The Franca Fund, in vendita – per la ricerca – il guardaroba della Sozzani

«Non so mentire: provavo una simpatia alquanto tiepida nei confronti di Franca Sozzani.»

Iniziava così, con queste parole, il pezzo che avevo dedicato a Franca Sozzani in occasione della sua scomparsa avvenuta nel 2016.

«A non farmi sentire a mio agio, io eternamente scomposta e con infinite imperfezioni, era in parte la sua aria eterea, – avevo continuato – il suo aspetto quasi serafico: sembrava sempre essere appena uscita da un quadro, i capelli (lunghissimi e ondulati) e lo sguardo mi ricordavano immancabilmente la perfezione della Venere di Botticelli.»

E avevo aggiunto di sapere di meritare eventuali insulti per essere stata «poco delicata a scrivere tali pensieri a pochi giorni dalla sua dipartita», preferendo però essere sincera.

E in nome di quella sincerità avevo poi elencato tutti i motivi per i quali, ben oltre la tiepida simpatia, rispettavo, stimavo e ringraziavo la signora Sozzani (se volete rileggere il tutto, trovate l’articolo qui).

Rispetto e stima sono invariati e sono dunque onorata di poter – nel mio piccolo – contribuire a dare voce alla Fondazione che porta il suo nome e che prosegue il cammino nell’ambito delle iniziative volte a unire moda circolare, sostenibilità e impegno sociale guardando verso il futuro. Leggi tutto

Ci vediamo in Bottega con sette grandi donne milanesi

Ricevo e volentieri condivido – Con grande entusiasmo contribuisco a dare voce a Ci vediamo in Bottega!, il nuovo programma autunnale di Galleria&Friends con le Botteghe Storiche del centro di Milano, in collaborazione con il Municipio 1.

Galleria&Friends Milano è il progetto che, da ottobre 2019, si è posto lo scopo di creare una rete tra alcune decine di Botteghe Antiche della città attraverso una serie di eventi culturali (qui ho parlato di alcune loro iniziative).

Prende ora avvio il nuovo programma che consiste in una serie di incontri spettacolari e appuntamenti ‘impossibili’ (ancora una volta a cura di Elisabetta Invernici e Alberto Oliva, i due fondatori del progetto) con sette grandi donne milanesi del Novecento: Antonia Pozzi, Krizia, Alfonsina Morini Strada, Valentina Cortese, Carla Fracci, Brunetta Mateldi e Maria Callas.

Sette donne per sette appuntamenti, dal 5 ottobre al 6 novembre 2022, aperti al pubblico a ingresso gratuito.

Sono preziose occasioni di incontro e conoscenza e lascio dunque volentieri la parola a Elisabetta e Alberto per tutti i dettagli di Ci vediamo in Bottega!

Manu

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Radiant Vision, Keith Haring torna alla Reggia di Monza

Dopo il successo di ben quattro tappe americane (precisamente Cooperstown NY, Saint Louis Missouri, Naples Florida, Doylestown Pennsylvania), arriva anche in Italia la mostra Keith Haring – Radiant Vision ospitata presso l’Orangerie della Reggia di Monza dal 30 settembre al 29 gennaio 2023.

Keith Haring (1958 – 1990) è molto probabilmente il più celebre artista pop degli Anni Ottanta e viene raccontato attraverso oltre 130 opere inedite in Italia perché provenienti da una straordinaria collezione privata.

Le opere sono state divise in nove sezioni:  litografie, serigrafie, disegni su carta e manifesti illustrano l’intero arco del (purtroppo) breve eppure molto prolifico percorso di Haring, esaminando diversi aspetti della sua vita e della produzione artistica, tra cui i disegni in metropolitana e la street art, le mostre in alcune delle più famose gallerie di New York, l’esperimento straordinario del Pop Shop, il suo lavoro commerciale in ambito pubblicità, il lavoro fatto con i giovani.

Impegnato socialmente su diversi fronti tra i quali i diritti civili, il benessere dei bambini e la consapevolezza a proposito dell’AIDS, Keith Haring ha realizzato poster, opere e performance d’arte pubblica nonché commissioni di beneficenza a sostegno di queste cause assolutamente vitali e fondamentali.

