Omaggio a Giusi Ferré, maestra della bella scrittura

Ognuno ha le proprie icone, persone che rappresentano i nostri ideali e valori oppure che simboleggiano le nostre aspirazioni più grandi e che sono dunque un esempio, un modello al quale puntare.

Quanto a modelli e aspirazioni, io non ho dubbi: i miei fari sono Anna Piaggi e Giusi Ferré, due donne immense nell’ambito del giornalismo di moda.

Purtroppo non sono riuscita a conoscere Anna Piaggi di persona (ma continuo a cercarla attraverso ogni cosa e opera che parli di lei), mentre ho avuto il dono di incontrare parecchie volte Giusi Ferré.

Lei, naturalmente, non mai saputo chi fossi e non lo dico con orgoglio ferito né con rammarico. Era nell’ordine giusto e naturale delle cose poiché io sono nessuno, una tra le tante e i tanti, mentre lei era unica, la maestra della parola e della bella scrittura, la giornalista sopraffine, la testimone diretta della moda degli ultimi 50 anni nonché amica, guida e consigliera di molti stilisti, il modello e l’icona per quei tanti come me, la donna capace di dare voce a mille e più racconti che io desideravo ardentemente ascoltare.

Il 14 aprile questa voce si è purtroppo spenta per sempre e io mi permetto di renderle omaggio con tre ricordi personali.

Parto dalla prima volta che incontrai Giusi Ferré.
Attirai la sua attenzione involontariamente, grazie a una fantasiosa collana che indossavo. Di quel giorno (era il 2013) resta una foto insieme in cui io ho un sorriso che va da un orecchio all’altro, quel tipo di sorriso che solo una persona iconica riesce a dipingerci sul volto in una sorta di sogno che si avvera.
Quella foto è qui nel magazine, ma non la tiro fuori oggi (scriverò poi perché). Leggi tutto

Dance Well – Ricerca e Movimento per il Parkinson alla Triennale Milano

Lo confesso subito: per me non è affatto facile scrivere queste righe che raccontano un’iniziativa a proposito del Parkinson.

Come tutti sanno, il Parkinson è una malattia neurodegenerativa a evoluzione progressiva che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.

Il nome è legato a James Parkinson, medico, paleontologo e geologo britannico vissuto tra il 1755 e il 1824 e che nel 1817 pubblicò un lavoro sullo studio di sei casi di quella che lui descrisse come “paralisi agitante”.

Diverse importanti organizzazioni promuovono la ricerca nonché il miglioramento della qualità della vita delle persone affette dal Parkinson; alcuni pazienti celebri (tra i quali l’attore Michael J. Fox, il pugile Muhammad Ali, papa Giovanni Paolo II, il cantautore Bruno Lauzi, il giornalista Vincenzo Mollica, gli stilisti Sonia Rykiel e André Courrèges dei quali ho scritto rispettivamente qui e qui) hanno contribuito a far crescere la consapevolezza della malattia.

Perché per me non è facile parlarne?
Perché il Parkinson tocca da vicino la mia famiglia attraverso una persona che amo immensamente.
Perdonatemi ma non voglio e non posso aggiungere una sola parola a tal proposito in quanto prevale il bisogno di tutelare e proteggere la privacy della persona in questione.

Ma ciò che conta è che oggi desidero dare voce a una iniziativa di Triennale Milano che si chiama Dance Well – Ricerca e Movimento per il Parkinson ed è nata per promuovere la pratica della danza contemporanea in spazi museali e contesti artistici, rivolgendosi principalmente – ma non esclusivamente – a persone che convivono con il Parkinson.

Vi prego, cari amici di credermi: desidero parlare di Dance Well non solo perché il Parkinson tocca da vicino chi amo, ma anche perché credo fermamente che conoscenza e consapevolezza siano importanti, così come lo è tutto ciò che ci aiuta a prenderci cura di noi stessi.

Trovate allora tutti i dettagli qui sotto e io vi auguro buona lettura.

Manu Leggi tutto

Ridefinire il Gioiello riparte e l’Irlanda è la protagonista dell’ottava edizione

Non è facile.

