Mi occupo di editoria & moda e ho visto Il diavolo veste Prada 2

Venerdì sera sono stata al cinema a vedere Il diavolo veste Prada 2.

Lo preciso subito: ciò che state per leggere non ha la pretesa di essere una recensione degna di un critico cinematografico. È semplicemente la riflessione di una persona che vive da vicino il mondo dell’editoria e della moda. E che, tra l’altro, non vuole imporre il suo punto di vista a nessuno.

Poi, una rassicurazione: eviterò di dare troppi dettagli circa la trama. Prima di tutto perché credo che praticamente la conoscano tutti. E poi desidero evitare il più possibile gli spoiler, trattandosi di un film appena uscito.

Dirò quindi solo lo stretto necessario nell’ottica dei ragionamenti che desidero fare. Credo, per esempio, di poter dire che c’è subito una differenza tra il primo film e questo. Il diavolo veste Prada 1 è particolarmente incentrato su abiti pazzeschi e su quanto terribile sia Miranda Priestly, l’influente e tirannica direttrice della rivista di moda Runway. Il Diavolo veste Prada 2 si avventura in un territorio diverso: lo stato in cui versa l’editoria a distanza di vent’anni. Leggi tutto

Esce il 30 gennaio Che cosa pensano le ragazze di oggi? di Gianmichele Laino

Oggi, quando si cita La Zanzara, il pensiero di molti va subito all’omonimo programma radiofonico di Giuseppe Cruciani con David Parenzo. Ma, molto prima, La zanzara è stato il giornale studentesco del liceo classico Parini di Milano. Ed è proprio il titolo di quel giornale a essere stato ripreso da Cruciani per la sua trasmissione.

Fondata nel 1945, la rivista ha avuto nella sua storia giovani redattori divenuti poi firme importanti del giornalismo, tra cui Walter Tobagi. È balzata agli onori della cronaca per uno scandalo scoppiato nel 1966.

Il 14 febbraio 1966, La Zanzara pubblica un’inchiesta: si intitola Che cosa pensano le ragazze d’oggi? e parla di amore, contraccezione, matrimonio, ruolo della donna, educazione sessuale. Le risposte date dalle studentesse accendono immediatamente una scintilla destinata a infiammare tutto il Paese. Parte una denuncia per oscenità da parte di alcuni gruppi di genitori ed esce un articolo del Corriere Lombardo, sei colonne che rilanciano lo «scandalo al Parini». L’educazione sessuale viene considerato un argomento osceno; inoltre, tutte le intervistate sono minorenni. Leggi tutto

Reinas: La bellezza come potere e il potere come bellezza – Il racconto di Fabiola Ferrero alla Triennale di Milano

Di Federica Latorre

Alla Triennale di Milano, l’arte e la cultura venezuelane si incontrano in un’esposizione che va ben oltre la semplice documentazione fotografica. Reinas, la mostra di Fabiola Ferrero, si presenta come una riflessione profonda e articolata sul culto della bellezza in Venezuela, un Paese in cui il corpo, la pelle e l’immagine sono da sempre strumenti di costruzione del potere. Una potente connessione tra estetica, politica e petrolio, che segna il destino di un’intera nazione.

Fabiola Ferrero, con il suo approccio fotografico incisivo, non si limita a documentare la bellezza come fenomeno superficiale, ma ne scava l’anima, mettendo in luce la sua relazione simbiotica con il potere politico e l’influenza che la ricchezza petrolifera ha avuto nella costruzione di un’immagine collettiva di sé. Leggi tutto

Fashion Magazine, quando una testata chiude è una sconfitta per tutti

Nel mio lavoro, le fonti di informazione sono fondamentali e dunque vanno accuratamente selezionate.

Le fonti più importanti sono i diretti protagonisti delle notizie di cui mi occupo: aziende, brand, creativi, artigiani, artisti, istituzioni museali. A completare questo panorama ci sono le agenzie di stampa, come ANSA, e infine le testate di informazione specifiche del settore. Le newsletter di queste ultime, insieme ai comunicati che ricevo quotidianamente dagli uffici stampa dei protagonisti di cui sopra, mi aiutano ad avere un preciso quadro della situazione. Mi permettono di capire in quale direzione stiamo andando, cosa si sta muovendo e, conseguentemente, mi aiutano a scegliere di cosa occuparmi.