Ma perché nel mio titolo ho parlato di un ritorno? Leggi tutto

Jabra Elite 5, la nuova frontiera degli auricolari true wireless

La storia è il punto di inizio di ogni corso che tengo in Accademia del Lusso.

La moda è fortemente connessa con la storia e ha un legame stretto con il tempo in cui nasce e si sviluppa: la moda è influenzata dalla società e la società è o può essere influenzata dalla moda.

È un dialogo a doppio binario, insomma, e questo è il motivo per cui i miei corsi iniziano da una piccola passeggiata nella storia: non potendo occuparmene in maniera esaustiva (i corsi vertono su altro), tento di concentrarmi almeno sul periodo che va dal Settecento a oggi e, in particolare, parliamo proprio delle connessioni e delle influenze tra società e moda e non solo rispetto al cambiamento e all’evoluzione di fogge e codici di abbigliamento, ma anche dal punto di vista della comunicazione e del sistema editoriale attorno alla moda (e questo è il mio ambito preciso).

Parliamo, per esempio, di come e quanto si siano evoluti i mezzi per trasmettere notizie e informazioni, fatto che ha permesso la nascita e lo sviluppo del sistema editoriale e dunque parliamo di invenzioni che sono pietre miliari, come per esempio i sistemi telegrafici.

Ecco, considerato tutto ciò, immaginate quanto io possa essere stata felice quando lo scorso anno sono stata invitata a un evento stampa di Jabra, marchio specializzato nelle soluzioni audio personali e professionali: perché ero così felice?

Perché, grazie a tale incontro, ho scoperto che questa azienda è collegata proprio a quelle innovazioni di cui parlo con i miei studenti.

Jabra fa infatti parte di un Gruppo che si chiama GN e che ha la sede centrale a Ballerup, in Danimarca: tutto iniziò nel lontano 1869 quando Carl Frederik Tietgen fondò la Great Northern Telegraph Company con un sogno ben preciso, quello di connettere il mondo.

Il sogno si concretizzò un paio di anni dopo, nel 1871: la GN Telegraph Company creò una connessione tra Europa e Asia, costruendo la prima linea telegrafica che collegava Nord Europa e Cina.

Se, fino a quel momento, servivano dalle 6 alle 8 settimane affinché un messaggio giungesse a destinazione, grazie a GN si arrivò a qualche minuto. Un’innovazione a dir poco epocale.

Quindi… incontrare Jabra è stato come avere l’occasione di toccare con mano proprio quella storia che tanto amo condividere con i miei studenti. Leggi tutto

In India, grazie a Child in Need Institute, la scuola va dagli studenti

Oggi, a pochi giorni dall’inizio di un nuovo anno scolastico, desidero occuparmi di due argomenti che mi stanno particolarmente a cuore e che sono strettamente connessi tra loro: i giovani e l’educazione.

Non sono madre – per scelta – eppure le sofferenze dei più piccoli mi toccano profondamente e mi scoppia il cuore quando penso a quanti bambini e adolescenti vengano privati di diritti, libertà e sogni, soffrendo la fame, patendo malattie, subendo violenze e soprusi.

La cecità nei confronti del benessere fisico e mentale di giovani e giovanissimi è pura follia dato che essi incarnano il futuro: la loro condizione dovrebbe pertanto essere al centro di ogni nostro sforzo.
E il futuro passa attraverso l’educazione dei più giovani, attraverso il loro accesso a formazione, cultura e conoscenza.

Come ho detto, non sono madre eppure credo esistano tanti modi in cui ci si possa prendere cura di giovani e futuro: ho trovato il mio nell’insegnamento.

I miei studenti sono ragazzi che hanno completato gli studi superiori e si apprestano ad affacciarsi su un mercato del lavoro sempre più complesso e sfaccettato: dunque sono ‘grandi’, diciamo così, ma allo stesso tempo molti di loro hanno ancora bisogno della vicinanza degli adulti, hanno bisogno di rassicurazioni, guida, consigli. Leggi tutto

Storie italiane, la controversia attorno al nome Bitto…

Un dettaglio dell’opuscolo informativo del Consorzio Salvaguardia dello Storico Ribelle
che evidenzia il dispiacere di non poter più utilizzare il nome Bitto…

Amo le parole e le ho messe al centro del mio lavoro.
Credo dunque di sapere quanto esse siano importanti e quanto peso possano avere, nel bene e nel male.
Ed è proprio per questi motivi che ci sono questioni che proprio non comprendo, questioni che ruotano attorno all’uso (e all’uso negato) di certe parole.