Non è facile far ripartire tutti quei progetti che sono stati bloccati da due anni di pandemia e non è facile parlare di bellezza e cultura in un momento come questo, in cui bellezza e cultura non sembrano certo essere la priorità, anzi, al contrario, rischiano di essere risucchiate definitivamente dall’ombra, dalla paura, da orrori che credevamo essere più legati (e relegati) al passato che non al presente e al futuro.

Eppure il paradosso è che proprio la bellezza e soprattutto la cultura rappresentano allo stesso tempo due tra le migliori risposte a ombre e paure per non sprofondare irrimediabilmente e definitivamente nell’orrore.

Proprio in questa ottica, cari amici lettori, condivido con voi la notizia di una ripartenza, ovvero la pubblicazione del nuovo bando di concorso di Ridefinire il Gioiello, manifestazione giunta alla sua VIII edizione.

Ridefinire il Gioiello ha l’obiettivo di diffondere e valorizzare una nuova estetica del gioiello contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: dopo due anni di fermo a causa del COVID-19, l’Associazione Circuiti Dinamici indice un nuovo bando di concorso in collaborazione con il Museo del Bijou di Casalmaggiore.

L’ottava edizione di Ridefinire il Gioiello si inserisce infatti nell’ambito degli eventi della rassegna culturale Stupor mundi organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Casalmaggiore.

Il progetto Stupor mundi prevede che, ogni anno, tutte le istituzioni culturali della città (i due musei, la Biblioteca Civica Mortara, il Teatro Comunale) organizzino eventi espositivi, spettacoli teatrali, incontri sul cinema, la letteratura, le tradizioni per approfondire la conoscenza di un Paese e finora la rassegna ha parlato di Giappone, Argentina, Iran, Russia e Stati Uniti (anch’io ho parlato della mostra organizzata dal Museo del Bijou di Casalmaggiore in tale occasione qui). Leggi tutto

Il mio (inutile) punto di vista a proposito di parlare o non parlare di Ucraina

Sono profondamente amareggiata nel leggere così tante polemiche attorno ai modi in cui ognuno di noi decide di affrontare la terribile questione Ucraina – Russia.
E ho la spiacevole sensazione che – qualunque cosa si faccia – si sbagli…

Se si continua a fare il proprio lavoro si viene tacciati di insensibilità; se lo si interrompe o si fa un gesto che vuole essere di solidarietà si viene accusati di essere in cerca di visibilità o pubblicità.
Se non se ne parla si viene accusati di menefreghismo; se se ne parla si viene invitati a tacere con frasi tipo «lasciamo parlare chi se ne intende».
Se si fa qualcosa… «perché per l’Ucraina sì e per altre guerre no».

È assurdo.
Io penso che ognuno abbia il proprio modo di reagire.
Penso che non parlarne non significhi e non comporti che invece non si ascolti e non ci si interessi / informi; penso che parlarne non voglia dire cercare visibilità ma tentare di esorcizzare le proprie paure.

Desidero dire solo una cosa e attenzione, non è né un giudizio né una presa di posizione, è solo una condivisione di pensieri.
Quando ero alle scuole superiori scoppiò la Guerra del Golfo.
Ricordo noi giovanissimi attoniti, disorientati, smarriti, impotenti e increduli davanti alle televisioni eccezionalmente accese a scuola con i notiziari e le immagini che fino a quel momento avevamo visto solo nei libri di storia.
Molti di noi (io compresa) scelsero di manifestare scendendo in strada e tanti ci criticarono dicendo «è inutile».
Forse avevano ragione, ma era il nostro sentire e il nostro reagire.

Allora non esistevano i social network, oggi sì; se allora una manifestazione o uno striscione andavano al limite su un giornale nazionale, oggi possono arrivare fino in Ucraina e forse dare un microscopico sostegno morale.
Idem per ogni altra iniziativa “simbolica”.
Tutto qui.

Detto ciò, concludo con una proposta: ognuno faccia ciò che può, ciò che riesce e ciò che sente.
Non perdiamo energie a criticare e cerchiamo di comprendere, la situazione gravissima ma anche gli altri e i loro atteggiamenti.
O almeno proviamo a rispettarli.

Dire no alla guerra è anche questo.