Qualche giorno fa, ho notato una cosa strana: non stavo ricevendo una delle newsletter a cui sono iscritta, quella di una testata che si chiama Fashion Magazine, una delle più importanti e autorevoli del settore. Leggi tutto

Photo Grant Deloitte 2025 mette in mostra i Contrasti in Triennale Milano

Triennale Milano presenta – fino al 25 gennaio 2026 – la mostra della terza edizione di Photo Grant Deloitte.

L’esposizione accoglie due progetti fotografici. Il primo è Hero, Father, Friend di Carlos Idun-Tawiah (classe 1997), fotografo e regista ghanese vincitore dell’edizione 2025, categoria Segnalazioni. Il secondo progetto è Reinas di Fabiola Ferrero (classe 1991), fotografa venezuelana vincitrice dell’edizione 2024, categoria Open Call. Viene presentata anche un’anteprima del progetto Go Live di Atefe Moeini (classe 1998), artista iraniana vincitrice dell’edizione 2025, categoria Open Call.

Istituito nel 2023, Photo Grant Deloitte si colloca tra i principali concorsi fotografici a livello internazionale. Si pone l’obiettivo di testimoniare visivamente le battaglie quotidiane legate al miglioramento dei diritti dell’uomo e al rifiuto di ogni forma di discriminazione. È promosso da Deloitte Italia con il patrocinio di Fondazione Deloitte, in collaborazione con Triennale Milano, la direzione artistica di Denis Curti e il team di BlackCamera.

Photo Grant Deloitte prevede ogni anno due sezioni distinte. Leggi tutto

Marilyn dea diva e donna nella nuova biografia di Chiara Pasqualetti Johnson

Il primo giugno 1926, al County Hospital di Los Angeles, nasceva Norma Jeane Mortenson Baker. Quella bambina non era destinata a un’infanzia felice, ma era destinata a diventare una diva, una delle più famose di tutti i tempi. Norma Jeane era destinata a diventare Marilyn Monroe.

A distanza di quasi cento anni, la casa editrice White Star celebra l’eterna icona hollywoodiana con un nuovo volume illustrato di grande formato. Si intitola Marilyn. Dea. Diva. Donna e propone un ritratto sorprendente di Monroe oltre il mito. A firmarlo è la giornalista e scrittrice Chiara Pasqualetti Johnson.

Il libro è un racconto intimo, appassionato, ben documentato, costruito attorno a più di 120 immagini. Si tratta di scatti dei tanti grandi nomi della fotografia che hanno immortalato Marilyn tra cui Ted Baron, Douglas Kirkland, Richard Miller, Philippe Halsman, Earl Theisen, Earl Leaf, Slim Aarons, Larry Barbier, Ed Feingersh, Milton Greene, Richard Avedon, Elliott Erwitt, Lawrence Schiller. Alcune immagini sono celeberrime, altre poco note, selezionate nel corso di un’accurata ricerca iconografica, e riguardano il lato più intimo di Marilyn. Leggi tutto

Paola Baronio, giornalista, omaggio a Giorgio Armani

Giorgio Armani se n’è andato in una giornata di fine estate, di una bellezza luminosa, come è stata la sua moda.

L’ho sempre amato e, mentre leggevo gli articoli e i post che lo celebravano, sentendomi sempre più triste, ricordavo la frase di Marcel Proust secondo il quale «nella vita della maggior parte delle donne, qualsiasi cosa, anche il più grande dolore, fa sempre capo alla messa in prova di un abito nuovo».

Ho realizzato che, nel mio piccolo, gli abiti di Armani hanno vestito i momenti più importanti della mia vita, dal completo scelto per il mio matrimonio con la consulenza della mia migliore amica fino alla giacca con la quale avevo festeggiato il mio primo contratto da giornalista.

