Louis Vuitton e NBA, la partnership e il baule per il Larry O’Brien Trophy

Louis Vuitton e la National Basketball Association (NBA) hanno annunciato una collaborazione pluriennale e la creazione del primo cofanetto rigido per contenere il Larry O’Brien Trophy, ovvero il trofeo assegnato dalla NBA.

L’annuncio è importante perché la collaborazione rappresenta il primo accordo che Louis Vuitton, Maison francese fondata nel lontano 1854, stringe con una lega sportiva nord-americana, anch’essa con un cammino storico iniziato nel 1946.

Realizzato a mano nel laboratorio LV di Asnières alle porte di Parigi, il cofanetto (che porta avanti la celeberrima expertise della Maison nell’ambito dei bauli) è rivestito dall’ormai iconica tela Monogram ed è decorato con le tradizionali rifiniture in ottone.

Il cofanetto, naturalmente realizzato su misura, ospiterà il Larry O’Brien Trophy con cui sarà premiata a giugno la squadra vincitrice del campionato NBA.

A raccontare la partnership è Michael Burke, Presidente e CEO di Louis Vuitton.

«Louis Vuitton e NBA sono icone e leader nel loro settore, dunque l’unione delle due promette momenti che daranno vita a ricordi storici. Louis Vuitton è stata a lungo associata ai trofei più ambiti del mondo e con questa collaborazione la tradizione continua: la vittoria viaggia in Louis Vuitton.»

Letteralmente, direi, e a fargli eco è Mark Tatum, Deputy Commissioner e Chief Operating Officer di NBA.

«Le finali NBA sono ricordate per giocatori iconici e performance memorabili che culminano con la presentazione del Larry O’Brien Trophy. La tradizione, il patrimonio e l’identità di Louis Vuitton creano una sinergia naturale con NBA e questa collaborazione è un modo speciale e unico per mostrare il nostro trofeo a tutti i fan del mondo.»

La partnership è stata annunciata in vista della NBA Paris Game 2020: presentata da beIN SPORTS, network globale di canali sportivi, la competizione si è tenuta venerdì 24 gennaio presso l’AccorHotels Arena di Parigi e ha visto le squadre degli Charlotte Hornets e dei Milwaukee Bucks giocare per la prima volta una partita di regular season in Francia, patria di Louis Vuitton.

NBA e Louis Vuitton scriveranno dunque insieme nuove storie legate a uno dei più simbolici trofei dello sport.

Inoltre, come parte della collaborazione con NBA, Louis Vuitton creerà un’annuale capsule collection in edizione limitata. Leggi tutto

2020 Anno del Topo: tre mostre a Milano, Roma, Torino omaggiano la Cina

Festeggiando l’Anno del Topo al Torino Outlet Village con una delle bellissime ‘China Girl’ di Xu De Qi,

maestro dell’arte pop cinese.

Non apprezzo i luoghi comuni e i pregiudizi; non mi piace il pensiero omologato né mi piacciono i giudizi generalizzati.

Volete un esempio pratico?

Nutro scarsissima simpatia verso i luoghi comuni che spesso affiorano quando si parla di Cina; sono addolorata dal fatto che, negli ultimi anni, associamo spesso questo immenso e sfaccettato Paese a pensieri negativi che credo sia inutile elencare (tanto li conosciamo tutti…), dimenticando che la Cina ha in realtà molto più da offrire che un pugno di cliché e di stereotipi.

Ho avuto la fortuna di visitare l’immensa Shanghai nel lontano 2004, sedici anni fa: come raccontai in un’altra occasione qui nel blog, così come per ogni viaggio che ho fatto, potrei raccontare tante cose, belle e meno belle, e devo ammettere che in occasione di quel viaggio rimasi colpita (anche) dalle profonde contraddizioni che già allora iniziavano a farsi sentire in maniera abbastanza significativa.

Potrei raccontarvi delle enormi difficoltà nel comprendere e nel farmi comprendere (l’inglese era parlato da pochissimi), eppure potrei anche raccontarvi come molte persone, spinte dalla curiosità, cercavano di dialogare con me, arrivando a mimare parole e concetti pur di poterci parlare.

Potrei raccontarvi di quando un taxi mi scaricò (letteralmente!) perché non ci capivamo, scatenando il mio panico, ma potrei anche raccontarvi di quella volta in cui mangiavo dei ravioli per strada (avevo seguito la coda di gente del posto in fila davanti a un chioschetto e avevo fatto benissimo…) e un ragazzo seduto per terra vicino a me interruppe il suo pasto per andare a procurarsi un cucchiaio di ceramica che mi porse con estrema gentilezza e rispetto, vedendomi in evidente difficoltà con le bacchette.

Ecco, forse della Cina si può in parte pensare questo, che sia un Paese dalle mille contraddizioni, ed è vero, a mio umilissimo parere; sarebbe però un peccato fermarsi a un giudizio superficiale, poiché equivarrebbe a fare la stessa operazione che molti fanno con l’Italia e che a noi dà (giustamente!) tanto fastidio. Leggi tutto

Mind the Gum di Giorgio e Carlo Pautrie: ‘Success is a State of Mind’

Più passa il tempo e più maturo alcune convinzioni.
Per esempio: le barriere sono del tutto inutili. Non si può ragionare per ‘compartimenti stagni’.
E ancora: qualità come bellezza, bravura, talento possono avere mille diverse declinazioni. E io rifiuto di erigere barriere o ‘compartimenti stagni’ tra di essi, rifiuto di coglierli solo in determinati ambiti chiudendomi davanti ad altri.
Bellezza, bravura, capacità, lungimiranza, inventiva, talento possono risiedere in qualsiasi progetto, che sia quello di un brand di abbigliamento o quello di una gomma da masticare.
E non scrivo gomma da masticare a caso, vedrete…

Lo scorso novembre, sono stata invitata alla presentazione di un progetto che, sulla carta, mi incuriosiva molto e che, a conti fatti, mi ha intrigata ancor di più: si chiama Mind the Gum e ciò che mi conquista è sia il prodotto sia la storia che c’è dietro e che – indovinate un po’ – desidero condividere con voi.

È il 2010 quando un giovane quanto brillante studente resta vittima di un incidente d’auto piuttosto serio: riporta una serie di danni fisici significativi con una frattura all’osso del collo.
Trascorsi due anni, per superare le conseguenze e per riuscire a continuare gli studi (così come promesso al nonno…), studi che erano stati bruscamente interrotti proprio dall’incidente, il giovane cerca supporto anche negli integratori allo scopo di mantenere concentrazione ed energia: non trovando una soluzione già pronta che lo soddisfacesse, Giorgio Pautrie – questo il nome dello studente – decide di realizzare qualcosa di nuovo con l’aiuto di farmacisti e scienziati combinando dei componenti attivi in un chewing gum.
Giorgio riesce a fare 23 esami e a consegnare la tesi in tempi record (poco più di un anno!): ottiene il massimo dei voti, onora la promessa fatta al nonno e matura un’idea, quella di rendere il prodotto commercializzabile e disponibile per tutti, colmando una lacuna del mercato. Leggi tutto

Belle scoperte che amo condividere: il Museo dell’Arte della Lana di Stia

Dalla pagina Facebook del Museo dell’Arte della Lana di Stia (AR)

Mi sto appasssionando sempre più a un fenomeno che reputo molto interessante: quello dei musei d’impresa.