Manu ♥

 

 

 

*** Ho pubblicato questi stessi pensieri poco fa in Instagram.
Ho il desiderio che restino anche qui, visto che reputo i social network potenzialmente utili, come ho scritto,
ma allo stesso tempo anche fin troppo veloci… ***

 

 

Drusilla Foer, dalla diversità all’unicità passando per l’ascolto

«Diversità è una parola che proprio non mi piace.
Non mi piace perché ha in sé qualcosa di comparativo e una distanza che proprio non mi convince, no.
Quando la verbalizzo sento sempre che tradisco qualcosa che sento o che penso.
E io trovo che le parole siano come gli amanti: quando non funzionano più vanno cambiati subito.
E quindi ho cercato un termine che potesse degnamente sostituire una parola che per me è così incompleta. E ne ho trovata uno molto convincente.
Unicità.
Mi piace, è una parola che piace a tutti.
Perché tutti noi siamo capaci di notare l’unicità dell’altro e tutti noi pensiamo di essere unici, no?
Facile (risatina)… per niente! Per niente!
Perché per comprendere la propria unicità e accettare la propria unicità è necessario capire di che cosa è composta, la nostra unicità, di che cosa è fatta.
Capire di che cosa siamo fatti noi. Certamente delle cose belle: le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti.
Però i talenti vanno allenati, vanno seguiti.
Delle proprie convinzioni bisogna avere la responsabilità.
Delle proprie forze bisogna avere cura.
Insomma, non è facilissimo.
E queste sono le cose che sulla carta sono fighe… immaginatevi quando si comincia con i dolori che vanno affrontati, le paure che vanno in qualche modo esorcizzate, le fragilità che vanno accudite. Leggi tutto

Salviamo il guardaroba di Valentina Cortese – appello Associazione Profumo

Ricevo e volentieri condivido – Valentina Cortese, classe 1923, è considerata una delle ultime dive del cinema e del teatro italiano: scomparsa il 10 luglio 2019 dopo aver compiuto 96 anni, è oggi protagonista di un’asta.

Ponte Casa d’Aste ha infatti in calendario l’evento “Arredi e guardaroba di una diva”, con esposizione dei lotti a Milano dal 25 al 27 febbraio e asta nei giorni 1 e 2 marzo: vanno all’incanto capi, accessori, memorabilia, tutto appartenuto a Valentina Cortese (*).

L’Associazione Culturale Profumo di Milano, da dieci anni impegnata nella tutela artistica e nella celebrazione della diva, lancia un appello: la preoccupazione è quella che vada dispersa una collezione che ha fatto la storia del costume.

Elisabetta Invernici e Antonio Zanoletti, Presidente e Vice-Presidente dell’Associazione, lanciano dunque “Salviamo il guardaroba di Valentina Cortese!”, appellandosi ai protagonisti della scena culturale italiana affinché scendano in campo per salvare quello che viene considerato «un patrimonio dell’umanità, un pezzo d’arte e artigianato italiano da consegnare alle nuove generazioni».

Conosco personalmente Elisabetta Invernici e Antonio Zanoletti e godono di tutta la mia stima: più volte ho avuto modo di toccare con mano quanto il loro lavoro sia appassionato e competente e ricordo molto bene quando nel 2018 presentarono la mostra dedicata a Valentina Cortese allo Spazio Oberdan sempre a Milano (ne avevo parlato qui).

Non posso dunque non dare voce al loro accorato appello, nella speranza che si possa fare qualcosa. Leggi tutto

Allora ciao 2021 e soprattutto… a mai più arrivederci…

I bilanci non mi piacciono.
Non mi piace sedermi sugli allori esattamente quanto non mi piace rimuginare sugli insuccessi perché preferisco guardare avanti e pensare al futuro.

Ma stavolta ho deciso di chiudere i conti e fare invece un piccolo bilancio.

Sotto il punto di vista professionale, il 2021 è stato un anno molto deludente.

Da dimenticare.
La situazione piatta e stagnante che regna mi annoia, mi deprime e soprattutto mi preoccupa, tanto.
O vinci o impari, si dice. Il punto è che non ho vinto e non ho imparato e questo mi disturba.
Temo (come è già avvenuto in altre occasioni in passato, ne ho parlato poco tempo fa qui…), di trovarmi a un punto morto. E lo confesso, inizio a essere stanca di dover buttare all’aria tutto e ricominciare come – ripeto – ho dovuto fare altre volte.
Vorrei finalmente un po’ di serenità.