Quella giacca, poi, mi ha accompagnato in tante occasioni speciali, ma anche nella vita di tutti i giorni. Leggi tutto

Moda, beauty & tv: il libro che spiega il legame tra moda, make up e serie tv

Cinema prima e televisione poi: da quando esistono, questi due media comunicativi sono riusciti a esercitare una costante influenza sulle nostre vite. Hanno creato icone immortali e hanno forgiato il nostro immaginario estetico. Hanno contribuito a lanciare stili e tendenze e a consacrare capi che sono poi entrati nei desideri di tutti.

Penso, per esempio ai blue jeans, nati come capi da lavoro nell’Ottocento. Negli anni Cinquanta del Novecento, grazie a icone del calibro di Marlon Brando, James Dean e Marilyn Monroe che li hanno indossati sul set e nella vita, i pantaloni in denim sono diventati un irrinunciabile must have. Oppure posso citare il bikini, il costume di cui ho scritto recentemente. Nato nel 1946 e considerato allora troppo audace, è diventato oggetto del desiderio quando tra gli anni Cinquanta e Sessanta è stato indossato da star come Brigitte Bardot e poi Ursula Andress e Sharon Tate.

Negli ultimi decenni, è la televisione a plasmare sempre di più il nostro immaginario tra moda e beauty. E sembra che il potere maggiore spetti alle serie tv. Leggi tutto

La sfida del secolo, la rivalità insanabile dei due fratelli fondatori di Adidas e Puma

Adidas e Puma: chi non conosce questi nomi, due dei marchi sportivi più famosi? Ma forse non tutti sanno che le due aziende sono profondamente legate da quella che si può definire la sfida del secolo e che va molto oltre una concorrenza tra marchi nella stessa nicchia.

Tutto inizia più di cent’anni fa, esattamente nel lontano 1924. Adolf Dassler (1900 – 1978), figlio di un calzolaio, comincia a produrre scarpe da calcio a Herzogenaurach, una cittadina della Baviera, in Germania. Lui e il fratello Rudolf Dassler (1898 – 1974) fondano la Gebrüder Dassler Schuhfabrik ovvero la fabbrica di scarpe dei fratelli Dassler.

Adolf, visionario e inventore, si occupa di fabbricare materialmente le scarpe. Rudolf, autentico talento nella vendita, si occupa di gestione e distribuzione. L’azienda ottiene subito successo e guadagna la ribalta internazionale. Già durante le Olimpiadi del 1936, i fratelli riescono equipaggiare il mitico Jesse Owens, primo atleta della storia a infrangere la barriera degli otto metri nel salto in lungo. Leggi tutto

Il mio saluto affettuoso ad Anna Riva, la bella signora del giornalismo italiano

Ci sono notizie davanti alle quali vorrei tanto poter chiudere occhi e orecchie, fingendo di non averle mai lette e sentite. È la sensazione che ho provato nel 2012, quando si è spenta Anna Piaggi, e che ho provato di nuovo tre anni fa, nel 2022, quando si è spenta Giusi Ferré. Ed è la sensazione che provo di nuovo insistentemente da lunedì sera, il momento in cui ho appreso di una nuova scomparsa, quella di Anna Riva, una delle grandi esponenti del giornalismo di moda. E, proprio come Piaggi e Ferré, uno dei modelli assoluti per me.

Non ho mai avuto l’opportunità di parlare di persona con Anna Piaggi, mentre ho avuto varie volte il privilegio di ascoltare Giusi Ferré. Con Anna Riva ho avuto una sola occasione. Una sola, sì, eppure molto intensa.

Era l’11 ottobre 2017 e mi trovavo a Torino, a Palazzo Madama, per l’anteprima stampa di Sotto un’altra luce, mostra interamente dedicata ai gioielli e agli ornamenti creati dal Maestro Gianfranco Ferré. Mentre ero sul bus navetta che portava me e tanti giornalisti da Milano a Torino, mi ero accorta di una presenza luminosa: Anna Riva. Leggi tutto

World Press Photo of the Year 2025: Mahmoud Ajjour, 9 anni, ferito a Gaza

Ci sono due notizie recenti che hanno particolarmente attirato la mia attenzione.

