A tu per tu con Mariagioia Maffucci, la natura del gioiello

Molto spesso, per dare un autentico tocco personale ad un look, abbiamo bisogno dell’aiuto prezioso di un gioiello. Sempre più spesso è necessario che quel gioiello ci rappresenti nella nostra totalità. Altrettanto spesso trovare il gioiello che calzi a pennello la nostra personalità non è facile né scontato. A volte abbiamo paura di osare troppo, altre volte troppo poco, non sentendoci rappresentati da quell’accessorio che va a mettere un punto alla frase che indossiamo.

Un punto ideale, che non è necessariamente una fine, bensì può essere un inizio, lo si può trovare nelle creazioni di Mariagioia Maffucci, artigiana toscana dalle mani d’oro. Lei ha la capacità di seminare natura nella propria arte e trasformarla in gioiello. È in grado di creare pezzi artistici da indossare sia nella quotidianità che in occasioni speciali. Ha anche un altro dono: comunica con le sue creazioni tutto ciò che raramente riesce a dire con le parole.

Stavolta, però, abbiamo avuto l’onore di intervistarla, facendoci raccontare a tu per tu tutto (o quasi) su Mariagioia Maffucci, ovvero sé stessa ed il suo brand.  Leggi tutto

Leonora Carrington, contemporanea a più di un secolo dalla sua nascita

Siamo all’inizio di una stagione particolarmente ricca dal punto di vista espositivo. Si inaugurano mostre interessanti, in tutta Italia. E mi riferisco al contenuto artistico e culturale e anche al dialogo che tali eventi riescono a instaurare con la contemporaneità. È il caso di Leonora Carrington, la grande retrospettiva recentemente inaugurata a Milano.

Fino all’11 gennaio 2026, le sale di Palazzo Reale ospitano un’importante mostra – la prima in Italia – con oltre 60 opere di Leonora Carrington (1917 – 2011). Il progetto testimonia la straordinaria vita professionale e il percorso biografico di un’artista cosmopolita. Nata nel Lancashire, Carrington visse a Firenze, Parigi, nel sud della Francia, in Spagna, a New York, in Messico. Lì si stabilì definitivamente e lì è stata a lungo celebrata come una delle artiste più importanti, accanto a Frida Kahlo e Remedios Varo.

La mostra rientra nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 e offre uno sguardo profondo sulla produzione artistica e sull’identità intellettuale di Carrington attraverso un articolato percorso tra dipinti, disegni, fotografie e materiali d’archivio. Viene esplorato l’intero arco della sua vita creativa, dalle origini in Europa fino al radicamento in Messico, sua seconda patria. L’intento – a mio avviso raggiunto – è restituirle lo spazio che merita all’interno della storia dell’arte moderna e contemporanea. Quello di figura centrale del Surrealismo e delle avanguardie artistiche internazionali. Leggi tutto

RIUSCI, originalità ed empatia da indossare

Acquistare un capo di abbigliamento può sembrare qualcosa di estremamente semplice e rapido. Oggigiorno basta un click ed il gioco è fatto. Ci troviamo a comprare qualsiasi cosa senza fermarci realmente a riflettere, molto spesso essendo anche insoddisfatti di ciò che abbiamo acquistato. Con la necessità di fare in fretta e con l’ingordigia di avere tutto e subito, non prestiamo la dovuta attenzione e, quindi, riempiamo l’armadio di cose che, molto probabilmente, non metteremo mai.

Ci siamo fatti coinvolgere dal grande gioco del fast fashion, confondendo il necessario col vezzo. Alcune volte, però, occorrerebbe soffermarsi, approfondire, cercare meglio, dedicando più tempo ad acquisti consapevoli. Forse, in questo mare magnum, potremmo avere il piacere di imbatterci in RIUSCI, un brand dall’animo toscano che, senza parlare, riesce ad insegnarci molto. Leggi tutto

Anna Pepe presenta il suo primo diario e vi dico perché ne parla una della Gen X

Sono pronta a fare una scommessa. Se scrivo la parola Smemoranda catturo subito l’attenzione di due generazioni. Sicuramente la mia, ovvero la Generazione X, e anche l’attenzione della successiva, la Generazione Y o Millennials. Come si usa dire oggi, sblocco un ricordo a molte persone.