Che cosa si intende con questa espressione?

Prima di tutto, va sottolineato che essa mette insieme due realtà – il museo e l’impresa – che, finora, sono stati comprensibilmente distanti nell’immaginario comune: si tratta di rendere disponibili e accessibili a tutti archivi, documenti, materiali, oggetti, prodotti, macchinari che raccontano la storia dell’impresa e dei suoi protagonisti.

Forti della loro storia, tante imprese italiane (grandi, medie e piccole) stanno decidendo di investire nella valorizzazione del proprio patrimonio industriale, mettendolo a disposizione della collettività e andando a costruire un ponte sospeso tra passato e futuro, un ponte che unisce persone, lavoro, cultura, tradizione e innovazione.

Molti musei di impresa ruotano attorno al Novecento, un passato che è già storia ma storia recente, tanto che la memoria si salda all’esperienza viva e, spesso, alla viva testimonianza di persone ancora presenti.

Ho avuto l’opportunità di scoprirne e visitarne due e, per entrambi, ho condiviso la mia esperienza attraverso il blog: mi riferisco alla splendida Galleria Campari di Milano (precisamente di Sesto San Giovanni) e a un luogo incantevole che si chiama Petit Écho de la Mode e si trova a Châtelaudren, cittadina situata nel dipartimento della Côtes-d’Armor in Bretagna, Francia.

Nata nel 2010 grazie al progetto di riqualificazione dello stabilimento storico originario, la Galleria Campari è un museo aziendale, interattivo e multimediale, che ospita mostre e iniziative volte a esplorare le diverse intersezioni tra il marchio Campari e ambiti quali l’arte, il design e la moda: vi sono stata varia volte e ne ho parlato qui, a proposito di una mostra, e qui, a proposito della proiezione di un film-documentario.

Inaugurato nel 2015, Le Petit Écho de la Mode era un tempo la sede dell’omonimo giornale: grazie a un’opera di ristrutturazione molto intelligente e molto ben condotta, è oggi un centro culturale polivalente che ruota attorno alla storia e alla tradizione di quella rivista. Ospita mostre ed eventi e consente la consultazione dell’archivio: l’ho visitato lo scorso agosto in occasione di un viaggio in Bretagna e ho condiviso tutti i dettagli qui.

Nell’ottica di due mie grandi passioni (quella per la condivisione di tutto ciò che profuma di bellezza e cultura e quella per il mio Paese, l’Italia), desidero oggi condividere la scoperta di un altro bellissimo museo d’impresa: lo scorso novembre, grazie a una cara amica di nome Loredana, ho potuto visitare il Museo dell’Arte della Lana situato nel complesso del Lanificio di Stia, in Casentino.

Il Casentino è per me una delle zone più belle della Toscana: è una delle quattro vallate principali della provincia di Arezzo ed è quella in cui scorre il primo tratto del fiume Arno. Leggi tutto

Se Instagram nasconde i like… è un’opportunità o una penalizzazione?

È stato un argomento che ha creato non poco scompiglio quest’anno nel web: dopo una fase sperimentale, Instagram ha deciso di nascondere definitivamente (?) il numero dei like.

Se metto il punto interrogativo è perché con Mark Zuckerberg, fondatore e proprietario di Facebook nonché proprietario di Instagram dal 2012, non si può mai sapere se e quanto una decisione sia definitiva.
A ogni modo: il test, iniziato il 17 luglio, aveva inaugurato una fase di prova allo scopo di sondare il parere degli utenti.
«Vogliamo aiutare le persone a porre l’attenzione su foto e video condivisi e non su quanti like ricevono. Stiamo avviando diversi test in più Paesi per apprendere dalla nostra comunità globale come questa iniziativa possa migliorare l’esperienza su Instagram.»
Così aveva dichiarato Tara Hopkins, Head of Public Policy EMEA di Instagram.

Attorno a fine settembre, la prova è diventata appunto ‘definitiva’ ed estesa a tutti gli utenti.
Il tasto like non è stato rimosso, tuttavia non è più visibile il numero dei ‘mi piace’; solo l’utente che ha condiviso il post su Instagram può avere accesso a tale informazione.
L’informazione è in realtà ancora visibile se, al posto di usare la app via smartphone, apriamo Instagram via pc – stranezze non facilmente comprensibili…

A ogni modo: prima in luglio e poi in settembre, ho letto molti post preoccupati e ho notato parecchia agitazione circa questa faccenda dei like.
Io, invece, non sono stata mai minimamente preoccupata, sebbene con i social ci lavori (anche).
Non ho finora scritto nulla riguardo questo cambiamento, credo forse di aver twittato condividendo il link di qualche articolo da una delle tante riviste che leggo: ho preferito aspettare e pormi in ascolto con tutti i sensi allertati, lasciando passare qualche mese allo scopo di poter osservare sviluppi e risultati e potermi fare un’opinione più chiara e, spero, fondata su basi più solide.
Adesso l’anno sta per chiudersi e, come sempre avviene in simili frangenti, è giunto il momento di un piccolo e personale bilancio: inizio allora dicendo perché non mi sono mai agitata.

Il primo motivo per il quale non mi agito è perché sono fermamente convinta del fatto che le evoluzioni siano del tutto naturali, in ogni ambito. E quindi è naturale che anche i social si evolvano.
Il secondo motivo è perché so bene che i social – quelli attuali – esistono da nemmeno 20 anni: parlando di alcuni tra i più celebri e diffusi, Facebook è nato nel 2004, Twitter nel 2006, Instagram nel 2010, Snapchat nel 2011, TikTok nel 2016.
Vivevamo (bene) prima di loro, continueremo a vivere (bene) anche se cambiano e si evolvono, detto da una che – ripeto – con i social ci lavora.
Il terzo motivo per cui non mi sono preoccupata (e non mi preoccupo) è che non ho mai puntato alla quantità anche perché, causa algoritmi (in parole molto spicce, le formule con le quali vengono determinati i criteri con i quali viene deciso quali contenuti mostrarci), è ormai quasi impossibile (ho scritto quasi) crescere organicamente e naturalmente e la quantità sui social si ottiene quasi esclusivamente in tre modi: se si è una vera celebrità, nel bene o nel male; se si investe in pubblicità; se si è disposti a usare sistemi che non sempre sono ‘naturali’ (diciamo così per restare soft).
Non rientro in nessuno dei tre casi e dunque ho semplicemente puntato a qualità e autenticità dei contenuti che produco.

