Bianca Cappello e il Gioiello nel Sistema Moda: Storia, Design, Produzione

Il fatto che io nutra passione per chi ha talento non è certo un mistero per chi frequenta (grazie ) questa mia piccola wunderkammer virtuale.

Né è un mistero il fatto che io creda che il talento possa avere varie forme e che altrettanto io sia convinta del fatto che esso si accompagni ad altre due doti: la passione e la bellezza interiore, ovvero un animo ricco di positività e curiosità. Credo anche che il talento, dono innato, vada poi coltivato e alimentato attraverso lo studio e il lavoro.

Ecco, oggi desidero parlarvi di una persona che possiede tutto ciò in abbondanza, ovvero talento, passione, bellezza d’animo. E che lavora alacremente per mettere a buon frutto dette doti.

Il suo talento non è quello di creare abiti né accessori né gioielli: il suo talento straordinario è quello di studiare e conoscere il sistema moda nel suo complesso e nelle sue declinazioni, riuscendo poi a condividere tale capitale di conoscenza in modo coinvolgente.

La persona si chiama Bianca Cappello e il suo è un nome che ho spesso citato nel blog e non solo: posso affermare senza tema di smentita che il suo grande talento è quello della capacità di divulgare e comunicare, come cerco anch’io di fare nel mio piccolo e certo senza la pretesa di paragonarmi nemmeno lontanamente alla grande expertise di Bianca.

Bianca Cappello, storica e critica del gioiello, è docente, coordinatore e curatore di conferenze e seminari sulla storia del gioiello e della bigiotteria, attività che completa con pubblicazioni su questo argomento. È curatore di mostre per musei ed enti pubblici ed è consulente curatoriale di collezioni museali. Leggi tutto

Vi porto con me a Samos in Grecia con qualche piccola dritta :-)

A volte, il tempo sa essere capriccioso e bizzarro quanto un bimbo un po’ monello.

Qui a Milano sembrava essere arrivato l’autunno annunciato da mattinate piuttosto grigie; oggi, invece, sembrava di essere tornati indietro e pareva di essere a inizio primavera.

E così, dopo il post attraverso il quale ho cercato di spiegare dettagliatamente perché quest’anno (e tante volte in passato) ho scelto la Grecia e l’isola di Samos per le mie vacanze, in un pomeriggio di sole (e vento!) meneghino, mi è venuto il desiderio di scrivere un secondo post con il quale condividere un po’ di dritte e consigli pratici.

Partiamo con un piccolo vademecum di cosa – secondo me – è indispensabile portare con sé per una vacanza su un’isola greca.

Perché, nonostante io creda che il viaggio perfetto non è certo quello in cui si sia seguito un programma scrupolosamente studiato (la rigida programmazione è una cosa che mi provoca sempre una certa allergia, figuriamoci in vacanza), credo comunque che qualche scelta furba prima di partire sia necessaria, proprio per riuscire a garantirci quella sensazione di benessere (e mi riferisco soprattutto a quello dell’anima) che è invece il fulcro di una vacanza ben riuscita.

1 – Mettete in valigia costumi, canottiere, t-shirt, pantaloncini e, in generale, capi comodi e pratici: se l’abbigliamento informale non è di solito consentito a molti di noi nell’arco dei lunghi mesi lavorativi, in Grecia è al contrario praticamente obbligatorio e va bene da mattina a sera. È una buona idea aggiungere un pareo che può servire in tante occasioni, dalla possibilità di proteggere le spalle da sole e vento fino a poter improvvisare una seduta ovunque.

2 – Per le infradito di gomma vale lo stesso principio di cui al punto 1: se in città sono – secondo me – assolutamente da bandire, in Grecia diventano invece assolutamente consigliate e direi necessarie. Se proprio le odiate, vanno bene dei sandali i quali possono risultare perfetti anche per la sera. Comodi, mi raccomando, niente tacco. Leggi tutto

Piccione.Piccione FW 17-18, il bosco magico che rende omaggio alla vita

È arrivato l’autunno.

Lo so, non c’è bisogno che sia io a sottolinearlo in quanto è un fatto evidente a tutti noi: le temperature si sono abbassate, le giornate si stanno facendo più corte, le sfumature di grigio si moltiplicano preannunciando l’arrivo dell’inesorabile Generale Inverno.

Aumentano le mattinate all’insegna di una leggera nebbiolina spesso persistente e, nelle vie del centro città, i banchetti degli ambulanti vendono già cartocci pieni di caldarroste profumate.

Io rabbrividisco – e non solo per le temperature più basse nonché per la mia abitudine di fare a meno dei collant il più a lungo possibile: è la prospettiva dell’inverno a preoccuparmi, visto il mio pessimo rapporto con il grande freddo, con il colore grigio e con l’assenza di luce. Sono tra coloro che soffrono della sindrome meteoropatica, lo ammetto, e l’inverno non è certo la mia stagione preferita.

Come ogni anno, dunque, cerco di trovare buoni motivi per arrivare a un compromesso con la stagione che detesto cordialmente e, tra le altre cose, trovo conforto nel presentarvi le collezioni autunno / inverno dei miei stilisti prediletti, perché la bellezza e la creatività rappresentano – secondo me – un rimedio perfetto per ogni situazione di disagio: a maggior ragione, mi piace parlare degli stilisti che inseriscono colore e vivacità nelle loro collezioni.

Esattamente in questa ottica, oggi ho deciso di parlarvi della collezione Piccione.Piccione autunno / inverno 2017 – 2018 e desidero prima di tutto spiegarvi i motivi di tale scelta.

Seguo Salvatore Piccione, lo stilista che è l’anima del brand, da diverso tempo: ho sempre riconosciuto in lui una grande maestria nelle lavorazioni, eppure c’era qualcosa che mi impediva di essere completamente soddisfatta. Leggi tutto

Milan Fashion Week, con le collezioni SS 2018 va in scena molto di più…

Lunedì è stato l’ultimo giorno della Milan Fashion Week e dell’edizione dedicata alle collezioni primavera / estate 2018 o SS 2018, come dicono gli addetti ai lavori.
Volete sapere se sono triste per la fine della MFW, visto che la moda è un po’ il mio pane e un po’ la mia malattia?
Certo, un po’ mi dispiace che termini perché amo ciò che faccio.
Però penso anche che ci siano belle cose da fare in tanti ambiti interessanti, non solo nella moda, quindi no, non sono affatto triste.

Chi legge più o meno abitualmente A glittering woman (non guasta mai ripetere il mio sentito e sincero grazie ) sa che, al termine delle settimane dedicate alla moda, pubblico un mio reportage con le riflessioni scaturite da sfilate e presentazioni alle quali ho assistito nonché da tutto ciò che fa da contorno. Leggi tutto

Dettagli di stile: i pantaloni, una conquista tutta al femminile

Per capire la moda bisogna conoscere la storia.