Sotto il punto di vista personale, il bilancio è invece completamente diverso perché nel 2021 non mi sono mancati affetto, calore, appoggio da familiari e amici.

Ho accanto un uomo che mi ama e che amo e con il quale condivido ogni cosa, incluso il fatto di essere tornati in alcuni posti che amiamo tanto.
Sono in salute e, cosa per me ancora più importante, lo sono i miei familiari e i miei cari.

Sono un’eterna ottimista e ho sempre visto la metà piena del bicchiere.
Dunque, nonostante l’amarezza sul fronte professionale, voglio solo vedere ciò che di buono c’è stato in questo 2021 e non voglio che a prevalere sia lo sconforto.
Preferisco sempre e comunque la gratitudine.

E allora concludo con questi versi di Melody Beattie, scrittrice statunitense, classe 1948.

«La gratitudine sblocca la pienezza della vita.
Trasforma ciò che abbiamo in ricchezza.
Trasforma la negazione in accettazione, il caos in ordine, la confusione in chiarezza.
Può trasformare un pasto in una festa, una casa in un’abitazione, un estraneo in un amico.
Trasforma i problemi in doni, i fallimenti in successi, l’inaspettato in un tempismo perfetto e gli errori in eventi importanti.»

Ciao 2021 e a mai più arrivederci.

Al 2022 chiediamo (posso usare il plurale?) un po’ più di clemenza, perché cavarsela da soli è giusto (ed è sempre stato il mio motto) ma, a questo punto, forse qualche botta di fortuna non guasterebbe.

Auguri a tutti quelli che hanno letto fin qui,

Vostra Manu

 

*** Ho pubblicato questi stessi pensieri stamattina in Instagram.
Ho il desiderio che restino anche qui, visto la velocità (che tutto cancella) dei social network… ***

 

 

L’intuizione (geniale) di air up messa al servizio della nostra idratazione

Sono una persona a cui piace entusiasmarsi.
Mi entusiasmo davanti alla bellezza in tutte le sue molteplici manifestazioni, per esempio, e mi entusiasmo davanti al talento e alle sue sfaccettature.

Può sembrare facile solleticare il mio entusiasmo ma in realtà non è così: magari al momento sì, ma non quello duraturo, quello che dopo settimane o mesi mi fa ancora pensare «sì, questa è un’idea davvero nuova, diversa e geniale».

E infatti era un po’ che, davanti alla presentazione di qualche cosiddetta novità, non mi entusiasmavo quanto lo sono stata e lo sono per air up. Perché air up system è davvero una novità, è davvero un concetto innovativo e diverso.

Un’intuizione, l’idea e il coraggio di metterla in atto: per air up, start-up tedesca che è irrotta come una bomba nel segmento beverage, la storia è iniziata in modo semplice ma anche fuori dagli schemi, perché a volte basta riconsiderare qualcosa che si conosce già, magari attraverso un nuovo punto di vista.

E air up ha scelto di concentrarsi sul modo in cui consumiamo l’acqua, puntando a un aspetto spesso tralasciato: il gusto. Leggi tutto

Il libro Diva di Alba Cappellieri, il Glamour Italiano nel Gioiello Moda

Rosso: non riesco a pensare a un colore più adatto (il colore della passione – e non solo) come sfondo per la copertina di Diva! Il Glamour Italiano nel Gioiello Moda, libro di Alba Cappellieri.

Aggiungo che a trionfare su quel rosso è l’immagine di Sophia Loren, la diva italiana per eccellenza, naturalmente con rossetto abbinato.

Don’t judge a book by its cover, dicono gli anglosassoni soprattutto in senso metaforico ma, in questo caso, fatelo pure. Il libro è bellissimo. Fin dalla copertina, appunto, che ben rappresenta e introduce i contenuti.

Di Alba Cappellieri ho scritto spesso: è Professore Ordinario di Design del Gioiello e dell’Accessorio Moda al Politecnico di Milano dove è direttore del Master Internazionale in Jewellery & Fashion Accessories Design; è direttore del Museo del Gioiello in Basilica Palladiana a Vicenza.

È membro del Comitato Scientifico dell’École Van Cleef & Arpels a Parigi, della fondazione Gijs Bakker ad Amsterdam, della Fondazione Cologni a Milano. Leggi tutto

Dell’invecchiare o… tanti auguri a me :-)

Sono stata una ragazza carina.
E se oso affermarlo (mi rendo conto che potrei sembrare molto immodesta) è solo perché, ahimè, mi tocca usare il passato.

