A proposito degli accrediti alle sfilate: dico la mia e faccio i nomi

Credo che questo sia il post più strano che io abbia scritto dopo aver assistito a una sfilata e dirò anche di quale si tratta: Stella Jean.
In quella meravigliosa sfilata, c’è stato ciò che più amo e ciò che più detesto nella moda: da una parte, il talento limpido della stilista; dall’altra, l’annosa questione degli accrediti.
Seguo Stella dai suoi esordi, da molto prima che diventasse il fenomeno che è oggi, giustamente e universalmente riconosciuto e acclamato: sognavo da diverse stagioni di assistere fisicamente a una sua sfilata e il mio sogno si è finalmente avverato, anche se non nel modo in cui avrei voluto. Sono stata testimone diretta del suo straordinario talento che si consolida collezione dopo collezione in un percorso straordinario e mi piace pensare a un parallelo tra sogni, i suoi e i miei.
Pertanto mi dispiace che le mie esternazioni circa gli accrediti capitino proprio a proposito della sua sfilata e, visto che non è mia abitudine lamentarmi per il gusto di farlo o per creare clamore, cercherò di spiegare dettagliatamente tutti i motivi del mio disappunto.
Dicono che io sia una persona garbata che ha una parola gentile per tutti – quasi tutti, aggiungo io. Tale garbo non è un atteggiamento studiato né mi costa fatica: faticherei molto di più a comportarmi diversamente.
Tuttavia, oggi quella Manu sembra essere assente, lasciate un messaggio dopo il segnale acustico… beeeeep!
Spiritosaggini a parte, metto da parte il consueto aplomb per dire alcune cose che penso circa gli accrediti e ciò che ruota attorno.
Dovete sapere che avevo richiesto diverse volte gli accrediti per le sfilate di Stella Jean, sempre senza successo: non ricevevo risposta, cosa non molto cortese, oppure ricevevo risposte che è meglio non riportare.
Per completezza e correttezza di informazione, è doveroso che io specifichi che l’ufficio stampa che si occupa degli accrediti è esterno all’azienda e si chiama Studio Re.
Non voglio mettere questi signori alla gogna anche perché non sono gli unici a comportarsi in un certo modo, tuttavia mi baso su uno storico avuto con loro e su comportamenti che ho osservato per diverse stagioni.
Comunque: quest’anno, stanca di quanto sopra elencato, non ho richiesto l’accredito.
Ma, visto che come ho già scritto altre volte le strade della moda (e della vita) sono infinite, è successo che stavolta alla sfilata ci sono entrata: la redazione di un magazine mi ha “inglobata” (non trovo termine più adatto, credetemi) e così sono entrata grazie a loro.

Naturalmente, non dirò nemmeno sotto tortura di chi si tratta e per fortuna conosco decine di persone che avrebbero potuto farlo, quindi non corro il rischio di farli smascherare. Anzi, nel caso in cui leggano, loro sanno e li ringrazio di cuore.
Fin da quando ero piccina, sono schiava di una cosa che mi hanno insegnato i miei genitori: non vado nei posti nei quali non sono stata invitata. Questa cosa mi condiziona e spesso mi limita, oserei dire: non sono una che si imbuca, è più forte di me. Ma, crescendo e vivendo, ho imparato anche un’altra cosa e questa a mie spese: se non ti dai una mossa, se non sei tu a inseguirli e a darti da fare, i tuoi sogni non si avverano. E così – questa volta – ho colto l’occasione al volo: da troppo tempo cullavo quel sogno.
Subito dopo, però, è subentrato il dubbio: ora cosa faccio, scrivo o non scrivo della sfilata?
Da una parte, non ero stata invitata e le mie foto erano pessime (alcune le trovate qui, a intervallare queste righe, come scelta apposita) visto che non ero vicinissima alla passerella; dall’altra, avevo tanta voglia di condividere il mio entusiasmo per il sogno avverato.
L’amletico dubbio è stato risolto proprio dall’ufficio stampa il quale, il giorno dopo, mi ha mandato le foto ufficiali. Come si suol dire, mi hanno servito la soluzione su un piatto d’argento e a quel punto ho deciso: avrei scritto, ma avrei anche detto tutto ciò che penso.
Visto che il talento indiscusso di Stella e la sua bravura senza se e senza ma meritano senza dubbio di essere i protagonisti e visto che tengo fortemente a distinguere i due diversi piani di lettura, ho dato precedenza al racconto della sfilata che è stata ampiamente all’altezza del mio sogno e delle mie aspettative, anzi, le ha superate.
Fatto il distinguo e salvaguardato il talento, ora posso occuparmi del contorno e soprattutto della questione accrediti.

