il piccolo gioco auto-ironico).

Mercoledì ho partecipato a Brera Special Project, una serata interamente dedicata alla Pinacoteca. Abbiamo avuto l’opportunità di visitare la mostra dedicata a Giovanni Bellini, privatamente e con una guida molto brava; poi ci siamo spostati a Palazzo Cusani per la presentazione di un progetto intitolato Conti Trasparenti. Leggi tutto

Camogli, il mare e il mio amore per le piccole cose un po’ ruvide

Finalmente, dopo aver a lungo sospirato sulle foto condivise da amici e da persone che seguo su Instagram e su Facebook, è toccato anche a me: due-giorni-due di mare. Una toccata e fuga, dunque, ma quando serve so accontentarmi.
Moltissimi lombardi amano la Romagna e la sua Riviera e hanno ragione: è una terra bellissima, solare e generosa. Io, però, faccio parte di coloro i quali preferiscono la Liguria.
Sarà che ci sono sempre andata, fin da piccola, e che dunque a questa regione collego tanti ricordi, quelli più cari, incluso il primo bacio da adolescente: lo ricordo benissimo, fu a Bordighera, in una sera d’estate.
Sarà che la Liguria è più vicina al mio sentire: è un po’ ruvida e possiede quella bellezza particolare, graffiata e graffiante, a tratti aspra e mai perfetta. Credo che sia proprio per questo che mi è entrata dentro rubandomi l’anima.
Amo le imprecisioni, le sbavature, i muri con gli intonaci un po’ scrostati: esattamente come mi sento io a questo punto della mia vita.
Amo il mare in qualsiasi stagione, in qualsiasi condizione, a qualsiasi latitudine. Più che i panorami a perdita d’occhio, amo soprattutto i dettagli, le piccole cose. Leggi tutto

Della Toscana e del perché Firenze mi abbia fatto piangere

Questo è un post fatto solo di emozioni e sensazioni.

Non parla né di abiti né di altri orpelli modaioli. Si nutre solo di immagini e di tre riflessioni che ho fatto lo scorso week-end, durante una breve fuga in Toscana con Enrico, l’amore della mia vita.

La prima considerazione è legata a una docente della quale sono stata allieva in IED. Vi spiego: un giorno a lezione disse una cosa che mi colpì molto, ovvero che chi si interessa di moda deve essere ricettivo e aprirsi a 360 gradi, senza riserve e senza preconcetti. Come un vaso vuoto da riempire, aggiunse. Non si sa mai da dove arriverà lo stimolo giusto, a volte dalle cose più impensate: ciò che vedo oggi e che non riesco a collocare potrebbe diventare qualcosa di concreto domani o tra un mese. Mi capita di inseguire un’idea per settimane e poi di vederla concretizzarsi in un attimo grazie a uno spunto improvviso che avevo immagazzinato tempo prima. Ecco perché mi piace collezionare immagini che apparentemente nulla hanno a che fare con la moda: in realtà, tutto torna. Ed ecco perché ho passato una mattinata a fotografare bambole e giocattoli: a parte che – secondo me – hanno una loro bellezza magnetica, sono anche certa del fatto che un giorno i loro colori e le loro forme mi diranno qualcosa. Serena – la mia docente – aveva proprio ragione. Leggi tutto

Viaggio in Italia: 30 illustrazioni di Rebecca Moses per Marie Claire

Ci siamo: da ieri, Milano vive la sua settimana della moda. Amo questo momento soprattutto perché la mia città si anima di eventi che vanno oltre le tanto ambite sfilate.

Ho una caratteristica che forse è un limite, me ne rendo conto: durante detta settimana, non riesco ad assimilare tutto immediatamente. Non so, credo dipenda dal sovraccarico di stimoli che si concentrano nell’arco di pochi giorni: è come se andassi in una sorta di corto circuito o di indigestione. Ad ogni edizione, necessito di un po’ di tempo per digerire tutto ciò che ho visto, per farlo mio, per ricostruire il quadro d’insieme e mettere ogni tassello al suo posto.

Stamattina non voglio dunque parlarvi di nessuna delle sfilate alle quali ho assistito ieri: preferisco invece introdurre una mostra, a mio avviso bellissima, voluta da Marie Claire. Ieri sono stata al vernissage e desidero darle precedenza rispetto ad altri eventi perché la mostra è già in corso e proseguirà fino al 24 febbraio: spero possiate goderne a vostra volta – se siete o se sarete a Milano.