Breve spiegazione per chi non è Gen X o Gen Y. La Smemoranda, Smemo per gli amici, è nata nel lontano 1978 rivoluzionando il concetto di agenda: tra le proprie pagine, prevede articoli di riflessione e opinione, poesie, canzoni, quiz, disegni, vignette. Si colloca a metà, insomma, tra un diario e un libro. Non solo: la linea editoriale è spesso in controtendenza rispetto ai punti di vista conservatori.

Chi l’ha usata e amata, sa molto bene una cosa: la Smemo si è sempre riempita di vita, ovvero dei propri pensieri e di quelli degli amici a cui si permetteva di sfogliarla. Ricordo bene la frase «mi passi la tua Smemo?» che equivaleva a chiedere il permesso di entrare in casa altrui. Tendo a usare l’imperfetto perché, nonostante esista ancora, non so quanto sia oggi in auge tra gli adolescenti. Leggi tutto

Twins and Shout, il brand da urlo delle gemelle Corti

Chiara e Federica Corti, due gemelle milanesi classe 1992, sono le creatrici di Twins and Shout, un brand letteralmente da urlo.

In piena pandemia, quando siamo stati tutti costretti a rallentare, le ragazze hanno dato vita al loro small business. Essendo un periodo in cui stare a casa era d’obbligo, hanno iniziato creando delle tovagliette di stoffa quasi a richiamare un bucolico pic-nic. In principio hanno realizzato una tiratura limitata, temendo di non riscuotere un grande successo. Poi, però, si sono dovute ricredere, perché le loro tovagliette sono andate letteralmente a ruba e ne hanno prodotte tantissime.

Dopo il primo successo iniziale e con l’uscita dal periodo pandemico, hanno rallentato con la produzione, lasciando per un po’ Twins and Shout assieme agli altri sogni nel cassetto. Poi, come spesso accade, si sono trovate davanti ad un bivio: proseguire una carriera che non calzava alla perfezione o avere il coraggio di dar forma al proprio sogno? Leggi tutto

Chi sono, a proposito di Emanuela Pirré alias A glittering woman

Quando questo sito è nato, nel lontano maggio 2013, ciò che state per leggere era contenuto in una pagina di presentazione con lo scopo di raccontare chi sono.

«Mi chiamo Emanuela Pirré, semplicemente Manu per gli amici di vita quotidiana e di web, e mi occupo di moda e comunicazione».

Scrivevo così, in quella pagina, chiedendo poi il permesso di raccontare qualcosa di più a proposito di me e delle mie occupazioni. Visto che ciò che era nato come un blog personale è oggi un magazine, ho deciso di eliminare quella pagina e di trasformarla in un articolo. Questo.

E allora… posso raccontarvi chi sono e cosa faccio?

Prima di tutto, vi dico una cosa che mi sta a molto cuore. Attraverso questo sito e attraverso ogni cosa che faccio, non ho, non ho mai avuto e mai avrò la pretesa di ergermi né a maestra né ancor meno a giudice.

Desidero solo e semplicemente condividere. Perché condivisione è sempre stata una parola estremamente importante per me. Leggi tutto

Caprarola balla grazie a Benedetta Bruzziches e alla sua idea di cultura d’impresa

Viviamo in un momento storico in cui tutti i brand – e soprattutto quelli del segmento lusso – dovrebbero interrogarsi circa l’impatto che generano nei territori in cui operano.

Ripensare al significato di responsabilità d’impresa è infatti fondamentale. Il valore di un marchio non si misura, oggi, esclusivamente attraverso i prodotti, ma anche attraverso la capacità di generare benessere, cultura, senso di appartenenza. In questo scenario, le aziende possono trasformarsi in veri e propri agenti di cambiamento, capaci di rigenerare il tessuto sociale ed economico di un luogo.