La mia vi sembra un’affermazione azzardata o esagerata?
In realtà non lo è affatto, anzi, sostengo con grande convinzione un ulteriore concetto: non solo storia e moda sono sempre andate a braccetto, ma si sono anche influenzate a vicenda.
La storia e le sue vicende hanno naturalmente influenzato il modo di vestire, ma nel contempo il modo di vestire ha accompagnato (e talvolta facilitato) tante rivoluzioni sociali.

Tutto ciò è vero specialmente se parliamo di moda femminile: l’abbigliamento è sempre stato inevitabilmente legato alla lotta per la parità dei sessi.
Facciamo due esempi pratici, quello del costume da bagno e quello dei pantaloni.

È cosa nota che, in passato, a noi donne non era consentito mostrarci neanche al mare e fu così, ahimè, quasi fino all’arrivo degli Anni Sessanta del Novecento: in un mio precedente post ho raccontato come, nonostante il bikini sia stato inventato nel 1946, fu necessario attendere quasi due decenni affinché si diffondesse.
Parlando di pantaloni, invece, mi piace sottolineare come alcune donne che vengono considerate tutt’oggi fonte di ispirazione in materia di abbigliamento ed eleganza – cito Audrey Hepburn, Grace Kelly, Jacqueline Kennedy – siano state persone che, oltre a possedere grande grazia, usavano appunto indossare i pantaloni.
Perché lo sottolineo?
Nei secoli passati, i pantaloni sono stati percepiti come dei veri e propri simboli di forza e potere, proviamo per esempio a pensare all’espressione portare i pantaloni, usata con il significato di comandare e avere autorità; pertanto, non solo alle donne non era concesso vestirsi come gli uomini, ma non potevano indossare i pantaloni proprio per quello che rappresentavano, ovvero il potere.
Poterli indossare rappresenta dunque una conquista per la quale dobbiamo dire grazie a tutte le donne che hanno infranto quello stereotipo.

Un diritto chiamato pantaloni: ecco la conquista!

Peccato, lussuria, prostituzione: queste erano solo alcune delle accuse che venivano scagliate in passato contro le donne che portavano i pantaloni, sia da parte dagli uomini sia da una certa parte del mondo religioso e persino da parte di altre donne.
Ma chi fu a indossarli per prima?
Nell’Ottocento, attiviste come Elizabeth Smith Miller, Elizabeth Cady Stanton e Amelia Jenks Bloomer (1818 – 1894) provarono a lanciare nuovi outfit: nacquero i primi pantaloni per signora che si ispiravano all’abbigliamento tipico delle donne turche. Furono chiamati Bloomers, proprio dal nome dell’attivista e scrittrice Amelia Bloomer.
Poi, il Novecento diede i natali a dive a loro modo trasgressive, come Marlene Dietrich (1901 – 1992), donne il cui mito era destinato a diventare immortale.
Superati gli scossoni degli Anni Sessanta (tra cui, come ho già raccontato, la definitiva consacrazione e diffusione del bikini), il decennio successivo vide i pantaloni diventare definitivamente un capo unisex, anche grazie a stilisti del calibro di Giorgio Armani e Yves Saint Laurent che hanno creato elegantissimi (e femminilissimi) tailleur pantalone, rendendoli capi rappresentativi del loro stile.

Et voilà, costume da bagno e pantaloni, ovvero due esempi di reciproca influenza tra storia e moda: l’introduzione e la diffusione dei pantaloni favorì tra l’altro anche un ruolo più attivo della donna nella società.

E oggi?

Gli stereotipi e i pregiudizi colpiscono ancora oggi il mondo femminile: si continua a bollare una camicetta come troppo scollata oppure un look come troppo provocante.
E così, esattamente come avveniva in passato, la moda continua ad avere un compito: rompere gli schemi e abbattere gli stereotipi, proponendo look destinati a creare nuove tendenze.
La moda resta insomma una via di fuga da un mondo che fatica ancora ad accettare la libertà della donna e resta un mezzo per manifestare la voglia di emancipazione e di comunicazione che continua a caratterizzarci.

Parliamo allora di pantaloni e tendenze: quali sono quelle per l’inverno che sta arrivando?

I pantaloni sono ancora sovrani: non c’è una sola collezione che non li contempli al proprio interno.
E non importa di quali pantaloni parliamo, va bene ogni stile perché non esistono più rigidi diktat come in passato: dai pantaloni skinny a quelli corti, da quelli oversize fino ad arrivare a quelli a campana, oggi ogni donna sa che può trovare ciò che le serve per esprimere sé stessa nel profondo.

Le tendenze 2017 portano il ritorno dei jeans a zampa, ma anche i pantaloni a sigaretta e quelli dal taglio sartoriale, prettamente maschili.
Il jeans, che è un capo evergreen, ha dominato anche quest’anno le passerelle: è sempre una soluzione ideale quando ci si trova in crisi da outfit e non può mai mancare nel nostro armadio.
Grazie ai virtual store – a me piace per esempio yoox.com – è possibile trovare modelli di jeans da donna capaci sia di soddisfare i gusti più svariati sia di valorizzare ogni tipologia di fisico: resta solo l’imbarazzo della scelta.

Per quanto invece riguarda i tessuti, si trovano accenni Anni Ottanta tra pelle nera e lustrini: lo sguardo non è però solo al passato ma anche al futuro e così saranno in gran voga le asimmetrie e i tessuti tecnici, quelli che solitamente si utilizzavano nell’abbigliamo sportivo. Un esempio? Il PVC.
Non siete pronti a una simile rivoluzione? Non temete, nel nostro armadio troveranno spazio anche i tessuti cozy, quelli accoglienti e che coccolano, come i filati di cachemire, la seta e i velluti.

Io dico che le donne che hanno lottato affinché potessimo indossare i pantaloni apprezzerebbero una simile libertà di scelta.

Manu

 

Federico Pilia SS 2018: la Haute Couture nel lavoro di un giovane stilista

È iniziata oggi la Milano Fashion Week e, durante questa nuova edizione della settimana tradizionalmente dedicata alla moda, potremo scoprire le proposte di stilisti e designer per quanto riguarda gli abiti e gli accessori per la primavera / estate 2018.

Ho pensato che potesse essere di buon auspicio inaugurare tale settimana presentandovi un’anticipazione dedicata proprio alla prossima bella stagione: a tale scopo, così come mi piace fare spesso, ho scelto ancora una volta il talento di un giovane designer, anche perché credo che i suoi abiti che profumano di passione e maestria siano in grado di farci sognare un po’.