Permettetemi di spiegare.

Durante un recente week-end trascorso a Gerola Alta in provincia di Sondrio, sono venuta a conoscenza della controversia attorno alla parola Bitto, ovvero il nome del celebre formaggio che vanta molti secoli di storia ed è tipico delle valli orobiche.

Pensate che l’origine del Bitto si fa risalire addirittura ai Celti che, dopo essere stati cacciati dalla pianura, trovarono rifugio in Valtellina: esperti pastori e casari, iniziarono a produrre formaggi per conservare e trasferire le proprietà nutritive del latte nel tempo.

Ma in cosa consiste tale controversia?
Cerco di raccontarvelo brevemente.

Nel 1996, al Bitto è stata assegnata la denominazione di origine protetta ed è nato il Consorzio Bitto DOP che ha modificato il proprio disciplinare tradizionale introducendo alcune ‘modernizzazioni’ nella procedura di produzione; un gruppo di produttori non ha gradito l’iniziativa e si è opposto alle modifiche, continuando a produrre il formaggio secondo il metodo tradizionale e separandosi dal Consorzio Bitto DOP. Leggi tutto

A Tolentino torna il Mood Festival tra musica, spettacolo ed eccellenze

Prima della pandemia, mio marito e io avevamo un progetto (uno tra i tanti): andare al Tomorrowland, il festival di musica elettronica che si svolge in Belgio ogni anno dal 2005.

Siamo entrambi appassionati di musica ed è stato lui, Enrico, a farmi innamorare di questa manifestazione che, negli anni, ha visto esibirsi i più noti dj internazionali e che è celebre anche per le decorazioni fantasy che prevedono proiezioni luminose, fuochi d’artificio, fontane d’acqua e altro ancora. Last but not least, sono altrettanto affascinata dalla dimensione umana, dall’idea di condividere un’atmosfera gioiosa, festosa, allegra, colorata, libera, senza barriere di sesso, nazionalità, età.

E poi sì, è arrivata la pandemia e attualmente il progetto è accantonato ma, in gennaio, ho conosciuto una persona che mi ha fatto conoscere una manifestazione che ha immediatamente catturato il mio interesse: la persona si chiama Martina e la manifestazione si chiama Mood Festival.

Martina Paciaroni e Riccardo Prosperi hanno fondato il collettivo Demood: il Mood Festival è il loro principale evento che il 15 e il 16 luglio 2022 torna a Tolentino, bella città ubicata in provincia di Macerata nelle Marche. Leggi tutto

Qualche mia idea a proposito di essere – o non essere – un buon docente…

Oggi vorrei raccontarvi due storie.
Sono aneddoti personali e riguardano il rapporto avuto con un paio di docenti incontrati durante i miei percorsi da studentessa.

Quand’ero alle elementari e alle medie, la matematica mi piaceva.
Non quanto le materie letterarie che sono da sempre la mia grande passione, ma anche la matematica mi incuriosiva e mi affascinava.
L’idillio tra noi si spezzò alle scuole superiori, esattamente in quarta, quando alla mia classe fu assegnato un professore terribile, un po’… nazista (passatemi il termine), uno di quelli a cui cambiavano sezione ogni anno per via delle proteste di genitori e studenti.

Il nazistoide aveva regole ferree e un po’ assurde: sul banco non dovevamo avere nulla se non una biro, il quaderno e il libro.
Se solo vedeva, per esempio, un innocente portapenne, lo stesso volava giù dalla finestra.

A una riunione con genitori (preoccupati) e studenti (arrabbiati), enunciò la propria teoria che voleva che lui fosse un genio (incompreso, probabilmente) e noi dei poveri stupidi. Leggi tutto

Vetro, Gioielli italiani tra ‘800 e ‘900: la mostra imperdibile a Casalmaggiore

Il 2022 è l’Anno Internazionale del Vetro.

Lo ha stabilito l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con una scelta importante per tutta la filiera del vetro che è un materiale antico ma che, allo stesso tempo, sa rispondere a tutte le sfide della contemporaneità.