Serve un ritorno alle origini, a quando i grandi imprenditori affiancavano, alle loro aziende e ai loro affari, opere sociali e assistenziali volte a migliorare il benessere della comunità. Penso, per esempio, a Ermenegildo Zegna (1892 – 1966) e Adriano Olivetti (1901 – 1960). Loro e altri uomini dello stesso calibro credevano in grandi valori. Credevano che fosse possibile creare un equilibrio tra profitto aziendale e solidarietà sociale. La loro organizzazione del lavoro comprendeva dunque un’idea di felicità collettiva che generava efficienza. Purtroppo, con il passare del tempo, anziché diventare la norma, uomini e imprenditori come Zegna e Olivetti sono rimasti eccezioni. Leggi tutto

Il mio saluto affettuoso ad Anna Riva, la bella signora del giornalismo italiano

Ci sono notizie davanti alle quali vorrei tanto poter chiudere occhi e orecchie, fingendo di non averle mai lette e sentite. È la sensazione che ho provato nel 2012, quando si è spenta Anna Piaggi, e che ho provato di nuovo tre anni fa, nel 2022, quando si è spenta Giusi Ferré. Ed è la sensazione che provo di nuovo insistentemente da lunedì sera, il momento in cui ho appreso di una nuova scomparsa, quella di Anna Riva, una delle grandi esponenti del giornalismo di moda. E, proprio come Piaggi e Ferré, uno dei modelli assoluti per me.

Non ho mai avuto l’opportunità di parlare di persona con Anna Piaggi, mentre ho avuto varie volte il privilegio di ascoltare Giusi Ferré. Con Anna Riva ho avuto una sola occasione. Una sola, sì, eppure molto intensa.

Era l’11 ottobre 2017 e mi trovavo a Torino, a Palazzo Madama, per l’anteprima stampa di Sotto un’altra luce, mostra interamente dedicata ai gioielli e agli ornamenti creati dal Maestro Gianfranco Ferré. Mentre ero sul bus navetta che portava me e tanti giornalisti da Milano a Torino, mi ero accorta di una presenza luminosa: Anna Riva. Leggi tutto

World Press Photo of the Year 2025: Mahmoud Ajjour, 9 anni, ferito a Gaza

Ci sono due notizie recenti che hanno particolarmente attirato la mia attenzione.

La prima notizia è la morte di Fatima Hassouneh, palestinese, 24 anni, artista, fotogiornalista e attivista per i diritti femminili.

Fatima è morta a Gaza, assieme a tutta la sua famiglia, in un bombardamento dell’esercito israeliano. Collaborava con l’associazione Terre des Hommes, per testimoniare la situazione a Gaza e anche per il progetto She Leads a favore delle donne. Era protagonista di “Put Your Soul on Your Hand and Walk”, documentario della regista Sepideh Farsi che verrà presentato al prossimo Cannes Film Festival in Acid, sezione “parallela” in cui i film sono selezionati da registi della Association for the Diffusion of Independent Cinema. Alla presentazione avrebbe dovuto partecipare anche Fatima.

Dal 7 ottobre 2023, il numero di giornalisti, fotoreporter e operatori della comunicazione uccisi a Gaza è altissimo. Secondo CPJ – Committee to Protect Journalists, sono stati 176 i giornalisti e gli operatori dei media uccisi, 168 palestinesi, due israeliani e sei libanesi. Si aggiungono 93 giornalisti feriti, 2 dichiarati dispersi e 84 arrestati. I giornalisti uccisi hanno pagato con la loro vita (e spesso anche con quella dei loro cari, come nel caso di Fatima) un preciso impegno. Quello di testimoniare i fatti dall’interno e impedire una narrazione unilaterale.