Dovete sapere che, poco prima delle vacanze, sono stata alla presentazione Haute Couture primavera / estate 2018 di uno stilista che si chiama Federico Pilia.

Federico ha una grande passione per la moda nonché un talento interessante: non solo, è un ragazzo intelligente che ha fatto scelte coraggiose e a mio avviso sensate, come optare appunto per la Haute Couture, visto che ready to wear e fast fashion sono oggigiorno settori che possono celare qualche rischio, visto che sono sempre più inflazionati e anche meno creativi (accade spesso e occorre ammetterlo, anche se la cosa mi provoca un certo dispiacere).

E così, Federico si è concentrato su pochi pezzi fatti con amore e cura: la sua capsule collection si compone di quattro outfit che, al momento, sono unici e che verranno personalizzati ad hoc per le future fortunate clienti, cosa che è possibile perché quello di Federico Pilia è vero Made in Italy, realizzato grazie all’aiuto di maestranze giovani, in gamba e appassionate esattamente come e quanto lo è lui. Leggi tutto

Del perché scelgo – e continuerò a scegliere – la Grecia per le mie vacanze

Ve lo dico subito: questo è uno dei miei soliti post scomodi.
È un post che, probabilmente, mi farà guadagnare qualche antipatia, sebbene mi piace sperare che – in realtà – possa essere compreso per ciò che è, ovvero una dichiarazione d’amore.
Perché, quando si ama qualcuno o qualcosa profondamente, quanto di meglio si possa fare è essere sinceri e obiettivi: se esiste un problema, è meglio prenderne atto e fare quanto possibile per risolverlo.
Nascondere la testa sotto la sabbia non è cosa che mi piace né che credo che aiuti; aprire gli occhi e poi agire è la soluzione che scelgo.

Fatta questa premessa, partiamo: oggi desidero spiegare perché ho scelto la Grecia – e precisamente l’isola di Samos – per le mie vacanze.
Desidero spiegarvi perché ho scelta la Grecia parecchie volte in passato, le più recenti nel 2009 e nel 2010, e perché l’ho scelta di nuovo quest’anno.

Ho scelto la Grecia perché oggigiorno noi tutti, o quasi, facciamo grande fatica a mettere insieme i soldi per andare in vacanza e tutti vogliamo spenderli al meglio. Le vacanze si attendono spesso per un anno intero ed è una lunga attesa che necessita e merita di avere infine soddisfazione: in Grecia trovo esattamente questo, la giusta soddisfazione.
Ho scelto la Grecia perché in quel Paese mi sento una persona. Perché esiste una reale voglia di accogliere e fare stare bene chi sceglie il Paese per le proprie vacanze, con genuinità, spontaneità ed eleganza non esclusivamente di forma ma quanto piuttosto di cuore (quella per me più importante), riuscendo a non trasformare il turista in un semplice pollo da spennare ben bene.
Ho scelto la Grecia perché è un Paese in cui c’è rispetto dei soldi, non solo di quelli che si vogliono guadagnare, ma anche di quelli che il turista porta e spende. La soddisfazione del turista è importante perché – intelligentemente – ben si capisce che è meglio un guadagno più piccolo ma con un investimento in termini di stima duratura piuttosto che un guadagno immediato esagerato che, francamente, riesce piuttosto difficile giustificare. Leggi tutto

Mente Captus di Marcella Milani, spazi e silenzi all’ex manicomio

Mi piace pensare che quello che stiamo vivendo possa essere un settembre all’insegna della cultura, di come e quanto essa possa avere un impatto positivo sulle nostre vite arricchendole di bellezza e magari abbattendo qualche nostro pregiudizio – come ho raccontato nel post precedente.

Mi piace anche pensare che sia un settembre ricco di attesi ritorni e piacevoli riconferme: è il caso di Marcella Milani.

Pavese DOC, classe 1974, fotografa professionista freelance: grazie alla sua bravura tecnica, alla spiccata sensibilità e alla capacità di cogliere dettagli che sfuggono a molti, Marcella collabora con le più importanti testate nazionali.

Ho il privilegio di godere della sua amicizia e, tra i moltissimi ritratti che mi sono stati fatti nel corso degli anni, i suoi sono puntualmente tra quelli in cui maggiormente mi riconosco, tant’è che la mia foto profilo di Facebook è un suo scatto che lì resiste da più di quattro anni.

Perché parlo di cultura, di ritorni e di riconferme collegando il tutto a Marcella?

Perché avevo già raccontato di lei in un precedente post qui nel blog, presentando un suo importante progetto culturale con forti valenze sociali e storiche, ovvero la mostra intitolata URBEX PAVIA – Viaggio fotografico nelle aree dismesse. Leggi tutto

Riparto da Prato dove arte, tradizione e culto sono “Legati da una Cintola”

Ci siamo, A glittering woman riparte: alla fine, sono tornata sebbene la tentazione di restare in Grecia e precisamente a Samos sia stata forte (ma ne parleremo in un prossimo post).

Sono felice di inaugurare una nuova stagione con un evento che ha tutto il sapore e il profumo di conoscenza e cultura, ambiti che tanto mi stanno a cuore; tuttavia, devo in realtà iniziare con un’ammissione di (mia) forte ignoranza e non per confondervi le idee, giuro.

Ora vi racconto tutto con ordine.

Dovete sapere che, già prima della pausa e delle vacanze, avevo ricevuto un invito tanto gradito da inserirlo subito in agenda con grande piacere e curiosità: mercoledì 6 settembre, insieme a un nutrito gruppo di giornalisti, ho pertanto preso un treno Frecciarossa da Milano per raggiungere Firenze e poi Prato, destinazione finale del nostro viaggio stampa.

Siamo stati infatti ospiti del Comune di Prato per la conferenza stampa e la visita in anteprima di una mostra intitolata Legati da una Cintola – L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città che si svolge al Museo di Palazzo Pretorio da oggi, venerdì 8 settembre, fino a domenica 14 gennaio 2018 (aggiornamento – estesa fino al 25 febbraio 2018 per il grande successo di pubblico).
Leggi tutto

E allora buone vacanze dalla vostra glittering woman :-)

Cara web-family (posso chiamarvi così?), ci siamo: è arrivato il momento più atteso, quello delle tanto sospirate e meritate vacanze estive.

Non importa dove andremo o cosa sceglieremo di fare: che si vada al mare o in montagna, in campagna o al lago, che si resti a casa o ci si sposti a pochi chilometri o dall’altra parte del mondo, che ci si avventuri da soli o in compagnia (e se vivete con cani, gatti & co. pensate a loro, mi raccomando, perché sono per la tolleranza zero verso coloro che li abbandonano, persone inqualificabili e indefinibili), qualunque sia la vostra scelta, dicevo, ciò che conta è staccare, fare qualcosa di diverso dal solito, spezzare la routine quotidiana.

Ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di rilassare cuore, mente e fisico, di distoglierli da pensieri diventati faticosi a causa della stanchezza accumulata in un lungo anno di lavoro, studio, impegni personali e familiari.

Staccare consente di fare il pieno di energie da destinare alle nuove attività che intraprenderemo a partire da settembre: l’anno inizia a gennaio, sul calendario, ma in realtà il dopo vacanze estive resta il nostro vero punto di partenza.

Il mio augurio più affettuoso e sincero è che le vostre vacanze siano all’insegna del relax e della bellezza, senza stress, senza costrizioni, senza fretta.

Io mi permetto di suggerirvi qualche lettura: sempre che ne abbiate voglia, mi piace l’idea di poter in qualche modo venire con voi, di farvi compagnia nei momenti di relax, magari sotto l’ombrellone davanti a un mare azzurrissimo oppure sotto una veranda, al fresco, davanti a una verdissima cima.

Se le vostre uniche parole d’ordine sono estate e vacanze (e come potrei darvi torto), vi propongo tre miei post recentissimi, quello sulle valigie, sulla prova costume e sul ventaglio.
Più estivi e vacanzieri di così non si può 🙂

Se, oltre a estate e vacanze, la vostra terza parola magica è viaggi, anche in questo caso concordo e condivido con voi tre racconti di viaggio che mi stanno a cuore, Vietnam (dove sono stata nel 2005), Polinesia (il mio viaggio di nozze datato 2008) e infine Bretagna, regione nel nord della Francia, luogo che amo e che ho visitato varie volte (nel caso del post nel 2014).

Se siete degli amanti della moda, vi propongo la lettura dei miei racconti dedicati ad alcuni dei suoi protagonisti: si può spaziare dagli stilisti (Coco Chanel, Sonia Rykiel, Krizia, André Courrèges, Angelo Marani, Ottavio Missoni, Elio Fiorucci, Micol Fontana e Marie-Louise Carven, Oscar de la Renta, Lucio Costa) ai grandi comunicatori (Anna Piaggi, Bill Cunningham, Franca Sozzani), tutte persone piene di passione e che hanno scritto splendidi capitoli della storia della moda e del costume.

Se vi piacciono gli incontri e vogliamo restare in ambito moda e soprattutto storia della moda, vi propongo di leggere di quella volta in cui ho incontrato Manolo Blahník, ma ci sono anche gli incontri con Francesco Fracchiolla e con Curiel, una dinastia tutta al femminile.

Si potrebbe poi passare a coloro che hanno scritto la storia del bijou in Italia: in questo caso, vi propongo i miei incontri con Carlo Zini fondatore dell’omonimo brand, Maria Vittoria Albani anima di Ornella Bijoux, Lino Raggio fondatore di Sharra Pagano e infine Sodini.

Se – come me – amate l’ambito culturale della moda, vi propongo il post su un bellissimo progetto digitale che si chiama We Wear Culture.

Se – sempre come me – siete affascinati dalle interazioni tra moda e società, vi propongo alcune delle mie disquisizioni più recenti, attorno a Francesco Gabbani e alla sua scimmia nuda che ha appunto legami con la moda, attorno al triangolo anzi al quadrilatero donne-politica-potere-moda, attorno a un certo tailleur viola, attorno al potere di immagini e loghi partendo dal caso Ikea-Balenciaga.

Se – giustamente! – volete svagarvi e rilassarvi, magari con un po’ di shopping, vi propongo le mie Scelte in pillole, un ciclo di post dedicati a vari designer – in ambito accessori e gioielli – che seleziono accuratamente in occasione delle mie continue esplorazioni in rete.
Naturalmente, i loro siti sono dotati di e-shop, così da poter fare acquisti ovunque ci troviamo 😉

Se pensate già alla moda per la prossima stagione, potete dare un occhio alla mia piccola sezione dedicata alle prime anticipazioni autunno – inverno 2017 / 2018.

Se siete in cerca di curiosità, vi propongo il post sugli Amigurumi (li conoscete?) oppure quello sui Bonpon511, una coppia giapponese irresistibile: cosa fanno? Vestono sempre in coordinato!

Se vi va di conoscerci meglio, vi lascio alcuni link che mi riguardano, post nei quali mi racconto in prima persona: a proposito delle mie cicatrici, perché le ho e come le vivo, a proposito del mio lavoro nella moda nonché un occhio alla mia (sconfinata) collezione di anelli (intanto vi preannuncio che arriverà presto la seconda puntata di tale post).
Io faccio il primo passo, ma mi piacerebbe anche sapere qualcosa di voi: scrivetemi, sempre se vi va 🙂
Se invece volete vedermi (maldestramente) all’opera, vi propongo il racconto di quando ho provato a fare una cintura oppure di quando mi sono cimentata al banco da orafo.

Ah, a proposito di gioielli: se siete creativi o designer in tale campo, avete tempo fino al 31 agosto per partecipare al nuovo bando di Ridefinire il Gioiello, progetto-concorso del quale sono orgogliosa media partner dal 2014.
In questo mio post trovate tutti i dettagli.

Insomma… ce n’è per tutti i gusti!
E scusate se mi sono un po’ fatta prendere la mano: è la passione verso tutto ciò che faccio

Il blog sarà chiuso per ferie per qualche settimana (lunedì parto per la Grecia, finalmente, uno dei miei luoghi del cuore, con destinazione mare, il mio adorato mare, anche se lo scorso anno ho finalmente fatto pace con la montagna) ma, oltre alle letture che vi ho indicato, non sparisco o almeno ci provo 🙂
Sarò attiva sui social, connessione wi-fi permettendo, dalla mia pagina Facebook a Twitter passando naturalmente – e soprattutto! – da Instagram, il mio preferito, lo ammetto.
Se vi va di interagire, io sono sempre felice di rispondervi, lo sapete già ma lo ribadisco.

Ultima cosa ma non meno importante.
Avrete probabilmente notato il ritratto che apre questo post: sì, sono io ed è un lavoro della bravissima Cristina Stashkevich, illustratrice e curatrice d’arte nata a Minsk, capitale della Bielorussia, ma che vive e lavora a Milano da cinque anni.

Come spessissimo mi accade, ho incontrato Cristina grazie a Instagram e mi sono innamorata immediatamente del suo stile particolare e del suo brillante talento.
Cristina è la creatrice del progetto Stakshop, denominazione che proviene dal suo stesso cognome, naturalmente: il progetto unisce tre sue grandi passioni, ovvero illustrazione, handmade e vintage.