E, per inciso, a me sembra (uno) che parlare a diverse migliaia di persone (numero che cresce se metto insieme tutti i miei canali social) sia cosa tutt’altro che trascurabile e (due) che sia importante, sempre nell’ottica della qualità, ciò che comunichiamo e condividiamo, sia che si parli a dieci persone sia che si parli a circa 5000.
Così, almeno, suggeriva il buonsenso prima che tante persone perdessero il senso della misura… Leggi tutto

Le Nuove Gallerie Leonardo al Museo Scienza e Tecnologia da Vinci di Milano

Da martedì 10 dicembre, il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano ha aperto al pubblico le Nuove Gallerie Leonardo, la più grande esposizione permanente al mondo dedicata a Leonardo da Vinci ingegnere, umanista e indagatore della natura.

Nell’anno delle celebrazioni per il V centenario della morte di Leonardo, dopo oltre quattro anni di intenso lavoro, il Museo presenta il progetto che rivoluziona la storica Galleria con cui inaugurò la propria vita e la propria storia nel 1953.

Sotto l’egida del Comitato Nazionale per le Celebrazioni 2019 e del Comitato Territoriale di Milano e della Lombardia, le Nuove Gallerie Leonardo godono della curatela di Claudio Giorgione (curatore Leonardo – Arte & Scienza del Museo), si avvalgono della collaborazione scientifica di Pietro Marani (Professore di Storia dell’Arte Moderna del Politecnico di Milano) e vantano il sostegno culturale di quattro prestigiose istituzioni: i Musei Reali di Torino, la Soprintendenza Castello di Milano – Musei Archeologici e Musei Storici di Milano, l’Institut de France, il Royal Collection Trust.

L’esposizione presenta la figura di Leonardo da Vinci sottolineandone i tratti realmente unici, in un serrato confronto con i suoi contemporanei: emerge così la reale grandezza del suo pensiero che è quello di un eccezionale uomo del suo tempo.

«Leonardo da Vinci, cui è intitolato il nostro Museo, è una icona, simbolo di curiosità e conoscenza multidisciplinare e interdisciplinare, di attenzione a soggetti specifici e principi globali, anche per questo testimone assoluto di contemporaneità – racconta Fiorenzo Galli, Direttore Generale del Museo – e dunque le Nuove Gallerie Leonardo segnano un momento importante nella storia della nostra istituzione, un progetto ambizioso che per il suo valore culturale, la sua ampiezza e l’investimento economico rientra nelle maggiori realizzazioni delle celebrazioni 2019 a livello internazionale. A oggi è infatti la più grande esposizione permanente dedicata a Leonardo, un traguardo di cui siamo particolarmente orgogliosi anche per il particolare e positivo connubio con i nostri partner pubblici e privati.» Leggi tutto

La perfezione è donna? Trucchi e rituali per essere (quasi sempre) al top…

Ci sono donne che riescono a essere chic in qualsiasi occasione, anche solo indossando una tuta o una felpa.
Questo – a mio avviso – avviene perché ciò che rende una donna sempre e davvero impeccabile è il sentirsi bene con sé stessa, l’amarsi e il coccolarsi: faccio molta fatica a parlare di perfezione e preferisco dire invece che dedicare del tempo al benessere del proprio corpo (l’involucro che ci accompagna per tutta la nostra esistenza) è la chiave per guadagnare quell’impeccabilità.
Ogni tanto ricordo di aver riposto in un cassetto una specializzazione in consulenza di immagine – o meglio è chi mi conosce bene a rammentarmelo, chiedendomi qualche spunto o consiglio: ne sono onorata e, anche se ho deciso di non occuparmene, credo tuttavia che compito di una consulente di questo tipo sia accompagnare le persone non verso la perfezione ma verso il benessere e l’equilibrio tra mente e corpo.
E per mantenere tale equilibrio e riuscire pertanto a essere al top – diciamo così – ci sono dei trucchi semplici o meglio dei piccoli rituali da portare avanti ogni giorno per poter rendere favoloso il nostro aspetto.
Ciò non significa che noi donne dobbiamo sempre e comunque essere impeccabili, perché possiamo benissimo concederci qualche défaillance: vale però la pena capire quali sono i passi da intraprendere per avere un aspetto curato senza dover passare troppe ore a prepararci.

Un look personalizzato

Curare il look dovrebbe partire da un principio fondamentale: abiti e accessori devono rispecchiare il nostro modo di essere e farci sentire a nostro agio – non mi stancherò mai di sottolinearlo!
Nella scelta di un outfit non dobbiamo dimenticare di mettere in risalto i punti di forza del nostro fisico: non si tratta dunque di nascondere i difetti (o presenti tali), bensì di evidenziare i pregi perché non c’è sensazione migliore (e più potente) del sentirci sicure di noi stesse indossando un outfit che ci faccia sentire bene.
Altro aspetto importante è l’abbinamento dei colori: enfatizzare e valorizzare il nostro incarnato, il colore dei nostri occhi e delle chiome con un colore che ci faccia risplendere è cosa molto importante. Le consulenti che stimo chiamano questa pratica armocromia.
Non dimentichiamo poi che il nero non passa mai di moda, che sia un cappotto, un blazer o un tacco a stiletto.
«Il nero è allo stesso tempo modesto e arrogante, pigro e facile, eppure sempre misterioso»: a parlare è Yohji Yamamoto, stilista giapponese che io adoro e che ha saputo imporsi con le sue creazioni concettuali e minimaliste, spesso proposte proprio in total black.
Infine, non devono mai mancare gli accessori che valorizzano un outfit e lo rendono unico. E personale.
Gli accessori possono donare al nostro stile quel tocco in più, però se calibrati bene: per esempio, se decidiamo di indossare un paio di orecchini molto vistosi, sarebbe meglio evitare di mettere anche una collana altrettanto impegnativa – o così, almeno, vorrebbero le regole dell’equilibrio.
Se poi magari ci si chiama Iris Apfel, inossidabile interior designer statunitense classe 1921, ci si può far beffe perfino delle regole; non capita tuttavia spesso di essere (a ragione) riconosciute dalle cronache specializzate come un’icona di stile.