Avete capito bene: non solo in Studio Re ignorano le mie richieste sebbene io sia nella mailing list e riceva, su base regolare e continuativa, tutte le novità dei loro clienti, ma mi inviano anche le foto della stessa sfilata per la quale non riesco né a essere accreditata né a essere presa in considerazione.
Perdonatemi, trovo questa cosa incoerente e anche un pochino offensiva. Il messaggio implicito, infatti, mi sembra piuttosto chiaro: alla sfilata no, ma se dai risonanza e pubblichi un post a noi va bene.
Come se Stella Jean, poi, avesse bisogno di un post in più.
E come se le foto fossero un privilegio che viene concesso: no, cari signori, vi informo che non la vedo affatto così.
Non credo più da un pezzo alla favola della visibilità, del prestigio, delle possibilità: pubblicare sul mio blog la sfilata di Stella Jean è sì un grande onore e mi dà lustro, ma solo nel momento in cui posso raccontare un’emozione vera essendoci stata, solo se posso passare a chi legge emozioni autentiche, di prima mano e non di riporto.
Essere onesta con me stessa e con coloro che mi fanno il dono di leggere è il primo principio che rispetto.
Quindi, se alla sfilata non ci fossi stata, quelle foto non le avrei pubblicate, mi dispiace, nonostante il mio amore per Stella Jean.
Anzi, proprio per amore di Stella e proprio per offrire il miglior servizio possibile non solo ai miei lettori, ma anche a lei.

Chiarito questo punto, torniamo agli accrediti.
Non ho mai capito la questione della loro attribuzione né mi hanno convinta certe spiegazioni sommarie avute non solo da questo ma anche da altri uffici stampa, lo ribadisco.
Diciamo che un certo sentore su come vadano le cose ce l’ho e dunque vorrei mettere a fuoco alcune cose.
La prima è che, quando chiedo gli accrediti, cerco di farlo con un minimo di logica, ovvero mi presento e lo faccio proprio per dare un senso alle mie richieste e perché, siccome non sono una VIP, non mi aspetto certo che le persone mi riconoscano o siano onorate.
Sono solo una tra tante, lo so bene, e per questo, soprattutto quando scrivo a uffici stampa di marchi giovani, spiego che il mio scopo principale nell’ambito della moda è quello di mettere in luce i talenti autentici, come quello della stilista haitiana.
Se si vuole, su questo blog ci sono molti articoli che dimostrano che ciò che sto dicendo corrisponde a realtà, post che testimoniano la mia sincera passione nonché l’appoggio e la cassa di risonanza che tento di dare a designer, stilisti, artisti.

La seconda cosa è che andare a una sfilata, per me, non è un capriccio né un premio né serve a dire “ah, io c’ero”.
Sono sincera, amando la moda con un trasporto viscerale, ammetto che la sfilata è un momento di grande felicità, è ovvio, un picco di adrenalina inenarrabile, ma non per il mio ego o per motivi auto-referenziali: amo la sfilata come momento di massima espressione dello stilista, come sintesi sublime del suo lavoro, come momento in cui esplica tutto il suo pensiero. La sfilata è come un concerto o l’ultimo atto di un’opera: ogni tassello va al suo posto, ogni dettaglio diventa parte di un progetto cullato a lungo.
È utilissimo ascoltare la colonna sonora, serve guardare l’ordine d’uscita dei capi e il susseguirsi dei colori, serve sentire e percepire l’attesa nonché la tensione che si scioglie, finalmente, con la passerella finale.
Certo, oggi esiste lo streaming spesso anche live, ma credetemi non è la stessa cosa, soprattutto se quelle emozioni le si vuole sentire vibrare dentro di sé per poi restituirle a chi legge. È come la differenza che corre tra parlare con qualcuno di persona oppure parlarci al telefono: di persona si osserva tutto, la mimica, la gestualità, ogni minima sfumatura della voce, cose che vanno perdute attraverso la linea telefonica.
Per quanto mi riguarda, raccontare una sfilata alla quale non sono stata è come raccontare un viaggio che non ho fatto. Sottolineo un milione di volte che è solo un mio punto di vista personale, che è la mia opinione e che è quello che capita a me: credo dipenda dal fatto che vivo di emozioni e che quelle cerco di trasmettere.
In qualità di redattrice mi è capitato di farlo, certo, mi è capitato di dover scrivere la recensione di una sfilata alla quale non ho assistito, ma di solito è stato per motivi di distanza geografica e comunque preferisco fortemente evitarlo.
Col dovuto rispetto e con le dovute proporzioni, ovviamente, è come se un giornalista scrivesse la cronaca di una manifestazione o di uno sciopero stando a casa e non sul posto. Dove sta, allora, il plus che dovrebbe essere offerto da chi vuol fare informazione?
E se anche volessimo essere brutali e togliere qualsiasi contorno di emozione, alla sfilata si va per raccontare al meglio la collezione, quindi accedervi non è un regalo che viene fatto bensì mette il redattore o il blogger nella posizione di rendere un buon servizio al brand e anche all’ufficio stampa.

