Nel centenario di Fendi, esce il libro che racconta la fondatrice Adele Fendi

Ricorrono nel 2025 i cento anni della Maison FendiAdele Fendi, la fondatrice, è il personaggio al centro di un nuovo libro. Edito da Salani, il volume è uscito il 28 ottobre: racconta una delle storie più significative della moda italiana, un’avventura creativa e imprenditoriale al femminile. Si intitola Adele F. ed è firmato dalla nipote Maria Teresa Venturini Fendi.

Adele Fendi (1897-1978) è stata una donna intraprendente e visionaria, tenace e lungimirante, fuori dagli schemi dell’epoca. Ha lasciato un’impronta formidabile e, nel ruolo di madre, ha impartito un’educazione e una disciplina di acciaio alle sue cinque figlie: Paola (1931), Anna (1933), Franca (1935-2022), Carla (1937-2017) e Alda (1940). È riuscita a coinvolgerle nella costruzione di un progetto comune, portando il nome Fendi a raggiungere le vette dell’alta moda internazionale. E ha dato vita a una luminosa stagione del Made in Italy, costruendo un’azienda che continua a occupare un ruolo di grande rilevanza. Leggi tutto

Leonora Carrington, contemporanea a più di un secolo dalla sua nascita

Siamo all’inizio di una stagione particolarmente ricca dal punto di vista espositivo. Si inaugurano mostre interessanti, in tutta Italia. E mi riferisco al contenuto artistico e culturale e anche al dialogo che tali eventi riescono a instaurare con la contemporaneità. È il caso di Leonora Carrington, la grande retrospettiva recentemente inaugurata a Milano.

Fino all’11 gennaio 2026, le sale di Palazzo Reale ospitano un’importante mostra – la prima in Italia – con oltre 60 opere di Leonora Carrington (1917 – 2011). Il progetto testimonia la straordinaria vita professionale e il percorso biografico di un’artista cosmopolita. Nata nel Lancashire, Carrington visse a Firenze, Parigi, nel sud della Francia, in Spagna, a New York, in Messico. Lì si stabilì definitivamente e lì è stata a lungo celebrata come una delle artiste più importanti, accanto a Frida Kahlo e Remedios Varo.

La mostra rientra nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 e offre uno sguardo profondo sulla produzione artistica e sull’identità intellettuale di Carrington attraverso un articolato percorso tra dipinti, disegni, fotografie e materiali d’archivio. Viene esplorato l’intero arco della sua vita creativa, dalle origini in Europa fino al radicamento in Messico, sua seconda patria. L’intento – a mio avviso raggiunto – è restituirle lo spazio che merita all’interno della storia dell’arte moderna e contemporanea. Quello di figura centrale del Surrealismo e delle avanguardie artistiche internazionali. Leggi tutto

Domenica 19 ottobre 2025 torna PittaRosso Pink Parade a sostegno di Fondazione Veronesi

«Il tumore al seno rappresenta ancora oggi la neoplasia più diagnosticata nella popolazione femminile italiana, con oltre 55.000 nuovi casi ogni anno. L’arma più efficace per contrastarlo resta la diagnosi precoce che permette trattamenti meno invasivi e tassi di sopravvivenza superiori al 90% a cinque anni dalla diagnosi».

Sono parole della dottoressa Daniela Bossi, senologa consulente del CDI – Centro Diagnostico Italiano. I numeri sono quelli del rapporto AIOM – I numeri del cancro in Italia 2024.

Occorre dunque creare una cultura della prevenzione e abbattere quelle barriere che ancora oggi allontanano molte donne dai controlli regolari. Ed è proprio per questo motivo e in quest’ottica che sono felice di contribuire a dare la notizia della dodicesima edizione della PittaRosso Pink Parade, la camminata non competitiva organizzata da PittaRosso e Fondazione Umberto Veronesi ETS. Leggi tutto

Costumi da bagno: è possibile parlare di sostenibilità?

Insegno editoria e storia della moda dal 2015. In dieci anni di esperienza, ho constatato che il percorso storico dei costumi da bagno – e in particolare la nascita del bikini – è un argomento che affascina tutti gli studenti.