Una pelle pulita e radiosa

Avere una pelle del viso (quasi) perfetta, liscia e morbida, richiede cura e dedizione.
Innanzitutto, ogni mattina appena sveglie, dovremmo imparare a rilassare i muscoli facciali massaggiandoli o eseguendo l’apposita ginnastica.
Con il passare del tempo, la pelle del volto perde purtroppo la sua naturale luminosità: ciò accade per ragioni che possono dipendere dall’ossidazione (gli agenti esterni scatenano effetti ossidanti nel nostro organismo, ne ho parlato in varie occasioni in passato) oppure dai pori che si dilatano, soprattutto se ostruiti dal sebo in eccesso o dal trucco applicato quotidianamente e non correttamente rimosso.
Risulta quindi fondamentale rimuovere le cellule morte attraverso l’utilizzo del giusto scrub: ci sono tantissimi tipi di esfolianti e l’importante è sceglierne uno adatto al nostro tipo di pelle.
Abbiamo poi bisogno di idratazione costante: occorre bere (c’è chi parla di circa due litri di acqua al giorno e c’è chi, invece, parla di fabbisogno personale in base a stile di vita, clima e altri fattori) e occorre non tralasciare l’utilizzo di creme idratanti per il viso.
Nella daily routine di una donna non dovrebbe mai mancare il make up: bastano anche pochi gesti, una base, un tocco di mascara per sottolineare lo sguardo e poi uno di rossetto e il gioco è fatto.
Mi raccomando, ricordiamo sempre di struccarci prima di andare a dormire: è essenziale per far respirare la pelle ed evitare la comparsa di nuove imperfezioni.

Capelli curati e in ordine

Una cosa che ogni donna nota di sé stessa quando si specchia sono i capelli: una chioma in salute e ordinata è motivo di vanto e, allo stesso tempo, è sinonimo di cura di sé e di eleganza perché – subito dopo di noi – a farci caso sono anche gli altri.
Prendersi cura dei propri capelli richiede passione e conoscenza per poter scegliere lo shampoo e gli altri prodotti più adeguati alle nostre chiome, inclusi gli integratori se e quando servono.
Qualunque sia il tipo di capello, c’è una regola fondamentale: per restituire un’immagine curata, a maggior ragione in ambito lavorativo, mai uscire di casa con testa sporca o in disordine, evitando possibilmente soluzioni un po’ approssimative come pinze comode magari in casa ma meno adatte in pubblico.
Per raccogliere i capelli non proprio freschi di parrucchiere o di shampoo, optiamo piuttosto per una coda di cavallo oppure per uno chignon che risulteranno decisamente più chic.

Look personalizzato, pelle radiosa, capelli in ordine: se vi domandate se la perfezione esiste, possiamo dire che con un po’ di attenzione e amor proprio ci si può avvicinare… sempre che la perfezione ci interessi, si intende!
D’altro canto, molti stilisti (Yohji Yamamoto incluso) hanno condannato o bollato la perfezione come noiosa: io concordo con loro ed è proprio uno dei motivi per i quali non ho interesse a occuparmi di consulenza d’immagine.
Ribadisco tuttavia che una cosa è fondamentale: stare bene con noi stessi per sentirci a nostro agio con gli altri – e questo passa, inevitabilmente, anche attraverso trucchi o rituali come questi di cui vi ho parlato oggi e che, in fondo, non sono soggetti a mode o trend.

Manu

DressYouCan ospita House of Mua Mua: a Milano, moda e charity per YPAC Bali

Quest’anno, per Natale, ho deciso di dare un taglio particolare ai miei consigli / non consigli per regali diversi: così, dopo aver parlato del progetto YOUth (qui) e di Una Culla per la Vita by Buzzi Onlus (qui) nonché de Il Mondo di Allegra (qui – via Instagram), oggi chiudo il cerchio tornando nuovamente a parlare di impegno sociale con l’iniziativa intrapresa da DressYouCan insieme a House of Mua Mua.

Fino al 24 dicembre, l’atelier milanese di DressYouCan, interessante realtà di fashion renting, ospita infatti una speciale vendita natalizia in collaborazione con House of Mua Mua, il brand fondato da Ludovica Virga: niente noleggio, stavolta, ma acquisti per una buona causa, ovvero sostenere l’associazione YPAC di Bali, scuola residenziale per bambini con disabilità fondata nel 1975.

Nel negozio di via Gian Giacomo Mora, a due passi dalle Colonne di San Lorenzo, oltre alle irriverenti creazioni moda del brand di Ludovica, sarà possibile acquistare anche le sue Mua Mua Dolls (che vedete qui sopra), creazioni che nascono dalle mani di donne e anziani balinesi: sono simpatiche (e ironiche) bambole, fatte all’uncinetto e cucite a mano, che rappresentano volti noti e icone della moda come Coco Chanel, Anna Wintour, Franca Sozzani e Karl Lagerfeld.

Da sempre House of Mua Mua ha a cuore Bali ed è proprio lì che, nel 2006, è nato il marchio: Ludovica, designer e mente creativa, decide di produrre bamboline realizzate all’uncinetto dagli abitanti dell’isola rimasti senza lavoro a causa di un turismo sempre più in crisi dopo lo tsunami del 2004.

Oggi House of Mua Mua è diventato un brand di ready-to-wear e accessori donna rivenduto nei più importanti concept store ed e-commerce di tutto il mondo e ha conquistato anche numerose celebrità internazionali per il suo spirito ironico e irriverente e – non ultimo – per il risvolto umanitario.

È dunque un’ottima occasione per fare del bene e anche per scegliere un dono natalizio che farà sicuramente piacere a tutte le appassionate di moda: DressYouCan è l’unica realtà milanese a ospitare House of Mua Mua, proponendo sconti fino all’86% e parte del ricavato sarà devoluto a sostegno di YPAC.

Io ci faccio un salto…

Manu

 

Se volete approfondire…

Come vi ho già raccontato, House of Mua Mua nasce nel 2006: Ludovica Virga, designer e mente creativa, decide di produrre bamboline realizzate all’uncinetto dagli abitanti dell’isola rimasti senza lavoro a causa di un turismo sempre più in crisi dopo lo tsunami del 2004. La prima creazione di Ludovica, per tutti Luvilu, nasce come regalo per un caro amico.
Il successo arriva nel 2009 quando, durante una sfilata Chanel a Venezia, Ludovica incontra Karl Lagerfeld e gli fa dono di una Mua Mua doll con le fattezze del Kaiser della Moda il quale inizia poi una collaborazione con la designer italiana: nel 2012, le commissiona più di 500 bambole da vendere nei negozi Lagerfeld.
Il  successo è immediato e Mua Mua diventa un marchio conosciuto dagli addetti ai lavori: la famiglia di bamboline all’uncinetto si arricchisce di nuovi personaggi tra i quali Anna Wintour, Coco Chanel, Franca Sozzani, Lady Gaga.
Oggi, grazie alla creatività di Luvilu e alla sua visione ironica del mondo della moda, House of Mua Mua è diventato un marchio venduto nei concept store ed e-commerce di tutto il mondo: le creazioni spaziano dalle iconiche bambole a divertenti t-shirt oltre a una linea di accessori che ha conquistato celebrità e it-girl internazionali.
Ma House of Mua Mua continua a essere anche una realtà con uno spiccato aspetto umano: ogni bambola viene infatti realizzata a Bali in zone rurali dove abitano donne e anziani che vivono in condizioni difficili, mentre parte del ricavato della vendita della collezione viene donato a una scuola a Sumbawa per aiutare e sostenere l’istruzione femminile.
Qui trovate il sito e qui trovate l’account Instagram.

