Luisa Beccaria SS 2017, la bellezza della leggerezza

Oggi sento un gran bisogno di leggerezza.

Sarà la primavera sbocciata ormai da giorni e che mi raggiunge perfino qui, nel mio studio, attraverso la finestra aperta.

Sarà l’imminente Pasqua: lo spirito di rinascita che accompagna questa importantissima festività bussa anche alla mia porta.

Quando parlo di leggerezza non mi riferisco a qualcosa che fa rima con disimpegno o superficialità, bensì a uno stato di grazia che lieve e soave solletica i sensi, con garbo e intelligenza, e che permette di «planare sulle cose dall’alto», proprio come affermava il grande Italo Calvino che a questo valore – tale lo considerava – dedicò anche un saggio.

Il saggio sulla leggerezza è la prima delle conferenze che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard nell’anno accademico 1985-86: morì prima, invece, e il testo da lui preparato fu pubblicato postumo (Lezioni americane – Sei proposte per il prossimo millennio).

«In questa conferenza cercherò di spiegare, a me stesso e a voi, perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto», scriveva Calvino, quasi a dimostrare che la pesantezza del mondo – quella che oggi spesso ci ritroviamo a subire – può essere sconfitta solo dal suo contrario.

Dimenticavo: ho anche desiderio di delicatezza e leggiadria, sentimenti che spesso sembrano essere completamente fuori moda.

E così, considerato questi miei desideri di leggerezza, delicatezza, leggiadria, bisogni che vanno a braccetto con armonia, bellezza e poesia, ho pensato di condividere il racconto di una bellissima sfilata alla quale ho assistito lo scorso settembre, in una giornata tiepida e soleggiata che in fondo assomiglia un po’ a questa.

La sfilata in questione è quella della maison Luisa Beccaria che giovedì 22 settembre 2016 ha presentato la collezione primavera / estate 2017 in un luogo ricco di fascino, ovvero nel chiostro di San Vittore al Corpo, l’ex monastero benedettino che dagli Anni Cinquanta del secolo scorso ospita il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.

Alla collezione Luisa Beccaria SS 2017 è stato dato il nome The Nymph Affair: il nucleo centrale è il racconto di una donna che gioca con la propria natura e tale natura evolve costantemente, come l’acqua.

L’acqua fluttua, si increspa e poi torna calma nelle sue mille sfumature che vanno dall’azzurro più limpido ai toni più intensi: essa muta, dunque, e così fa la donna di Luisa Beccaria, fortemente protesa verso un’idea di femminilità decisa ma fluida. Proprio come una ninfa contemporanea.

Per il giorno, il lino effetto denim diventa la tela per ricami di intricate fantasie floreali mentre il cotone si accende con l’audacia del lurex.

Cropped pants (i pantaloni culotte) si alternano a pantaloni palazzo e spezzano la sinfonia di abiti svasati di ispirazione Anni Settanta.

E, lungo percorsi anch’essi fluidi, avanza la sera: l’acqua si infiamma dei bagliori delle stelle per abiti scivolati, ampie gonne in organza asimmetrica, tuniche ricamati con fiori (soprattutto l’allium).

Anche le lunghezze sono fluide e c’è spazio per mini, midi e maxi, mentre i tagli sbiechi di gonne e abiti evolvono in ampie maniche a mantella.

La palette cromatica attraversa naturalmente tutte le diverse gradazioni dell’acqua punteggiata dal bianco e dal rosa dei fiori, come in una tela di Claude Monet (ricordate Lo stagno delle Ninfee, splendido quadro del pittore francese?).

Ai piedi, le modelle indossano sandali con tacchi bassi e cinturini alla caviglia oppure con tacchi più alti, squadrati o a stiletto, in un mix di suède, vernice e tessuti della collezione.

Il risultato? La collezione Luisa Beccaria SS 2017 appare come un concentrato di soave bellezza e di vibrante poesia, valori che non sono comunque una novità per la maison.

Fin dal suo debutto negli Anni Ottanta e fin dalla prima collezione di Haute Couture presentata nel 1991 a Roma e Parigi, Luisa Beccaria si è costantemente ispirata alla poesia, all’arte, alla natura e ha proposto una sua idea di bellezza su misura, spesso non rispondente ai trend in voga, creata per liberare lo spirito sognatore che alberga in ogni donna.

Dal 2006, la sua visione si è ulteriormente arricchita grazie al punto di vista contemporaneo di Lucilla Bonaccorsi, figlia della stilista e del marito Lucio Bonaccorsi.

I miei scatti al termine della sfilata Luisa Beccaria SS 2017
I miei scatti al termine della sfilata Luisa Beccaria SS 2017

Come vedete, ho scelto (deliberatamente) di illustrare questo mio post non con le foto ufficiali, bensì con quelle che ho scattato io stessa dopo la sfilata, quando abbiamo potuto osservare modelle e capi da vicino: desidero spiegarvi perché.

Vi confesso che, da qualche anno, non richiedevo più l’accredito per le sfilate di Luisa Beccaria: sono stata contenta di essere stata presente stavolta per essere sorpresa e dolcemente sopraffatta dalla bellezza dei capi, delle ragazze, del luogo.

Sono contenta di aver vissuto un momento leggiadro e delicato, quasi magico, riuscendo a sentirmi innalzata oltre la pesantezza che talvolta la quotidianità presenta; spero di riuscire e rendere partecipi voi che, oggi, leggete queste mie parole e guardate – appunto – le mie foto.

Spero di riuscire a farvi provare l’emozione che ho sentito io.

Perché c’è bisogno di sognare e c’è bisogno (tanto bisogno) di qualcuno che sappia proporre una dimensione sognante: ecco perché sono grata a Luisa Beccaria, ecco perché ho voluto parlarvi di lei e del suo lavoro proprio oggi.

Manu

 

 

 

 

Per maggiori informazioni e per approfondire:

Qui trovate il sito Luisa Beccaria, qui la pagina Facebook, qui l’account Twitter e qui quello Instagram

Qui trovate il mio post sulla collezione Luisa Beccaria primavera /estate 2014 e qui il mio articolo sulla collezione primavera / estate 2013 per Scenario Magazine

 

 

 

 

A proposito di Calvino e del suo saggio…

«Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire.
Dopo quarant’anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l’ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.
In questa conferenza cercherò di spiegare, a me stesso e a voi, perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato in cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro.»

Italo Calvino, Il saggio sulla leggerezza da Lezioni americane – Sei proposte per il prossimo millennio

 

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso e porto avanti con entusiasmo questo blog: detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo oppure potete propormi la visione di “Ghost”: inguaribile romantica (e ottimista), riesco ancora a sperare che il finale triste si trasformi in un "happy end".

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