Conoscete la storia?

Parigi, anno 1946: Louis Réard è un ex ingegnere automobilistico che ha rilevato l’attività di sua madre nel campo della lingerie. Ispirandosi alle spiagge dove vede donne che tentano di arrotolare i bordi dei costumi da bagno per aumentare la superficie di pelle esposta al sole, il designer ha un’intuizione geniale: lanciare un costume di dimensione ridotte rispetto ai modelli molto coprenti ancora in voga in quegli anni.

Il modello a cui pensa Réard prevede uno slip piccolo e sgambato più un reggiseno fatto da due triangoli. Il tutto è proposto in un tessuto con una stampa altrettanto particolare: sembra la pagina di un quotidiano. Il costume ha dimensioni così ridotte per l’epoca che Réard ha difficoltà a trovare una modella disposta a indossarlo. È Micheline Bernardini, danzatrice del Casino de Paris, l’unica a prestarsi per una presentazione alla piscina Molitor. Leggi tutto

Anna Pepe presenta il suo primo diario e vi dico perché ne parla una della Gen X

Sono pronta a fare una scommessa. Se scrivo la parola Smemoranda catturo subito l’attenzione di due generazioni. Sicuramente la mia, ovvero la Generazione X, e anche l’attenzione della successiva, la Generazione Y o Millennials. Come si usa dire oggi, sblocco un ricordo a molte persone.

Breve spiegazione per chi non è Gen X o Gen Y. La Smemoranda, Smemo per gli amici, è nata nel lontano 1978 rivoluzionando il concetto di agenda: tra le proprie pagine, prevede articoli di riflessione e opinione, poesie, canzoni, quiz, disegni, vignette. Si colloca a metà, insomma, tra un diario e un libro. Non solo: la linea editoriale è spesso in controtendenza rispetto ai punti di vista conservatori.

Chi l’ha usata e amata, sa molto bene una cosa: la Smemo si è sempre riempita di vita, ovvero dei propri pensieri e di quelli degli amici a cui si permetteva di sfogliarla. Ricordo bene la frase «mi passi la tua Smemo?» che equivaleva a chiedere il permesso di entrare in casa altrui. Tendo a usare l’imperfetto perché, nonostante esista ancora, non so quanto sia oggi in auge tra gli adolescenti. Leggi tutto

World Press Photo of the Year 2025: Mahmoud Ajjour, 9 anni, ferito a Gaza

Ci sono due notizie recenti che hanno particolarmente attirato la mia attenzione.

La prima notizia è la morte di Fatima Hassouneh, palestinese, 24 anni, artista, fotogiornalista e attivista per i diritti femminili.

Fatima è morta a Gaza, assieme a tutta la sua famiglia, in un bombardamento dell’esercito israeliano. Collaborava con l’associazione Terre des Hommes, per testimoniare la situazione a Gaza e anche per il progetto She Leads a favore delle donne. Era protagonista di “Put Your Soul on Your Hand and Walk”, documentario della regista Sepideh Farsi che verrà presentato al prossimo Cannes Film Festival in Acid, sezione “parallela” in cui i film sono selezionati da registi della Association for the Diffusion of Independent Cinema. Alla presentazione avrebbe dovuto partecipare anche Fatima.

Dal 7 ottobre 2023, il numero di giornalisti, fotoreporter e operatori della comunicazione uccisi a Gaza è altissimo. Secondo CPJ – Committee to Protect Journalists, sono stati 176 i giornalisti e gli operatori dei media uccisi, 168 palestinesi, due israeliani e sei libanesi. Si aggiungono 93 giornalisti feriti, 2 dichiarati dispersi e 84 arrestati. I giornalisti uccisi hanno pagato con la loro vita (e spesso anche con quella dei loro cari, come nel caso di Fatima) un preciso impegno. Quello di testimoniare i fatti dall’interno e impedire una narrazione unilaterale.