Lo showroom DressYouCan ha sede a Milano a due passi dal Duomo, davanti alle Colonne di San Lorenzo e precisamente in Corso di Porta Ticinese angolo Via Mora.
La fondatrice è Cristina che lo gestisce insieme a Priscilla e Gloria: il negozio, con ingresso libero, è aperto 6 giorni su 7 (lunedì 13.30-19.30; martedì-sabato 10.30-13-30; 14.30-19.30).
È come se fosse un armadio infinito poiché è possibile noleggiare abiti, scarpe e borse per comporre outfit per occasioni speciali, da un cocktail party a un matrimonio, inclusa la possibilità di noleggiare un abito da sposa!
Qui trovate il sito, qui trovate l’account Instagram.

YPAC è una scuola residenziale per bambini con disabilità: è stata fondata nel 1975 da Nyonya Sukarmen, moglie dell’allora governatore di Bali.
Nel 1981 la scuola è stata ufficialmente riconosciuta dal governo indonesiano: ospita bambini e ragazzi di entrambi i sessi, di età varia e con vari tipi di disabilità.
Qui trovate il gruppo Facebook che fa capo alla scuola e qui trovate l’account Instagram.

Un motivo speciale per sostenere Buzzi Ospedale dei Bambini Milano…

Dalla pagina Fb dell’Associazione OBM Ospedale dei Bambini Milano – Buzzi Onlus

Ci sono questioni che toccano profondamente le mie corde più intime.
Tra tali questioni figura la malattia e, in particolare, l’approccio alla malattia e al dolore fisico.
Ho conosciuto il dolore in più occasioni e l’ho provato sulla mia pelle, letteralmente, soprattutto a causa di un grave incidente che ho subito da bambina: tutt’oggi porto le cicatrici indelebili, i segni di un’ustione che quasi mi privò della vita.
Credetemi se dico che, nonostante fossi piccolissima, il trauma è stato tanto forte che piccoli frammenti di quella terribile esperienza sono impressi nella mia memoria, sprazzi di dolore e momenti di angoscia (ero stata ricoverata in camera asettica e avevo paura) che sono perfino più profondi delle cicatrici fisiche che, da adulta, non ho infine voluto togliere.
Sostengo (sorridendo) di essere stata ricompensata per quel tragico incidente attraverso la fortuna di un’ottima salute; eppure, ho conosciuto la malattia attraverso tante (troppe…) persone care che fanno parte della mia vita. Alcune non ci sono più, purtroppo, ma sono presenti più che mai nel mio cuore.
L’ustione ha segnato la mia pelle e ha anche forgiato il mio animo: la mia soglia del dolore è abbastanza alta e sopporto piuttosto bene la sofferenza fisica ma, per paradosso, se sono disposta a sopportarla su me stessa, mi è invece difficilissimo accettarla in coloro che amo.
Un conto è soffrire in prima persona, un altro è veder soffrire coloro che amiamo: per quanto mi riguarda, preferisco di gran lunga essere io a provare dolore… non so, forse così ho l’illusione di poterlo controllare e di poterlo vincere ancora, così come è già stato. Leggi tutto

YOUth, le felpe belle e virtuose create dagli adolescenti dell’Istituto Tumori

Il dottor Andrea Ferrari insieme ad alcuni dei ragazzi del progetto YOUth

(Photo credit Veronica Garavaglia)

Tutto l’anno, costantemente, attraverso questo spazio web e attraverso i miei vari canali social, non faccio altro che parlare del talento, dando voce, supporto (e spero aiuto) a tutti quei progetti che secondo me profumano di capacità, di positività, di bellezza e di ben fatto.

Penso che, a Natale, questo possa e debba sposarsi perfino con qualcosa di più, qualcosa che profumi di solidarietà e di nuove possibilità.

In fondo, parlare di solidarietà, di nuove possibilità, di impegno sociale (e nello specifico di lotta al tumore) è qualcosa che ho fatto più volte proprio attraverso blog e canali social poiché credo profondamente nel fatto che chi vuole occuparsi di comunicazione debba prestare la propria voce anche per agevolare il progresso della società nei suoi vari aspetti e bisogni.

Ecco perché oggi ho deciso di parlarvi di YOUth, la prima collezione di felpe realizzate dagli adolescenti del Progetto Giovani del reparto di pediatria dell’Istituto Nazionale dei Tumori coordinati da Gentucca Bini con il sostegno dell’associazione Bianca Garavaglia.

Il Progetto Giovani è parte integrante della Struttura Complessa di Pediatria Oncologica dell’INT (Istituto Nazionale dei Tumori) ed è Centro di Eccellenza per la cura dei tumori dell’età pediatrica e degli adolescenti: le felpe e il marchio YOUth sono il frutto di sei mesi di lavoro di 32 giovani tra i 15 e i 24 anni, di cui 20 attualmente ancora in cura, coordinati dalla stilista Gentucca Bini. Il ricavato dell’iniziativa sarà destinato al Progetto Giovani dell’INT sostenuto dall’Associazione Bianca Garavaglia ONLUS.

Vi ho incuriositi?

Volete saperne di più? Leggi tutto

SS 20 alla Milano Fashion Week, cosa ho visto, vissuto, amato / 2° parte

Oggi è il 7 dicembre, ovvero Sant’Ambrogio.

Per Milano è una ricorrenza particolarmente importante e sentita: Aurelio Ambrogio è stato una delle personalità più importanti del IV secolo e la Chiesa cattolica lo annovera tra i quattro massimi dottori della Chiesa d’Occidente, insieme a san Girolamo, sant’Agostino e san Gregorio I papa. Assieme a san Carlo Borromeo e a san Galdino è patrono del capoluogo meneghino del quale fu vescovo dal 374 fino alla morte.

Per noi milanesi Sant’Ambrogio è anche il giorno in cui si fa e si accende l’albero di Natale e infatti, mentre scrivo queste righe, il mio mini alberello illuminato mi fa compagnia e questo mi fa soffermare sul fatto che, esattamente tra 18 giorni, è Natale.

Solo 18 giorni a Natale? Di già? Ma com’è successo? E dov’è volato via il tempo?

Finora mi è sembrato che il tempo si prolungasse all’infinito grazie a un autunno particolarmente clemente: da qualche giorno, invece, è arrivato il freddo e, in un attimo, il ritmo è cambiato e ci siamo ritrovati a pensare al Natale.