Per tutti questi motivi tengo molto ad assistere alle sfilate e soprattutto a quelle dei giovani, coloro ai quali dedico buona parte del mio lavoro con cuore e passione.
Per tutti questi motivi intraprendo ogni stagione la trafila degli accrediti cercando di non perdere fiducia.
Per tutti questi motivi mi fa male ricevere le foto post-filata senza che mi venga data la possibilità di essere alla sfilata stessa.
Ecco, questo è ciò che penso e la domanda alla quale non ho risposta è perché quelli che ho enunciato non siano motivi sufficienti per essere almeno presa in seria considerazione.
Mi dispiace dirlo, ma le risposte che ho ricevuto denotano che le mie richieste di accredito supportate da motivazioni congruenti con una maison come quella di Stella Jean non siano nemmeno state lette.
Capisco che gli uffici stampa ricevano tante richieste, capisco che non possano dare gli accrediti a tutti, capisco e non pretendo di essere in front row, ma mi piace citare la risposta della responsabile di una maison assai famosa che lesse e diede seguito a una mia richiesta d’accredito con parole che ancora adesso mi emozionano e che ancora oggi mi danno coraggio.
“Cara Emanuela, nella folla informe di richieste di invito alla sfilata da parte di studenti e fan del marchio, la tua mi è sembrata la più sincera e genuina. La tua mail era, inoltre, scritta molto bene, cosa non ovvia: ricevo mail desolanti da tuoi colleghi in un italiano piuttosto zoppicante. Riceverai l’invito intorno al 24 febbraio prossimo.”
All’epoca, stavo studiando in IED e quella maison era Dsquared2 e, anche in questo caso, mi sento di fare il nome, perché è giusto essere trasparenti nella critica ma è altrettanto giusto (e bello) esserlo nel riconoscimento di un merito.
La risposta di quella persona dimostra che esiste un altro modo di attribuire gli accrediti, dimostra che c’è un margine di manovra, se si vuole, dimostra che le richieste possono essere lette e valutate anche singolarmente e non credo che Dsquared2 riceva poche richieste.

Sicuramente questo post scontenterà qualcuno e mi dispiace, così come mi dispiace che il mio sogno su Stella Jean non si sia avverato nel modo in cui avrei voluto, ovvero attraverso la procedura canonica che – a parte questa volta – rispetto e continuerò a rispettare. Mi dispiace, lo ripeto, ma non abbastanza da stare zitta rinunciando a esporre il mio punto di vista.
Penso che scrivere diventi un’occupazione seria nel momento in cui si ha il coraggio di assumere posizioni che sono o possono risultare scomode: ho detto molte volte di non apprezzare la negatività fine a sé stessa e lo ribadisco, ma avere un proprio punto di vista e portarlo avanti con argomentazioni e motivazioni è cosa ben diversa.
Sapete, mi viene in mente la frase che mi disse il professore di matematica all’esame orale a settembre, l’unico esame di riparazione di tutta la mia carriera da studentessa: se ne uscì con un “spero che ora tu sia contenta”, guardandomi negli occhi. Mi aveva rimandata perché non ero stata zitta, perché gli avevo tenuto testa davanti a tutti dopo che lui aveva dato degli idioti a noi, alla mia classe: avevo 16 o 17 anni e avevo un certo caratterino già allora. Lui era un tipo molto particolare e ogni anno gli cambiavano sezione: credeva, in quel modo, di avermi insegnato a piegare la testa davanti alla presunta autorità, ad accettare pedissequamente il potere e chi lo incarna talvolta in modo improprio. Convinto di avermi dato una lezione, a settembre, dopo quella frase, mi promosse.
Si era sbagliato, non avevo imparato. Da allora ho pagato molte altre volte per non essere stata zitta, per non aver abbassato la testa.
Senza saperlo, quel professore mi ha insegnato una cosa ben più importante.
Da allora, ho scelto di non essere una vittima, di non avere un atteggiamento passivo bensì di essere fautrice del mio destino e di avere un ruolo attivo, nel bene e nel male.
Non ho taciuto nemmeno questa volta e probabilmente pagherò le conseguenze, ma rifiuto di mettere un bavaglio, anche se questo significa espormi in prima persona.