La risoluzione A/RES/75/279 delle Nazioni Unite afferma proprio questo: «il 2022 sottolineerà il ruolo tecnologico, scientifico, economico, ambientale, storico e artistico del vetro nella nostra società, mettendo in luce le ricche possibilità di sviluppo delle tecnologie e il loro potenziale contributo per affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile e delle società inclusive».

Ed è in quest’ottica che sono molto felice di dare spazio e voce alla mostra Vetro. Gioielli italiani tra ‘800 e ‘900 curata da Bianca Cappello e Augusto Panini e inaugurata al Museo del Bijou di Casalmaggiore in provincia di Cremona lo scorso 23 aprile.

Sono in mostra fino al prossimo 9 ottobre circa 300 gioielli, oggetti, disegni, foto e documenti, tutti pezzi rari, unici e inediti, provenienti da prestigiose collezioni private e dagli archivi del Museo stesso.

Vetro. Gioielli Italiani tra ‘800 e ‘900 è una mostra da non perdere per vari motivi. Leggi tutto

I miei auguri a tutte le mamme con un paio di riflessioni

Oggi è la festa di tutte le mamme e io vorrei fare un paio di riflessioni.

Ho una mamma fantastica e so che ogni figlio (o quasi) vede la propria esattamente così, fantastica. Diciamo che alla mia devo la vita due volte, la prima per avermi partorita e la seconda per avermi salvata dopo un incidente gravissimo quand’ero piccolissima (e per il quale ho rischiato di morire…).

Ho una sorella che è mamma e anche lavoratrice e – come tutte le donne madri e lavoratrici che conosco – ci mette l’anima per tenere tutto in equilibrio, lavoro, famiglia e anche tempo e spazio per sé.

Io non sono mamma per mia scelta. Dico spesso, scherzando ma non troppo, che quando è stato distribuito l’istinto materno ho sbagliato fila. Eppure confesso di avere un’immensa ammirazione per le donne che sono madri, perché penso che crescere un figlio sia il ‘mestiere’ più difficile e di maggior responsabilità che esista e spesso, appunto, non è condotto in esclusiva ma in aggiunta ad altri ruoli e compiti.

In nome dell’ammirazione e del rispetto che nutro per le mamme, giungo dunque al cuore della mia riflessione scaturita da due fatti diametralmente opposti accaduti negli ultimi giorni.

Da una parte c’è la vicenda di un’imprenditrice che si chiama Monica Bortolami e che ha assunto a tempo indeterminato una collaboratrice che, timorosa, le aveva confessato di essere in dolce attesa. Dall’altra parte c’è invece la vicenda di Elisabetta Franchi, nome noto del settore moda, che in un’intervista si è lasciata andare a dichiarazioni che lasciano basiti quanto ad arretratezza, parlando di donne giovani che non possono avere ruoli importanti che poi lascerebbero scoperti per andare in maternità e della sua conseguente scelta di assumere donne che siano ‘anta’ e che quindi abbiano già passato matrimonio, gravidanza e magari separazione…

Non voglio commentare le parole della Franchi (offensive per ogni donna, madre o meno, giovane o ‘anta’) e che, ora, dice di essere stata fraintesa e strumentalizzata (boh, io ho ascoltato l’intervista e mi pare che abbia detto proprio ciò di cui viene accusata, nonostante i tentativi della giornalista Fabiana Giacomotti di arginarla e di frenarla su più punti).

Desidero invece fare gli auguri a tutte le mamme rilevando – ancora una volta, ahimè – quanta strada debba ancora essere fatta affinché ognuna di noi sia davvero libera di decidere di essere madre o di non esserlo, senza discriminazioni né giudizi (o pregiudizi).