Ed è anche per questo motivo che la seconda notizia assume ancora più rilevanza. Leggi tutto

Oriana Fallaci: un pilastro del giornalismo italiano

Miss Fallaci: il coraggio di una voce fuori dal coro

Ci sono storie che non si raccontano con la voce flebile della nostalgia. Ci sono figure che non si possono ridurre a un ritratto sbiadito dalla retorica. Oriana Fallaci (1929 – 2006) è una di quelle figure. Una donna che non accettava compromessi, che viveva con l’urgenza di raccontare il mondo com’era, senza veli, senza indulgenze. “Miss Fallaci”, la serie con Miriam Leone, riporta alla luce gli anni in cui Oriana non era ancora la leggendaria giornalista d’assalto, ma una giovane cronista che lottava per farsi strada in un mondo dominato dagli uomini. E lo faceva con la forza della sua penna, con la rabbia della sua intelligenza, con il coraggio di chi non si piega.

Un sogno, un’ossessione: l’America

L’America era il mito, la promessa, la terra da conquistare. Per una giovane Fallaci, il giornalismo non era una professione, era una battaglia. In Italia, la relegavano alle pagine leggere, ai pezzi di colore, alla cronaca rosa. Ma Oriana voleva raccontare la storia, quella vera, quella fatta di guerre e di potere, di uomini che decidevano i destini del mondo. Leggi tutto

Benedetta Bruzziches archival selection x Fondazione Pangea

Ricevo e volentieri condivido – Il brand Benedetta Bruzziches ha deciso di mettere in vendita una selezione di pezzi di archivio a favore di Fondazione Pangea ETS.

L’iniziativa è stata ispirata da un incontro, come spesso è accaduto nella storia della designer.

«Negli scorsi mesi – racconta Benedetta – ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con un gruppo di meravigliose ragazze afghane. A dispetto delle difficoltà e del divieto di accesso all’istruzione per le donne, hanno deciso, in maniera autogestita, di continuare a studiare, a essere curiose. E continuano a cercare con coraggio uno spiraglio di luce che illumini le loro vite».

Questa toccante esperienza personale ha spinto Benedetta a impegnarsi per restituire qualcosa, come donna e anche come brand.

Non è la prima volta che Benedetta ragiona in questi termini. Ricordo bene quando, in aprile 2020, decise che, fino al termine della quarantena, il 100% del ricavato dalle vendite realizzate attraverso l’e-commerce del brand sarebbe stato devoluto al potenziamento della terapia intensiva dell’Ospedale Belcolle di Viterbo Leggi tutto

Oltre la bambola – Storia di una rivoluzione: buon 65° compleanno, Barbie!

Quando sento certe polemiche attorno a Barbie, non so se ridere o piangere.

Anni fa ho raccontato come, da bambina, io abbia giocato moltissimo e con tutto ciò che capitava a tiro.

In cortile, c’erano la bicicletta, la corda per saltare, l’hula hoop, la palla. Giocavo a nascondino, a mosca cieca, a campana, a ruba bandiera, all’elastico. In spiaggia, mia sorella e io facevamo tunnel, fossati, piste per le biglie, castelli e perfino torte di sabbia. A casa, giocavo con le macchinine, le bambole e Barbie, i pentolini, le costruzioni, le carte, le figurine e i giochi in scatola, dall’Allegro Chirurgo fino al Monopoli. Ricordo che mi piaceva tanto giocare a dama.

Inventavo giochi fabbricando cose da sola: per esempio, adoravo i barattoli vuoti che chiedevo a mia mamma e perfino… i rotoli di carta igienica che diventavano dei porta penne. Ho consumato milioni di fogli, matite, pastelli e pennarelli con i quali mi impiastricciavo all’inverosimile.

Non ho mai dato un genere ai giochi, non mi sono mai chiesta se fossero da femmina o da maschio.

Ai genitori, dunque, mi piacerebbe dire una cosa: non fatevi influenzare da nessuno, decidete solo e soltanto con la vostra testa. Volete regalare una Barbie alla vostra bambina? Fatelo. Volete regalarle le macchinine? Fatelo. Volete regalare una bambola o un peluche a un bambino? Fatelo.