Sapete che sono sincera quando dico di essere una sostenitrice convinta di tutti quegli eventi che rappresentano una contaminazione tra moda e arte: l’ho dimostrato più volte qui sul blog. Sapete che sono altrettanto sincera nel dichiarare il mio amore incondizionato per gli accessori: spesso i miei post vertono proprio su tale settore specifico. Sapete infine che amo le illustrazioni tanto quanto amo la fotografia, tant’è che non molto tempo fa ho presentato quelle di Maurizio Andreuccetti. Ecco, mettete insieme queste cose e otterrete un sunto della mostra che ha acceso il mio entusiasmo. Leggi tutto

Michele Massaro alias Gaio il Calzolaio: lo Sciuscià è tornato

Mi piace chi ha spirito di iniziativa, intraprendenza ed energia e chi, in un frangente storico ed economico non facile, costruisce un’attività che è anche poetica.

Ci vuole coraggio per rispondere alla durezza di momenti simili con un sogno che profuma di passato, ci vuole ottimismo e un’anima romantica. “Sei un’inguaribile romantica”, diceva una canzone del grande Vasco: lo sono, sono un’inguaribile romantica e il post di oggi parla di un mestiere che è un po’ favola e un po’ sogno. Parla di Michele Massaro alias Gaio il Calzolaio alias lo Sciuscià.

L’ho detto diverse volte, ma credo che ripeterlo una volta di più non faccia male: la moda nella quale credo è una forma di espressione personale e confina con l’arte, dunque è ricca di sfaccettature ed è fondata su passione, inventiva e creatività.

Non credo nel consumismo, non apprezzo l’usa&getta, non mi piacciono le cose appositamente (e maliziosamente) pensate per durare lo spazio di una stagione. Questo è anche uno dei motivi per i quali amo il vintage, perché il vero vintage tratta oggetti capaci di valicare il tempo.

In questo blog mi piace parlare di persone e dei loro percorsi: alcuni sono molto dentro il mondo della moda, altri invece sono più trasversali, un po’ ai margini, un po’ sospesi. Mi piace dare spazio a storie inconsuete e meno famose, fuori dal grande circuito e dal coro.

Quando Michele Massaro mi ha scritto per raccontarmi la sua attività, mi sono incuriosita, perché fa un mestiere che va un po’ scomparendo: il calzolaio o il ciabattino, se preferite.

Voi direte: ma come, basta andare nei centri commerciali per trovarli. No, non è al servizio tacco rapido di oggi che mi riferisco: parlo invece delle vecchie botteghe, quelle che profumavano di pelle appena ci si entrava, quelle situate nelle vie e nei quartieri delle nostre città, quelle in cui c’erano artigiani capaci di fare qualsiasi intervento su scarpe, borse e accessori di pelletteria. Quelle botteghe in cui dicevano “torni a ritirare le sue scarpe tra una settimana”; quelle botteghe, spesso a carattere e conduzione familiare, in cui gli scaffali erano sempre pieni di articoli in riparazione e in lavorazione. Leggi tutto

Cartoline da Milano al tempo di Instagram / PARTE 2

Per la prima parte di questo post, occorre tornare indietro a quest’estate, precisamente al 30 luglio 2013.

Tutto era scaturito da una riflessione: da ragazzina, soprattutto quando andavo alle medie, partivo per le vacanze con una lunga lista di indirizzi, lista che serviva a ricordarmi a chi dovessi mandare le cartoline. Guai a non mandarle e guai a non riceverle, era una sorta di rito, quasi una gara. Tra parentesi: mi ero ripromessa che sarei andata a vedere se la mia collezione di cartoline sia ancora riposta in qualche cassetto, ma ammetto di non averlo ancora fatto…

Ad ogni modo: a mio avviso, oggi è Instagram a svolgere in modo virtuale parte della funzione che le cartoline svolgevano allora in modo tangibile e cartaceo. Pensateci: Instagram non serve forse a condividere, attraverso le immagini, ciò che ci piace, ciò che facciamo e i posti in cui andiamo? Ovvero la stessa cosa che facevano le cartoline! Identica anche la gara: allora “vinceva” chi raccoglieva più cartoline, proprio come ora accade coi likeLeggi tutto

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