Certo, non sono mai stata una di quelle bellezze da far girare la testa, ma ho avuto in dono un viso grazioso e un fisico minuto, non prorompente ma proporzionato.
Avere un aspetto piacevole non è un merito, naturalmente, ma si può scegliere cosa fare della piacevolezza.
Io ho avuto rispetto del mio corpo, me ne sono presa cura e ho sempre fatto sport e movimento, volentieri e con piacere; sono anche una buona forchetta, amante della buona tavola e della convivialità, ma proprio in nome del mio essere sportiva ho saputo fare qualche rinuncia e qualche sacrificio.

Dunque non prenderò in giro nessuno: il passare del tempo non mi fa piacere e non mi piace la prospettiva di invecchiare.
Non mi lancerò in discorsi su quanto sia bella ogni stagione della vita: preferivo quando l’ovale del mio viso era perfetto e quando non avevo nemmeno una ruga.
Di cali d’energia non posso parlare né lamentarmi al momento perché, forse grazie allo stile di vita attivo, per ora non ne soffro. Eppure so che arriveranno anche quelli. Leggi tutto

Il mito di Wonder Woman è in mostra a Milano

Tra la fine degli Anni Settanta e i primissimi Anni Ottanta andò in onda anche in Italia Wonder Woman.

Io ero davvero piccola piccola e della serie TV mi colpiva pertanto ciò che poteva essere colto da una bambina, ovvero gli aspetti più immediati e superficiali: la bellezza, la simpatia e la bravura di Lynda Carter alias Diana Prince / Wonder Woman, i colori vivaci delle immagini, la sigla, gli effetti speciali, i superpoteri dell’eroina che a me appariva un po’ come una Barbie mora in carne e ossa.

Di sicuro all’epoca sapevo poco – anzi niente – di women empowerment, di quanto fosse successo negli Anni Sessanta e Settanta sul fronte di lotte femministe e conquiste verso l’emancipazione né di ciò che si preannunciava per gli Anni Ottanta tra power suits (ovvero il tailleur pantalone per le nuove donne in carriera, spalline, anzi, spallone incluse) e il culto del corpo e della forma fisica a partire dall’aerobica praticata con look coloratissimi.

In seguito scoprii i fumetti della DC Comics inclusi quelli dai quali la serie TV aveva tratto ispirazione: non ero più piccola e iniziai a comprendere quanti piani interpretativi e quante sfumature ci fossero dietro l’eroina che aveva affascinato la bambina, iniziai a cogliere gli argomenti che oggi mi appassionano profondamente, che mi infiammano e che sono continua materia di studio nella quale coinvolgo anche i ragazzi delle mie classi. Leggi tutto

GRIGIOMILANO, la fragranza che è un omaggio al capoluogo meneghino

Lo confesso: quando ho ricevuto l’invito di Locherber per la presentazione della nuova fragranza GRIGIOMILANO ho avuto un istante di esitazione e perplessità.

Quel colore, il grigio, cosa sottolinea? Forse i soliti stereotipi legati alla città che tanto amo?

Esitazione e perplessità, però, sono durate giusto un istante: no, non era minimamente possibile che Locherber, marchio di home fragrances di lusso che si impegna a mantenere vivi il talento e l’artigianato italiano, giocasse con gli stereotipi, anche perché Milano non è solo la mia casa, ma è anche quella del brand.

E infatti mi è bastato varcare la soglia della bella boutique di corso Magenta per sorridere di quel mio primo sciocco istante di esitazione: GRIGIOMILANO è un omaggio innamorato e accuratamente studiato affinché ogni minimo dettaglio sottolinei ed esalti al meglio le caratteristiche del capoluogo meneghino.