La prima notizia è la morte di Fatima Hassouneh, palestinese, 24 anni, artista, fotogiornalista e attivista per i diritti femminili.

Fatima è morta a Gaza, assieme a tutta la sua famiglia, in un bombardamento dell’esercito israeliano. Collaborava con l’associazione Terre des Hommes, per testimoniare la situazione a Gaza e anche per il progetto She Leads a favore delle donne. Era protagonista di “Put Your Soul on Your Hand and Walk”, documentario della regista Sepideh Farsi che verrà presentato al prossimo Cannes Film Festival in Acid, sezione “parallela” in cui i film sono selezionati da registi della Association for the Diffusion of Independent Cinema. Alla presentazione avrebbe dovuto partecipare anche Fatima.

Dal 7 ottobre 2023, il numero di giornalisti, fotoreporter e operatori della comunicazione uccisi a Gaza è altissimo. Secondo CPJ – Committee to Protect Journalists, sono stati 176 i giornalisti e gli operatori dei media uccisi, 168 palestinesi, due israeliani e sei libanesi. Si aggiungono 93 giornalisti feriti, 2 dichiarati dispersi e 84 arrestati. I giornalisti uccisi hanno pagato con la loro vita (e spesso anche con quella dei loro cari, come nel caso di Fatima) un preciso impegno. Quello di testimoniare i fatti dall’interno e impedire una narrazione unilaterale.

Ed è anche per questo motivo che la seconda notizia assume ancora più rilevanza. Leggi tutto

Oriana Fallaci: un pilastro del giornalismo italiano

Miss Fallaci: il coraggio di una voce fuori dal coro

Ci sono storie che non si raccontano con la voce flebile della nostalgia. Ci sono figure che non si possono ridurre a un ritratto sbiadito dalla retorica. Oriana Fallaci (1929 – 2006) è una di quelle figure. Una donna che non accettava compromessi, che viveva con l’urgenza di raccontare il mondo com’era, senza veli, senza indulgenze. “Miss Fallaci”, la serie con Miriam Leone, riporta alla luce gli anni in cui Oriana non era ancora la leggendaria giornalista d’assalto, ma una giovane cronista che lottava per farsi strada in un mondo dominato dagli uomini. E lo faceva con la forza della sua penna, con la rabbia della sua intelligenza, con il coraggio di chi non si piega.

Un sogno, un’ossessione: l’America

L’America era il mito, la promessa, la terra da conquistare. Per una giovane Fallaci, il giornalismo non era una professione, era una battaglia. In Italia, la relegavano alle pagine leggere, ai pezzi di colore, alla cronaca rosa. Ma Oriana voleva raccontare la storia, quella vera, quella fatta di guerre e di potere, di uomini che decidevano i destini del mondo. Leggi tutto

1939 – 2023, 84 anni di storia della moda e dell’editoria grazie a Marie Claire

1939 – 2023: 84 anni di storia della moda e dell’editoria grazie alle ricerche che ho condotto in alcuni mercatini in Francia, durante le mie vacanze, e che mi hanno permesso di trovare sei numeri di Marie Claire che vanno da gennaio 1939 a febbraio 1940.

Conoscete la storia di Marie Claire?

Il giornale viene lanciato nel 1937, in Francia, co-fondato da Marcelle Auclair, giornalista e scrittrice. Il nome è ispirato dal romanzo Marie-Claire di Marguerite Audoux.

La distribuzione si interrompe nel 1942, quando le truppe tedesche aboliscono la stampa dei giornali locali, e riprende nel 1954.

Oggi Marie Claire è una delle riviste con il maggior numero di edizioni internazionali.

In Italia arriva negli Anni Sessanta e la formula non si discosta da quella originale francese: moda, attualità, bellezza e rubriche per una donna emancipata e anticonformista. Leggi tutto

Un saluto a Maurizio Costanzo da una ex bambina che lui ha influenzato…

Ero solo una bambina quando esordì il Maurizio Costanzo Show.