Manu

 

*** Ho pubblicato questi stessi pensieri in un post in Instagram (lì con interessanti scambi di commenti).
Ho il desiderio che restino anche qui, visto che reputo i social network utili
ma, allo stesso tempo, anche fin troppo veloci nel ‘seppellire’ pensieri & parole… ***

 

«Si diventa madri in molti modi.
Per amore o per caso, di parto naturale o di parto per adottare, per convinzione, per convenzione. […]
Il punto è che conosco donne che sono madri, madri e basta. Pure senza figli.[…]
Perché si può essere madri persino con la propria madre, o il padre, quando ha bisogno di sostegno.
Si può essere madri quando si va in giro per il mondo a educare a forme altre di maternità, quando con le proprie parole si allatta un mare di figli orfani di affetti, di radici, di vita e di terra sotto i piedi.
Si può diventare madri di figli disabili ed essere madri di mille battaglie. Morire a ogni alba per un peso troppo grande, rinascere a ogni tramonto per le piccole cose leggere che non hanno peso ma hanno valore.
Conosco madri che hanno perso i loro figli […] eppure li ritrovano in ogni angolo della loro vita.[…]
Conosco madri che sono, nelle case, nelle corsie d’ospedale, nelle scuole, nelle librerie, nei conventi, nelle associazioni di volontariato.
Madri che sono, pure senza figli.

Perché figlio è il mondo di cui si prendono cura.»
Di Alessandra Erriquez

P.S. del 10 maggio: mi fa piacere condividere il link di un articolo lucido e intelligente pubblicato da Fashion Magazine circa il caso Elisabetta Franchi…

P.S. del 16 maggio: a quanto sopra, si aggiunge ora il fatto che l’azienda di Elisabetta Franchi è stata condannata per comportamento anti-sindacale per aver minacciato sanzioni nei confronti delle lavoratrici che scioperano contro l’obbligo degli straordinari (qui maggiori dettagli)… Anche in questo caso lei dirà di essere stata fraintesa e strumentalizzata?

P.S. del 6 giugno 2025 – 3 anni dopo: non mi piace la superficialità e mi piace invece seguire fino in fondo le vicende di cui mi occupo. Do pertanto notizia degli sviluppi legali della questione Elisabetta Franchi che è stata condannata dal Tribunale del Lavoro di Busto Arsizio proprio per le frasi pronunciate quel giorno. Questo anche per rispondere a chi, all’epoca, disse che la polemica era stata montata ad arte per colpire la Franchi la quale era stata fraintesa. No, non fu fraintesa e a dirlo è oggi una sentenza che parla di «politiche discriminatorie».

P.S. del 7 giugno 2025: Elisabetta Franchi prepara il ricorso dopo la condanna, rimanendo convinta del fatto che le sue parole siano state «estrapolate dal contesto» (e io ne do conto e notizia sempre per dovere di cronaca e per onestà intellettuale).

 

 

Palazzo Morando a Milano ospita la mostra Settecento! tra storia e moda

Meglio tardi che mai – recita un noto detto.

E allora sono ancora in tempo per condividere con voi, amici cari, il racconto di un’esperienza vissuta lo scorso 30 dicembre (ho confessato di essere in ritardo!): si tratta della visita alla mostra Settecento! ospitata da Palazzo Morando Costume Moda Immagine fino al 29 maggio.

Tre abiti femminili del Settecento, conservati pressoché intatti, sono i protagonisti dell’esposizione: i capi vengono presentati al pubblico per la prima volta in una mostra che illustra, da un lato, diversi aspetti dell’abbigliamento del XVIII secolo e, dall’altro, l’influenza del Settecento sull’abbigliamento contemporaneo – ed è questo l’aspetto che trovo particolarmente interessante.

Il percorso narrativo parte da questi tre abiti e li mette in dialogo con capi, tessuti e accessori dello stesso periodo. Leggi tutto

Primo maggio 2022, nono compleanno Agw

Primo maggio 2022, nono compleanno Agw ovvero A glittering woman.
E mi tocca ammettere che, ultimamente, questo mio spazio è un po’ trascurato; pensate che, l’anno scorso, ho perfino dimenticato l’anniversario

Lo dicevo giusto qualche giorno fa a una persona: in era post pandemia, fatico a ritornare ai ritmi di prima, a rientrare nei ranghi, a riprendere certe consuetudini e credo di non essere l’unica a sperimentare sensazioni di questo tipo.
Mi è difficile portare avanti anche sito e blog: a volte guardo i numeri e, francamente, mi fanno un po’ impressione quando realizzo che spesso pubblico solo uno o due post al mese. E mi fanno impressione perché non era mai successo prima.