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Maternità o meno, la vita riesce sempre a essere sorprendente

Ogni anno, puntualmente, faccio i miei auguri sinceri alle mamme per la loro festa, partendo da mia mamma e da mia sorella (madre di mia nipote) fino ad arrivare a tutte le amiche che vivono la maternità come esperienza appena iniziata oppure ormai consolidata.

Quest’anno vorrei aggiungere anche una riflessione su me stessa e premetto subito un paio di cose.

Non voglio in alcun modo rubare la scena alle mamme, tant’è che pubblico appositamente questa riflessione il giorno dopo la Festa della Mamma; non voglio neanche (e nemmeno lontanamente) paragonarmi alle madri per le quali nutro il massimo rispetto.

La mia è semplicemente una riflessione su me stessa, come dicevo, e su quanto io sia fortunata nonostante abbia deliberatamente rinunciato al prezioso dono di essere mamma.

Già, proprio così, sono una donna senza figli e lo sono per mia scelta in quanto, semplicemente, non li ho mai desiderati.

A oggi non mi sono pentita, nemmeno per un istante, della scelta di rinuncia alla maternità, nonostante le funeste profezie di tante persone – vedere la vignetta spiritosa qui sotto, un collage di frasi carine che mi sono sentita dire negli anni (senza voler fare del vittimismo, anzi, ci sorrido sopra). Leggi tutto

Oxfam Italia sostiene la moda inclusiva – e circolare – di I was a Sari

Ricevo e volentieri condivido – Tengo molto ai concetti di economia circolare e moda sostenibile, non solo in un’ottica ambientale, naturalmente importantissima, ma anche dal punto di vista sociale, altrettanto importante: per questo do volentieri spazio all’iniziativa di Oxfam Italia che prosegue il suo impegno con I was a Sari.

I was a sari è un’impresa sociale indiana che offre accessori e capi contemporanei realizzati donando nuova vita – come racconta il nome stesso – a sari di seconda mano: il capo di abbigliamento tradizionale femminile considerato fonte di orgoglio culturale passa attraverso una rigenerazione che consente la creazione di un nuovo capo unico.

Proprio il progetto I was a Sari sarà illustrato in uno dei tavoli di Creiamo un futuro di uguaglianza, la seconda edizione di Oxfam Festival in Italia, in programma dal 12 al 13 maggio a Firenze.

Qui sotto trovate tutti i dettagli incluso il link al sito e-commerce attraverso il quale si possono fare scelte doppiamente positive, perché aiutano le comunità più vulnerabili a combattere povertà e disuguaglianze economiche e di genere e perché ci permettono di fare nostri oggetti belli e anche veramente sostenibili.

Manu Leggi tutto

Osoppo Theatre Valentina Cortese, il primo al mondo dedicato all’attrice

Venerdì 14 ottobre ho partecipato alla conferenza stampa con la quale è stata annunciata la nascita di Osoppo Theatre Valentina Cortese, il primo teatro al mondo a portare il nome della grande attrice italiana scomparsa nel 2019 a 96 anni.

Il Teatro si trova a Milano nell’omonima via Osoppo al civico 2, all’angolo con piazzale Brescia: immaginate un palcoscenico di 70 mq con una platea di 299 posti, tende e poltrone in velluto blu, un atrio dove sostare, un guardaroba e un piccolo bar adiacenti al Centro Culturale. Non mancano ingresso e posti per persone con disabilità – com’è giusto che sia.

È questo lo scenario di Osoppo Theatre Valentina Cortese, destinato a ospitare un ricco calendario di spettacoli, serate teatrali e cinematografiche, mostre, eventi, dibattiti così come piace ad Antonio Zanoletti, il direttore artistico.

Insieme a Elisabetta Invernici, giornalista e storica del costume, Zanoletti condivide da dieci anni il progetto dedicato alla diva non solo nostra, ovvero italiana, ma internazionale (qui avevo già parlato di un’altra loro iniziativa).

«Sfida di Osoppo Theatre Valentina Cortese – spiega Zanoletti –  è la creazione di un “ponte fra culture”: per questo anche la volontà di chiamarsi THEATRE e non TEATRO, non certo per bizzarria esterofila.» Leggi tutto

Endelea, bellezza e concretezza di un brand davvero etico e sostenibile

Durante la MFW, ho avuto modo di incontrare Francesca De Gottardo, fondatrice di Endelea:
vi racconto perché questo è un brand davvero etico e sostenibile.