Pazienza, vuol dire che finalmente avrò un perché: quando chiederò gli accrediti, l’ufficio stampa avrà un motivo concreto per negarmeli, in quanto mi rendo conto che, dopo questo post, non mi attesterò certo in cima alle loro simpatie. Probabilmente mi toglieranno anche dalla lista di distribuzione dei comunicati stampa né riceverò più le foto post-sfilata.
Ho intenzione di inviar loro il link del pezzo sulla sfilata insieme a questo, in risposta al famigerato messaggio con le foto. Ho scritto ciò che penso: in Italia c’è ancora la libertà di opinione, giusto?
Sugli accrediti non esiste una regola scritta, va a discrezione delle maison o dei loro uffici stampa e questo lo so bene: tuttavia, come essi sono liberi di decidere a chi darli, io sono altrettanto libera di non comprendere, visto che ho ricevuto spiegazioni che non convincerebbero nemmeno un bimbo di 3 anni, visto che i criteri non mi appaiono chiari, visto che riscontro atteggiamenti incoerente e contraddittori.
E badate bene, non sto sindacando sulle presenze: non spetta sicuramente a me valutare chi meriti o non meriti di essere a una sfilata. Mi limito a occuparmi del mio caso personale, anche se credo che dubbi e quesiti che ho espresso oggi siano gli stessi di tanti colleghi che hanno la mia stessa visione e che vivono le stesse difficoltà.
Qualora l’ufficio in questione fosse invece aperto al confronto e, oltre a mandarmi foto e comunicati, in futuro volesse stabilire una vera relazione bilaterale e non a senso unico nonché volesse prendere in considerazione non solo le proprie esigenze ma anche quelle altrui, ne sarò ben felice.
Sono sempre felice di potermi ricredere e di essere sorpresa da fatti o eventi.
Stella Jean docet: lei sì che ha saputo andare ben oltre le mie più rosee aspettative.

Manu

 

 

 

Accrediti o non accrediti, se avete ancora qualche minuto, vi invito a leggere il post sulla sfilata di Stella Jean. Lì si parla di talento e di emozioni allo stato puro.

 

 

 

 

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Manu

Mi chiamo Emanuela Pirré, Manu per gli amici, e sono nata un tot di anni fa con una malattia: la moda. La moda è come l’aria che respiro: ne ho bisogno perché per me è una forma di cultura, una modalità di espressione e di comunicazione, un linguaggio che amo e rispetto. Il minimalismo non è il mio forte e sono allergica a pregiudizi, convenzioni, conformismo e omologazione. Vivo sospesa tra passione per il vintage e amore per il futuro e sono orgogliosa della mia nutrita collezione di bijou iniziata quando avevo 15 anni: per fortuna Enrico, la mia metà, sopporta con pazienza entrambe, me e la collezione. Sono curiosa di natura perché è la vita stessa a stuzzicarmi: oltre alla moda, amo i viaggi, i libri, l'arte, il cinema, la fotografia, la musica, il nuoto e la buona tavola, possibilmente in compagnia. La positività è la mia filosofia di vita: mi piace costruire, non distruggere. Sono web content editor, insegno Fashion Web Editing in Accademia Del Lusso e porto avanti con entusiasmo questo blog: detesto i limiti, i confini, i preconcetti – soprattutto i miei – e mi piace fare tutto ciò che posso per superarli. Se volete provare a diventare miei amici, potete offrirmi un piatto di tortellini in brodo oppure potete propormi la visione di “Ghost”: inguaribile romantica (e ottimista), riesco ancora a sperare che il finale triste si trasformi in un "happy end".

Glittering comments

Mariella
Reply

Manu, la mia stima per te è cosa nota ma ti assicuro che, leggendo questo post, è giunta alle stelle. Complimenti per aver avuto il coraggio e per non essere stata zitta. Seguo i tuoi post e ogni tua frase ha una unicità che li rende unici, preziosi. Penso che ogni brand che passa sotto la tua penna debba sentirsi onorato ( e per chi mi conosce sa che non sono una dal complimento facile) e che situazioni del genere, per giunta non giustificate da una risposta alla tua richiesta ( una risposta corretta, si intende, anche se non necessariamente positiva) non debbano riguardare nessuno ma, tantomeno, chi fa questo lavoro con passione e mettendoci tanto tempo e impegno.
Complimenti glittering woman!