Ed è anche per questo motivo che la seconda notizia assume ancora più rilevanza. Leggi tutto

Oriana Fallaci: un pilastro del giornalismo italiano

Miss Fallaci: il coraggio di una voce fuori dal coro

Ci sono storie che non si raccontano con la voce flebile della nostalgia. Ci sono figure che non si possono ridurre a un ritratto sbiadito dalla retorica. Oriana Fallaci (1929 – 2006) è una di quelle figure. Una donna che non accettava compromessi, che viveva con l’urgenza di raccontare il mondo com’era, senza veli, senza indulgenze. “Miss Fallaci”, la serie con Miriam Leone, riporta alla luce gli anni in cui Oriana non era ancora la leggendaria giornalista d’assalto, ma una giovane cronista che lottava per farsi strada in un mondo dominato dagli uomini. E lo faceva con la forza della sua penna, con la rabbia della sua intelligenza, con il coraggio di chi non si piega.

Un sogno, un’ossessione: l’America

L’America era il mito, la promessa, la terra da conquistare. Per una giovane Fallaci, il giornalismo non era una professione, era una battaglia. In Italia, la relegavano alle pagine leggere, ai pezzi di colore, alla cronaca rosa. Ma Oriana voleva raccontare la storia, quella vera, quella fatta di guerre e di potere, di uomini che decidevano i destini del mondo. Leggi tutto

Tanti auguri a me, sperando di riuscire a sentirmi (finalmente) abbastanza

È da una vita che mi sento inadeguata. Non all’altezza.
Anzi, l’espressione giusta è non abbastanza.

Ed è brutto, perché non sentirsi mai abbastanza ti congela in un limbo in cui non arriva il giorno in cui sei giusta. Non è mai il tuo momento.

Qualcuno resterà forse sorpreso leggendo queste cose di me. Ma come possiamo sembrare non sempre coincide con come ci sentiamo veramente.

Non sono felice di notare che qualcosa di molto simile a questa mia percezione ha un nome preciso. Si chiama sindrome dell’impostore.

Il termine è stato coniato nel 1978 da due psicologhe, Pauline Clance e Suzanne Imes. Descrive una condizione caratterizzata dall’incapacità di interiorizzare i propri successi e dal terrore persistente di essere smascherati.

Una delle caratteristiche è proprio che, a dispetto delle dimostrazioni esteriori delle proprie competenze, chi sperimenta questa condizione è convinto di non meritare il successo ottenuto. Ecco perché “impostore”.
Il successo viene così puntualmente ricondotto a fattori esterni quali la fortuna o il tempismo. Oppure viene ritenuto frutto di sopravvalutazione da parte degli altri. Leggi tutto

Eleganza in uniforme, moda e storia militare in mostra a Pinerolo

Ricevo e volentieri condivido – Il Museo Storico dell’Arma di Cavalleria di Pinerolo, in provincia di Torino, ospita Eleganza in uniforme: un racconto di moda e storia militare. La mostra, aperta fino al 14 novembre 2024 con ingresso gratuito, offre l’opportunità di esplorare la connessione tra moda femminile e uniformi militari dal 1849 al 1943, attraverso la storia della Scuola di Cavalleria.

I capi presentati sono una quarantina. Si aggiungono inoltre accessori tra cui corsetti e cappelli.

La mostra è curata da Laura Tessaris, storica del costume, con la volontà di esplorare non solo le trasformazioni stilistiche, ma anche le storie umane che si celano dietro le vesti. L’idea è quella di un viaggio nella storia del costume, dalle frivolezze degli abiti da ballo della seconda metà dell’Ottocento fino al rigore dei completi femminili ispirati alle uniformi negli Anni Quaranta.

La chicca? Un abito della contessa Sofia Cacherano di Bricherasio (1867-1950), pittrice e filantropa. Se la famiglia Cacherano di Bricherasio era solita vestire in maniera elegante, quello esposto è un abito da cavallerizza, invernale, pensato per andare in carrozza o a cavallo. Datato 1890, è in lana, con un corpetto beige con finiture di lana tartan marrone e una gonna drappeggiata da un lato, asimmetrica. È un capo, dunque, funzionale per gli spostamenti e non particolarmente elegante. Leggi tutto

PAFU, il progetto di raccolta fondi nato per dare nuova vita ai capi inutilizzati (e non solo)

Ricevo e volentieri condividoOtro Amor e Uniqlo presentano PAFU, progetto di raccolta fondi nato anche per dare nuova vita ai capi inutilizzati.