Si è da poco conclusa l’edizione di Milano Moda Donna con cui stilisti e marchi hanno presentato le loro proposte per la prossima primavera / estate 2023.

Devo fare una confessione: a parte i marchi emergenti, non ho visto gran cose che mi abbiano fatto venire voglia di investire tempo per raccontarle oppure cose che mi abbiano fatto nascere il desiderio di possederle.

È vero, sono stata contenta di aver potuto osservare che (finalmente) è tornata l’atmosfera frizzante che caratterizzava la fashion week prima della pandemia (e la mia città ne aveva bisogno), ma sono altrettanto scontenta di dover prendere nota del rovescio della medaglia, ovvero di un’occasione perduta: dopo un intero mese di sfilate (il discorso non vale quindi solo per Milano) si è vista sicuramente tanta ricchezza, a volte al limite dell’ostentazione, ma pochissima creatività intesa come reale innovazione e cambiamento.

Insomma, dopo le sperimentazioni (se vogliamo imperfette e in alcuni casi anche abbastanza azzardate) delle stagioni di pandemia, la moda si sta nuovamente richiudendo in sé stessa, tra clienti super facoltosi e occhio costantemente (se non unicamente) puntato al fatturato. Leggi tutto

Ci vediamo in Bottega con sette grandi donne milanesi

Ricevo e volentieri condivido – Con grande entusiasmo contribuisco a dare voce a Ci vediamo in Bottega!, il nuovo programma autunnale di Galleria&Friends con le Botteghe Storiche del centro di Milano, in collaborazione con il Municipio 1.

Galleria&Friends Milano è il progetto che, da ottobre 2019, si è posto lo scopo di creare una rete tra alcune decine di Botteghe Antiche della città attraverso una serie di eventi culturali (qui ho parlato di alcune loro iniziative).

Prende ora avvio il nuovo programma che consiste in una serie di incontri spettacolari e appuntamenti ‘impossibili’ (ancora una volta a cura di Elisabetta Invernici e Alberto Oliva, i due fondatori del progetto) con sette grandi donne milanesi del Novecento: Antonia Pozzi, Krizia, Alfonsina Morini Strada, Valentina Cortese, Carla Fracci, Brunetta Mateldi e Maria Callas.

Sette donne per sette appuntamenti, dal 5 ottobre al 6 novembre 2022, aperti al pubblico a ingresso gratuito.

Sono preziose occasioni di incontro e conoscenza e lascio dunque volentieri la parola a Elisabetta e Alberto per tutti i dettagli di Ci vediamo in Bottega!

Manu

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I miei auguri a tutte le mamme con un paio di riflessioni

Oggi è la festa di tutte le mamme e io vorrei fare un paio di riflessioni.

Ho una mamma fantastica e so che ogni figlio (o quasi) vede la propria esattamente così, fantastica. Diciamo che alla mia devo la vita due volte, la prima per avermi partorita e la seconda per avermi salvata dopo un incidente gravissimo quand’ero piccolissima (e per il quale ho rischiato di morire…).

Ho una sorella che è mamma e anche lavoratrice e – come tutte le donne madri e lavoratrici che conosco – ci mette l’anima per tenere tutto in equilibrio, lavoro, famiglia e anche tempo e spazio per sé.

Io non sono mamma per mia scelta. Dico spesso, scherzando ma non troppo, che quando è stato distribuito l’istinto materno ho sbagliato fila. Eppure confesso di avere un’immensa ammirazione per le donne che sono madri, perché penso che crescere un figlio sia il ‘mestiere’ più difficile e di maggior responsabilità che esista e spesso, appunto, non è condotto in esclusiva ma in aggiunta ad altri ruoli e compiti.

In nome dell’ammirazione e del rispetto che nutro per le mamme, giungo dunque al cuore della mia riflessione scaturita da due fatti diametralmente opposti accaduti negli ultimi giorni.