Il grigio è la sfumatura dell’eleganza e della discrezione, dell’architettura e dei marmi; è la sfumatura di quel certo modo che ben viene raccontato da un video efficace creato ad hoc da Locherber (qui), di un’austerità che, appena sotto la superficie, si trasforma in un cuore vibrante. Leggi tutto

LOOVERTITS l’omaggio a Sant’Agata nel mese della prevenzione

Ricevo e volentieri condivido – Lo scorso venerdì 17 settembre, in una splendida serata d’estate, ho avuto modo di visitare LOOVERTITS Omaggio a Sant’Agata, una mostra collettiva d’arte moderna ispirata al martirio di una delle figure tra le più venerate dell’antichità cristiana

La mostra è davvero molto interessante e sono pertanto felice di annunciare che, per offrire un contributo alla sensibilizzazione e alla prevenzione dei tumori al seno durante il mese dedicato a questo scopo, l’esposizione è stata prolungata fino a domenica 31 ottobre.

La mostra, ospitata all’interno dello spazio RIDE Milano in via Valenza 2, presenta le opere di oltre 40 artisti che hanno offerto il loro contributo alla causa con una personale reinterpretazione dell’iconografia classica dedicata a Sant’Agata, la giovane che nel 251 d.C. subì atroci torture tra cui l’amputazione dei seni e che quindi viene considerata protettrice delle donne affette da patologie al seno. Leggi tutto

Contemporary Heroes e gli eroi moderni che portano gli occhiali

Conoscete Contemporary Heroes?

È un marchio che fa capo a Vision Group, noto leader nel mercato della distribuzione ottica in Italia, e che vuole celebrare – come da suo nome – gli eroi contemporanei, ovvero tutti coloro che sono protagonisti della propria quotidianità e che affrontano la vita con spirito sempre positivo.

Si è dunque pensato di raccontare l’identità del brand attraverso quattro superpoteri – definiamoli così – utili per affrontare e vincere le sfide quotidiane nelle quali ciascuno di noi diventa appunto un eroe contemporaneo, visto che anche nell’ordinario è possibile compiere imprese straordinarie; anzi, proprio la quotidianità richiede caratteristiche e abilità che non sono certo l’invisibilità e neppure la capacità di volare, ma che in fin dei conti non risultano meno… straordinarie.

I quattro superpoteri sono lo stile (che ritroviamo in montature dalle linee sobrie e confortevoli quanto impeccabili e di carattere), la leggerezza (ben rappresentata da montature caratterizzate da un design ultra sottile e leggero), l’eleganza (espressa in occhiali dalle linee raffinate e curate nei minimi dettagli) e la libertà (raccontata da modelli che si trasformano, con un semplice gesto e grazie a una pratica clip magnetica, in occhiali da sole). Leggi tutto

Gentile Catone SS 2022, il floreale in chiave decisamente contemporanea

È da poco terminata una nuova Milano Fashion Week, un’edizione che, si dice, ha riportato il settore moda a una certa normalità rispetto all’inizio della pandemia, anche se ormai questa parola, normalità, è sempre più priva di una definizione universalmente valida.

In passato ho spesso scritto post scomodi a mo’ di sunto di tante cattive abitudini e di tanti pessimi comportamenti che riscontravo (e riscontro) durante le settimane della moda (l’ultima volta lo feci un anno e mezzo fa, marzo 2020, a proposito di Philipp Plein e del suo discutibile omaggio a Kobe Bryant); ho poi smesso di farlo, per diversi motivi.

Questa volta, però, torno ad andare controvento nel momento di questo cosiddetto ritorno alla normalità perché ho da dire una cosetta o due nonostante il mio spirito ribelle e controcorrente sia stato ultimamente un po’ domato dagli eventi e sfiancato da un sistema decisamente più grande di me.

E per dire tali cose userò la collezione del brand Gentile Catone come esempio virtuoso nella piccola polemica che innesco. Leggi tutto

Le gemme in Dante, l’omaggio che mancava va in mostra a Casalmaggiore

Ricevo e volentieri condivido – È stata inaugurata lo scorso venerdì 24 settembre Dolce color d’orïental zaffiro – Le gemme in Dante e nei bijoux americani, una mostra a cura di Maria Teresa Cannizzaro e Fiorella Operto presso il Museo del Bijou di Casalmaggiore (CR).

Quando a scuola si studia Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265 e morto a Ravenna nel 1321, non siamo forse in grado di apprezzare fino in fondo la magnificenza di un poeta che tutto il mondo ha ammirato e ammira, colui che insieme a Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio compone le tre Corone Fiorentine ed è considerato un pilastro della lingua italiana; eppure, quasi chiunque ricorda a memoria, anche a distanza di tanti anni, almeno qualche terzina della sua opera più famosa, il poema la Divina Commedia.