Lo so, tutti i pensieri vanno ai regali da acquistare nonché ai vari eventi (pranzi, aperitivi, cene) organizzati per salutare e fare gli auguri ad amici, colleghi, parenti, compagni di calcetto, palestra eccetera eccetera: l’idea dell’estate si allontana sempre più dai nostri pensieri e dunque verrò forse tacciata come folle a parlarvi di SS 20 ovvero spring / summer 2020.

A Milano, dal 17 al 23 settembre, durante la Fashion Week, sono state presentate le collezioni donna per la primavera / estate del prossimo anno: io confido sulla curiosità insita in ciascuno di noi e scommetto che, in fondo, non dispiace dare un occhio alla moda che verrà, anche perché le giornate più lunghe, la luce e il tepore che accompagneranno il ritorno della bella stagione… non sono certo pensieri spiacevoli, giusto?

Anche perché desidero raccontare non dei ‘soliti noti’, chiamiamoli così, quei nomi ai quali sono naturalmente grata per aver fatto conoscere lo stile italiano in tutto il mondo ma ai quali tutti danno facilmente spazio; no, ecco, io vorrei parlare di ‘nomi più freschi’, nomi che fanno parte di un nuovo panorama, di un ricambio generazionale auspicabile poiché la moda italiana ha tanto bisogno di guardare verso il futuro.

E la mia speranza è che, magari, i ‘nomi freschi’ dei quali vi parlo possano offrire spunti proprio per i regali natalizi… perché no? Leggi tutto

Van Cleef & Arpels, il tempo, la natura, l’amore: la mostra-evento a Milano

«Stupóre s. m. [dal lat. stupor -oris, der. di stupēre «stupire»]. – 1. Forte sensazione di meraviglia e sorpresa, tale da togliere quasi la capacità di parlare e di agire.»

Questa è la definizione che si trova se si va a cercare il sostantivo stupore nel vocabolario Treccani.

Ma se non vi accontentate di ciò, se volete sentire vibrare in voi il senso più profondo di questa parola… beh, allora mi permetto di offrire un piccolo suggerimento: fino al 23 febbraio 2020, stupore, meraviglia, emozione, bellezza, maestria albergano in unico luogo a Milano e precisamente a Palazzo Reale che ospita la mostra “Van Cleef & Arpels – il tempo, la natura, l’amore” curata da Alba Cappellieri.

Allestita nell’Appartamento dei Principi e nelle Sale degli Arazzi della reggia milanese, la mostra è a ingresso gratuito e questo è un dato che tengo a sottolineare immediatamente poiché trovo meraviglioso che un evento così importante e significativo sia offerto a costo zero a tutti coloro che ne vogliano godere: dischiudere bellezza e cultura senza pretendere soldi in cambio… questa è reale condivisione, apertura, accessibilità! Leggi tutto

Russian Fashion Display, l’evento che ha portato la moda russa a Milano

L’avevo preannunciato in un post via Instagram: sabato 16 novembre, Milano ha ospitato un evento molto particolare, una serata di sfilate a cui è stato dato il nome di Russian Fashion Display.

Il progetto è nato perché, affacciandosi al mercato internazionale, il desiderio della moda russa è quello di farsi conoscere non solo per cultura e tradizione secolari ma anche per la propria apertura alle tendenze più contemporanee: la serata, svoltasi presso La Stamperia di via Pietrasanta con il supporto del magazine Esque, ha avuto come ospiti esperti di moda (vari buyer, designer, modelli, talent scout) e anche tanti appassionati che hanno potuto apprezzare proprio questo scambio tra culture, russa, europea e mondiale.

Al progetto Russian Fashion Display hanno partecipato sedici designer di abbigliamento e cinque brand di borse provenienti da Russia, Ucraina, Lettonia e Bielorussia: dopo la serata, ho ricevuto e ora volentieri condivido il comunicato stampa con voi, cari amici, in quell’ottica che tanto mi piace di libera circolazione delle idee e del talento. Leggi tutto

Degustando in Bottega 2019, Cremona mette in scena il suo ‘saper fare’

La Welcome Card Special Edition per Degustando in Bottega 2019

Dovete sapere, miei cari amici, che non sono solo orgogliosamente milanese, come scrivo spesso, ma sono anche orgogliosamente lombarda; dunque, quando sento dire che la Lombardia è una regione ‘piatta’ anche nel senso di ‘noiosa’… beh, ho un sussulto di sdegno.

La Lombardia piatta e noiosa? Niente affatto!

Prima di tutto, geograficamente parlando (ed escludendo il mare, ahimè), la Lombardia offre una gran varietà tra campagna e città, pianura e montagne, laghi e fiumi.

Poi, parlando in senso metaforico, la Lombardia offre lavoro attraverso le sue numerose attività ma offre anche cultura, arte, svago, intrattenimento. Ed eccellenze enogastronomiche.

Insomma, la Lombardia è anche turismo e non solo business e affari: Milano ha avuto l’opportunità di dimostrarlo grazie all’Expo 2015 (di Expo parlai anch’io nel blog a più riprese, per esempio qui) e ora (finalmente!) è anche una meta turistica – mai visti così tanti turisti come negli ultimi anni! – e spero che lo stesso accada sempre più a tutte le città della mia regione in un’ottica di sistema che a me piace molto.

Perché, pur adorandola, non mi fermo certo a Milano: a una distanza breve, entro i confini regionali, ci sono tante meraviglie da scoprire.

Per esempio, oggi desidero parlare di una città che amo molto: Cremona, la città dei violini e dei liutai, del torrone e del salame, del bollito e della mostarda…

Io l’ho scelta lo scorso anno per festeggiare la Festa dei Lavoratori, condividendo un po’ di miei scatti tra eccellenze culinarie (qui), bellezze architettoniche (per esempio qui) ed eccellenza musicale (qui).

E oggi Cremona offre a tutti gli estimatori del bello e del buono una nuova opportunità: la manifestazione Degustando in Bottega che mette al centro il ‘saper fare’ della città.

Barbara Manfredini (Assessore al Turismo del Comune di Cremona), Virginia Villa (Direttore del Museo del Violino), Cesare Baldrighi (Presidente del Consorzio Fattorie Cremona) e Stefano Conia (maestro liutaio) hanno presentato Degustando in Bottega lo scorso 29 ottobre attraverso un evento si è tenuto al Ristorante Savini Milano 1867, locale storico e palcoscenico ideale per il lancio di questa importante iniziativa: ho avuto il piacere di essere tra gli invitati e oggi, con altrettanto piacere, condivido tutti i dettagli. Leggi tutto

Tanti auguri, Manu… ovvero tanti auguri (con riflessione) a me!