Da una parte c’è la vicenda di un’imprenditrice che si chiama Monica Bortolami e che ha assunto a tempo indeterminato una collaboratrice che, timorosa, le aveva confessato di essere in dolce attesa. Dall’altra parte c’è invece la vicenda di Elisabetta Franchi, nome noto del settore moda, che in un’intervista si è lasciata andare a dichiarazioni che lasciano basiti quanto ad arretratezza, parlando di donne giovani che non possono avere ruoli importanti che poi lascerebbero scoperti per andare in maternità e della sua conseguente scelta di assumere donne che siano ‘anta’ e che quindi abbiano già passato matrimonio, gravidanza e magari separazione…

Non voglio commentare le parole della Franchi (offensive per ogni donna, madre o meno, giovane o ‘anta’) e che, ora, dice di essere stata fraintesa e strumentalizzata (boh, io ho ascoltato l’intervista e mi pare che abbia detto proprio ciò di cui viene accusata, nonostante i tentativi della giornalista Fabiana Giacomotti di arginarla e di frenarla su più punti).

Desidero invece fare gli auguri a tutte le mamme rilevando – ancora una volta, ahimè – quanta strada debba ancora essere fatta affinché ognuna di noi sia davvero libera di decidere di essere madre o di non esserlo, senza discriminazioni né giudizi (o pregiudizi).

Manu

 

*** Ho pubblicato questi stessi pensieri in un post in Instagram (lì con interessanti scambi di commenti).
Ho il desiderio che restino anche qui, visto che reputo i social network utili
ma, allo stesso tempo, anche fin troppo veloci nel ‘seppellire’ pensieri & parole… ***

 

«Si diventa madri in molti modi.
Per amore o per caso, di parto naturale o di parto per adottare, per convinzione, per convenzione. […]
Il punto è che conosco donne che sono madri, madri e basta. Pure senza figli.[…]
Perché si può essere madri persino con la propria madre, o il padre, quando ha bisogno di sostegno.
Si può essere madri quando si va in giro per il mondo a educare a forme altre di maternità, quando con le proprie parole si allatta un mare di figli orfani di affetti, di radici, di vita e di terra sotto i piedi.
Si può diventare madri di figli disabili ed essere madri di mille battaglie. Morire a ogni alba per un peso troppo grande, rinascere a ogni tramonto per le piccole cose leggere che non hanno peso ma hanno valore.
Conosco madri che hanno perso i loro figli […] eppure li ritrovano in ogni angolo della loro vita.[…]
Conosco madri che sono, nelle case, nelle corsie d’ospedale, nelle scuole, nelle librerie, nei conventi, nelle associazioni di volontariato.
Madri che sono, pure senza figli.

Perché figlio è il mondo di cui si prendono cura.»
Di Alessandra Erriquez

P.S. del 10 maggio: mi fa piacere condividere il link di un articolo lucido e intelligente pubblicato da Fashion Magazine circa il caso Elisabetta Franchi…

P.S. del 16 maggio: a quanto sopra, si aggiunge ora il fatto che l’azienda di Elisabetta Franchi è stata condannata per comportamento anti-sindacale per aver minacciato sanzioni nei confronti delle lavoratrici che scioperano contro l’obbligo degli straordinari (qui maggiori dettagli)… Anche in questo caso lei dirà di essere stata fraintesa e strumentalizzata?

P.S. del 6 giugno 2025 – 3 anni dopo: non mi piace la superficialità e mi piace invece seguire fino in fondo le vicende di cui mi occupo. Do pertanto notizia degli sviluppi legali della questione Elisabetta Franchi che è stata condannata dal Tribunale del Lavoro di Busto Arsizio proprio per le frasi pronunciate quel giorno. Questo anche per rispondere a chi, all’epoca, disse che la polemica era stata montata ad arte per colpire la Franchi la quale era stata fraintesa. No, non fu fraintesa e a dirlo è oggi una sentenza che parla di «politiche discriminatorie».

P.S. del 7 giugno 2025: Elisabetta Franchi prepara il ricorso dopo la condanna, rimanendo convinta del fatto che le sue parole siano state «estrapolate dal contesto» (e io ne do conto e notizia sempre per dovere di cronaca e per onestà intellettuale).