Quando ho visto il ritratto che ha fatto partendo da alcune mie foto (guardate qui e qui), sono rimasta a bocca aperta: sono io, al 100%, Cristina ha saputo cogliere la mia essenza e mi sento davvero rappresentata dalla sua illustrazione.
Contiene tutto il mio piccolo mondo

Da settembre, il ritratto di Cristina sarà pertanto il nuovo logo del blog nonché la mia foto profilo per i vari social.
E siccome mi piace condividere qualità e talento con voi, cara web-family, questo post diventa anche una delle Scelte in pillole che ho citato qui sopra e vi lascio dunque il sito (con l’e-shop attraverso il quale ho ordinato il mio ritratto), la pagina Facebook e l’account Instagram di Cristina.

A questo punto, non mi resta che augurarvi buone vacanze secondo quella che è sempre e costantemente la mia visione, in qualsiasi momento dell’anno. Quale?

Siate liberi e fuori dagli schemi, siate felici, siate curiosi di cose nuove e verso il mondo che ci circonda, siate affamati di bellezza in ogni sua forma.

A presto,

La vostra Manu

Le mie scelte in pillole: Pamphlet, racconti di grazia e leggerezza

Tanto amo la leggerezza quanto, in misura inversamente proporzionale, non sopporto la superficialità.
Mi piace che le cose, anche quelle piccole, siano fatte con cura, attenzione, amore. Perché le piccole cose, in realtà, sono sintomatiche del modo in cui affrontiamo le grandi.

Ecco perché, quando ho ricevuto ciò che avevo ordinato dal sito di Greta Bellini alias Pamphlet, una delle mie scoperte più recenti su Instagram, ho per prima cosa fotografato il pacchetto.
I suoi gioielli pieni di grazia, poesia e delicatezza mi hanno conquistata al primo sguardo e, quando è arrivato quel pacchetto che era stato preparato con cura e amore evidenti, ho capito di non essermi sbagliata.

Come dicevo, mi sono innamorata delle creazioni di Greta immediatamente, con moto istintivo, con il cuore e con la pancia: solo in un secondo momento, quando ad acquisti ricevuti ho avuto conferma della mia prima sensazione spontanea, ho fatto ulteriori ricerche.
E ciò che ho scoperto mi ha confermato ancora una volta che (quasi) nulla avviene per caso e che esistono delle affinità elettive attraverso le quali ci avviciniamo a qualcuno per una sorta di intuito quasi impossibile da spiegare o definire a parole, per poi accorgerci che a naso abbiamo scelto qualcuno che ci assomiglia, che ha qualcosa in comune con noi.

La formazione di Greta, mantovana, è di stampo artistico (diploma all’istituto d’arte, diploma in grafica, attestato di ceramista) eppure, per una serie di coincidenze, dopo gli studi, si trova a lavorare per diversi anni come impiegata in vari settori.
Nel 2010 però, dopo anni di insoddisfazioni, capita una cosa: Greta conosce una ragazza che vive della sua arte realizzando quadri e l’incontro con questa persona le dà lo stimolo per riprendere a creare e così, per gioco, iniziano i suoi primi esperimenti con la cartapesta, materiale che la incuriosisce.

La voglia di imparare, di dare una svolta decisiva alla sua vita e i primi riscontri positivi: tutti questi motivi spingono Greta a lasciare il lavoro per dedicarsi completamente al suo progetto per il quale sceglie il nome Pamphlet che non è affatto un caso.

Già, perché cosa significa pamphlet?
«Il pamphlet è un genere letterario situabile tra lo scritto polemico e quello satirico (…): tendenzialmente l’autore del pamphlet presenta il proprio testo come uno sfogo estemporaneo, come una reazione viscerale di fronte ad una situazione non più sostenibile.»

Et voilà: per Greta tutto nasce dall’esigenza di tornare a creare che diventa, appunto, la sua reazione viscerale davanti a una situazione lavorativa che non le piace più.
Ed ecco l’affinità forte tra me e lei: entrambe sembravamo avere due vite ormai tracciate e ben delineate, diciamo tranquille, eppure entrambe abbiamo lasciato il certo per l’incerto per seguire e inseguire una passione.
E, per giunta, ciò è avvenuto anche nello stesso periodo, lei a Mantova e io a Milano, per finire poi a incontrarci grazie a Instagram.

Ma torniamo all’approccio di Greta con la cartapesta, approccio che possiamo definire da autodidatta: eppure, sono proprio l’inesperienza e la voglia di sperimentare a dare origine alle cose che produce oggi.
Utilizza infatti la cartapesta come base per i suoi gioielli e la riveste con altra carta che poi vernicia con un particolare procedimento che la rende simile alla ceramica: nel corso degli anni, ha così sviluppato e perfezionato una tecnica del tutto personale, ottenendo bijou che sono pezzi unici, interamente fatti a mano.

I pregi del materiale usato da Greta sono la leggerezza e l’estrema versatilità: dalla base, può ritagliare qualsiasi forma e per la copertura usa carta originale delle pubblicità Anni Cinquanta, vecchie poesie, francobolli oppure progetta una serie infinita di motivi, grafiche e carte colorate che disegna e stampa lei stessa e che le permettono di dare origine a diverse collezioni.

Il tema del viaggio è ricorrente e la collezione Le Voyage, ricoperta con carta proveniente da vecchi atlanti, ne è la sintesi.
Da una vacanza in Andalusia è nata la collezione Alhambra e da un’altra in Grecia è nata la collezione Meltemi (il vento secco e fresco che soffia nell’area del mar Egeo in estate), mentre da una vacanza in Marocco arriva Medina, un mix di colori e geometrie che rievocano fortemente il Mediterraneo.

Un’altra sua collezione trae invece ispirazione dall’ikebana, l’arte orientale della disposizione dei fiori recisi: i gioielli dell’omonima collezione sono realizzati in cartapesta che successivamente Greta ricopre con le pagine di un vecchio libro giapponese aggiungendo fiori stampati e ritagliati. Il tutto viene infine trattato e laccato, come sempre.

Quella di cui mi sono innamorata io e che mi vedete indossare nella foto di apertura è la Sailor Collection, ovvero barchette e pesci in cartapesta tagliati a mano – come in ogni caso – e ricoperti con carta a righe rossa e blu, con colori e grafiche ideate e stampate da Greta.
Di chiara ispirazione marinaresca (e chi mi conosce bene sa che io ho il mare dentro nonché acqua salata che mi scorre nelle vene insieme al sangue), i gioielli di questa collezione hanno un inserto tratto dal celeberrimo romanzo Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway.