Nonostante fossi in un’età decisamente acerba, mi innamorai da subito e istintivamente di quel modo così particolare di fare giornalismo in televisione e ora mi fa sorridere pensare che, sicuramente, all’epoca, nemmeno sarei stata capace di spiegare con precisione cosa significasse il termine «giornalismo».

Ricordo quante discussioni avevo con mia mamma – che è sempre stata severa, rigorosa e inflessibile quanto a orari e disciplina – per ottenere di restare ancora un po’ in piedi e poter carpire ancora qualche minuto di trasmissione.
Lei teneva al fatto che io dormissi a sufficienza per poter affrontare bene la scuola il giorno dopo, io avrei preferito restare ad ascoltare l’uomo che tanto mi affascinava nonché i suoi ospiti sempre curiosi e interessanti.

E ricordo anche un episodio di diversi anni dopo.

Non ho la più pallida idea di quale trasmissione si trattasse, ma rammento che si chiedeva agli intervistati, persone fermate casualmente per strada, di citare i propri personaggi televisivi preferiti.
Una persona iniziò a snocciolare il proprio elenco e, nel bel mezzo, aggiunse «e poi Maurizio Costanzo Show».
Disse proprio così, non Maurizio Costanzo bensì Maurizio Costanzo Show, un piccolo errore, una simpatica e ingenua svista che, in realtà, era molto sintomatica e rappresentativa.
Indicava quanto fosse quasi impossibile separare lo show, ovvero la creatura, da Costanzo, ovvero il creatore, quanto fossero profondamente e intimamente fusi insieme in un unico concetto radicato nella testa, nel quotidiano e nell’immaginario non solo di quella persona, ma di moltissimi altri, ne sono certa, milioni di spettatori appartenenti a diverse generazioni.

Maurizio Costanzo era ed è sinonimo di talk show, sinonimo di un certo modo di fare televisione, interviste, giornalismo; incarnava e incarna il modo e il mondo che, fin da bambina, mi hanno affascinata e che hanno contribuito a farmi desiderare di fare quello che per me è il mestiere più bello e appassionante del mondo, ovvero comunicare, raccontare, condividere.

Buon viaggio, Maurizio, e grazie per quelle serate nonché per quell’amore precoce e istintivo e per quel seme che hai posto in me così come in molti altri.

Manu

P.S.: oggi ho guardato i funerali di Maurizio Costanzo in tv e mi sono commossa quando la figlia Camilla ha letto una lettera a nome suo e dei fratelli Saverio e Gabriele. Da venerdì, giorno della scomparsa di Costanzo, non avevo mai pianto ma oggi, davanti alle parole di Camilla e a quel «papino», lo stesso nomignolo che uso per il mio, mi si sono riempiti gli occhi di lacrime. Ringrazio Camilla, Saverio e Gabriele per la generosità del pensiero rivolto verso i «molti figli acquisiti» del loro papà ♥

 

Nel segno di Brunetta, a Milano la mostra dedicata alla grande illustratrice

Circa un mese fa, avevo annunciato (qui) il lancio di Ci vediamo in Bottega, sette appuntamenti aperti al pubblico a ingresso gratuito a cura di Elisabetta Invernici e Alberto Oliva nell’ambito del loro progetto Galleria&Friends.

Tali appuntamenti sono stati pensati attorno ad altrettante donne protagoniste dell’emancipazione femminile nel secolo scorso, modelli validi ancora oggi e le cui storie si intrecciano con quelle delle botteghe storiche milanesi, anch’esse esempi virtuosi di resistenza e valore civico.

Uno dei sette incontri è stato dedicato a Bruna Moretti Mateldi, nota come Brunetta, disegnatrice, illustratrice, pittrice, caricaturista e giornalista di moda scomparsa nel 1989 a 85 anni.