 

 

Il mito di Wonder Woman è in mostra a Milano

Tra la fine degli Anni Settanta e i primissimi Anni Ottanta andò in onda anche in Italia Wonder Woman.

Io ero davvero piccola piccola e della serie TV mi colpiva pertanto ciò che poteva essere colto da una bambina, ovvero gli aspetti più immediati e superficiali: la bellezza, la simpatia e la bravura di Lynda Carter alias Diana Prince / Wonder Woman, i colori vivaci delle immagini, la sigla, gli effetti speciali, i superpoteri dell’eroina che a me appariva un po’ come una Barbie mora in carne e ossa.

Di sicuro all’epoca sapevo poco – anzi niente – di women empowerment, di quanto fosse successo negli Anni Sessanta e Settanta sul fronte di lotte femministe e conquiste verso l’emancipazione né di ciò che si preannunciava per gli Anni Ottanta tra power suits (ovvero il tailleur pantalone per le nuove donne in carriera, spalline, anzi, spallone incluse) e il culto del corpo e della forma fisica a partire dall’aerobica praticata con look coloratissimi.

In seguito scoprii i fumetti della DC Comics inclusi quelli dai quali la serie TV aveva tratto ispirazione: non ero più piccola e iniziai a comprendere quanti piani interpretativi e quante sfumature ci fossero dietro l’eroina che aveva affascinato la bambina, iniziai a cogliere gli argomenti che oggi mi appassionano profondamente, che mi infiammano e che sono continua materia di studio nella quale coinvolgo anche i ragazzi delle mie classi. Leggi tutto

LOOVERTITS l’omaggio a Sant’Agata nel mese della prevenzione

Ricevo e volentieri condivido – Lo scorso venerdì 17 settembre, in una splendida serata d’estate, ho avuto modo di visitare LOOVERTITS Omaggio a Sant’Agata, una mostra collettiva d’arte moderna ispirata al martirio di una delle figure tra le più venerate dell’antichità cristiana

La mostra è davvero molto interessante e sono pertanto felice di annunciare che, per offrire un contributo alla sensibilizzazione e alla prevenzione dei tumori al seno durante il mese dedicato a questo scopo, l’esposizione è stata prolungata fino a domenica 31 ottobre.

La mostra, ospitata all’interno dello spazio RIDE Milano in via Valenza 2, presenta le opere di oltre 40 artisti che hanno offerto il loro contributo alla causa con una personale reinterpretazione dell’iconografia classica dedicata a Sant’Agata, la giovane che nel 251 d.C. subì atroci torture tra cui l’amputazione dei seni e che quindi viene considerata protettrice delle donne affette da patologie al seno. Leggi tutto

Le donne per le donne, la rete civica per l’Afghanistan

Riceviamo e molto volentieri condividiamo – È nata Le Donne per le donne, una rete civica di donne le quali, di fronte al drammatico evolversi degli eventi in Afghanistan, hanno deciso di mettere subito in atto un’iniziativa che possa offrire un supporto a sostegno delle istituzioni, organizzazioni e associazioni che si occuperanno concretamente dell’emergenza rifugiati. È per me un onore dar voce a questa iniziativa.

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Lo scorso 31 agosto è nata Le donne per le donne, una rete solidale tutta al femminile che ha deciso di attivarsi con un progetto sociale concreto di supporto ai rifugiati provenienti dall’Afghanistan.

Le donne per le donne è l’iniziativa di un gruppo eterogeneo – nato in rete e cresciuto in pochissimo tempo – di persone che vogliono mettere a disposizione le proprie competenze per collaborare in modo attivo con istituzioni, associazioni e organizzazioni che già si stanno occupando concretamente di questa emergenza – sia sul territorio afghano sia nell’accoglienza dei profughi in arrivo in Italia.

L’obiettivo della rete è quello di fornire un aiuto pratico e duraturo da parte della società civile a sostegno degli operatori in questa grande tragedia umanitaria – e non solo in questo momento di particolare emergenza ma anche negli anni a venire. Leggi tutto

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