E dire che in passato ci sono stati mesi in cui sono arrivata a scrivere fino a 22 post in un mese.
E dire che tra ciò che insegno ai miei studenti figura anche l’uso dei CMS (Content Management System) e in particolare di WordPress, strumento che serve per aprire e gestire blog e siti e che quindi rappresenta un’utilissima risorsa tecnica.

La verità è che ultimamente sono disorientata – e anche delusa – per tante cose e su diversi fronti e quindi ne soffre la creatività, tanto che ho perfino accarezzato l’idea di chiudere questo spazio, ma la vita è strana e capita che qualcuno ci venga in soccorso in modi del tutto imprevisti.

È stato ciò che è accaduto con Giorgia, studentessa universitaria che in febbraio mi ha inviato il messaggio che vedete in apertura del presente post.

E così, in un momento di grande difficoltà, le parole di Giorgia e il valore che tali parole hanno dato al mio lavoro hanno fatto sì che io cambiassi idea – oltre a commuovermi… Leggi tutto

Omaggio a Giusi Ferré, maestra della bella scrittura

Ognuno ha le proprie icone, persone che rappresentano i nostri ideali e valori oppure che simboleggiano le nostre aspirazioni più grandi e che sono dunque un esempio, un modello al quale puntare.

Quanto a modelli e aspirazioni, io non ho dubbi: i miei fari sono Anna Piaggi e Giusi Ferré, due donne immense nell’ambito del giornalismo di moda.

Purtroppo non sono riuscita a conoscere Anna Piaggi di persona (ma continuo a cercarla attraverso ogni cosa e opera che parli di lei), mentre ho avuto il dono di incontrare parecchie volte Giusi Ferré.

Lei, naturalmente, non mai saputo chi fossi e non lo dico con orgoglio ferito né con rammarico. Era nell’ordine giusto e naturale delle cose poiché io sono nessuno, una tra le tante e i tanti, mentre lei era unica, la maestra della parola e della bella scrittura, la giornalista sopraffine, la testimone diretta della moda degli ultimi 50 anni nonché amica, guida e consigliera di molti stilisti, il modello e l’icona per quei tanti come me, la donna capace di dare voce a mille e più racconti che io desideravo ardentemente ascoltare.

Il 14 aprile questa voce si è purtroppo spenta per sempre e io mi permetto di renderle omaggio con tre ricordi personali.

Parto dalla prima volta che incontrai Giusi Ferré.
Attirai la sua attenzione involontariamente, grazie a una fantasiosa collana che indossavo. Di quel giorno (era il 2013) resta una foto insieme in cui io ho un sorriso che va da un orecchio all’altro, quel tipo di sorriso che solo una persona iconica riesce a dipingerci sul volto in una sorta di sogno che si avvera.
Quella foto è qui nel magazine, ma non la tiro fuori oggi (scriverò poi perché). Leggi tutto

Dance Well – Ricerca e Movimento per il Parkinson alla Triennale Milano

Lo confesso subito: per me non è affatto facile scrivere queste righe che raccontano un’iniziativa a proposito del Parkinson.

Come tutti sanno, il Parkinson è una malattia neurodegenerativa a evoluzione progressiva che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio.

Il nome è legato a James Parkinson, medico, paleontologo e geologo britannico vissuto tra il 1755 e il 1824 e che nel 1817 pubblicò un lavoro sullo studio di sei casi di quella che lui descrisse come “paralisi agitante”.

Diverse importanti organizzazioni promuovono la ricerca nonché il miglioramento della qualità della vita delle persone affette dal Parkinson; alcuni pazienti celebri (tra i quali l’attore Michael J. Fox, il pugile Muhammad Ali, papa Giovanni Paolo II, il cantautore Bruno Lauzi, il giornalista Vincenzo Mollica, gli stilisti Sonia Rykiel e André Courrèges dei quali ho scritto rispettivamente qui e qui) hanno contribuito a far crescere la consapevolezza della malattia.

Perché per me non è facile parlarne?
Perché il Parkinson tocca da vicino la mia famiglia attraverso una persona che amo immensamente.
Perdonatemi ma non voglio e non posso aggiungere una sola parola a tal proposito in quanto prevale il bisogno di tutelare e proteggere la privacy della persona in questione.