In cosa consiste il progetto esattamente? Raccolta fondi per cosa? E perché sono felice di condividere la notizia?

PAFU è un progetto ideato da Otro Amor, marchio di abbigliamento Made in Italy da donna. Il marchio è nato a Roma nel 2017 dalla visione delle giovani imprenditrici Giorgia Pizzella e Alessia Panza. Tutte le loro collezioni partono da un ideale ben preciso: esaltare ogni tipologia di corpo, poiché per Otro Amor la bellezza è un concetto che non deve essere chiuso all’interno di schemi.

Attraverso il riutilizzo di capi difettati donati dal marchio di abbigliamento Uniqlo – che supporta e promuove il progetto – e grazie all’impiego di tessuti di scarto del proprio laboratorio, Otro Amor ha creato PAFU, una serie limitata di peluche che possono essere acquistati sui canali di vendita del brand. Leggi tutto

Benedetta Bruzziches archival selection x Fondazione Pangea

Ricevo e volentieri condivido – Il brand Benedetta Bruzziches ha deciso di mettere in vendita una selezione di pezzi di archivio a favore di Fondazione Pangea ETS.

L’iniziativa è stata ispirata da un incontro, come spesso è accaduto nella storia della designer.

«Negli scorsi mesi – racconta Benedetta – ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con un gruppo di meravigliose ragazze afghane. A dispetto delle difficoltà e del divieto di accesso all’istruzione per le donne, hanno deciso, in maniera autogestita, di continuare a studiare, a essere curiose. E continuano a cercare con coraggio uno spiraglio di luce che illumini le loro vite».

Questa toccante esperienza personale ha spinto Benedetta a impegnarsi per restituire qualcosa, come donna e anche come brand.

Non è la prima volta che Benedetta ragiona in questi termini. Ricordo bene quando, in aprile 2020, decise che, fino al termine della quarantena, il 100% del ricavato dalle vendite realizzate attraverso l’e-commerce del brand sarebbe stato devoluto al potenziamento della terapia intensiva dell’Ospedale Belcolle di Viterbo Leggi tutto

Omaggio a Iris Apfel, icona senza età e senza tempo

Dovete sapere che c’è stato un periodo, anni fa, in cui il mio abbigliamento è stato molto estroso e colorato. Naturalmente, anche i bijou che indossavo erano particolari, grandi e decisamente evidenti. Vistosi. Talvolta anche un pochino esagerati, dai, lo ammetto.

Il nostro stile è (o dovrebbe essere) costantemente in evoluzione insieme a noi e al nostro cammino e così quel momento di esagerazione è passato. Oggi ho incanalato il mio estro in modi forse meno evidenti, più interiorizzati. Resta, naturalmente, la mia passione per la particolarità.

In quel mio periodo esagerato, diverse persone mi paragonavano a Iris Apfel. Per me quel paragone era un onore sebbene, ahimè, nessuno potrebbe essere come Iris Apfel poiché la sua personalità è assolutamente unica e irripetibile. E uso il presente intenzionalmente, nonostante la nota imprenditrice e interior designer statunitense sia purtroppo scomparsa il 1° marzo 2024 a 102 anni.

Il suo senso dello stile, la sua idea stessa di stile, la sua capacità di creare outfit in cui ogni elemento aveva un preciso senso… tutto ciò era ed è assolutamente unico. La sua visione era forse esagerata, perfino estrema, ma lontana anni luce dall’essere una semplice accozzaglia di cose. Leggi tutto

Endelea SS 2024 on demand, il perfetto connubio tra moda e sostenibilità

Quando un progetto è autentico e sincero, quando mantiene nel tempo le sue premesse e promesse; quando avviene tutto ciò, sono felice di tornare a parlarne.