«Per realizzare tali creazioni – racconta Greta – ho frullato vecchi quotidiani per creare la cartapesta. Una volta asciutta, ho tagliato a mano le forme e l’ho ricoperte con una carta che ho realizzato e stampato. Nella parte laterale ho applicato un pezzetto di carta tratto dal romanzo di Hemingway, scegliendo con cura le parole. Questo conferisce unicità: i gioielli non sono replicabili perché le scritte cambiano su ogni pezzo. Infine, ho verniciato il tutto in modo da ottenere un effetto laccato lucido.»

Lo ammetto: colpita e affondata.
Così mi dichiaro davanti alle barchette di Pamphlet e ai versi di Hemingway.

Le irregolarità che i gioielli di Greta possono eventualmente presentare (io non ne ho trovati, giuro, e chi mi conosce sa quanto io sia perfezionista) sono da considerarsi la peculiarità del lavoro artigianale e la prova del fatto che nulla viene realizzato meccanicamente o mediante l’uso di stampi.
E per chi avesse dubbi o perplessità, segnalo che la cartapesta laccata resiste perfettamente alla pioggia e agli schizzi: naturalmente, i gioielli non vanno immersi in acqua perché potrebbe filtrare.

La curiosità e la voglia di sperimentare spingono Greta e il suo Pamphlet verso progetti sempre nuovi e diversi (un’altra somiglianza tra lei e me…) e dunque chissà dove altro la sua fantasia la condurrà, a quale viaggio, a quale esplorazione e, conseguentemente, a quale collezione.

(Vi spiffero che, seguendo Greta su Instagram, so che attualmente sta facendo uno splendido viaggio in Danimarca… Chissà cosa le suggeriranno quei luoghi meravigliosi…)

Sapete qual è un’altra cosa che davvero adoro?
La dichiarazione di Greta a proposito della sua svolta: «a distanza di sette anni, posso ritenermi più che soddisfatta della scelta che ho fatto».
Ne sono felice, Greta: continua a regalarci grazia, poesia e delicatezza, continua a farlo con cura, attenzione, amore.

Visto che vi ho già dato il suo account Instagram qui sopra, concludo aggiungendo il sito nel quale trovate tutte le collezioni nonché l’e-shop: vi lascio anche la sua pagina Facebook.

Io torno alle esplorazioni che tanto amo, anche grazie al mio account Instagram.
L’ho scritto spesso, Instagram è diventato per me un nuovo terreno di caccia, di un safari senza armi, senza vittime, senza trofei.
O forse l’arma è quella della curiosità e il trofeo è la gioia che provo ogni volta in cui sento di aver trovato un altro luminoso ed evidente talento, come quello di Gloria.
Il bello è che se la curiosità è un’arma e la gioia è un trofeo… nessuno dei due produce però vittime – anzi, al contrario.

E allora, in quest’ottica di continua scoperta e condivisione, vi do appuntamento alla mia prossima scelta in pillola 🙂

Manu

Tra curiosità storiche e dritte preziose, siete pronti a fare le valigie?

Ricordo che, lo scorso anno, introducendo un brand di borse al quale tengo molto (Demanumea – qui), partii facendo un excursus sulla nascita dell’oggetto borsa che, in realtà, non nasce per le donne ma per gli uomini.

La borsa nasce infatti per un uso semplice ed estremamente pratico, ovvero come contenitore destinato a custodire il denaro: la sua origine è dunque legata alla nascita della moneta e, in un tipo di società in cui era l’uomo a svolgere attività legate al commercio e dunque all’uso del denaro, la borsa era soprattutto un accessorio maschile.

Buffo, vero?

La sua storia, però, si è poi evoluta con risvolti più vivaci e frivoli rispetto a quelli meramente economici, rendendo così la borsa un accessorio costantemente in bilico tra utilità e vezzo, tra funzione contenitiva ed esteriorità.

Un’evoluzione interessante e ricca di curiosità è quella dalle borse destinate al viaggio: in questo caso, la funzione contenitiva diventa chiaramente fondamentale e si declina in bauli, cappelliere, sacche, borsoni, zaini, valigie, trolley e altri involucri ancora, tutti destinati a ospitare ciò che vogliamo portare con noi in occasione di uno spostamento fisico e geografico.

Visto che siamo in piena estate e l’argomento valigie è particolarmente in auge, ho pensato di rispolverare uno studio che ho condotto lo scorso anno per SoMagazine.

Avete voglia di venire con me? Leggi tutto

Le mie scelte in pillole: Baulhaus e la bellezza dell’ironia intelligente

Adoro l’ironia.
Quella intelligente, però.
Quella sana.
Quella ben fatta, l’ironia che mira a costruire divertendo e non a distruggere per pura cattiveria.

Dunque, quando mi sono imbattuta nei gioielli in ceramica di Laura Bosso alias Atelier Baulhaus, ho sentito che era nato un amore a prima vista.
Prendete la collana con pendente qui sopra: è perfetta per me, grazie al suo messaggio ironico.
«Non MOLARE mai»
Già.

Baulhaus è un progetto nato nel 2015 e dà vita a gioielli irriverenti e originali, con un design che spazia da suggestioni pop al rockabilly Anni Cinquanta, creando anche un punto di incontro tra scultura e illustrazione.
Rigorosa e tradizionale qualità Made in Italy, bon-ton francese, humour inglese: sono gli ingredienti principali delle ceramiche artigianali di Laura, fatte a mano, capaci di mostrare e dimostrare come un materiale da molti ritenuto fragile e pesante possa in realtà essere estremamente versatile, divertente e divertito.

Il design irriverente ma allo stesso tempo sofisticato delle creazioni Baulhaus sfida infatti il luogo comune che vuole che la ceramica sia prettamente legata alle suppellettili per la tavola e ai complementi d’arredo, ricollocandola invece nell’universo dell’accessorio per la persona.

«I Baulhaus – racconta Laura – non sono semplici oggetti da indossare: sono dotati di una forte base concettuale e auto-ironica. Così, i possessori possono vestirsi di eleganza e originalità, divertendosi allo stesso tempo.»

La sua creatività propone un viaggio tra peperoncini, limoni, medaglioni anti-buonismo, rivisitazioni di cuori ex voto e ispirazioni provenienti dalla cultura del Novecento, come per esempio i riferimenti alla (grande) Frida Kahlo.

Io che sono allergica a cliché, pregiudizi e omologazione, penso da tanto tempo che la ceramica sia anche meglio quando è applicata al gioiello, soprattutto se con l’aggiunta di un tocco ironico, e così Atelier Baulhaus è entrato a pieno titolo nella mia collezione e tra i miei pezzi preferiti.

Sto già dunque meditando sul mio prossimo acquisto: un medaglione I’m not anti-social, I’m anti-idiots oppure le spille Les Filles ispirate alle note di Jacques Brel oppure la collana con crudité varie?
E, intanto, non mi separo più dal mio molare.