Ma ciò che conta è che oggi desidero dare voce a una iniziativa di Triennale Milano che si chiama Dance Well – Ricerca e Movimento per il Parkinson ed è nata per promuovere la pratica della danza contemporanea in spazi museali e contesti artistici, rivolgendosi principalmente – ma non esclusivamente – a persone che convivono con il Parkinson.

Vi prego, cari amici di credermi: desidero parlare di Dance Well non solo perché il Parkinson tocca da vicino chi amo, ma anche perché credo fermamente che conoscenza e consapevolezza siano importanti, così come lo è tutto ciò che ci aiuta a prenderci cura di noi stessi.

Trovate allora tutti i dettagli qui sotto e io vi auguro buona lettura.

Manu Leggi tutto

Ridefinire il Gioiello riparte e l’Irlanda è la protagonista dell’ottava edizione

Non è facile.

Non è facile far ripartire tutti quei progetti che sono stati bloccati da due anni di pandemia e non è facile parlare di bellezza e cultura in un momento come questo, in cui bellezza e cultura non sembrano certo essere la priorità, anzi, al contrario, rischiano di essere risucchiate definitivamente dall’ombra, dalla paura, da orrori che credevamo essere più legati (e relegati) al passato che non al presente e al futuro.

Eppure il paradosso è che proprio la bellezza e soprattutto la cultura rappresentano allo stesso tempo due tra le migliori risposte a ombre e paure per non sprofondare irrimediabilmente e definitivamente nell’orrore.

Proprio in questa ottica, cari amici lettori, condivido con voi la notizia di una ripartenza, ovvero la pubblicazione del nuovo bando di concorso di Ridefinire il Gioiello, manifestazione giunta alla sua VIII edizione.

Ridefinire il Gioiello ha l’obiettivo di diffondere e valorizzare una nuova estetica del gioiello contemporaneo tramite la ricerca di materiali innovativi e sperimentali: dopo due anni di fermo a causa del COVID-19, l’Associazione Circuiti Dinamici indice un nuovo bando di concorso in collaborazione con il Museo del Bijou di Casalmaggiore.

L’ottava edizione di Ridefinire il Gioiello si inserisce infatti nell’ambito degli eventi della rassegna culturale Stupor mundi organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Casalmaggiore.

Il progetto Stupor mundi prevede che, ogni anno, tutte le istituzioni culturali della città (i due musei, la Biblioteca Civica Mortara, il Teatro Comunale) organizzino eventi espositivi, spettacoli teatrali, incontri sul cinema, la letteratura, le tradizioni per approfondire la conoscenza di un Paese e finora la rassegna ha parlato di Giappone, Argentina, Iran, Russia e Stati Uniti (anch’io ho parlato della mostra organizzata dal Museo del Bijou di Casalmaggiore in tale occasione qui). Leggi tutto

Il mio (inutile) punto di vista a proposito di parlare o non parlare di Ucraina

Sono profondamente amareggiata nel leggere così tante polemiche attorno ai modi in cui ognuno di noi decide di affrontare la terribile questione Ucraina – Russia.
E ho la spiacevole sensazione che – qualunque cosa si faccia – si sbagli…

Se si continua a fare il proprio lavoro si viene tacciati di insensibilità; se lo si interrompe o si fa un gesto che vuole essere di solidarietà si viene accusati di essere in cerca di visibilità o pubblicità.
Se non se ne parla si viene accusati di menefreghismo; se se ne parla si viene invitati a tacere con frasi tipo «lasciamo parlare chi se ne intende».
Se si fa qualcosa… «perché per l’Ucraina sì e per altre guerre no».

È assurdo.
Io penso che ognuno abbia il proprio modo di reagire.
Penso che non parlarne non significhi e non comporti che invece non si ascolti e non ci si interessi / informi; penso che parlarne non voglia dire cercare visibilità ma tentare di esorcizzare le proprie paure.

Desidero dire solo una cosa e attenzione, non è né un giudizio né una presa di posizione, è solo una condivisione di pensieri.
Quando ero alle scuole superiori scoppiò la Guerra del Golfo.
Ricordo noi giovanissimi attoniti, disorientati, smarriti, impotenti e increduli davanti alle televisioni eccezionalmente accese a scuola con i notiziari e le immagini che fino a quel momento avevamo visto solo nei libri di storia.
Molti di noi (io compresa) scelsero di manifestare scendendo in strada e tanti ci criticarono dicendo «è inutile».
Forse avevano ragione, ma era il nostro sentire e il nostro reagire.