Manu
Reply

Mariella cara,
sai che la stima è reciproca e, proprio per questo motivo, le parole di una giornalista in gamba, brillante e coraggiosa come te mi riempiono di grande orgoglio.
Grazie con tutto il cuore,
Manu

Agata
Reply

Fantastica e vera! Ben fatto! Sarebbe ora di dire le cose come stanno, usiamo i blog in maniera produttiva e non per catalogarci tutti come un gregge di pecore che pur di ottenere un momento di gloria, scende a compromessi 😉 ti seguo e ti stimo!

Manu
Reply

Cara Agata,
le tue sono parole veramente sagge: rifiutare di essere un gregge e non scendere a compromessi, soprattutto se è solo per un momento di gloria – effimero, aggiungerei io. Bravissima!
Sai che anche tu sei stata fantastica e vera?
Grazie davvero,
Manu

Enrica Simonazzi
Reply

Ho letto l’articolo tutto di un fiato, perché mi piace molto come scrivi, trascini il lettore nelle tue emozioni, gli fai vivere quello che stai provando. Riguardo a ciò che hai scritto, credo che sia corretto parlare in tono professionale anche di quando in una “catena” ci siano delle maglie rotte, la moda e ciò che la circonda è un mondo da favola, ma trasportato nella realtà con persone in carne ed ossa e questo va sempre ricordato da chi sta dietro le quinte e credo che vada sempre rispettato il lavoro di tutti e sopratutto di chi come te dedica anima, cuore, tempo e penna per scrivere di moda.

Manu
Reply

Enrica cara,
sai che hai posto l’accento su un punto estremamente importante?
Non bisogna mai dimenticare che, prima di qualsiasi distinzione, definizione, qualifica o mestiere, siamo soprattutto esseri umani, persone in carne e ossa con pensieri, sentimenti e dignità, e ciò andrebbe rispettato, sempre. Così come andrebbe rispettato il lavoro.
Grazie di cuore per questa riflessione,
Manu

Claudia Giordano
Reply

Caspita se hai ragione Manu!!! Ti capisco perfettamente perchè anche a me è successa una cosa identica, solo che sono stata meno fortunata e alla sfilata non sono andata. E difatti nel mio blog non ne ho scritto, perchè come dici tu, una persona ha anche una dignità e una propria coscienza morale e per fortuna nel blog siamo liberi di scrivere di ciò che vogliamo. O di non scrivere. E quindi nonostante il comunicato-post, io non ne ho voluto parlare proprio perchè era una cosa che non mi apparteneva minimamente in quel momento. Comunque apprezzo tantissimo la tua onestà e credo che sia sempre giusto dire la propria. E pazienza per chi si dovesse offendere. Le persone intelligenti capiranno 😉 Un abbraccio e ti seguo eh!

Claudia – http://fashionblogbyblondywitch.wordpress.com

Manu
Reply

Ciao Claudia carissima,
sapessi quanto mi fa piacere leggere il commento di una collega che stimo (ti seguo anch’io e apprezzo molto sia la tua penna sagace che la tua verve).
Già, per fortuna, almeno nel blog, siamo libere e siamo tutto, dal direttore al redattore: spetta solo a noi decidere a cosa e a chi dare spazio, nonostante le “preghiere di pubblicazione” che spesso riceviamo (e che mi fanno sentire come un santo sull’altare). Certo, essere selettive complica la vita, ma credo che a noi interessi di più avere una nostra impronta e una nostra linea.
E come dici tu, pazienza per chi si offende e un bel benvenuto, invece, alle persone intelligenti e forti abbastanza da reggere la verità.
Ti abbraccio anch’io e ti ringrazio di cuore,
Manu

Cristina Lodi
Reply

Brava, bravissima!!! Avrei una serie di cose da dire sull’ufficio stampa in questione… che ti manda decine e decine di comunicati e non ti invita ai suoi eventi… quando poi vai a quelli delle principali maison… #nowords
Cristina
http://www.2fashionsisters.com

Manu
Reply

Cara Cristina,
colgo l’occasione del tuo commento per ribadire un concetto al quale tengo molto: nei rapporti ci vuole reciprocità.
Se si chiede, si deve anche essere disposti a dare.
Se si vuole stabilire una relazione duratura, la stessa deve essere bilanciata e bilaterale.
Le cose a senso unico non funzionano: prima o poi, le persone si stancano.
Grazie e un grande saluto,
Manu