Ve lo confesso subito: in realtà, questo post non avrebbe dovuto vedere la luce.
Mi riferisco al post con il quale, una sola volta all’anno, ‘celebro’ me stessa anziché celebrare gli altri e il loro talento, il post che mi concedo in occasione del mio compleanno fin dal 2013, ovvero da quando esiste questo spazio web.
Cosa è successo per farmi affermare ciò?
È successo che, circa dieci giorni fa, ho realizzato di dover fare una rinuncia per me pesante, ovvero un viaggio tanto ambito che mi avrebbe riportato in una città che amo molto e dalla quale manco da troppi anni (circa 17…); tale rinuncia è causata dalla situazione sempre incerta del mio lavoro da libera professionista.
E così ho detto a mio marito Enrico che ero immensamente amareggiata, delusa e arrabbiata con me stessa (l’ho ben specificato) e che pertanto, quest’anno, non avrei nemmeno pubblicato il solito post del compleanno; ho inoltre aggiunto di non aver voglia di festeggiare proprio in nessun modo in quanto sentivo di non avere nulla da festeggiare – e questa ultima parte non l’ho detta a voce alta, ma fra me e me.
Per fortuna, oltre a specificare che la delusione non era imputabile a terzi (incluso lui) e oltre a tacere circa il ‘nulla da festeggiare’ (sebbene lo stia confessando ora…), è bastato che passasse un solo giorno per rendermi conto di quanto ingiusta e ingrata fossi stata in quel frangente, non tanto verso Enrico o verso terzi, appunto, ma quanto verso me stessa e più ancora verso la vita e verso ciò che la vita mi ha sempre riservato.

A cosa mi riferisco?
Mi riferisco al fatto di avere un cervello funzionante (quasi sempre, almeno…) e di avere un corpo e una salute che sempre mi hanno permesso di essere libera e di fare tutto ciò che testa e cuore hanno dettato e voluto; al fatto di avere dei genitori e una sorella che mi hanno sempre amata, rispettata e accompagnata in ogni singola decisione che ho preso nella mia vita; al fatto di avere un marito, Enrico, che non solo è il mio grande amore, ma che MAI mi ha fatto mancare il suo sostegno e il suo appoggio incondizionati, rivelandosi il compagno di vita che io stessa non avrei saputo immaginare migliore; al fatto di aver potuto contare non solo sulla famiglia, ma anche su amici che mi hanno affiancata e hanno reso più bello il mio percorso.
Mi riferisco al fatto di aver sempre avuto un tetto sulla testa e la pancia piena e al fatto di avere avuto l’opportunità di studiare; al fatto di aver potuto viaggiare e permettermi non solo il necessario ma anche il superfluo, per quanto quel tipo di ‘superfluo’ che non reputo essere superficiale bensì il sale della vita.
Mi riferisco al fatto di aver sempre avuto un lavoro, da quando avevo 18 anni, e di poter dire orgogliosamente di aver da allora sempre provveduto a me stessa, scegliendo anno dopo anno il lavoro da fare e non subendolo, e al fatto – collegato – di aver deciso nel 2012 di diventare una lavoratrice autonoma, con coraggio ma anche forte di tutta l’esperienza professionale fino a quel momento maturata.
Dunque, nonostante io abbia SEMPRE pagato in prima persona le conseguenze di tutte le mie scelte nonché tutto ciò che ho avuto guadagnandomi ogni singola cosa (e di questa sono molto orgogliosa) e nonostante le difficoltà reali e oggettive che la scelta di diventare libera professionista hanno comportato, io resto sempre una persona che DEVE comunque ammettere di trovarsi nella parte PRIVILEGIATA dell’umanità, ovvero quella che ha opportunità, possibilità, libertà, scelta; e lo sono anche se a volte ‘mi tocca’ rinunciare a un viaggio oppure a un oggetto (l’ennesimo, in fondo…).
E tutto ciò… io ho osato definirlo ‘nulla da festeggiare’?! Povera sciocca Manu! Leggi tutto

Lisa C, il brand decisamente glittering di Anna Lisa Caruso

Dal sito Lisa C

Sapete qual è la soddisfazione più grande per chi, come me, si occupa di comunicazione in ambito moda?
Osservare il percorso di un brand nel quale si crede, nel quale si è vista la scintilla del talento, soprattutto se quel percorso porta a una diffusione e a un successo sempre maggiori: è ciò che è successo con Lisa C, il brand fondato da Anna Lisa Caruso.

Mi ero imbattuta nelle sue borse e nei suoi bijou per la prima volta nel 2014, innamorandomene e scrivendone più volte per uno dei magazine con i quali collaboravo in quel periodo; ora, a distanza di cinque anni, ho ritrovato Anna e le sue creazioni in occasione di un recente press day e il bello è che ho immediatamente riconosciuto il marchio perché, nonostante sia cresciuto in questi anni, Lisa C ha sempre avuto una caratteristica importante, ovvero la riconoscibilità.

Basta prendere in mano un suo pezzo per notare la cura con cui è realizzato e che diventa riconoscibile esattamente quanto una firma o un logo che vengano posizionati in bella mostra.

Classe 1969, Anna nasce in una famiglia partenopea che ha progettato e prodotto abbigliamento, borse e accessori fin dagli Anni Settanta.
Dopo aver studiato lingue sebbene in segreto desiderasse frequentare l’Accademia di Belle Arti, nel 1993 Anna inizia a lavorare occasionalmente nell’azienda di famiglia: emerge così il suo talento artistico che la porta a diventare il direttore creativo, dapprima come figura di riferimento nelle consulenze ai clienti e poi come designer di proprie collezioni.
La nascita di un marchio a suo nome è dunque un processo naturale e spontaneo che la porta, nel 2013, a fondare il marchio Lisa C, trasformandosi così definitivamente da giovane imprenditrice in designer.

Anna continua oggi a vivere e a lavorare a Napoli, luogo in cui avviene anche buona parte della produzione: innamorata da sempre di arte, letteratura e cinema, ama viaggiare e ama le grandi metropoli con il loro caos creativo fatto di luci e colori.
Simbolo di questo suo amore è soprattutto Los Angeles, la città che predilige e che spesso è fonte di ispirazione per le sue fantasiose creazioni.

Ah, a proposito di quel percorso di cui accennavo in principio…
Oltre a riconoscere subito tutti i suoi tratti distintivi, ho appreso con piacere che le sue collezioni sono ora vendute non solo in Italia ma in tutta Europa e anche in Asia, soprattutto in Giappone.
Vengono presentate nelle fiere internazionali più prestigiose e poi ospitate e commercializzate nei concept store più celebri.