Non ci credete?
Guardate qui, qui e qui, perché l’ironia (intelligente, lo ribadisco) si abbina bene a ogni outfit, senza controindicazioni.
Come il cacio sui maccheroni, insomma 😉

E se anche voi avete voglia di un’iniezione di leggerezza (da non confondersi con la superficialità), condivido con piacere tutti i modi per contattare Laura: qui trovate il sito Baulhaus, qui la pagina Facebook, qui l’account Instagram (e attraverso entrambi noterete che per Laura l’ironia è uno stile di vita, evviva) e qui il suo negozio online su Etsy (proprio dove io ho comprato il molare).

E vi segnalo anche che, per tutto il mese di agosto, Laura ha attivato una promozione speciale proprio su Etsy: utilizzando il codice Summerblh al check out, si potrà godere dello sconto 20%.
E poi non dite che non sono un’amica, condivido con voi chicche delle quali dovrei essere gelosa: la voglia di condividere, però, prevale sempre.

E allora, in quest’ottica di condivisione, vi do appuntamento alla mia prossima scelta in pillola 🙂

Manu

Gruppo UF Lovers a rapporto per un’estate tutta da vivere!

Era fine marzo quando ho iniziato un post con un annuncio: sono entrata nel gruppo UF Lovers.

È una di quelle cose che tanto mi piacciono perché parliamo di condivisione, a 360°, vera, costruttiva e di qualità.

Per spiegare chi siano gli UF Lovers, vi racconto cos’è Urban Finder, ovvero la app dalla quale viene l’acronimo UF.

Urban Finder è, appunto, una app che è stata creata per aiutare ogni persona a scoprire ciò che cerca in una data città (come suggerisce l’aggettivo Urban), trovando le soluzioni più adatte rispetto ai propri gusti e alle proprie esigenze.

È un sistema dedicato sia a chi vive in una certa città sia a chi in quella città arriva per lavoro o magari per turismo, offrendo interessanti spunti e alternative alle consolidate abitudini per i cittadini e creando percorsi su misura per chi è nuovo.

Nel primo post dedicato a Urban Finder, ho raccontato in dettaglio alcune peculiarità che la rendono una app diversa da qualsiasi altra, riassumendo i vantaggi in due punti fondamentali. Leggi tutto

Le mie scelte in pillole: Serena Ciliberti e il coraggio della fantasia

Mesi fa, in occasione del quarto compleanno di A glittering woman, ho scritto che i creativi, i designer, gli stilisti, gli artisti dei quali mi occupo e dei quali racconto qui nel blog nonché attraverso i miei canali social, soprattutto attraverso Instagram, sono diventati membri di una famiglia che ho scelto e alla quale tengo molto.

Una famiglia che costruisco giorno dopo giorno, fatta di persone in gamba, volenterose, volitive, estrose, talentuose, capaci, coraggiose.
Persone delle quali sono orgogliosa, come se fossero davvero sangue del mio sangue, anche perché il talento e la passione che esso genera sono in realtà legami forti, capaci di unire le persone oltre le parentele di DNA o di legge.

Nutro immensa stima e ammirazione per chi come loro ha il coraggio della fantasia.
Perché se avere fantasia e creatività è spesso un dono innato, decidere di assecondare tali doti e di non imbrigliarle, decidere di non omologarsi è un’altra cosa: è una scelta. Precisa e molto, molto coraggiosa.
Ammiro le persone che non hanno paura di impegnarsi, di lavorare sodo, di inventare, di sperimentare, di rompere i confini imposti dall’omologazione e dalla banalità.

Ecco perché scelgo e sceglierò sempre le creazioni di Serena Ciliberti alias Sere Ku.

Ecco perché la sostengo e la sosterrò sempre e perché, dopo averle dedicato un primo post nel 2014, oggi torno a dedicarle una delle mie scelte in pillole.
Perché c’è bisogno di ironia e di auto-ironia e perché un po’ di sano divertimento non ha mai ucciso nessuno.
Anzi, al contrario, in verità ironia e divertimento allungano l’esistenza – proprio come una pillola salvavita.

Sapete cosa mi fa davvero impazzire di Serena Ciliberti? La capacità di guardare un oggetto e di vedere ben oltre il suo utilizzo normale, quotidiano e più scontato.
Con lei, qualsiasi cosa può diventare un gioiello, un ornamento per il corpo; e se quel certo oggetto – non so, per esempio una sedia – non ha le dimensioni idonee per diventare gioiello, potete giurare sul fatto che lei lo studierà e riuscirà a prepararne una versione miniaturizzata, naturalmente con proporzioni perfette.
Non solo: nel caso in cui si parli di oggetti funzionanti (cito lettori di musica digitale, matite giapponesi minuscole, biro, rossetti), Serena salvaguarda la loro funzione, ovvero inserisce l’oggetto all’interno del gioiello e lo rende anche utilizzabile.
Dunque con il lettore si può davvero ascoltare musica, con le biro si può scrivere e le matite possono essere temperate – e usate.

Quello tra me e Serena Ciliberti è un rapporto fatto di stima reciproca (mi permetto di affermarlo e ne sono orgogliosa), un rapporto nato a inizio 2013 e che si rinnova e cresce anno dopo anno.

Ho un’ampia collezione dei suoi pezzi e potete averne prova guardando proprio il mio profilo Instagram citato in principio.
Indosso spesso le sue creazioni e possiedo uno dei suoi anelli con le matitine giapponesi, una paure collana e anello con uova in padella (qui e qui la indosso), diversi gioielli con le scarpine di Barbie (qui, qui, qui e qui in indossato), collane con strumenti musicali in miniatura (qui e qui e che indosso qui, qui e qui), una collana con volti in porcellana (che indosso qui e qui), orecchini con mini seggioline (li vedete anche nella foto qui sopra) oppure una collana con mini divani (e qui e qui la indosso), una collana con miniature di profumi (un pezzo unico, prodotto in pochissimi esemplari tutti diversi tra loro) e un’altra con i rossetti (che indosso qui e qui), un anello e degli orecchini con miniature dei vecchi telefoni con cornetta (qui e qui), una collana con ditali da cucito

Potrei continuare ancora a lungo, perché nei miei cassetti ho tanti altri pezzi, per esempio un paio di collane fatte con cucchiaini oppure un anello fatto con il metro da sarta.

A questo punto, se anche voi volete trarre beneficio dalla sana ironia di Serena Ciliberti, vi lascio i suoi dettagli: qui trovate il suo sito (che include lo shop online), qui la sua pagina Facebook e qui l’account Instagram.

E a me non resta che darvi appuntamento alla mia prossima scelta in pillola 🙂

Manu

 

 

Prova costume: dico il mio deciso “NO, GRAZIE” e vi spiego perché

Capita tutti gli anni, piuttosto puntualmente: pare che il caldo dia alla testa a molti, perfino nelle redazioni di giornali prestigiosi e stimati.