Angela Pavese
Reply

l’ho letto due volte ma senza trovare il tempo di commentare da iphone con una giornata full solo ora mi siedo.
tralascio il tema degli accrediti. Succede anche a me. e per il momento voglio soffermarmi sulle emozioni che mi trasmettono.
Io esco in lacrime dalle sfilate. Un po’ mi vergogno uscire con il trucco che mi cola….ma non riesco a trattenermi….per me è come vivere un film. Grazie Manu

Manu
Reply

Grazie a te, cara Angela.
Perché hai saputo sottolineare alla perfezione ciò che le sfilate sono per noi: emozione e magia.
Nell’altro post, quello sulla sfilata di Stella Jean, ho raccontato che nel finale, quando tutte le ragazze sono rientrate in passerella a piedi nudi e vestite di costumi e sorrisi, a me sono venuti i brividi. Ho sentito formarsi un groppo in gola e a fatica ho trattenuto le lacrime: ho sbattuto le ciglia più volte e mi sono lasciata andare – come tutti – a un applauso liberatorio, a far sfogare quell’emozione che avevo sentito crescere uscita dopo uscita.
Ecco, questo è ciò che conta: avere la possibilità di vivere queste emozioni per poterle raccontare a chi ci fa il dono di leggere, prolungare la magia e passare il messaggio che uno stilista vuole trasmettere. Un messaggio molto importante, nel caso di Stella, visto che ha unito etica ed estetica.
Ti abbraccio,
Manu

Anna Pernice
Reply

Nonostante il tuo post lunghissimo l’ho letto tutto ed hai fatto bene a scrivere come stanno le cose. Purtroppo ho riscontrato anche io le stesse difficoltà quest’anno con le richieste degli accrediti e con gli uffici stampa che non rispondono. Ho risolto contattando direttamente le maisons che a loro volta hanno contattato per me gli uffici stampa. Ovviamente non tutti, ma fai bene a darti da fare. Di blogger ne siamo tante e molti ci considerano tutte alla pari senza fare distinzione tra Blogger e blogger.
Anna

Manu
Reply

Cara Anna,
approfitto del tuo commento per scusarmi con te e con tutti circa la lunghezza del post: sono logorroica in generale, lo ammetto, e nello specifico lo sono stata ancora di più perché c’erano tante cose che mi premeva dire. Quindi occorre dire un doveroso e sentito grazie a te e a tutti coloro che sono arrivati a leggere fino in fondo 🙂
Brava, devo dire che anche a te non manca lo spirito di iniziativa, hai fatto bene a contattare direttamente brand e maison: talvolta l’ho fatto anch’io, in passato.
Quanto alla distinzione tra blogger e blogger… ne parlavo proprio oggi con un’altra collega: già, è vero, siamo tante, ma ognuna è unica. E la distinzione che sarebbe necessario fare spesso non viene fatta. Sarà il tempo a rimettere tutto a posto? Chissà.
Grazie e complimenti ancora per la tua iniziativa,
Manu

florisa
Reply

Cara manu non posso aggiungere altro che non sia stato egregiamente sottolineato …hai fatto bene a mettere in evidenza ciò che è dietro gli accrediti e che solitamente viene celato..Io non ho esperienze in questo settore se non come quella che è….è stata dall’altro lato in veste di creativa.In effetti tutta l’organizzazione degli accrediti e dei giornalisti era una questione di cui si occupava l’ufficio marketing..io ero sempre occupata con la collezione,gli ultimi dettagli della sfilata,il fitting ecc.ecc.Anche io mi lasciavo travolgere dall’emozione e versavo fiumi di lacrime e quando mi accorgevo che anche il pubblico piangeva..le lacrime aumentavano rendendomi(dopo ore di accurato trucco e scelta dell’abito per l’uscita finale)molto simile ad un piatto di spaghetti al nero di seppia…Comunque a parte queste nostalgie hai fatto strabene a scrivere ..e poi credo che se anche dovessi scrivere una ricetta di cucina o l’elenco telefonico di Vigevano..io ti leggerei sempre co tantissimo piacere e gioia…quindi mia cara bambina al luna park:SCRIVIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!! bacioni tanti