Le celebrazioni che ricorrono quest’anno in occasione dei 700 anni dalla morte del poeta hanno toccato le più erudite e approfondite declinazioni possibili in un tributo più che doveroso: si aggiunge ora un tassello – prezioso, è proprio il caso di dirlo – grazie appunto al Museo del Bijou.

È così che le gemme citate in diversi passaggi della Divina Commedia prendono vita nei più iconici e originali bijou americani dagli Anni Quaranta ai Settanta, firmati da nomi prestigiosi quali Kenneth Jay Lane, Miriam Haskell, Pell, Trifari, Krementz: ne è nato un racconto inedito e un curioso incrocio tra i gioielli e i versi di Inferno, Purgatorio e Paradiso. Leggi tutto

Afghanistan, dai libri di Khaled Hosseini alla crisi di oggi

Undici anni fa, tra la primavera e l’estate del 2010, lessi Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli, i due grandi successi di Khaled Hosseini ambientati in Afghanistan.

Figlio di un diplomatico e di un’insegnante, Hosseini è nato nel 1965 a Kabul dove ha vissuto la sua infanzia.
Dal 1980, dopo aver ottenuto asilo politico in seguito all’arrivo dei russi, vive negli Stati Uniti con la moglie e i due figli.
Laureato in medicina, è autore del libro Il cacciatore di aquiloni, pubblicato nel 2003 (e che come racconta lui stesso aveva iniziato a scrivere sei mesi prima del crollo della Torri Gemelle); nel 2007 ha pubblicato il suo secondo libro intitolato Mille splendidi soli.
Sempre come racconta lui nella prefazione de Il cacciatore di aquiloni e proprio come Amir, il protagonista di quel romanzo, Khaled Hosseini ha iniziato a scrivere da bambino, negli Anni Settanta, nella sua Kabul.
È tornato in Afghanistan nel 2006 come inviato degli Stati Uniti per l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Nei suoi libri, Hosseini parla dunque del suo Paese, naturalmente partendo dal proprio vissuto e dai ricordi personali del periodo pre-sovietico – ma non solo.
Attraverso i suoi personaggi parla delle varie fasi della storia tormentata dell’Afghanistan, della vita quotidiana, della condizione femminile e delle minoranze etniche. E parla di amicizie che salvano e condannano. Leggi tutto

Sono (già) passati dieci anni…

Ho pubblicato i pensieri che seguono il 10 settembre in Instagram.
Ho il desiderio che restino anche qui, visto la velocità (che tutto cancella) dei social network…

In questi giorni ricorre per me un anniversario dolceamaro: dieci anni fa, nel settembre del 2011, finivo di lavorare per un’azienda che, senza avere nessuna concreta difficoltà, in nome del profitto, lasciò a casa diverse decine di persone, sottoscritta inclusa.

Non voglio fare la gradassa: ammetto che mi parve un dramma – ed era in effetti un problema non lieve – e confesso che in quei momenti provai paura, smarrimento, angoscia. E una grande delusione.
Sentivo mancarmi l’aria ed ero terrorizzata dal fatto di non essere più una ragazzina e dalla consapevolezza che questo inconfutabile dato anagrafico non mi avrebbe certo aiutata.

Fu l’uomo che più amo al mondo a farmi vedere la questione sotto tutt’altra prospettiva, proponendomi di prendere il tutto come un’occasione per chiedermi cosa volessi fare davvero. E questo è uno dei motivi per cui lo amo tanto, anche perché aveva ragione: in effetti, ero lavorativamente infelice.
Non amavo niente del percorso che avevo costruito fino a quel momento, nonostante lo avessi costruito con diligenza e senso del dovere ma il punto era proprio quello: non c’era traccia di passione, neanche minima.

Ho allora usato la buonuscita ricevuta dalla mia ex azienda scommettendo e investendo su me stessa: sono tornata sui banchi di scuola, mi sono rimessa a studiare e ho conseguito alcune nuove specializzazioni, stavolta nell’ambito che davvero amavo (l’ho raccontato qui).
E poi ho ricominciato, da zero o quasi.

Senza boria, ve l’assicuro, posso dire di essere orgogliosa di me stessa. Leggi tutto

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