Facendo seguito all’incontro, Alberto Bolzani, titolare dell’omonima Galleria in via Morone 2 a Milano, accoglie la mostra Nel segno di Brunetta, una antologica dedicata a questa artista eclettica.

L’ultima mostra personale dei lavori di Brunetta fu ospitata nel 1988 nella vecchia sede di Galleria Bolzani che propone ora opere inedite per ricordare l’artista nota anche (ma non solo) nell’ambiente internazionale della moda dagli Anni Trenta fino agli Ottanta, per ben cinquant’anni. Leggi tutto

Omaggio a Giusi Ferré, maestra della bella scrittura

Ognuno ha le proprie icone, persone che rappresentano i nostri ideali e valori oppure che simboleggiano le nostre aspirazioni più grandi e che sono dunque un esempio, un modello al quale puntare.

Quanto a modelli e aspirazioni, io non ho dubbi: i miei fari sono Anna Piaggi e Giusi Ferré, due donne immense nell’ambito del giornalismo di moda.

Purtroppo non sono riuscita a conoscere Anna Piaggi di persona (ma continuo a cercarla attraverso ogni cosa e opera che parli di lei), mentre ho avuto il dono di incontrare parecchie volte Giusi Ferré.

Lei, naturalmente, non mai saputo chi fossi e non lo dico con orgoglio ferito né con rammarico. Era nell’ordine giusto e naturale delle cose poiché io sono nessuno, una tra le tante e i tanti, mentre lei era unica, la maestra della parola e della bella scrittura, la giornalista sopraffine, la testimone diretta della moda degli ultimi 50 anni nonché amica, guida e consigliera di molti stilisti, il modello e l’icona per quei tanti come me, la donna capace di dare voce a mille e più racconti che io desideravo ardentemente ascoltare.

Il 14 aprile questa voce si è purtroppo spenta per sempre e io mi permetto di renderle omaggio con tre ricordi personali.

Parto dalla prima volta che incontrai Giusi Ferré.
Attirai la sua attenzione involontariamente, grazie a una fantasiosa collana che indossavo. Di quel giorno (era il 2013) resta una foto insieme in cui io ho un sorriso che va da un orecchio all’altro, quel tipo di sorriso che solo una persona iconica riesce a dipingerci sul volto in una sorta di sogno che si avvera.
Quella foto è qui nel magazine, ma non la tiro fuori oggi (scriverò poi perché). Leggi tutto

La Boccardi, perché consiglio il libro con la sua biografia

Vivere nel presente, guardando verso il futuro e conoscendo il passato: è questa la filosofia con la quale cerco di vivere.
Mi piace godere appieno e fino in fondo di ciò che vivo, giorno per giorno, con una proiezione e un pensiero verso ciò che vorrei, programmandolo grazie alla forza che – a mio avviso – tutti noi possiamo trarre dalle lezioni insite in ciò che è stato.
Credo dunque fortemente nel futuro e nella necessità del progresso e, allo stesso tempo, amo la tradizione.
Penso infatti che esistano valori assoluti e senza tempo che nemmeno progresso ed evoluzione dovrebbero cambiare.
Credo, in generale, nel duro lavoro e nel talento che ognuno di noi possiede e che si esprime in tanti modi; credo nello studio e nella curiosità intellettuale.
Per quanto riguarda nello specifico la moda, sono convinta che essa sia un potente linguaggio e che debba veicolare bellezza autentica.
Credo, che, come ogni linguaggio, abbia i suoi codici e che per padroneggiarla – e non esserne invece posseduti – occorra conoscere quei codici, come creatori e stilisti, come comunicatori e giornalisti, come clienti e fruitori.
Credo in quegli stilisti che sono prima di tutto sarti e che sanno costruire abiti veri e non solo operazioni fatte di clamore.
Credo in quei comunicatori e giornalisti che non sono solo presenzialisti e che hanno la voglia di raccontare davvero la moda.
Credo che tutti noi dovremmo essere clienti e fruitori che non si accontentano di trend e diktat, ma che cercano ciò che davvero li rappresenta per costruire un codice e un linguaggio che siano autentici.