Manu
Reply

Sai, Florisa cara, che – mentre scrivevo questo post – tu sei stata una delle persone alle quali ho pensato? E ti spiego perché.
Ho la grande fortuna di avere molte persone creative nella mia vita, stilisti, designer, artisti. Ho molta stima del loro lavoro, grande rispetto e ammirazione, e conosco la passione e il sacrificio che stanno dietro a tutto ciò che è creazione.
Ecco, proprio considerando detto impegno, ho pensato a come la vedreste se uno di voi scoprisse che il suo ufficio stampa ha un certo tipo di gestione per quanto riguarda gli accrediti a blogger e giornalisti.
Credo che scegliere accuratamente il pubblico di una sfilata sia estremamente importante e che sia importante scegliere persone che poi parleranno della collezione e non di altri contorni.
O se non altro, è importante fare un buon mix, in modo tale da avere tutto, chi parla della sfilata e della collezione e chi dà lustro per il solo fatto di essere seduto in prima fila. Mi rendo conto che è un equilibrio difficile, per carità, ma secondo me si può fare.
Ecco perché ho pensato a te, perché penso che tu, se ti fossi trovata in una situazione simile, non saresti stata contenta.
Ti abbraccio con calore e ti dico che, come sempre, mi hai fatto riflettere e anche sorridere, in quest’ultimo caso con l’idea della ricetta e dell’elenco telefonico 🙂
Manu

Ida G.
Reply

Io non credo proprio che verrai tolta da nessuna lista di distribuzione, semmai aggiunta, ancora e ancora. Tutti gli uffici stampa dovrebbero aggiungerti, per la tua onestà, per l’amore che metti nelle cose e per la passione e la testardaggine che traspare leggendo ciascuna riga. Ti stimo molto Manu. Ida 🙂

Manu
Reply

Non ho parole sufficienti per dirti quanto la tua stima valga per me, cara Ida!
Stima reciproca, peraltro.
Ti dico la verità, in fondo spero che sia come dici tu, spero che tanti uffici stampa capiscano che la mia è solo una dichiarazione di amore immenso verso questo mondo: non è importante che io riceva più inviti o che venga messa in più liste, vorrei piuttosto che si facesse una piccola riflessione generale su un certo sistema. Ecco, se ciò avvenisse, sarei davvero contenta e avrei raggiunto il mio scopo.
Ti abbraccio,
Manu

Michela Patrini
Reply

È solo un anno e mezzo che lavoro in questo “settore”, non sono nessuno e non ho mai preteso di esserlo, proprio per questo motivo ero convinta che tali incoerenze fossero dovute a questo fatto. Leggendo le tue parole e successivamente quelle di Andrea, apprendo ora che questo sistema malato svantaggia professionisti del vostro calibro. Per quanto poco possa contare la mia “vocina”, mi associo nel disappunto. E come Andrea, sono convinta, che anche le vocine piccole possano aiutare a comporre un coro. Un abbraccio. Michy.

Manu
Reply

Carissima Michy,
per prima cosa ti ringrazio con tutto il cuore per aver fatto sentire la tua voce. Sappi che per me ogni singolo commento è prezioso e ogni voce è fondamentale.
Mi dai l’occasione per linkare l’articolo di un caro amico e collega, Andrea Tisci, che – con coraggio – ha a sua volta preso posizione e si è esposto scrivendo una lettera aperta agli uffici stampa: lo trovate qui.
Ho molto apprezzato il gesto di Andrea nonché il suo pubblico appoggio e voglio dire a te un’altra cosa. Una voce non dovrebbe contare per quanto grande o piccola possa essere: i criteri da considerare dovrebbero essere bravura, competenza, preparazione, curiosità, capacità di proiezione e altro ancora. L’essere grandi o piccoli, famosi o meno famosi dovrebbe essere uno degli ultimi criteri a contare: la qualità del lavoro dovrebbe avere la precedenza, sempre.
So che parlo di utopia, specialmente per come sono messe le cose oggi, ma in questo credo e per questo non posso smettere di lottare. Altrimenti, se mi arrendessi, sarebbe piuttosto preferibile andare a vendere cocco sulla spiaggia, come ho scritto un giorno sulla mia bacheca Facebook. Mestiere onorevolissimo e anche non facile, credo, per il quale sarebbe tutto da vedere il fatto di esserne all’altezza.
Grazie, quindi, per ciò che fai, per il tuo lavoro e per il tuo entusiasmo, e grazie anche per aver espresso la tua opinione preziosa qui.
Ti abbraccio,
Manu

Barbara
Reply

Ti capisco in pieno, io vengo inondata da comunicati dalle agenzie che spariscono poco prima della FW quando scrivo per richieere gli accrediti (sempre con umiltà e gentilezza, come hai scritto tu). Trovo che sia giusto parlarne, rompiamo questi silenzi che non portano da nessuna parte!
un grosso bacio!