Tutte le creazioni Lisa C sono fatte a mano e i componenti vengono saldati manualmente.
Le collezioni (con cristalli Swarovski, pietre in resina, ottone) si sviluppano spesso attorno a temi legati al mondo animale, vegetale e floreale, presenti fin dal principio e amati da Anna per la loro delicatezza intrinseca.
Le collezioni più recenti attingono anche alla sua amata e già citata Los Angeles nonché a quella macchina dei sogni che è Hollywood, con ulteriori spunti presi dal mondo del circo e dall’arte del burlesque.
Oltre a spille, orecchini, bracciali e collane, Lisa C presenta fasce, cerchietti e barrette per capelli nonché borse con righe, pois e fiori abbellite da pin con cristalli che rappresentano unicorni, elefanti, leopardi, creature marine, cigni, pappagalli, fenicotteri, rondini, palme, cactus, fiori, stelle e cuori…
Il risultato è che il bestiario di Anna – fantasioso, coloratissimo, esotico, a volte immaginario – crea una continua connessione e un efficace dialogo tra natura e dimensione cittadina. Leggi tutto

Roberto Lucchi Hats & Art, indossa con fierezza l’estensione della tua personalità

Roberto Lucchi al lavoro

Il web è diventato ormai una sorta di realtà parallela in grado di amplificare le nostre possibilità: io vivo internet esattamente così, come amplificatore di opportunità, ma ammetto che la mia preferenza continua ad andare – e sempre andrà – alla vita reale.

Perché, per quanto mi piaccia intrecciare amicizie e conoscere cose nuove via web, è quando stringo una mano e quando guardo negli occhi una persona che capisco quanta verità e concretezza vi sia dietro il virtuale. A conquistarmi definitivamente sono la spontaneità e l’empatia che scattano oltre la tastiera e oltre lo schermo di un cellulare.

Così è stato con la persona della quale desidero parlarvi oggi: avevo visto i cappelli di Roberto Lucchi via Instagram e attraverso gruppi Facebook dei quali faccio parte, ma è stato quando l’ho incontrato in occasione di un recentissimo press day che è scattata la voglia di raccontare di lui che è persona spontanea, empatica, eclettica e, naturalmente, talentuosa.

Dopo il diploma da geometra, Roberto Lucchi, classe 1995, ha spaziato per un periodo tra diverse facoltà universitarie (scienze motorie, economia, accademia musicale…) e tra diversi lavori (pubbliche relazioni, vendita diretta, bar e ristorante, animazione…), apparentemente in maniera casuale: in realtà, stava cercando sé stesso e un modo per esprimere il suo mondo.

Roberto era infatti alla ricerca di un punto in comune tra tutto ciò che aveva sperimentato, qualcosa che riuscisse a esprimere la sua creatività e il suo lato artistico, che potesse creare armonia e allo stesso tempo economia, qualcosa che fosse un punto di contatto tra il sé e gli altri, rispondendo a una domanda che tutti noi abbiamo dentro: come posso io distinguermi in una società che tende all’omologazione?

Roberto ha trovato la sua risposta… nel cappello, letteralmente. Ed è lui stesso a spiegare come e perché.

«Il potere del cappello è qualcosa di incredibile poiché permette di completare un look o di stravolgerlo interamente. Non bisogna dunque lasciarlo morire ma al contrario rinnovarlo, di volta in volta, esattamente come una persona rinnova sé stessa.»

E così, nella calda estate del 2017, stanco dei soliti – e per lui noiosi – cappelli in paglia e colpito dalla difficoltà di trovare un oggetto dal quale si sentisse ben rappresentato, a Roberto viene l’idea di creare da sé un cappello artigianale e totalmente personalizzato.

Parte quindi alla volta di Firenze con qualche informazione di base sul processo di creazione del cappello, informazioni recuperate attraverso forum internet, e si dirige verso quella che è considerata un’autentica patria dei cappellifici: Signa. Leggi tutto

Giambattista Valli x H&M, la designer collection 2019 è servita

Dalla collezione Giambattista Valli x H&M (ph. credit pagina Fb H&M)

Durante i miei corsi in Accademia del Lusso, parlo spesso agli studenti dei neologismi collegati all’evoluzione della moda.

Uno di tali neologismi è per esempio masstige: ancora una volta, è la lingua inglese a rivelarsi perfetta allo scopo di raccontare efficacemente e sinteticamente un fenomeno oggi particolarmente diffuso proprio in ambito moda.

Di cosa si tratta?

Il termine nasce dalla contrazione di mass market e prestige: descrive una particolare strategia di co-branding (ovvero l’unione di due o più marchi per lanciare un nuovo prodotto) che riprende le leve del marketing di lusso (tra cui valore estetico e qualitativo) abbassando però la leva del prezzo e spingendo piuttosto sul valore della percezione simbolica, ovvero sul richiamo e sul fascino esercitato da una determinata maison o da un determinato brand.

È quello che fa – e lo fa da parecchi anni, precisamente quindici – il colosso svedese H&M, proponendo una serie di collaborazioni con grandi nomi della moda: nata in Svezia nel lontano 1947 e specializzata in quel settore universalmente conosciuto come fast fashion, la catena si è specializzata nel portare il dream factor nel mass market attraverso una serie di limited edition presentate solitamente con cadenza annuale.

Fin dal 2004, H&M ha concretizzato la propria idea di masstige in una serie di collaborazioni con brand e stilisti del calibro di Karl Lagerfeld (2004), Stella McCartney (2005), Viktor & Rolf (2006), Roberto Cavalli (2007), Comme des Garçons (2008), Matthew Williamson (aprile 2009), Jimmy Choo (novembre 2009), Sonia Rykiel (dicembre 2009), Lanvin (novembre 2010), Versace (2011), Marni (marzo 2012), Maison Martin Margiela (novembre 2012), Isabel Marant (2013), Alexander Wang (2014), Balmain (2015), Kenzo (2016), Erdem (2017), Moschino (2018).

Seguo il fenomeno da vicino da anni, come cliente (lo ammetto) e come editor (qui nel blog trovate per esempio il mio articolo sulla collezione Balmain, con un risvolto imprevisto, e qui quello sulla collezione Moschino scritto invece per ADL Mag): attualmente sono in attesa della nuova collaborazione di H&M che sarà con il celeberrimo stilista Giambattista Valli.

Giambattista Valli ha lanciato il suo brand nel 2005 e ha tenuto la sua prima sfilata di prêt-à-porter a Parigi, la città in cui si è trasferito (da Roma) per realizzare il suo sogno: nel 2011 ha presentato la sua prima collezione di alta moda ed è diventato membro ufficiale della Chambre Syndicale de la Haute Couture, un privilegio riservato a pochissime maison con nomi del calibro di Chanel, Dior, Givenchy.

Il suo sogno si è così avverato: Giambattista Valli è diventato uno dei nomi più in vista del mondo della moda, meritatamente.

Lo stilista riesce infatti a proporre lusso e bellezza con un approccio nuovo: le sue creazioni raccontano una storia d’amore senza tempo, senza età, senza ostacoli. Leggi tutto

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