In questo periodo, ho scritto (ancora una volta) di quanto io detesti il vuoto clamore (qui) nonché di quanto il cosiddetto sistema moda si trovi oggi ad affrontare importanti problemi (qui).
Riassumo il mio pensiero in un’unica frase: produciamo troppi vestiti, realizzati da troppi marchi spesso in maniera non sostenibile né socialmente né ambientalmente, venduti nella stagione sbagliata, infine scontati per fare spazio alla collezione successiva.
Ho scritto che le settimane della moda in versione digitale difficilmente potranno sostituire del tutto le sfilate in presenza perché la moda si nutre di tante sensazioni: come editor e blogger, ho sempre preferito vedere una sfilata dal vivo, da vicino, proprio per poter godere della parte sensoriale, il movimento di un abito, la caduta, il fruscio del tessuto, la luce e le ombre.
Senza considerare il fattore umano: le settimane della moda non sono solo il momento della passerella, sono altrettanto importanti (se non di più…) le interazioni che si svolgono oltre la passerella, gli incontri con i designer e con tutta una serie di figure come giornalisti, fotografi, buyer, incontri che garantiscono confronti interessanti e costruttivi. E, proprio per questo, ho sempre amato anche press day e presentazioni stampa, per la possibilità di toccare un tessuto, accarezzarlo, parlare con uno stilista, ascoltare la sua voce, farmi trasportare mentre racconta la genesi di una collezione. Leggi tutto

Io penso positivo: da Peter Lindbergh a Meghan Markle passando per Vogue

Il lancio della cover e del numero di settembre di British Vogue con gli scatti di Peter Lindbergh attraverso l’account Instagram del magazine

Il primo pensiero che ha attraversato la mia testa quando ho appreso della scomparsa di Peter Lindbergh è stato «non posso crederci».

Non me l’aspettavo (non vi era alcuna voce che potesse far temere per la sua vita) e non posso credere che lui non ci sia più perché, come ha ben scritto il mio amatissimo amico e maestro Stefano Guerrini in un suo post, «Mr. Lindbergh ci ha lasciato e di nuovo, dopo Franca, Anna, Isabella, Karl, sento che il mondo dal quale sono stato attratto e che mi ha fatto sognare è finito».

Franca, Anna, Isabella, Karl sono Franca Sozzani, Anna Piaggi, Isabella Blow, Karl Lagerfeld, ovvero alcune delle sue (e delle mie) icone in un mondo – quello della moda – sempre più orfano di personalità magari un po’ ingombranti ma indubbiamente straordinarie e sempre più pieno, invece, di personaggi vacui che fondano la loro celebrità su un’apparenza priva di qualsiasi spessore.

Alla luce di tutto ciò, capisco che una domanda potrebbe attraversare i pensieri di chi sta leggendo queste parole: «perché stai allora intitolando questo post ‘Io penso positivo’? Come si sposano la positività e la scomparsa di un grande fotografo?».

Avete tutte le ragioni per farvi (e farmi) questa domanda e io desidero rispondervi: non voglio che la tristezza vinca, non voglio salutare Peter Lindbergh tra le lacrime, non voglio che il legittimo cordoglio prevalga sullo straordinario lascito e sulla preziosa lezione che ci ha regalato attraverso il lavoro e il pensiero di tutta una vita.

E non voglio in fondo pensare che quel certo mondo tanto amato da Stefano e da me sia davvero finito.

Desidero invece rendergli omaggio con un post che, in realtà, era in programma già prima delle vacanze estive per raccontare quello che ora è diventato uno degli ultimi lavori di Peter Lindbergh, ovvero la copertina del numero di settembre di British Vogue intitolato ‘Forces for Changes’ e che vede come guest editor Meghan Markle, Sua Altezza Reale la Duchessa di Sussex.

Il post era già in programma, ebbene sì, e infatti, dopo l’incredulità, il secondo pensiero che mi ha attraversato la testa è stato «la vita sa essere davvero beffarda, strana, ironica». Leggi tutto

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