Manu
Reply

Grazie, cara Barbara, e ben detto: rompiamo questi silenzi.
Oggi, noi, tutti insieme, abbiamo provato a farlo e ve ne sono molto grata 🙂
Ti mando anch’io un bacio,
Manu

fashionischeap
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hai perfettamente ragione…anche io sono cresciuta con l’idea che “se non ti invitano non vai” e di farmi mille problemi anche solo nel mandare mail di richiesta accrediti. Poi vado su fb e vedo persone che non c’entrano niente stare a sfilate ed eventi, oppure sentire “io mi sono imbucata”. Non so se avere la faccia tosta significa non rispettare le regole, fatto sta che per chi le rispetta (come noi) e mette il cuore in quello fa, è sempre deludente ricevere un no e poi vedere gente sconosciuta presenti alle sfilate.

Manu
Reply

Eh, cara amica, come darti torto? Come non comprendere o rispettare la tua delusione davanti a certe cose?
Credimi, non essere stata invitata e questa sfilata ed esserci stata comunque è la cosa che mi pesa di più ed è l’unica per la quale mi sento di chiedere scusa. Ma a volte è necessario “sporcarsi le mani”, concedimi l’espressione, per raggiungere un sogno o realizzare un proprio disegno.
Proprio per questo, lo spunto che hai dato è assai interessante: avere faccia tosta significa non rispettare le regole? E non rispettare le regole può essere giusto?
Io ci rifletterò e ti ringrazio.
Manu

florisa
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manu carissima grazie per aver pensato a me…se fosse stato per me avrei scelto personalmente e con più accuratezza il pubblico delle mie sfilate.Spesso ho scorto da dietro le quinte commercianti villani e presuntuosi la cui utenza era al massimo il pubblico adorante di “Uomini e Donne”,ma con un business vivace e fluido…lontanissimi però dal mio stile e dal mio concetto di Moda.I titolari dell’azienda con cui collaboravo ansiosi di vendere ,non si preoccupavano di dove e a chi sarebbe finito un prodotto di Alta Gamma..per cui quando il commerciante villano e presuntuoso faceva spallucce dopo la sfilata e correva verso gli stand dove veniva venduto il prodotto d’importazione più adatto a Moira Orfei che ad una donna raffinata,la colpa della mancata vendita era mia e non della cattivissima politica degli accrediti …..Anche le blogger erano scelte in modo che molto ricorda il “nepotismo”.ragazzotte da fast fashion e da fast food ..inguainate in leggins leopardati ,sguardi da espertone del settore ,legami di parentela o conoscenza con pseudo personaggi più o meno influenti…Ora che l’azienda dopo il mio addio ha chiuso definitivamente ,mi chiedo se prima o poi si renderà conto di quanto abbia sbagliato tutte le strategie ..ma chissà..questa è un’altra storia…Cerco di seppellire sotto la cenere tutta la mia amarezza ,ma sotto la cenere arde ancora una brace infuocata nonostante io abbia preso responsabilmente la decisione di mollare e riprendermi la mia anima….ti abbraccio cara

Manu
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Grazie, grazie, grazie, grazie e ancora grazie.
La testimonianza che hai coraggiosamente condiviso merita rispetto e riflessione.
Un abbraccio,
Manu

Manu
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Uso anch’io il campo commenti, cari amici, per ringraziare ancora una volta tutti coloro che hanno letto questo post, tutti coloro che hanno lasciato un commento, qui e altrove, tutti coloro che hanno messo il loro “mi piace” e tutti coloro che hanno condiviso il link.
Ribadisco il mio ringraziamento ad Andrea Tisci per essersi pubblicamente esposto attraverso il suo blog schierandosi al mio fianco (qui).
Ringrazio tutti coloro che hanno commentato sul mio profilo personale Facebook (qui e qui), tutti coloro che hanno commentato sulla pagina Facebook di A glittering woman (qui), la mia collega Carola Disiot (qui), Fanny Raponi, designer e amica (qui e qui), tutte le persone che hanno commentato attraverso i vari gruppi blogger che frequento (qui e qui).
Chiedo umilmente scusa se ho tralasciato qualcuno, le reazioni sono state veramente tante e io vi ringrazio con tutto il cuore: insieme si possono cambiare le cose. Farsi sentire è l’unico modo.
Buona domenica,
vostra Manu 🙂

Valeria
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Senza parole Manu.. onorata di conoscere una persona come te! ti leggo di nascosto, commento poco.. ma ti ho nel cuore! bellissimo post, così pieno di verità e passione.. ti abbraccio e ti stringo forte! Vally

Manu
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Sono io che sono senza parole e sono io che sono onorata, Vally cara.
Sei un tesoro, una piccola grande stella: sapere che leggi, silenziosamente, equivale a sapere di avere qualcuno che vigila e mi protegge.
Ti abbraccio forte forte, giovane donna speciale.
Con affetto e stima,
Manu

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