L’anno scorso è capitato con Chloë Moretz, attrice e modella statunitense, presa di mira da Io Donna, il femminile del Corriere della Sera. Un femminile, ebbene sì, ovvero un giornale che dovrebbe stare dalla parte delle donne e assecondare la loro emancipazione sotto tutti i punti di vista.

Ebbene, Io Donna aveva pubblicato una foto che ritraeva Brooklyn, figlio di David e Victoria Beckham, mano nella mano con Chloë, sua fidanzata. Sotto, una didascalia che li definiva coppia dell’estate nonché un ulteriore commento molto illuminato e illuminante.

Quale? «Sono inseparabili. L’attrice non si separa mai neppure dagli shorts. Peccato non sia così magra da poterli indossare con disinvoltura.»

Lei, Chloë, ovvero una ragazza nata nel 1997, oggi 20enne, l’età della freschezza e di un pizzico di sana impertinenza, anche nel guardaroba, soprattutto se estivo. Una ragazza con una corporatura assolutamente sana e normale – per quel che possa valere questo aggettivo così ambiguo (qual è la normalità quando si parla di argomenti tanto delicati?).

Poco tempo dopo, come se non fosse bastato questo episodio davvero poco edificante, è stato un altro giornale a farsi portatore di un altrettanto inqualificabile capitolo di quella che mi è apparsa come una gara perversa al body shaming.

In occasione dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, è infatti accaduto che, nella specialità del tiro con l’arco, il trio delle atlete italiane sia stato sconfitto in semifinale. L’eliminazione delle azzurre Claudia Mandia, Lucilla Boari e Guendalina Sartori è stata elegantemente – sì, sono ironica – sottolineata da Il Resto del Carlino.

Come? «Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico». Leggi tutto

Le mie scelte in pillole: Officine Gualandi e le dipendenze positive

Ci sono cose che creano dipendenza, a volte in negativo e altre – per fortuna! – in positivo.
Officine Gualandi, il marchio 100% Made in Italy del quale vi parlo oggi, rientra decisamente e ampiamente nel secondo caso, quello delle dipendenze positive.

Dopo aver acquistato da loro un primo anello-bottone in ceramica smaltata (lo vedete qui e qui), ho capito che non sarebbe rimasto… solo a lungo: infatti, appena ho visto un secondo anello a righe (quello della foto qui sopra e che potete vedere anche qui e qui), non ho potuto resistere!
Colori vivaci e brillanti, forme accattivanti, prodotti ben fatti: questi sono alcuni degli elementi del lavoro di Officine Gualandi, elementi che vanno a creare un capitale di positività enorme la quale, a sua volta, dà luogo a dipendenza.
Anche perché, ora che sono al secondo acquisto, so di poter contare sulla qualità del loro lavoro così come sulla loro professionalità e gentilezza.

Renato Di Tommaso (disegnatore, scultore, designer), Simone Vetromile (graphic designer e social media manager) e Tania Vetromile (storica dell’arte con esperienza in comunicazione e organizzazione di eventi) vivono a Roma e insieme hanno creato Officine Gualandi, progetto che mette insieme le loro passioni, gli interessi, le abilità e le esperienze eterogenee.

Nato nel 2012, il loro laboratorio creativo progetta e realizza complementi di arredo e accessori di design che comprendono anche bijou.
Il trio dedica una speciale attenzione ad alcune lavorazioni artigianali e ad alcuni materiali: in particolare, la ceramica è protagonista di creazioni non solo 100% Made in Italy, come scrivevo in principio, ma anche 100% frutto dell’ingegno e delle scelte Made in Officine Gualandi.

«Serialità e unicità del manufatto, per noi, non sono estremi che si escludono, ma strategie produttive che si intersecano, in una continua vocazione alla ricerca e alla sperimentazione»: così raccontano e trovo che il loro punto di vista sia molto interessante.
È vero, non è detto che serialità e unicità siano estremi che si escludono, non se a fare da trait d’union sono qualità e cura.

«Il lavoro procede accorciando le distanze fra i diversi ambiti di produzione e relazione – continuano – e manteniamo vicine le idee alle mani e alle macchine. Crediamo nella nuova fioritura artigianale, in cui la manualità non è altro rispetto alla preparazione e formazione intellettuale.»
Bravi ragazzi, questa è musica per le mie orecchie!

Insomma, cari amici che mi fate il dono di leggere ciò che scrivo, la conclusione è che Officine Gualandi è consigliatissimo e rientra a pieno titolo tra le scelte in pillole che vi sto più o meno scherzosamente somministrando in questa calda estate.
Se anche voi – come me – credete che la bellezza sia una delle poche dipendenze che valga la pena di coltivare, allora avete trovato l’azienda e i prodotti giusti!

Come sempre, però, mi piace che siate voi che state leggendo a verificare in prima persona e ad avere l’ultima parola: io mi limito a condividere e a suggerire ciò che amo e per questo vi lascio volentieri tutti gli estremi di Officine Gualandi, perché possiate farvi la vostra opinione.

Qui trovate il loro sito (nel quale peraltro trova posto anche un interessante blog); qui trovate la pagina Facebook, qui l’account Instagram, qui quello Twitter.
E se anche voi amate lo shopping via web, vi lascio anche il link del negozio virtuale Officine Gualandi nel marketplace Etsy, proprio dove ho comprato i miei due anelli.

A me non resta che darvi appuntamento alla mia prossima scelta in pillola 🙂

Manu

Le mie scelte in pillole: Demanumea e l’Art-à-porter anche nelle tracolle

Affermo da sempre e con vigore che sono i dettagli a creare e a costruire un insieme vincente.
Perché esordisco così? Regalatemi cinque minuti del vostro tempo e ve lo racconto.

Da tempo e con grande convinzione, ho sposato il progetto Demanumea, un team capitanato dalla brava Silvia Scaramucci e composto da giovani talenti tra i quali designer, artisti, scultori, pittori, ricamatori, orafi, tutti pieni di passione e grinta.
Demanumea ha scelto di unire borse (uno dei grandi amori di noi donne) e arte, proponendo creazioni fatte con le mani e con il cuore. Tant’è che il nome Demanumea deriva dal latino e significa dalle mie mani.

Amo questo loro progetto ambizioso (ambizioso nel senso buono e che avevo raccontato qui) e vedere come e quanto cresca sempre più è cosa che mi riempie di orgoglio.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: vedere che le persone nelle quali ho creduto e che i progetti sui quali ho puntato riescono a riscuotere il meritato successo è per me motivo di gioia. E di orgoglio, appunto. Leggi tutto

error: Sii glittering... non copiare :-)