Nel 2022 ho pubblicato un articolo intitolato “Endelea, bellezza e concretezza di un brand davvero etico e sostenibile”.

In quell’articolo raccontavo di Endelea e della sua moda veramente etica e sostenibile partendo dai pensieri, dai valori e dal coraggio della fondatrice Francesca De Gottardo.

Perché sottolineo così fortemente i concetti di moda etica e sostenibile? Beh, perché oggi queste parole sono diventate quasi un trend e non tutto ciò che viene spacciato come etico e sostenibile lo è veramente.

Come avevo raccontato, Endelea è un progetto di natura economica, certo, ma prima di tutto è un progetto sociale e culturale. Non priva un popolo (i Masaai della Tanzania) dei propri elementi identitari. Non depaupera, non spoglia, non si appropria. Rispetta, crea dialogo e crea vantaggio economico alla fonte. Per tutti questi motivi affermo che Endelea è un brand etico. Veramente.

Ma attenzione… Leggi tutto

Oltre la bambola – Storia di una rivoluzione: buon 65° compleanno, Barbie!

Quando sento certe polemiche attorno a Barbie, non so se ridere o piangere.

Anni fa ho raccontato come, da bambina, io abbia giocato moltissimo e con tutto ciò che capitava a tiro.

In cortile, c’erano la bicicletta, la corda per saltare, l’hula hoop, la palla. Giocavo a nascondino, a mosca cieca, a campana, a ruba bandiera, all’elastico. In spiaggia, mia sorella e io facevamo tunnel, fossati, piste per le biglie, castelli e perfino torte di sabbia. A casa, giocavo con le macchinine, le bambole e Barbie, i pentolini, le costruzioni, le carte, le figurine e i giochi in scatola, dall’Allegro Chirurgo fino al Monopoli. Ricordo che mi piaceva tanto giocare a dama.

Inventavo giochi fabbricando cose da sola: per esempio, adoravo i barattoli vuoti che chiedevo a mia mamma e perfino… i rotoli di carta igienica che diventavano dei porta penne. Ho consumato milioni di fogli, matite, pastelli e pennarelli con i quali mi impiastricciavo all’inverosimile.

Non ho mai dato un genere ai giochi, non mi sono mai chiesta se fossero da femmina o da maschio.

Ai genitori, dunque, mi piacerebbe dire una cosa: non fatevi influenzare da nessuno, decidete solo e soltanto con la vostra testa. Volete regalare una Barbie alla vostra bambina? Fatelo. Volete regalarle le macchinine? Fatelo. Volete regalare una bambola o un peluche a un bambino? Fatelo.

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Francesca Liberatore FW 2024-25, viaggio tra opera d’arte totale e punk

Era il lontano settembre 2011 quando mi venne data la possibilità di assistere per la prima volta a una sfilata di Francesca Liberatore.

All’epoca, ovvero quasi 13 anni fa, Francesca era davvero giovanissima. Eppure, dopo la laurea in una delle università di moda più prestigiose, la Central Saint Martins di Londra, aveva già avuto diverse esperienze negli uffici stile di alcune maison altrettanto prestigiose. Cito Viktor & Rolf ad Amsterdam e Jean Paul Gaultier a Parigi. E aveva anche già vinto il concorso Next Generation (promosso dalla Camera Nazionale della Moda Italiana) grazie alla sua prima collezione individuale.

Quel giorno di settembre 2011, Francesca mi colpì e mi conquistò immediatamente con la sua visione della moda. Lo stesso accadde quando ebbi l’opportunità di vedere nuovamente dal vivo un’altra sua collezione, in febbraio 2014.

Da allora, purtroppo, ammetto di averla persa di vista. Un po’ perché, grazie al concorso mondiale DHL Exported vinto in settembre 2014, Francesca ha sfilato per sette stagioni a New York. E un po’ perché, da quando è tornata sulle passerelle milanesi, altri impegni lavorativi non mi hanno consentito di poter essere presente alle sue sfilate. Leggi tutto

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