Allora non esistevano i social network, oggi sì; se allora una manifestazione o uno striscione andavano al limite su un giornale nazionale, oggi possono arrivare fino in Ucraina e forse dare un microscopico sostegno morale.
Idem per ogni altra iniziativa “simbolica”.
Tutto qui.

Detto ciò, concludo con una proposta: ognuno faccia ciò che può, ciò che riesce e ciò che sente.
Non perdiamo energie a criticare e cerchiamo di comprendere, la situazione gravissima ma anche gli altri e i loro atteggiamenti.
O almeno proviamo a rispettarli.

Dire no alla guerra è anche questo.

Manu ♥

 

 

 

*** Ho pubblicato questi stessi pensieri poco fa in Instagram.
Ho il desiderio che restino anche qui, visto che reputo i social network potenzialmente utili, come ho scritto,
ma allo stesso tempo anche fin troppo veloci… ***

 

 

Drusilla Foer, dalla diversità all’unicità passando per l’ascolto

«Diversità è una parola che proprio non mi piace.
Non mi piace perché ha in sé qualcosa di comparativo e una distanza che proprio non mi convince, no.
Quando la verbalizzo sento sempre che tradisco qualcosa che sento o che penso.
E io trovo che le parole siano come gli amanti: quando non funzionano più vanno cambiati subito.
E quindi ho cercato un termine che potesse degnamente sostituire una parola che per me è così incompleta. E ne ho trovata uno molto convincente.
Unicità.
Mi piace, è una parola che piace a tutti.
Perché tutti noi siamo capaci di notare l’unicità dell’altro e tutti noi pensiamo di essere unici, no?
Facile (risatina)… per niente! Per niente!
Perché per comprendere la propria unicità e accettare la propria unicità è necessario capire di che cosa è composta, la nostra unicità, di che cosa è fatta.
Capire di che cosa siamo fatti noi. Certamente delle cose belle: le ambizioni, i valori, le convinzioni, i talenti.
Però i talenti vanno allenati, vanno seguiti.
Delle proprie convinzioni bisogna avere la responsabilità.
Delle proprie forze bisogna avere cura.
Insomma, non è facilissimo.
E queste sono le cose che sulla carta sono fighe… immaginatevi quando si comincia con i dolori che vanno affrontati, le paure che vanno in qualche modo esorcizzate, le fragilità che vanno accudite. Leggi tutto

Salviamo il guardaroba di Valentina Cortese – appello Associazione Profumo

Ricevo e volentieri condivido – Valentina Cortese, classe 1923, è considerata una delle ultime dive del cinema e del teatro italiano: scomparsa il 10 luglio 2019 dopo aver compiuto 96 anni, è oggi protagonista di un’asta.

Ponte Casa d’Aste ha infatti in calendario l’evento “Arredi e guardaroba di una diva”, con esposizione dei lotti a Milano dal 25 al 27 febbraio e asta nei giorni 1 e 2 marzo: vanno all’incanto capi, accessori, memorabilia, tutto appartenuto a Valentina Cortese (*).

L’Associazione Culturale Profumo di Milano, da dieci anni impegnata nella tutela artistica e nella celebrazione della diva, lancia un appello: la preoccupazione è quella che vada dispersa una collezione che ha fatto la storia del costume.

Elisabetta Invernici e Antonio Zanoletti, Presidente e Vice-Presidente dell’Associazione, lanciano dunque “Salviamo il guardaroba di Valentina Cortese!”, appellandosi ai protagonisti della scena culturale italiana affinché scendano in campo per salvare quello che viene considerato «un patrimonio dell’umanità, un pezzo d’arte e artigianato italiano da consegnare alle nuove generazioni».

Conosco personalmente Elisabetta Invernici e Antonio Zanoletti e godono di tutta la mia stima: più volte ho avuto modo di toccare con mano quanto il loro lavoro sia appassionato e competente e ricordo molto bene quando nel 2018 presentarono la mostra dedicata a Valentina Cortese allo Spazio Oberdan sempre a Milano (ne avevo parlato qui).

Non posso dunque non dare voce al loro accorato appello, nella speranza che si possa fare qualcosa. Leggi tutto

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